MADDALONI (Caserta) – Da un po’ di tempo e per la qual cosa si chiede scusa ai lettori de L’Eco di Caserta, ed ancora allo studioso, non dedico spazio alle ricerche del prof. Antonio Pagliaro. Il noto storico maddalonese ed espero del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni, quest’oggi, attraverso la presente intervista, si porta alla conoscenza del Rettore del “Regio Convitto Nazionale “Giordano Bruno” di Maddaloni durante la Seconda guerra mondiale, ovvero nel periodo che va dal 02 maggio 1941 al 30 settembre 1949.

Innanzitutto rivolgo un caloroso ringraziamento al prof. Antonio Pagliaro per la pazienza con la quale ci dedica del tempo e sopratutto condivide i suoi studi[1].
Il prof. Pagliaro oltre a rassicurarci circa la sua disponibilità, si rivolge direttamente ai nostri lettori: «Cari lettori, dopo la pubblicazione online della storia de “Il Cav. Francesco De Giacomo, Rettore del R. Convitto Nazionale “G. Bruno” di Maddaloni”, dal 31 marzo 1914 al 13 ottobre 1919, avvenuta il 5 febbraio 2018 [il prof. Pagliaro a latere ci ha già anticipato il rilascio di una intervista su quest’altro suo studio, NDR], sul mio sito personale [https://sites.google.com/view toninopagliaro/storia ], riprendo a scrivere per continuare il mio lungo e impegnativo discorso, iniziato quasi quattro anni fa, sui tanti rettori, professori, istitutori ed ex alunni che hanno fatto la storia del celebre Regio Convitto Nazionale “G. Bruno”, oggi Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno”. Di questa nutrita schiera di grosse personalità, ricordo di aver già scritto e pubblicato, sul mio sito personale e su quello istituzionale del nostro Convitto Nazionale, cngb.it, le interessanti biografie dei rettori Pasquale Celli, Francesco Agnoloni, Renato Ravinetti, Camillo Pitocchi, don Carlo Spadei, Giacomo Pescatore, dei professori Severino Castorani, Vincenzo Castaldo, Nicola Corcioni, Gaspare Caliendo, degli ex alunni, on. Alfonso Ruggiero e sen. Pietro Di Vico. Alle stesse pubblicazioni, ha dato ampio spazio e risalto il cronistorico maddalonese, maestro Michele Schioppa, sul suo importante e popolare giornale online “L’Eco di Caserta”. Molti sono stati i complimenti e gli attestati di stima ricevuti da familiari, amici, addetti ai lavori, dal prof. Michele Vigliotti e dalla professoressa Maria Pirozzi, rispettivamente, ex rettore e attuale rettrice del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno”. Però, devo aggiungere che è mio dovere morale continuare il percorso intrapreso, perché molte sono ancora le personalità che meritano di essere ricordate per la loro alta funzione ricoperta e l’intelligente azione svolta, negli anni addietro, a pro delle fortune del Convitto bruniano e del benessere degli alunni residenti e non. Tra questi valorosi rettori da ricordare ancora, elenco: Francesco Brizio, Nicola Stranieri, Gabriele Santilli, Vincenzo Romanelli, Raffaello Pierini, Giuseppe d’Ovidio, Ferdinando Carbone e tanti altri che, seppur, siano stati pochi anni alla guida del Convitto, hanno contribuito fattivamente alla sua crescita e consolidamento al punto da farlo diventare riferimento culturale della provincia di Caserta (fino agli anni quaranta anche dell’Italia meridionale) che, ormai, dura da tantissimi anni.
Purtroppo, per diversi di loro, a parte la documentazione esistente nel nostro archivio storico, non ho materiale sufficiente tale da poter dare informazioni in più riguardanti anche il prosieguo della loro luminosa carriera e della loro vita privata. Fortunatamente, da Internet, dai motori di ricerca, qualcosa sono riuscito a trovare per i presidi rettori Nicola Stranieri, Gabriele Santilli e Vincenzo Romanelli, dei quali penso di scrivere in un prossimo futuro».
D: Grazie per le sue parole, di chi ci racconta la vita quest’oggi?
R: «Oggi parlo, ricordo e scrivo di un altro grande rettore che ha lasciato nel nostro archivio storico molti documenti a testimonianza della sua difficile azione di dirigente scolastico di un grande istituto, che ha avuto l’onore e l’onere di operare in un periodo storico molto difficile per tutti: la Seconda guerra mondiale o Guerra di liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo.
Narro e scrivo del rettore Giuseppe d’Ovidio, nato nella città di Trivento (Campobasso) il 26 marzo 1879, da Amato e da Giulia Scarano[2]. Egli, appartenente ad una famiglia molto numerosa, composta dalla bellezza di ben undici figli, dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore nell’anno scolastico 1904/05, si iscrisse alla Facoltà di Lettere e Filosofia, nel mese di dicembre 1905, numero di matricola 1726, presso la Regia Università degli Studi di Napoli[3], nella quale, dopo il regolare corso di studi, ottenne la desiderata laurea nell’anno accademico 1908/09. Successivamente, assolse agli obblighi di leva nel Regio Esercito Italiano frequentando il corso di Allievo Ufficiale, alla fine del quale, si congedò con il grado di sottotenente. Come per il fratello Emidio, di professione insegnante, il suo unico desiderio era quello di entrare nel mondo della scuola per avere la possibilità di fare il lavoro che più desiderava: insegnare lettere e filosofia. Purtroppo, neanche il tempo di approcciarsi al mondo della scuola per iniziare la desiderata docenza, il 24 maggio 1915, l’Italia dichiarò guerra all’Austria, per cui, fu chiamato di nuovo alle armi, come sottotenente, per raggiungere il comando e partire per il fronte e guidare i suoi fanti alla conquista di nuove trincee per scacciare il nemico austro-ungarico invasore fuori dal territorio italiano. Questa guerra, per il gran numero di nazioni partecipanti, fu chiamata Prima guerra mondiale o Grande guerra. Alla fine della stessa, il 4 novembre 1918, il tempo di congedarsi e ritornare alla vita civile, subito dopo, il d’Ovidio, avvalendosi del Regio Decreto 24 marzo 1912, n° 1101 – Regolamento Convitti nazionali, non potendo partecipare al concorso di Istitutore per titoli e per esame, poiché aveva superato abbondantemente il limite di 30 anni di età, ai sensi dell’art. 52 del suddetto regolamento, fece domanda direttamente al rettore, in qualità di istitutore di supplenza, il quale, come preferenza nella scelta dei candidati, considerava: l’anzianità anagrafica, le condizioni fisiche, i titoli di studio, i titoli di merito, il servizio lodevole prestato in altri enti e le condizioni di famiglia».


D: Circa la presenza a Maddaloni del Rettore d’Ovidio, cosa sappiamo?
R: « Dalla scheda di servizio del professore Giuseppe d’Ovidio, conservata nell’archivio storico del “G. Bruno”, risulta che egli prestò servizio al R. Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II” di Napoli, fino al 1921 e, come istitutore effettivo, dal 22 maggio 1922, al R. Convitto Nazionale “G. Bruno” di Maddaloni, ai tempi del rettore Michele Carboni.
Dai preziosi documenti custoditi nel suddetto archivio storico, il cognome del d’Ovidio compare anche in una nota del 6 novembre 1926, quando il rettore Mario Borgialli trasmise al Sig. R. Provveditore agli Studi di Napoli i verbali del Giuramento prestato dai funzionari del Convitto: Oreste Ciolfi, Vice Rettore, Cornelio Achille, Maestro, Cosentini Luigi, Economo, d’Ovidio Giuseppe, Istitutore, Fusco Pasquale Istitutore e Patriarca Vincenzo Maestro».

D: Cosa altro possiamo aggiungere di questo iniziale ruolo del Rettore d’Ovidio?
R: « In un elenco denominato Prestito del Littorio[4], compilato direttamente dal rettore Mario Borgialli, capolista, seguito dal vice rettore Oreste Ciolfi, dall’economo Luigi Cosentini, dal medico chirurgo Ignazio Assumma e dal direttore spirituale Michele Cerreto, compaiono anche gli Istitutori di ruolo, d’Ovidio Giuseppe e Pasquale Fusco, i maestri, gli istitutori assistenti e tutti gli altri operatori del Convitto. I nominativi dei funzionari suddetti compaiano anche alla voce Personale: Educativo – Insegnante – Amministrativo dell’Annuario del Convitto, al 31 dicembre 1927, che per legge veniva spedito al Ministero della P.I.
Il 23 Marzo 1929, invece, il rettore Carlo Soresi, in una nota al Provveditore agli Studi di Napoli, scrisse che si recava a Torino, suo comune di origine, per compiere il suo dovere di elettore, elencando anche i nominativi dei “Funzionari che si recheranno al Comune di origine: Rettore Carlo Soresi a Torino, Vicerettore Oreste Ciolfi a Civitanova Sannio, Istitutore Giuseppe d’Ovidio a Trivento, Maestro Vincenzo Patriarca a Sora, Maestro Achille Cornelio a Napoli”.
Dalla scheda personale del professore istitutore Giuseppe d’Ovidio risulta anche che dal 7 al 13 aprile 1930 rimase a casa per la morte del caro padre Amato.
Il d’Ovidio, ormai da diversi anni a Maddaloni, si poteva considerare a tutti gli effetti un nostro concittadino e ciò è dimostrato da un documento dell’UNUCI (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia) sezione di Maddaloni, inviatomi dall’ingegnere Fabrizio d’Ovidio, nipote diretto del futuro rettore del Regio Convitto Nazionale “G. Bruno”. In tale documento, tessera di riconoscimento n. 100159, iscritto nei ruoli della sezione al n° 47, data di iscrizione, 1 luglio 1931, oltre alle generalità del titolare, la paternità, la maternità e lo stato civile (coniugato) vi è scritto anche il grado, sottotenente, l’arma, fanteria, la professione, insegnante, la residenza, Maddaloni, e la Via Bixio, 21.

La tessera è firmata dal presidente della sezione, tenente colonnello Gioacchino Castaldo[5] e controfirmata, in data 17 agosto 1931, nel retro, dal comandante del Distretto militare di Caserta, colonnello Carlo Rochrssen. L’immagine a corredo della stessa, poi, tra la fine dell’anno 1931 e il 1932, fu usata dal professore Vincenzo Castaldo per comporre, con la sua enorme fantasia e bravura tecnica, il grande quadro delle fotografie da esporre nel circolo in ricordo dei tanti Ufficiali maddalonesi che presero parte alla Grande guerra. La foto di questa grande composizione artistica fu pubblicata dall’ottimo professore Pietro Vuolo nel suo libro: Maddaloni nella storia di Terra di Lavoro, alla pagina 241, finito di stampare il 25 settembre 1990 dalle Arti Grafiche F.lli Proto di Maddaloni».

D: Ci aiuta a conoscere meglio le attitudini e le capacità di d’Ovidio?
R:«Certo, per conoscere ancora meglio la figura e le tantissime qualità intellettuali, attitudinali, fisiche e culturali possedute dal professore d’Ovidio, ci viene incontro un altro documento custodito nel nostro archivio storico, Note di qualifica per l’anno 1931, firmato dal rettore Raffaello Pierini, in data 18 gennaio 1932 – X, dal quale, risulta che, il suddetto, occupava il ruolo di Istitutore di prima classe, che era ammogliato con la signora Rende Fanny di S. Lauro ed era padre di Marcello[6], nato a Maddaloni il 26 Aprile 1925. Inoltre, si evince anche che l’istitutore Giuseppe d’Ovidio era collaboratore del vice rettore, di condizioni fisiche: ottime, cultura generale: moltissima, cultura speciale (amministrativa o pedagogica): molta, idoneità, operosità, diligenza: moltissima, rendimento: moltissimo, attitudine ad esercitare l’ufficio del grado superiore: si, azione educativa: efficace, come mantiene la disciplina: bene, condotta nell’istituto e nella vita privata: ottima, giudizio complessivo: ottimo. Alla voce Osservazioni speciale si legge: “E’ in grado di ben disimpegnare le funzioni di Vice Rettore per la sua notevole attitudine, per l’esperienza acquistata coordinando e sostituendo il titolare di tale ufficio. Essendo stato adibito per lungo tempo all’Economato, ha acquistata anche sufficiente pratica del funzionamento amministrativo dell’Istituto”.
Su carta intestata del R. Convitto Nazionale in Maddaloni, avente per titolo: “congedo ordinario per l’anno 1931 dei funzionari di ruolo appartenenti al suddetto Convitto”, risulta che l’istitutore di ruolo Giuseppe d’Ovidio beneficia delle ferie estive dal 1° al 31 agosto.
Questo fu l’ultimo anno scolastico del d’Ovidio come istitutore di ruolo di prima classe dei Regi Convitti Nazionali, perché l’anno scolastico successivo, ai sensi del Regio Decreto 1 settembre 1925, n. 2009, Regolamento per i convitti nazionali, pubblicato sulla G.U. n. 276 del 27-11-1925, avendone i titoli, partecipò e vinse il concorso di Merito Distinto per la Promozione ai posti diVice Rettore di seconda classe presso i Regi Convitti Nazionali. Il neo vice rettore d’Ovidio partì da Maddaloni, il 10 maggio 1932, con la sua famiglia per raggiungere la sua nuova destinazione presso il R. Convitto Nazionale “Amedeo di Savoia Duca d’Aosta” di Tivoli».
