CASAL DI PRINCIPE (Caserta) – I carabinieri del comando provinciale di Caserta hanno arrestato questa mattina 27 persone considerate elementi di spicco del clan camorristico dei Casalesi. Lo riferisce un comunicato dei carabinieri. Gli arrestati – legati alle fazioni Bidognetti e Tavoletta-Cantiello – sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, traffico di sostanze stupefacenti, ricettazione e concorrenza illecita.
Operavano nella zona dell’agro aversano, in particolare Casal di Principe, Villa Literno e Parete. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere – eseguite nelle province di Caserta, Roma, Modena, Arezzo e Firenze – erano in totale 32.
Tra i cinque mancanti, alcuni sono latitanti e altri sono stati raggiunti dal provvedimento mentre erano già in carcere. Fra questi, riferisce il coordinatore della Dda di Napoli Franco Roberti, era già in carcere Raffaele Bidognetti, figlio del boss Francesco detto Cicciotto e’ mezanotte che è stato condannato di recente all’ergastolo dalla corte d’Assise d’appello.
Le indagini che hanno condotto all’operazione di questa mattina sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e hanno preso il via alla fine dell’estate 2003. Si tratta del periodo in cui è avvenuto uno degli episodi più cruenti della guerra di camorra che ha coinvolto il clan dei Casalesi, ovvero la strage di San Michele, in cui ci fu un duplice omicidio e il ferimento di tre persone causati da un gruppo della fazione Tavoletta-Cantiello. L’episodio coincise con la recrudescenza della guerra di camorra in atto dal 1997.
LA STRAGE DI SAN MICHELE
L’operazione che ha portato all’esecuzione di 32 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti del clan dei Casalesi ha consentito di identificare presunti mandanti ed esecutori di una lunga serie di omicidi.
Le indagini sono partite dopo l’agguato a Massimo Iovine, capozona dei camorristi guidati dal boss Francesco Bidognetti, detto Cicciotto e mezanotte, e a quella fu definita la strage di San Michele.
Il 29 settembre del 2003 a Villa Literno, in via Chiesa, due sicari, appartenenti al gruppo di fuoco Tavoletta-Cantiello che si contrapponeva a quello capeggiato da Bidognetti, armati di fucile e pistola affrontarono cinque giovani che si intrattenevano in strada uccidendone due, Vincenzo Natale, pregiudicato di 25 anni e Giuseppe Rovescio, 24 anni, e ferendone in maniera non grave gli altri tre.
Il duplice omicidio coincise con la ripresa della faida, avviata nel 1997 nell’ambito della stessa fazione dei casalesi capeggiata da Bidognetti, dalla quale si scisse il gruppo Tavoletta-Cantiello. Autori dell’uccisione di Natale e Rovescio, secondo l’accusa Cesare Tavoletta, Massimo Ucciero, Daniele Corvino e Nicola Fiore. Al duplice omicidio seguirono altri mortali agguati: quelli di Michele Misso, Giuseppe Caiazzo, Domenico Ucciero, tutti del gruppo Tavoletta, di Stefano Aversano, nonchè di Antonio Di Fraia del clan avverso.
I COMMERCIANTI TAGLIEGGIATI
Commercianti del Casertano erano costretti a pagare tangenti a due fazioni camorristiche diverse più volte durante l’anno. È quanto emerso dall’indagine che ha portato all’esecuzione di 32 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di presunti esponenti del clan dei Casalesi. Sono state accertate numerose azioni intimidatorie nei confronti degli appartenenti ai due gruppi in guerra, quello Bidognetti e quello Tavoletta-Cantiello, ma soprattutto di operatori economici, commercianti e titolari di piccole aziende costretti a pagare tangenti.
