CASERTA – Due anni or sono è venuta a mancare la figura di don Eugenio Fizzotti. Per quanto è stato possibile con un progetto culturale social ho cercato e sto cercando di ricordarlo e di divulgare la sua memoria e la sua inestimabile attività: lapagina social dedicata al sacerdote è intitolata “Don Eugenio Fizzotti”, @donEugenioFizzotti, al link https://www.facebook.com/donEugenioFizzotti/.

I lettori de L’Eco di Caserta hanno avuto modo di conoscere la storia del sacerdote, del professore, dell’uomo attraverso i due precedenti contributi offerti dalla nostra testata: Roma, Giornata di Studio in ricordo del casertano don Eugenio Fizzotti, il 9 marzo all’UPS[1] e Roma, rivive il ricordo di don Eugenio nel convegno presso la Pontificia Università Salesiana[2]. Quello di oggi, invece, vuole essere un articolo che va ad integrare le forme di riconoscenza che sono state attribuite al sacerdote, che si integrano a quelle precedentemente richiamate nei suddetti articoli e riportare nella biografia che ho curato nella collana “Chi è?”[3].

Un primo segno d’affetto è quello derivante dalla lettera che l’Avo di Caserta ha scritto alla famiglia il 27 giugno 2018. Nella stessa, riportata a seguire in piccoli estratti, si legge: «L’AVO deve molto a don Eugenio Fizzotti perché per tanti anni ha contribuito alla crescita umana e professionale dei volontari attraverso le sue lezioni nei corsi di formazione per i volontari e gli aspiranti volontari.
Solidarietà, Relazione d’aiuto, Senso della vita e della sofferenza, Motivazioni delle scelte esistenziali i temi che amava proporci. […] La relazione è sanante. Quest’a l’idea che don Eugenio sviluppo nel suo ultimi appassionato incontro con i volontari, quasi a riepilogo di quanto negli anni ci aveva insegnato dando forma e sostanza al concetto di Relazione. […] Don Eugenio ci ha fornito conoscenze e strumenti per educarci all’ascolto e all’accoglienza, per coltiva il rispetto delle singole persone, valore indispensabile per stabile relazioni veramente efficaci. Ci ha guidati a diventare più competenti e credibili nel servizio e nella testimonianza, aspetti particolarmente importanti in questo nostro tempo in cui il significato della parola solidarietà è spesso distorto.
Don Eugenio concluse quell’incontro con le parole del suo maestro, lo psicologo Viktor Frankl: “Io ho trovato il senso della mia vita nell’aiutare gli altri a trovare il senso della loro vita”.
Di questo anche, oggi lo ringraziamo augurando a noi tutti di seguire il suo esempio».
Queste parole fanno comprendere come don Eugenio sia stato fortemente legato alla sua città e ai suoi amici e concittadini, così come del resto è evidente in altre forme di riconoscenza come:
- Centro Studi e Relazioni Culturalei “ERRE 80” Premio Letterario “Casa Hirta” XV Edizione, Premio “E. Ruggiero” a Eugenio Fizzotti, Casertavecchia 14 ottobre 1995.
- Movimento di Cultura “Fulvio Nuvolone” Caserta, A don Eugenio Fizzotti splendido relatore del convegno “Il peccato e la redenzione nella società moderna”, Sala Biblioteca Curia Vescovile di Caserta, 18 ottobre 1997.
- International Inner Wheel Distretto 210° Italia – Club di Caserta – Terra di Lavoro, La Cultura rende liberi, Convegno Diabete ed Obesità, Siamo a bordo del Titanic? A don Eugenio Fizzotti, Caserta 4 aprile 2009, Istituto Salesiani “S. Cuore di Maria”.
- ANSPI Comitato Zonale Provinciale di Caserta, A don Eugenio Fizzotti Per l’affetto dimostrato alla sua famiglia dell’ANSPI in occasione del musical “Sulla via di Damasco”, Caserta, lì 24 aprile 2009, Il Presidente Avv. Giuseppe Dessì.
