MADDALONI (Caserta) – Quest’oggi, 28 giugno 2023, dopo aver avviato la pubblicazione della pagina social dedicata al prof. Francesco Angioni, si vuole celebrare con maggiore partecipazione il giorno del centenario della sua nascita, non certamente terminando qui l’opera finalizzata allo studio e promozione del suo ricordo.

Questa iniziativa è partita il 1° aprile 2023 con la pubblicazione della pagina facebook “Prof. Francesco Angioni” ed è avvenuta in diretta su New Radio Network (si ringrazia la Radio e Carlo Scalera per l’ospitalità) per dargli la massima divulgazione possibile. Sulla pagina social ci sono i diversi articoli, contributi fotografici, video e documentali sulla figura del prof. Francesco Angioni. Il progetto è realizzato con il placet della famiglia e la preziosa consulenza del nipote omonimo l’amico prof. Francesco Angioni che ringrazio.
Francesco Angioni (Ciccio per gli amici) è nato a Maddaloni il 28 giugno 1923 ed è deceduto a Napoli il 15 giugno 1979. Francesco nasce da Attilio (nato il 14-8-1885 e deceduto il 1-3-1965) e Della Peruta Emilia (nata il 24-8-1894 e morta il 31-7-1962), unico maschio di 5 figli nell’ordine: Bonaria (nata nel 1919 e morta in tenera età), Anna (nata il 2-4-1921 e morta il 3-7-2003), dunque Francesco, Bonaria (nata il 1-4-1926 e deceduta il 4-7-2000) e Assunta (nata il 17-8-1924 e deceduta il 26-7-1962).
Il cognome Angioni non è propriamente maddalonese, infatti è un cognome sardo, precisamente di Cagliari, e la mia famiglia, a causa del padre Attilio che s’arruolò nella Real Guardia di Finanza, dal 1909 risiede qui a Maddaloni.
Dunque, la presenza degli Angioni a Maddaloni è proprio del 1909 con il trasferimento di Attilio da Cagliari e Maddaloni risiedendo nella Caserma “Bixio” che, all’epoca, era un distaccamento della Scuola militare napoletana “Nunziatella”, mentre oggi ospita da oltre un settantennio il Villaggio dei Ragazzi e prima ancora Casa del Fanciullo.
La struttura, e chi la conosce lo sa, è bella ampia con cortili idonei prima alle attività militari e poi alle manifestazioni sportive e istruttive in genere.
Ed è proprio il cortile della vecchia caserma a fungere da cupido. Infatti, su di esso si affacciava un balcone della casa paterna di una bella signorina (Emilia, la mamma di Francesco) dai capelli castani. Attilio la vide, se ne innamorò ed il 17 ottobre del 1918 la sposò. Il matrimonio avvenne al rientro della guerra. Infatti, Attilio con il 24 maggio 1915 e l’ingresso dell’Italia in guerra con l’Austria, entrando ufficialmente nella Prima Guerra Mondiale, dovette partire sul fronte Austro – Ungarico.
Inoltre, il caso o la provvidenza ha voluto che dopo trentotto anni, quella caserma divenisse prima la Casa del Fanciullo e poi il Villaggio dei Ragazzi e che il fondatore don Salvatore d’Angelo coinvolgesse Francesco nel suo “disegno” formativo e quindi non solo permettendo a un giovane Angioni di tornare in quegli stessi luoghi ma diventarne parte integrante. Del resto, quello stabile e l’enti ivi presente nel tempo per gli Angioni è stato sempre un luogo di famiglia, e lo è tutt’ora con Francesco Angioni junior. Francesco Angioni fu anche professore di Educazione Fisica nella scuola Media statale presso il Villaggio dei Ragazzi.
Un altro luogo che accomuna Attilio e Francesco è il Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno”, ovvero il Regio Ginnasio Liceo “Bruno”, come ho già anticipato in un recente articolo intervista al prof. Antonio Pagliaro.
In esso Attilio negli anni 20 e 30 era professore di Educazione Fisica presso il Ginnasio e il Liceo Classico maddalonese ma senza compenso in quanto militare nella caserma “Bixio”. Diversi sono i bollettini e gli annuari del Ministero dell’Istruzione Nazionale, come quelli del 1934 e 1936 che riportano nell’organico della scuola maddalonese Attilio Angioni.
Sempre qui Francesco, come ha ricostruito lo storico del Convitto maddalonese Antonio Pagliaro, il 30 ottobre 1942 è tra le Nomine degli istitutori assistenti per l’anno scolastico 1942/43. Qualche anno dopo “nel Consiglio amministrativo del Regio Convitto Nazionale “G. Bruno” del 15 febbraio 1952 … Ripresa la discussione degli argomenti all’ordine del giorno, tra le altre cose di ordinaria amministrazione, il Rettore Ravinetti comunica di aver trovato due insegnanti idonei per impartire ai Convittori e quei Semiconvittori che ne facciano richiesta, lezioni di Scherma, nella persona del Sig. Angioni Francesco, maestro conosciuto e capace, e di Ballo, nella persona del giovane Naddei Giuseppe. Il Rettore propone, trattandosi di insegnamenti squisitamente educativi e formativi che tutti i Convittori vi siano ammessi a partecipare, compresi gli Orfani di Guerra e che la Scherma e il Ballo non siano un privilegio dei più abbienti. La partecipazione di tutti permette di ridurre la spesa a carico di ognuno per le lezioni. Egli propone di addebitare lire 150 mensili ad ognuno per Scherma e Ballo pagando i due insegnanti ognuno in ragione di lire 1000 (mille) per ora settimanale per squadra, ed essendo le squadre sei (126 Convittori) lire seimila mensili”. Seguendo nel suo racconto Pagliaro racconta anche dell’acquisto dei fioretti e delle maschere per la scherma.
