Sulle tracce di Carlo Brunelli, pittore di antichità alla Corte dei Borbone

CASERTA – Quando ho iniziato a studiare Carlo Brunelli nel 2012, le conoscenze al riguardo erano davvero scarse. Stavo lavorando alla Quadreria di Carditello, sito sul quale mi sarei specializzata “a porte chiuse”, nel tentativo di salvarlo dalla distruzione. Ritrovai la pala d’altare della Chiesa dell’Ascensione nella sede del Consorzio di Bonifica, la feci portare alla Reggia di Caserta e abbozzai la scheda che avrebbe posto il focus sull’attività di un pittore a dir poco ignorato. Fa fede di quanto affermato un articolo di Franco Valente del 28 dicembre 2018, che riferisce anche della presentazione della Cappella di Maria Carolina alla Reggia di Caserta.

Un capolavoro di Carlo Brunelli nella chiesa di Cristo a Venafro – Franco Valente

La Cappellina privata di Maria Carolina si iscriveva in un discorso di ricostruzione e rilettura dell’appartamento storico del Settecento a cui stavo lavorando, presentato a Villa Caruso a Lastra a Signa nel 2018, come membro del Gruppo di Lavoro ICOM sulle Case Museo, come delegata a rappresentare la Reggia di Caserta. Lì ho potuto presentarlo anche al futuro direttore della Reggia di Caserta Tiziana Maffei (allora Presidente ICOM), che sta mettendo con mia grande soddisfazione in pratica il progetto.

La decorazione della Cappellina, a lungo coperta e quindi illeggibile, rivelava cinque scene a monocromo con la Passione di Cristo attribuibili a Carlo Brunelli (Preghiera nell’orto dei Getsemani, Flagellazione, Salita al Calvario, Crocifissione, Resurrezione), completate sull’altare da un dipinto della Vergine Addolorata, a cui la cappella della regina era dedicata. La titolazione della Cappella della Regina alla Reggia di Caserta riprende quella della preesistente Cappella di Palazzo Vecchio a Caserta, ma esprime evidentemente anche il rapporto che la regina aveva con la sua maternità, a causa dell’elevata mortalità infantile del tempo.

L’intenso lavoro di quegli anni, non sempre adeguatamente documentato e firmato, ebbe il merito di accendere l’attenzione del pubblico sul pittore, sia in ambito pubblico che privato, dando principio a quella moderna idea di tutela, che non è imposta alla comunità, ma è naturale conseguenza di una “messa in valore” del territorio sotto la guida delle istituzioni, concetto oggi alla base del partenariato pubblico – privato. Un processo che a Caserta deve grande merito alla grande sensibilità, curiosità e fiducia di Mauro Felicori. Si moltiplicarono al museo e all’archivio le richieste di informazioni su artisti, fontane e palazzi, riverbero naturale di quanto svolto dietro le quinte, con umiltà, fatica e modestia.

Alla Reggia di Caserta si scopriva così che l’Oratorio privato di Ferdinando II altro non era che la Cappella di Ferdinando IV di Borbone, dedicata alla Madonna Assunta, come si deduce dalla pala d’altare di Carlo Brunelli! Da questo virtuoso e calcolato coinvolgimento della comunità nella riappropriazione dei beni culturali del Paese sono evidentemente nati gli studi di Marco Di Mauro, docente del Liceo artistico di Pistoia, che nel 2021 ha pubblicato in Studia borbonica, International Journal of Studies on the House of Boubon l’articolo Carlo Brunelli, un pittore toscano alla corte borbonica, mentre Caserta ancora attendeva di essere restituita ai suoi antichi fasti.

Nato ad Impruneta nei pressi di Firenze, Carlo Brunelli raggiunge ad 8 anni il padre Pier Lorenzo, mastro fabbricatore, trasferitosi a Napoli nel 1750 con il primogenito Domenico Andrea (1735 – 1816) per lavorare nella fabbrica delle fornaci di Portici. Qui vivevano Carlo di Borbone e sua moglie Maria Amalia di Sassonia, che lo introducono – insieme ai fratelli Domenico e Angelo – alla “scuola di figure” di Rocco Pozzi (Roma ante 1733 – ? 1780), scultore, pittore e incisore romano, fratello di quello Stefano Pozzi (Roma, 1699 – 1768) autore dell’Allegoria della Giustizia e della Pace (Le Virtù coniugali) per la Camera da letto di Ferdinando IV e Maria Carolina del Palazzo Reale di Napoli.

