Ciao Schola armaturarum Pompei, ora non ci sei più: non ti ha domato il Vesuvio ma noi

Nacqui nel 62 d. C.

e diciassette pria della colata

che mi coprì di cenere e lapilli

e mi tenne nascosta per due millenni e passa

in quella strada detta L’Abbondanza

 

Fui ripristinata dal Maturi

uno che di antichità se ne intendeva

Ero tutta di rosso pompeiano dipinta

con magnifici affreschi di puttini in ocra

 

Tenevo anche armadi decorati,

con dentro gladi, scudi e lance corte e lunghe.

Quando venivano loro, io ero allegra

perché facevano chiasso quei gladiatori

 

Bevevano del vino annacquato,

mangiavano le focacce con il miele,

si raccontavano fatt di lotta tra di loro

e anche piccanti quando parlavano di donne

 

Ora son caduta per l’incuria

dello stesso uomo che mi costruì

Ora piangono tutti quanti assorti

Son lagrime

che non mi vedranno più ripristinata,

ma sono rimasta solo nei ricordi

perché venni, meno male, fotografata

 

AVE XXI SECOLO

Caserta

Versi di Pier Franco Carino