D: Dunque, per un periodo d’Ovidio va via da Maddaloni?
R: «Si, infatti come detto sarà a Tivoli. In questa bellissima e storica città in provincia di Roma, il vice rettore d’Ovidio collaborò diversi anni con il rettore titolare, dott. De Giacomo cav. Francesco, che tanto bene aveva fatto al nostro Convitto Nazionale (dal 1914 al 1919) al punto tale che alcuni componenti del Consiglio di amministrazione scrissero al Ministro per conservarlo alla guida del nostro stimato istituto. Scrivendo della collaborazione con il rettore De Giacomo cav. Francesco, come si può notare nelle seguenti immagini, il vicerettore d’Ovidio è quasi sempre ritratto vicino al rettore suddetto. Essendo stati entrambi in servizio a Maddaloni, in periodi diversi, chissà in quante occasioni, il cavaliere Francesco gli avrà chiesto notizie della stessa o raccontato della sua non facile permanenza al Regio Convitto Nazionale “G. Bruno”, durante il periodo della Prima guerra mondiale. L’antico e insigne istituto, oltre alla requisizione dell’edificio nuovo, a sud, per uso Ospedale militare di riserva (dovette funzionare con un massimo di 140 convittori a fronte di una frequenza abituale di 210) patì gravissimi danni economici per le 80 rette non introitate e per i danni all’edificio requisito, e che solo con la sua grande abnegazione, riuscì a recuperare, dopo la fine del conflitto, dalle autorità militari lire 60 mila, che depositate in titoli di stato fruttarono una buona rendita per il convitto. Oppure delle condizioni del nuovo edificio del Convitto, oggetto di gravissimi lesioni dopo pochi anni dalla costruzione, della causa con l’appaltatore e con l’ingegnere costruttore dell’edificio, del rettore Raffaello Pierini e di tanti altri operatori ai quali si era legato con sincera amicizia durante il suo rettorato. Di questo importante periodo della sua ottima carriera di dirigente dei Regi Convitti Nazionali, sono riuscito a recuperare molte foto del vicerettore d’Ovidio con la collaborazione determinante del già menzionato nipote ingegnere Fabrizio, il quale, gentilmente, mi ha inviato delle copie digitali tramite email, autorizzandomi anche alla pubblicazione delle stesse. Di questa fiducia lo ringrazio molto. Chiedo di poter pubblicare a corredo di questo mio racconto queste interessanti e belle foto inedite succitate, nelle quali il vicerettore Giuseppe d’Ovidio è ritratto in foto ricordo di gruppo con i convittori, il rettore Francesco De Giacomo, professoresse, istitutori e la moglie Fanny».




D: Volendo ricollocarci nel tempo al rientro a Maddaloni di d’Ovidio, cosa ci racconta?
R: «Ebbene, il tutto parte dal collocamento a riposo del rettore Raffaello Pierini, avvenuto il 16 luglio 1938, allorquando fu nominato al Convitto Nazionale “Giordano Bruno” di Maddaloni, come rettore f.f., il dottore Francesco Schettini e, alla sua prematura morte in servizio, 10 gennaio 1941, fu incaricato come rettore f.f. il dottore Antonio Ruga, il quale mantenne la sua carica per diversi mesi fino all’arrivo del nuovo rettore titolare, il professore Giuseppe d’Ovidio, ex istitutore di ruolo del Regio Convitto Nazionale “Giordano Bruno”».


D: Che ricordi ci sono del suo arrivo?
R: « Il nuovo rettore, pur essendo a Maddaloni già da qualche tempo, non avendo avuto il passaggio di consegna amministrativo e finanziario da nessun dirigente del Regio Convitto e non essendo i conti in ordine, convocò il suo primo Consiglio di amministrazione solo il 31 maggio 1941, cioè dopo aver atteso la conclusione del quadrimestre Gennaio – Aprile per stabilire un principio del suo mandato[7].
D: Ci ricorda altre sedute di rilievo che ha scovato negli archivi del Convitto maddalonese?
R: «Più che altro va riferito che nella seduta del 2 giugno 1941-XIX, alle ore 18, in continuazione della seduta precedente, si riunì il Consiglio di Amministrazione nella Direzione del R. Convitto Nazionale di Maddaloni con la presenza di tutti i membri titolari. In quest’adunanza furono discusse e accettate le dimissioni del Consigliere delegato, rag. Filippo Gazzeno, che fu sostituito dall’avv. Giuseppe Castaldo, nominato ad unanimità da parte del Consiglio. Nella stessa fu deciso “l’aumento della quota fissa per il venturo anno scolastico, 1941/42, da £ 220 a £ 300 annue per le aumentate esigenze di vita” e “la riduzione a £ 200,00 mensili lorde la retribuzione degli Istitutori assistenti a partire dal prossimo anno scolastico”. Inoltre, “Il rettore in conformità di analoghe istruzioni del Superiore Ministero propone la istituzione di un premio da £ 1000 a carico del Convitto da conferire ogni anno ad un alunno più meritevole del Convitto da prelevarsi dalla cassa alunni. Il Consiglio ad unanimità approva”.
E poi, per l’apertura del nuovo anno scolastico 1941-42 – XX, il rettore Giuseppe d’Ovidio, nel suo Registro d’Ordini, impartì una serie di comunicazioni di servizio a tutto il personale del Convitto[8].
D: C’è qualche curiosità particolare dei verbali di questi anni?
R: «Nel verbale della seduta del 4 dicembre 1941 – XX, presenti tutti i delegati del Consiglio, con l’aggiunta del vice rettore, dott. Giuseppe Guida, con le funzioni consultive, si legge che l’avvocato Giuseppe Castaldo rinuncia alla nomina di Consigliere delegato per incompatibilità con la sua professione, la quale, su preghiera del Consiglio, viene accettata dal preside Gaspare Caliendo. Il Consiglio, poi, rivolge un plauso al Rettore e ai suoi collaboratori e, ad unanimità, delibera approvare, il Bilancio di previsione per l’esercizio 1942 con un’entrata uguale alle spese di complessive £ 464.213,00. Inoltre, Il rettore d’Ovidio fa presente che, di tutti gli alunni in Convitto, sono state formate sei squadre e di aver chiamato come istitutori assistenti i signori: Schiavo Michele, Marrocco Giuseppe, Lomonaco Aldo, Castelluzzi Giovanni, Alessio Francesco, Masoni Angelo, Rosati Elio, Mazzarella Giuseppe. Numero, invece, molto ristretto, ma che sarà aumentato ove le esigenze di servizio lo richiedessero. Il Consiglio ratifica.
L’adunanza del 30 ottobre 1942-XXI, astanti tutti i titolari dell’assemblea tranne il consigliere avv. Antonio Brancaccio, assente giustificato, e, per la prima volta, il nuovo economo – segretario, dott. Armando Ruggiero. Sorvolando l’introduzione, le Dimissioni del preside Caliendo da Consigliere delegato, e il primo punto riporta la Situazione di cassa[9].
Nella seduta del 21 dicembre 1942-XXI, ore 17, furono presenti tutti i membri del Consiglio tranne l’avv. Antonio Brancaccio, assente giustificato. Al primo punto si discusse del Bilancio preventivo 1943-XXI, al punto secondo della Situazione di cassa dei mesi di ottobre e novembre, al punto terzo dell’Assestamento del bilancio 1942-XX – Storno di fondi, al punto quarto del Premio ventennale al personale subalterno, al punto quinto Premio ai Convittori incaricati di assistenza alle squadre. Vale la pena di trascrivere questo punto posto all’ordine del giorno perché per la prima volta si verifica una cosa mai successo nella storia del Convitto[10].
Dal registro delle entrate delle rette dei convittori, relativo all’anno scolastico 1942/43, si nota che su 101 iscritti molti erano assistiti dal Ministero dell’Istruzione o da Enti privati. Il Banco di Napoli aveva in carico sei convittori, orfani di ex dipendenti, la Direzione Generale degli Istituti di Previdenza, otto, l’Orfanotrofio Militare, uno, la Real Guardia di Finanza, il Ministero di Educazione Nazionale, tre. Il Banco di Napoli provvedeva al pagamento della retta fino al conseguimento della licenza di Scuola media superiore ai suoi assistiti a condizione che traevano profitto dagli studi. Il Convitto si impegnava a comunicare il progresso dei giovani studenti, informando con le note periodiche i voti riportati in ogni singola materia. L’impegno del Banco di Napoli era esteso anche alle tasse scolastiche, al corredo, alle spese personali e alle lezioni private necessarie per essere alla pari con i compagni di classe. Da gennaio 1943, il nostro Convitto ospitò 11 convittori provenienti da Napoli in seguito al crollo della Chiesa del Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II” e 60 convittori trasferiti, dal 1° al 15 febbraio, a causa dell’occupazione del Convitto stesso da parte delle truppe anglo-americane[11].
Nell’anno scolastico 1942/43, il Convitto con le sue scuole interne, elementare e media, funzionò regolarmente fino alla fine dell’anno scolastico. Dal registro delle entrate del nostro istituto, al capitolo entrate eventuali, risulta che, il 21 agosto 1943, il Ministero dell’Educazione, dalla sede di Roma, invia al nostro Istituto un contributo per le spese di manutenzione del fabbricato del Convitto e per il ricovero antiaereo. Siccome Napoli già da qualche anno era soggetta ad incursioni aeree, il ricovero era da costruire nel più breve tempo possibile, perché questi erano diventati più frequenti[12].

D: Come viene affrontata la problematica dell’invasore in città?
R: « Dopo l’otto settembre 1943, i tedeschi presenti a Maddaloni, sentendosi traditi dall’Italia, si incattivirono e si impossessarono della città; poi, incalzati dagli alleati, prima di scappare, passarono per il Convitto, qui, il rettore d’Ovidio minacciato, consegnò “alle forze armate tedesche 100 piatti di porcellana da zuppa, 100 bicchieri di cristallo, 100 tazze da latte, 100 cucchiai alpacca, nonché 110 moschetti di modello antico, 19 moschetti modello nuovo, che servivano questi ultimi per le esercitazioni militari dei nostri convittori”. Le prime truppe alleate che entrarono in città furono quelle di colore composte da marocchini ed indiani, riconoscibili nei loro tipici barracani e turbanti arabi che si insediarono nella caserma Magroni, ex ospedale militare “Littorio”. Il loro arrivo fu avvertito dal grande stridìo dei cingoli dei carri armati che, rumore a parte, annunciavano la libertà, la liberazione, la fine di un incubo che aveva assillato Maddaloni. Dopo le truppe di colore, arrivarono gli inglesi e, poi, gli americani.

Gli inglesi si insediarono in vari punti della città e organizzarono il loro comando nel Convitto Nazionale “G. Bruno”. Questo stabile, seppur in condizioni dissestate, cessò di essere scuola e funzionò come centro di smistamento per le truppe alleate e di colore, in particolare marocchini di cui, una compagnia si stabilì nei giardini della nostra scuola. Dopo gli inglesi, a dicembre, arrivarono i francesi del Comando Generale Messaggi, che restarono fino alla fine di gennaio. Alla partenza di questi, si insediarono i dipendenti del Centro di Convalescenza francese.
Il rettore d’Ovidio, nonostante la forzata occupazione degli alleati, ogni giorno si recava in Convitto per prevenire ruberie, danni alla struttura e alle cose. Ritenuto di intralcio dagli occupanti, per ordine del direttore dell’ospedale del Centro di Convalescenza francese, fu sfrattato in malo modo dall’istituto. Per rimanere in città, dovette trovare un alloggio e fittarlo per sistemare la sua famiglia e continuare la sua opera di controllo. Dopo vari mesi, per fare il punto della situazione, convocò un consiglio di amministrazione nella sua nuova abitazione sita al corso 1° ottobre, palazzo Brizio. Per avere più informazioni di quello che successe in questo brutto periodo di occupazione del Convitto, trascrivo integralmente il triste verbale stilato dall’economo f.f. dott. Giovanni Nuzzo in sostituzione del segretario economo Armando Ruggiero licenziato per decreto del ministro della Pubblica Istruzione[13].
Anche le Sedute del Consiglio di amministrazione del 28 novembre 1944, del 27 marzo 1945 e del 16 marzo 1946 si tennero nell’abitazione temporanea del rettore d’Ovidio, sita nel palazzo Brizio, in Via 1° Ottobre. Nella prima, seconda e terza seduta furono assenti giustificati i Consiglieri avv.Brancaccio Antonio, il comm. prof. D’Anna Giuseppe nonché il vice rettore dott. Guida Giuseppe, trasferito ad altra sede. Invece, nella seconda adunanza, per mancanza del numero legale, il Consiglio non si svolse e fu rinviato a giorno da stabilirsi».

D: Che situazione si configura alla fine della seconda guerra mondiale?
