CAIAZZO (Caserta) – Associazioni e sindacati insieme per la legalità e lo sviluppo,
“Mò Basta!†Tutti insieme con Roberto Battaglia
Lo stato, i giudici e le istituzioni, condannano chi cede alle organizzazioni, a pagamenti dei “pizzi†e le oppressione esercitate dalla malavita organizzata, ma non li aiuta in caso di difficoltà , anzi, le vittime vengono lasciate in balia delle banche, di sentenze che, peggio degli usurai e dei casalesi, li mandano sul lastrico. Roberto Battaglia rischia di perdere tutto ciò che ha difeso opponendosi ai casalesi, per mano di chi dovrebbe difenderlo. Come dire: dalla padella alla brace.
“Mò Basta!â€, il sodalizio che raggruppa associazioni, sindacati, Agrorinasce e la Camera di Commercio di Caserta impegnato nella lotta per la legalità e lo sviluppo in Terra di Lavoro, è vicino alla causa di Roberto Battaglia, imprenditore anti-racket di Caiazzo.
Roberto Battaglia si è incatenato davanti alla Prefettura di Caserta per protesta contro il provvedimento del giudice. Una storia che ha dell’incredibile quella di questo imprenditore che, nel 2008, coraggiosamente denunciò, facendo arrestare, cinque esponenti del clan dei Casalesi, per le azioni oppressive del clan nei confronti dell’azienda. Ora la banca gli toglie tutti i fidi e chiede il pignoramento di tutti i beni aziendali.
Lo Stato da una parte riconosce all’imprenditore Battaglia lo status di vittima della criminalità e gli concede un mutuo di 600.000 euro e dall’altra, attraverso l’azione del giudice dell’esecuzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, non sospende l’azione di pignoramento, al contrario, mette all’asta l’azienda agricola e tutte le abitazioni di Battaglia date in garanzia.
L’Associazione Mò Basta, per voce del Presidente dott. Francesco Marzano, delegato di Confindustria, e del consigliere Antonio Marulli, presidente di Confagricoltura Caserta – di cui Roberto Battaglia è associato con la sua impresa – , esprime la massima solidarietà all’imprenditore Battaglia.
L’associazione si appella alle istituzioni, a cominciare dal Tribunale di S. Maria Capua Vetere, ed alla banca creditrice, di sospendere l’asta, ed in subordine di valutare l’operato di quanti si sono occupati della vicenda che ha portato a simili risultati paradossali.