- The International Associazion Of Lions Clubs Distretto 108 YA – Italia, Governatore Michele Roperto, Anno Sociale 2011-2012, Lions Club Caserta Terra di Lavoro a Don Eugenio Fizzotti per il lavoro e per le idee, Caserta 13 dicembre 2001, Il Presidente Chiara Guerriero.





Intanto vanno ricordati altri riconoscimenti come:
- Cappellano d’onore della grotta di Lourdes con tanto di cordone azzurro.
- Commendatore dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
- Medaglia della Cattedrale di San Patrizio di New York.
- Medaglia dell’Università Cattolica dell’Argentina.






A tutto questo si aggiunga un riconoscimento di cui mi sono fatto promotore presso la Dea Sport Onlus di Bellona in occasione di una giornata di studi temutasi a Maddaloni presso il Museo Archeologico Calatia lo scorso 20 luglio 2019, occasione in cui a don Eugenio Fizzotti è stato consegnata una Benemerenza alla memoria “per essere stato degno erede del prof. Viktor E. Frankl e il primo rappresentante italiano della logoterapia e della analisi esistenziale”. La consegna della Benemerenza alla memoria è stata consegnata alla sorella Annamaria Fizzotti e altri familiari dallo scrivente e dall’on. Antonio del Monaco, allievo e amico del sacerdote.



Intanto, attestati di riconoscenza e aneddoti sul prof. don Eugenio Fittozzi continuano anche sulla pagina social dedicata “Don Eugenio Fizzotti” (link), come quello di “Francesco De Luca” che recita: “Io ho avuto la fortuna, l’onore e il privilegio di essere stato suo amico. È stato il mio insegnante nel collegio salesiano di Soverato (Cz). Un grande sacerdote e uomo esemplare. Dopo del collegio ci siamo tenuti in contatto ed è stato diverse volte ospite a casa mia ad Ancona. Eugenio veniva spesso nelle Marche soprattutto a Loreto e Urbino dove ha tenuto molte conferenze all’università. L’ultima volta che ci siamo visti è stato a Jesi in occasione della prenotazione del suo ultimo libro. Per me è stata una grave perdita perché per me è sempre stato un punto di riferimento nei momenti difficili. Uomo di chiesa moderno e pieno di iniziative, sapeva trasformare le situazioni, anche quelle più delicate, in momenti positivi. Generoso e pronto a soccorrere tutti in qualsiasi momento. Ciao Eugenio ti ricordo sempre con grande affetto e nostalgia”.
L’occasione è gradita anche per segnalare il portale web su don Eugenio Fizzotti https://eugeniofizzotti.org/ dove figurano diversi articoli:
- Enzo Romeo, “Storia di una grande amicizia vissuta in nome dell’umanità” estratto da CREDERE N. 27-2018[4], del 18 maggio 2019.
- “IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE” Dal Bollettino Salesiano Maggio 2018, del 18 maggio 2019[5].
- Eugenio Fizzotti, “La sfida della sofferenza nel pensiero di Viktor E. Frankl, testo del febbraio 2012, del 18 maggio 2019[6].
Con questa terza puntata continua la conoscenza e la divulgazione dell’operato di don Eugenio Fizzotti.
Per coloro che sono interessati a condividere il proprio ricordo, riportare la propria testimonianza possono contattarci alla studioanniversario@gmail.com, account di posta che uso per la raccolta di info sulle biografie che studio specificando che si tratta di un contributo su don Eugenio Fizzotti.
Non ci si aspetta di essere esaustivi e di non cadere, involontariamente in qualche errore storico/testimoniale. Lo studio nasce dalle testimonianze dirette ed è supportata, dove è possibile anche da documentazione. Sarà dato modo a chi vorrà la possibilità di replicare, integrare, chiarire etc. elementi emersi nel corso della fase di presentazione della storia biografica.