Rocco (di cui esistono molte incisioni all’Istituto Centrale per la Grafica: si veda  Pozzi Rocco – Istituto Centrale per la Grafica ) aveva collaborato nel 1748 con Gian Battista Nolli alla Nuova Pianta topografica di Roma e all’Imperiale Galleria di Firenze. Luigi Vanvitelli lo chiama con Nicola Orazi a lavorare alla realizzazione del volume della Dichiarazione dei Disegni del Palazzo Reale di Caserta (1756) e alle Antichità di Ercolano Esposte (1757), ma risulta autore anche del Museo Florentino. Sono quindi i cantieri di scavo, prima dei Musei, i luoghi di formazione degli artisti!

Per garantirsi lavori di qualità ed attirare stranieri, Carlo di Borbone fonda nel 1752 un’Accademia del Disegno a San Carlo alle Mortelle, dando seguito alla richiesta fatta nel 1740 da Ferdinando Sanfelice di istituire un’Accademia di Pittura che viene affidata alla direzione di Francesco Solimena. E’ lui infatti ad eseguire uno dei primi ritratti di Luigi Vanvitelli, conservato alla Reggia di Caserta, divenuto ormai noto logo delle Celebrazioni vanvitelliane.

Quanto alla storia della famiglia Brunelli, si evince da un Diario di famiglia conservato alla Biblioteca del Museo Provinciale Campano (b. 67, ms. 5). Nel 1752 si avvia il cantiere della Reggia di Caserta, che costituisce una garanzia di lavoro per molti, che si dividono tra Portici e Caserta. Il cantiere non è solo lavoro, ma anche occasione di incontro, per cui nel 1777 Domenico Brunelli sposa Teresa Bernasconi, figlia del capomastro Pietro e sorella di Francesca Bernasconi, che invece sposa di Carlo Patturelli.

Nel 1773 Luigi Vanvitelli muore e i Brunelli proseguono la loro collaborazione con Carlo Vanvitelli, Domenico Venuti, Jacob Philliph Hackert. Quando inizia la decorazione degli appartamenti di Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d’Asburgo a Caserta, la famiglia ha trovato chiara collocazione: Domenico è architetto, Angelo Maria scultore e restauratore di marmi antichi, Carlo pittore specializzato in antichità.

Così troviamo Carlo Brunelli a dipingere i finti cammei dello Studiolo di Ferdinando IV (G.O. Graziano, M. C. Masi, Le collezioni della Reggia di Caserta: i dipinti, Caserta 2017, pp. 56 – 61); le due pale d’altare per le Cappelle di Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d’Asburgo, dedicate rispettivamente alla Madonna dell’Assunta e alla Madonna Addolorata; il secondo dei due gabinetti angolari di Maria Carolina con le sovrapporte a guazzo (1787) che ritraggono Athena e una Sacerdotessa; le sovrapporte a monocromo su tavola della Sala di Conversazione della Regina (Allegoria dell’educazione con geroglifici, Antiche vestali con piramide, Una menade che danza col tirso e una Menade che suona davanti al busto di Marsia, La legge e l’immortalità con il pellicano), evidentemente realizzate in collaborazione con Tischbein, divenuto Direttore dell’Accademia di Pittura napoletana fino al 1799, e Desiderio De Angelis; le Allegorie della Sapienza e della Storia (1790 o 1796) della Seconda sala della Biblioteca di Maria Carolina, rientrate nel 2023 ed esposte nella Mostra «Tutto torna! Nuove acquisizioni alle collezioni della Reggia di Caserta».

Numerosi e ancora da indagare gli interventi sul territorio.

