CASERTA – Da oltre due anni ho avviato un progetto culturale di studio e promozione nonché divulgazione della figura di un casertano doc: don Mario Vallarelli. In questo periodo ho avuto modo di confrontarmi con tanti che hanno avuto il piacere o l’opportunità di conoscerlo. Tra i primi molti che non fanno altro che “tesserne le lodi” e tra i secondi molti testimoni della sua opera, a 360° gradi, e tanti conoscenti che richiamando il “politicamente corretto” sottolineano come non bisogna che parlane bene.
Quest’ articolo dunque è collegato al progetto culturale della ricostruzione e promozione della figura di don Mario Vallarelli, progetto a cui ho abbinato una pagina social dedicata al sacerdote intitolata “Don Mario Vallarelli”, @donMarioVallarelli, disponibile al link https://www.facebook.com/donMarioVallarelli/, e che cerco di condividere con gli articolo su L’Eco di Caserta e a breve nel ricordo in occasione di una pubblicazione biografica.
Tempo fa, lo scorso 29 settembre 2018 (Michele Schioppa “Caserta, 29 settembre,ricordo dell’anniversario dell’ordinazione sacerdotale di don Mario Vallarelli” in L’Eco di Caserta 29 settembre 2018 Link), ebbi modi di ricordare, oltre che la festa della Diocesi di Caserta ovvero del suo protettore, San Michele Arcangelo[1], l’anniversario di sacerdozio di diversi sacerdoti e tra questi don Mario Vallarelli. Infatti, don Mario diventa sacerdote della Chiesa Cattolica presso la Cattedrale di Pozzuoli per mano del Vescovo mons. Alfonso Castaldo il 29 settembre 1940. Anniversario che avrebbe raggiunto il prossimo 29 settembre lo spegnimento dell’ottantesima candelina.
Senza dimenticare, per gli appassionati del genere e coloro i quali vogliono meglio conoscere la figura del sacerdote, che è possibile passare in rassegna gli altri articoli su L’Eco di Caserta ricordando che vi è stato un primo approccio alla biografia di don Mario in occasione della promozione della messa dedicata alla memoria del sacerdote con la Santa Messa celebrata da don Valentino Picazio presso l’eremo di San Vitaliano a Casola di Caserta del 6 maggio 2018 (“Caserta, a San Vitaliano con CantEremo si ricorda mons. Mario Vallarelli prossimo al centenario”, Sabato 05 Maggio 2018 Link)[2]. A seguire, poi, un secondo contributo invece è del giorno del centenario della nascita (“Caserta, ricordare don Mario Vallarelli nel giorno del centenario della nascita”, Sabato 23 Giugno 2018 Link) in cui si fa cenno della Santa Messa organizzata presso la chiesa di Sant’Antonio per la stessa sera. Un impegno quello de L’Eco di Caserta nel ricordare don Mario in linea come forma di ringraziamento per quanto lo stesso sacerdote ha fatto per la sua Diocesi[3].
In sostanza, come chiarito, il progetto in memoria di don Mario Vallarelli è parte con il centenario della nascita (23 giugno 1918-2018), anche con sprono della famiglia ed in particolare del pro-nipote[4] Sirio Vallarelli (che nel settembre 2017 attraverso facebook si fece promotore di un ricordo del sacerdote)[5], e quindi l’intitolazione di una strada o piazza[6] e ancora quello dell’indizione di un premio dedicato. Circa la intitolazione della strada l’annuncio favorevole dell’amministrazione comunale è stato dato lo scorso 20 giugno 2018 dal sindaco di Caserta Carlo Marino[7].
Un impegno quello personale nel conoscere e divulgare la figura di don Maria Vallarelli che fa tesoro di illustri contributi come quello del quotidiano “Il Mattino” di Caserta che ha dedicato diversi articoli al sacerdote in occasione del centenario della nascita e tra questi uno, del 23 giugno 2018, è a firma dello storico nonché presidente della Società Storia Patria di Terra di Lavoro avv. Alberto Zaza d’Aulisio[8], che al dire di Sirio Vallarelli[9] ha sostenuto la famiglia anche in occasione del fascicolo per la dedicazione di una strada all’intramontabile sacerdote.
È giunto il momento di ripercorrere per sommi capi l’esperienza di vita di don Mario Vallarelli e al contempo sottolineare aspetti sulla scorta di alcune testimonianze, talune peculiarità della persona e delle sue opere[10].
Brevi note biografiche
Mario Michele Vallarelli, poi don e quindi mons. Mario Vallarelli, ma per tutti “don Mario”, nasce alla vita terrena da Felice (Agente del Dazio) e da Caterina Cognetta (casalinga) il 23 giugno 1918 a Pontecorvo (Fr) e nasce al Cielo il 6 maggio del 2006[11] a Caserta.
Pur nascendo a Pontecorvo la famiglia Vallarelli ha origini pugliesi, di Terlizzi (Bari)[12]. Dalla coppia nacquero 4 maschi: Gioacchino il primo nel 1907, Domenico il secondo nel 1908, Giovanni il terzo nel 1912 e quindi Mario il quarto nel 1918.
La pendolarità della famiglia è legata, come raccontano i famigliari – e in particolare il nipote Mario (figlio di Giacchino) che si ringrazia per la cordiale e preziosa conversazione con la quale si è avuto modo di conoscere meglio don Mario per gli aspetti più personali, – al lavoro del padre che era Agente daziario.
Sempre i familiari raccontano che al fonte battesimale fu tenuto dal Maestro Grimoaldo Sosci e dalla figlia Elisabetta.
La Famiglia Varallelli, dopo una breve parentesi anche a Itri, sarà a Caserta all’incirca nel 1922 e andrà ad abitare nella zona della Santella dove consoliderà il rapporto di fede alla patrona Sant’Anna. Dopo tre quattro anni, grosso modo, la famiglia Vallarelli si trasferisce in piazza Duomo in un appartamento sopra i locali che ospitano la pasticceria “Benefico”.
Don Mario nonostante sia a Caserta da poco più che fanciullo, considera Caserta, la sua amata Caserta come sua città elettiva. Del resto si considerava orgoglioso di essere casertano dalla nascita, in quanto Pontecorvo, prima del 1927, rientrava nella provincia di Caserta.
Gli anni della adolescenza li vivrà nel centro cittadino, prima nella zona de “La Santella” e poi a piazza Duomo, e qui svilupperà la sua casertanità, a cui terrà tanto in tutta la vita e per la quale si adopererà. Qui consocerà la miseria umana e sociale e maturerà la giusta coscienza per superarla ad ogni costo. Qui è interessante il ricordo testimonianza di Antonio Ciontoli[13] il cui ricordo, in esito all’articolo del 23 giugno, lo ha pubblicato su facebook riscuotendo tanti commenti[14].
A Caserta, e in particolare stando a Piazza Duomo, Mario, probabilmente già frequentante la scuola pubblica, resta affascinato dalle colonne di seminaristi che vede uscire dal Duomo o dal Seminario e chiede alla mamma di poter essere anche lui con loro. Da qui all’incirca tra il 1926/1927 entra in Seminario, nel Seminario Vescovile diocesano, dove dovrebbe esserci ad accoglierlo il Rettore mons. Gennaro Di Maio, dal quale probabilmente apprese e sviluppo l’Apostolato del Sorriso del Venerabile Giacomo Gaglione che era amico del Rettore Di Maio con cui intratteneva una corrispondenza (parte di questa documentazione è nel Fondo Giacomo Gaglione) indirizzata anche ai seminaristi che periodicamente incontrava e professava questa particolare dote che tutti, ieri come oggi, riconoscono a don Mario Vallarelli.
Don Mario, in questi anni, fu seguito dal suo parroco mons. Raffaele Saggese[15], che è stato per circa 50 anni parroco della chiesa Cattedrale di Caserta dedicata a San Michele Arcangelo, che era proprio di fronte casa Vallarelli in piazza Duomo o Vescovato.
Presso il Seminario di Caserta completò gli anni della scuola elementare media e liceo per poi passare al Seminario Pontificio dell’Italia Meridionale di Napoli dove completò l’intero percorso formativo culminato nella Licenza “Magna Cum Laude” in Sacra Teologia presso Pontificia Facoltà di Posillipo (oggi PFTIM Sezione “San Luigi Gonzaga”). Don Mario, racconta il nipote Mario, era entusiasta del parlare di quel luogo e di quegli anni.
Il giovane Mario, dopo la formazione di base e sacerdotale, e tra i compagni di studi annovera mons. Salvatore Carrese, sarà Ordinato sacerdote presso la chiesa Cattedrale di Pozzuoli da mons. Alfonso Castaldo, il 29 settembre 1940[16].
Qui necessitano due considerazioni, sulla scorta del racconto dei familiari, una che investe una dispensa papale e l’altra che evidenzia le motivazione della scelta della sede di Ordinazione.
Per la prima va detto che, per la sua ordinazione sembra esserci una speciale dispensa del Santo Padre Pio XII che si rese necessaria per non avere ancora raggiunto l’età per l’ordinazione sacerdotale, ma intanto quello per il servizio militare o comunque la chiamata alle armi. Le capacità del giovane Mario fecero sì che il suo percorso di studi fu veloce grazie alla sua intelligenza e doti innate.
Per la seconda, va detto che don Mario non fu Ordinato dal suo Vescovo (Monsignor Natale Gabriele Moriondo) perché impegnato fuori Città per problemi di salute da qui la delega al vescovo mons. Alfonso Castaldo (Casoria, 6 novembre 1890 – Napoli, 3 marzo 1966) presso la sua chiesa Cattedrale di Pozzuoli[17].
Sappiamo ancora che celebrerà la sua prima messa nella stessa Cattedrale e più precisamente all’altare della Madonna Addolorata e qui continuerà nel suo mistero sacerdotale per la celebrazione Eucaristica fino all’assegnazione della chiesa di Sant’Antonio in Caserta, adiacente al giardino regio e allo storico Istituto “Pietro Giannone”. Intanto il rapporto di fede con l’Addolorata lo conserverà anche da rettore della chiesa di Sant’Antonio come dimostrano anche alcune testimonianze fotografiche che lo vedono alla guida della processione della statua per Caserta.
Negli anni successivi all’ordinazione sacerdotale sarà Rettore del Seminario (sempre forte è stato il legame con il Seminario come ricorda nella sua testimonianza don Matteo Coppola[18]), ricorda il nipote Mario, e avrà come allievo il futuro vescovo mons. Pietro Farina. In effetti, ricorda sempre il nipote Mario, il ruolo all’interno del Seminario proseguirà poi in qualità di economo tra le gestioni Mangino e Roberti così da seguire le vicende di ampliamento del Seminario.
