Omelia Messa per la Pace celebrata da Don Gennaro Fusco nel Santuario di Sant’Anna in occasione dei festeggiamenti per la Santa

Don Gennaro Fusco, Consigliere Ecclesiastico dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede ed il Sovrano Militare Ordine di Malta, ha celebrato a Caserta per i festeggiamenti in onore di Sant’Anna sabato 12 luglio con la presenza di autorità civili, delle diverse associazioni di accollatori del territorio e rappresentanze delle comunità straniere che vivono il dramma della guerra.

Ecco il testo dell’omelia: “Una pace disarmata e disarmante

Cari sorelle e fratelli,

oggi voglio parlarVi della pace. Non della pace delle bandiere o delle conferenze, ma della pace vera, quella che tocca il cuore, quella che cambia le relazioni, quella che salva il mondo. Voglio parlarVi della pace che viene da Dio.

Papa Leone XIV, nel suo primo messaggio al mondo, non ha parlato di strategie, né di geopolitica. Ha detto semplicemente:

“Pace a voi”.

E ha aggiunto:

 “Una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio. Dio che ci ama tutti, incondizionatamente”.

Parole limpide, forti. Parole evangeliche. Parole che ci ricordano che la pace non si annuncia con le armi, ma con l’anima.

  1. La pace non è un’idea: è una Persona

Il saluto di Papa Leone XIV è quello di cui ci parla l’evangelista Giovanni. Egli, infatti, scrive che è il “primo giorno della settimana”. È il primo giorno della nuova creazione, quella che non vedrà mai tramonto. Le porte sono chiuse. I discepoli sono impauriti. Gesù risorto entra nel Cenacolo. Ma lui non li rimprovera, non chiede spiegazioni. “Venne Gesù”, scrive Giovanni, e “stette in mezzo”. Letteralmente “al centro”. Gesù risorto si pone al centro. Non si mette in alto, si mette al centro. Gesù sta al centro, tutta la comunità intorno a Lui. E da Gesù si irradia quella sorgente di vita che è la fonte di amore nei nostri confronti.

Le prima parole che pronuncia Papa Leone sono “Pace a voi” (Gv 20,19).

Queste parole sono un invito a vivere la felicità piena.

Questa pace è la pace di Cristo. Non un sentimento vago, ma la sua presenza viva. È Lui la nostra pace. È Lui che ha riconciliato il mondo con Dio, non con la forza, ma con l’amore fino alla croce.

Papa Leone XIV lo ricorda con fermezza nel suo Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede:

La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi”.

Questa è una pace che entra nel cuore prima che nei trattati. Una pace che non si impone, ma che convince con la tenerezza. È una pace che non si proclama, ma che si testimonia.

2. La pace comincia dal cuore

Noi pensiamo spesso che la pace sia affare dei governi, delle diplomazie, delle istituzioni. Ma, diceva Papa Francesco, che “La pace non si costruisce mai con le armi, ma tendendo le mani e aprendo i cuori”.

La prima guerra si combatte dentro di noi. Ogni volta che rifiutiamo di perdonare. Ogni volta che alziamo la voce. Ogni volta che giudichiamo, ogni volta che feriamo e ogni volta che ci chiudiamo.

Papa Leone, in effetti, propone una vera e propria “diplomazia del cuore”. Una diplomazia fatta di silenzi che ascoltano, fatta di parole che risanano e di gesti che disarmano. Perché la pace nel mondo comincia a tavola, nelle famiglie, tra amici, nei condomini, nelle comunità. Essa, infatti, è nei nostri sguardi, nei nostri silenzi, nel modo in cui scegliamo di ascoltare o di ferire. Perché le parole possono costruire ponti o innalzare muri. Le parole hanno il potere di uccidere.

Ogni volta che perdoniamo, che scegliamo la via della pazienza, che accogliamo chi ci è scomodo, diventiamo costruttori di pace.

E allora chiediamoci: “Il mio cuore è un luogo di pace o di conflitto? E le mie parole sono dei ponti o delle lame?

3. La pace è una responsabilità attiva

La pace è un prodotto artigianale (cfr. Papa Francesco) che si plasma con mani pazienti, con la lingua del rispetto e con la volontà del perdono.

Non basta dire: “Io sono per la pace”. La pace si costruisce. Si sceglie. Si impara.

Papa Leone offre la Santa Sede come casa neutrale di dialogo anche tra nemici. Perché la pace non è fuggire dal conflitto: è guardarsi negli occhi e decidere di ricominciare. Non è un sogno: è un compito.

E questo vale anche per noi. Siamo tutti chiamati a essere artigiani della pace. A iniziare dialoghi dove ci sono conflitti. A seminare rispetto dove ci sono giudizi. A offrire ascolto dove ci sono grida. È una missione che riguarda tutti: giovani e adulti, sacerdoti e laici, credenti e cercatori di Dio.

Siamo capaci di ascoltare chi la pensa diversamente? Di dialogare senza attaccare? Di dare una seconda possibilità?

4. Giustizia e pace camminano insieme

Oggi assistiamo desolati all’uso iniquo della fame come arma di guerra. Far morire di fame la popolazione – ha detto Papa Leone XIV – è un modo molto economico di fare la guerra”.

E un mondo che lascia morire di fame milioni di persone, mentre ne arricchisce pochi, non può conoscere la pace.

Non basta pregare per la pace: bisogna lottare per la giustizia. Perché la pace ha fondamenta concrete: diritto al lavoro, rispetto della dignità, cura del creato, accoglienza dello straniero. Giustizia e pace camminano insieme. Il profeta Isaia, infatti, dice: “La pace sarà frutto della giustizia” (Is 32,17).

