Delle Cascate del Niagara ed altre cose del mondo

Nel monologo «Cose umane ed altre cose del mondo», recitato nella Cattedrale di Casertavecchia domenica 5 ottobre 2025 alle ore 20 per Un Borgo di Libri nell’ambito di Settembre al Borgo da Antonio Pascale, è stato citato un testo non particolarmente noto, a me molto caro: il Diario di Adamo ed Eva di Mark Twain. Il racconto mi capitò tra le mani quando ero poco più che ventenne. Non sapevo che, scritto nel 1893, fosse destinato a promuovere turisticamente le cascate del Niagara, scoperte all’inizio dell’Ottocento e documentante precocemente da due dipinti (1814 -1815) di Alexandre Hyacinthe Dunouy (Parigi, 1757 – 1841), pittore preferito di Gioacchino Murat e di sua moglie Carolina Bonaparte. Le opere, di fatto sconosciute, ma appartenenti alle collezioni della Reggia di Caserta, furono identificate nel 2017 presso la Prefettura di Caserta, durante un progetto di apertura al pubblico del Palazzo, che curai in collaborazione con il FAI Caserta. Divenute in seguito una vera attrazione per gli Stati Uniti d’America, le cascate del Niagara apparvero a Twain il luogo adatto in cui collocare simbolicamente il giardino dell’Eden.

L’opera ebbe subito una fama inattesa, tanto che lo scrittore decise di dare un seguito alla storia che mi accingo a raccontare. Cominciamo dal principio allora.

Dovunque era le, là era l’Eden.

Adamo

Un principio che è una fine, la conclusione delle spossanti fatiche del vivere: il Paradiso si ritrova nelle cose che si amano. Twain, per bocca di Adamo, pone la pietra tombale ad una disperata e secolare ricerca: «Dovunque era lei, là era l’Eden».

Una rivoluzione teologica fatta di tenerezze ed ingenuità umane, di rapporti immutabili, di magiche meraviglie. Nel Diario di Adamo ed Eva di Mark Twain non c’è posto per il Dio giudice severo della Bibbia.

Questo non significa contrasto con la tradizione: si parla di Eva nata dalla costola di Adamo, del serpente tentatore, della caduta, ma la piega è insolita.

Eva è una creatura curiosa: esercita la prerogativa tipicamente femminile della domanda. Inoltre è sentimentale e di istintiva razionalità, tanto che Adamo vorrebbe che stesse con gli altri animali. Il suo diario si apre con una verità, una verità in tante domande. Eva è un esperimento: solo questo e nient’altro. E un esperimento si fonda su una serie di prove e interrogativi. Eva si vive anche come esperimento, si analizza per comprendersi e per comprendere. Altra sua abitudine è dare il nome alle cose. Il nome è un po’ l’essenza delle cose, a cui la donna cerca di arrivare.

Eva è la madre, il simbolo di tutte le donne: una rivoluzione dei credi. Fa atti d’amore semplici come la preghiera di precedere Adamo nella morte; non tenta o si lascia tentare per malizia, ma per amore della conoscenza, o semplicemente per amore. Lei ritiene che la morte introdotta nel mondo dal frutto mangiato «poteva salvare l’avvoltoio ammalato e fornire carne fresca ai leoni e alle tigri disperate». E le viene il dubbio che questo mondo creato non sia poi così perfetto! Adamo, invece, mangia i frutti proibiti per fame («era contrario a tutti i principi ma trovo che i principi non hanno una vera forza  quando uno è malnutrito»). Ad un certo punto anche in Adamo si insinua il dubbio: «Mi ha detto che è stata fatta con una costola del mio corpo … io non ho perso nessuna costola…». Addirittura Twain reinterpreta il peccato. E’ Adamo con i suoi scherzi e cattivi pensieri ad averlo causato, non Eva.

Twain ritiene la logica propria dell’uomo. Adamo, infatti, ragiona per analogia. Osserva, fa poche domande e non ritiene necessario rispondersi, è dotato di senso pratico ed è meno incline all’intuizione. Non comprende perciò la natura femminile né il suo dispiegarsi. Solo dopo ammetterà il suo errore su Eva: non è né stupida né insopportabile e benedice il peccato che gli ha insegnato «la bontà del suo cuore e la dolcezza del suo spirito».

Li accomuna il desiderio di scoperta, anche se c’è un’ innocenza in Eva che annienta il senso del male; si manifesta con una meraviglia per le cose che è prova della comprensione del mondo. Questo le consente la sua saggezza spicciola: «le piccole cose possono rendere felici, quando sentiamo di essercele guadagnate».

Ad Adamo la fatica e ad Eva l’intelligenza: un elogio femminile dunque.

Spetta infatti ad Eva l’invenzione del fuoco: una piccola azione creatrice. La capacità creativa dell’uomo sminuisce così quella di Dio: se il mondo è un esperimento, entrambi avanzano nella ricerca, entrambi perseguono la conoscenza e il miglioramento della propria esistenza. Ciò non rende necessario, ma normalizza Dio. Un Dio che può essere oggetto di scoperta ma che è mistero come tutto ciò che non si conosce. E la ricerca per la verità continua …

E’ sempre Eva che ce la fornisce in scaglie: sperimentare le dà certezza e conoscenza. Anche se poi comprende che «certe cose non potete scoprirle; ma non le saprete mai supponendo e stando a guardare; dovete essere pazienti e seguitare a fare esperimenti finché non scoprirete che non potete scoprire niente». Questa filosofia della scoperta è ciò che dà il senso al mondo, dopo essersi invano interrogati sul motivo della creazione.

Eppure ci sono delle cose che le sembrano inarrivabili, e probabilmente resteranno tali. Sono quelle la cui distanza aumenta il mistero, come la luna, come le stelle, come i sogni… Eva sa che i sogni sono come le stelle: non dureranno. Lo ha capito a furia di osservarle: «possono dissolversi tutte, possono dissolversi tutte in una notte». Le cose belle non durano per sempre e la loro perdita è un dolore inevitabile. Ecco perché chiede di precedere Adamo nella morte. Le cose belle passano sempre, come l’Eden, dopo la caduta; ma «quando non ci saranno più»”, si potranno «di tanto in tanto con la fantasia rimettere nel cielo […] e farle risplendere ancora, e raddoppiarle entro le lacrime».

Sogna Eva, sogna desideri lontani. Ma poi pensa ad Adamo accanto a lei e non ha risposte per il suo amore. Perché forse il mondo si potrà capire a furia di scoperte, ma l’amore non ha mai fine. E non ha motivazioni. E non ha tempi.

Quella di Eva è una dichiarazione d’amore di una donna devota ma che non ha chiuso la ricerca. Ha perso l’Eden ed ora è lontano, come i suoi sogni, che domani cadranno, irraggiungibili. Adamo invece, anche alla fine, non ha tante domande; ha però una risposta.

A qualche anno di distanza dalla morte della moglie Livy, Twain conclude con Adamo la ricerca del suo Paradiso, ormai perduto: «Dovunque era lei, là era l’Eden».