Dopo l’ordinazione sacerdotale don Mario continuò a vivere nell’appartamento di piazza Duomo presso il fratello Gioacchino con la moglie Anna Ianniello[19] i figli del fratello tra cui il nostro testimone Mario e il papà Felice in quanto la mamma era morta tra il 1938/39, e così fu fino al 1945/1946.
Intanto i per gli altri fratelli: Domenico era passato a una agenzia del dazio a Treviso dove poco dopo lo raggiunse Giovanni che andò a lavorare nel catasto.
Don Mario era ben lieto di tornare, anche dopo che abitava presso l’orfanotrofio, a casa di Gioacchino apprezzando notevolmente la cucina della cognata Anna. Si badi in casa del fratello cercherà di tornare la domenica e nelle feste comandate occupando il posto di capo tavola, ma non sempre. Don Mario, infatti, prediligeva stava anche in quelle occasioni con i suoi piccoli, a discapito della famiglia, quando sapeva (soprattutto a Natale e Pasqua) che erano in Orfanotrofio alcuni ragazzi che non avevano avuto l’opportunità di andare presso parenti per le ricorrenze. Prima i suoi “figli” e poi la famiglia, in sostanza.
Intanto, tornando all’inizio della sua avventura, don Mario vive momenti tristi in quegli anni della guerra, infatti, ci ricordano i famigliari che ebbe a riferire poi che furono “Tempi di povertà e di terrore” e con non poca partecipazione ricordava un episodio vissuto sulla sua stessa pelle del settembre 1943 allorquando si ebbe a salvare miracolosamente da un plotone di esecuzione dei Tedeschi occupanti Caserta che lo trovarono in possesso di armi (che stava per consegnare al comando tedesco) e quindi lo catturano essendo contravvenuto alle disposizioni emesse il 12 settembre 1943 dal feldmaresciallo Albert Kesselring che sottopose il territorio italiano alle leggi di guerra tedesche, e poi ulteriormente richiamate nelle disposizioni del 21 settembre. In effetti don Mario, proprio dopo le disposizioni di Albert Kesselring, secondo il racconto del nipote Mario, si stava adoperando per consegnare le armi in suo possesso ed a tal fine si stava dirigendo presso il comando tedesco che era sul corso Trieste presso la Villa Palmieri. Nel mentre si appropinquava fu dunque catturato con i due fucili anche se i chiarimenti nel comando lo tranquillizzarono e fu liberato subito. Questa vicenda è raccontata in un opuscolo edito nel marzo 1982 dal titolo “…Un mattino di quel drammatico settembre di tanti e tanti anni fa a Caserta” a cura del suo amico Aniello Gentile, storico presidente della Società di Storia Patria di Terra di Lavoro[20].
Assegnazione dei locali dell’Istituto “Pietro Giannone” (già Convento dei Redentorini) che avverrà da li à qualche anno, subito dopo la fine del secondo conflitto bellico mondiale. Dal quel momento in poi sarà indissolubile il legame con il “Giannone” e con i suoi studenti, come ricorda la testimonianza della prof.ssa Anna Giordano[21].
Solo successivamente la chiesa diventa parrocchia[22]. Dagli atti archivistici, come ricorda lo studio la catalogazione “L’Archivio storico diocesano di Caserta” a cura di Paolo Franzese edito negli anni ’90 per conto della Diocesi di Caserta, si legge a pagina 308 che alla catalogazione “III.3.3.2.07” collegata alla chiesa “S. Antonio di Padova (Caserta)” è presente il fascicolo relativo al periodo “1924-1961” circa l’“Erezione della parrocchia (decreto vescovile 1 novembre 1958) e suo riconoscimento agli effetti civili (d.p.r. 12 luglio 1961)”. La catalogazione contiene una “Busta” che “Comprende anche istanze dei Cappuccini di entrare in possesso della chiesa (1933), di proprietà del Comune di Caserta”. Ciò lascia presagire oltre all’elevazione a parrocchia anche la nomina di parroco di don Mario allo stesso periodo. Purtroppo per distanza non sono potuto accedere alla catalogazione per accertare tale informazione.
Intanto, come già accennato nei precedenti articoli, la memoria della nomina a parroco non è concorde nei ricordi. Sarà necessario, appena possibile approfondire i documenti per confermare, come presumibile, la conferma della dignità di parroco al 1961 ovvero dopo gli effetti civili.
Il ricordo di amici e parenti per la nomina a parroco, giusto per collegarci agli aneddoti ne sostengono la nomina, ci riporta agli inizi degli anni ’70 [23], nel 1972[24]. Che don Mario Vallarelli fu il primo parroco lo ricorda anche la testimonianza di mons. Pietro De Felice, cancelliere della Curia diocesana di Caserta[25]. Naturalmente alla luce della documentazione che sta emergendo quella collocazione temporale è sempre più improbabile[26].
È da evidenziare che con don Mario Vallarelli la chiesa di Sant’Antonio, nonostante non avesse ancora il titolo di parrocchia, fu presto al centro dell’attenzione della città e testimonianze documentali ricordano come nel 1950, a titolo esemplificativo, il Liceo “Diaz” di Caserta scegliesse proprio questa chiesta per il suo precetto.
Don Mario, insediatosi nel locali parrocchiali si immedesima ancor più nelle emergenze della città. Siamo negli anni della guerra, della povertà, della disperazione, dello stento dei bisogni soprattutto dei più piccoli[27].
Ebbene, poco dopo il suo insediamento si attiva per fondare un orfanotrofio, l’Orfanotrofio Sant’Antonio, istituzione di cui nella Caserta del dopoguerra c’era una grande necessità.
Quello che don Mario si trovava a disposizione era un edificio ecclesiale ridotto e che aveva avuto funzione di deposito durante la guerra e le Sante Messe, le funzione sacramentali o comunque in genere la cura delle anime era dedicata all’unico giorno di apertura: la domenica.
Don Mario già in questo periodo, e lo svilupperà oltremodo dopo, manifesta atteggiamenti di piena libertà e sostegno svincolato da pregiudizi come dimostra la testimonianza dell’ on. Nicolò Antonio Cuscunà[28] e ancora fortemente proteso alle forze giovani con cui si è dato con ogni risorsa e si è adoperato per lasciare un segno, un segno di amore, collaborazione, cooperazione, rispetto, pro azione evidente nella bellissima testimonianza di Gianluca Pota[29], della redazione di GoldWebTv (testata professionale molto presente, apprezzata e seguita in Terra di Lavoro e non solo)[30].
Orfanotrofio Sant’Antonio
Don Mario non si perse certamente d’animo, la sua tenacia fece si che riuscì a ottenere nel 1945 un paio di locali annessi alla chiesa per destinarli all’opera pia “Pane per i popoli”. La data che si ritiene di avvio dell’opera dovrebbe essere quella del 30 settembre 1945, anche se altre fonti rimandano al 21 giugno 1945.
Franco Tontoli, nel suo citato articolo del 23 giugno per l’Eco di Caserta scrive: «ebbe nascita il 21 giugno 1945, giorno di San Luigi in casa del Conte Tommaso Leonetti, cospiratori, col padrone di casa, don Mario e il sindaco Luigi Giaquinto che portò un vermuttino visto che era la sua festa onomastica. S’era fissato, don Mario, voleva a ogni costo realizzare l’Orfanotrofio, ostacoli da superare non pochi: come dargli in affido l’ex Convento dei Redentorini, parte del quale era già Ginnasio “Pietro Giannone”?
Trascriviamo da un libello firmato e stampato nel 1948 dall’onorevole Tommaso Leonetti, “Le vie della Provvidenza- Come nacque l’Orfanotrofio Maschile Sant’Antonio di Caserta”: “Dopo oltre un’ora di battibecco, alle giuste titubanze dell’oculato amministratore, don Mario risponde: o mi ritenete un pazzo e come Sindaco avete il dovere di farmi rinchiudere in manicomio o mi ritenete un savio e come Sindaco avete il dovere di cedermi i locali”.
La risposta dopo qualche giorno ed è ancora evidente nei locali oggi abbandonati e che erano stati l’Orfanotrofio, i bambini con la divisa a giubbetto e basco scuro, presenti a tutte le processioni e a tutte le partite della Casertana, una macchia scura, allegra e vociante in uno spicchio di curva dello stadio. Ero partito dal don Mario mai visto arrabbiato. Quand’anche e sicuramente lo fosse stato, impossibile trascriverlo da quegli occhi sempre sorridenti».
Tornando al recupero dei locali per l’Orfanotrofio, si ricorda che questi, già parte dell’ex convento, furono anche destinati all’orfanotrofio. Quel luogo divenne subito un riferimento per tutta coloro che vivevano fra mille difficoltà i giorni dell’immediato dopoguerra[31]. Il primo gruppo di bambini organi accolto, secondo il prof. Olindo Isernia nell’ambito de “Caduta del Fascismo due anni di amministrazione democratica” ne “La Relazione del sindaco Giaquinto (1944 – 1946)”[32] contava ben 25 unità.
In effetti il dato non è confermato anzi è rettificato dal discorso dell’On. Giovanni Leone, edito nell’ambito del “Quinto anniversario della fondazione dell’Orfanotrofio S. Antonio – Caserta” (ovvero scritti e discorsi di Bartolomeo Mangino” edito dall’“Orfanotrofio maschile S. Antonio” nel 1951) si legge che “nel 1945 furono accolti i primi 8 orfani. Sorse il problema delle camerate, sorse il problema del refettorio, sorse il problema della cucina ed egli [don Mario] tutti li risolse prodigandosi personalmente e affrontando numerosi e gravi difficoltà. Ed il suo entusiasmo comincia ad avere adeguato premio: dagli otto orfani dell’inizio si passa alla fine del 1945 a 19. Incominciò la derequisizione di un altro locale. Ma i locali erano in condizioni che è superfluo descrivere a voi casertani perché ne siete a perfetta conoscenza: si tratta di locali assolutamente inadatti in quel momento ad essere utilizzati per una istituzione. Ma il suo fervore non conobbe soste e conquistò le unanime simpatie. […] Dopo un primo assestamento dei locali cominciarono a funzionare le officine, una piccola tipografia, una piccola falegnameria, una piccola sartoria. […] gli otto orfanelli che iniziarono l’opera di don Mario diventano 19 e nel 1948 diventano 36, quasi il doppio; nel 1949 salgono a 53; nel 1950 diventano 70.[…] Invochiamo da Dio che ti dia la forza che ci dia la forza perché i settanta orfani di oggi, a compimento del secondo lustro dell’Orfanotrofio S. Antonio, siano 700».