A seguire, va aggiunto, che nella sede liceale Francesco Angioni ci tornerà da professore di Educazione Fisica trovandovi il suo amico preside Giuseppe Caliendo e altri prof. a me cari come don Salvatore Izzo e don Valentino Di Ventura, come ricorda anche un contributo fotografico dell’a.s. 1959/60.

Tornando a Francesco va detto che, avvia la sua formazione a Maddaloni partendo con il periodo della Scuola elementare presso il “Real Convitto nazionale” di Maddaloni, e qui vi dorebbe essere rimasto fino al passaggio all’Istituto Magistrale “Salvatore Pizzi” di Capua dove si diploma sia lui che la futura moglie Ida.
A seguire Francesco Angioni si è laureato in Scienze Coloniali presso l’Università degli Studi di Napoli e ha frequentato lo stabile attualmente occupato dall’Università Orientale di Napoli. Nel periodo della formazione non è mancata la guida del padre Attilio, a sua volta sportivo, Maresciallo della Real Guardia di Finanza ed Insegnante di Educazione Fisica Sportiva, si avvicinò da giovanissimo alla pratica di vari Sport, ottenendo buoni risultati nonostante le difficoltà belliche e la mancanza di idonee attrezzature sportive. Si distinse soprattutto nella pallacanestro, nella scherma, nella ginnastica artistica e nell’atletica leggera, partecipando a varie gare di livello nazionale.
Dopo aver inaugurato una sezione di scoutismo nell’immediato dopoguerra, entrò sin da giovane nel mondo della scuola ed animò la polisportiva “Rondine”, la società sportiva “Sant’Agostino” ed il Circolo schermistico “Michele Ginolfi”, in onore del Capitano, campione italiano di spada, caduto in guerra per adempiere il proprio dovere. Dal 1947 iniziò a curare l’educazione e la preparazione non solo fisica, dei giovani ospitati nella “Casa del Fanciullo” prima e del “Villaggio dei Ragazzi” poi, avviandone molti alle varie discipline sportive e creando un gruppo ciclistico che, in campo regionale, si faceva rispettare. Il suo sodalizio con i giovani di don Salvatore durò trentadue anni (1947-1979) ed è stato foriero di grandissime soddisfazioni. Per lo stesso periodo di tempo, il nonno è stato direttore tecnico di vari gruppi sportivi scolastici che si distinsero, spesso, anche in campo nazionale.
Il 23 settembre 1950 nella Parrocchia di San Pietro Apostolo, in via Bixio, fu celebrato il matrimonio di Francesco ed Ida Santonastaso (nata a Maddaloni il 3-7-1926), da cui sono nati Attilio (Maddaloni 20-6-51, Maddaloni 23-1-2001), Rita (Napoli 2-12-1955) e Mario (Casagiove 9-9-1959).
La relazione era iniziata un decennio prima e negli anni ebbe anche una battuta d’arresto, intorno al 1944, ovvero nel periodo in cui Ida studiava al “Pizzi” di Capua e fu costretta ad alloggiare in un collegio nei presso dell’Istituto Magistrale perché quando i Tedeschi bombardarono Montecassino raggiungere Capua da Maddaloni diventava difficile.
Parlando di questo periodo, Ida mi diceva tempo fa in relazione alla relazione affettiva con Francesco: “Bèh… in realtà… non eravamo ancora fidanzati ufficialmente, anzi, proprio in quel periodo, c’eravamo lasciati, per un motivo di gelosia …”giovanile”. Ciccio […] era un giovane serissimo, figlio di persone per bene: era molto bello, era biondo ed aveva gli occhi azzurri. Naturalmente, agli occhi delle giovani maddalonesi non passava inosservato. Inoltre, lui, che stava per dare gli ultimi esami per conseguire il diploma all’Isef, amava ballare. All’epoca, nell’attuale piazza don Salvatore d’Angelo, oppure al bar – ritrovo dei giovani borghesi, il Caffè degli aranci, si organizzavano gare di ballo e Ciccio, spesso con me, ma anche con sua sorella Bonaria, con cui ho frequentato il triennio della scuola di avviamento professionale, vi partecipava. Era uno dei migliori ballerini ed ogni tanto vinceva il primo premio di 100 o 1000 lire, non ricordo bene”. Aggiunge Ida: “Un giorno, lui e mia cognata Bonaria andarono a ballare senza dirmi niente, di nascosto, perché io non potei andare. Venni a saperlo, mi ombrai e litigammo, anche perché mi avevano detto che aveva ballato con una bella ragazza bionda, che altri non era che Bonaria… Non eravamo ufficialmente fidanzati, le famiglie si conoscevano, ma io decisi, con molto dolore, di lasciarlo e di dedicarmi esclusivamente allo studio e mi trasferii, per qualche tempo a Capua. Ma in un modo od in un altro, m’informavo, tramite amici comuni, se Ciccio si fosse rifidanzato, se chiedesse di me ecc… Le informazioni non erano molto allarmanti, perché anche se aveva simpatie, non intrecciava relazioni serie. Infatti , subito dopo la guerra, quando, diplomata, ritornai a Maddaloni a casa mia, ci fidanzammo ufficialmente”.
