CASERTA – Apre venerdì 24 aprile alle 19, alla Chiesa di Sant’Elena o della Croce a Caserta, una prestigiosa mostra dedicata all’artista Antonio Del Donno, figura di rilievo nel panorama artistico contemporaneo italiano, curata dall’avvocato casertano Maria Orlando e da me, che sarà visitabile fino al 10 maggio.
Si tratta in realtà di un ritorno, perché nel lontano 2003 l’artista beneventano esponeva alla Reggia di Caserta, lasciando in dono l’opera “Amor Sacro – Amor profano” (2002), acquisita poi alle collezioni del museo.
Morto nel 2020 Antonio Del Donno (1937–2020) ha improntato la sua ricerca artistica sul rapporto tra arte e spiritualità, distinguendosi per l’uso di materiali poveri e simbolici, come ferro, legno e oggetti di uso quotidiano, con risultati che si collocano tra l’Informale e l’Arte Povera.
La mostra, che vanta il patrocinio del FAI – Delegazione di Caserta e i contributi di Art Partner Banca Generali Caserta e ArteOraTv di Roberto Porcelli di Roma – nasce in collaborazione con il Polo Museale e il Centro Studi Antonio Del Donno, rappresentato da Alberto Molinari, e si sviluppa su due sedi espositive – il Museo Diocesano e la Chiesa di Sant’Elena a Caserta – offrendo al visitatore l’occasione per immergersi nel tessuto storico e religioso della città.

Presso la Chiesa di Santa Elena saranno esposti i celebri “Vangeli”, tavole di legno grezzo che accolgono incisioni a fuoco di versetti biblici: un monito contro il conformismo e la perdita di valori, un bisogno dell’esperienza e della regola.
Il Museo Diocesano di Caserta accogliera’ invece le opere pittoriche e scultoree, come le “Tagliole”, strutture metalliche di grandi dimensioni, che simboleggiano le trappole esistenziali e le costrizioni della società moderna, a fronte di un presunto eccesso di libertà. Alcune tele, caratterizzate dall’alternanza di astrazione e parola, si trasformano poi in rompicapi che diventano occasioni serene di sana riflessione.
Un grazie per la preziosa disponibilità va alla Diocesi di Caserta e in particolare a don Domenico Pontillo, che ha sostenuto la realizzazione dell’evento. Un’ occasione per interrogarsi sull’importanza della spiritualità nel Contemporaneo. Può ancora il viaggio portare verso una metà oppure è puro e vacuo vagare?
Le opere di Del Donno sembrano riportare il discorso su scelte di senso, interrogare sui progetti del costruito, ricucire lo strappo con l’anima, ricordare che la parola è segno e suono, logos, forza creatrice, e quindi va ragionata, meditata, dosata.
La parola apre portali e spazi, acquista una forza propria, crea echi trasformativi. Le opere inducono a riflettere sugli eccessi del consumismo e sulla necessità di una profonda libertà spirituale, vero unico “differenziale” dell’essere umano, cifra stilistica della sua unicità.
Come ricorda Socrate – dice del Donno – la vita è nella ricerca, senza la quale nulla è degno di essere vissuto. Una ricerca che può scavare nel passato, alle radici dell’arcaico, o proiettarsi nel futuro, nell’esperimento. Ci coglie di sorpresa – come una risposta – un potente equilibrio, il canone armonico dell’arte, la ponderatio chiastica di Policleto, la perfetta congiunzione di amor sacro e di amor profano.