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Circa il rapporto con i sindaci, ricorda il nipote Mario, che don Mario Vallarelli ha sempre instaurato proficue collaborazioni con i sindaci a iniziare da Alessandro De Franciscis (nonno dell’ex Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Caserta ed attualmente responsabile del Bureau Medical di Lourdes) in qualità di Commissario Prefettizio nel 1943 e 1944, proseguendo con altri sindaci e commissari prefettizi[33].
Per cogliere a pieno ulteriori spunti e spirito di avvio dell’opera si rimanda per approfondimenti a due pubblicazioni del 1948, edite dalla tipografia del neonato orfanotrofio di don Mario intitolate “Il miracolo quotidiano di S. Antonio: l’orfanotrofio maschile S. Antonio di Caserta” di Fr. Albano Boultwood e ancora “Le vie della Provvidenza: come nacque l’Orfanotrofio maschile S. Antonio di Caserta” di Tommaso Leonetti.
Il progetto dell’Orfanotrofio su per come dire adottato dalla città e. infatti. il 20 novembre 1951 il Comune di Caserta “ha concesso al Reverendo Sacerdote Don Mario Vallarelli in qualità di Rettore dell’Orfanotrofio Sant’Antonio, in conduzione gratuita l’intero immobile di proprietà comunale, costituito da un piano interrato, piano terra, primo piano e cortile interno. Nel corso della conduzione, il Rev. Sacerdote Don Mario Vallarelli ha fatto eseguire dei lavori di ampliamento dell’immobile con la realizzazione di un secondo piano in elevazione, sovrastante la struttura già esistente di proprietà comunale, nonché la costruzione, sul lato est, di altro corpo di fabbrica, formato da piano interrato e n.3 piani fuori terra e altri locali all’interno del cortile”[34].
Negli anni in cui nacque l’opera[35], racconta il nipote, l’architetto Sirio Vallarelli, “dal cancello di Palazzo reale di fronte alla chiesa” – don Mario “ogni giorno […] passavano gli avanzi di cucina del Quartier Generale americano, cibo buono per noi e i nostri concittadini, quand’era possibile, con pane di farina di fave e di polvere di piselli che diluiti in acqua diventava minestra”. Un’opera pia questa che don Mario associa all’abnegazione del cappellano militare della base americana, l’abate Alban Boultwood, che diventò, al suo ritorno negli USA, priore benedettino a Washington. Lo stesso padre Alban ebbe modo anni addietro, di tornare a Caserta e il 2 agosto del 1989 riabbracciò e festeggiò don Mario in occasione dei cinquant’anni del suo sacerdozio.
La disponibilità di padre Alban e di tanti altri[36] ha consentito la nascita di un’opera che ha cresciuto centinaia di casertani e non solo.
Ricorda il nipote Mario che lo zio don Mario era solito passare la serata passeggiando sul corso Giannone accompagnato dai prefetti di Caserta, in particolare si ricorda l’amicizia e le passeggiate comuni con i prefetti si ricordano Florindo Giammichele e Mario Tino.
Tanti sono gli episodi che mettono al centro l’Orfanotrofio Sant’Antonio in Caserta città e tra questi spicca indubbiamente quello del 27 gennaio 1952 quando a Caserta, in occasione, del Convegno orfani di guerra, viene in visita l’onorevole Andreotti che partecipa alla Santa Messa con il Vescovo mons. Bartolomeo Mangino, ed effettua una visita con le autorità politiche, civili, militari etc, sia all’Orfanatrofio Sant’Antonio di Caserta con don Mario Vallarelli che al Villaggio dei Ragazzi con don Salvatore d’Angelo a Maddaloni. Va detto che un ampio repertorio fotografico è presente nell’Archivio Luce, ed è accessibile anche dai siti della Camera, del Senato e del Parlamento Italiano.
Sempre di quegli anni è registrata un’altra visita, questa volta la cronaca ci giunge dal Bollettino Mensile n. 4 Aprile 1953 – Anno VII, “Redenzione” – “Eco della piccola opera fanciulli abbandonati e Orfani”, Istituto Anselmi di Visciano di Nola (Napoli)[37]. Qui si fa un riferimento alla banda di musica, creata da don Mario Vallarelli all’interno della sua opera dedicata a Sant’Antonio, che sappiamo esistere tra la fine degli anni 40 fino alla fine degli anni ’50 grosso modo.
In occasione del citato opuscolo del quinto anniversario della fondazione dell’opera, nel 1951, in occasione della festa del quinquennio si legge che la banda è uscita in piazza Dante per una esibizione e che nel corso della santa messa la Schola Cantorum eseguirà dei canti diretta dal Maestro Adolfo Tronco, di cui è nota anche una certa competenza bandistica orchestrale e da qui l’idea che probabilmente la sua opera sia stata anche investita nella Banda musicale.
Il nipote Mario, circa la banda, ricorda che essa era composta dagli orfanelli e diretta dal Maestro Pustorino che quotidianamente andava in sede ad insegnare l’uso degli strumenti ai piccoli ospiti. Poco dopo la morte del Maestro l’esperienza tramontò. Intanto però le competenze maturare erano rilevanti tanto è vero che tra gli allievi vi era un certo Raffaele Bottigliere, figlio di un vetturino, che fu ingaggiato come primo bombardino da una banda della zona pugliese che passo per Caserta per i soluti tour delle Bande da Giro. Lo stesso nipote Mario ritiene che gli strumenti dovrebbero essere ancora conservati in qualche locale dell’ex orfanotrofio.
Una testimonianza fotografica della banda ci viene offerta dalla signora Giovanna Bottiglieri Barone che, tra l’altro, racconta «per noi è stato una persona di famiglia. Mi ricordo mi diceva sempre ti raccomando massimo rispetto per tua madre è una grande donna. Mio padre mi diceva per me è un secondo padre; ho dei ricordi bellissimi. Non basterebbe un enciclopedia per tutti i racconti bellissimi e emozionanti che mi raccontava mi padre. Grazie don Mario Vallerelli»[38].
Circa i sentimenti verso i bambini, giunge in linea la testimonianza del prof. Michele Falcone[39].
Considerato il fine della formazione spirituale ed educazione ma anche quello professionalizzante va detto che i laboratori di “Arte e Mestieri” all’interno dell’Orfanotrofio furono quelli di: musica, canto, pittura, disegno, scuola tipografia e di legatoria, meccanico, falegnameria, sartoria e calzoleria.
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Don Salvatore d’Angelo e don Mario Vallarelli
Quest’anno ricorre il centesimo anniversario della nascita[40] e il ventesimo anniversario della morte[41] di don Salvatore d’Angelo[42], a cui da un decennio ho avviato uno studio della memoria e promozione dell’opera[43] così come con don Mario Vallarelli.
Per questi motivi ho ritenuto opportuno parlare del rapporto tra i due e di qualche aneddoto che li coinvolge.
Come è noto il dopoguerra casertano ha visto nascere a Maddaloni con don Salvatore d’Angelo la “Casa del Fanciullo” poi “Villaggio dei Ragazzi” e a Caserta con don Mario Vallarelli l’Orfanatrofio Maschile “Sant’Antonio”. Due realtà quasi parallele in due contesti di un territorio martoriato, due istituzioni che contribuiranno nei decenni a seguire a garantire un futuro a diverse generazioni di bambini. I due sacerdoti erano molto sostenuti in quegli anni dal loro vescovo mons. Bartolomeo Mangino, alla guida della Diocesi dal 1946 al 1965. I due sacerdoti e le loro opere nascono in una Italia che raccoglieva i cocci e si leccava le ferite. Entrambi volevano offrire ai figli della propria terra la possibilità di vivere, di studiare o imparare un mestiere. In modo diverso ma con lo stesso spirito si preoccupavano di raggiungere lo scopo. Il Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni con don Salvatore d’Angelo riusciva a veicolare, anche con le sue qualità politiche e relazionali ad alti livelli, somme dal pubblico e privato e da Roma, mentre don Mario Vallarelli è riuscito nella sua opera grazie alla sua identificazione con la casertanità. E, la Caserta doc fino agli anni ’90 sosteneva, anche economicamente, la casertanità perché il suo impegno era riconosciuto e riconducibile all’identità di Caserta.
Negli anni del dopo guerra entrambi visto il tipo di utenza furono sostenuti dall’organizzazione dell’O.N.O.G. (Opera Nazionale Orfani di Guerra), che era presieduta dall’avv. Renato Iaselli, quando nel 1948 nacque, ed ebbe con braccio rappresentativo e operativo anche lo stesso don Mario, presso la cui sede aveva sede l’Opera.
Tra don Mario Vallarelli e don Salvatore d’Angelo non c’era ambito o personalità della politica nazionale che non conoscesse Caserta ed i due operatori diocesani che, per strade diverse, perseguivano uguali obiettivi, cercavano, spesso riuscendoci, un futuro ed uno sbocco lavorativo per i ragazzi e le opere di carità avviate.
Circa il rapporto tra i due, ricorda Mario Vallerelli (omonimo e nipote del sacerdote), questo era ottimo. Spesso don Salvatore faceva visita anche all’Orfanotrofio a Caserta, le posizioni durante le assemblee di clero erano sempre collaborative e unite.
Le due realtà, quella maddalonese di don Salvatore e quella casertana di don Mario furono protagoniste nel Convegno a Caserta degli orfani di guerra che si tenne il 27 gennaio 1952, promosso dalla Provincia di Caserta alla presenza dell’onorevole Giulio Andreotti, che dopo la messa nella Cattedrale di Caserta e il Convegno con l’incontro degli Orfani (Cine- Teatro San Marco di Caserta) visiterà sia l’Orfanotrofio di Caserta che il Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni. Il tutto con una serie di autorità tra cui Giovanni Leone, poi capo dello Stato. Fautore di tale evento fu l’avv. on. Renato Iaselli Presidente dell’Opera Nazionale Orfani di Guerra di Caserta, di cui è noto il rapporto con don Mario Vallarelli.
Don Mario Vallarelli con il suo Orfanotrofio e don Salvatore d’Angelo con il Villaggio dei Ragazzi sono stati punti di riferimento per diverse generazioni pur operando in contesti e con metodologie differenti. Infatti, come ha ricordato l’on. Elio Rosati in occasione del 40° anniversario della Fondazione maddalonese, soleva dire mons. Mangino che mentre don Mario correva a piedi don Salvatore aveva già preso l’aereo. Comunque don Salvatore è stato spesso all’orfanotrofio da don Mario. Politicamente sono stati punti di riferimento nazionale per quanti militavano nella DC.