In quegli anni, siamo nel 1945, Francesco Angioni (abbiamo la domanda di adesione alla DC del 1945 di Angioni) fa la conoscenza del compagno di partito don Salvatore d’Angelo.
Tra i due nel tempo vi fu un rapporto profondo di stima, amicizia e piena collaborazione. Francesco Angioni, ordinario di Educazione Fisica sportiva e don Salvatore d’Angelo in procinto di fondare la Casa del Fanciullo.
Già negli anni della guerra don Salvatore si adoperava per delle attività coloniali estive per i bambini e, pur non avendo fonti a sostegno, credo che Angioni in qualche modo fosse coinvolto, se non altro per la stretta amicizia con il preside Caliendo a sua volta legato da amicizia con don Salvatore d’Angelo. Si consideri che Angioni e d’Angelo avevano in comune anche la passione per lo scoutismo.
La collaborazione vera e propria risulta essere iniziata nell’estate del 1947, allorquando don Salvatore fece affiggere per le strade di Maddaloni un manifesto (Amico, fermati e Leggi!), con il quale invitava i ragazzi orfani e derelitti, di età oscillante tra i cinque ed i dodici anni, a partecipare alla colonia estiva.
Così abbiamo la prima colonia estiva ufficialmente gestita da don Salvatore d’Angelo. La Prima Colonia Elioterapica si svolgeva all’aria aperta, nel cortile della caserma. Angioni ne espletò l’incarico di Direttore Ginnico ed una delle direttrici e responsabili delle colonie, fu la futura moglie Ida. La colonia iniziava la mattina e terminava la sera con la consegna dei bambini ai propri familiari.
Di fatto Angioni è stato il primo collaboratore di don Salvatore d’Angelo e la loro fu un’amicizia fraterna e sincera. Don Salvatore contava molto su Angioni e sulla sua professionalità; fatto sta che era proprio lui a chiedergli di organizzare manifestazioni sportive, non solo alla fine di ogni anno scolastico, ma soprattutto quando alla Casa/Villaggio erano invitate personalità religiose, politiche civili e militari.
Da qui le miniolimpiadi di cui si conservano anche testimonianze fotografiche.
In quello stesso dicembre 1947, don Salvatore, occupò, con circa sette ragazzini bisognosi di tutto, la vecchia caserma militare abbandonata Bixio e da lì nacque la Casa del Fanciullo.
Angioni in quel periodo aveva ventiquattro anni, era uno sportivo, figlio di sportivo ed Insegnante di Educazione Fisica. Don Salvatore, per riuscire nel suo intento di assistere ed educare alla vita sana, morale, civile e cattolica i bambini orfani, poveri e sfortunati, non poteva agire da solo da qui coinvolse tanti a iniziare dallo stesso Angioni.
Lo stesso Angioni era la persona adatta ed intenerito dalla presenza di questi bambini derelitti e ben lieto di collaborare per una giusta causa, accettò di buon grado. La sua è stata fino al 1979 (anno della sua morte), una collaborazione appassionata, disinteressata e competente. I ragazzi, anche i piccolissimi prendevano parte ai giochi ginnici con gioia, perché si concedeva loro la possibilità di dare sfogo alla propria esuberanza.
E si stabiliva un rapporto familiare, Francesco e Ida erano della famiglia della Casa poi Villaggio a tutti gli effetti e gli ospiti non erano solo ospiti. Tra questi vi è Tommasino (Tommaso dell’Anno) accolto nella Casa del Fanciullo nel 1948. Era un bambino di pelle scura maddalonese, d’origine italo-americana e, lo si può immaginare, proveniente da una situazione familiare per niente florida. La sua immagine è ben nota per le diverse foto diffuse sulla rete con la mia campagna di studio e divulgazione su don Salvatore d’Angelo. È per intenderci lo stesso bambino di colore scuro che è appare in foto sul bordo della fontana del cortile principale della Istituzione maddalonese.
Si consideri che questo bel bambino era un po’ diventato la mascotte della Casa del Fanciullo, poi Villaggio dei Ragazzi. Tutto questo lo si dovette a don Salvatore, ad Angioni e ad altri collaboratori, che inculcarono nei bambini, sentimenti d’integrazione, rispetto ed uguaglianza. Non li educarono al razzismo, perché Tommasino aveva la pelle nera per via della sua origine, ma ciò non era un segno di discriminazione. S’integrò talmente bene questo bambino nella Comunità fondata da don Salvatore d’Angelo, che partecipò a dei saggi sportivi. Francesco e Ida a questo bambino s’affezionarono moltissimo, e Ida ricorda che quando andava nella Casa del Fanciullo insieme a Francesco, spesso, gli portava le sfogliate napoletane.