R: «Il 25 aprile del 1945 si concluse per l’Italia il tragico periodo della seconda guerra mondiale, nella quale tutti gli italiani, civili e militari, offrirono grandi sacrifici e patirono numerosissimi lutti ma, alla fine, la nostra nazione fu nuovamente libera e unita, sotto un’unica bandiera, con una grande volontà di ricostruzione, morale e materiale. Nell’immediato dopoguerra, e all’indomani del crollo del fascismo, circa un ottavo della popolazione italiana, vale a dire almeno sei milioni di cittadini, non sapeva né leggere né scrivere. L`analfabetismo era una piaga sociale che presentava caratteri particolarmente gravi, soprattutto nei centri rurali del Mezzogiorno. Intanto, tutti gli italiani (per la prima volta furono ammesse al voto anche le donne) furono chiamati a scegliere la forma di governo: continuare con la Monarchia o provare la nuova Repubblica? Il quesito referendario si svolse il 2 giugno 1946 e alla fine i risultati furono i seguenti: il 54,3% degli elettori scelse la Repubblica, con un margine di appena due milioni di voti, decretando la fine della vecchia Monarchia. Scoppiò la polemica su possibili brogli ma Umberto II, diventato sovrano un mese prima in seguito all’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III, accettò il verdetto e lasciò l’Italia con la sua famiglia per il Portogallo. Per i Savoia iniziò un lungo esilio[14] e la nuova Costituzione, con un articolo ad hoc, proibiva ai suoi eredi maschi di rientrare in Italia.
La Costituzione della Repubblica Italiana fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo dello Stato provvisorio, avv. Enrico De Nicola, il 27 dicembre seguente. Fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947, ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948.

Tornando al discorso dell’analfabetismo in Italia e della sua risoluzione, il Convitto Nazionale “G. Bruno” di Maddaloni, che vantava un passato luminoso per aver istruito tantissimi giovani i quali erano stati avviati nelle massime carriere civili e militari dello Stato, era impossibilitato a dare un tal contributo. Infatti, nonostante la fine della guerra, esso era ancora occupato dal Comando Militare Alleato, per cui, il rettore d’Ovidio, che fremeva per ripristinare le normali funzioni dell’eminente Istituto, non potette tornare in suo possesso e verificarne le condizioni[15]».

D: In che modo si pose il Rettore d’Ovidio alla luce di quanto stava accadendo?
R: «Il rettore del Convitto Nazionale “G. Bruno”, prof. Giuseppe d’Ovidio, dopo la guerra si rimise subito al lavoro e con l’ausilio del vice rettore Domenico Giannini e dell’economo ff. dott. Giovanni Nuzzo, come primo impegno, e per rimpinguare un poco la cassa del Convitto, gli diede l’ordine di recuperare e riscuotere i canoni dell’anno 1946 dei fabbricati di proprietà del Convitto in uso alla ditta Amoroso Aniello (vari locali), Romano Pietro e Manzi Eleonora (entrambi gestori di una bottega). Dai registri delle ritenute erariali e per tasse di quietanze riferite all’anno 1947, risulta che il rettore D’Ovidio sia stato in missione a Roma, nel mese di febbraio, probabilmente al Ministero della Pubblica Istruzione per espletare le pratiche per la riapertura dell’Istituto, a Caserta e a Napoli, nel mese di novembre. Durante la permanenza dei militari, come per il Liceo Classico, anche al Convitto vennero riscontrati moltissimi danni alla struttura e all’arredamento, si dovette registrare la sparizione di molti oggetti, mobili antichi e quadri di valore, un vero e proprio saccheggio. Il chiostro, immortalato nel suo massimo splendore in diverse foto del periodo anteguerra e che era curato quotidianamente dal giardiniere del Convitto (ospitava anche piante esotiche di rara bellezza), fu praticamente distrutto. Il tetto dell’intera struttura, anche se non fu oggetto di diretto bombardamento aereo, da parte degli alleati, comunque riportò danni rilevanti per effetto degli spostamenti d’aria provocati dalla caduta delle bombe nella vicina stazione ferroviaria, situata oltre la via Caudina. La grande tela del salone, dipinta dai fratelli Giovanni e Giuseppe Funaro nel lontano 1756, a causa dell’infiltrazione dell’acqua piovana subì molti danni, visibili ancora oggi. Invece, l’ala sud ovest del Convitto, che già nel 1910 presentava delle lesioni che furono tamponate con la costruzione dei barbacani, accentuò la sua fragilità con pericolo di crollo, per cui divenne inservibile agli usi convittuali. Questi furono i problemi maggiori che il rettore d’Ovidio e il Consiglio di amministrazione del Convitto dovettero affrontare per riprendere, e far continuare, la storia dell’insigne istituto maddalonese[16].
Nell’adunanza del 19 aprile 1947, il Consiglio approvò il bilancio preventivo per l’esercizio 1947, il quale si chiuse con un disavanzo di £ 463.000, dovuto principalmente al mancato introito delle rette e quote degli alunni fin dall’ottobre 1943. Inoltre, nella seduta del 15 agosto successivo, il Consiglio, per ordine del Superiore Ministero, dovette riassumere subito in servizio, dal 1° agosto, il cameriere Angarella Biagio, perché reduce dalla prigionia».
D: Circa la riapertura del Convitto cosa possiamo ricordare?
R: «Una volta accertata l’ idoneità sanitaria e la staticità strutturale da parte degli organi competenti, dei pochi locali recuperati con lavori in economia (due dormitori, le relative aule da studio e gabinetti, l’infermeria, cucina con refettorio, riparazioni agli uffici e tetti) diretti dall’ingegnere Del Monaco Raffaele[17] nel mese di ottobre 1947, il Convitto Nazionale “G. Bruno” di Maddaloni riprese la sua naturale attività, accettando le iscrizioni dei convittori e dei semiconvittori. Alla sottoscrizione della domanda di ammissione questi ultimi pagarono una tassa d’ingresso, rispettivamente di £ 1.000 per i primi e di £ 500 per i secondi, in base alle nuove norme approvate nei Consigli di amministrazione del 28 dicembre 1946 e del 30 agosto 1947. I primi convittori ad iscriversi per l’anno scolastico 1947/48 furono: Barboni Gino, Rainone Alberico, Rivellini Carmine, Caputo Leonardo, Passariello Vincenzo, Caruso Carmine, Aulicino Ennio, Farina Domenico, De Blasiis Prospero, Di Motta Vittorio. Invece, i primi semiconvittori iscritti furono: Cioffi Luigi, D’Alessandro Antimo, Desiato Gaetano, Merola Angelo, Stravino Alfonso, De Nicola Antonio, Raffone Domenico, Cortese Giuseppe, Ginolfi Giorgio, Di Maria Nicola, Cielo Michele, Correra Antonio, Merola Bartolomeo, Di Nuzzo Pasquale, fratelli Di Vico, Roberti Mario, Saladino Luigi, Piscitelli Giuseppe.
Nella seduta del 10 novembre 1947, dal relativo verbale, si legge che “il Rettore informa i Sigg. componenti il Consiglio che, avendo il Superiore Ministero concesso a questo Convitto un contributo straordinario di £. 400 mila allo scopo di porre in grado l’Amministrazione di provvedere alle spese più necessarie per la riapertura dell’Istituto, si sono potuti eseguire i lavori ai soli locali necessari ed acquistare il minimo dell’arredamento dei tavoli stessi, giusta procedente deliberazione del 30 agosto 1947”. Invece, nel verbale dell’adunanza del 12 febbraio 1948, è scritto che il Consiglio approva la Situazione di cassa di novembre e dicembre 1947 e di gennaio 1948. Inoltre, approva anche il bilancio preventivo per l’esercizio 1948[18].
D: Si hanno polemiche o incomprensioni?
R: «Il rettore d’Ovidio dovette affrontare una dura polemica con il presidente dell’Opera Nazionale per gli Orfani di Guerra, il quale, oggetto di invettive da parte delle famiglie, perché ritenuto responsabile del disagio in cui vivevano i loro figli in Convitto, il giorno 2 di aprile, dattiloscrisse al rettore, con vivo disappunto, che i suoi assistiti erano in totale stato di abbandono. Il rettore, deluso e amareggiato, rispose a tono, elencò al presidente tutte le mancanze del Comitato, in particolare, riferì che lo stesso, solo al 31 di marzo 1949 aveva provveduto al pagamento delle pendenze economiche che ritardavano dall’inizio dell’anno scolastico e che servivano per l’acquisto del corredo e del saldo delle rette quadrimestrali per il mantenimento dei suoi assistiti in Convitto. Dopo poco la polemica rientrò perché i ragazzi ebbero tutto l’occorrente necessario per vivere serenamente la vita scolastica e convittuale»[19].
D: C’è altro da aggiungere?
R: «Si due cose, una del prosieguo della vita convittuale e l’altra sulla motivazione principale che mi ha portato a fare questo studio.
All’inizio del nuovo anno scolastico 1949/50 furono costituiti due gruppi di convittori così ripartiti: Primo gruppo, formato dagli alunni liceali, ginnasiali e seconda e terza media e affidati agli istitutori Santangelo Nicola e Manganelli Arturo mentre il secondo gruppo, formato dagli alunni di prima ginnasiale, elementari e semiconvittori, fu affidato agli istitutori De Nisco Carlo e Coppola Salvatore. Le due coppie di istitutori si alternavano nel servizio previo accordo fra loro. Il rettore d’Ovidio con l’inizio del nuovo anno scolastico non compare più come presidente del Consiglio di amministrazione forse perché collocato a riposo per raggiunti limiti di età. In un verbale del 17 febbraio 1950, “chiede al Rettore ff., Prof. Domenico Giannini, di poter usufruire di un locale dove lasciare i mobili dell’appartamento che si appresta a sgomberare, fino a quando, ottenuto lo sfratto dell’inquilino che ora occupa una sua casa a Bagnoli, potrà trasferirsi in questa con la famiglia. Il Consiglio accogliendo la richiesta, concede un locale che per essere privo di finestre, non può servire che da deposito, com’è servito finora”. Un’altra notizia utile che posso riferire sul conto del nostro rettore Giuseppe d’Ovidio è che nel rinnovare la tessera annuale all’Unuci di Maddaloni nel 1944, egli risulta ancora col grado di Sottotenente di Fanteria, mentre in quella del 1950, è scritto Capitano.
Per concludere, come per gli altri rettori, nel momento in cui ho deciso di scrivere del professore Giuseppe d’Ovidio, il mio principale obiettivo era quello di ricordarlo degnamente per dare risalto alla sua grande e illuminata azione di rettore del Regio Convitto Nazionale “Giordano Bruno” di Maddaloni».
D: In chiusura qualche considerazione generale sul rettorato e sull’idea maturata a seguito dello studio condotto?
R: «Il suo rettorato, al pari di quello dei rettori Giacomo Pescatore e Francesco De Giacomo, sicuramente, non è stato dei più sereni, visti i tantissimi problemi che ha incontrato sul suo cammino e che ha risolto con notevole razionalità. Quindi, posso affermare che, dopo aver consultato i tantissimi e vecchi documenti custoditi nel nostro archivio storico, ai tempi dell’istitutore d’Ovidio prima, e rettore poi, balza subito agli occhi e alla mente che il nostro professore ha sempre avuto in sé il dono di un alto senso del dovere e dello stato, amante del proprio lavoro che svolgeva con slancio, intelligenza e oculatezza. Egli era il modello vivente del competente dirigente statale, elegante nel vestire e garbato nei modi e nei toni, era una persona che ispirava fiducia e benvoluta da tutti, dai docenti, dagli istitutori, dal personale tutto e, per finire, dai ragazzi, i quali vedevano in lui un padre ed una vera guida. Era uomo di grande personalità, di carattere netto, sempre presente, attento e sensibile nel capire e risolvere qualsiasi problema si presentasse all’interno della comunità convittuale, senza nessun timore. A tal proposito, ricordo le sue reazioni equilibrate e coraggiose ai tempi della seconda guerra mondiale, in relazione ai tedeschi arrabbiati e prepotenti nella requisizione dei viveri e stoviglie del Convitto, agli Alleati arroganti che occuparono di fatto l’istituto senza nessun mandato, alla sua reazione alla cacciata dallo stesso con la sua famiglia, alla sistemazione dei danni subiti dal Convitto, e sua riapertura, con scarse risorse e qualche piccolo sussidio da parte del nuovo stato italiano. Infine, osservando le tante foto della sua gradevole persona, il primo impatto visivo che trasmette è, senza ombra di dubbio, quello di una persona distinta, colta, pacata, buona e rassicurante.

Nella sua intensa vita ha amato molto la numerosa famiglia di origine, la signora Fanny, il figlio Marcello, il prossimo e la scuola. Ringrazio di vero cuore l’ingegnere Fabrizio d’Ovidio per aver contribuito, in modo fattivo, alla realizzazione della presente testimonianza, mettendomi a disposizione le belle e inedite foto a corredo, patrimonio della sua famiglia. Lo stesso ingegnere mi ha riferito che, con tanto rammarico, non ha mai potuto conoscere il nonno Giuseppe, perché si spense qualche anno prima della sua nascita (1958) ed è proprio a lui e ai suoi figli Marco, Emma e alla piccola Julia (nata al cielo qualche anno fa alla tenera età di 10 anni) che dedico questo mio semplice ed umile ricordo del loro caro familiare, il rettore Giuseppe d’Ovidio, al quale va il mio attestato di stima per tutto quello che ha realizzato e donato alla nostra celebre istituzione scolastica nell’arco della sua quasi ventennale permanenza a Maddaloni (dal 1922 al 1932 da Istitutore, dal 1941 al 1949 da rettore). Che il nostro misericordioso Dio l’abbia in Gloria perenne».