Azioni intimidatorie, evidenziano gli inquirenti, che avevano creato allarme sociale nella popolazione dei comuni colpiti dalla faida. Gli investigatori hanno anche accertato che l’ingerenza dei due gruppi nella gestione della realtà economica dell’area casalese e liternese si era concretizzata anche attraverso l’imposizione di alcuni generi di prima necessità , tra cui carne suina, bovina ed avicola alle varie macellerie della zona, turbando in tal modo la libera concorrenza di mercato. I Carabinieri hanno anche accertato il massiccio uso di sostanze stupefacenti, cocaina, ecstasy ed hashish, che numerosi affiliati ai due gruppi assumevano personalmente.
L’ALLEANZA CON SCAMPIA
Il clan dei Casalesi si riforniva di droga dai Di Lauro di Scampia per poi esportare la sostanza stupefacente in Emilia Romagna. È uno degli scenari che emerge dall’indagine della Dda che ha portato all’arresto di 27 elementi di spicco del clan dei Casalesi: “Si tratta di giovani emergenti che hanno preso il posto dei capi ormai in carcere”, ha dichiarato il coordinatore della Dda di Napoli, Franco Roberti, in conferenza stampa questa mattina a Caserta.
Il gestore di traffico di droga era, secondo l’accusa, Tammaro Corvino, classe 67, arrestato questa notte a Maranello. Uno dei destinatari dell’ordinanza, Mario Della Corte, è stato invece rintracciato a Castel Gandolfo, vicino ai Castelli Romani; altri a Livorno ed Arezzo.
Cinque presunti affiliati sono sfuggiti alla cattura, tra i tanti spicca il nome di Emilio Di Caterino e poi quelli di Cesare Tavoletta del ’73, Vincenzo Di Fraia e Tavoletta Nicola e Pasquale. È finita in carcere anche una donna che, secondo gli investigatori aveva un ruolo estorsivo alla pari degli uomini. Le indagini hanno portato allo scoperto l’ingerenza dei Bidognetti e dei Tavoletta-Cantiello nella gestione della realtà economica dell’area Casalese e Liternese che si era concretizzata attraverso l’imposizione della carne suina, bovina ed ovicola nelle macellerie.
Le estorsioni colpivano anche le attività imprenditoriali. Nell’ordinanza emerge infatti una tentata estorsione all’impresa “Riva bianca” riconducibile alla famiglia Schiavone, che nel gennaio 2004 stava effettuando lavori di sistemazione stradale nel comune di Mugnano di Napoli.
Per tale richiesta Paolo Schiavone, figlio di “Cicciariello”, cugino di Sandokan, accompagnato da Giovanni Lubello si era recato presso l’abitazione di Raffaele Bidognetti per chiedere uno sconto sulla tangente da versare in nome del titolare della società , legato da vincoli di parentela agli Schiavone. Sconto che venne poi fatto.
Il lavoro investigativo delle Forze dell’ordine era iniziato nel 2003 quando furono uccisi due innocenti, Vincenzo Natale e Giuseppe Rovescio: i due furono raggiunti sin dentro un cortile di un’abitazione privata e tentarono di nascondersi dietro ad un divano in una sala da pranzo. Ma i killer riuscirono ad ammazzarli sbagliando però obiettivo.
SCAMBI DI FAVORI SUGLI OMICIDI
Scambi di favori nell’esecuzione di omicidi e agguati: la stretta alleanza esistente tra i Tavoletta-Cantiello ed il gruppo camorristico dei Contaldo, operante nella zona di Pagani (Salerno) e capeggiato da Nicola Fiore emerge dall’operazione che ha portato all’emissione di 32 ordinanze di custodia cautelare contro esponenti del clan dei Casalesi.
In questa vicenda di scambi rientra la ‘strage di S.Michelè (due giovani uccisi e tre feriti), alla quale avrebbe partecipato il salernitano Nicola Fiore, ed il duplice tentato omicidio del 9 novembre del 2003, avvenuto a Pagani nei confronti di Giacchino D’Auria Petrosino e del figlio Antonio. A sparare contro padre e figlio, secondo gli investigatori, fu, tra i ‘casalesì Massimo Ucciero, arrestato nell’operazione di oggi.