A Marcianise, nella Chiesa dell’Annunziata, la Strage degli innocenti, mentre nella Cappella di Santa Maria del Carmine La Madonna del Carmine con Santa Maria Maddalena de’ Pazzi e Santa Teresa d’Avila. Sicuramente molti i lavori in case private, che sarebbe opportuno far conoscere e valorizzare.

A Venafro, nella Chiesa del Corpo di Cristo sono noti La Vergine Assunta (1781) e L’Ultima Cena (C. Brunelli, 1786), mentre nella Chiesa di Sant’Agostino si conoscono due ovali con i Miracoli di San Nicola da Tolentino (C.B., 1788).

Dal 1788 Carlo Brunelli risulta impegnato nei Casini di Carditello e San Leucio, nella Villa Favorita a Resina e nel Casino di San Silvestro.

A Carditello sono sue le decorazioni della Chiesa dell’Ascensione con le pale d’altare l’Ascensione di Cristo con i dodici apostoli e quelle rubate di San Vito e Sant’Uberto. Numerosi anche gli interventi all’appartamento reale, come le sovrapporte con Scene di caccia citate nella Sala da Pranzo e nell’Anticamera simmetrica alla Sala da pranzo, ai lati della bella Galleria.

A San Leucio Brunelli decora nel 1793 la Cappella del Casino: dipinge la pala d’altare di San Ferdinando re e le tele di San Leucio che battezza e prega, L’Apparizione della Vergine a San Leucio, San Carlo Borromeo in meditazione.

Nella Villa Favorita di Resina ad Ercolano nel 1798 lo troviamo applicato all’arredamento, realizzato in stile pompeiano come il sofà e le poltrone con menadi danzanti su fondo azzurro (oggi a Capodimonte) e il sofà e le poltrone con putti a monocromo (oggi nella Sala dove si spoglia e veste il Re o Sala dell’Inverno della Reggia di Caserta) che tanto piacquero a Margherita di Savoia.

A San Silvestro Carlo Brunelli lavora infine nel Real Casino, costruito all’inizio dell’Ottocento sulla collina del Montebriano e abbandonato da anni. Oggi in restauro, si affacciava a sud su giardini pensili ed era uno dei siti preferiti di Ferdinando I di Borbone. Qui il pittore dipinge tra le altre cose due sovrapporte a monocromo raffiguranti Il sonno dell’innocenza e l’Allegoria della pittura, trasferite nella Reggia di Caserta insieme a quanto rimasto del prezioso arredo, elencato negli inventari conservati all’Archivio di Stato di Caserta. E’ il caso del rarissimo comodino con apertura «a vagina» che ho visto vagare per anni senza la dovuta considerazione negli uffici di direzione del Museo, prima di segnalarlo con le dovute indicazioni a chi di competenza.

Il Casino di San Silvestro appena terminato doveva essere un vero e proprio gioiellino.

Il piano superiore aveva tre sole stanze, disposte intorno alla Galleria centrale, mentre il pianterreno era composto da dodici stanze divise in due blocchi ai lati dell’ingresso: a sinistra l’abitazione del vaccaro con la cucina; gli spazi per la lavorazione del latte e la conservazione dei latticini; due stalle per vacche e vitelli; a destra la Cucina Reale, il Real Riposto; il Cellaio per uve, tini e torchio e un’ampia cantina interrata; il magazzino delle derrate alimentari e una stanza di intrattenimento; infine la scaletta per salire al piano superiore. Ad est piccoli locali per maiali, galline, legna ed altro e la vasca con le fonti Giove e Fontanelle, che servivano tutta l’area e che confluivano nelle cascate della Reggia di Caserta.

Dipinte nel 1827 da Antonio Veronese, pittore allievo di Hackert attivo a Napoli dal 1764 – 1829, le vedute dei Casini di San Leucio e San Silvestro furono collocate dal re a completamento della Quadreria della Villa Favorita di Resina ad Ercolano (foto). Negli anni in cui veniva consegnato al re il Casino di San Silvestro data l’ultima opera nota di Carlo Brunelli: l’Assunzione della Vergine (1800) della Chiesa della Madonna del Carmelo a Capomaggiore in Lucania, conclusione di un itinerario ancora tutto da scrivere.