Ringrazio il lettore che ha avuto la pazienza di dedicarmi un po’ del suo tempo nella lettura di questo studio ed allo stesso chiedo scusa se qualche imperfezione è sfuggita alla rilettura delle bozze.
Rimando per approfondimenti alla pagina social dedicata al sacerdote intitolata “Don Eugenio Fizzotti”, @donEugenioFizzotti, al link https://www.facebook.com/donEugenioFizzotti/.
[1]Di Michele Schioppa martedì 05 Marzo 2019.
[2]Michele Schioppa lunedì 22 Giugno 2020.
[3]Michele Schioppa, “Fizzotti don Eugenio” in “Chi è?” Volume X, Vitulazio 2019, pagg. 53-64.
[4] «Don Eugenio Fizzotti e Viktor Frankl, psichiatra austriaco, condividevano un assunto:anche nell’inferno del lager o nella malattia più grave la dignità dell’uomo non viene cancellata
Alla fine di giugno è morto a Salerno don Eugenio Fizzotti, professore emerito di psicologia delle religioni all’Università Salesiana e principale allievo dello psichiatra viennese Viktor Frankl. La loro è stata una grande storia di amicizia e collaborazione scientifica, che ha tenuto insieme con rara fecondità due soggetti in apparenza così diversi tra loro: un sacerdote cattolico e un medico ebreo, sopravvissuto ai lager nazisti, dove perse i genitori, un fratello e la giovane moglie.
Frankl, scomparso nel 1997, definì quella terribile esperienza l’experimentum crucis della sua vita e la trasformò in prova della validità della teoria psicologica che aveva elaborato per la cura del “mal di vivere”, che chiamò «logoterapia». È la terapia del logos, del recupero del senso dell’esistenza, nella convinzione che a nessun uomo – mai, neanche nelle situazioni peggiori – può essere sottratta la libertà intima e profonda. Frankl lo capì vedendo gli internati dei campi di sterminio recarsi ai forni crematori cantando la preghiera ebraica per i defunti o recitando il Padre Nostro. La barbarie nazista non cancellava quell’ultima dignità: rivolgersi al proprio Dio. In tal modo Frankl riscattò la psicologia dai meccanicismi freudiani, recuperando l’aspetto trascendente della persona.
La logoterapia è oggi tra i metodi più considerati in ambito cattolico, specie nelle comunità di recupero per tossicodipendenti. Il merito di questa diffusione lo si deve in gran parte a don Fizzotti, che ha tradotto tutta l’opera di Frankl, ha scritto sull’argomento decine di libri e ha fondato l’Alaef, associazione che promuove il pensiero frankliano. La sorte ha voluto che don Eugenio, a sua volta, sperimentasse sulla sua pelle una condizione – quella del malato».
[5] “È stato il primo esperto e rappresentante italiano della logoterapia e dell’analisi esistenziale, infatti, è il fondatore e presidente onorario dell’Alaef, instancabile promotore del pensiero e dell’opera di Viktor E. Frankl in Italia e nel mondo. Da Salesiano ha servito la Congregazione in molte comunità dell’Italia meridionale, oltre che Caserta sua città natale, come Napoli, Salerno e Locri”. Così si è aperta la Giornata di Studio sul pensiero e l’opera del professor Eugenio Fizzotti, salesiano.