Avviata la Casa del Fanciullo, intorno al 1948-49, quando il numero dei ragazzi aumentò, Francesco continuò magistralmente la sua attività d’insegnante di Educazione fisica. Conosceva alla perfezione ogni genere di sport: atletica, corsa campestre, scherma e pallacanestro (di cui era maestro ed istruttore ed a Maddaloni promotore e fondatore) , calcio, box, tennis ecc.
Credo che non si parlasse solo di formazione, sport ma anche di spiritualità anche in relazione alla figura di don Virgilio Angioni fratello del padre Attilio. Questo zio di Francesco sembrerebbe che nel 1937 è stato a Maddaloni a visitare il fratello Attilio e la famiglia. Sembrerebbe che si sia soffermato anche nella chiesa di San Francesco d’Assisi ovvero quella di fianco l’istituto dove insegnava il fratello. La figura di Virgilio Angioni (Quartu Sant’Elena , 14 novembre 1878 – Cagliari, 3 settembre 1947) è quella di un presbitero, fondatore delle Figlie di Maria Santissima, Madre della Divina Provvidenza e del Buon Pastore di Cagliari. Per cui credo l’esperienza di don Salvatore per Angioni rappresentasse in qualche modo l’occasione per il nipote di portare a distanza l’opera benefica e sociale dello zio sacerdote che tra le altre cose è stato proclamato venerabile nel 2004.
Francesco Angioni, essendo uno sportivo completo, un atleta, ed avendo partecipato nei primi anni quaranta a campionati regionali, organizzò dei saggi olimpici, di cui si hanno dei contributi fotografici che sono stati condivisi, con il restante materiale di valorizzazione della sua figura sulla pagina facebook “Prof. Francesco Angioni”.
Ida ricorda che don Salvatore invitò un colonnello dell’Accademia militare di via Caudina, (l’attuale Caserma Magrone), il quale, fra le varie performance, vedendo un ragazzo che si chiamava Sergio fare un salto in lungo nel cerchio infuocato, in uno slancio d’emozione ed ammirazione, esclamò ed elogiò Francesco ed i suoi allievi: “E’ incredibile! Nemmeno i miei militari sarebbero capaci di svolgere cotali esercizi!”.
Si consideri che questi risultati era possibile ottenerli per il massimo delle capacità che richiedeva don Salvatore, per la voglia di riscatto degli stessi ragazzi e per il carattere tenero di Angioni, particolarmente comprensivo delle esigenze e dei bisogni della gioventù, allegro ma duro e caparbio quando c’era da lavorare, da soffrire. Insegnava, questi, a tutti i suoi allievi che, a prescindere dal punto di vista tecnico ed agonistico, si può fare sport per mero divertimento senza alcun interesse personale. Vi è un simpatico aneddoto che coinvolse don Salvatore e Angioni. Come si sa il sacerdote è stato sempre un pochino orgoglioso. Ebbene nei primi anni cinquanta Angioni, per un breve periodo, non poté essere frequentemente presente alla Casa del Fanciullo, non è chiaro se per rilevanti problemi familiari o per via di un corso d’aggiornamento fuori Maddaloni. Don Salvatore, s’innervosì e avvilì a tal punto, che disse a degli amici nella Casa del Fanciullo: “Dite a Ciccio che non si preoccupi se non potrà o vorrà più venire, non c’è problema! I saggi potrò organizzarli anch’io, ho dei libri sportivi su cui documentarmi!”. Naturalmente, trattandosi, poi di persone adulte, intelligenti e professioniste, la questione si chiarì di lì a poco e subitaneamente.
Bisogna comprendere che da subito don Salvatore si impegno perché alla cura dello spirito si aggiungesse anche quella della mente e del corpo. Quindi formazione spirituale, formazione umana e formazione sportiva così da ingaggiare il prof. Francesco Angioni, atleta e istruttore più in vista nel panorama territoriale del primo dopo guerra e avviare la pratica di ogni disciplina. Al dire di chi li ha conosciuti due forti caratteri che non mancavano di scontrarsi però il bene dell’opera e di Maddaloni aveva sempre la meglio. Un coinvolgimento quello di Angioni che estendeva alla famiglia e quindi la stessa consorte Ida Santonastaso (tra le altre cose mia professoressa di Educazione Fisica alle Scuole Medie “Aldo Moro” di Maddaloni), recentemente scomparsa, già educatrice della prima colonia del sacerdote era anche supporter, sarta e tuttofare del marito per le attività dei “figli” di Maddaloni.
Da qui, ricollegandoci all’aneddoto, don Salvatore si preoccuperà anche di organizzare negli anni i “giochi olimpionici” organizzati e tenuti presso il Villaggio e per la promozione degli stessi esistono ancora, oltre le testimonianze fotografiche, le riprese di un video giornale andato in onda in tv in quel periodo (video forse del 1958), a dimostrazione l’impegno sportivo e le discipline praticate all’interno della struttura e a cura dei proprio ospiti.
Parlando del ricordo che nell’ambiente del Villaggio dei Ragazzi si ha del nonno Francesco, il prof. Angioni junior riferisce: “Rimanendo nell’ambito della Casa del Fanciullo/ Villaggio dei Ragazzi e della scuola, tutti i suoi allievi gli volevano un gran bene e tutt’oggi, incontrandoli, mi dicono che, ha lasciato una traccia indelebile nella loro memoria. Ricordano, infatti il suo carattere tenero, particolarmente comprensivo delle esigenze e dei bisogni della gioventù, allegro ma duro e caparbio quando c’era da lavorare, da soffrire. Insegnava a tutti i suoi allievi che, a prescindere dal punto di vista tecnico ed agonistico, si può fare sport per mero divertimento senza alcun interesse personale.