Grazie prof. Antonio Pagliaro per questa bella e ricca testimonianza non solo del rettore d’Ovidio ma anche di uno spaccato molto delicato della storia d’Italia e maddalonese.
Nel giungere alla chiusura del presente contributo ricordo come L’Eco di Caserta, ha spesso proposto studi del prof. Antonio Pagliaro (per il cui profilo biografico si rimanda a Maddaloni, il Prof. Antonio Pagliaro una eccellenza della Città e cultore della sua Identità) per lo più con una attenzione particolare a quanto connesso al Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni. Infatti con le sue interessantissime scoperte storiche o ricostruzioni biografiche di personaggi che sono legati al Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni, di cui lo stesso Pagliaro è dipendente, fermo restando gli studi condotti dallo storico prof. Pietro Vuolo, è indubbio dire che lo stesso ne è il più esperto conoscitore. Tra gli ultimi in tal senso si ricorda la ricostruzione dell’elenco dei Rettori dall’origine ad oggi:Maddaloni, cambio della guardia al Convitto: arriva Maria Pirozzi. Sempre in relazione al Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni, va citata la sua Guida del Convitto maddalonese (Maddaloni, edita on line la Guida di Antonio Pagliaro sul Convitto Nazionale Statale “Bruno”), con la quale si ha la possibilità di approfondire un bel po’ di contributi atti a ridare lustro allo storico edificio ed ai suoi ospiti (si veda ad esempio 1 -ÂÂÂ Maddaloni, la festa delle Forze Armate, IV Novembre, a Maddaloni nella cronaca di Pagliaro; 2 -ÂÂÂ Maddaloni, Antonio Pagliaro e la storia del Monumento ai Caduti nel Liceo Ginnasio Giordano Bruno; 3 -ÂÂÂ Maddaloni, il Convitto “Giordano Bruno” apre la “Campagna della Raccolta dei cimeli e divise; 4 -ÂÂÂ Maddaloni, al “Giordano Bruno” il responsabile della Croce Nera Austriaca con Rettore e ANMIG; 5 –Maddaloni, studio del ricovero antiaereo del Convitto Nazionale Giordano Bruno di Antonio Pagliaro; 6 -ÂÂÂ Maddaloni, Il “Giordano Bruno” nella guida del FAI mentre Pagliaro ne studia la Storia.; 7-ÂÂÂ Maddaloni, il “Giordano Bruno” ricorda il Rettore Giovanni Lagnese, 8 -ÂÂÂ Maddaloni, secondo anniversario della morte del Prof. Gianfranco De Simone, il ricordo di Pagliaro, 9 –Maddaloni, “La Cartolina a colori del Convitto” nello studio di Antonio Pagliaro; 10 –Maddaloni, il Busto del Giordano Bruno ed il prof. Severino Castorani: ne parla Antonio Pagliaro; 11 –Maddaloni, il Preside e Rettore Cav. Pasquale Celli nello studio del prof. Antonio Pagliaro; 12-Maddaloni, l’ On. Prof. Alfonso Ruggiero ex allievo del “G. Bruno” nello studio di Antonio Pagliaro; 13Maddaloni, il rettore del Convitto Francesco Agnoloni; 14 Maddaloni, la storia del Cav. Uff. Renato Ravinetti nello studio del prof. Antonio Pagliaro; 15 Maddaloni, il prof. Pagliaro ricorda Guido Mario Tamburrino nel 7° anno della Nascita al Cielo; 16 Maddaloni, la storia del Maggiore prof. Vincenzo Castaldo nello studio del prof. Antonio Pagliaro; 17 Maddaloni, la storia dell’avv. Camillo Pitocchi Rettore Vicario a Maddaloni nello studio di Pagliaro; 18 Maddaloni, “la vittoria alata e mutilata” del prof Vincenzo Castaldo nello studio del prof. Pagliaro; 19 Maddaloni, il Preside Prof. Caliendo Comm. Gaspare nello studio del prof. Antonio Pagliaro; 20 Maddaloni, le attività di ricerca del Museo e facebook rendono possibile fare storiografia on line ed altri). Tutti studi condotti dal prof. Antonio Pagliaro a cui da qualche anno è stata affidata il riordino e studio dell’archivio storico della antica istituzione scolastica interessata nonché attività di raccolta dei cimeli (Maddaloni, il Convitto “Giordano Bruno” apre la “Campagna della Raccolta dei cimeli e divise).
Come di consueto il prof. Antonio Pagliaro condivide con la nostra redazione e con la mia persona in particolare i suoi studi, per la qual cosa sia la redazione che lo scriventi siamo molto grati. Tra le altre cose lo scorso 3 dicembre 2016 a Bellona, presso la sala consiliare, è stato presentato il V Volume della serie “Chi è?” che contiene dei contributi biografici dello stesso prof. Antonio Pagliaro (Bellona, sabato 3 dicembre Ambiente Cultura Legalità – XI° edizione e V Volume “Chi è?”).
Si rimanda al portale web sui contributi storici del prof. Antonio Pagliaro per tutti gli approfondimenti al link https://sites.google.com/view/t oninopagliaro/storia .

[1] Per opportunità taluni approfondimenti, sempre frutto dello studio del prof. Pagliaro connessi alla tematica principale, sono riportati come nota.
[2] Dal link del seguente sito, http://www.archiviomemo.it/documento/152/famiglia-berardinelli-dovidio oltre alla foto e i dati personali della signora Giulia Scarano, (Trivento (CB), 28/01/1846), ci sono le foto e i nomi di soli sei figli: Emidio 1866, Guglielmina 1871, Matilde 1874, Rosa 1883, Gaetanina 1885,Gilda 1888.
[3] A Napoli viveva e insegnava alla Regia Università il cugino di suo padre Amato, il senatore Francesco Amato d’Ovidio (Campobasso 05/12/1849 – Napoli 24/11/1925). Altro cugino era il senatore Enrico d’Ovidio, fratello di Francesco, Campobasso 11/08/1843 – Torino 21/03/1933. Professore ordinario e preside della facoltà di Matematica (1893-1904), rettore dell’Università (1880-1885) e del Politecnico di Torino (1906-1922).
[4] Il Prestito littorio è riferito alla decisione presa dal governo italiano nel 1926 (Presidente del Consiglio Benito Mussolini) di non rimborsare i titoli del debito pubblico ma di trasformarli in titoli di più lunga durata. Il provvedimento del regime fascista fu ritenuto necessario per ridurre il debito pubblico che si era accumulato durante gli anni del primo conflitto mondiale. Per i titoli del Prestito littorio fu stabilito il rimborso a partire dal 1937.
[5] Il tenente colonnello Gioacchino Castaldo, ex sindaco di Maddaloni nel 1925, era fratello del docente di disegno delle Belle arti del Regio Convitto Nazionale “G. Bruno”, professore Vincenzo Castaldo, anch’egli iscritto all’UNUCI perché ufficiale in congedo e reduce dalla Prima guerra mondiale.
[6] Marcello d’Ovidio, era professore titolare della cattedra di Urologia presso la Facoltà di Medicina della Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche di Lugano / Svizzera, docente in Laser-chirurgia presso l’Università degli Studi di Urbino, Docente di Laser medicina e chirurgia presso la Scuola medica Ospedaliera di Roma, Specialista in Urologia, Chirurgia Generale e Chirurgia Toracica conseguiti presso L’Università “La Sapienza“ di Roma, accreditato presso l’American Hospital e presso l’European Hospital di Roma, membro della Società Internazionale di Laser terapia medica e chirurgica, membro e socio fondatore della International Accademy for laser medicine and surgery. Nato al Cielo il 29 Dicembre 2013, era padre del citato ingegnere Fabrizio.
[7] Ecco il testo, in versione ridotta, del verbale scritto dal segretario economo, ragioniere Carbone Bernardino, ricavato dal Registro del Consiglio di Amministrazione conservato nell’Archivio storico del nostro Convitto, che va da maggio 1941 al 1950: «Seduta del 31 maggio 1941-XIX L’anno millenovecentoquarantuno-XIX, il giorno 31 del mese di Maggio, alle ore 18, previo invito scritto, con l’indicazione dell’ordine del giorno, spedito a domicilio di ciascun Consigliere, si è riunito nell’Ufficio di Direzione del R. Convitto Nazionale di Maddaloni, il Consiglio di Amministrazione nelle persone dei Signori: 1. Dott. Prof. Giuseppe d’Ovidio – Rettore – Presidente; 2. Cav. Uff. Dott. Gaspare Caliendo – Consigliere; 3. Cav. Dott. Notar Giuseppe Iorio – Idem 4. Avv. Antonio Brancaccio – idem 5. Avv. Giuseppe Castaldo – idem Con l’assistenza del Sig. Rag. Carbone Bernardino – Segretario – Economo. Assente, perché dimissionario, il Consigliere delegato, Rag. Filippo Gazzeno. Il Rettore – Presidente, constatata la validità dell’adunanza per il numero legale degl’intervenuti, si dichiara aperta la seduta. Prima di passare alla trattazione dei singoli argomenti segnati all’ordine del giorno, rivolge nella presente prima adunanza da lui presieduta, il suo deferente e cordiale saluto, facendo appello alla valida ed efficace collaborazione del Consiglio tutto, collaborazione – egli aggiunge – che non gli potrà mancare, conoscendo già di quanto amore e di quanta passione esso circondi il vetusto e glorioso Convitto. E mai la vostra opera – prosegue il Rettore Presidente – mi sarà tanto efficace e tanto preziosa come in questo primo periodo della mia gestione che si presenta non priva di serie difficoltà finanziarie, non certi imputabili all’opera dei signori Consiglieri di Amministrazione, dei quali mi risulta la squisita correttezza e l’appassionata collaborazione data a favore del Convitto, bensì allo scarso senso di responsabilità del mio predecessore, come è venuto a risultare da una serie di elementi affiorati in sede d’ispezione, ed aggravata dall’imperizia e dal deficiente rendimento del funzionario preposto all’Ufficio Economato, con le conseguenze che possono facilmente immaginarsi, e con il risultato che occorrerà riorganizzare e sistemare tutti i servizi afferenti alle funzioni dell’Economo. Indi il Sig. Rettore Presidente, passa alla trattazione del primo argomento segnato all’ordine del giorno ed a margine indicato. Relazione sulle condizioni finanziarie e materiali dell’Istituto. Egli dice che due sono i fattori principali su cui richiama l’attenzione speciale del Consiglio: finanziario e materiale. Premetto, soggiunge, che non essendosi provveduto alla compilazione del Consuntivo per l’anno finanziario 1940 e dato il disordine nei registri contabili, non è stato possibile avere un quadro completo delle condizioni finanziarie dell’Istituto, da me richieste con viva premura sin dai primi giorni della mia Amministrazione, per rendere esatti conti dello stato in cui assumevo la gestione, non essendovi chi potesse farmi una vera e propria consegna. Si è dovuto perciò necessariamente attendere la chiusura del quadrimestre gennaio – aprile per avere in certo modo un punto di partenza: di qui il ritardo frapposto alla riunione del Consiglio d’Amministrazione. La competenza specifica e la lodevole diligenza del nuovo Vice Economo, rag. Carbone Bernardino e dell’impiegato addetto all’Ufficio Economato, Dott. Nuzzo Giovanni, hanno contribuito non poco a precisare la situazione contabile finanziaria. Sicché alla sera del 30 aprile u.s. è risultato un fondo cassa di £ 9.495,21 alla quale sono da aggiungersi £ 5.080,05 per rette e quote maturate e dovute dal Ministero e da altri fatti. Si ha quindi una disponibilità di £ 14.575,26. Contro tale disponibilità vi erano le seguenti somme da pagare a tutto aprile: a) Per assicurazione sociale del Personale £ 5.155,10 b) Per forniture varie generi alimentari £ 5.109,00 c) Per legna cucina £ 1.905,45 d) Per illuminazione ed energia motrice £ 881,85 e) Per lezioni interne £ 203,60 In totale £ 13.295,00 Eccedenza attiva £ 1.280,26 Se alle predette spese di £ 13.295,00 aggiungiamo quelle presuntive di £ 25.000 occorrenti per il mese di maggio, si vedrà come resterà scoperta una somma di £ 23.720 che invece avrebbe dovuto essere interamente ricoperte dalle rette e quote fisse riscosse a tutto il detto mese di maggio. Ed ho tralasciato, di proposito, le altre spese di carattere straordinario, come il saldo dei lavori di riattazione dei locali ad uso abitazione per £ 3.309,45 e l’importo dei lavori d’impianto elettrico negli stessi locali per altre £ 943,79, in uno £ 4.252, che formeranno oggetto di speciale deliberazione. Infine non può passare sotto silenzio il giudizio per danni in £ 100 mila, ed a voi ben noto, intentato dalla madre dell’ex convittore Lanzetta, giudizio che anche risolvendosi nel modo più favorevole all’Istituto, non potrà mancare di far sentire le sue conseguenze per spese processuali ed altre, quali nomine a difendersi, cui è già stata anticipata la somma di £ 1.000. In ordine al fattore materiale, poi, avvertivo in precedenza che occorrerà riorganizzare e sistemare tutti i servizi e le incombenze spettanti all’Economo. Infatti il consuntivo per l’esercizio 1940 non è stato compilato, mentre quelli relativi agli anni 1938 e 1939 risultano compilati e approvati dal Consiglio di Amministrazione, ma i relativi atti e verbali non sono firmati; i mandati di pagamento non sono raggruppati per capitoli e la maggior parte di essi sono mancanti delle firme del Rettore del tempo e del Consigliere delegato a per taluni ancora non si rinvengono i relativi documenti giustificativi di spesa. … Non sono poi state curate con la dovuta diligenza la riscossione dei censi e canoni, i cui residui pre anni 1940 e precedenti ammontano a ben £ 26.224 e la riscossione delle rette e quote fisse relativi ai predetti anni ed ammontanti alla considerevole cifra di £ 33.449,40. Inoltre non sono state apposte le marche per invalidità e vecchiaia del personale del Convitto nelle rispettive tessere dei mesi di gennaio, febbraio, marzo ed aprile corrente. …Di fronte alle incalzanti necessità, e nell’impossibilità da parte dell’Amministrazione di provvedere, sia pure in primis, con mezzi propri, a tutte le deficienze innanzi lamentate, il Rettore Presidente dice di non vedere altra soluzione che quella di ricorrere al Ministero per un adeguato sussidio, tanto più che una vaga soluzione del genere, gli è stata fatta dal Capo Divisione, che è a perfetta conoscenza delle cose del Convitto dopo l’ispezione fatta dal Dottore Gagliardi ai primi dello scorso gennaio. Il Consiglio Udita la esauriente relazione del Rettore, cui ricambia il cordiale saluto con i sensi di attaccamento alla sua persona ed alla Istituzione, che, sotto la saggia direzione del nuovo Rettore e con la incondizionata e feconda collaborazione del Consiglio medesimo, dovrà presto rifiorire nelle sue belle e gloriose tradizioni sia dal punto di vista educativo che da quello amministrativo; Accogliendo la proposta del Rettore – Presidente; Ad unanimità Delibera Far voti all’On. Le Ministero perché venga incontro ai bisogni urgenti del Convitto, mediante la concessione di un congruo sussidio. Il Rettore G. d’Ovidio, Il Consigliere Avv. Giuseppe Castaldo, il Segretario Economo Carbone».