Entrambe le opere beneficiavano del’aiuto dell’Amministrazione Provinciale anche se questo per crisi di bilancio con gli anni ’90 iniziò a mancare e come ricorda l’avv. Maurizio Gallicola, il 20 agosto del 2011, « nel 1994, allorquando da assessore provinciale di Caserta, con tutta la squadra della DC, a fronte di deficit di bilancio al fine di evitare che i problemi di bilancio comportassero ben altre conseguenze, fummo costretti a tagliare delle voci di assistenza alle opere e attività del territorio. Ricordo che fino all’anno prima all’Orfanotrofio di Sant’Antonio e attività di don Mario erano assegnati all’incirca 400 milioni di lire mentre ad esempio alla Fondazione Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni di don Salvatore d’Angelo un miliardo di lire. Ebbene, come DC, considerata l’importanza di queste opere e la difficile responsabilità e scelta di cui ci faceva carico, informammo gli interessati. Don Mario con il sorriso capì la situazione, don Salvatore scatenò l’impossibile … Sta di fatto anche ancora per quell’anno concedemmo ad entrambi, credo, la metà della cifra in bilancio e dall’anno successivo nulla più»[44].
Don Mario Vallarelli come tanti altri confratelli sacerdoti della Chiesa di Caserta il 30 maggio 2000 andarono a salutare don Salvatore, entrato con l’auto nel Villaggio fu accolto dal nipote di don Salvatore, e tra le lacrime, alludendo all’inizio delle loro opere affermò «Erano anni del dopoguerra, anni di macerie, ma mai, come quelle che vi sono oggi, anche nelle istituzioni,e che nessuno intravede. Don Salvatore è stato ambasciatore dell’Italia e un alto prelato, pur rinunciando alle insegne prelatizie. Mi rammarica di non aver partecipato alla festa per i suoi ottant’anni. Non stavo bene. Ma gli telefonai. Due caratteri uguali? No, io sono stato sempre un francescano. Lui, invece, è stato più politico, riuscendo a fare cose ben più colossali di quelle che ho saputo fare io».
Tra i collaboratori c’è qualcuno che riprende qualche critica che il “prete” di Maddaloni faceva al “prete” di Caserta, il fatto di non aver alienato da se e famiglia nel corso della vita e dunque a seguire ogni sorta di bene e titolarità, anche se per una motivazione o l’altra entrambe le eredità non sembrano ad oggi di vivere di “luce propria” in quanto a messa a frutto dei lustri dei decenni passati.
Al di là che con don Mario don Salvatore ha sempre cercato di avere buoni rapporti con i confratelli e con la vita della Diocesi, seguendo da vicino attività come il processo per la canonizzazione di Giacomo Gaglione così come la partecipazione “spirituale” e non solo della figura di don Giuseppe Diana del quale se all’inizio vi erano dei dubbi su taluni situazioni poi si convinse, approfondendo, della santità del sacerdote. E diversi sacerdoti, anche quelli che poi hanno cercato di denigrarlo, hanno avuto il suo aiuto nella risoluzione di problemi anche seri e di natura civile e penale. Situazioni che lui non ha volutamente mai rendere noto per evitare di influenzare la loro reputazione, perché sacerdoti di Cristo.
In chiusura di questo paragrafo mi fa piacere ricordare come nel 1989, alla presenza dell’arcivescovo vescovo mons. Francesco Cuccarese entrambi, sia don Mario che don Salvatore furono premiati con il riconoscimento “Caserta Amicizia ‘89” per il loro impegno sociale.
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Orfanotrofio nella conversazione con l’avv. Gianpaolo Iaselli
Prima di introdurre il contributo dell’avvocato Iaselli voglio invitare il lettore alla consultazione della monografia del prof. Giuseppe De Nitto “Renato Iaselli Testimone del suo tempo”, Caserta 2019, edita per i tipi Depigraf nell’aprile 2019, per la cui consultazione si ringrazia il medesimo avv. Giampaolo Iaselli. In essa brillantemente il rappresentante della Storia Patria di Terra di Lavoro, De Nitto, tratteggia la vita dell’avvocato Renato nel globale e dedica capitoli a momenti particolari della sua vita o agli incarichi ricoperti. Tra questi spicca, tra le pagine 49 e 59, quello dedicato a L’Opera Nazionale Orfani di Guerra e dunque un richiamo diretto a don Mario Vallarelli in seno alla stessa organizzazione, tracciando un’attenzione nei confronti dei suoi ragazzi così da seguirli nell’istruzione fino alla discussione della stessa tesi di laurea. O ancora il loro coinvolgimento in formazione professionale attraverso e non solo la Fattoria didattica “La Madonnina” di Caserta. E non di minor conto era anche la cura estiva per questi ragazzi o alla colonia in Agerola sui monti sovrastanti la costiera amalfitana o a mare presso la colonia estiva “Stella Maris” di Mondragone. In queste e in altre iniziative e opportunità i ragazzi di don Mario grazie all’avvocato Iaselli trovavano una certa ordinarietà.
Circa lo sviluppo iniziale dell’orfanotrofio giunge un interessante contributo dell’avv. Gianpaolo Iaselli il quale oltre a ricordare il forte legame del sacerdote con la famiglia già dal 1945 ne sottolinea l’amicizia e la collaborazione con il padre, il deputato provinciale avv. Renato Iaselli.
Dalla piacevole conversazione avuta con l’avv. Gianpaolo, lo scorso 20 giugno, per la quale si esprime vivo ringraziamento, ho appreso come l’opera dell’Orfanotrofio abbia avuto un momento di sviluppo forte dal 1948 con l’accoglienza degli orfani di guerra. Un incremento che per un quindicennio, fino al 1963 grosso modo[45], ha visto una notevole presenza di orfani di guerra. Ciò favorito anche dal deputato provinciale Renato Iaselli che dell’O.N.O.G. (Opera Nazionale Orfani di Guerra) fu Vice Presidente Nazionale e Presidente Provinciale per Caserta e in Caserta, ovvero nel Comitato provinciale O.N.O.G. dal 1948 ne fu componente lo stesso don Mario Vallarelli.
Certamente in quegli anni con la retta dell’O.N.O.G. per i propri assistiti più quella dell’Amministrazione Provinciale di Caserta l’opera sociale di don Mario aveva di che sostenersi e quindi potè al di la della formazione di base (gli orfani frequentavano la scuola elementare “De Amicis” e la scuola media “Giannone” sempre nel corso Giannone ove era la chiesa[46] di Sant’Antonio e con essa l’orfanotrofio) garantire la realizzazione di laboratori, come quello della tipografia, che fu non solo l’occasione per sostenere iniziative editoriali locali (a fronte delle cui produzioni don Mario non chiedeva ma gli interessati elargivano un loro obolo) o comunque di promozione locale o della casertanità (e con essa anche i suoi eventi come la Piedigrotta), di cui “don Mario fu alfiere”, ma anche per insegnare una professione ai suoi ragazzi che gli è poi servita per la vita.
Ricorda l’avv. Gianpaolo Iaselli che con l’opera e la dedizione di don Mario tanti giovani si sono avviati a classi di studio superiori conseguendo eccellenti risultati e con il tempo assumendo la guida di ruoli di prestigio.
Con il tempo indubbiamente la presenza dei 130/140 bambini degli anni ’50 ha lasciato il passo ai poco più di venti degli anni ’90.
Don Mario, da subito, ricorda ancora l’avvocato Iaselli, si è fatto promotore della casertanità, pur venendo da fuori; è stato convinto assertore e gioioso animatore di ogni evento o attività che serviva a valorizzare la città. Certamente ha vissuto gli anni dell’entusiasmo del dopoguerra, entusiasmo contagioso anche per la classe politica che sembra sfumato nell’ultimo trentennio almeno, entusiasmo capace di creare della macerie. Il tutto con uno strumento, quello del sorriso che ha accattivato fino all’ultimo, che sprigionava simpatia naturale e notevole umanità. Sorriso capace di stemperare le situazioni più delicate e perciò capace di mettere su e portare avanti la sua opera con il sostegno di quanti sostenevano come lui la casertanità[47] e la sua opera con offerte senza che lui avanzasse richieste[48]. E per la città, dai primi anni, e fino agli inizi degli anni ’60, comunque non oltre, diede vita anche a una piccola banda strumentale con i suoi ragazzi, con tanto di divisa come raccontano delle foto d’epoca[49].
Don Mario, ricorda ancora l’avvocato Iaselli, fu figlio devoto dei vescovi casertani alternatisi nel tempo, in particolare di mons. Bartolomeo Mangino e di mons. Vito Roberti, ma anche di mons. Raffaele Nogaro.
Altra considerazione offerta dalla conversazione con l’avv. Gianpaolo Iaselli, è il particolare legame che don Mario aveva con lo sport e dove coinvolgeva a pieno la sua comunità di orfanelli che entravano, in fila per due, anche allo stadio di Caserta per assistere alle partite della Casertana, gratuitamente non solo sotto la presidenza della società sportiva da parte del padre avv. Renato Iaselli ma anche dopo. Frequentazione e passione identica la riservava anche alla Juvecaserta di cui fu grande sostenitore e padre spirituale.
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Lo Sport e Caserta per don Mario
Don Mario è stato anche un sportivo, un fan più che partecipe delle sorti della squadra di pallacanestro locale nonché padre spirituale degli stessi sportivi. Infatti, ha affiancato Giovanni[50] prima e Gianfranco Maggiò poi, nelle gare della Juvecaserta e non poco entusiasmo lo ha animato alla vittoria dello scudetto nella stagione 1990-91[51], conquistandolo nella giornata del 21 maggio 1991[52], con il nome Phonola, il cui ricordo è ripreso da tante testimonianze compresa quella del prof. Marco Lugni[53]. Alla felicità della Juvecaserta/Phonola si aggiunse quella della Casertana che sempre con la stagione 1990-91 passo in serie B del Campionato di Calcio Italiano[54].
Cosa è don Mario per la Juvecaserta e cosa ha rappresentato la Juvecaserta per don Mario è espresso in modo impeccabile nelle testimonianze dei dott. Carlo Giannoni[55] e Gianfranco Maggiò[56] che si riportano, più avanti nel testo, nella loro complessità. I due ricordi, si ringraziano entrambi e in particolar modo Giannoni per aver consentito di avere anche il ricordo di Maggiò, riportano al di là dell’amore sportivo l’attenzione e la cura quotidiana e spirituale che don Mario aveva per la squadra e per i suoi atleti, che rappresentando Caserta e la casertanità rappresentavano anche lui e viceversa.
Don Mario ha saputo nel tempo adoperarsi, attraverso anche la costituzione e il sostegno alla Polisportiva del Centro Sociale “S. Antonio”, per la crescita spirituale oltre che sportiva delle future leve, per i futuri atleti casertani, come ricorda la testimonianza di Giovanni Di Vivo[57].