Lo rammentano come un uomo esemplare. Questa era la sua tempra. Meriti che nell’anno 2003 hanno fatto sì che venisse intestato a lui ed ad un altro suo fraterno amico, il preside prof. Giuseppe Caliendo, che ha collaborato con lui nella “Libertas Maddaloni”, il Palazzetto dello Sport, a via Viviani. Anche i ragazzi del Villaggio s’affezionarono talmente al nonno che alcuni di loro, addirittura lo scelsero come padrino di Cresima. Lo si può vedere da alcune foto del 1948-50”.
È bello ricordare come da 3 al 5 ottobre 1980 si è tenuto a cura della Basket Maddaloni, nella palestra attualmente diroccata di via Marconi, già Libertas, con il patrocinio del CONI e della FIP, il 1° torneo della Pallacanestro “Francesco Angioni”. Qui vi è un bellissimo profilo testimonianza del figlio Attilio, del Preside Giuseppe Caliendo e del Basket Maddaloni.





Vale la pena ricordare, come riportano gli annuari del CONI, che nel 1975 Francesco Angioni è destinatario della Stelle al merito d’Argento del Coni.
Anche in occasione dei 50 anni del basket a Maddaloni venne realizzato un opuscolo che raccontava le gesta di Angioni.


In uno dei recenti articoli per l’Eco di Caserta, in memoria del prof. Francesco Angioni, a titolo esemplificativo si rimanda alla testimonianza di Angelo Salvatore Letizia e Antonio Pagliaro, proprio la testimonianza di quest’ultimo giunge allo scopo: “Ricordo di aver visto per la prima volta il professore Francesco Angioni tra il 1967 e il 1968 quando mi recavo, con i miei compagni, alla Scuola Elementare “L. Settembrini” per vedere i meravigliosi saggi ginnici di fine anno scolastico. Questi spettacolari saggi sportivi si svolgevano in un grande cortile (palestra) segnato da tantissime strisce bianche collegate tra loro (verticali e orizzontali) dove tutti i ragazzi, vestiti con maglietta e pantaloncino bianco, si disponevano e si spostavano contemporaneamente al fischio dell’istruttore (prof. Angioni) per formare diverse figure plastiche e simmetriche.
Nell’anno scolastico 1969/70, frequentavo la Prima media al Villaggio dei Ragazzi, ricordo che il prof. Angioni fu assegnato anche alla mia classe per l’insegnamento di Educazione Fisica. Era molto bravo e simpatico, ci guidava e ci dava il tempo con il suo tipico fischio e la cosa che mi piaceva di più era che non ci sgridava mai, era sempre sereno e buono con noi. Quando il tempo era sereno, la sua ora di lezione la passavamo nel grande spazio del vecchio mercato (dove si svolgeva la fiera settimanale) fuori dalle aule del Villaggio. Ci faceva giocare a calcio, siccome ero bravo e segnavo spesso, mi faceva sempre i complimenti, dicendomi: “già e ccuminciat, Paglià?”. Quando erano in programma i Giochi della Gioventù, invece di farci fare la partita, ci faceva correre per vedere chi era più veloce, più resistente, chi faceva il salto più lungo o lanciare il peso più lontano. Una volta fatto le sue scelte, ci portava a fare le gare di allenamento al Campo sportivo di Maddaloni dove lui col gesso bianco tracciava le strisce per le corsie per la gara degli 80 metri, del salto in lungo, del salto in alto, del lancio del peso, ecc. Le gare ufficiali si svolsero nello stadio “Pinto” di Caserta dove io gareggiai nelle batterie degli 80 metri, arrivai terzo ma non mi qualificai perché ero il più piccolo degli atleti. Il prof. Angioni non mi disse niente ma mi incoraggiò con una pacca sulle spalle”.
Avendo più volte richiamato il carattere del prof. Angioni mi piace riportare di seguito la testimonianza, a riguardo, che ne fa il Direttore di Gara del Giro d’Italia Angelo Salvatore Letizia: “Il ricordo del prof. Francesco Angioni è innanzitutto un ricordo di famiglia.
Il prof. Angioni, infatti, era il cugino di zio Tonino, il capostazione Antonio Gentile, che aveva sposato la sorella di papà, zia Filomena, e nelle domeniche che andavo a trovare gli zii, spesso lo trovavo lì.
Il prof. Angioni era affabile e socievole con tutti, lo era, ancor di più, in famiglia.
Con la battuta facile era colui che teneva viva la serata.
E qui potrebbero essere tanti gli aneddoti …
Ma il ricordo più intenso, che in questo momento celebrativo voglio evidenziare, è legato al mio voler fare sport.
Ecco il ricordo: nel maggio del ‘73 partecipo alla fase comunale dei Giochi della Gioventù per la disciplina ciclismo. Per meglio comprendere anche la location, il circuito si snodava lungo via Napoli, via Sani, via Carrarone e bisognava ripetere una ventina di volte.
