Contenuto Principale
Maddaloni. Il Campanile della Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini PDF Stampa E-mail
Domenica 23 Marzo 2014 14:02

A cura di Michele Schioppa

MADDALONI (Caserta) – Pochi mesi fa, dalle pagine dell’Eco di Caserta (http://www.ecodicaserta.it/index.php?option=com_content&view=article&id =19344:250-d-del-complesso-vanvitelliano -a-maddaloni-nella-basilica-pontificia-minore-del-corpus-domini&catid=31:generale&Itemid=2) ricordavamo il 250° anniversario della realizzazione dell’Altare privilegiato di Luigi Vanvitelli presente nella Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini di Maddaloni.

Oggi, e non per l’ultima volta per il 2014, torniamo a parlare della Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini, questa volta trattiamo le sorti che hanno portato alla nascita del Campanile notò per la sua maestosità, riprendendo anche le sorti del monumento della chiesa settecentesca*. Lo studio offre una veste fotografica resa possibile grazie alla disponibilità del dott. Giuseppe Diodati, cronostorico locale attraverso la fotografia, le cui immmagini richiamano la firma sui singoli contributi offerti.


 

Ricorre nel 2014 il 295° anniversario dell’abbattimento, del 1719, del campanile della chiesa cinquecentesca del SS Corpo di Cristo, oggi Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini dovendovi costruire la crociera della nuova monumentale chiesa che oggi tutti ammiriamo.

 

La chiesa della Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini, nota come chiesa del SS Corpo di Cristo, non è quella originaria, da qui anche la sua torre sacra, o attuale campanile, deve considerarsi posteriore ai lavori d’ampliamento.

 

A questo punto scaturisce la necessità, per completezza di informazione, di far cenno del campanile della chiesa cinquecentesca.

 

Dalla Platea Magna del 1719 [1] si apprende che la chiesa del ‘500 aveva per suo comodo una campanile “a ventaglio” che si trovava sulla testa della stessa vicino all'altare maggiore, ed aveva due campane, una mezzana e l'altra piccola; nel registro si legge, inoltre, che perché si stava facendo la nuova chiesa lo stesso fu abbattuto per fare la crociera[2].

 

Si decise di farne uno nuovo, dopo la costruzione della chiesa, in modo che meglio si adattasse alla nuova costruzione. A questo fine si ebbero a dare 100 ducati agli amministratori del Monte della Maddalena presente nella chiesa di Sant’Aniello per uso del campanile, e furono date per la funzione di loro interesse le stesse due campane della chiesa SS. Corpo di Cristo[3].

 

All'epoca si chiarì che quando il nuovo campanile fosse stato realizzato gli amministratori di quella chiesa avrebbero ceduto 80 ducati agli amministratori della chiesa del SS. Corpo di Cristo e tenuto per loro 20 ducati[4]. La vicenda di tale accordo è riportata negli atti conservati nella sezione segreta dell’archivio della chiesa del Santissimo Corpo di Cristo con “Istrumento di cessazione della parrocchia di S. Aniello al Monte dei Morti di S. Maria Maddalnea della terra di Maddaloni” in “Die 24 mensis Ianuarii 1722”. Da quest’ultimo si apprende che tanto la chiesa di Sant’Aniello era necessaria di interventi di restauro quanto quella della Maddalena, anche se quest’ultima con l’accordo sottoscritto con gli amministratori della chiesa del SS. Corpo di Cristo è riuscita fare opera di restauro in modo da portare “gli uffici diurni” della chiesa di Sant’Aniello nella sua, in attesa della ristrutturazione dell’altra fabbrica[5].

 

Passiamo ora all’edificio attuale[6].

 

Molti studiosi, ad oggi, hanno trattato la memoria della nuova fabbrica ritenendo che fosse di scuola vanvitelliana, ed in qualche caso rielaborazione di un disegno, o progetto dello stesso Vanvitelli; ed infine, Giovanna Sarnella, che come chi scrive, avendo nel corso delle lunghe ricerche trovato una documentazione d’archivio ad hoc, ha fatto cenno circa l’autore e realizzazione dell’opera.


 

de Sivo così introduce il campanile: “...è il gran campanile edificato nella seconda metà del secolo scorso, di stile alquanto barocco, ma di belle e sode proporzioni. Ha tre ordini, la punta a pera, e tre campane di sonito grave e prolungato...”[7].

 

L’attuale rettore della chiesa, mons. Cesare Scarpa, ha riferito che negli anni '70 quand'egli veniva per guidare, come religioso, le liturgie nella chiesa più volte ha attirato la sua attenzione un plastico del campanile, che in quegli anni era sull'altare della sagrestia grande.

 

Attualmente dopo il restauro del coro, dietro l'altare vanvitelliano, è stata creata una mensola lignea intarsiata su cui è stato posto il plastico[8] che negli anni '70 doveva avere probabilmente tre iscrizioni, una  in facciata e due laterali.  L'iscrizione oggi esistente è quella in facciata, che riporta la seguente scritta: “PRIMA PIETRA  FONDAMENTALE DEL CAMPANILE DELLA CHIESA DEL SS. CORPO DI CRISTO 4 MAGGIO  1781”[9]. In una delle iscrizioni laterali, sempre secondo mons. Scarpa, ci sarebbe stato scritto, approssimativamente: “DISEGNATO  DALL'ARCH. LUIGGI VAMMITELLI”. Quest'ultima iscrizione non dice la verità, circa la sua esistenza si pensa che tuttalpiù nei decenni passati, persa la memoria dei veri autori dell'opera, qualche solerte sacerdote ha creduto bene di manipolare il plastico aggiungendovi la stessa. Infatti, la coerenza nelle  ricerche ha portato alla luce documenti importanti riguardanti date persone e modalità di realizzazione del campanile.

 

Prima di addentrarci nell'analisi dei documenti d’archivio, è opportuno fare qualche osservazione sullo stato attuale del plastico, realizzato dallo stesso tavolario e direttorio dei lavori della nostra Torre Sacra, o Campanile, cioè Orazio Salerno.

 

Il ligneo, a base quadrangolare, avvolto da una rete di ferro non è  del tutto conforme all'edificio realizzato.

 

In effetti, c’è da notare come esso sia coerente con il campanile della Basilica di Loreto, realizzato per l’appunto dal regio architetto, a questo si aggiunga che è leggermente differente nell’architettura, pur restando armonico nell’utilizzo degli ordini e non solo, sempre a firma di Vanvitelli, è il campanile della chiesa della SS. Annunziata di Airola [10].

 

Da qui la tesi secondo cui lo stesso sia stato disegnato da Vanvitelli, e non da Orazio Salerno che ebbe anche problemi nella realizzazione. Non a caso, la struttura di Loreto nell’ultimo ordine presenta una forma cilindrica destinata ad accogliere le campane, e poco ornata, elemento che si riscontra, come concetto artistico architettonico, nel plastico, ma non nell’opera realizzata in Maddaloni[11].


 

Il Plastico si presenta con pezzi disgiunti, ed il legno è tarlato. Per la  descrizione: al primo ordine  presenta tre coppie di lesene ed un arco a tutto tondo; al secondo una finestra ad arco con timpano tra lesene abbinate, all'interno del timpano vi è un tondo in marmo  con cornice fatta di simboli vegetali ed al centro due puttini con in mezzo un calice ed un'ostia con i raggi, simbolo della chiesa e della Congrega del SS. Corpo di Cristo; al terzo una finestra ad arco  tra lesene e colonne abbinate, ed in alto il tamburo tondo con finestroni ed infine cupola a pera. Con una certa variante, anche la punta della cupola della chiesa si presenta come il tamburo del campanile[12].

 

Il plastico è mancante, con riferimento all'edificio realizzato, dei capitelli compositi, delle lesene e delle doppie volute presenti alla base del tamburo, inoltre, esso si rifà al primo progetto, poi in corso d'opera rettificato nei materiali.

 

Caratteristica  di Vanvitelli è in ogni caso l'abbinare  degli ordini[13].

 

Nello stesso involucro del campanile vi è un'altro plastico: modello di cupola, riconducibile alla chiesa[14].


 

Il plastico della cupola è in qualche modo conforme a quella realizzata ed è simile alla cupola di San Pietro in Roma, dove Vanvitelli aveva proposto un restauro[15].

 

Di conseguenza ci possiamo rifare alla tradizione popolare  secondo cui Vanvitelli abbia dato consigli ai costruttori della chiesa di Maddaloni.