Era nato a Caserta il 1° luglio 1946, secondogenito di una bella famiglia di cinque fratelli. Conosce la spiritualità dei figli di don Bosco grazie alla Casa di Caserta fondata da don Michele Rua. Si avvicina alla famiglia salesiana dopo la conoscenza di don Innocenzo Di Lella che diventa il suo padre spirituale negli anni della prima gioventù. Eugenio frequenta la Facoltà di Filosofia presso l’Università Salesiana di Roma che concluderà con la Licenza nel 1968 e nell’anno 1970 con il dottorato in Filosofia il 24 settembre 1970 con la tesi su “Il Significato dell’esistenza – La concezione Psichiatrica di Victor E. Frankl”. Proseguirà gli studi presso l’Università Salesiana di Roma dove consegue il dottorato in Psicologia nel 1970. Diventa definitivamente salesiano nel 1971. Prosegue gli studi frequentando nel Policlinico di Vienna i corsi del prof. Viktor E. Frankl, fondatore della “Terza Scuola Viennese di Psicoterapia”, nota in tutto il mondo come “logoterapia e analisi esistenziale”. Qui inizia la collaborazione con il professore ebreo al punto da diventare il curatore dell’opera omnia dello stesso e poi direttore della rivista “Ricerca di senso”. Circa il rapporto e la frequentazione tra i due va detto che la famiglia Frankl, composta dal prof. Victor, la moglie Eleonora e la figlia Gabriella, considera Eugenio come un figlio ed Eugenio ha sempre ricambiato con affetto filiale. Gli anni a Vienna sono fondamentali per la sua vocazione, religiosa ed educativa. È ordinato sacerdote dal Santo Padre Paolo VI in piazza San Pietro il 29 giugno 1975 a Roma.
Don Eugenio, dunque, dal 1986 inizia a insegnare all’Università Salesiana dove è docente di “Psicologia della religione” e di “Deontologia professionale” fino al 2008, ottenendo il titolo di Docente Ordinario nel 1995. Negli stessi anni insegna “Psicologia della religione” in diversi istituti, università e seminari.
Non dimentica mai l’attività pastorale. Lo troviamo a Caserta dove trascorre un anno con il ruolo di Direttore della Casa animandola con visite illustri dal Vaticano, poi per due anni va a Locri con il ruolo di parroco della comunità di San Biagio. Riprende poi la sua incredibile e molteplice attività di professore e autore di altissimo livello. Finché la salute lo abbandona. Sei anni di un calvario lungo e penoso.
Tra le testimonianze più significative per conoscere e raccontare la figura di don Eugenio Fizzotti vi è quella di Vincenzo Romeo, vaticanista del Tg2: «Don Eugenio Fizzotti non lasciava indifferenti le persone che lo incontravano. La sua profonda cultura unita alla grande umanità ne facevano un uomo davvero speciale. Fu chiamato a insegnare Psicologia della religione presso l’Università Pontificia Salesiana, dove divenne preside della facoltà di psicologia. Quale allievo prediletto di Frankl, ha girato a lungo sia in Italia sia a livello internazionale. I suoi interventi sulla logoterapia frankliana furono apprezzati ovunque, dalla Germania all’Argentina. Il cardinale Raffaele Farina, responsabile della Biblioteca apostolica vaticana, lo invitò a collaborare con lui presso la Curia romana. Fizzotti, però, era un prete da “prima linea”, che desiderava operare sulle frontiere, geografiche e spirituali. Si spiega così, nonostante la sua fama accademica, il lungo servizio che egli ha prestato in tante “periferie” del Sud Italia. Nel suo itinerare portava con sé solo i suoi libri, strumento prezioso di lavoro. Tutto il resto era, per lui, superfluo. E sempre lasciava una scia di amicizie, di intensi rapporti umani, di collaborazioni che formavano una “rete” straordinaria di relazioni, capace di mobilitarsi quando c’era da realizzare un progetto benefico o culturale».
«La figura di Eugenio Fizzotti resterà centrale nel campo della psicologia applicata alle religioni (tema di enorme attualità nella Chiesa di oggi) e nello studio della logoterapia di Viktor Frankl. Ma è significativo che questo brillante studioso e sacerdote salesiano abbia trascorso i suoi ultimi anni tra Caserta, Locri, Soverato e Salerno, nei poveri luoghi che egli ha più amato».

[6] « In vista della Giornata Mondiale del malato è quanto mai significativo riportare una presentazione del pensiero dello psichiatra austriaco Viktor E. Frankl, fondatore della “logoterapia e analisi esistenziale”, considerata la “Terza Scuola Viennese di psicoterapia”, concentrata sulla ricerca del senso della vita e sugli atteggiamenti da assumere nei confronti di situazioni di sofferenza.