Ebbene, giudice di gara era proprio il prof. Francesco Angioni che ad ogni passaggio sulla linea d’arrivo mi incitava con un suggestivo “Curr omm ‘e nient!”.
Un incitamento che avrebbe scoraggiato il più forte degli atleti ma la dolcezza e l’affetto che accompagnava la citazione fu un toccasana per me è un momento di allegria per tutti i presenti.
L’amore è l’entusiasmo che metteva nella sua professione è stato l’insegnamento che, più di ogni altro, ha trasmesso ai suoi studenti ed a tutti coloro che hanno avuto occasione di collaborare con lui.
È stato per me un onore conoscerlo e ho fatto tesoro dei suoi insegnamenti, soprattutto quando ho deciso di restare a fare sport non da atleta ma da organizzatore e direttore di gara”.
L’attività del prof. Francesco Angioni è stata continua nella collaborazione, direzione e giuria di gare sportive maddalonesi e non solo per tutta la durata della sua presenza.
Luca Ugo Tramontano, parlando di Angioni riferisce: “II prof. Francesco Angioni ha portato, insieme al preside Giuseppe Caliendo, la pallacanestro a Maddaloni.Lo ricordo come Maestro di Scherma e come grande regista dei Saggi ginnici, molto in voga negli anni ’60. Ho avuto il piacere, nella metà degli anni settanta, di organizzare, con lui, la fase comunale dei Giochi della Gioventù”.
A questi bellissimi ricordi testimoniali vanno aggiunti altri aspetti ed elementi biografici che s’intersecano con la storia di Maddaloni che riguardano Francesco Angioni.
Infatti, tornando alla storia di vita di Francesco, va detto che nel 1952 in un angolo del campo sportivo di Maddaloni, il “Cappuccini” fu adattato a campo di pallacanestro in terra battuta: con le maniche di camicia rimboccate, in mezzo a quel “ terreno” si trovavano Angioni, il Preside prof. Giuseppe Caliendo ed altri pochi loro amici volenterosi. Fu così che nacque la famosissima squadra di pallacanestro “Libertas Maddaloni”, il cui nome fu ispirato dal Logo dello stemma della “Democrazia Cristiana”. La pallacanestro maddalonese nacque come attività ricreativa allegata a tale partito. Partito per il quale anche Francesco fu candidato e per il quale assunse funzioni politiche nell’ambito della segreteria cittadina.



Tornando alla “Libertas Maddaloni” il prof. Francesco Angioni junior, nipote del protagonista della nostra storia e figlio di Attilio, racconta: “Al nonno venne l’idea di creare una squadra di pallacanestro a Maddaloni, dopo essere andato a vedere una partita a Casalnuovo di Napoli. Ritornando in serata a casa, ideò questi progetto e chiese, dapprima al preside, professore Nunzio Sarracco che, allora, era un giovane studente universitario, di espletare il ruolo di Presidente della squadra. Dopo un po’ di tempo, per motivi legati allo studio, il Preside Sarracco diede le dimissioni ed allora il nonno si rivolse al Preside Giuseppe Caliendo. Il Preside, inizialmente, non fu molto entusiasta e non voleva accettare, in quanto pensava di non essere all’altezza, ma il nonno con molta calma e determinazione, riuscì a convincerlo e da allora nacque un grandioso sodalizio sportivo.
I due si conobbero nel 1945-46, nell’immediato dopoguerra, quando militavano nell’associazione cattolica “S. Agostino”, interessandosi della sezione sportiva. Nello specifico, nella formazione di una squadra di calcio, della quale il Preside Caliendo curava la parte organizzativa ed il nonno la parte tecnica, nonché quella di giocatore. Scioltasi la “S. Agostino”, rimasero amici inseparabili”.
Prosegue il prof. Francesco Angioni junior: “I primi tempi non furono floridi: la struttura del campo non era idonea, non c’erano i canestri… La Seconda guerra mondiale, anche se era terminata da sette anni, lasciò in ginocchio tutta l’Italia e la ripresa economica di ogni singola città e paese non avvenne subito.
Visto che il nonno da giovane fu allievo del famoso allenatore americano Elliott Van Zandt, non si perse di coraggio, riuscì ugualmente ad allenare la sua prima squadra di dilettanti, formata da dieci ragazzi. Per reclutare ed invogliare i giovani, prometteva che dopo gli allenamenti avrebbe offerto, di tasca propria, una colazione; mia nonna, invece lavava le magliette ed i pantaloncini”.
Continua Angioni junior: “Va da sé e si comprende che inizialmente la partecipazione fu di pochi, ma, man mano la pallacanestro divenne un fenomeno vitale che coinvolse tutti i cittadini maddalonesi. Essa insegnava alla gioventù i valori morali, civili, della famiglia e la competizione leale e sofferta, che facevano crescere socialmente ognuno dei giocatori.
Sotto la guida del nonno, nacquero i primi giocatori maddalonesi talentuosi, tra cui ricordiamo Vincenzo Sagnelli, Masino D’Onofrio, Ciccio Cianciola, Vincenzo Bottone, Sergio Odierna, Osvaldo De Capua, Francesco Correra, Bonavita, Gigetto Colasanti”.