 

Consigli che evidentemente verranno in seguito presi in considerazione  quando si ricorrerà alla parte che riguarda le rifiniture. Ciò dimostrerebbe il fatto che l'autore del campanile sia stato molto influenzato  dalle idee di Vanvitelli, infatti, come accennato, simile al nostro campanile sono molti edifici di Vanvitelli come la torre civica di Fano[16] oltre ai campanili dell'A.G.P. di Airola e quello di Loreto.


 

Passiamo ora a conoscere le vicende che riguardano il campanile attuale con l'aiuto di atti notarili[17], dai quali si evince che sarà realizzato nel periodo che va dal 28 febbraio del 1781 al 19 aprile 1796.

 

Il primo documento di nostro interesse è un rogito del maddalonese Aniello Pascarella[18] ed è datato 28 febbraio del  1781[19].


 

Alla redazione dell'atto sono presenti D. Felice Vairo, notaio Aniello Pascarella[20], Antonio Jaliperti e Carmine Vollero Economi, Governatori e  Amministratori della chiesa del SS. Corpo di Cristo ed i “mastri” muratori  Antonio Aulicino[21], Giacinto Sivo,  ed inoltre Domenico, Pasquale  e Biagio Aulicino di Maddaloni.

 

I sopraccitati amministratori per una maggiore decorazione,  oltre che per una migliore collocazione delle campane, fino a quel momento allocate ad un muro della chiesa ricostruita, sono giunti alla conclusione di realizzare un decoroso campanile, tale da adattarsi alla grandezza stilistica  della chiesa[22], così, anche, da poter richiamare i fedeli ai Divini Uffici.


 

Il documento riferisce che gli amministratori già nell'1780 si rivolsero al tavolario napoletano Orazio Salerno  per la realizzazione dello stesso campanile, e che lo stesso professionista si sia preoccupato di realizzare il disegno ed il plastico ligneo della fabbrica.

 

Il testo continua riferendo dell'autorizzazione, allegata, a costruire l’edificio ricevuta il 31 gennaio 1781, dal Supremo Tribunale Misto, emessa sulla base di una relazione del Magnifico Battiloro, prelato e commissario della Congregazione della stessa chiesa[23], riportante anche la firma di Salerno . Questa autorizzazione pone condizione che per la realizzazione dello stesso campanile: si preferiscano  costruttori di Maddaloni, sia per un fattore sentimentale sia economico, come poi avvenne[24].

 

A seguire si analizzano gli impegni che furono presi nell’atto[25].

 

Il tavolario Orazio Salerno riferisce di aver già fatto pervenire agli amministratori della chiesa i disegni del campanile da realizzarsi : “... e nello stesso tempo ne avessi fatto la pianta e l'elevazione...”. Si deve a Salerno la scelta della collocazione dell’opera, cioè dove allora sorgeva la sede della Congregazione del SS.mo Corpo di Cristo[26]. E proprio, qui, alla destra della stessa chiesa, a cinque palmi di distanza si andrà ad edificare il campanile.


 

Il tavolario aggiunge che,  al posto di quelle “rovinose ed informi" fabbriche della Congregazione, sarebbe stata eretta una nuova fabbrica in forma migliore, in modo tale da  aggiungere e non sottrarre decoro alla chiesa e al nuovo campanile come allo spazio antistante.

 

Salerno riferisce del come già al 1780 il conte di Cerreto era a conoscenza dei disegni sia del campanile sia della nuova Congregazione e del come lo stesso vicario del duca fosse d'accordo alla stessa realizzazione.

 

Nonostante la contemporanea presentazione dei progetti nella relazione Salerno tratterà solo del campanile, per due motivi.

 

Il primo è che dal disegno si evidenziano i passaggi della realizzazione anche senza consigli, mentre il secondo  è che la stessa fabbrica sarà da realizzarsi dopo l'ultimazione almeno del primo ordine del campanile[27], per cui c'è  tempo da attendere per eventuali regole da rispettarsi[28].

 

Segue la trattazione relativa al capitolo della relazione  circa la descrizione del campanile.


 

Salerno fa una premessa generale dalla quale si evidenzia  come a comporre il campanile, sopra lo zoccolo e il controzzoccolo, siano quattro ordini architettonici sulla cui sommità vi  è una costruzione piramidale o punta a pera[29]; lo stesso comunica che il campanile  è a pianta quadrata e che il controzzoccolo[30] e lo zoccolo [31] sono posti come  in continuazione di quella della chiesa.

 

A comporre il primo ordine, di stile dorico[32],  dovranno essere realizzati dodici pilastri, ciascuno di dodici palmi e mezzo, che saranno così  collocati: otto nelle facciate e quattro negli angoli[33].

 

Vi sono poi  nelle facciate quattro nicchioni che Salerno ha cura a descrivere[34].

 

Il secondo ordine del campanile è di stile Ionico, anche qui vi ritroviamo  i dodici pilastri come al primo ordine.

 

Nelle stesse quattro facciate ci sono dei finestroni con delle balaustre larghe palmi otto e un mezzo mentre l'altezza dallo zoccolo della balaustra fino sotto l'architrave è di palmi venti e un quarto[35].

 

Segue poi la trattazione del terzo  e quarto ordine con la copertura a mo' di piramide[36].

 

L'argomento della descrizione presenta una nota che precisa la collocazione della porta di accesso del campanile, sita ove un tempo era il giardino della Congregazione. La forma interna è circolare con diametro di quattro palmi, mentre al secondo e terzo ordine contiene dei  “passeggiatoi” ad anello, larghi tre palmi, il tutto coperto da una volta di fabbrica, come dimostra il disegno. Saranno, poi, proprio nel terzo ordine collocate le campane della chiesa.

 

Si decide di utilizzare come materiali le pietre calcaree, o vive, per lo zoccolo, controzzoccolo ed il primo ordine;  per i restanti quelle di tufo di Maddaloni rivestite di mattoni, mentre la piramide sarà rivestita di piombo. Orazio Salerno aggiunge “ Il muro finalmente che racchiude la lumaca per la intiera sua altezza,  cioè dalla sommità del primo alla sommità del secondo ordine, di grossezza palmi 2 si farà anche di mattoni.”


 

Da quest'ultimo periodare si ha l'impressione che le campane dovevano essere posizionate al secondo  ordine e non già al terzo. Ciò, anche, in virtù del fatto che l'insegna della chiesa è nel timpano del cornicione dello stesso finestrone, che viene ad essere anche quello più riccamente decorato[37].

 

Orazio Salerno precisa che sarebbe stato opportuno affidare la realizzazione della fabbrica all'impresa di Antonio Aulicino di Maddaloni, il quale in possesso di tutti gli strumenti atti alla realizzazione dell'opera[38]. Aulicino, accettando, stima di poter realizzare l’opera in almeno dodici anni. Si chiarisce che gli amministratori sono disposti a versare un somma di mille ducati per il primo anno e cinquecento ducati per gli anni a seguire.


 

Nel momento in cui la somma fosse andata al di là,  gli stessi amministratori, avrebbero avuto cura di consultare  periti, o un perito, al fine di rivedere le misure ed i prezzi, per poi pronunciarsi sulla regolarità dell'opera e sul da farsi[39]. Gli amministratori precisano che i muratori si debbano attenere scrupolosamente a quanto disegnato da Salerno, e se dovessero sbagliare qualche pezzo, a loro scapito, il regio tavolario potrà far togliere quei pezzi e farne preparare altri come da lui disposto[40].


 

Qui finisce la trattazione dell'atto notarile.

 

A firma dello stesso notaio è un rogito del 23 giugno del 1782, con il quale iniziano i pagamenti ai muratori[41].

 

In data 5 settembre 1784 il notaio Pascarella riprende in esame le spese e le misure del campanile sulla base di una nota di Petrilli, datata 31 agosto 1784, riferente d’un importo di ducati 553 e grana 57[42].

 

Con l'atto notarile del 24 agosto  1789, del notaio Pascarella, la vicenda del nostro campanile è interessata da un ricorso che gli amministratori della chiesa presentano al Supremo Tribunale Misto, la cui risposta è allegata, dal quale si evince che cambiando alcuni materiali gli importi spettanti di 500 ducati annui non sono sufficienti a coprire le spese dovute.

