CASERTA- Lo scrittore napoletano Enrico Ruta, amante delle contrade tifatine, soggiornò per diversi anni a Casolla di Caserta. “L’amenità del luogo, il suggestivo paesaggio naturale e la semplicità degli abitanti – scrive Luigi Fusco nell’aggiornamento di www.casolla.net – sezione Storia – furono per lui motivi d’ispirazione per il suo libro Visioni d’Oriente e d’Occidente, scritto nel 1924.
Un lungo passo è difatti dedicato alla frazione casollese, in cui è scritto: “Casolla è una borgatuccia di qualche migliaio di anime, fa parte della trentina di borghi che sono incorporati al Comune di Caserta; per meglio dire, è una delle gemme che incoronano la città ; a mente degli indigeni è la più bella, sorge a ridosso di quegli ameni colli tifatini, dall’alto dei quali l’apparita della Campania Felix si vede spiegare sotto il cielo, profonda come un manto sterminato intessuto di tutti i colori della terra e delle acque; tramata di tutti i sogni e i portenti, sbattimentata di tutta la gioia della vita. L’aria odora di eterno, il sole sente di universo; la natura avviluppa i sensi e li incanta in un’attenitaggine di attesa che è travaglio estremo di sensazione, nel punto stesso ferma e rapisce la mente in una contemplazione che è pace e tumulto, polo ed equatore. E’ coperto da tale straripamento di gaiezza del tutto disadatto al raccoglimento delle cose gravi; scherza e folleggia sotto una colluvie di arbusti, di cespugli, di erbe ed erbette, sotto una inondazione di fiori; gli alberi sono venuti alla carlona, più per caso che per destino. La quercia dal cupo fogliame e dal fusto superbo…il pino diritto, diritto solleva la parrucca pettinata e dignitosa bene al di sopra della scapigliatura erbacea che si scandascia di sotto; ma il pioppo, l’olmo, il carpino, il noce, il castagno, il carrobbo, il gelso sono buoni figliuoli che si sanno di troppo al sole e fuori posto, su quel suolo che non tollera nulla di serio, e si sventolano infingardamente, per non poter fare altro…il suolo tifatino non ammette visioni tragiche. È tanto sollazzevole e pazzerella l’aria della contrada senza pensieri…”.
Purtroppo tanta poesia non venne compresa dai casollesi, i quali si sentirono offesi nell’esser considerati un po’ folli e la sera del 3 luglio del 1911, muniti di bastoni ed altri arnesi, si accostarono all’abitazione dello scrittore per protestare ed avanzare qualsiasi tipo di minaccia. Enrico Ruta riuscì ad evitare l’ira popolare e scappò a Napoli. Dopo tale episodio – conclude Luigi Fusco – non fece più ritorno a Casolla”.
