Aversa, la Finanza scopre fabbriche di scarpe con operai in nero: 3 denunciati

AVERSA (Caserta) –  Avevano allestito degli opifici atti alla fabbricazione di calzature ad Aversa e Lusciano, nei sotterranei di condomini privi di qualunque norma di sicurezza ed impiegavano manodopera in “nero”. Nei guai i responsabili dell’attività. Il lavoro “nero” rappresenta una delle componenti principali dell’economia sommersa ed è in tale contesto che si inserisce la sempre più incisiva azione di contrasto posta in essere dalla Guardia di Finanza in tutta la provincia di Caserta, alla ricerca di quelle posizioni lavorative caratterizzate dall’assenza di un formale rapporto contrattuale.

 

Il fenomeno riguarda principalmente quelle imprese che, pur rientrando nell’economia “legale”, non sfuggono alla tentazione di ricorrere a prestazioni lavorative di comodo, rese al di fuori del prescritto perimetro normativo, in quanto maggiormente remunerative.

 

Il lavoro irregolare si associa, altresì, ad altre forme criminali, tra cui l’immigrazione clandestina, uno dei canali di alimentazione del lavoro in nero, e le connesse forme di violenza e sfruttamento della manodopera.

 

In tale contesto vanno ad inserirsi anche le implicazioni che il fenomeno del sommerso ha rispetto alle condizioni d’impiego dei lavoratori, spesso costretti ad operare in contesti privi dei necessari requisiti di sicurezza e salubrità.

 

Muovendo dalle descritte esigenze di tutela, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Caserta hanno scoperto, in tre distinti interventi, altrettanti laboratori destinati alla produzione di calzature, con annessi insediamenti produttivi operanti in violazione degli obblighi fiscali, contributivi e della normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e prevenzione degli infortuni.

 

In particolare, i finanzieri, all’esito di indagini scaturite da una chiamata al 117, hanno individuato, rispettivamente in Aversa e Lusciano, opifici per la lavorazione ed il confezionamento di scarpe che impiegavano complessivamente, 29 lavoratori di nazionalità italiana, tutti rigorosamente in “nero”, in quanto non in regola con le posizioni contributive ed assistenziali.

 

Nel corso dell’intervento si è reso necessario, altresì, richiedere l’ausilio tecnico di personale del Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’ASL territorialmente competente, atteso che gli opifici erano totalmente sprovvisti dei requisiti richiesti dalla normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro in quanto ricavati nei sotterranei di condomini, privi dei necessari requisiti, con particolare riguardo alla presenza di estintori scarichi e non revisionati, vie di esodo non indicate ed intralciate da altro materiale, assenza di impianto di respirazione, attrezzature di lavoro non conformi alle vigenti leggi, assenza di dispositivi di protezione, assenza di autorizzazioni sanitarie per lavoro in locale seminterrato.

 

Per tali motivi e sussistendo il grave ed immediato pericolo per l’incolumità dei lavoratori che la libera disponibilità dei locali e del materiale ivi detenuto (macchinari, semilavorati e prodotti finiti) avrebbe potuto causare, sono scattati i sigilli ai tre locali che si estendevano per oltre 1000 metri quadri.

 

I tre soggetti gestori dei laboratori artigianali, D.G.N. 29 anni e L.L. 51 anni, originari di Aversa, e D.A.A. di 45, originario di Napoli, sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per la violazione delle disposizioni in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Le indagini proseguono allo scopo di ricostruire la posizione fiscale dei titolari delle tre ditte che, dai preliminari accertamenti, si sarebbero resi responsabili anche dell’inosservanza degli obblighi dichiarativi dei proventi connessi all’attività svolta.