 

Riferendo dell'appalto originario del 23 aprile 1780, poi confermato con l'atto dello stesso notaio del 28 febbraio 1781, si evidenzia del come il campanile doveva essere costruito di pietra travertino, di poche canne di fabbrica di mattoni e di pietre vive di Maddaloni.


 

In seguito, costruito il primo ordine lo stesso tavolario Orazio Salerno si rese conto che la pietra travertino non era adatta alla costruzione, in quanto era pesante e costosa e fece in modo che dal secondo ordine in poi si adoperasse canne di fabbrica di mattoni e i soli cornicioni di travertino.

 

Nel corso dell'atto si legge che il Supremo Tribunale[43] dispone che Orazio Salerno stenda una relazione in cui fossero ridefinite le misure ed i materiali cambiate rispetto al progetto originario: “ha  stimato - Salerno - per la poca buona qualità  di d:a pietra, che li pilastri sud:i si costruiscano dal secondo ordine in sù di fabbrica di mattoni della grossezza di palmi quattro contemporaneam:te col rivestimento del corpo di d:o campanile”. Per le aggiunte Salerno parla di tassare le nuove canne di fabbrica di mattoni al prezzo di ducati undici la canna.

 

Il 26 febbraio del 1789 il Supremo Tribunale Misto, sulla base della nuova relazione di Salerno del 20 febbraio del 1789, ove si evidenziano le novità da apportarsi alla nostra costruzione, dispone che il Procuratore della chiesa  don Pasquale Pisanti faccia continuare  tale opera.


 

L’amministratore Pisanti, sentiti gli economi della chiesa, acconsente all'ultimazione dell'opera con le doverose aggiunte economiche, precisando che avrebbe pagato solo le canne che non figurassero nel primo atto notarile di appalto, e comunque al costo di undici ducati undici ciascuna. Precisa, inoltre, che per le altre canne resta invariato il prezzo di ciascuna canna a ducati sette come il primo appalto chiarisce[44].

 

Con l'atto del notaio Andrea De Roberto, del 7 agosto del 1797,  troviamo un'altra relazione del 12 marzo 1796 a firma di  Salerno[45].

 

La stessa evidenzia il compimento per il campanile di tre croci, non bene identificando la loro futura collocazione. In più, si riconosce la difficoltà nel posizionare l'asta con la palla di rame e la croce di ferro sulla sommità del pero o piramide che conclude la copertura del campanile.


 

A proposito della punta aggiunge: “ Per porre le riggiole su la superfice di d:o pero, si è dovuto fare prima il lastrico di taglima, e rena battuta con calce, che fa canne 20  7\16, si stima atteso l'altezza del sito di circa pal. 200, e la ponitura di d.o materiale a colpi di cocchiara , atteso il contorno del pero...... - ducati .... 40_87_1\2.”[46].

 

Segue nella relazione la descrizione degli stucchi di tutti gli ordini del nostro campanile con le relative misure e costi. In tal senso si arriva ad un importo pari a ducati 2300_41_5\16.

 

Al presente atto è allegata un’altra relazione dove Salerno ridescrive il campanile realizzato, con i relativi i materiali, misure e prezzi.

 

Questa, datata in Napoli 19 aprile 1796, è indirizzata “ Al Sig.r D. Francesco Migliorini Giudice della G. C. della Vic:ria, e Com:rio". Salerno qui riporta tutte le vicende del campanile giungendo alla fine a porsi un importo del costo complessivo pari a ducati 4788 grana 27 cavalli 3\8 di grana.

 

Dall'atto notarile si evidenzia come gli amministratori debbano ai muratori la sola somma  di ducati 226 grana 9  5\8 a compimento del loro debito verso i secondi per la detta fabbrica del campanile[47].


 

Dal Magistrale del 1760 della chiesa[48] si evidenziano le note del denaro che si presta alla chiesa con l'interesse del 5% annuo per la costruzione del campanile[49].

 

Per offrire una informazione completa al lettore, dopo aver trattato il campanile in muratura, si passa a riferire quanto si è riuscì a scoprire, e le vicende che si è riuscì a ricostruire, in merito alle campane[50].

 

Il metallo di queste, costato ducati 1744, è stato acquistato in Napoli, e lavorato in Aversa,  dove le campane sono state fuse per opera del maestro fondatore napoletano Nicola Sardone. Il tutto è venuto a costare, oltre alle sole campane, si calcola anche la spese di Salerno per l'installazione delle stesse, ben ducati 3516.57.1\2. La spesa si risolse in ducati 3263.57.1\2, in quanto furono consegnate agli incaricati della fusione le campane del vecchio campanile, le cui sorti sono già state rese note. L'acquisto delle campane, originariamente quattro, è stato curato dall'amministratore della chiesa D. Giovanni Somma.[51] Dallo citato Magistrale[52] si evidenzia come il 25 giugno del 1793 si sia fusa per la terza volta la prima campana, quella grande, perché le due volte precedenti venuta male. Il 16 luglio dello stesso anno fu pronta anche la seconda. Il 3 agosto del 1793 fu pronta la terza, anche questa rifatta per 3 volte, mentre il 21 agosto di quello stesso anno si fuse la quarta campana. Le campane verranno benedette il 3 settembre di quel 1793 dal Vescovo di Caserta, mons. Domenico Pignatelli.  Alle stesse si danno dei nomi: Domenico, alla seconda Caterina, alla terza Pasquale, alla quarta Barbara. Sotto tali note segue questa “ Si sono le d:e campane fose da Gio:Batta Ciarletta di Montuori nella nuova Congreg:ne sotto il tit:o del SS:mo Corpo di Cristo  attaccata alla Chiesa".


 

Quest'ultima nota ci rende molto perplessi in quanto tra le note di spesa , come si è visto,  si pagano 20 giorni di lavoro al maestro fondatore Nicola Sardone per fondere le dette campane, poi sul fondo del registro citato trovo questa nota aggiuntiva.

 

Le campane, per giungere ai  tempi a noi più vicini, nel giugno 2013, in occasione del 10 anniversario dell’elevazione della chiesa del Santissimo Corpo di Cristo a Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini, a cura del parroco don Saverio Russo[53], sono state ripulite e sistemate e si è provveduto a rendere automatiche il sistema del suono delle tre campane attualmente esistenti, mediante la sostituzione dei motori, usurati dal tempo.


 

Oggi le campane sono poste una al centro, una dal lato di piazza Umberto I° ed una dal lato di piazza de Sivo.

 

Nel dettaglio una prima campana sistemata è quella che volge su piazza Umberto I°, del peso di 10 quintali e che porta l’effige di Santa Caterina. La scritta presente sulla campana è la seguente “Joannes Baptista Ciarletta a monte aureo fecit. A.D. 1793” ovvero nell’anno 1793 la campana è stata realizzata, fusa da Giovan Battista Ciarletta di Montuori.


 

Una seconda campana è quella che volge dal lato di piazza de Sivo, che pesa 6 quintali, ed è la più piccola. Questa porta da un lato l’immagine dell’Immacolata Concezione e dall’altro l’Ostensorio con Gesù Sacramentato, simbolo della Chiesa, che è adorato da San Pasquale Baylon anch’esso rappresentato. In questa seconda campana troviamo scritte su due righi. Il primo recita “Verbum Caro factum est et habitavit in nobis. A.D. 1794” ovvero il versetto “Il Verbo si è fece Carne e venne ad abitare in mezzo a Noi” mentre al secondo rigo si legge “Hoc opus Joseph et Joannes Garzia de Neapoli” ovvero quest’opera fu realizzata (nel 1794) da Giuseppe e Giovanni Garzia di Napoli.


 

La terza campana è quella più grande ed infatti pesa 13 quintali ed è posta al Centro del Campanile. Questa, bordata di stelle, da un lato raffigura il Simbolo della Chiesa cioè l’Ostensorio e dall’altro raffigura Santa Barbara. Questa campana riporta scritte su tre righe più una firma sul bordo.