[8] « L’inaugurazione dell’anno scolastico 1941- 42 avrà luogo il giorno 5 corrente mese ed il giorno 6 avranno luogo regolarmente le lezioni. Tutti gli alunni, in divisa fascista, saranno presenti al discorso di apertura che il Sig. Preside terrà nel nostro salone principale alle ore 15, indi, inquadrati ed accompagnati dagl’istitutori assisteranno alla leva fascista in piazza della Vittoria. Il Rettore G. d’Ovidio»- « Ordine del giorno, 4 ottobre 1941-XX Tutti gli alunni convittori saranno divisi in sei squadre occupando i medesimi locali dello scorso anno:
|
Squadra |
Istitutore |
Cameriere |
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Prima |
Sig. Carpinone |
Sig. Mastropietro |
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Seconda |
Sig. Cataffo |
Sig. Mancini |
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Terza |
Sig. Lomonaco |
Sig. De Lillo |
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Quarta |
Sig. Scarano |
Sig. De Vincenzo |
|
Quinta |
Sig. Mercadante |
Sig. Grava |
|
Sesta |
Sig. Clemente |
Sig. Vallese |
Salvo ulteriori ed eventuali mutamenti che verranno resi noti nel registro degli ordini di servizio giornaliero. Il Vice Rettore sarà coadiuvato dal dott. Tescione funzionario di ruolo. Il Rettore G. d’Ovidio».
«Ordine del giorno 20 ottobre 1941 A datare da oggi viene assunto in servizio, con le funzioni di guardia notturna il Sig. De Laurentis Ugo. Il Rettore G. d’Ovidio, Per conoscenza Il Vice Rettore G. Guida».
«Ordine del giorno 31 ottobre 1941-XX In occasione della festività di Tutti i Santi e della commemorazione dei Defunti (1 e 2 novembre p.v.) gli alunni richiesti dalle famiglie possono trascorrere a casa i due giorni suddetti, con l’obbligo di rientrare in Convitto nel pomeriggio del giorno 2 od al più tardi la mattina del tre sempre prima dell’inizio delle lezioni. Il Rettore G. d’Ovidio».
«Ordine del giorno 7 novembre 1941-XX Come già ebbi a raccomandare nel rapporto giornaliero del 21 dello scorso mese, ricordo a tutti l’obbligo di scendere nel ricovero del Convitto ogni volta che viene dato l’allarme aereo e rimanervi per tutta la durata di esso. Ognuno curi, secondo le proprie mansioni, a che gli alunni osservano sempre ordine e disciplina. Il Rettore G. d’Ovidio, visto per l’esecuzione, Il Vice Rettore G. Guida, L’Economo Atticciato, Il funzionario di Ruolo Dott. F. Tescione, Gl’Istitutori».
«Ordine del giorno 7 novembre 1941-XX A decorrere da domani, 8 corrente, tutti gli alunni andranno ogni sabato a scuola in divisa della G.I.L. Il Rettore G. d’Ovidio, Per conoscenza Il Vice Rettore».
[9] Nel verbale si legge: “ … Locali del convitto in fitto al Comune. Col nuovo anno, poiché la Scuola Media deve funzionare per conto proprio ed indipendente dal Liceo (legge Bottai) [Nel 1940 la legge Bottai ha istituito la Scuola media unica abolendo di fatto il corso inferiore ginnasiale. Rimane il biennio superiore, chiamato IV e V ginnasio, e il Liceo Classico. I programmi di insegnamento del latino e greco saranno modificati in modo da rendere funzionale il raccordo con quelli svolti nella scuola media.] occorrono altre due aule per la Presidenza e gli Uffici. Il R. Provveditore agli Studi, in una ispezione fatta nel scorso settembre, si rivolse di nuovo alla Direzione per ottenere le aule suddette, essendovene la possibilità, avendo il Preside Comm. Caliendo lasciato libero tutto l’appartamento composto da vari vani. Poiché il Ministero non ha trovato nulla in contrario alla comunicazione fatta dal Provveditore alla Direzione Generale dell’Ordine Classico e alla Direzione Generale dell’Ordine Medio, date la attuali esigenze del momento che non permettono trovare locali da poter fittare, e poiché ve n’era la possibilità, questa Direzione, in via del tutto precaria e subordinatamente all’approvazione del Consiglio, ha messo altre due aule per la Presidenza e Segreteria della Scuola Media, riservando al Consiglio stesso di stabilire il canone annuo e le condizioni da farsi. Il Consiglio udita l’esauriente esposizione fatta dal Rettore; presa visione della lettera ministeriale del 22 ottobre 1941-XIX,n° 22496, con la quale il Ministero stesso “autorizza il Rettore del Convitto Nazionale di Maddaloni a cedere in fitto al Comune, mediante un annuo contributo, alcuni locali, attualmente esuberanti ai bisogni del Convitto, con la espressa facoltà al Rettore di rientrare in possesso non appena le esigenze lo richiedessero, e con il permesso agli alunni esterni di accedere al Liceo –Ginnasio attraverso il portone d’ingresso”; Letta la lettera del R. Provveditore agli Studi, con la quale si chiedeva la cessione dei locali facendo affidamento sul vostro spirito di comprensione per non creare imbarazzo ai due capi d’Istituto e per collaborare con noi sulla soluzione del problema, a cui il Ministero tiene in modo particolare delibera di ratificare, come ratifica, l’operato del Rettore accordando piena approvazione per la cessione in fitto dei locali non necessari ai bisogni dell’Istituto; incarica il Rettore di redigere col Podestà del Comune il relativo contratto per l’annuo canone di £. 6.000,00, e la somministrazione gratuita di 500 metri cubi d’acqua per i bisogni della Scuola e per rifare, in un certo modo, l’Amministrazione dell’energia elettrica per l’illuminazione delle aule, quando il bisogno lo richieda. Naturalmente il Comune dovrà provvedere a proprie spese ai necessari lavori di adattamento ed a restituirli nello stato primitivo, quando il Convitto ne domanderà la restituzione. Delibera inoltre di concedere le rimanenti stanze lasciate libere dal Preside Comm. Caliendo, in fitto all’Economo del Convitto, dott. Ruggiero Bernardo, per l’annuo canone che verrà stabilito dall’Ufficio Tecnico di Finanza, giusta l’art. 180 del Regolamento per i Convitti Nazionali, 1° settembre 1925, n° 2009. Istituzione di una sopraretta. Il Consiglio udite le giuste ragioni del Rettore presidente; considerato che la misura delle rette non è più proporzionata alle spese e che pertanto s’impone un provvedimento atto a garantire l’equilibrio del bilancio Delibera di istituire una sopraretta di £. 200 a quadrimestre, da corrispondersi dalle famiglie degli alunni e dagli Istituti di Previdenza per quelli a proprio carico alle scadenza di ogni quadrimestre. Altri punti discussi furono: Liquidazione del cameriere De Vincenzo Salvatore, Aumento al medico e al padre spirituale, Nomine degli istitutori assistenti per l’anno scolastico 1942/43 nelle persone dei signori: De Vivo Arnaldo, De Santis Vincenzo, Ascioti Michele, Focanta Giovanbattista, Sciallo Michele, Ciarlo Nicola, Angioni Francesco e Fasano Vincenzo”.
[10] Ecco il testo integrale del punto 5°: “ Il Rettore informa il Consiglio che, date le presenti condizioni anormali e dati i continui richiami alle armi tanto di personale di ruolo, quanto di studenti universitari, si è venuta a determinare una deficienza di Istitutori di ruolo ed assistenti, per cui spesso non si riesce ad avere nemmeno il numero di istitutori addetti al governo delle squadre e di conseguenza si è costretti a ricorrere a Convittori di classi liceali, che danno affidamento sia per la loro serietà e sia anche per la loro capacità. Per tale servizio che prestano tali giovani, egli è di avviso di concedere un premio in denaro mensile, che valga a stimolarli a fare in pieno il dovere che ne derivi dall’incarico loro affidato. Il Consiglio trovando giusto ed esatto quanto il Rettore riferisce, lo autorizza a dare ai detti giovani quel premio che egli riterrà opportuno, ma che non superi la corresponsione stabilita in bilancio per gli istitutori assistenti. Letto ed approvato. Il Rettore G. d’Ovidio L’Economo Segretario A. Ruggiero”.
