Pepsi, un “Don” guida e tifoso tra gli Ultras! L’esempio di don Stefano Giaquinto

CASERTA – Tutti sanno che lo sport casertano, soprattutto il basket casertano, è una realtà conosciuta e a volte anche invidiata, in molte città che altrettanto vivono con una palla a spicchi, o con la passione per qualsiasi altro sport.

In più occasioni il nostro giornale, che dà sempre voce anche alle parole che non possono manifestarsi, ha raccontato delle tifoserie degli sport più seguiti di Caserta: il calcio ed il basket.

In questo caso si vuole trasmettere e far conoscere anche altre facce dello sport, quelle che dovrebbero essere certificate e messe a referto, come simbolo di sportività e condivisione. L’esempio che si pone è quello di una guida, diversa dalle altre o dalle quali c si aspetta, in una tifoseria, all’interno di un palazzetto di basket.

Potrebbe sembrare assurdo, per alcuni incomprensibile, non rispettoso, fuori luogo. Ma questo è quello al quale un’ intera Curva, un intero impianto sportivo, un’intera società di basket casertano, sono abituati: la presenza sicura e silenziosa di un parroco, tra chi ogni domenica mette in scena passioni ed emozioni.

Di chi stiamo parlando? Il suo nome è “Don Stefano Giaquinto”, classe 1968, guida della Comunità Parrocchiale di Santa Maria delle Vittorie di Casagiove.

“Padre Stefano”, o semplicemente “Stefano”, sono abituati a chiamarlo i tifosi della Curva dell’Inferno Bianconero e la società sportiva della Pepsi Juvecaserta, che senza molti giri di parole lo hanno fatto propria guida, proprio Amico!

Quello di Don Stefano, è il secondo “Si” della sua vita, perché non si è fatto scegliere, ma è stato scelto. Don Stefano è un semplice ed umile parroco, che crede nelle proprie promesse, nella propria scelta e missione di vita e, a testa alta, ascoltando solo la voce del suo cuore, con un cappellino ed una felpa marchiati “IBN 1989”, si fa voce di numerosi ragazzi, supportandone la propria passione sportiva e le difficoltà di vita.

Perché Stefano, in punta di piedi sa entrare nella vita degli altri, nel rispetto e con amore. E tutto questo lo fa rimanendo seduto accanto ad ognuno, da una sbarra di un palazzetto, alla guida di uno striscione portato dai Tifosi del basket di Caserta.

Viviamo in un mondo, spesso, restio a comprendere l’esistenza di queste realtà. Alcuni penserebbero: “che pensass a fa ù prevt’ ”! Ma la sua gente, i suoi appartenenti alla Parrocchia del quale lui è guida, sanno che l’amore sportivo di Don Stefano è lo stesso che tutti i giorni della sua vita trasmette su un altare o fra un gruppo di giovani, all’interno di una comunità parrocchiale.

La missione di Don Stefano, prima persona e poi parroco, nasce con un altare e continua in una Curva, della quale Stefano è non solo tifoso, ma figura stabile ed amico sempre presente a governare segni di inimicizie e scambi fraterni, per giovani dell’ IBN e della sua Parrocchia, ogni domenica e ogni giorno di vita.

Caserta, le sue manifestazioni sportive, non sono negatività ed esempio di inciviltà, ma modello di unicità e unificazione di identità e genere.