In questi anni richiami e una testimonianza su don Mario è venuta anche da Romano[58] Piccolo[59].
Una casa aperta a tutti
Don Mario ha avuto una casa sempre aperta; persona di grande umanità; paterna verso i suoi “figli” e non solo come gli studenti dell’adiacente scuola, come ricorda la prof.ssa nella sua testimonianza per la quale si ringrazia della collaborazione.
Umanità che ha rappresentato avere le porte di casa sempre aperte. Una casa aperta per gli orfani e i bisognosi, e da qui è evidente testimonianza di intere generazioni di casertani[60] che testimoniano il bene ricevuto. Una casa aperta per i politici, per chi aveva incarichi di responsabilità, e non solo in occasione del suo onomastico allorquando la sua casa diventava un “red carpet” dove ogni personaggio e personalità “diventava di casa”, ma nel quotidiano per operare alla crescita della città di Caserta, lavorando per la costruzione non la distruzione della casertanità, come richiamato nella testimonianza dell’avv. Maurizio Gallicola[61], che già nel 2011 si fece promotore della dedicazione di una strada a don Mario Vallarelli.
Una casa aperta per i sodalizi[62], come per gli eventi[63] così come ancora per le organizzazione socio politiche, come ricorda l’on. Nicolò Antonio Cuscunà nella testimonianza sul social e di seguito richiamata.
Una disponibilità che prese ancora più corpo con la nascita del Centro Sociale “S. Antonio” che fu inaugurato in occasione del 50° anniversario del sacerdozio il 29 settembre 1990 e da quel momento è ancor più diventato meta di manifestazioni ed eventi anche di ampio respiro. La sede fu inaugurata dal Vescovo di Caserta mons. Francesco Cuccarese (accompagnato da diversi sacedote dive spiccano mons. Domenico Vozza e un giovane don Valentino Picazio) e vi fu il taglio del nastro alla presenza dell’on. Giuseppe Santonastaso e del sindaco Giuseppe Gasparin.
Naturalmente ogni struttura a disposizione di don Mario diventa sede e occasione per la promozione della città. Del resto lo stesso Michele De Simone, ricorda in “Settembre al Borgo 40 anni di storia di un festival” edito nel 2010 per Alfredo Guida Editore, dove parlando della dodicesima edizione del Settembre al Borgo, quella del 1982, allude alla disponibilità del sacerdote nel mettere a disposizione l’antica “tenuta borbonica della Vaccheria, dove d’estate ospitava i ragazzi dell’orfanotrofio e dove aveva realizzato, in una specie di fattoria vecchio stile, un allevamento specializzato,quello del tipico maialino nero della razza casertana”[64].
La Tipografia
La tipografia nel tempo ha rappresentato un momento di contatto e sviluppo del territorio e sovente è possibile, nelle ricerche di opere bibliografiche, imbattersi in pubblicazioni come quella de “La Reggia di Caserta” di Giovanni Mongiello, con Editore: Caserta, e stampa presso “Tip. Orfanotrofio Maschile “S. ANTONIO”; facciamo riferimento a un opera del 1954. O ancora, di due anni più vecchia “La Piccola guida della Reggia di Caserta” del medesimo autore dell’edizioni “Tipografia Orfanotrofio Maschile S. Antonio”, in Caserta del 1952[65].
Alte opere sono state stampate presso la “Tipografia dell’Orfanotrofio S. Antonio” come ricorda il Catalogo on-line del Servizio Bibliotecario Nazionale, tra queste il “Catalogo dei vescovi casertani : con cenni biografici” della Diocesi di Caserta del 1953, e lo “Stato della Diocesi di Caserta: al 1. gennaio 1958” del 1958 facente parte del Bollettino Ecclesiastico della Diocesi di Caserta.
Precedentemente troviamo anche la citazione della medesima sotto altra denominazione“Scuola tipografica degli orfanelli, 1948” e qui la pubblicazione “Il miracolo quotidiano di S. Antonio : l’orfanotrofio maschile S. Antonio di Caserta” di Fr. Albano Boultwood che è stato già incontrato nelle fasi costitutive dell’Orfanotrofio.
Stesso discorso per la pubblicazione “Le vie della Provvidenza: come nacque l’Orfanotrofio maschile S. Antonio di Caserta” scritto da Tommaso Leonetti e stampato presso la “Scuola tipografica degli orfanelli” nel 1948. Questo testo, di cui una copia è conservata presso Biblioteca Seminariale Paolo VI di Aversa dovrebbe poter contribuire alla ricostruzione delle fasi di avvio dell’Orfanotrofio. Questi dovrebbero essere i primi due testi in assoluto della tipografia che a quanto pare nasce proprio nel 1948. Di interesse è anche il testo intitolato “Quinto anniversario della fondazione dell’Orfanotrofio S. Antonio – Caserta” ovvero scritti e discorsi di Bartolomeo Mangino” che viene edito presso l’“Orfanotrofio maschile S. Antonio” nel 1951.
Diversamente dal precedente questo è conservato presso la Biblioteca comunale Alfonso Ruggiero di Caserta, la Biblioteca Fortunato Messa della Società di Storia Patria di Terra di lavoro di Caserta, la Biblioteca del Seminario Vescovile di Caserta, la Biblioteca comunale Giuseppe Tescione di Caserta e la Biblioteca nazionale centrale di Firenze.
In questo periodo vediamo però diverse versioni di citazioni della tipografia, infatti, con la pubblicazione “L’ orfano : religione, patria, lavoro” a cura dell’ Orfanotrofio maschile S. Antonio di Caserta; numero unico diretto da Saro Ioele del 1950 la tipografia è citata come “Scuola Tip. dell’orfanotrofio Maschile S. Antonio”. Andando avanti con gli anni troviamo anche la stampa opere come quella di mons. Vitaliano Rossetti dal titolo “Storia religiosa di Caserta durante il regime borbonico” del 1960.
Dal “Saggio di una bibliografia di Terra di Lavoro” di Gaetano Andrisani (a cura di Francesco Andrisani) per la collana “Saggi Storici Casertani” edito in Caserta nel 2002, apprendiamo una sorta di catalogazione delle opere edite dalla stessa tipografia[66] di cui nell’indice troviamo la catalogazione: «Orfanotrofio Maschile “S. Antonio” . Caserta : XXIII 125, 361, 378, 388, 416, 417, 570, 597, 598, 607, 675, 742; XXXVIII 11, 12; LXIV 3,4». Non si riporta il dettaglio per questione di tempo nella trascrizione.
La Tipografia di don Mario, per un periodo, stamperà anche il bollettino diocesano diretto da mons., Vitaliano Rossetti[67].
Quella della tipografia era una delle opere annesse all’Orfanatrofio. Dalla stessa è uscito un ampio materiale e la sa validità fu anche riconosciuta dalle istituzioni. Infatti, per intervento dello stesso don Mario, il 28 ottobre del 2002 alla tipografia fu destinato un contributo per l’ammodernamento da parte della Camera di Commercio di Caserta con delibera di giunta. Opuscoletti di preghiere dell’Orfanotrofio, immaginette dell’effige di Sant’Antonio della sua chiesa in Caserta[68] e ancora locandine a tanto altro è ancora in giro e sicuramente per chi lo ha costituisce un ricordo indelebile.
Incarichi e ruoli
Certamente è ancora da perfezionale la ricerca ma dalla documentazione che è stato possibile consultare fino ora è possibile poter riferire di alcuni incarichi ricoperti dal sacerdote.
Sappiamo che dal 1948 ha fatto parte del comitato provinciale dell’Opera Nazionale Orfani di Guerra e sicuramente avrà preso parte ai preparativi del Convegno casertano del 27 gennaio 1952[69] dedicato agli orfani con la presenza dell’on. Giulio Andreotti.
La sua figura carismatica e dalle particolari doti umane per appianare le possibili controversie gli consentì di maturare la copertura mi molteplici incarichi fiduciari nella Chiesa di Caserta come quello di Segretario dell’Opera Diocesana Assistenza, delegato vescovile alla Buona Stampa, Rettore Prima ed Economo poi del Seminario Vescovile (la gestione economica fu a cavallo dei Vescovi Mangino e Roberti). In particolare dall’“Annuario della Chiesa di Caserta 1985” troviamo don Mario, oltre che indicato come licenziato in Sacra Teologia, presente nel Collegio dei Consultori (29 settembre 1984-1989), membro eletto del Consiglio Presbiterale in data 1 marzo 1984, componente del Capitolo Cattedrale quale Canonico Statutario, consulente ecclesiastico provinciale A.C.A.I.. Nel medesimo annuario è indicato come parroco della chiesa di di Sant’Antonio di Padova di Caserta dove è stato rettore dal 1945 al 1963/1972 (esistono versioni contrastanti da appurare le la data di decorrenza della istituzione della parrocchia che ha poi guidato fino alla fine), dove è collaborato da don Giuseppe Sagliocco P.I.M.E..
Intanto sappiamo che è stato membro operativo del Comitato Ecclesiastico per la celebrazione dell’Anno Santo 1950 e per lungo tempo Cappellano della Scuola Allievi Guardie di Pubblica Sicurezza di Caserta.
Mons. Mario Vallarelli, si consideri, in occasione della visita del Santo Padre San Giovanni Paolo II a Caserta del 23 maggio 1992 fu in prima fila con il vescovo di Caserta, mons. Raffaele Nogaro, ad accompagnare il pontefice sul palco per il saluto alle autorità e alla città. E comunque la sua presenza fu notata nel corso dell’intera visita.
Premi e riconoscimenti
Don Mario Vallarelli sarà nominato Prelati d’Onore di Sua Santità il 14 novembre 1985[70]. Già l’8 luglio 1960[71] e poi l’11 gennaio 1966[72] era stato nominato tra i Camerieri segreti soprannumerari di Sua Santità[73].
Si aggiunga che a don Mario fu attribuito anche il Premio al merito civico del Lions Caserta Host. Il prestigioso riconoscimento, venne istituito nel 1978 ad iniziativa del compianto past president Salvatore Ricciardi ed è stato intitolato al suo nome dal 2006 su proposta del past president Francesco Santillo. Per la prima edizione del 1979 venne attribuito a Mons. Mario Vallarelli, fondatore e direttore dell’Orfanatrofio maschile sant’Antonio di Caserta.
Dal 20 febbraio del 1982 è socio d’Onore della Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra provinciale di Caserta.
Lo stesso anno per l’impegno profuso e per le opere realizzate il 12 settembre 1982 don Mario riceve anche il Rotary Club di Caserta -Terra di Lavoro gli conferisce il Premio destinato annualmente a compensare il valore dei cittadini[74].