[11] Nell’Adunanza ordinaria del 6 aprile 1943-XXI, eludendo la presentazione di rito trascritta nel verbale, riporto solo alcuni punti: “ Bilancio preventivo 1943 modificato. Il Ministero restituisce il bilancio preventivo 1943 perché sia modificato in conseguenza del rilevante numero dei convittori che da quello di Napoli sono passati costà. In conseguenza di quanto di sopra, essendosi rifatto, ex novo, il bilancio preventivo 1943XXI, il Rettore lo presenta all’esame del Consiglio…il quale ad unanimità delibera di approvare, come approva il bilancio preventivo per l’esercizio 1943-XXI – XXII nella somma complessiva di £. 717.461,10 (settecentodiciassettemilaquattrocentosessantuno e 10/100) così per l’entrata come per la spesa; Assegno temporaneo di guerra. Per volere del Superiore Ministero, lettera 9/01/1943 – XXI, la Sopraretta di £. 200.00 a quadrimestre da corrispondersi dalle famiglie degli alunni e degli Istituti di Previdenza per quelli a proprio carico, deliberata nella seduta del 30/10/1942, viene chiamata <
[12] A tal proposito si legga il seguente verbale. “ Adunanza ordinaria del giorno 29 agosto 1943 Ricovero antiaereo. Il Rettore, riportandosi a quanto ebbe a riferire al Consiglio nella seduta del 6 aprile corrente anno, informa il Consiglio stesso che essendo riusciti vani tutti i suoi uffici per ottenere dalla R. Prefettura di Napoli l’attuazione di un rifugio, ebbe la premura di far redigere dall’ingegnere del Convitto un progetto per la costruzione di un rifugio che offrisse la maggiore garanzia contro le incursioni nemiche. Il progetto redatto nella somma preventivata di circa lire settantamila venne dal rettore personalmente presentato al Vice Intendente di Finanza di Napoli sostenendo che le spese dovevano ricadere a carico dell’Erario sia perché il rifugio veniva costruito su suolo di proprietà demaniale e sia perché di utilità ad una popolazione scolastica di circa 200 alunni. L’Intendente, continua il rettore presidente, accolse la mia tesi e promise che avrebbe rimesso subito all’Ufficio Tecnico il progetto consegnatogli per la sollecita esecuzione dei lavori. Intanto sono trascorsi circa due mesi e nulla si è visto ancora: e poiché gli eventi incalzano e l’apertura delle scuole si avvicina, ho dato incarico all’ingegnere di ridurre il progetto al necessario indispensabile e di iniziare subito i lavori, avendo il Ministero della Educazione concesso un sussidio di lire quarantamila da servire per la manutenzione del fabbricato con particolar riguardo alla sistemazione del ricovero antiaereo. L’ing. Del Monaco, con quella diligenza che tanto lo distingue. Mi ha rimesso la seguente relazione che integralmente porto alla vostra conoscenza: Maddaloni, 30 Agosto 1943= Preventivo di spesa per la costruzione del ricovero antiaereo nel Convitto Naz. le “G. Bruno” di Maddaloni. Con l’intensificarsi delle incursioni nemiche e col sistema a tiri di bombe a grappoli praticati dal nemico, si rende necessario provvedere senza indugio e con una certa urgenza alla costruzione del ricovero nel Convitto “G. Bruno”, usando i criteri dettati dalla tecnica moderna, in modo da avere una sicurezza quasi assoluta. All’uopo ho stabilito e prescelto, come zona di ricovero, quella esistente sotto la palestra coperta e refettorio, e verrebbe scavato alla profondità di metri 13 sottoterra con accesso dall’attuale cantina. Tale ricovero della lunghezza di circa metri 30 e della larghezza di m. 2,60 a forma di tunnel, oltre a trovarsi alla profondità sudetta, ha come protezione tutto il fabbricato soprastante, pianterreno e 1° piano, di solidissima muratura con spessore di un metro e copertura a volta. Il ricovero poi, oltre ad avere l’accesso dalla cantina, avrà un’uscita di sicurezza all’estremità opposta, verso il cortile, ed una terza uscita sarà fatta nella cantina stessa e comunicherà con lo scantinato al di là della lavanderia verso la palestra coperta. Per maggiore sicurezza si è prevista una puntellatura di tutto il ricovero con travi di legno e tavole incastrate a collegate fra di loro. Da calcoli fatti è risultato che la spesa complessiva per il ricovero in argomento si aggira intorno alle £. 40.000,00. Pertanto dato che sul posto non esistono imprese vere e proprie che potrebbero assumere lavori del genere e data l’impossibilità di ingaggiare Ditte fuori sede, le quali impegnate altrove non assumono altri lavori per difficoltà di comunicazioni, trasporti e mano d’opera per effettuare con sollecitudine la costruzione del ricovero in parola, occorre che i lavori vengano fatti in economia, unica soluzione per potere mandare a termine ogni cosa nel minor tempo possibile e con minima spesa. L’ingegnere Incaricato firmato Raffaele del Monaco Il Consiglio Udita la relazione del Rettore – Presidente; Considerata necessaria ed urgente la costruzione di un rifugio antiaereo per le sempre crescenti incursioni che hanno apportato lutti e rovine anche nell’abitato di Maddaloni; poiché non è stato possibile dare in appalto detti lavori per la mancanza di ditte assuntrici e le gravi deficienze della mano d’opera è materiali da costruzione; presa visione della lettera del R. Provveditore agli Studi di Napoli per la concessione, da parte del Superiore Ministero, di un sussidio di lire quarantamila, da servire per la manutenzione del fabbricato con particolare riguardo alla sistemazione del ricovero antiaereo delibera di approvare, come approva, i lavori già iniziati di un ricovero antiaereo che garantisca l’incolumità e la sicurezza di una popolazione scolastica di oltre duecento persone tra personale ed alunni; di proseguire i lavori nei più stretti limiti necessari ed in economia sotto la diretta vigilanza ed assistenza dell’ingegnere del Convitto Dott. Raffaele Del Monaco; di contenere la spesa, per quanto è possibile, nel sussidio concesso dal Ministero di lire quarantamila, salvo poi a determinare se la spesa stessa debba ricadere all’Amministrazione del Convitto oppure all’Erario, proprietario dei beni demaniali tenuti in uso dal Convitto; di dare infine mandato al Rettore di procedere all’attrezzatura del ricovero, sempre di concerto con l’ingegnere Del Monaco, a tutto ciò che occorre (panche, luce, riscaldamento, acqua ecc.) che valgano a rendere quanto meno disagiata la forzata permanenza nei ricoveri stessi. Riattivazione del pozzo. Il Rettore – Presidente legge l’ordinanza del Commissario Prefettizio con la quale, in virtù di quella emanata da S.E. il Comandante del XIX Corpo d’Armata in data 28 luglio n° 3, si fa ordine a tutti i proprietari di pozzi di acqua sorgiva di provvedere alla loro bonifica ed attivazione nel termine di cinque giorni. Contro gli inadempienti, oltre che a procedersi a termini di legge, sarà provveduto a loro spese alla esecuzione dei lavori. Il nostro pozzo, continua il Rettore Presidente è stato in piena efficienza fino a tutto il mese di dicembre 1941, ma a causa dei continui guasti al motorino elettrico che importavano forti spese di riparazione, incuria da parte di chi ne aveva la manutenzione ed il continuo dispendio per forza motrice, il pozzo venne abbandonato, riuscendo più semplice e più conveniente usufruire dell’acqua del Comune. Per rimettere il pozzo in efficienza occorre riparare ex novo il motorino elettrico, il che importa una spesa di circa lire duemila (come mi è stato chiesto da persona tecnica all’uopo consultata, cosa questa che in tempi normali si sarebbe fatta con una spesa inferiore alle mille lire) e rimette in efficienza pompe e tubi che importeranno una spesa che si aggira sulle cinque o seicento lire, secondo il lavoro che richiederanno. Il Consiglio pur apprezzando il senso di economia del Rettore – Presidente nell’amministrazione del Convitto; letta l’ordinanza del Commissario prefettizio in data 12 agosto 1943; considerato essere necessario ed urgente rimettere in piena efficienza il pozzo, in previsione di quanto potrebbe accadere nelle continue incursioni aeree che ogni volta arrecano guasti e rovine dovunque le bombe vengono a cadere, con gravissimo della popolazione civile Delibera di dare piena efficacia all’ordinanza del Commissario Prefettizio ed autorizza il Rettore a rimettere in piena efficienza il pozzo di acqua sorgiva del Convitto affrontando quella spesa che sarà necessariamente indispensabile per la bonifica e l’attivazione del pozzo in parola. Locali del Convitto. Il Rettore informa il Consiglio di aver richiesto al Comune di Maddaloni i locali temporaneamente fittati per uso delle Scuole Medie. Il Comune di Maddaloni ha fatto sapere che si trova nell’impossibilità di aderire alla richiesta perché, a causa dello sfollamento, non si trova un solo vano da adibire ad aula scolastica e che voler togliere le scuole medie dai locali del Convitto, significa obbligarne la chiusura. Assicura inoltre che appena l’Amministrazione Comunale avrà riscosso il contributo dello Stato per l’integrazione del proprio bilancio, provvederà a regolarizzare le pendenze finanziarie al Convitto. Il Consiglio ne prende atto e rinvia ad altro tempo la soluzione di tutte le procedure col Comune di Maddaloni».
[13] “Seduta del 13 maggio 1944 L’anno millenovecentoquarantaquattro, il giorno 13 del mese di maggio, alle ore 17, previo invito scritto, spedito a domicilio di ciascun Consigliere, si è riunito, nell’Ufficio di Direzione, sito in Via 1° Ottobre – palazzo Brizio – il Consiglio di Amministrazione nelle persone dei Signori: Dott. Prof. d’Ovidio, Rettore – Presidente, Cav. Uff. Giuseppe Iorio, Consigliere, Sig. De Laurentis Notar Girolamo, idem, Rag. Renne Francesco, Procuratore Capo Imposte, idem, Cav. Avv. Antonio Brancaccio, idem, Dott. Prof. Giuseppe Guida, Vice Rettore con funzione consultiva, con l’assistenza del Dott. Nuzzo Giovanni ff. Vice Economo – Segretario. Assente giustificato: Comm. Prof. D’Anna Giuseppe. Il Rettore Presidente, constatata la validità dell’adunanza per il numero legale degli intervenuti, dichiara aperta la seduta. … Relazione sulle attuali condizioni del Convitto. Indi il Rettore fa la seguente relazione dopo le tristi e terrificanti giornate di furore teutonico, durante le quali il Convitto, oltre ai danni materiali di rotture di vetri per un valore superiore alle 2.000 lire, dovette consegnare alle forze armate tedesche 100 piatti di porcellana da zuppa, 100 bicchieri di cristallo, 100 tazze da latte, 100 cucchiai alpacca, nonché 110 moschetti di modello antico, 19 moschetti modello nuovo, che servivano questi ultimi per le esercitazioni militari dei nostri convittori, una parte dei locali venne occupata da un reparto delle forze armate inglesi, le quali, all’atto della partenza, sotto l’intimazione: “noi padroni di tutto, o dare o prendere” portarono via 5 materassi, 18 lenzuola per i quali vollero rilasciare come corrispettivo la somma di lire ottocento (regolarmente versata alla Cassa amministrativa) nonché tutte le stoviglie, posaterie ed oggetti vari che trovarono nella abitazione del Rettore, assente perché in regolare permesso. Col dicembre al reparto inglese successe il Comando Generale Messaggi francese, che, senza procedere ad alcun atto di requisizione, s’impossessò di tutto l’Istituto e quanto in esso vi era. Quod non facerunt barbari, facerunt Barbarini: tutto venne messo a soqquadro, manomesso, trasformato: nulla si poté impedire, giacché, ad ogni nostra lagnanza, rispondevano essere essi padroni di tutto. I danni furono piuttosto rilevanti: materassi e lettini presi dagli ufficiali e portati fuori dal Convitto, altri 10 materassi portati alla Villa Grazia perché richiesti da Ufficiali Superiori, 12 materassi presi e non restituiti dalle signorine francesi, 3 materassi e 2 coperte dal maresciallo di Polizia ed altri oggetti di cui non si è potuto controllare la sparizione. Detti danni aumentarono quando, partito il Comando Generale, i pochi militari dell’Ufficio geografico rimasero padroni assoluti del campo. Le macchine della Scuola Media in ferro fuso smontate e portate via, oggetti di cucina: bascuglia, bilancione, macchina trita-carne, caldaie di rame ed altri utensili, tavole del refettorio, cattedre, banchi rotti e portati via, legna da ardere, carbone, generi alimentari, messi da parte nella speranza di poter riaprire l’Istituto, scomparsi. Nulla è a dire dei danni arrecati allo edificio, porte sfasciate, banchi e cattedre rotti, l’impianto elettrico completamente rovinato con sottrazione di lampadine, globi-riflettori, ecc., e molto altro danno si sarebbe avverato se l’intervento della Polizia americana da me richiesta non avesse messo fine a tanto scempio. Che anzi per opera mia e sotto minaccia di denuncia si potettero ricuperare tre cattedre, cinque cassettoni, sette sedie, una radio portati via e riportati poi in Convitto dopo quattro giorni con la promessa che si sarebbe provveduto a restituire ogni cosa purché non si fosse fatto rapporto al Comando Alleato. In tale stato di cose e verso la fine dello scorso gennaio il Convitto fu occupato dal Centro di Convalescenza francese, la cui Direzione, senza procedere ad alcun atto di requisizione, si è impossessata dei locali e di tutto quanto vi era dentro finanche dei registri contabili, impedendone l’accesso a tutto il personale dirigente ed inserviente. Che anzi la stessa Direzione dell’Ospedale, indignata contro il Rettore benché questi, geloso tutore dei beni del Convitto, aveva fatto rilevare tutti i danni commessi dai loro connazionali … ed in appena tre ore di tempo fu fatto sgombrare dall’Istituto e portato in una villa già devastata da reparti militari tedeschi. E’ facile immaginare, continua il Rettore, tutti i danni che nei mobili, utensili, effetti vestiari, generi alimentari ha potuto subire, un danno che si aggira, come posso dimostrare e qualche Consigliere ha potuto rilevare, sulle 20 mila lire. Sono gli incerti del mestiere ed i proventi straordinari che la carica di Rettore mi hanno procurato. Ma come fare? A chi ricorrere? Messo così fuori dal Convitto mediante l’aiuto delle Autorità municipali mi è stato possibile trovare quest’abitazione, la quale, benché disagiata e molto ristretta, mi serve come abitazione e come ufficio. Il fitto mensile compreso l’acqua, è di £. 310 (trecentodieci) e prego l’On. le Consiglio di volerne autorizzare la spesa. Il Consiglio con vivo rincrescimento prende atto di tutto quanto è stato chiaramente esposto dal Rettore nella dettagliata sua relazione circa i danni subiti dall’Istituto; esprime il suo rammarico per le traversie ed i danni sopportati dal Rettore e vivamente si compiace ed elogia il di lui operato per la tutela a difesa dei beni del Convitto e degli alunni; facendo voti che il Convitto riprenda presto le sue funzioni nei propri locali Delibera di approvare, come approva, il trasferimento degli Uffici e dell’alloggio del Rettore nell’attuale sede e ne autorizza la spesa del fitto in lire trecentodieci mensili fino a quando l’Istituto non rientrerà in possesso dei propri locali, imputando detta spesa nel capo XIII art. 2 del bilancio. Situazione di cassa. Il Consiglio, udite le risultanze contabili delle situazioni di cassa relativa al periodo agosto – dicembre 1943 e gennaio – aprile 1944, su proposta del Rettore – Presidente, ad unanimità le approva come segue: Cassa Convitto: Periodo agosto – dicembre 1943 – Fondo cassa £. 184.310,65 Periodo gennaio – aprile 1944 – Fondo cassa £. 188.637,10 Cassa alunni: Periodo agosto – dicembre 1943 – Fondo cassa £. 53.211,20 Periodo gennaio – aprile 1944 – Fondo cassa £. 60.722,80
