CASERTA – “Quando la moglie di un camorrista esce dal paese, non puo’ ritornare, ma puo’ tornarci solo morta”. Queste le parole della collaboratrice di giustizia Anna Carrino, compagna del boss del clan dei Casalesi Francesco Bidognetti, ascoltata per la prima volta questa mattina in un’aula di tribunale.
L’ex donna del boss testimonia nel processo contro Giovanni Lubello, marito della figlia Katia, davanti alla prima sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, accusato di intestazione fittizia di beni aggravata dal fine di aver agevolato un clan. Anna Carrino, compagna di Bidognetti dal 1982 al 2007, ha avuto tre figli dal capo della fazione camorristica, poi, tra il 2007-2008, ha deciso di pentirsi.
Il clan si e’ vendicato tentando di uccidere la sorella, Maria, e la nipote Francesca, nel novembre del 2008. Gianluca Bidognetti, figlio del boss e della Carrino, e’ ora accusato di aver accompagnato il killer Giuseppe Setola a Villaricca, nell’agguato contro la zia Maria Carrino nel quale rimase ferita la cugina.
Durante l’udienza la donna ha spiegato i motivi della sua decisione di scappar via da Casal di Principe l’8 ottobre del 2007. “La situazione mi pesava”, ha detto in collegamento con videoconferenza da una localita’ protetta ai giudici della prima sezione, presidente Raffaello Magi, a latere Valeria Bove e Rosa De Ruggiero.
Anna Carrino ha ammesso di ricevere uno stipendio dal clan: “Il denaro arrivava ogni mese dall’impresa edile Emini e dalla Concordia, l’impresa di pompe funebri a Casal di Principe, che dava i soldi a seconda dei morti che c’erano”.
La somma le veniva portata da Raffaele Bidognetti, figlio di primo letto del boss Francesco, fino al suo arresto nel 2006, poi il denaro lo ha riscosso lei fino a quando non si e’ rifugiata a Roma, dove poi venne arrestata in un albergo. Anche la figlia Katia, aggiunge, dopo il matrimonio comincio’ a ricevere dal clan circa 4mila euro al mese.
Poi, rispondendo alla domanda del pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Antonello Ardituro, Anna Carrino ha spiegato che il negozio di alimentari a Casal di Principe “Il gastronomo” gestito in un primo momento dalla figlia Katia e dal genero era stato aperto grazie ai finanziamenti agevolati italiani, cioe’ il prestito d’onore, e della Comunita’ Europea. Il richiedente era il figlio Gianluca, all’epoca incensurato. “Di questo, pero’, se ne occupo’ Lubello”, precisa.