 

Nel primo rigo si legge “Demonis et venti vim sacrave pango viva voce mortua voco fleo” ovvero è come se la campana in un discorso diretto dicesse scaccio la potenza del demonio e del vento e con il sacro squillo chiamo a raccolta i vivi che piangono i morti. Nel secondo rigo si legge “Aes sacrum pubblice restitutum sindaco Salvatore Bonellio Adminis Ecclesiae Thoma De Iorio et Ianuario Tennerellio” che ricorda come la campana, ovvero il sacro bronzo, fu consegnato pubblicamente al Sindaco Salvatore Bonelli ed agli amministratori della Chiesa Tommaso De Iorio e Gennaro Tenneriello. Nel terzo rigo si legge “Ianuarius et Carmelus Rossi a monte Aureo fecerunt anno Christi MDCCCVIII, Dominicus Farina Depodato”. La scritta ricorda come la campana fosse stata realizzata nell’anno del Signore 1808, essendo deputato Domenico Farina, da Gennaro e Carmelo Rossi di Monte Aureo. Sul bordo delle campana si legge “Ioannes Gianelli Dep.to” ovvero è la firma del deputato in carica Giovanni Gianelli.

 

 

Avviandoci verso la conclusione dell’argomento del campanile, va riferito che sulla facciata dello stesso, parallela all'ingresso minore della chiesa, al primo ordine architettonico presenta una croce nera con lume  che ricorda due Missioni Popolari di Maddaloni, quella dei Padri Redentoristi fatta nel 1955 e quella dei Padri Passionisti svoltasi nell'anno 1972.


 

Un'altra Missione ricordata nella chiesa è quella del Marzo-Aprile 1995 dei padri Oblati di Maria Immacolata[54].

 

In occasione dei festeggiamenti autunnali di S. Michele, quale protettore della Città, il Campanile[55], veniva ricoperto, ma con tutte le dovute protezioni e prevenzioni di fuochi d'artificio, per lo più biancali che non compromettevano il monumento, in particolare la facciata parallela all'ingresso laterale della chiesa presentava una struttura di supporto in legno che con disegni permettevano emozionanti giochi pirotecnici[56]. La partecipazione a questo evento, sulla falsa riga per quanto avviene per quello della chiesa del Carmine in Napoli,  da parte della cittadinanza tutta e non solo è assiduissima.


 

Indubbiamente nel tempo il campanile, e con molta probabilità le stesse campane, sono stage oggetto di recupero. Tra le altre date si ricorda il 18 maggio 1933 allorquando il Podestà di Maddaloni, con il prot. n. 5974, scrive al Vescovo,  riferendo che in virtù di chiari interpreti dell'indirizzo fascista si è deciso di restaurare tutte le abitazioni  che si affacciano su piazza Umberto I° e Corso I° Ottobre. In Particolare la piazza Umberto I° dovrà essere considerata come un oasi verde con cinque aiuole, due filoni di alberi e un grande marciapiede. Il Podestà riferisce dell'enorme stato di disagio in cui versa l'esterno della chiesa del SS. Corpo di cristo e del suo campanile[57], da qui l’esigenza di un recupero. Nella nota il Podestà si rende disponibile anche a dare un proprio contributo economico vista l’esosità della spesa. Non sembrerebbe del tutto assurdo che un bene della chiesa possa essere stato messo in  vendita per il restauro del monumento, come potrebbe essere dei suppellettili di valore, una statua o una “campana” di “presunto” valore secondario. Il Podestà concorrerà, cmq, alla spesa con lire 1000 relative al restauro della facciata, e non al recupero del campanile, come si evidenzia dalla comunicazione di Sorvillo al Vescovo del 19 agosto 1933.

 

A causa dei danni provocati dal fulmine del 12 febbraio 2010 il campanile è stato oggetto di restauro terminato con inaugurazione nel corso del 2012.

 

Il danno al monumento avvenne all’incirca alle ore 15 del venerdì  12 febbraio 2010 allorquando un fulmine trancio il campanile alle spalle creando un danno dall’alto verso il basso.

 

Si parlò di una pioggia di calcinacci dall’alto del campanile e di un notevole quantitativo di intonaco e pietrisco che precipitarono dal danneggiamento di parti della facciata anche della Basilica, causando un buco nella navata ed il conseguente ammasso di pietre.


 

Tanta fu l’agitazione di quei giorni ed ancora il 15 febbraio tutta l’area circostante la Basilica era inibito alla circolazione. Ciò è il risultato di un tavolo di concertazione convocato in tale data dal sindaco facente funzioni Salvatore Liccardo. All’incontro, prese parte anche il vescovo della Diocesi di Caserta, monsignor Pietro Farina, i rappresentanti dell’ufficio Tecnico del Comune di Maddaloni unitamente all'assessore ai Lavori Pubblici Nunzio Caiazzo ed una rappresentanza di esponenti della Soprintendenza Casertana. Si decise subito di attivarsi per l’intervento di restauro del bene. Operativamente in quella occasione il Vescovo farina si rese disponibile per far intervenire una gru alta almeno 50 metri per la pulizia dei calcinacci al fine di salvaguardare l’incolumità dell’area e renderla, per quando possibile, e per l’area idonea, riutilizzata.


 

L’Intervento di restauro del campanile, la cui progettualità ha concorso anche a premi[58], fortemente voluto dalla Diocesi di Caserta che ne ha commissionato il restauro, è stato progettato e coordinato dall’arch. Mariano Nuzzo[59] di Santa Maria a Vico. Ad esso, per la gestione del cantiere si sono affiancati il Geom. Ferdinando Petrellese ed il dott. Lorenzo Stabile, mentre per l’analisi conservativa si cita il dott. Geol. Davide Melica. I Lavori, iniziati il 4 aprile 2011 e conclusi il 10 ottobre del 2011, hanno visto l’impiego della impresa esecutrice Co.Ge.Di Srl del Gruppo Piloda di Afragola. Nell’intervento ci si è avvalsi anche della Consulenza scientifica della Scuola di Specializzazione in beni Architettonici e del paesaggio dell’Università degli Studi di Toma “La Sapienza”. L’inaugurazione del monumento restituito alla cittadinanza è avvenuta nel corso del 2012 e nel periodo dell’intervento è stato creato un gruppo sul social network facebook che a mo di fotocronaca ha ripreso molti momenti dell’intervento di recupero, collocandoli nel tempo e nel tipo di intervento[60].


 

 


* Lo Studio che qui si presenta è un paragrafo estratto dall’opera Michele Schioppa La Città di Maddaloni attraverso la Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini dal secolo XVI al XXI, Maddaloni 2005, realizzata tra gli inizi degli anni ’90 e terminata all’indomani dell’anno giubilare. La medesima ha preso parte prima edizione del Bando “Premio de Sivo” indetto dalla Pro Loco di Maddaloni nel corso dell’anno 2005 aggiudicandosi il primo premio. L’assenza di fondi fa sì che l’opera, per quanto in bozza circoli con l’impegno di citazione, è ancora in attesa di pubblicazione. Naturalmente questo articolo tiene conto di aggiornamenti al testo originario per  sopraggiunti eventi che richiedono citazione.

[1] Archivio Storico della chiesa del SS. Corpo di Cristo di Maddaloni oggi Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini (In seguito ASCCCM)  Platea Magna 1719 foglio 376.

[2] Come si vedrà il presbiterio attuale sorge su un Ospizio (cioè gruppo, insieme) di case, detto “delli Palladini”, pertanto lo stesso era a fianco della chiesa. de Sivo Storia di Galatia Campana e di Maddaloni, Napoli 1860-1865 ( in seguito de Sivo Storia.), pag. 374, doc. n. 20, fa una descrizione di Maddaloni relativa l'anno 1595 ricordando lo stesso Ospizio di case nei pressi della nostra chiesa.

[3] Il tutto fu sancito con un atto del notaio Nicola Suppa del 24 dicembre 1722  - Archivio di Stato di Caserta (In seguito ASC), notaio Nicola Suppa, fondo di Maddaloni, n. corda 8108 - 8129 (In seguito notaio Suppa), vol. anno 1722, foglio 219 e seguenti -   al quale erano presenti per la chiesa della Maddalena gli amministratori Giovanni d'Abenante e Fabio Carfora, mentre per la chiesa del SS. Corpo di Cristo gli economi notaio Ovidio Quintavalle e Giovan Angelo Magliola.

[4] d'Abenante e Carfora per assicurarsi che una volta costruito il nuovo campanile del  SS. Corpo di Cristo gli amministratori di quella chiesa lasciassero il loro con il pegno dei 20 ducati scrissero al Vescovo di Caserta, al quale resero nota tutta la vicenda, anche per il futuro. In rispetto a quanto detto il 30 marzo del 1779 gli amministratori della Maddalena restituiscono 80 ducati agli amministratori della nostra chiesa, per mano del notaio Aniello Pascarella.

