CASERTA – Non basta un lampo, non basta l’orgoglio. La Casertana chiude la regular season con un pareggio che pesa più di una sconfitta. L’1-1 contro il Giugliano al “Pinto” è il riflesso di una squadra che ha provato a spingere, ma senza la lucidità necessaria per prendersi ciò che era ancora alla portata.
Il verdetto è chiaro: quinto posto ma resta la sensazione concreta che si potesse fare di più.
Bloccata e prevedibile
Per lunghi tratti, la Casertana è sembrata prigioniera della partita. Ritmi bassi, idee poche, manovra prevedibile. Il peso della posta in palio si è visto tutto, soprattutto nella prima mezz’ora: gambe contratte, poca qualità negli ultimi trenta metri, difficoltà a trovare spazi contro un Giugliano ordinato e pronto a colpire.
E infatti, al primo errore, è arrivata la punizione. Lo 0-1 nasce da una disattenzione grave, che in una gara del genere non puoi permetterti.
Il lampo di Butić
Il pari firmato da Butić è una giocata da attaccante vero, di quelli che vedono cose che altri non vedono. Un colpo di classe che riaccende il “Pinto” e sembra poter cambiare l’inerzia della partita.
Ma resta un episodio isolato. Perché nella ripresa la Casertana attacca, sì, ma senza davvero graffiare. Il possesso cresce, la pressione aumenta, ma le occasioni limpide restano poche. Troppa frenesia, poca lucidità. Troppi cross, poche soluzioni pulite.
Manca il colpo del ko
La sensazione è che alla squadra sia mancato il guizzo finale. Non è un problema di atteggiamento – quello non è mai mancato – ma di qualità nelle scelte negli ultimi metri.
Un percorso importante, ma con rimpianti
I numeri restano importanti: 66 punti, miglior raccolto dell’era D’Agostino. Un dato che certifica la crescita del gruppo e la solidità del lavoro fatto ma il calcio non è fatto solo di numeri.
Con una vittoria, la Casertana avrebbe chiuso quarta. Invece resta quinta, costretta a un percorso playoff più complicato e il rammarico è tutto lì, in quei novanta minuti non sfruttati.
Ora cambia tutto
Adesso però non serve più guardarsi indietro. I playoff azzerano tutto: niente più calcoli, niente più margine di errore. Domenica al “Pinto” arriva l’Atalanta U23 e lì serviranno dei falchetti diversi: più liberi mentalmente, più lucidi, più cattivi. Perché il campionato ha detto che questa squadra può giocarsela con tutti ma ora deve dimostrarlo quando conta davvero.
