VILLA LITERNO (Caserta) – I carabinieri di Caserta hanno eseguito 9 ordinanze di custodia cautelare in carcere e una misura cautelare di ’divieto di dimora’ nelle province di Caserta e Napoli, emesse dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea, nei confronti di altrettanti elementi di vertice della fazione ’Ucciero’ del clan dei Casalesi, operante nella zona di Villa Literno.
L’accusa per tutti e’ di associazione mafiosa, porto e detenzione illegale di armi ed estorsione. Le indagini, avviate nel settembre 2009 in seguito all’arresto di due affiliati bloccati mentre ritiravano il rateo estorsivo di Ferragosto all’interno di un cantiere edile, hanno accertato la recente costituzione del clan Ucciero, definito, spiegano gli investigatori, in seguito ad un’alleanza, stretta all’interno del carcere di Melfi, da Massimo Ucciero, detto ’capaspaccata’, con affiliati ad altre fazioni del clan dei Casalesi.
Si tratta – secondo le indagini – di una nuova ’formazione’ camorristica, nata dalle ceneri della vecchia fazione dei Tavoletta-Ucciero, quest’ultima per anni al centro di una sanguinosa guerra di camorra con l’altra fazione guidata da Francesco Bidognetti, detto ’cicciotte e mezzanotte’, per il controllo delle attivita’ illecite nella zona di Villa Literno. Tra i personaggi di spicco del nuovo gruppo Giuseppe Dell’Aversano, detto ’Peppe o’ diavolo’.
Le estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti della zona di Villa Literno e di parte del litorale Casertano – secondo quanto accertato da carabinieri e Dda – venivano pianificate dai capi detenuti mediante il passaggio di ordini agli affiliati liberi attraverso i ’pizzini’ consegnati ai familiari nel corso dei colloqui in carcere. Durante le indagini i carabinieri hanno anche sequestrato varie armi e munizioni.
L’indagine
L’attivita’ investigativa ha consentito agli inquirenti di
ricostruire l’organigramma della cosca “promossa, organizzata, diretta
e avviata -spiega il procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico-
alcuni mesi dopo l’arresto del boss Giuseppe Setola capo dell’ala
stragista del clan dei Casalesi, fazione Bidognetti.Secondo gli inquirenti a capo del clan si sarebbe
posto Massimo Ucciero “stanco dei lunghi anni di faida -spiegano alla
Dda- con l’avverso gruppo bidognettiano e duramente colpito nel 2004
dalla morte per omicidio del fratello Domenico”. Capaspaccata avrebbe
quindi stretto un’alleanza mentre si trovava rinchiuso nel carcere di
Melfi (Potenza) con Giuseppe Dell’Aversano. Ucciero si e’ poi alleato
con Gaetano Ziello, 30 anni, pur essendo stato quest’ultimo,
sostengono gli inquirenti, coinvolto in diversi omicidi ai danni di
personaggi del vecchio gruppo Tavoletta-Ucciero e in passato
fedelissimo di Bidognetti.
I carabinieri del Comando provinciale di Caserta avrebbero
scoperto altri elementi di novita’ nel modus operandi “dell’ipotizzata
associazione” come l’utilizzo per la riscossione delle tangenti e gli
acquisti di armi da parte del direttivo della cosca di Villa Literno,
ad opera di pregiudicati provenienti da Casapesenna e San Cipriano
d’Aversa. Si tratta di pregiudicati come Gaetano Ziello di 31 anni,
Costantino Garofalo, Costantino Diana e Renato Piccolo.
Un altro elemento di novita’ scoperto dagli inquirenti della
Direzione distrettuale antimafia di Napoli e’ stato l’utilizzo dei
pizzini con i nomi delle vittime da sottoporre a estorsione “veicolati
nel corso dei colloqui in carcere da famigliari detenuti considerati
gregari -spiegano alla Dda- nell’ambito del clan e quindi sottoposti a
controlli meno pressanti da parte delle forze dell’ordine”. I boss
riuscivano quindi a fare arrivare all’esterno del carcere la lista di
commercianti e imprenditori di Villa Literno con indicazione per ognuno di essi della cifra da estorcere a Natale, Pasqua e Ferragosto.