Naturalmente le cose con il tempo migliorarono e nel 1953, la “Libertas”, malgrado le iniziali difficoltà di cui sopra, partecipò al primo Campionato Federale di serie C, nel 1956 arrivò la promozione in serie B che, fra l’altro, suggellò anche una grandissima diffusione della pallacanestro a Maddaloni.
Il nipote di Francesco Angioni continua: “Vi furono una serie di successi che portarono agli inizi degli anni Sessanta all’inaugurazione della famosissima e storica palestra “Polisportiva Libertas Maddaloni”, sita in via Marconi, che oggi versa, dal terremoto del 23 novembre 1980, in uno stato di completo abbandono.
Fino agli inizi del 1980, quindi la “Libertas” è rimasta per vent’anni ai vertici della Pallacanestro nazionale, con squadre maschili e femminili. Inoltre, nel 1961, per meriti sportivi, al nonno venne conferito il distintivo d’oro “Libertas””.
Nel coinvolgimento dei giochi della gioventù e di manifestazioni sportive varie Francesco Angioni (come ricordano anche alcuni scatti fotografici) lo troviamo giudice di gara della Prima gara podistica a Maddaloni del 1966.
Su facebook alcune foto dei saggi ginnici degli anni 70 alla Scuola “Settembrini” di via Roma riportano commenti che lasciano pensare che gli stessi erano organizzati da Angioni.
Pallacanestro ma non solo, infatti, come ricorda anche spesso Amedeo Marzaioli e ricordano altri testimoni di quel periodo, fu promotore anche del ciclismo e tra i sostenitori e guide del compianto Alberto Marzaioli, deceduto il 13 febbraio 2014, che gareggiò onorevolmente per alcuni anni fra i ciclisti professionisti e partecipò al Giro d’Italia.
Alberto Marzaioli si ricorda che sarà in pista con la bici dal 1953 su insistenza del papà Domenico (che, come Angioni, era legato alla figura e al sostegno di don Salvatore d’Angelo e del suo Villaggio dei Ragazzi), certo la fatica fu tanta prima di avere dei discreti risultati, grazie anche all’apporto e consulenza proprio del prof. Francesco Angioni ed ai suoi validi consigli.
Amedeo Marzaioli ricorda che il padre Domenico in quegli anni era dirigente della GS Ciclistico Acli cons sede in via Marconi angolo con Piazza Umberto dove ora vi è il negozio di abbigliamento Pascarella. Amedeo dichiara “Mio padre era un dirigente della società assieme a Michele Roberti, Salvatore D’Agati, Nunziante Barbarisi ed altri, che si avvalevano della preziosa consulenza tecnica del prof. Ciccio Angioni che curava le attività sportive del Villaggio, aveva già fondato assieme al prof. Caliendo la Polisportiva Libertas e dava una mano, nelle attività sportive, a chiunque ne avesse bisogno. Tra l’altro fu proprio il prof. Angioni, dall’alto della sua professionalità tecnica, che individuò e corresse un difetto nella pedalata di mio fratello Alberto. Nel 1964 entrai ufficialmente nel ciclismo come segretario del GS Pedale Maddalonese e per me il prof. Angioni era un punto di riferimento, spesso mi recavo nel Villaggio per confrontarmi. Lui mi chiamava affettuosamente “Rodoni” che allora era il presidente nazionale della Federazione Ciclistica credo perché mi vedeva già promettente organizzatore. Da qui fu naturale instaurare un rapporto con Don Salvatore tramite anche l’amico Gigino Renga anche lui appassionato di ciclismo”. Nel tempo, anche per intervento di Amedeo Marzaioli e non solo la città ha ospitato diverse edizioni di trofei di ciclismo alla memoria del prof. Francesco Angioni.
Vale la pena ricordare che nell’ambito della polisportiva del Villaggio del Villaggio dei Ragazzi il 2 aprile 1977 con Francesco Angioni nasce la “Ciclistica Fondazione Villaggio dei Ragazzi Maddaloni” (Presidente onorario: Don Salvatore d’Angelo educatore e guida spirituale dei ragazzi; Presidente: Francesco Angioni; Vice Presidente: Giovanni di Cerbo; Segretario: Bruno Barillà; Consiglieri: Domenico Santo, Antonio Schiavone, Giovanni Pisanti e Salvatore Mastropietro; Direttore sportivo: Franco Mastropietro; Presidente provinciale: Salvatore Mastropietro; Giudice di gara nazionale: Amedeo Marzaioli; Giudice di gara: Luigi Renga. Segno contraddistinto degli atleti era la casacca bianco- blu della ciclistica).
Precedentemente, nel parlare delle specializzazioni sportive di Francesco Angioni ho citato anche la scherma di cui lo stesso era appassionato. Tra le altre cose si ricorda che per un anno, il 1964/65, nella “Polisportiva Libertas”, fu aperta una sezione della scherma, dapprima curata dall’avvocato Di Prisco, poi dallo stesso Francesco Angioni. Va rilevato che a Maddaloni, non ebbe molti adepti la scherma, perché era considerato uno sport d’élite ed i giovani maddalonesi erano attratti più dalla pallacanestro. Cosciente di ciò Francesco Angioni già dal 1961, strinse a Caserta, con suo grande amico, anche lui morto dal gennaio 2009, il professore Rodolfo Iodice, Ordinario di Educazione Fisica (presso la Scuola “Giannone” di Caserta), un sodalizio schermistico. Il prof Iodice, infatti fondò il “Gruppo schermistico Pietro Giannone”, di cui tutt’oggi c’è una palestra a Caserta, diretta da bravissimi maestri, allievi del prof. Iodice e da Francesco Angioni. Ed è bene ricordare che con il gruppo schermistico “Pietro Giannone” i maestri Iodice e Angioni hanno collaborato strettamente fino alla prematura morte di Angioni.
