Ordine degli Ingegneri di Caserta, Vitelli: «Tutela degli iscritti, giovani e dialogo con le istituzioni»

Entrano nel vivo le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Caserta per il quadriennio 2026-2030. Tra i candidati alla guida dell’ente c’è Luigi Vitelli, dirigente del Comune di Caserta attualmente in servizio con la Commissione Straordinaria e vicepresidente aggiunto uscente dell’Ordine degli Ingegneri di Caserta, che punta su esperienza, continuità amministrativa e vicinanza agli iscritti.

Una candidatura che nasce, come spiegato dallo stesso Vitelli, dalla volontà di proseguire il lavoro svolto negli ultimi quattro anni, periodo che “a suo dire” ha visto l’Ordine casertano assumere un ruolo di maggiore centralità anche sul piano nazionale.

A sostegno della candidatura di Vitelli c’è una squadra composta da Vittorio Felicità, Anacleto Motti, Giulia Capece, Giovanna Di Lorenzo, Francesca Di Nuzzo, Carmela Gionti, Giulio Golia, Marco Manzella, Giovanni Perillo, Caterina Renzo, Gennaro Rossi, Roberto Sperlongano, Francesco Tavano e Benito Gagliarde.

Abbiamo intervistato Vitelli per approfondire obiettivi, priorità e visione della lista in vista dell’appuntamento elettorale.

«Caserta oggi è protagonista a livello nazionale»

Ingegnere Vitelli, come nasce questa lista e cosa vi ha spinto a candidarvi?

«Nasce dalla volontà di uscire compatti da un lavoro di quattro anni che ha messo Caserta protagonista. Oggi l’Ordine degli Ingegneri di Caserta è riconosciuto a livello nazionale e ha avuto un ruolo importante anche nei tavoli tecnici. Personalmente ho avuto l’onore di partecipare, insieme ad altri colleghi, al gruppo di lavoro sul nuovo Testo Unico dell’edilizia. È stata un’esperienza importante che ha dato visibilità al nostro territorio e alle competenze casertane».

«Più candidati? Segnale di interesse, non di malcontento»

In queste settimane si è parlato di frammentazione e malcontento. Lei come interpreta questa fase elettorale?

«Francamente mi viene da sorridere quando leggo di malcontento. Io credo il contrario: vedo un grande interesse verso l’Ordine. Fino a qualche anno fa c’era una lista, massimo due. Oggi ci sono più candidati e questo significa che è cresciuta la partecipazione. Probabilmente il lavoro fatto negli ultimi anni ha riacceso interesse tra i colleghi. Io la interpreto come una cosa positiva».

«Il nostro obiettivo è tutelare gli iscritti»

Quali sono le priorità del vostro programma?

«Continuare a dare massima tutela agli iscritti e ai liberi professionisti. Da dirigente pubblico vivo ogni giorno il rapporto con professionisti, tecnici e pratiche amministrative, quindi comprendo perfettamente ansie, difficoltà e tempi burocratici. L’Ordine deve essere vicino agli iscritti, aiutarli e accompagnarli. Vogliamo anche valorizzare le commissioni dell’Ordine, affinché siano sempre più partecipate e operative».

«Serve meno accademismo e più valorizzazione dei professionisti»

Lei ha parlato della necessità di un Ordine più vicino alla professione. Cosa intende?

«Credo che si debba superare una certa logica troppo accademica. Ogni volta che c’è un incarico o una consulenza si guarda automaticamente al mondo universitario, ma sul territorio esistono professionisti capaci e preparati. Serve maggiore collaborazione tra Ordine, professionisti e pubbliche amministrazioni. Gli ingegneri devono essere coinvolti maggiormente, perché hanno competenze e conoscenze importanti da mettere al servizio del territorio».

«I giovani vanno informati e formati»

Molti giovani ingegneri faticano a trovare spazio. Quali strumenti concreti proponete?

«Informazione e formazione. Oggi tanti giovani laureati non sanno nemmeno come avvicinarsi a un concorso pubblico o a una carriera nella pubblica amministrazione. Eppure la pubblica amministrazione vive una carenza enorme di personale tecnico. Al Comune di Caserta, per esempio, siamo circa 180 dipendenti a fronte di una dotazione organica vicina alle 500 unità. Questo significa che c’è bisogno di professionisti. Dobbiamo aiutare i giovani a capire come entrare in questo mondo, formarli e accompagnarli».

«La pubblica amministrazione non deve essere vista come il nemico»

Come immagina il rapporto tra Ordine e pubblica amministrazione?

«Più vicino e collaborativo. Spesso il tecnico vede la pubblica amministrazione come quella che blocca o boccia le pratiche. Ma bisogna cambiare approccio: serve sinergia, dialogo e vicinanza. Non dobbiamo essere percepiti come i “cattivi” che respingono documenti, ma come interlocutori che aiutano a migliorare processi e procedure».

«Negli ultimi anni abbiamo semplificato la vita ai professionisti»

Qual è il risultato di cui va più orgoglioso dell’ultimo quadriennio?

«Sicuramente alcune battaglie normative che hanno aiutato concretamente i professionisti. Penso alle modifiche che hanno consentito semplificazioni sulle pratiche strutturali e ridotto passaggi burocratici inutili. Quando si riesce a semplificare il lavoro di un professionista, si sta facendo davvero qualcosa di utile per la categoria».

«L’errore da non commettere? Sentirsi protagonisti»

Qual è, secondo lei, l’errore che un Ordine professionale non deve mai fare?

«Pensare troppo al proprio ruolo e poco agli iscritti. Il rischio è sentirsi protagonisti. Io non voglio un Ordine protagonista: voglio un Ordine al servizio degli iscritti. Bisogna restare umili, ricordando sempre di essere stati scelti da una platea ampia di professionisti e di dover lavorare esclusivamente nel loro interesse».

«Servono tavoli permanenti con enti e istituzioni»

Che rapporto immagina con enti locali, università e istituzioni?

«Un rapporto stabile e strutturato. Servono tavoli permanenti con Regione, Provincia, Comuni e università. L’Ordine deve partecipare attivamente ai processi decisionali e fornire contributi normativi e tecnici. Non bisogna essere chiamati solo quando c’è un’emergenza o un problema: il confronto deve essere continuo».

«L’ingegneria è stato il sogno della mia famiglia»

Nel corso dell’intervista, Vitelli ha raccontato anche un passaggio personale legato alla sua storia familiare:

«Sono figlio di un operaio. Mio padre lavorava con le mani e quando vedeva un professionista lo chiamava sempre “ingegnere”, quasi come simbolo di un traguardo importante. Da bambino dicevo che volevo fare l’ingegnere anche per quello. Quando mi sono laureato ho scritto una dedica ai miei genitori: “Grazie mamma e papà per aver realizzato il loro sogno e il nostro”».

«Tra quattro anni vorrei vedere una laurea davvero abilitante»

Se tra quattro anni dovesse guardarsi indietro, quale risultato le farebbe dire “abbiamo fatto un buon lavoro”?

«Uno dei risultati più importanti sarebbe arrivare a una laurea realmente abilitante per la professione di ingegnere, evitando ai giovani ulteriori ostacoli come l’esame di Stato. Sarebbe un segnale di modernizzazione e una risposta concreta alle esigenze delle nuove generazioni».

«Conta il gruppo, non il singolo»

Infine, Vitelli lancia un messaggio agli iscritti:

«Non mi piace parlare del singolo candidato. La mia filosofia è quella del gruppo: bisogna valutare un progetto, una squadra. A volte il nuovo può affascinare, ma esperienza e risultati raggiunti rappresentano una garanzia».