[5] Istrumento di cessazione della parrocchia di S. Aniello al Monte dei Morti di S. Maria Maddalena della terra di Maddaloni ASCCCM – Sezione Segreta -

[6] Il nostro campanile è per le sue caratteristiche uno degli edifici più belli della città. Le sue campane nel passato erano azionate per mezzo del tiro della corda e non probabilmente con la spinta delle braccia, con il passare del tempo, però, le cose sono cambiate ed ora le campane suonano tramite sofisticati congegni elettrici a tempo. E', inoltre, estremamente gradevole ai fedeli il soave suono delle campane. Diversi artisti locali sono soliti riprodurre il campanile, al di là della chiesa, tra questi figurano il Maestro Crescenzo del Vecchio Berlingieri, che lo riproduce a memoria, come attestano acquarelli, litografie e tele che lo producono, vedasi un particolare di acquarello che si pubblica nel testo (versione per la stampa dello studio della Chiesa Basilica da cui è tratto il presente articolo) realizzato e regalatomi dall’artista in un pomeriggio primaverile casertano del 2000; ed ancora l’artista, scenografo del Teatro Alla Sala di Milano, Michele Letizia. La riproduzione del campanile e chiesa è entrata come elemento di identificazione della città al punto che troviamo questa immagine, unitamente a quella della torre Artus, intarsiata nel legno del grande bancone del Bar Del Monaco sito sulla strada statale in direzione Santa Maria a Vico, subito dopo l’incrocio tra via Forche Caudine e via Cancello. Un ricordo va ancora al compianto Franco Imposimato che ha avuto modo di riproporlo in tanti disegni, e da un pò di anni anche nell'arte presepiale è stato ripreso nelle sue splendide fattezze.

[7] G. Sarnella Le vicende costruttive della Chiesa del SS. Corpo di Cristo di Maddaloni in Rassegna Aniai n.4\98, pagg. 19-22, G. Sarnella La Chiesa del SS. Corpo di Cristo di Maddaloni dalla fine del cinquecento a tutto il settecento, in Rivista Storica del Sannio 3° serie, anno VII, Benevento 2000. G. de Sivo Storia., pag. 262-263.

[8] Dimensioni 133 per 28 per 24 cm.

[9] Si tenga presente che si parla della costruzione del Campanile solo dopo un decennio della morte di Vanvitelli ed un ventennio dalla sua venuta a Maddaloni.

[10] Per entrambi, in ogni caso, si sente un influenza scaturita dagli studi paterni, così come evidenzia uno Studio di una chiesa ed elementi architettonici conservato presso la Soprintendenza casertana per le belle arti. Disegni ed incisioni, n. 2 Gaspar Van Wittel, in AA.VV Luigi Vanvitelli e la sua cerchia, ed. Electa, Napoli 2000, pag. 219.

[11] Riporto di seguito un commento di Giuseppe Santarelli, Loreto Arte, Ancona 1988, pagg. 29-31, il quale nel trattare il campanile di Loreto ne delinea lo stile del nostro: “Nel campanile di Loreto traluce il péculiare orientamento stilistico del Vanvitelli che privilegia le forme di un equilibrato neoclassicismo, dalle composizioni misurate, pacatamente articolate e distese. E conferma che questo suo orientamento si ispira tanto al neoclassicismo intellettualistico dei teorici del suo tempo, alimentato dal rifiorire degli studi archeologici, ma muove piuttosto da una sollecita esperienza delle forme barocche, le quali, anche se alleggerite e semplificate, non furono mai rifiutate dal Vanvitelli, neppure sul piano programmatico. Non si può negare, infatti, che qui il Vanvitelli occhieggi quasi al campanile del Borromini (1599-1647) di S. Andrea delle Fratte di Roma, tipico esempio di campanile barocco, anch’esso modulato su vari ordini, con i due inferiori a pianta quadrata e uno successivo munito di balaustra, quasi identico a quello corrispondente della mole loretana. Certo, nel campanile vanvitelliano non si ravvisa la spregiudicatezza inventiva del Borromini che corona la cella campanaria dell’ordine circolare con un grande vaso dalle anse arabesche, quasi di gusto indo-orientale, poggiante su un lungo basamento di cariatidi e di fiaccole; tuttavia anche il pinnaccolo di Loreto, nella sua forma conica «a cipolla», riecheggia modi barocchi e richiama altri campanili del Borromini, come i due della chiesa romana di S. Agnese”. Con questo interessante commento viene quasi il sospetto che Salerno nell’inserimento di accorgimenti “diversi” da quelli adottati da Vanvitelli faccia un passo indietro rispetto allo sviluppo stilistico dello stesso regio architetto. Per integrazioni: AA.VV Luigi Vanvitelli e la sua cerchia, ed. Electa, Napoli 2000, pag. 82.

[12] I Blocchi di pietra calcarea che formano lo zoccolo del campanile,  a causa dei vandali e dei profanatori presentano  disegni e tinte che offendono la dignità religiosa dello stesso edificio, e costringono il Consiglio Economico Pastorale in collaborazione con l’Amministrazione comunale ad avviare opere di recupero.

[13] Tipico di Vanvitelli è anche la realizzazione del plastico di legno da farsi prima della costruzione dell'edificio. Infatti, Luigi Vanvitelli non potendo essere presente sempre sul posto dove si realizzavano le sue opere decise di fare di ogn'una di loro un plastico così i realizzatori dei suoi disegni avevano un perenne punto di riferimento.

[14] Sempre mons. Scarpa riferisce che quando  venne in detta chiesa  come responsabile religioso, luglio 1978, dovette fare una raccolta di pezzi per ricomporre il campanile, poiché era distrutto, e trovò anche  un plastico della cupola. Essendo stati iniziati i lavori approssimativamente al 1722, allorquando già dovevano essere stati realizzati i progetti, era improbabile che si realizzasse un plastico della cupola. Forse il plastico si riferisce  sempre alla stessa cupola  che ha potuto subire delle riparazioni o quanto di simile dopo la venuta di Vanvitelli.

[15] R. Di Stefano La Cupola di S. Pietro, Napoli 1963, pag.50. “ Breve parere di Luigi Vanvitelli,per la riparazione dei presenti domini nella cupola di S. Pietro, e per impedire l'ulteriore progresso, 20 settembre 1742.”

[16] Per integrazioni: AA.VV Luigi Vanvitelli e la sua cerchia, ed. Electa, Napoli 2000, pagg. 258,276.

[17] ASC Atti del notaio  Pascarella; ASC notaio Andrea De Roberto, Fondo di Maddaloni, Pacchi 1738-1740 (In seguito notaio A. De Roberto). Gli atti che di seguito nel testo o in nota si approfondiranno corrispondono ai notaio sopraccitati. Per coloro i quali sono interessati alla consultazione degli stessi si ricordi che gli atti sono rilegati per annate.

[18] Al notaio Aniello Pascarella , da come si evidenzia dalla  Platea Magna del 1760 della chiesa SS. del Corpo di Cristo, conservata presso Biblioteca Comunale - Archivio Storico - Comune di Maddaloni (In seguito BCASCM), gli amministratori ricorrevano ogni qual volta era necessario. Pascarella è anche il notaio che ha avuto la sopravisione della detta Platea Magna.

[19] Si precisa un particolare: già dalla prime metà dell'anno 1780 sono stati commissionati i disegni o tavole dell'opera.

[20] Il notaio Pascarella è il notaio ufficiale della chiesa fino al 1791 e dal Catasto Onciario del  1754 - BCASCM- , foglio 64, risulta abitare di fronte la chiesa del SS. Corpo di Cristo.

[21] Dal Catasto Onciario del 1754 -BCASCM-  foglio 79, il nostro mastro risulta abitare  in un comprensorio di case sito nel luogo detto La Cittadella ed è figlio di un altro mastro muratore Nicola.

[22] Questa nota sembrerebbe andare in contrasto da quanto si evince dalla Platea  Magna del 1719, ma non è così giacché dal 30 marzo 1779 gli amministratori della nostra chiesa ebbero indietro 80 ducati quindi lasciarono l'utilizzo del campanile della chiesa di Sant’Aniello, perciò solo da quel momento, per il tempo che di seguito si definirà, le campane saranno appese al muro della nuova fabbrica.

[23] ASC notaio Pascarella, atto del 14 maggio del 1790.