Altro gruppo di scherma fondato e diretto da Francesco Angioni era quello sorto presso la palestra della Scuola Media “Francesco Gesuè” di San Felice e Cancello. La nascita e l’attività del gruppo di scherma “Gesuè” credo sia dovuto alla presenza del preside Giuseppe Caliendo che probabilmente lo abbia coinvolto nelle molteplici attività sportive della scuola da lui diretta e da qui anche la costituzione del gruppo di scherma.
A proposito di scherma un ricordo qui va al dott. Salvatore Cardillo stimato e amato sindaco di Maddaloni, più volte anche presidente della Pro Loco cittadina, che era uomo di sport, e che raccontava spesso i suoi allenamenti con il Prof. Francesco Angioni che gli insegnava la scherma, “disciplina” che definiva “nobile”.
Il nipote omonimo, prof. Francesco Angioni junior rispetto alla vita del nonno spesa per lo sport ricorda che “dopo molti anni di insegnamento schermistico, due suoi allievi e del maestro Rodolfo Iodice, Cristina Campofreda ed Enzo Verdicchio, conquistarono il titolo italiano di fioretto nei Giochi della Gioventù.
Antonio Di Iulio, ex primatista italiano della categoria allievi nei 10 km di marcia, fu scoperto ed allenato per quattro anni dal nonno, che, nel 1976, ebbe da Giulio Onesti, Presidente Nazionale del C.O.N.I., l’onorificenza sportiva più ambita d’Italia, dopo la stella d’oro, la stella d’argento al merito sportivo”.
Si consideri che le diverse discipline sportive professate da Angioni queste sono state applicate nelle mura del Villaggio partendo anche dalle miniolimpiadi dei primi anni, tutte diretta da Angioni.
La stima e l’ammirazione per il prof. Francesco Angioni sono continuate a permanere vive nel ricordo di quanti lo hanno conosciuto anche dopo la sua nascita al cielo che avvenne mercoledì 15 giugno 1979, dopo otto lunghi anni di sofferenze, dovute a problemi di cattiva circolazione sanguigna, lasciando un incolmabile vuoto ed un incancellabile ricordo in tutti coloro che l’hanno amato, conosciuto e stimato.

Alla sua morte furono fatti alcuni articoli a stampa tra cui l’omaggio di Clemente Sparaco sul giornalino del Villaggio del luglio di quello stesso anno e il 20 giugno una nota, su Il Mattino edizione di Caserta, che decanta le doti e lo sconforto in cui è caduta la città e quanti hanno conosciuto il prof. Francesco Angioni.

I social nel tempo hanno spesso riportato commenti su Francesco Angioni, ne riporto solo due delle tante. La prima è di Atos Giorgio Lugni: “Grande Maestro di vita. Sportivo di alto livello. Ho avuto il piacere di conoscerlo insieme al Preside Caliendo. Due personaggi fondamentali che riuscirono a portare la Libertas Maddaloni in serie B nazionale di Pallacanestro Maschile e femminile e ricordatevi che in quel tempo c’era solo la serie A. Non esisteva la serie A2. Caserta in serie C”. La seconda è di Giuseppe Forlani: “Sono stato un suo allievo di scherma. Le sue lezioni erano riservate ai più bravi. Arrivarci era scoprire un altro mondo in cui imparavi ad alzare l’asticella delle tue possibilità e a credere in te stesso. Anche se al termine della lezione regolarmente ti faceva volare via il fioretto. Un artista, il Maestro Angioni”.
Sicuramente, anche dopo questo breve e simbolico ricordo, nel giorno del centenario della nascita, continua a cresce l’interesse per il recupero della memoria del prof. Francesco Angioni, per il tramite di quanti l’hanno conosciuto per consentirci di apprezzarne la memoria. Coloro che sono interessati a condividere il proprio ricordo, riportare la propria testimonianza possono contattarmi alla mail ricordaredonsalvatore@gmail.com, account di posta che uso per la raccolta di info sulle biografie dei personaggi collegati alla memoria di don Salvatore d’Angelo.
L’occasione di questo ricordo è dunque propizia per raccogliere altri ricordi e testimonianze per meglio farne conoscere il carisma così come stiamo apprezzando dalla pagina social “Prof. Francesco Angioni”. Si rimanda alla pagina social per i contributi fotografici, video e documentali di approfondimento allo studio che sto conducendo. Volutamente in questo articolo ho deciso di mettere nuovi contributi fotografici rimandando ai vecchi articoli e alla pagina social per quelli già divulgati e proposti con tanto di spiegazione.
Grazie per il tempo dedicato alla lettura di questo omaggio al prof. Francesco Angioni.
Michele Schioppa #cronistoricomaddalonese