Nel 1989 riceve dalle mani del Vescovo di Caserta mons. Francesco Cuccarese il premio “Caserta Amicizia ‘89” per il suo impegno sociale.
Don Mario è Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal 2 giugno 1999 su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, precedentemente gli è stata conferita l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica il 27 dicembre 1960 dal Presidente Giovanni Gronchi. Mentre nel marzo 1990 aveva ricevuto la Commenda di Grazia con Placca del S. M. O. Costantiniano di San Giorgio.
Don Mario è Cavaliere dell’ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme dove fu ammesso il 10 ottobre 1991 e dello stesso ordine è Commendatore con nomina del 18 giugno 1997 vistata dal Segretario di Stato il 20 settembre 1997.
Sicuramente il premio più importante per don Mario è stato il fatto che tutta Caserta era per lui, lo sosteneva nella sua opera e con essa e con lui identificava la casertanità.
Un riconoscimento a don Mario è venuta qualche anno fa dalla nascita presso l’I.C.S. “Pietro Giannone”[75] di Caserta del “Premio bontà” intitolato a “don Mario Vallarelli” su idea dell’avv. Maurizio Gallicola come richiamato nella sua testimonianza che è parte di questo articolo.
… don Mario …
Nel 2006 con don Mario finiva così l’esperienza terrena di un sacerdote amato, ovvero di quel 88enne sacerdote-buono, creatore, in sessanta anni di attività, di tante attività accanto alla chiesa di Sant’Antonio, in quella stessa in cui dal 30 maggio 2019 è conservata anche una reliquia dello stesso santo[76], come l’orfanotrofio, il Centro Sociale, la Polisportiva con l’Oratorio e anche un vivaio per il basket del capoluogo di Terra di Lavoro.
Nel tempo tanti sono stati i collaboratori di don Mario, per lo più persone che gratis et amor dei, dopo le loro attività professionali, mettevano a disposizione le proprie competenze e abilità.
Un riferimento va fatto ad esempio agli istitutori per lo più studenti università di Napoli che per un vitto e alloggio si occupavano dei più piccoli e tra questi vi è l’arch. Luigi Mongiello (al tempo studente della facoltà di Architettura di Napoli), oggi docente del Politecnico di Bari e al tempo a Caserta perché il padre Giovanni era Soprintendente presso la Reggia di Caserta e con la tipografia dell’Orfanotrofio ebbe a pubblicare, come visto sopra, guide della Reggia.
Ancora nell’amministrazione si ricordano Franco Carnevale (dipendente della Pubblica Amministrazione presso la Reggia) o il ragioniere Procida che era impiegato presso il Consorzio Agrario, e ancora Italo Perna impiegato presso l’Intendenza di Finanza. Negli ultimi decenni si è consolidata la collaborazione di alcuni nipoti (Mario, Gennaro e Raffaele “Lello”) soprattutto nel periodo estivo per la gestione della Colonia al Casino Reale a Vaccheria dove dal 1964 in poi don Mario portò i suoi ragazzi fintantoché è stato funzionante l’Orfanotrofio ovvero in pieno anni ’90 o comunque fino alla nascita delle case famiglia, anche se gli ultimi tempi si notavano per lo più ospiti di colore nell’ottica dell’assistenza alle fasce più bisognose del tempo. Nello stesso oratorio dove le cucine erano affidate alle donne della famiglia Pannone, di via Tanucci, che gratuitamente offrivano la loro opera.
Certamente in presenza di tanta bontà e operosità non sono mancate le disaccordi, le bassezze e le delusioni che la vita anche a don Mario ha riservato ma questi non si è lasciato sopraffare ed è stato sempre attivo e proteso a lavorare per il bene comune.
Alla sua nascita al Cielo sono giunti messaggi di cordoglio d’ogni dove, anche dalla rappresentanza dei neoborbonici[77].
Don Mario ha sempre sviluppati rapporti fraterni non solo tra coloro i quali collaboravano alla sua opera e tra questi si ricorda Francesco Alois. Francesco Alois, nato a Briano di Caserta il 14 gennaio 1926 e morto a Caserta il 22 giugno 2015, fu socio di terza generazione delle Industrie Seriche Alois di Briano. Fu amico fraterno di don Mario Vallarelli per il quale nutriva immensa stima e affetto. Spesso capitava che i due pranzassero allo stresso tavola anche in casa Alois, come ricorda una testimonianza fotografica del febbraio 1993 con tanto di dedica a don Mario, fornitaci dall’arch. Teresa Alois[78] che si ringrazia per il ricordo del padre che, come si apprendere, oltre a mantenere una corrispondenza con il sacerdote, diede il suo modesto aiuto all’istruzione dei piccoli ospiti dell’orfanotrofio con l’insegnamento della lingua inglese.
Testimonianza di don Valentino Picazio
«Per i casertani don Mario è stata una figura di grande spessore impegnato nel sociale ha condiviso la storia della nostra città[79] – ha dichiarato don Valentino – contribuendo alla rinascita nel dopoguerra con l’orfanotrofio Sant’Antonio e la parrocchia in via Giannone».
Ricordo personale
Sicuramente meno importante degli altri è il mio personale ricordo del sacerdote. Un ricordo nel quale spiccano le caratteristiche di un sacerdote buono contraddistinto per l’amore per i fanciulli, per le giovani generazioni a cui ha dedicato sessant’anni della sua vita e forse più e ancora simbolo della Juvecaserta che tanto orgoglio ha portato a Caserta Città.
Certamente centrale era la sua figura per la Città e Diocesi e infatti ricordo come la sua sede parrocchiale fu coinvolta nella processione di indizione del XII Sinodo diocesano[80].
Ricordo che negli anni di seminario più volte mi capitò di essere alla sua mensa con don Valentino Picazio e talvolta anche con altri commensali[81] tra cui don Battista Marello.
Il ricordo del 23 giugno 2018
Sabato 23 giugno 2018 si tenne, in memoria del centenario della nascita di don Mario, una Santa Messa presso la chiesa parrocchiale di Sant’Antonio in Caserta al corso Giannone[82] che ebbe inizio alle ore 19.00. A presiedere la liturgia eucaristica ci fu il parroco don Claudio Nutrito e concelebrante fu mons. Antonio Pasquariello che all’inizio della celebrazione ha portato i saluti del Vescovo di Caserta mons. Giovanni D’Alise. L’omelia fu fatta da don Claudio, che da notizie recenti, pervenute per il tramite di Sirio Vallarelli, sembra volersi adoperare affinché possa essere portato il corpo di don Mario nella medesima chiesa.
In una chiesa gremita di parenti e amici di don Mario si sono distinte le figure del sindaco di Caserta Carlo Marino con la moglie, dell’assessore Franco De Michele e dell’assessore Emiliano Casale, del presidente della Società di Storia Patria avv. Alberto Zaza d’Aulisio, dell’on. Giovanni Piccirillo ed altri. Tutti i citati hanno avuto modo di dare la loro testimonianza con un breve ricordo agli intervenuti in esito alla Santa Messa.
In particolare si cita la testimonianza fornita da Tamì (Antonio) Ventre che ha raccontato agli amici presenti che la cancellata di via Giannone (lungo il parco reale) è stata fortemente voluta da don Mario Vallarelli. Infatti, grazie all’allora Ministro Scotti arrivarono i soldi che permisero di demolire il vecchio muro e realizzare l’attuale cancellata che restituisce il bosco della reggia alla città. Si ricorda che l’avvocato Antonio Ventre[83] è una delle figure legate alla memoria di don Mario. Questi fu allievo prediletto di Giovanni Leone ed è ritornato nella sua terra casertana per dedicarsi ai suoi studi preferiti, dopo l’elezione di quest’ ultimo presidente della Repubblica. La sua prima grande passione da politico e amministratore fu stata la costruzione, insieme ad altri politici casertani come Lello Menditto, Luigi Michitto di un grande Ospedale per la Città[84].
In occasione della cerimonia è stato distribuita ai partecipanti una breve scheda biografica di don Mario Vallarelli ed è stato esposto un quadro su tela (quasi ultimato ma non del tutto) realizzato da un ex orfanello ma non firmato. Lo stesso quadro è stato recentemente fatto restaurare dalla famiglia Vallarelli.
Per il centenario della nascita è interessante anche la testimonianza che don Antonio Iazzetta fa della memoria del sacerdote nel Periodico della Diocesi di Caserta “Il Poliedro” (Novembre 2018 Anno 3 – n. 10, pag. 14)[85].
Mi è gradito a seguire riportare una nuova testimonianza su don Mario Vallarelli e si coglie l’occasione per ringraziare della loro collaborazione tutti coloro i quali hanno offerto il proprio ricordo.
Così si conclude il quarto articolo, di una lunga serie, dedicato a don Mario Vallarelli, occasione in cui fare tutta una serie di integrazioni.
È mio desiderio personale, oltre che ringraziare tutti coloro i quali hanno reso possibile questo testo e quindi i contributi di ricordo, continuare a raccogliere testimonianze e suggerimenti per uno studio di approfondimento della figura di don Mario.
Per coloro che sono interessati a condividere il proprio ricordo, riportare la propria testimonianza su don Mario possono contattarmi alla mail studioanniversario@gmail.com, account di posta che uso per la raccolta di info sulle biografie che studio.
Non mi aspetto di essere stato esaustivo e di non cadere, involontariamente in qualche errore storico/testimoniale. La studio nasce dalle testimonianze dirette ed è supportata, dove è possibile anche da documentazione. Sarà dato modo a chi vorrà la possibilità di replicare, integrare, chiarire etc. elementi emersi nel corso della fase di presentazione della storia biografica.
Ringrazio il lettore che ha avuto la pazienza di dedicarmi un po’ del suo tempo nella lettura di questo studio ed allo stesso chiedo scusa se qualche imperfezione è sfuggita alla rilettura delle bozze. Rimando per approfondimenti alla pagina social dedicata al sacerdote intitolata “Don Mario Vallarelli”, @donMarioVallarelli, disponibile al link https://www.facebook.com/donMarioVallarelli/ .
[1] San Michele Arcangelo tra gli altri titoli protettivi ha quello della Polizia di Stato e don Mario Vallarelli per lungo tempo è stato il cappellano, l’assistente spirituale, della Scuola di Polizia di Stato di Caserta. Francesco Benenato nel Gruppo Facebook “Caserta Nostra” (link) offre anche dei contributi fotografici di un giovane don Mario celebrante tra i poliziotti.