Il Rettore – Presidente comunica al Consiglio che in esanzione di quanto venne deliberato nella seduta del 29 agosto 1942, sono stati regolarmente eseguiti i lavori per la costruzione di un ricovero antiaereo nei sotterranei del Convitto. La spesa occorsa è risultata di molto inferiore a quella preventivata in £. 40.000,00, e di ciò ne dà ragione l’ingegnere direttore dei lavori Ing. Raffaele Del Monaco(in una lettera del 5-11-1943) Al muratore Pascarella Luigi per i lavori eseguiti £. 28.040,00 Per progettazione direzione, assistenza, misurazione e valutazione in ragione del 10% £. 2.800,00 Importo totale della spesa £. 30.840,00 Com’è a conoscenza dell’On. Le Consiglio, continua il Presidente, il Ministero della Pubblica Istruzione concesse un sussidio di £ 40.000,00 per la manutenzione del fabbricato con particolare riguardo alla sistemazione del ricovero antiaereo. A ciò si aggiunga che il Vice Rettore dott. Guida, funzionante Rettore per la sua assenza, perché in regolare permesso, durante le giornate di terrore e rappresaglie da parte dai tedeschi, a limitare la ressa delle moltissime famiglie maddalonesi che chiedevano asilo e ricovero in Convitto a causa del ben munito e sicuro rifugio, istituì di sua iniziativa ed a beneficio dell’Amministrazione, una tassa che diede il seguente risultato: Somma versata dalle famiglie per l’uso del ricovero £ 6.350 Idem per l’uso del materasso £ 2.450 Offerta del Commissario prefettizio Avv. Brancaccio per l’ospitalità ricevuta con la famiglia £ 1.400 Totale £. 10.200 Compenso al personale inserviente per maggior lavoro £. 450 al netto £. 9.750 che unita alle 40.000 concesse dal Ministero si ha un totale generale in £. 49.750. Come i loro Signori vedono in detta somma entrano benissimo le spese già fatte per detto ricovero in £ 30.840 con largo margine a favore dell’Istituto. Delibera di approvare, come approva, la spesa fatta per la costruzione del ricovero antiaereo nei sotterranei del Convitto in £. 30.840, Personale inserviente. Con l’occupazione dei locali del Convitto avvenuta nello scorso settembre da parte delle forze armate francesi, l’Istituto ha sospeso il suo funzionamento. Di conseguenza son venuti a cessare tutti i servizi ad esso inerenti ed il personale inserviente è così disoccupato. Esso attualmente è costituito da: Pascarella Domenico, maestro di casa; Zeuli Nina, guardarobiera; Amendola Girolamo, portiere; Mastropietro Salvatore, Vallese Eugenio e Schiavone Antonio, camerieri; mentre D’Antonio Francesco, cuoco, Mancini Giovanni, cameriere e Paniano Arturo, muratore, hanno chiesto di attendere alle loro faccende domestiche pur rimanendo in sede e sempre a disposizione della Direzione del Convitto. Il Rettore Presidente domanda ai colleghi del Consiglio se sia il caso di dimetterlo oppure considerarlo in servizio con tutti gli assegni di cui è provvisto. Il Consiglio dopo ampia ed esauriente discussione cui prendono parte tutti i Consiglieri; considerato che il Convitto non ha chiuso definitivamente i battenti, nel qual caso anche per lo stato giuridico degli impiegati tutto il personale verrebbe dimesso, ma ha interrotto temporaneamente le sue funzioni per causa dello stato di guerra; considerato che nelle Amministrazioni statali, pur avendo gli uffici interrotto le loro ordinarie funzioni, gli impiegati sono considerati sempre in servizio e corrisposti di tutti gli assegni di cui sono provvisti sempre però che rimangano a disposizione dei propri Superiori; a parte che sarebbe inumano privare di un piccolo cespite e mettere sul lastrico tanti padri di famiglia; in analogia di quanto viene praticato dallo Stato verso i propri dipendenti; ad unanimità delibera di conservare tutti gli assegni, di cui sono provvisti, agli inservienti che rimangono sempre in servizio e a disposizione della Direzione dello Istituto e di sospendere qualsiasi provvedimento potesse riguardare chi, varcati i limiti di età, si troverebbe nel caso di una liquidazione finale. … Sanitario, Padre Spirituale e parrucchieri. Il Rettore comunica al Consiglio che con nota in data 19/10/1943 n. 196 di prot. Il funzionante Rettore dott. Guida Giuseppe a causa dell’occupazione del Convitto da parte delle Forze armate inglesi ha sospeso da ogni assegno il Sanitario, il Padre Spirituale ed i parrucchieri del Convitto”.
[14] L’esilio si conclude con la pubblicazione della Gazzetta Ufficiale di sabato 26 ottobre 2002, la quale fa cadere – dal 10 novembre, data della sua entrata in vigore – il divieto di ingresso in Italia. Il figlio di Umberto II, Vittorio Emanuele, la moglie Marina Doria e il loro figlio Emanuele Filiberto, solo il 15 marzo 2003 decisero di rientrare liberamente in patria.
[15] Si legga a tal proposito il suo profondo rammarico esternato ai componenti il Consiglio di amministrazione e trascritto nel seguente verbale: “Verbale del giorno 28 dicembre 1946 L’anno millenovecentoquarantasei, il giorno ventotto dicembre, alle ore 16, previo invito scritto spedito a domicilio di ciascun consigliere, si è riunito, nei locali del Convitto, il Consiglio di Amministrazione nelle persone dei Sigg.: Dott. Prof. Giuseppe d’Ovidio, Rettore – Presidente, Cav. Uff. Giuseppe Iorio, Consigliere, Cav. Avv. Antonio Brancaccio, idem, Rag. Francesco Renne, idem, con l’assistenza del Dott. Nuzzo Giovanni ff. Vice Economo – Segretario. Assenti giustificati i Consiglieri, Avv. Girolamo De Laurentis ed il Prof Michelangelo Alifano. Relazione del Rettore. Il Rettore – Presidente, constatata la validità dell’adunanza per il numero legale degli intervenuti, dichiara aperta la seduta riunita in seconda convocazione per il numero illegale nella prima. Prima di iniziare la discussione dell’oggetto segnato nell’ordine del giorno, fa la seguente relazione. Dopo tre anni di forzata lontananza, dopo tre anni di ansie e di speranze, torniamo oggi a riunirci tra le mura di questo vetusto Istituto, ma quantum mutatus ab illo (quanto diverso da quello che è stato). Lo lasciammo pieno di vita, sonante ancora di giovanili strida, maestoso nelle sue sante memorie, e lo troviamo muto, deserto, contaminato da cieco furore a bassa vendetta. E’ il caso di ripetere col Leopardi: qual forza e qual possanza lo trasse da tanta altezza in così basso loco? Il ricco patrimonio accumulato in un secolo e mezzo di vita è stato vandalicamente disperso, rovinato, distrutto, della ricca suppellettile che ornava tutto l’Istituto non rimangono che informi rottami; tutti gli attrezzi che servivano allo sviluppo fisico della nostra gioventù studiosa distrutta completamente, come nulla rimane del gran numero di stoviglie e degli attrezzi di cucina anch’essa sconvolta nei marmi, nel fabbricato e nei macchinari da vandalica furia. Ma se tanto ci rattrista la constatazione dei danni materiali, molto maggiore è il nostro accoramento alla considerazione dei danni morali inflitti al nostro istituto. Nulla, proprio nulla si rinviene della nostra biblioteca ricca di oltre quattromila volumi, alcuni dei quali di un certo valore artistico; l’archivio che conservava memorie fin dalla fondazione dell’istituto e che poteva dar materia allo studio futuro della memorie cittadine, completamente distrutto; il grande salone, già dichiarato monumento nazionale, deturpato da stolide imbiancature, divenuto luogo di convegno, di giuochi e di divertimento più o men lecito di una altezzosa soldataglia. E quel che è peggio si è che tra quelle mura sacre alle nostre manifestazioni artistiche e letterarie abbiam dovuto assistere, impotenti, allo scempio di un’accozzaglia di gallonati d’ogni nazione e d’ogni continente riuniti a simposio nel natale del 1944, che tra i rutti delle pietanze ingozzate e i fumi del vino e dei liquori mal digeriti, gridare più volte tra scherni e sberleffi: “Abbasso l’Italia” senza pensare che la gaia riunione veniva fatta a spese proprio di quella Italia che essi beffavano e svillaneggiavano. Sono questi valori morali che c’irritano e, direi quasi, ci avviliscono e ci fanno maggiormente maledire chi è stata la causa di una guerra deprecata ed impreparata. Se poi volgiamo lo sguardo allo stabile in se stesso, quale mole di lavoro da espletare: tetti crollanti e di urgente riparazione; serbatoi di acqua lesionati, infiltrazioni di acqua dovunque; terrazze screpolate, infissi e porte rotti, sfasciati, asportati; divelte tutte le serrature, centinaia di vetri infranti, tubature per l’acqua scontorte, asportate; impianto elettrico da rifarsi completamente, pavimenti ridotti in tristi condizioni, gabinetti di decenza diventati indecenti; locali trasformati dal loro uso abituale, e tutti quei danni che i cosiddetti vincitori hanno potuto arrecare in dispregio di un popolo immeritatamente vinto. Che ci rimane or dunque da fare? Ricostruzione, risorgimento, ci si predica da tutte le parti. Ma dunque, vorrei io dire a tali predicatori. Siamo sempre a risorgere? Risorgimento nell’ottocento, risorgimento nel novecento: ma quando consolideremo la nostra risurrezione, tanto da non essere da meno di tante nazioni che non hanno un passato glorioso come il nostro? Ad ogni modo anche a noi converrà vincer la prova, anche noi dovremo metterci all’opera e fare in modo che il Giordano Bruno, malgrado la dolorosa e triste parentesi, continui ad essere il glorioso istituto dalle gloriose tradizioni. Me ne dà affidamento la vostra autorevole e volenterosa cooperazione e di tale fiducia ne ha prova la riconferma nella carica di Consiglieri di Amministrazione delle SS. LL. a cui in questa nostra prima adunanza porgo il mio deferente e cordiale saluto. Nuovo tra noi, dico nuovo per la carica di Consigliere, è il prof. Alifano, che noi tutti conosciamo qual gentiluomo perfetto egli sia e la fama che egli gode di valoroso professore e V. Preside del locale Liceo Ginnasio. Assente oggi alla nostra riunione, per ragioni di famiglia, a lui giunga affetto, sapendo d’interpretare anche il vostro pensiero, il nostro cordiale saluto nella piena certezza che vorrà anch’egli spendere un po’ della sua preziosa collaborazione in pro di questo istituto che ci è tanto a cuore. Con tali sentimenti v’invito, o Signori, a passare alla trattazione degli argomenti posti all’ordine del giorno. Il Consiglio udita la relazione del Rettore – Presidente esprime il suo vivo rincrescimento per i danni subiti dal Giordano Bruno autorizza il Rettore ad espletare tutte le pratiche presso le Autorità competenti per il pagamento dei danni di guerra subiti e fa voti all’On. Ministero della Pubblica Istruzione perché voglia disporre un adeguato sussidio affinché si possano iniziare subito i lavori più urgenti ed improrogabili finché l’Istituto riprenda presto le sue normali funzioni. Consigliere delegato. Perché tutti i componenti del Consiglio possano prendere parte alla votazione, si rinvia alla prossima seduta la nomina del Consigliere delegato. Situazione di cassa. Il Consiglio, udite le risultanze contabili delle situazione di Cassa relativa al periodo 9 marzo a tutto dicembre 1946, su proposta del Rettore – Presidente, ad unanimità le approva come segue: Cassa Amministrativa £ 29.680,65 – Cassa Alunni: 72.844,25 Riapertura del Convitto. Il Rettore – Presidente presenta all’esame del Consiglio le nuove norme che dovranno regolare la ammissione dei convittori, semiconvittori e alunni esterni in Convitto essendo necessario ed indispensabile modificare quelle tuttora esistenti, date le attuali condizioni di vita e l’alto costo della vita stessa. Trattamento economico del personale inserviente. Premio della Repubblica. Il Rettore – Presidente legge ai Sigg. del Consiglio la circolare dell’8/11/1946 n.° 4753, con la quale il Superiore Ministero, constatate le disagiatissime condizioni economiche in cui versa la maggior parte del personale di servizio dei Convitti Nazionali, invita le singole Amministrazioni ad adeguare, nei limiti del possibile, il salario degli inservienti alle esigenze del costo della vita, tenendo, come norma, la misura del salario percepito dal personale subalterno delle scuole governative. Nello stesso tempo chiede se al personale inserviente è stato corrisposto, come per legge, il premio della Repubblica. Il Consiglio dà mandato al Rettore di formulare le nuove tabelle, tenendo presente le norme impartite dal Superiore Ministero e nello stesso tempo autorizza il Rettore di corrispondere agli inservienti il premio della Repubblica nella misura stabilita come per legge, nonché il 70% sull’attuale salario con decorrenza 1/9/1946. Guardarobiera Zeuli Nina. Considerato poi che la guardarobiera Signora Zeuli Nina durante l’occupazione delle Forze militari alleate per 3 anni di seguito, e con grande suo disagio e pericolo è rimasta nell’Istituto al suo Ufficio a custodire ed unicamente a lei si deve se buona parte del corredo degli alunni è stata salvata dalla sicura sottrazione da parte degli alleati, delibera di concedersi alla stessa una gratifica di lire tremila, qual premio di riconoscimento pel maggior lavoro di custodia dalla stessa prestato. Altri punti messi in discussione nell’O.d.g. furono Appalto cucina e Appalto bucato che, a titolo di esperimento, furono affidati alla signora Cortese Filomena, che si impegnava a somministrare il vitto agli alunni e al personale al costo di £. 180 a persona, e alla signora Zeuli Nina, per £ 800 mensili, per il bucato di ogni alunno. Letto ed approvato. Il rettore G. d’Ovidio, il consigliere delegato G. Iorio, l’Economo Segretario G. Nuzzo”.