[24] Si riferisce poi della autorizzazione rilasciata  da Napoli dal duca di Maddaloni il 20 febbraio di quello stesso 1781. Acquista un certo ruolo in quest'ultima autorizzazione, allegata all'atto notarile, il Conte di Cerreto, Vicario Generale del Duca di Maddaloni, in quanto tramite per la stessa autorizzazione (Quest'ultima autorizzazione è stata data sia sulla base delle rilevazioni eseguite dall'avvocato del Duca di Maddaloni, dottor Filippo Puoti, che su quella del Supremo Tribunale Misto). La documentazione in oggetto riporta nel suo corpo la relazione fatta dal tavolario Orazio Salerno in Napoli il 23 Aprile del 1780,  allagata all'atto, come già vista inviata al detto Supremo Tribunale Misto.

[25] Questa inizia con una premessa che riferisce del compito affidatogli di realizzare il campanile. Alla pagina terza della relazione vi è un capitolo riservato alla descrizione del campanile i cui materiali sono elencati in un capitolo ad hoc alla nona pagina, il calcolo della spesa è alla pagina decima.

[26] La stessa aveva anche stanze ad uso pubblico.

[27] Infatti, come vedremo da atti dello stesso notaio Pascarella e da quelli del notaio A. De Roberto così sarà durante l'ultimo decennio del secolo.

[28] Infatti, Salerno dedica molta importanza alle regole che dispone di adottare per la realizzazione del campanile.

[29] La punta a pera è presente a Maddaloni su molti campanili, vedasi ad esempio la chiesa Santa  Margherita.

[30] La  cui area è di trentatré palmi mentre l'altezza due palmi  e  mezzo.

[31] Alto quattro palmi.

[32] L'area di questo, di forma quadrata, deve essere di palmi trenta e sette dodicesimi, calcolata dallo zoccolo alla sommità del cornicione del primo ordine deve essere di palmi trentacinque e cinque dodicesimi.

[33] E' da precisare che coloro i quali sono all'interno sono ad una faccia, mentre quelli negli angoli a due facce.

[34] Le colonne di questi nicchioni dovranno essere alte palmi diciassette e sette dodicesimi, mentre la distanza che intercorre tra gli stessi è di palmi undici e un sesto. Di questo stesso numero di palmi sarà il diametro del mezzo cerchio che completa il nicchione. La distanza che intercorre tra il centro di detto diametro e la parte sovrastante ricurva è alta palmi cinque e sette dodicesimi.

A proposito del nicchione Salerno aggiunge “ nella loro sommità vi saranno due impugne di figura prismatica tronata, che formeranno come la chiave, ed il serraglio di ciascun arco; la prima di esse  impugne più larga si terminerà sotto l'arcotrave, e la seconda più stretta nel mezzo della prima si terminerà nel freggio del capitello”.

[35] Degli stessi riferisce Salerno “ornati decentemente sono pilastrini ai lati, freggio, cornice,  e remenato circolare sulla detta cornice; al quale remenato poi in uno dei quattro finestroni, e propriamente in quello,che è in sito parallelo al fianco della chiesa,sovrasta una impresa con pellicano, e due festoni di fiori, che scappando dallo sommità dell'insegna poggiano nel remenato", cioè il tondo con l'insegna della chiesa. Dalla nota sui lavori di stucco dello stesso Campanile , fatta da Salerno il 12 marzo 1796 in Napoli- ASC, notaio A De Roberto, vol. anno 1797 atto del 7 agosto 1797, foglio 144r e successive, vedi allegato. Secondo la stessa relazione i lavori di stucco  costarono  ducati 2300-41 5\16.-,  si evince come gli otto capitelli siano fatti alla maniera di Michelangelo Buonarrota, "ciascuno con due volute, festone tra esse, e collarino, sei di essi terminati di tutto punto, ed altri due che sono nella facciata verso la chiesa  soltanto abbozzati".

[36] Sulla fine della stessa trattazione si fa menzione del modello plastico che per i costruttori, Aulicino e Sivo, che Orazio Salerno sta facendo realizzare. “Nel terzo ordine architettato alla maniera composita i quattro suoi angoli sono rientranti, dimodochè la sua base forma quasi la figura di un ottagono; il piedistallo non però ritiene la figura quadrilatera, e su  i quattro angoli di questo piedistallo vi sono quattro pire con fiamme. L'intiera altezza  dell'ordine è di palmi 37  1\2, del quale il piedistallo ne occupa sei palmi. In ciascuna facciata vi sono due pilastri ciascuno a due faccie, e nell'intervallo tra pilastro pilastro vi è una riquadratura, come anche nell'ordine inferiore; vi è ancora in ciascuna facciata un vano arcato con imposta e riquadratura , tanto sotto l'imposta  quanto nei fondati triangolari superiori, e nel mezzo dell'arco vi è il suo serraglio con mensolone scartacciato. La larghezza di d.o finestrone di palmi nove, e l'altezza di palmi 8  5\6 da sopra la palaustrata fino al serraglio, e la nominata palaustrata ricorre ancora negli intervalli fra i piedistalli dei pilastri, ed i piedistalli delle pire. Segue il quarto ordine centinato col suo zoccolo e base; il quale zoccolo si accomoda alla figura dell'ordine inferiore. Viene quest'ordine circondato da otto urtanti vagamente contornati, e lavorati, i quali insistendo sui vivi degli otto pilastri inferiore, aggiungono ornamento, e forza a questo quarto ordine.  Per la sommità di q.sti urtanti ricovre il cornicione con quattro maestosi frontyspizj triangolari nelle facciate del campanile. Nella sommità di questo cornicione si eleva un altro zoccolo con suo basamento che giunge fino al vertice dei frontyspizj. Ed a questo basamento insiste finalmente una piramide di base circolare, e variamente contornata, come dimostra il disegno, su della quale poggia la palla, e la Croce, e l'altezza del quart'ordine è di palmi 25 1\2, e l'altezza di questa piramide misurata dal cornicione dell'ultimo ordine fin sotto alla palla è di palmi ventitre. E questa è la forma esteriore del campanile, la quale sebbene venga chiaramente dimostrata dalla sua pianta, ed elevazione, pure stimo,per maggior accerto dell'opera se ne debba formare un esatto modello, il quale si stà già lavorando".

[37] Segue il capitolo delle spese il quale è approssimativo, infatti, come vedremo ci saranno poi una serie di atti notarili  registranti le spese che si susseguono.

[38] Infine secondo Salerno l'edificio si dovrebbe realizzare in circa quattro o cinque anni.

[39] Gli stessi amministratori ribadiscono ai mastri muratori che gli armamenti le fune e quant'altro della fabbrica sia dagli stessi da procurarsi in quanto la chiesa riconosce agli stessi  solo i ferri e i piombi per la realizzazione dell'opera.

[40] I mastri muratori in ogni caso se ritengono, sempre per la stessa somma e materiali, possono fare qualche variazione con il  consenso di Salerno, che rechi più prestigio all'edificio.

[41] In detta data convengono - Atto del notaio Pascarella -  D. Nicola Tennerelli e i  mastri muratori per la realizzazione dei primi lavori con le relative spese relative a quello stesso anno. V'è allegato un prospetto di tutte le spese con nota e firma del perito  Nicolò Petrilli del 25 novembre del 1781 - Gli importi sono relativi allo spiazzamento del territorio e alla costruzione del basamento dello stesso campanile fino a giungere ad un importo  pari a ducati 1029 grana 80 e cavalli 10, con la definizione del dovuto pagamento termina l'atto. Con l'atto notarile del 11 settembre del 1782, di Pascarella, si rilevano nuovamente le misure e le spese per mezzo di una nota  allegata del detto  Petrilli che giunge ad un importo da doversi per la realizzazione dello stesso campanile  di ducati 571 e grana 94. Il 21 maggio del 1783 troviamo nuovamente il notaio Pascarella redigere un atto, con testimoni l'economo Gianbattista de Liguori e  Nicolò Petrilli, della città di Cerreto, ma da anni a Maddaloni. L'argomento di discussione ci riguarda in un certo qual modo in quanto si parla del Monte dei Pegni  dal titolo la Pietà la cui fabbrica è stata abbattuta per edificarvisi sopra il campanile, probabilmente questo Monte era esercitato nei locali di pubblico uso della diroccante fabbrica della Congregazione del SS. Corpo di Cristo. La chiesa per far sì che il Monte continui ad esercitare il suo mandato decide di affittare per lo stesso uno ospizio di case  di proprietà di  Petrilli, sito nel luogo detto la Pigna, nella vinella centrale detta anche delli Palladini (L'affitto è di dodici ducati annui da darsi il 15 di agosto di ogni anno, ad iniziare da quello del 1784, per venti anni. L'ospizio di case verrà ad essere fittato ed ad essere a disposizione della chiesa dal primo settembre di quello stesso 1783).