[2] Presso questo stesso eremo don Mario Vallarelli guido con la celebrazione e la catechesi il triduo al Santo venerdì 14, sabato 15 e domenica 16 luglio 2000. In particolare l’ultima sera la Santa Messa fu animata dal coro dell’Associazione Musicale Culturale ONLUS “Aniello Barchetta” diretto dal Maestro Antonio Barchetta.
[3] Sempre il 23 giugno 2018 su L’Eco di Caserta è stato pubblicato l’articolo dal titolo “Cento anni di don Mario Vallarelli, il prete buono sempre in nero” (Link) a firma di Franco Tontoli, in cui si raccontano alcuni aspetti aneddotici legati alla nascita dell’orfanotrofio. Ecco il testo «CASERTA – Don Mario Vallarelli, il 23 giugno di quest’anno avrebbe compiuto 100 anni. Rispose a quell’appello cui non si può non rispondere, che aveva 88 anni, era il 6 maggio 2006, la sera stessa fu esposto nella chiesa di Sant’Antonio, la sua chiesa, spalle all’altare come si fa con i sacerdoti che devono sempre guardare, anche da morti, i fedeli cui si rivolgono. Una processione di casertani e don Mario là, il volto pacioso, le rughette intorno agli occhi, la càsula bianca sulla tonaca che aveva sempre indossato, mai in clergyman.
Emozionato, dopo una sosta davanti a quelle mani incrociate tornai dietro: mi chiedevo, sbaglio o gli hanno lasciato gli occhiali cerchiati? No, ovviamente, suggestione, la mia, che continuavo a vedere in quella salma il don Mario di sempre. Una, una sola volta ad averlo visto arrabbiato? Mai. Eppure di pensieri ne aveva, sì che ne aveva, da quando si dovevano far quadrare colazione-pranzo-cena per i ragazzi dell’Orfanotrofio, gli “orfanelli”, approvvigionare di materiali i laboratori che s’era inventato per dar lavoro a quei ragazzi, la tipografia soprattutto sorta come “Scuola Tipografica degli Orfanelli” nel 1948, tre anni dopo la fondazione dell’Orfanotrofio.
Che ebbe nascita il 21 giugno 1945, giorno di San Luigi in casa del Conte Tommaso Leonetti, cospiratori, col padrone di casa, don Mario e il sindaco Luigi Giaquinto che portò un vermuttino visto che era la sua festa onomastica. S’era fissato, don Mario, voleva a ogni costo realizzare l’Orfanotrofio, ostacoli da superare non pochi: come dargli in affido l’ex Convento dei Redentorini, parte del quale era già Ginnasio “Pietro Giannone”?
Trascriviamo da un libello firmato e stampato nel 1948 dall’onorevole Tommaso Leonetti, “Le vie della Provvidenza- Come nacque l’Orfanotrofio Maschile Sant’Antonio di Caserta”: “Dopo oltre un’ora di battibecco, alle giuste titubanze dell’oculato amministratore, don Mario risponde: o mi ritenete un pazzo e come Sindaco avete il dovere di farmi rinchiudere in manicomio o mi ritenete un savio e come Sindaco avete il dovere di cedermi i locali”.
La risposta dopo qualche giorno ed è ancora evidente nei locali oggi abbandonati e che erano stati l’Orfanotrofio, i bambini con la divisa a giubbetto e basco scuro, presenti a tutte le processioni e a tutte le partite della Casertana, una macchia scura, allegra e vociante in uno spicchio di curva dello stadio. Ero partito dal don Mario mai visto arrabbiato. Quand’anche e sicuramente lo fosse stato, impossibile trascriverlo da quegli occhi sempre sorridenti.
Mai arrabbiato, ma amareggiato sì: quando perdeva la Casertana calcio e anche la Juvecaserta basket, quando al gonfalone rossoblù veniva un oltraggio, un’offesa, un torto che si riversava su tutti i casertani. Addolorato tante volte, pur nella compunzione della preghiera, come all’ultimo saluto – un nome per tutti quanti cui volle bene riconoscente – a Giovanni Maggiò. Tanti casertani ha salutato per l’ultima volta don Mario dal suo altare, per tutti una parola, un ricordo non rituale: erano, le sue, “paginette” trigesimali personalizzate perché conosceva tutti e di ciascuno sapeva. Una tonaca, la sua, presente dappertutto e mai invadente, se ne notava l’assenza quando non c’era.
“Una tonaca che affratella”, titolavamo così un articolo celebrativo dei suoi settant’anni, era il 1988 e conservo un suo biglietto perché gli era piaciuto il concetto di affratellamento, lui che le zizzanie le sradicava e non le infilava tra i rapporti della gente. Ricordi a cascata, da quando studente prima alle medie e poi al ginnasio-liceo Giannone, lo incrociavo nell’attigua chiesa di Sant’Antonio nel mese di giugno, scrutini in corso, il Frate col Bambinello lo “scimunivo”, succedeva anche in coincidenza di prevedibili interrogazioni in matematica e versioni di greco.
Una volta mi incrociò, don Mario, notò la mia aria corrucciata, il suo sorriso, “cammina, va’, sei stato già promosso”. Così fu. Un ultimo ricordo, un pomeriggio, nel suo studio. Che era una stanza con la scrivania, pile di carte di tutti i tipi, colonne di giornali accatastati, don Mario lo si intravvedeva come attraverso la grata cartacea del confessionale. Don Mario, la verità, ma avete avuto paura almeno una volta? Il sorriso.
“Uno sola volta? Tante. Ma più di tutte quando vidi veramente la morte con gli occhi”. E mi allungò un libello, edizione marzo 1982, di Aniello Gentile, professore universitario, nativo di Puccianiello, presidente della Società di Storia Patria, suo grandissimo amico.
Titolo della pubblicazione. “… Un mattino di quel drammatico settembre di tanti e tanti anni fa a Caserta”. Don Mario: “Leggitelo a casa, per me fu una vermenata …”. Aniello Gentile ricordava l’episodio, una pattuglia tedesca lungo corso Giannone, sorprende don Mario, giovane prete, con un sacco che conteneva armi.
Siamo all’indomani dell’armistizio, tedeschi in risalita per la penisola a seminare tragedie e quel prete con le armi. Don Mario le aveva prese a casa di due donne con i mariti in fuga, le aveva convinte a consegnarle ai tedeschi che avevano il Comando al Corso Trieste, Villa Palmieri, arretrata rispetto alla strada, oggi c’è il Cinema San Marco. Alla vista dei militari le donne scappano e a don Mario resta il sacco, il dito indice di un tedesco, l’ululare di ordini.
Lo portano al Comando e don Mario già vedeva il plotone di esecuzione. Invece c’era ad aspettarlo la Provvidenza con le sembianze di Aniello Gentile che parlicchiava tedesco, che era risultato simpatico agli ufficiali perché poco prima alla Caserma Andolfato, all’angolo di viale Beneduce con via san Carlo, s’era reso utile a far da interprete.
E lo fece anche facendo da “avvocato” per don Mario che fu creduto a mandato via libero. Qualche giorno dopo lo incontrai, don Mario: “Hai letto? Io quando ci penso ancora ho paura. Ma la Provvidenza e quel Santo di Padova sono una coppia…”.».
In effetti, qualche giorno prima, martedì 19 giugno 2018, su Il Mattino di Caserta, a pagina 29, lo stesso Franco Tontoli, per la rubrica “Il Personaggio” editava l’articolo “Messa per don Vallarelli a un secolo dalla nascita”, segue il testo: «Sabato ricorrono i cento anni della nascita di don Mario Vallarelli, indimenticata figura di sacerdote, fondatore dell’Orfanotrofio in cui aveva assistito i minori disagiati fino a qualche anno antecedente la scomparsa avvenuta il 6 maggio 2006. Aveva 88 anni don Mario e manteneva sempre vivaci i suoi occhi sorridenti in una raggiera di rughette che non erano segno di avvizzimento ma del suo continuo ammiccare, incoraggiare alla fiducia nella Provvidenza, nello sponsor che lo aveva sostenuto in tutto ciò che di buono aveva fatto anche nel campo sociale. La ricorrenza centenaria della nascita del sacerdote sarà celebrata con una messa nella chiesa di Sant’Antonio, un’occasione per sollecitata alla civica amministrazione l’opportunità di ricordare don Mario con una tabella toponomastica che lo ricordi alla citta che tanto amava. “Lo spero da anni- dice l’avvocato Maurizio Gallicola – . Non va dimenticato il fondatore dell’Orfanotrofio Sant’Antonio che nel dopoguerra fu sostentamento per tanti bambini, supporto di famiglie e, in seguito, scuola di avviamento al lavoro. Credo che la sua opera e la sua paciosa figura vadano ricordate anche con una tabella stradale”. Già alcuni mesi fa, Il Mattino proponeva per l’intitolazione l’emiciclo di fronte alla chiesa di corso Giannone, là dove insiste il secondo cancello, sempre chiuso, del parco reale, un’occasione per ridare dignità a uno slargo oltraggiato da iscrizioni a spray e affissioni varie. È la zona, questa, del vissuto di don Mario, del suo andirivieni da quel cancello attraverso le cui grate, nei miseri anni dell’immediato dopoguerra, l’abbate Alban Boultwood, cappellano della Base Usa di stanza alla reggia, faceva passare viveri provenienti dalla mensa ufficiali, diretti a famiglie stremate dagli stenti. Dislocare da questo contesto l’eventuale toponimo, significherebbe sradicare la memoria di don Mario Vallarelli che per la città è sempre molto cara. Per farlo arrabbiare, a don Mario bisognava dare de ciociaro perché era nato a Pontecorvo, Frosinone. “Ma nel 1918 – si ribellava don Mario – quel paese era nella grande provincia di Terra di Lavoro, quella che da Gaeta andava fino al Cilento; quindi io sono più casertano dei sopravvenuti”. Con Gioacchino, Domenico e Giovanni, don Mario era il quarto figlio di Felice e Caterina Cognetta di origini pugliesi, il papà impiegato daziario, casalinga la mamma. Nel ’29 frequentò il Seminario a Caserta, l’ordinazione nel 1940, l’assegnazione alla chiesa di Sant’Antonio al corso Giannone. Nel 1945, poi, l’idea dell’orfanotrofio che fu concretizzata con l’aiuto di un gruppo di galantuomini: i deputati Giovanni Leone, Tommaso Leonetti, Clemente Piscitelli, il sindaco del tempo Luigi Giaquinto, tutti a vario titolo espressione di casertanità».
[4] Sirio è pronipote del sacerdote in quanto figlio di Mario Vallarelli nipote diretto dello stesso sacerdote omonimo.