È indicativo un episodio che Viktor E. Frankl, narrava spesso ai suoi uditori. Un uomo incontra per strada il medico di famiglia, che si informa del suo stato di salute. Immediatamente il medico si accorge che il suo paziente è diventato un po’ duro di orecchi. «Probabilmente lei beve troppo; smetta di bere e potrà sentire meglio», gli consiglia. Alcuni mesi più tardi i due si incontrano nuovamente per strada e il medico, per chiedere notizie circa l’attuale stato di salute del paziente, alza la voce per farsi sentire. «Non c’è bisogno di gridare, dottore. Io sento benissimo». «Certamente lei ha smesso di bere, non è così? Continui in questa cura». Dopo qualche tempo s’incontrano per la terza volta. Ma di nuovo il dottore deve alzare la voce per farsi capire. «Probabilmente, lei ha ripreso a bere», dice al paziente. E questi gli spiega: «Ascolti, dottore. Prima bevevo e il mio udito era cattivo. Dopo smisi di bere e sentivo meglio. Però ciò che sentivo non era così buono come il whisky».
Ecco il commento di Frankl: «In mancanza di un significato della vita, la cui realizzazione lo avrebbe reso felice, egli ha tentato di raggiungere un tale sentimento di felicità eludendo ogni realizzazione di significato, e quindi ripiegando su un elemento biochimico. In effetti, il sentimento di felicità, che normalmente non viene mai proposto quale fine dell’aspirazione umana, quanto piuttosto risulta essere una manifestazione laterale dell’aver-raggiunto-il-proprio-scopo, un “effetto” secondario, si lascia anche “rincorrere”, e questo è reso possibile appunto dall’alcool etilico» (Frankl, 2005, p. 17).
Per Frankl essere-uomo vuol dire essere fondamentalmente orientato verso qualcosa che ci trascende, verso qualcosa che sta al di là e al di sopra di noi, qualcosa che ci attira fortemente. Solo chi crede nella sua «volontà di significato» può costruire una gerarchia di valori tale da assegnare al piacere e alla potenza, all’autoaffermazione e alla soddisfazione dei propri istinti il loro vero posto, che è quello di essere prodotti laterali, effetti di una realizzazione del senso della propria esistenza.
Oggi è un’autentica sfida parlare di ricerca di senso, perché si viene subito riportati alla capacità radicale dell’uomo di scoprire i significati delle singole situazioni di cui è costellata la vita di ogni giorno, di assumere decisioni che corrispondono al suo dover-essere, di scoprire le possibilità che sono racchiuse nella sua irripetibile esistenza.
Se la vita dell’uomo è sempre specifica, in quanto si riferisce a un essere singolo, concreto, individuale, anche il compito non è qualcosa di generale, di valido per tutti e per ognuno, di permanente in ogni tempo, ma varia da uomo a uomo, perché corrisponde all’unicità e all’individualità di ciascuno. Nello stesso tempo, però, il compito varia da situazione a situazione, perché l’unicità delle situazioni porta con sé una caratterizzazione diversa, con esigenze e condizioni proprie, per nulla ripetibili. E quindi l’uomo deve attentamente osservare la situazione in cui si trova, e che non ha alcun riscontro con avvenimenti suoi e di altri già accaduti in precedenza.
Con la voce della coscienza l’uomo è in grado di percepire quale senso si celi in una situazione e di agire conseguentemente con responsabilità. «In un’epoca in cui sembra che i dieci comandamenti stiano perdendo la loro validità incondizionata per molti uomini, l’uomo deve imparare a percepire i diecimila comandamenti che sorgono dalle diecimila situazioni uniche di cui è costellata la vita» (Frankl, 1992, pp. 29-30). Ciò vuol dire essere interpellati continuamente dalla realtà, dalle situazioni in cui ci si trova e che chiedono una risposta. Ecco perché John F. Kennedy il 20 gennaio 1961, nel discorso di insediamento alla presidenza degli Stati Uniti d’America, ai suoi compatrioti disse: «Non chiedetevi che cosa potrà fare per voi il vostro paese, ma che cosa potrete fare voi per il vostro paese» (cit. in Dallek, 2004, p. 366). E quasi di rimbalzo, Frankl consigliava ai suoi uditori americani: «Dopo aver costruito la Statua della Libertà sulla costa orientale, sarebbe di costruire la statua della responsabilità sulla costa occidentale» (Frankl, 2010, p. 63).