[42] Al nostro atto notarile ne segue uno  nello stesso giorno le cui parti sono il Domenico  Aulicino e Biagio di Lello. Il primo è uno dei costruttori della chiesa e con quest'atto concorda la dote della faglia Nicoletta promessa sposa al detto di Lello. Seguiranno poi altri atti relativi ai singoli anni di lavoro e al corrispettivo da darsi ai muratori. Con l'atto dello stesso Pascarella del 9 novembre del 1786 Petrilli, come da nota del 30 settembre 1786 arriva ad un importo pari a ducati 1008 grana 81 e 3\4. Con l'atto notarile del 14 ottobre del 1787 si rileva, nel passaggio di consegne all'amministratore nuovo della chiesa  D. Michele Quintavalle, che  ai muratori del campanile spettassero cinquecento ducati annui  oltre ad eventuali spese che vadano al di là. Allo stesso atto è una nota del regio tavolario Petrilli del 9 ottobre del 1787 che riporta un importo dei lavori pari a ducati 693 e grana 68.

[43] Si nota che oramai gli appaltatori erano fortemente danneggiati da tal cambiamento di materiale, in virtù di quello che era il loro lavoro direttamente proporzionato al costo dei materiali e alla manodopera.

[44] Seguono altri atti del notaio Pascarella, per gli apprezzamenti annuali. Con l'atto del 25 ottobre dello stesso 1789 si ha una nota del Regio Tavolario D.Nicolò Petrilli, per conto della chiesa, in data 3 ottobre 1789, ove si evidenzia la somma spettante ai muratori per un importo pari a ducati novecentodiciasette , grana trentatre e cavalli 6. All'atto notarile del 4 gennaio 1791, sempre di Pascarella, c'è una relazione allegata a firma di Orazio Salerno, il quale oltre ad evidenziare che oramai da un solo anno si è arrivati ai lavori del secondo ordine, giungendo ad una altezza dal cornicione sottostante di circa trenta palmi. Lo stesso Salerno ne fa una descrizione minuziosa di misure e prezzi per ogni cosa fatta, giungendo alla fine della redazione, con data 23 dicembre 1790 da lui firmata, ad un importo pari a 992 ducati e grana 69 che gli amministratori della chiesa andranno  a dare ai mastri muratori, uno dei quali, Pasquale Aulicino, rinunciatario. Con l'11 gennaio del 1793 si hanno gli atti del notaio A. De Roberto - ASC - che  registra del come gli amministratori della chiesa pagano i muratori, in questo caso specifico dando 500 ducati per la realizzazione del secondo ordine del campanile che si è  realizzando. Allegato all'atto è una relazione di Salerno per il secondo ordine del campanile datata in Napoli il 10 novembre del 1792 ove si evidenzia che la spese totale del secondo ordine ammonta a ducati 1700, 56 3\4. L'8 maggio del 1794 abbiamo un nuovo atto di De Roberto  concernente il nostro campanile,  nell'atto Pasquale Aulicino, agente dei muratori, riceve ducati 1766, grana 66 e cavalli 30 dall'economo della chiesa. All'atto è allegata una relazione di Orazio Salerno firmata in Napoli il 13 dicembre del 1793 con il titolo “Misura , ed apprezzamento del restante terzo ordine del Campanile della V.ble Chiesa del Corpo di Cristo, che si stà edificando nella Città di Maddaloni dai maestri muratori Giacinto Sivo , e Biagio Aulicino, e del quarto ordine fino all'architrave inclusevi sito sopra gli otto urtanti, che son in d:o quarto ordine”.

[45] La relazione in questione presenta il titolo che segue “ Misura ed apprezzo della cornice superiore di travertino del cornicione del quart'ordine, ove stà l'ottagono, e del compimento del Campanile della V.ble Chiesa del Corpo di Cristo nella città di Maddaloni costruito dai Maestri Muratori Giacinto Sivo, e  Biaggio Aulicino, essendo Economo D. Pasquale Roberti”

[46] Ducati 50 Salerno dice che si debbano ai muratori per la forma lignea che si è fatta prima dell'opera del pero , per i legni e per la manodopera allo stesso dovuta.

[47] Con l'atto notarile del notaio A. De Roberto del 29 ottobre 1797 gli amministratori danno la somma residua di ducati 226 grana 9  5\8 ai muratori come si evince da sopra. La trattazione, poi, di un capitolo di spesa che ha permesso la realizzazione del Campanile, con Economo della chiesa  Petrilli, già visto quale concessore perito per il campanile e concessore dell'Ospizio di case per il Monte della Pietà per comodo della nostra chiesa, è quello dell'atto del notaio A. De Roberto al giorno 21 febbraio del 1798.

[48] ASCCCM, foglio 499r.

[49]Danaro che si prende ad interesse del Campanile “  Data - Quantità - Referente: 6\12\1792 - 200  ducati - Gio:Battista Bianco di Napoli; 20\12\1792 - 400  ducati - Magn. Angelo Lerro;  4\01\1793 - 500  ducati - Magn. Pietraniello Muojo; 14\03\1793 - 3000  ducati - Nunzio Vinzi Cartone; 24\05\1793 - 5000  ducati - Filippo Lombardo;  3\08\1793 - 400  ducati - Magn. Pietraniello Muojo; 16\04\1794 - 2000  ducati - Annibali Sansò; 14\11\1794 - 2000  ducati - Marchese D. Lorenzo Friotti. Vorrei, inoltre,  riferire che simile al nostro campanile è quello del monastero  di Santa Chiara in Napoli ad opera  pratica di Mario Marisi ricostruito  sul finire del XVI secolo, il primo era del '300 e fu fatto da Costantino Avallone, quale regio architetto ed ingegnere dello stesso monastero. F. Strazzullo Scultori e Marmorari Carraresi a Napoli:  I Marasi in Napoli Nobilissima vol. VI - fascicolo I - II - , Napoli 1967, pagg. 25 - 37. Marisi quale “ espertissimo nella costruzione di torri, aggiunse due celle (con la sovrapposizione dell'ordine ionico al dorico) all'antico basamento di piperno, abolendo le bifore gotiche  nella prima cella campanaria ove sostituì gli archi ogivali con monofore a tutto sesto”. Si ricorda che oltre allo zoccolo e al contro zoccolo questo campanile presenta tre ordini architettonici.

[50] ASCCCM. Magistrale della chiesa del 1760, foglio 511.

[51] Atto del 24 maggio del 1794 del notaio A. De Roberto. Da Analisi fatta manca all'ASC.

[52] Foglio 512- 512 r.

[53] La presenza del parroco don Saverio Russo, nel periodo  10 ottobre 2011 al 01 marzo 2014, ha visto la realizzazione di una serie di per il  mantenimento e miglioramento della struttura e delle sue opere.

Si elencano a titolo esemplificativo i principali interventi: il rifacimento copertura bagni, la ristrutturazione dell’impianto di amplificazione, l’impermiabilizzazione del tetto della cappella  di San Vincenzo, la realizzazione della pedana per l’accesso dei disabili fuori l’ingresso centrale della Chiesa e della pedana della corale, la riparazione e messa in sicurezza della facciata Congrega del SS Corpo di Cristo annessa alla Basilica, il restauro del portene laterale Basilica, il restauro delle statue Madonna Visita Poveri, di Sant’Aniello , di Sant Lucia e de Hecce Homo, ed ancora di San Francesco Saverio. Ancora l’impianto amplificazione e pianola Corale, il rifacimento impianto tiranterie e sostituzione motori delle campane, l’eliminazione delle infiltrazioni con l’impermeabilizzazione dei tetti e parete delle  cappelle laterali, l’eliminazione delle infiltrazione acqua con sostituzione di vetrata della Basilica, la realizzazione tamburo di contenimento ingresso principale Basilica ed ancora ha seguito i lavori di restauro del Campanile dopo i danni causati da un fulmine nel febbraio 2010.

