Mondragone, riarrestato Vincenzo Alfiero: 77 anni, presunto cassiere dei La Torre

MONDRAGONE (Caserta) – Le forze dell’ordine hanno arrestato nella sua casa di Mondragone Vincenzo Alfiero, 77 anni, originario di Casal di Principe, legato storicamente al clan dei Casalesi e gia’ condannato nel processo Spartacus I. Alfiero e’ destinatario di ordinanza di custodia cautelare in carcere, richiesta dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, per associazione per delinquere di stampo camorristico.

Stando alle indagini e alle testimonianze di recenti collaboratori di giustizia, l’anziano gestiva la cassa del clan dei Casalesi. Era legato negli anni Ottanta e Novanta a Mario Iovine, poi ucciso in Portogallo nel 1991. I suoi figli, Nicola e Massimo Alfiero – il primo considerato anello di congiunzione tra i Mondragonesi e i Casalesi, il secondo legato al killer Giuseppe Setola – sono entrambi detenuti in regime di 41 bis.Si occupava di movimento terra e con le sue imprese non solo si aggiudicava appalti per opere pubbliche nel casertano ma costruiva case e bunker per i Casalesi. Diversi collaboratori di giustizia hanno raccontato agli inquirenti particolari importanti sulle attivita’ di Vincenzo Alfiero, “’o capritto”, 77 anni di Casal di Principe.

L’uomo arrestato era stato gia’ condannato per associazione mafiosa nell’ambito del processo Spartacus, per l’affiliazione al gruppo di Antonio Bardellino. Attualmente risulta vicino a quello guidato da Francesco Bidognetti, pur riuscendo a mantenere buoni rapporti con tutte le fazioni dei Casalesi e curando personalmente gli equilibri interni nella gestione del racket delle estorsioni. Nel periodo successivo alla gestione Setola, Vincenzo Alfiero, da “pari grado” di Francesco Diana nel racket, ha preso il posto di quest’ultimo, diventando il  referente locale dei bidognettiani.

Negli anni, secondo gli inquirenti, avrebbe sempre controllato la cassa del clan, occupandosi direttamente del pagamento degli stipendi alle famiglie degli affiliati. Alfiero, nell’ambito dell’organizzazione, era delegato ai contatti con tutti gli imprenditori vicini al clan, risolvendone controversie negli affari, gestendo le estorsioni nei cantieri, con imprese proprie o pilotando i sub appalti, anche pubblici, soprattutto nei comuni di Sessa Aurunca, Baia Domitia e Cancello Arnone.