[16] Dal verbale del giorno 27 gennaio 1947, stilato dal segretario economo Giuseppe Sorbello, si legge che i componenti del Consiglio di amministrazione furono tutti riconfermati per il triennio 1946/49, poi, fu nominato il nuovo consigliere delegato, rag. Francesco Renne, al posto del notaio Iorio cav. uff. Giuseppe. A domanda presentata dal rag. Sorbello, il Consiglio gli riconobbe una equa indennità mensile di £ 500, a partire dal novembre 1945 al dicembre 1946, non avendo potuto usufruire dell’alloggio nei locali dell’Istituto, come previsto dal Regolamento dei convitti nazionali, a causa della occupazione delle Forze militari alleate. Inoltre, “il Rettore informa ancora il Consiglio d’aver presentato all’Intendenza di Caserta la domanda dei danni mobili subiti dal Convitto durante l’occupazione delle Forze militari alleate e delle pratiche che sta svolgendo presso il Genio Civile per la liquidazione dei danni al fabbricato. In ottemperanza alle disposizioni impartite dal Superiore Ministero con la Circolare dell’8/11/1946 n° 4753 Nuovo trattamento economico inservienti, il Consiglio dovette aggiornare anche le tabelle del Salario e caro viveri e prenderle in esame. Eccole.
| ÂÂÂ |
Salario |
Caroviveri |
Competenza globale |
|
Celibi o Nubili |
5.000 |
1.500 |
6.500 |
|
Coniugati senza figli |
5.000 |
2.000 |
7.000 |
|
Coniugati con 1 figlio |
5.000 |
2.300 |
7.300 |
|
Coniugati con 2 figli |
5.000 |
2.600 |
7.600 |
|
Coniugati con 3 figli |
5.000 |
2.900 |
7.900 |
|
Coniugati con 4 figli |
5.000 |
3.200 |
8.200 |
[17] Costo dei lavori eseguiti: Ingegnere Del Monaco Raffaele per la somma di £. 150.000; Ditta Forgillo Eugenio per materiali elettrici e mano d’opera per la somma di £. 26.759; Fabbro – ferraio sig. Mastropietro Marco per lavori vari per la somma di £. 3.750; Vetraio sig. Vecchione Gaetano per la somma di £. 14.540; Ditta Amoroso Aniello £. 42.841.
[18] “Il Rettore presenta all’approvazione del Consiglio il bilancio preventivo per l’esercizio 1948, illustrandone esaurientemente le variazioni in aumento ed in diminuzione in confronto degli stanziamenti dell’esercizio precedente, debitamente annotate nella colonna delle osservazioni del bilancio stesso; Ritenuto che gli stanziamenti in entrata sono commisurati alle reali ed effettive riscossioni che si verificheranno nell’esercizio; Preso atto che il bilancio 1948 si chiude con un disavanzo di £. 960.282,50 dovuto in massima parte alla corresponsione degli assegni salariali al personale inserviente che, lungi dall’essere adeguati al continuo rincaro della vita, pur tuttavia non possono essere sopportati dalla Amministrazione, ed all’acquisto di quanto necessariamente occorre allo svolgimento della vita dell’Istituto rimasto privo di tutti i suoi mobili ed utensili a causa dell’occupazione da parte delle Forze militari alleate. Tenuto presente che le variazioni apportate ai vari articoli in confronto degli stanziamenti precedenti risultano pienamente giustificati. Nella piena fiducia che la popolazione scolastica, col prossimo anno, venga ad aumentare, poiché sono le rette degli alunni quelle che costituiscono il maggior cespite dell’Istituto, ad unanimità delibera di approvare, come approva per l’esercizio 1948 nella somma di £. 960.282,50, e fa voti all’On. Ministero perché voglia concedere un congruo sussidio indispensabile al normale funzionamento del Convitto”. Altri punti discussi e deliberati furono: Liquidazione lavori eseguiti, Compenso al Consigliere delegato (£. 1.000), la riassunzione del Sanitario del Convitto, Dott. Cerreto Francesco con l’onorario mensile netto di £. 3.000 da prelevarsi dal Cap. V° art. 1°. Per il dentista ed il direttore spirituale sarà provveduto appena se ne conoscerà il bisogno. Per quanto riguarda la Lavanderia, il Rettore informa il Consiglio che dato il ristretto numero dei convittori non si è creduto usufruire della lavanderia del Convitto perché la spesa tra retribuzioni, assicurazioni, acqua, fuoco, sapone, ecc. sarebbe stata superiore a quanto versano gli alunni per tale servizio. Si è creduto perciò affidarlo all’ex stiratrice del Convitto Sig.ra Finizio Ermelinda, la quale fra le altre concorrenti dava pieno affidamento di onestà e responsabilità nell’espletamento di esso. Il compenso da lei richiesto è di £. 500 mensili per ogni alunno e di £. 900 mensili per la biancheria del personale educativo assistente, del personale di cucina e del refettorio che è a carico dell’Amministrazione. Il Consiglio trovata conveniente la spesa in relazione all’indice della vita Delibera di affidare il servizio della lavanderia nella misura di £. 500 per ogni alunno e di £. 900 mensili per l’Amministrazione alla richiedente Finizio Ermelinda, sempre però che tutto proceda con ordine e disciplina.
Verbale del 14 marzo 1949: “Ecco i punti in discussione messi all’ordine del giorno: 1. Situazione di cassa; Bilancio preventivo per l’anno 1949; 2. Orfani di guerra riduzione del 15% sulla retta e quota fissa; 3. Ufficio Genio Civile per canone fitto locali occupati dagli Alleati; 4. Alunni ed Istitutori assistenti; 5. Guattero: Vincenzo Pascarella. Angarella Biagio e Fedele Giuseppe; 6. Dentista Camillo Assumma e Direttore Spirituale, Can. Michele Cerreto; 7. Macchina da scrivere Tra questi punti messi in discussione, scrivo, in sintesi, che la Situazione di cassa, al 31/12/1948, era attiva di £. 10.783,45 e per quanto riguarda il bilancio preventivo per l’esercizio 1949, tutti gli stanziamenti della parte Entrate rispondono alle reali ed effettive riscossioni che si effettueranno durante l’esercizio, mentre quelli in Uscita, come vuole la buona regola amministrativa, sono previsti con una certa parsimonia per ridurre al minimo il disavanzo del Bilancio stesso. Il Comitato provinciale Orfani di Guerra ha chiesto una riduzione della retta e della quota fissa del 15% per i suoi 25 convittori assistiti e il Consiglio approva, mentre il Genio Civile di Caserta invita il Rettore a ripresentare le pratiche per i danni subiti dall’occupazione delle Forze Armate Alleate durante la guerra. Alunni ed Istitutori assistenti. Il Rettore – Presidente, riportandosi alla comunicazione fatta nella seduta del 17 ottobre, comunica ai Sigg. componenti il Consiglio che la popolazione scolastica attualmente in Convitto è di n° 51 alunni interni così ripartiti: n° 12 a carico delle famiglie, n° 25 a carico del Comitato provinciale Orfani di Guerra di Caserta, n° 9 a carico dell’Istituto Nazionale di Previdenza, n° 2 a carico del Ministero della Pubblica Istruzione, n° 1 a carico dell’Ufficio Assistenza postbellico, n° 1 a carico della famiglia con il concorso del Ministero della Marina e numero 17 semiconvittori. Si è reso quindi necessario assumere sei istitutori assistenti appena sufficienti alle esigenze del servizio. Infatti, quattro di essi sono adibiti al governo delle squadre, uno per le supplenze ed il sesto adibito all’insegnamento della seconda e terza elementare avendo il Superiore Ministero autorizzato il Provveditore agli Studi di Caserta a distaccare presso questo Istituto un solo insegnante, cui è stato affidato l’insegnamento della quarta e quinta elementare. Come i lor signori vedano, continua il Rettore, il numero del personale educativo assistente è molto ristretto ma ciò si è fatto al solo scopo di limitare al minimo la relativa spesa. Dubito però che la situazione possa durare perché se gli istitutori richiederanno l’applicazione di quanto il Superiore Ministero ha disposto con la circolare del 15 novembre 1948 n° 5297 (giorno libero settimanale e sette ore di servizio in due turni) allora si renderà necessario assumere altro personale. Il Consiglio prende atto della popolazione scolastica dell’Istituto; ratifica le nomine fatte degli istitutori assistenti limitando il loro rapporto d’impiego al 30 giugno p.v. ed autorizza il Rettore, ove ragioni di servizio lo richiedessero, assumere altro personale affinché la vita interna dell’Istituto si svolga con ordine, disciplina ed esattezza. Per l’aumento del numero dei convittori fu richiamato in servizio, il Sig. Pascarella Vincenzo, già guattero avventizio per diversi anni e che aveva interrotto perché richiamato alle armi, al cuoco Angarella Biagio furono concesse le indennità per la nascita di un figlio e al cameriere Fedele Giuseppe fu concesso l’aumento del salario per maturato quinquennio. Il Consiglio delibera di soprassedere, per il momento, al richiamo in servizio del dentista, dott. Assumma Camillo nonché del Direttore Spirituale, Can. Cerreto Michele che pure interruppe l’opera sua per l’occupazione dell’Istituto poiché, essendo stato distrutto l’Oratorio del Convitto, gli alunni attualmente usufruiscono dell’annessa chiesa di S. Antonio e dell’opera di quel Rettore per le pratiche religiose. Macchina da scrivere. Come lor Signori sanno, dice il Rettore, l’Ufficio era provvisto di due macchine da scrivere le quali, occultate da me, furono poi portate via dalle Forze militari francesi che all’epoca occupavano l’Istituto. Poiché per i lavori di ufficio è necessaria almeno una macchina si chiede al Consiglio se non sia il caso di effettuarne l’acquisto. Il Consiglio rimette a migliore tempo, e sempre quando la situazione finanziaria lo permette, una tale spesa. Esauriti gli argomenti posti all’ordine del giorno, viene tolta la seduta. Il Rettore G. d’Ovidio, l’Economo ff. G. Nuzzo, per il Consigliere delegato M. Alifano”.
[19] Leggendo il verbale della seduta ordinaria del 5 maggio 1949, stilato dal vice rettore Domenico Giannini per assenza del segretario economo ff, dott. Giovanni Nuzzo, trascrivo solo il punto più importante: “ Riattivazione del pozzo. Il Rettore – Presidente informa il Consiglio che il pozzo dell’Istituto è rimasto inattivo perché le Forze militari alleate ne asportarono il motore elettrico e che volendo metterlo in efficienza l’Amministrazione dovrebbe sostenere una spesa abbastanza considerevole. Il Sindaco del Comune, generale Renga, dice il Rettore – Presidente, per venire incontro al fabbisogno idrico della popolazione ha chiesto di farlo mettere in efficienza dal Genio Civile. In tal modo il Convitto avrebbe gratuitamente l’acqua necessaria all’Istituto e la popolazione ne sarebbe avvantaggiata nel suo fabbisogno idrico. Il Consiglio, considerata la convenienza della proposta nei riguardi dell’Amministrazione che non sopporterebbe spesa alcuna per la riattivazione del pozzo e valutato il beneficio della fornitura idrica gratuita necessaria ai bisogni dell’Istituto, dà parere favorevole a che il Sindaco attui quanto ha proposto. Il Rettore G. d’Ovidio, l’Economo G. Nuzzo, Il Consigliere delegato”.