[54] Il padre fondatore San Eugenio de Mazenod fu santificato il 3 dicembre 1995 da Sua Santità Giovanni Paolo II e anche per Maddaloni fu festa.

[55] Dalla cronaca parrocchiale di don Benedetto Bernardo si evince che i congegni elettronici alle campane sono stati posti con il mese di settembre dell’anno 1977.

[56] In occasione dei festeggiamenti primaverili sul monte e autunnali in città, la presenza dei fuochi d'artificio in onore di S. Michele è sempre assidua, anche con gare pirotecniche. M. Schioppa San Michele, patrono di Maddaloni, Maddaloni settembre 2001, pag.43. Per l’argomento consultasi anche: M. Schioppa Festa dell’apparizione sul monte San Michele Avvenire 4 giugno 2000, anno XXXIII n. 128, notiziario Caserta sette; M. Schioppa I festeggiamenti civili separati da quelli religiosi Avvenire 23 luglio 2000, anno XXXIII n. 170, notiziario Caserta sette. Da circa quindici anni i giochi pirotecnici sono realizzati dai prodotti e con il supporto dell’impresa di Luigi Della Valle di Casolla di Caserta.

[57] ADC, serie III, busta 26, fascicolo 189\8. COMUNE DI MADDALONI \ Prot.n.5974 \ Maddaloni 18 maggio 1933 - Anno XI \ Oggetto: Restauri alla facciata esterna secondaria della Chiesa del SS. Corpo di Cristo ed al campanile. \ A Sue Eccellenza il Vescovo \ Caserta \ Questa Podestaria, dopo aver ottenuto, mediante sua ordinanza, che tutti i proprietari di stabili abbiano restaurato ed attinte convenientemente le facciate delle case prospicenti piazze e vie interne dell'abitato, ha in animo di rendere il centro della città (che è costituito dalla Piazza Umberto I° e dal Corso I° Ottobre) assai più decoroso, attraente e degno di una città di circa 25000 abitanti, con la creazione di grandi oasi di verde che rompano l'uniformità dei vasti marciapiedi e di filari d'alberi che ne adorino ed allegiadriscano le linee esterne. Così fin dal mese di aprile u.s. questa Podestaria ha iniziato il suo programma di abbellimento della città col creare nella Piazza Umberto I° cinque grandi aiuole di verde prato adorne  di piante, fiori e di un filare di oleandri, col proponimento di adornare nel prossimo ottobre tutta la stessa Piazza di oleandro e di far sorgere un giardinetto di piante e di fiori sul largo marciapiede sul quale si porspettano la piccola facciata con ingresso secondario della Chiesa del SS. Corpo di Cristo e l'annesso campanile. Tali lavori di decoro e di abbellimento della città hanno ottenuto l'unanime consenso della cittadinanza; ma, al tempo stesso, purtroppo, hanno acuito le critiche e le malignazioni che già da tempo circolano e si diffondono negli ambienti più noti della città in merito  alla cessione da parte del Comune a codesta Eminentissima Diocesi della Chiesa del SS. Corpo di Cristo. Ma quello che più conta ed è da prendersi in considerazione è che questi lavori di abbellimento della Piazza Umberto I° hanno reso più generale ed evidente il malcontento popolare per lo stato deficentissimo di conservazione e di manutenzione in cui trovasi l'aspetto esterno della Chiesa e del campanile, causas l'abbandono completo in cui il magnifico manumento è lasciato, e più ancora per l'ingiustizia palese che di continuo essa rappresenta per essere detta Chiesa oggi l'unico fabbricato che nei riguardi della ordinanza podestarile è rimasto privo di ogni più piccolo lavoro di restauro e di pulizia. Comprendo perfettamente che i lavori occorrenti per rimettere in oprdine perfetto tutto l'esterno della Chiesa e del campanile non sono indifferenti e che la spesa relativa è assai sensibile; ma io mi prometto, con molta deferenza,  di fare osservare alla E.V. che si potrebbe mettere un argine alle maligne critiche e calmare il malcontento popolare dando mano, al più presto possibile, ad una serie di parziali lavori che non presentano alcuna difficoltà di esecuzione e che importano nel complesso una spesa, proporzionalmente, piuttosto modesta. L'E.V. potrebbe quindi, per ora, ordinare il restauro dell'intonaco e l'attintatura della piccola facciata secondaria della Chiesa che prospetta la Piazza Umberto I°, il restauro del portale d'ingresso e la pulizia del campanile (senza attintatura s'intende) facendo togliere tutte le erbe e le piante che ne deturpano le linee e ne oltraggiano l'essenza e tutte le iscrizioni e le rotture che ne deturpano la base. Così quando col prossimo ottobre tutta la Piazza sarà adorna di giardini, di aiuole fiorite e di alberi, la Chiesa non si presenterà più, per chi viene dal Corso, come un vecchio e diruto fabbricato abbandonato da Dio e dagli uomini, ma come una vera e degna casa di Dio che con le magistrali linee architettoniche, restaurata e linda, farà da mirabile sfondo alla bella piazza fiorita e riscuoterà il plauso dell'intera cittadinanza, che nel suo religioso misticismo, non sà capacitarsi come la più grande e bella Chiesa di Maddaloni debba essere la più abbandonata. Nè mi sembra sia il caso di dare retta a qualche eccessivo zelatore il quale ha già creduto opportuno di formulare il giudizio che, dovendosi provvedere al restauro della Chiesa, si rende necessario che il lavoro sia iniziato e condotto a termine in una volta sola, poichè le due facciate essendo prospicenti su due diverse piazze, con visuali differenti, risultano indipendenti l'una dall'altra e che di conseguenza i lavori di restauro e di attintatura che dovranno eseguirsi su tutte le parti esterne della facciata secondaria non hanno alcuna attinenza con quelle che si dovranno eseguire sulla facciata principale, anche se in seguito dovesse presentarsi assai difficile raggiungere la stessa tonalità di colore delle due facciate. L'importante sarà forse di trovare un buon Ingegnere che abbia tempo  e volontà di dirigere e sorvegliare i lavori, in modo che col minimo di spesa si possa ottenere una esecuzione perfetta e degna di una Casa di Dio; ma in questo caso, se la E. V. lo crederà opportuno e conveniente, io sarò ben lieto di coadiuarla nella bisogna, pregando l'Ingegnere del comune di compilare il preventivo di spesa di tutti i lavori occorrenti e, qualora poi questo fosse accettato dalla E.V., di assumere la direzione e sorveglianza dell'esecuzione col minimo di compenso. Tanto ho creduto opportuno e doveroso  di esporre alla E. V. con l'intima persuasione di fare opera di bene sia nei riguardi di codesta Eminentissima Diocesi come in quelli di questa cittadinanza, ed allo scopo unico di troncare una volta per sempre ogni motivo di critica, di malignazione e di malcontento e per ridare ai sacerdoti del Capitolo della Chiesa del SS. Corpo di Cristo, che la maggioranza della popolazione ritiene responsabile del doloroso abbandono in cui è tenuta la Chiesa, quel prestigio morale a cui hanno diritto e che meritano. Ed ho piena fiducia che l'E.V.,  bene apprezzando gli intimi sentimenti che mi hanno  spinto ad esporre qanto sopra, vorrà benignarsi di prendere in benevola considerazione  le mie proposte e concedermi il suo alto ed ambito contributo nell'opera che questa Podestaria ha iniziato per il maggior decoro di questa Città. Con la più distinta e devota osservanza.\ Il Podestà Amedeo Sorvillo.

[58] Si segnalano per approfondimenti e corredi fotografici http://europaconcorsi.com/projects/198609-Mariano-Nuzzo-Restauro-del-Campanile-monumentale-della-Basilica-minore-del-Corpo-di-Cristo-di-Maddaloni-CE- ed ancora http://www.archilovers.com/p53804/Restauro-del-campanile-monumentale-della-Basilica-Minore-del-Corpo-di-Cristo e la tavola con misure, struttura, identificazione dei materiali ed interventi nella sezione http://www.premiorestauro.it/opere-2011 al link http://www.premiorestauro.it/IT/home/commons/pdf/tavole%20pdf%202011/Panels_Nuzzo_.pdf

[59] Nei citati link della precedente nota l’arch. Nuzzo offre il dettaglio dell’intervento di restauro, per tecnica e materiali.

[60] Il gruppo è visibile al link https://www.facebook.com/groups/119971554752494/