Chi costruisce la pace si impegna contro l’indifferenza, contro la povertà, contro lo sfruttamento. Chi costruisce la pace dona tempo, energie, competenze, amore.

5. Educare al disarmo interiore

Papa Leone XIV, nel discorso ai movimenti e alle associazioni che hanno dato vita all’”Arena di pace”, con parole chiare dice:

Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace”.

Viviamo immersi in una cultura della rabbia, dello scontro, del “nemico da cancellare”. E noi siamo chiamati a educare alla mitezza, al rispetto, al disarmo delle emozioni negative.

Ogni scuola, ogni parrocchia, ogni gruppo è chiamato a diventare palestra di dialogo e di perdono. Non si nasce operatori di pace, lo si diventa. E ci si allena ogni giorno, con fatica, con amore. Dobbiamo, in effetti, educare al disarmo interiore.

6. La Chiesa: sacramento di unità

E poi, un messaggio forte alla Chiesa stessa. Papa Leone XIV vorrebbe che il nostro primo grande desiderio fosse:

una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato”.

Se vogliamo essere testimoni credibili, dobbiamo essere Chiesa che ascolta, non che condanna. Chiesa che accoglie, non che esclude. Chiesa che cura le ferite, non che punta il dito.

La sinodalità – che Papa Leone, sulla scia del predecessore, ci invita a vivere – non è una strategia. È lo stile della pace, fatto di corresponsabilità, di ascolto reciproco, di cammino comune. Dice, infatti, che “La sinodalità è uno stile, un atteggiamento che ci aiuta ad essere Chiesa”.

7. Conclusione

Sorelle e fratelli, la pace non è un’utopia, ma un cammino. E su quel cammino, il Signore cammina con noi.

Essa non si ottiene con il silenzio, ma con la verità detta con amore.
Per essere operatori di pace, dobbiamo riconoscere l’altro non come nemico, ma come fratello, dobbiamo mettere Dio al centro della nostra libertà,
e dobbiamo convertirci ogni giorno, dal basso verso l’alto.

La pace, in fondo, non si conquista, la pace si custodisce. Con umiltà. Con perseveranza. Con il cuore spalancato alla grazia.

Che il Signore ci renda strumenti della sua pace. Disarmati, disarmanti. Sempre.

Amen.

E, infine, concludo con un episodio della mia vita che merita una menzione speciale. Ricorreva l’anno 1996. Il 14 giugno, dopo la partita Repubblica Ceca – Italia (2-1), degli Europei di Calcio, un’auto a velocità sostenuta tamponò la mia, mentre stavo svoltando in una strada. L’urto fece sì che la mia auto prendesse velocità e si schiantasse al muro. Auto da rottamare. Io completamente indenne, senza un graffio. Con una mano in testa, perché avevo la sensazione che qualcuno mi avesse preso per i capelli, guardai in alto, sul muro dove andai a sbattere, e vidi una edicola con S. Anna, S. Gioacchino e Maria. Quest’ultima scena ritorna felicemente nei miei ricordi, in momenti particolari ed emozionanti come quello di stasera.”

Don Gennaro Fusco, nato in Svizzera e cresciuto in Santa Maria C.V., figlio del finanziere di mare e dipendente comunale a riposo Pietro e della compianta signora Clara Cecere. Primo di cinque figli. I fratelli: Alfredo, Giovanni, Enza e Massimiliano.Laureato in Economia, è Dottore di Ricerca in Diritto canonico (Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Antonianum in Roma) e in Internazionalizzazioni dei Sistemi Giuridici e Diritti Fondamentali (Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi della Campania).

E’ stato Difensore del Vincolo Titolare presso il Tribunale Ecclesiastico Regionale di Napoli e Cultore della materia di Diritto Ecclesiastico e Canonico presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi della Campania. E’, inoltre, esperto in Diritto Vaticano e Linguistica d’eccellenza. Vanta una buona produzione pubblicistica, come il volume sui Rapporti Stato-Chiesa in periodo di pandemia e tante altre pubblicazioni giuridiche. E’ stato uno sportivo agonistico militando nel campionato nazionale di pallamano con la squadra di Capua e nel campionato di serie C di pallavolo nella squadra di Santa Maria Capua Vetere.

Ha svolto il ministero pastorale nel Duomo sammaritano, nelle parrocchie di Santa Maria della Vittoria di Casagiove-Cuccagna e di San Vito Martire a Caserta-Ercole, (in entrambi gli edifici sacri è presente la statua di Sant’Anna) i cui fedeli attendono il momento di riabbracciarlo, e, infine, nella parrocchia San Paolo Apostolo a Santa Maria Capua Vetere.

Perché una celebrazione specifica per la pace durante i festeggiamenti patronali.

In una recente celebrazione nel Santuario di Sant’Anna, l’arcivescovo Pietro Lagnese aveva tra l’altro affidato alla comunità – come costante intenzione di preghiera al Signore attraverso la intercessione di Sant’Anna – la preghiera per la Pace. Un desiderio del pastore diocesano, il rettore del santuario, don Andrea Campanile, che ha reso visibile anche con una celebrazione per chiedere a Dio il dono della Pace attraverso l’intercessione della patrona Sant’Anna.

La storia stessa del santuario, il bombardamento aereo nel 1943 della città di Caserta con oltre trecento casertani che persero la vita, sollecita a difendere il valore della Pace. Nella triste circostanza dell’incursione aerea, vi fu un segno di speranza: il simulacro della Santa rimase miracolosamente indenne nella propria nicchia, circondato dalle rovine del tempio distrutto. Oggi testimoniamo il valore della Pace come missione quotidiana.