San Leucio: le terme del re e le danzatrici di Ercolano.

CASERTA, SAN LEUCIO – Durante i lavori di restauro condotti dalla Soprintendenza di Caserta e Benevento nel Real Casino di San Leucio, è venuta alla luce nel 2001 una vasca ellittica in pietra di Mondragone (1792 – 1793), con bocchettoni per l’acqua, circondata da una balaustra con pomelli dorati, testimonianza della pratica dei bagni alla fine del Settecento.

I bagni termali piacevano molto a Carlo di Borbone, che li avevi consigliati persino a Luigi Vanvitelli e a suo figlio Carlo a scopo curativo.

La vasca di San Leucio occupa un’intera stanza di undici metri per cinque, che riprende dagli antichi sia lo stile che la
tecnica costruttiva ed idraulica. Una conduttura in cotto porta l’acqua dal pavimento al bagno, dove si trova la caldaia. Qui l’acqua viene riscaldata tramite un fornello, andando a riempire la piscina. Parte dell’acqua viene immessa nel soffitto a graticci per produrre vapore. Sotto la vasca si trovano due ambienti voltati, un tempo usati come dispensa per la Real Cucina.

La decorazione pittorica delle terme di San Leucio è costituita da dodici riquadri, con cornici di fiori e perline, in cui sono dipinte le famose danzatrici di Ercolano, scoperte da Carlo di Borbone il 18 gennaio 1749 nella Villa di Cicerone a Castellammare di Stabia e incise nel primo volume delle Antichità di Ercolano Esposte. Un catalogo del museo regio edito dalla Stamperia Reale, che intanto sta lavorando ad una nuova pubblicazione sui vasi dell’ambasciatore inglese Lord Hamilton, da cui sono tratte le decorazioni vascolari per la Biblioteca Palatina di Caserta.

Nel bagno di San Leucio, Jackob Philipp Hackert, Giuseppe Cammarano e Tischbein utilizzano per la prima volta l’antica tecnica della pittura ad encausto, che l’intera Europa sta cercando di recuperare secondo il metodo antico.

Le danzatrici diventano subito un raffinato simbolo delle scoperte di scavo.

Dopo Raffaello Mengs nel Parnaso di Villa Albani, vengono utilizzate nel 1782 nel Boudoir della regina Maria Carolina a Caserta, insieme ai famosi tripodi di bronzo di Ercolano, che si riconoscono agli angoli della prima sala della Biblioteca Palatina. Le ritroviamo nel Servizio Ercolanese (1781-83), commissionato alla Fabbrica di Porcellane di Napoli da Ferdinando IV di Borbone come dono al padre Carlo III di Spagna e realizzato sotto la direzione di Domenico Venuti e Giacomo Milani, dal 1780 capo dei pittori.

Dopo la partenza di Carlo di Borbone per la Spagna, il figlio Ferdinando desidera riprendere la tradizione e offre la direzione della Real Fabbrica di Porcellane di Napoli al toscano Domenico Venuti, originario di Cortona, che si occupa anche del trasporto delle statue farnesiane da Roma a Napoli, secondo i desiderata di Carlo di Borbone e Luigi Vanvitelli, per attrarre turisti e studiosi.

Nella sua attività, Domenico intende proseguire il lavoro del padre Marcello (Cortona, 1700 – 1755), supervisore dei primi scavi di Ercolano, primo conservatore del museo di Portici e bibliotecario di Carlo di Borbone, come lui stesso racconta nella “Descrizione delle prime scoperte dell’antica città di Ercolano” (1747).

Lo zio di Domenico, Ridolfino (Cortona, 1705 – Roma 1763) ha fondato con i fratelli – durante il governo di Carlo di Borbone – la prestigiosa Accademia etrusca delle antichità ed iscrizioni di Cortona (1726), è membro dell’Académie royale des Inscriptions et Belles Lettres (1750) e della Royal Society di Londra (1757), e – nel 1734 – è “prefetto” del museo del cardinale Albani a Roma. Da questi incarichi nascono: il Catalogo del Museo Capitolino (1750) e la Descrizione delle antichità di Roma (1763).

“Il nostro re si è fabbricato un museo in quattro anni, che altri Monarchi
nel progresso dei secoli non avranno il simile” – scrive Ridolfino a Tanucci parlando del Museo di Portici.

In questa fase i beni del Regno vengono trattati come personali del re e perciò vengono
trasferiti a Palermo dopo la rivoluzione del 1799.

Le danzatrici di Ercolano (menadi danzanti) ispirano persino l’abbigliamento e i balli di corte, come nel caso delle “attitudes” che resendono Lady Hamilton, compagna dell’ambasciatore inglese a Napoli e amica intima della Regina Maria Carolina, famosa in tutta Europa. Ma decorano anche porcellane e gli arredi, come il bellissimo divano, progettato da Carlo Vanvitelli e da Carlo Brunelli (1796 – 1799) per la Galleria della Villa Favorita a Resina, che oggi si trova a Capodimonte. Proprio in questi anni, a Cortona, i marchesi Venuti sugli esempi borbonici fondano la Manifattura di Catrosse, una prestigiosa fabbrica di maioliche e terraglie influenzate dallo stile Wedgwood.

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