La ” Vita Potenziale”, opera prima di Lavinia Bianca, un romanzo capace di condurci per mano nei sentieri della nostra anima

Le chiesi l’ amicizia su Facebook ai tempi del Covid. Mi capitò tra i suggerimenti e fui subito colpito dal suo sguardo – quello che Vittorio, uno dei personaggi del racconto, definisce “palpebre a mezz’asta” – e dall’audacia con cui sovente ritraeva il suo corpo seminudo nelle poche foto postate e nelle stories più frequenti.

Entrando nel suo universo virtuale, dalla consistenza dei suoi post era facile intuire che Lavinia Bianca avesse uno stile narrativo maturo, ricercato, elegante, che le conferiva un’aura ben definita e inconfondibile.

Poteva scrivere di cazzi, di letteratura o di Temptation Island con lo stesso rigore e metodo con cui un giovane Severino scriveva La struttura originaria con l’intento di fondare un nuovo sistema filosofico.

Mi ritrovai così spettatore di un palcoscenico che superava di gran lunga la fruizione media dello scrolling della Home.

Il fatto che oggi abbia scritto un romanzo d’esordio così straordinario (nel vero senso del termine) non mi meraviglia.

Quello che invece sorprende è la tenuta complessiva del libro, che segna un prima e un dopo La vita potenziale, titolo del romanzo. A memoria, non ricordo un’operazione letteraria di questo genere.

La vita potenziale racconta della difficile relazione di Lavinia – alter ego dell’autrice, come Henry Chinaski per Bukowski – con gli aspetti fondamentali dell’esistenza: il sesso, l’amore, il dolore, la vita, la perdita, la morte.

Ciò che mi ha affascinato è l’ambizione letteraria dell’autrice di oltrepassare i confini velleitari del “dramma da raccontare” – quello del classico personaggio che si ritrova supino a raccogliere i cocci della sua esistenza frantumata – e di intercettare invece un sentimento generazionale universale, che supera differenze di identità, di genere e di ceto.

Supera ogni barriera sociale e si fa carne di un grido collettivo disperato, in netta controtendenza rispetto ai diktat rivendicativi e rancorosi del presente.

Questo libro ci prende per mano e ci accompagna in un territorio arioso, dove l’aria circola liberamente creando flussi di corrente che fanno sbattere le porte e spaccano i vetri delle finestre. Un’aria che accarezza i volti dei personaggi come farebbe una madre con i suoi figli.

L’acume con il quale Lavinia ci racconta gli anfratti più reconditi del desiderio maschile e femminile è inusitato.

Potrei stare qui a parlarne per ore, ma il punto è: se hai voglia di capirci qualcosa in più sui temi sopracitati, di leggere un libro che esplora zone difficili dell’esperienza umana, questo romanzo fa al caso tuo.

Lo stesso, se cerchi una scrittura ricercata ma scorrevole, mai di difficile fruizione.

Consigliatissimo.