Caserta, i Casalesi erano i padroni anche del lago d’Averno: l’ingresso all’Inferno, sequestrato

CASERTA – Un decreto di sequestro emesso dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nell’ambito dell’operazione dall’evocativo nome di “Sibilla”, è stato eseguito all’alba di oggi dagli agenti del Centro operativo della Dia di Napoli nei confronti di Gennaro Cardillo attualmente in carcere.

Cardillo viene ritenuto dagli inquirenti responsabile del reato di favoreggiamento aggravato nei confronti del clan capeggiato da Giuseppe Setola, attualmente in carcere capo dell’ala stragista della cosca dei Casalesi.

Tra i beni sequestrati vi è anche il lago d’Averno, mitico lago del mondo antico, ingresso per l’inferno, situato nella zona flegrea al confine tra Napoli e Caserta. Sequestrato anche l’agriturismo Terra Mia e la discoteca ristorante Aramacao. Complessivamente i beni sottoposti a sequestro ammontano a circa 15 milioni di euro.

Il lago d’Averno

Il decreto che la D.I.A di Napoli ha eseguito riguarda, soprattutto, un lago leggendario che ancora oggi rinnova suggestivi ricordi narrati dall’epopea virgiliana e dantesca, del mito dell’entrata agli Inferi e della tradizione della Sibilla.

Il Lago d’Averno è un lago vulcanico che nel 1750 fu donato dai Borbone a una nobile famiglia napoletana con un lascito regio, poi tramandato agli eredi che l’hanno venduto nel 1991 alla società Country Club srl.

I beni sequestrati

La società Country Club srl nel 2008, pochi giorni dopo l’arresto di Giuseppe Setola, è stata acquistata a nome proprio da Cardillo Gennaro, cl.1967, imprenditore nel settore turistico – alberghiero, attualmente detenuto, ritenuto un prestanome di Setola Giuseppe, esponente di spicco del clan dei casalesi e capo della fazione stragista.

Le indagini svolte dalla DIA e coordinate dalla DDA napoletana avrebbero evidenziato che il Cardillo Gennaro ha favorito il Setola e gli altri componenti del gruppo camorristico, sia nella fase della latitanza che in quella di supporto logistico per le operazioni criminali, con la messa a disposizione di ristoranti e camere d’albergo.

Tra le strutture identificate vi è l’agriturismo TERRA MIA, il ristorante ARAMACAO e la società COUNTRY CLUB Srl sottoposte oggi a sequestro ex art.321, comma 3 bis, c.p.p.

Il contrappasso

Certo, in questa operazione della Dda che ha sequestrato il Lago d’Averno si nota ironicamente un certo contrappasso. Il proprietario dellingresso agli Inferi dell’antichità altri non era che un diavolo di oggi, il camorrista casalese ammazzagente Giuseppe Setola. Chi sa se ancora una volta non è la conferma dei corsi vichiani.

Il sequestro del lago d’Averno

Nella disponibilita’ del clan dei 
casalesi era finito persino un lago: quello d’Averno, il piu’ 
noto e suggestivo dei Campi Flegrei, che Omero cita nell’Odissea 
e Virgilio nell’Eneide. Gli agenti della Dia lo hanno 
sequestrato questa mattina in esecuzione di un decreto della 
Dda: appartiene a Gennaro Cardillo, in carcere con l’accusa di 
essere organico al gruppo criminale egemone nella provincia di 
Caserta, molto legato al killer Giuseppe Setola. 
Cardillo e’ amministratore e socio unico della Country Club, 
la societa’ che nel 1991 acquisto’ il lago per due miliardi di 
lire dalla famiglia Pollio: l’acquisto, e’ scritto nell’atto 
notarile, riguarda ’un intero terreno invaso di acque 
denominato lago d’Averno, dalla superficie complessiva di circa 
ettari 55, are 77 e centiare 80… Sono comunque comprese nella 
vendita le due piattaforme di legno insistenti sulle acque del 
lago e prospicienti una il locale ristorante e l’altra il locale 
ufficio’. I Pollio, a loro volta, si erano tramandati l’Averno 
dal 1750, quando lo avevano ricevuto in dono dai Borbone; 
nonostante tre sentenze abbiano assegnato il bacino allo Stato, 
la controversia giudiziaria avviata 19 anni fa resta aperta. 
Oltre alla societa’, la Dia ha sequestrato anche 
l’agriturismo ’Terra mia’, dove Setola e’ stato ospitato durante 
la latitanza, e la discoteca ’Aramacao’. I beni hanno un valore 
complessivo di 15 milioni di euro. Gennaro Cardillo, e’ scritto 
nel decreto di sequestro, ’ha operato acquisizioni di beni, 
direttamente o tramite la sua societa’, del tutto sproporzionate 
rispetto ai redditi dichiarati. Tale sproporzione impone la 
presunzione di illecita provenienza dei mezzi impiegati per gli 
acquisti’. Per gli investigatori, dunque, e’ un prestanome dei 
boss casalesi. Negli anni scorsi, intervistato a proposito della 
proprieta’ del lago, ne rivendicava addirittura la 
valorizzazione: ’In questi anni abbiamo salvato l’Averno dal 
degrado, ripulito la foce ostruita, salvaguardato le sue 
acque’. 
Lo scenario che si offre agli ospiti dell’agriturismo e’ in 
effetti magnifico: tutt’intorno si ergono colline verdissime, 
davanti c’e’ lo specchio d’acqua del lago, che un tempo era la 
bocca di uno dei tanti vulcani della zona flegrea. Ancora ai 
tempi della colonizzazione greca della Campania, dal lago 
salivano getti di vapore sulfureo: per questo Omero immagino’ 
che l’Averno fosse l’ingresso all’Ade, il luogo dove finiscono 
le anime dei defunti. Nell’Odissea, Ulisse vi scende per 
interrogare sul suo futuro l’indovino Tiresia; nell’Eneide, 
invece, e’ Enea che va a incontrare l’ombra del padre Anchise. 
Durante la latitanza, dunque, Giuseppe Setola, il killer che 
volle, tra l’altro, la strage degli immigrati di Castelvolturno, 
non trovo’ rifugio solo nell’appartamento di via Manzoni, nel 
quartiere napoletano di Posillipo, ma anche in questo luogo 
ricco di storia e riferimenti mitologici. Nell’agriturismo, del 
resto, il suo gruppo si riuniva da tempo e spesso si fermava a 
mangiare. Nei mesi scorsi la Dia aveva sequestrato a un altro 
fedelissimo del killer un ristorante in piazza dei Martiri, salotto buono della citta’.