Nella nostra era scientifica il progresso umano è calcolato in dati che possono facilmente essere misurati, introdotti nel computer e analizzati. Eppure, le risposte del computer indicano solo come l’uomo si comporta nella media e in gruppi-campione, mai come dovrebbe comportarsi in situazioni specifiche. «La nostra vita non è regolata ad ogni incrocio da una luce rossa che dice di fermarsi o da una luce verde che dice di andare avanti. Viviamo in un’epoca di luce gialla lampeggiante, che lascia all’individuo il peso della decisione» (Fabry, 1970, p. 80). Vivere, in ultima analisi, significa avere la responsabilità di «rispondere» esattamente ai problemi vitali, di adempiere i compiti che la vita pone a ogni singolo, di far fronte alle esigenze dell’ora.
I compiti che l’uomo è chiamato a realizzare vanno in una triplice direzione: il lavoro, l’amore e la sofferenza. Se nel lavoro l’uomo può manifestare se stesso dando alla realtà la sua personale impronta, se nell’amore egli può vivere le più forti e intime esperienze, nella sofferenza si manifesta la sua grandezza, perché solo in essa si trova tragicamente messo a confronto con se stesso, con la sua capacità non solo di lavorare e di godere, ma di soffrire.
L’uomo ha il diritto alla vita, al lavoro, alla gioia, alla pace; ma ha anche un fondamentale diritto che nessuno può toglierli, a nessun costo: il diritto di soffrire il proprio dolore, di inondare di senso anche una vita apparentemente distrutta, economicamente infruttuosa. La sofferenza «non rappresenta semplicemente una possibilità qualsiasi, bensì la possibilità di attuare il supremo valore, l’occasione per conferire pienezza al significato più profondo della vita» (Frankl, 2001, p. 190).
Un tale senso riluce nell’atteggiamento che l’uomo prende dinanzi a un destino di dolore, dinanzi alle forze avverse, dinanzi a situazioni irreparabili. Ecco perché l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe II nel 1784 volle che sull’entrata del Policlinico di Vienna fosse riportata la frase latina: Saluti et solatio aegrorum. Chi si fa carico della salute fisica e psichica di un altro è anche chiamato ad aiutarlo a sopportare con accettazione e comprensione le inevitabili sofferenze che la vita gli riserva e a riacquistare non solo la capacità di lavorare e di godere, ma anche quella di soffrire.
Per chi volesse saperne di più consigliamo il volume di Frankl, Homo patiens. Soffrire con dignità a cura di Eugenio Fizzotti, Queriniana, Brescia, 2011, 4ª edizione.
Bibliografia
1) Frankl V.E. (2005), Alla ricerca di un significato della vita, a cura di E. Fizzotti, Mursia, Milano, 4ª ed.
2) Fizzotti E. (2004), Dall’homo faber all’homo patiens. Viktor E. Frankl e la sofferenza umana, «Ricerca di senso», vol. 2, n. 1, pp. 35-49
3) Dallek R. (2004), JFK – John Fitzgerald Kennedy: una vita incompiuta, Mondadori, Milano
4) Frankl V.E. (1992), La sofferenza di una vita senza senso. Psicoterapia per l’uomo d’oggi, ElleDiCi, Leumann (Torino), 3ª ed.
5) Fabry J. (1970), Introduzione alla logoterapia, Astrolabio, Roma
6) Frankl V.E. (2001), Teoria e terapia delle nevrosi, a cura di E. Fizzotti, Morcelliana, Brescia, 3ª ed.».