[5] Lo scorso 17 settembre 2017 il nipote di don Mario, Sirio Vallarelli, sul suo profilo facebook pubblica una serie di importanti e interessanti contributi volti alla promozione del sacerdote, introdotti dal presente testo: «Tra qualche mese ricade il centenario della nascita di don Mario Vallarelli. Affinché la Sua memoria e la sua straordinaria casertanità non vadano perse nel tempo inviterei tutti coloro che hanno un ricordo, una foto, un’emozione, un aneddoto da raccontarci a lasciare un commento a questo post. Io e tutta la famiglia Vallarelli ve ne saremo molto grati». Il post e le foto avranno ampia divulgazione e partecipazione di commenti.
[6] Nel suo pezzo del 19 giugno 2018, su Il Mattino, già citato, Franco Tontoli richiama già un precedente interessamento in tal senso.
[7] In effetti, la notizia ufficiale è stata data dal sindaco Carlo Marino il 20 giugno 2018 sul social facebook con il seguente post: « Sabato prossimo don Mario avrebbe compiuto 100 anni. Noi abbiamo deciso di celebrarlo dedicandogli una strada “Via Don Mario Vallarelli”, nei pressi del Policlinico di Caserta. Di Don Mario si potrebbe parlare per ore, perché la sua vita è stata legata indissolubilmente alla storia della città ed i casertani comprendono perfettamente cosa intendo. Dedicargli una strada è un gesto simbolico ma di grandissimo valore, ancor di più in occasione del centenario dalla sua nascita. La sua presenza è ancora fortissima nel cuore di chi lo ha conosciuto e gli ha voluto bene e di tutti i cittadini casertani. Di lui ricordo in particolare due momenti bellissimi, vissuti da giovane avvocato e amministratore pubblico. La festa per il suo onomastico tra gli abbracci di tutti i suoi bambini ed i pasti spartani consumati in parrocchia in sua compagnia, per ascoltarlo e sentire le sue sensazioni.
Quando ci penso, mi sembra ancora di sentire la sua voce…».
In effetti, da quanto si è avuto modo di sapere sempre il 20 giugno la giunta comunale di Caserta ha deciso e formulato di intitolare a don Mario un tratto del lungo asse stradale che collega viale Lincoln all’intersezione con via Deledda e via Nazzari, tra Falciano e San Clemente, nelle immediate adiacenze del costruendo complesso del Policlinico di Caserta.
Così si concretizza dunque la richiesta sottoscritta avanzata dalla famiglia (del 14 settembre 2017) e che, a seguito del provvedimento di giunta, vedrà la medesima delibera per l’attribuzione del nuovo toponimo con copia del provvedimento indirizzata alla Prefettura di Caserta per le necessarie autorizzazioni. Tra le motivazioni della decisione vi è l’impegno di don Mario “per oltre mezzo secolo nella sua feconda missione sacerdotale della quale si conserva grato ricordo collettivo”.
[8] L’articolo, nella pagina “Girocittà”, pagina 36, dell’edizione casertana de Il Mattino è intitolato “Via don Vallarelli apostolo dei poveri” di fatto a ricordare l’annunci dato giorni prima dal sindaco di Caserta per l’intitolazione di una arteria stradale al sacerdote. Nella stessa pagina del giornale casertano è presente anche un articolo di Carlo Giannoni dal titolo “L’amore per lo sport strumento per potare i più giovani alla fede” dove riporta un interessante contributo che per sommi capi riprendere quanto già riportato nella testimonianza di Carlo Giannoni nel mio articolo su L’Eco di Caserta dal titolo “Caserta, ricordare don Mario Vallarelli nel giorno del centenario della nascita” di sabato 23 Giugno 2018.
[9] In occasione del mio articolo su L’Eco di Caserta “Caserta, ricordare don Mario Vallarelli nel giorno del centenario della nascita” Sirio ebbe a fare questa introduzione testimonianza: «Come ogni anno, i parenti tutti e le persone a lui care si sono ritrovate a ricordare con una santa messa il caro Zio Mario, per tutti Don Mario presso l’eremo di San Vitaliano, insieme a Don Valentino Picazio, suo assiduo e fedele collaboratore degli ultimi anni.
Dallo scorso settembre, ho maturato l’idea di dover degnamente ricordare il mio prozio. Ho avviato sul social facebook qualche pubblicazione di foto e ricordi; e in nome e per conto di tutta la famiglia Vallarelli mi sono attivato, per il tramite del Comune di Caserta, raccogliendo da subito consensi ed entusiasmo, sia dal sindaco Carlo Marino che dal presidente avv. Alberto Zaza d’Aulisio, nel rendere unico questo giorno con la dedica di una strada o piazza al Monsignore. La burocrazia non è sempre dalla parte della volontà popolare ma la volontà politica e la disponibilità di chi è custode della memoria sono stati favorevoli a questo desiderio della famiglia e di buona parte della comunità casertana.
Nel corso dell’ultimo mese, per il tramite di don Valentino Picazio, ho avuto modo di sentirmi con Michele Schioppa, soprattutto a seguito del suo articolo in occasione della Santa Messa in memoria del mio prozio don Mario Vallarelli. Ho accolto da subito e con piacere l’invito e la richiesta di autorizzazione, avanzatami dallo stesso, nel rendere il giusto ricordo con la realizzazione di una biografia di don Mario Vallarelli nel giorno che segna il primo centenario della sua nascita.
Abbiamo sostenuto con la fornitura di materiale documentale e fotografico, l’iniziativa della dedica di una pagina social su facebook a don Mario Vallarelli (https://www.facebook.com/donMarioVallarelli/) dove invitiamo tutti a condividere e inviare testimonianze o altro a ricordo del sacerdote.
Un vivo ringraziamento mi sento di porgere a tutti coloro che hanno collaborato a rendere questa occasione ancor più sentita con le loro testimonianze, i loro ricordi, le loro attestazioni di stima.
Noi familiari abbiamo vivo il ricordo di Zio Mario come uno spirito indomito e carismatico, sempre a favore dei deboli e indifesi, coriaceo araldo della casertanità, impareggiabile sostenitore degli atleti casertani e sempre disponibile ad accogliere con il suo sorriso e la sua coinvolgente serenità quanti necessitassero di supporto e conforto.
Il sacerdote, l’educatore, lo sportivo sono solo alcune delle tante sfaccettature della sua figura che si cercherà, sicuramente in minima parte, ma certamente come buon punto di partenza, di ricordare della personalità di don Mario Vallarelli.
A nome di tutta la famiglia Vallarelli porgo un vivo ringraziamento all’avv. Alberto Zaza d’Aulisio per le ricerche storiche e biografiche ed il suo lavoro sulla stampa cartacea. Alla stessa stregua a Michele Schioppa, (il cui contatto è soprattutto telefonico visto che per lavoro è a circa un migliaio di chilometri da Caserta da dove opera per la promozione di Caserta e dei casertani) per l’impegno certosino nella ricerca di testimonianze e nel supportare sui social e sulla testata Eco di Caserta il ricordo del sacerdote don Mario Vallarelli.
Con questo contributo giornalistico, di cronaca storica, che mi onoro introdurre, è possibile conservare nella memoria collettiva la figura del sacerdote e del suo costante impegno nella crescita cattolica e civile della comunità (attraverso il ricordo di mons. Pietro De Felice, don Valentino Picazio e don Matteo Coppola), dell’educatore e benefattore (attraverso il ricordo di Gianpaolo Iaselli, Anna Giordano, Gianluca Pota, Michele Falcone), del suo impegno sociale (attraverso il ricordo di Maurizio Gallicola e Nicolò Antonio Cuscunà), del suo impegno di supporto ai giovani e sportivi (attraverso il ricordo di Carlo Giannoni, Gianfranco Maggiò, Giovanni Di Vivo e Marco Lugni) nonchè del casertano (attraverso principalmente il ricordo di Antonio Ciontoli). Ci auguriamo che a queste si aggiungono altre testimonianze».
[10] Come bibliografia iniziale si suggerisce la consultazione dei seguenti testi: Tommaso Leonetti. “Le vie della Provvidenza: come nacque l’Orfanotrofio maschile S. Antonio di Caserta” 1948 tipografia sant’Antonio Caserta (disponibile presso la Biblioteca del Seminario di Aversa); Fr. Albano Boultwood “Il miracolo quotidiano di S. Antonio: l’orfanotrofio maschile S. Antonio di Caserta” 1948 tipografia sant’Antonio Caserta (disponibile presso la Biblioteca del Seminario di Aversa); “Quinto anniversario della fondazione dell’Orfanotrofio S. Antonio – Caserta” ovvero scritti e discorsi di Bartolomeo Mangino” edito dall’“Orfanotrofio maschile S. Antonio” nel 1951 (disponibile presso la Biblioteca della Società di Storia Patria di Terra di Lavoro in Caserta. Si ringrazia il prof. Giuseppe De Nitto per avermene consentito la consultazione); Aniello Gentile “… Un mattino di quel drammatico settembre di tanti e tanti anni fa a Caserta” 1982 a cura Società di Storia Patria di Terra di Lavoro (disponibile presso la Biblioteca della Società di Storia Patria di Terra di Lavoro in Caserta. Si ringrazia il prof. Giuseppe De Nitto per avermene consentito la consultazione).
Sempre per un approfondimento ulteriore sulla figura di don Mario e la sua attività ho trovato interessanti riferimenti (qui non riportati per questioni di tempo) e si segnalano alcuni studi del prof. Olindo Isernia.
Un primo testo è: Olindo Isernia, Chiesa e Politica nella Diocesi di Caserta nel secondo dopoguerra, Caserta 2003 : vol 4 Saggi, studi e documenti per conto del Centro Studi “Osservatorio Casertano” di Caserta, edito da Erregraph Caserta novembre 2003. Qui si rimanda al contesto e territorio, di cui al paragrafo 2: “La rete caritativo-assistenziale cattolica nella diocesi e nella provincia di Caserta” pagg. 14-20.
Secondo testo di riferimento è Olindo Isernia, L’Episcopato di Natale Gabriele Moriondo (1922-1943) Attraverso il Bollettino Ufficiale della Diocesi di Caserta, Caserta 2004, : vol 5 Saggi, studi e documenti per conto del Centro Studi “Osservatorio Casertano” di Caserta, edito da Erregraph Caserta novembre 2004. Qui si consiglia il capitolo 5 su Clero e Vocazioni alle pagg. 49-59.
Terzo testo di riferimento è Olindo Isernia, Nuovi Saggi di Storia Casertana Ottocento-Novecento, Osservatorio Casertano, Caserta 2006, : vol 6 Saggi, studi e documenti per conto del Centro Studi “Osservatorio Casertano” di Caserta, edito da Erregraph Caserta novembre 2006.
[11] I funerali si svolsero il 7 maggio 2006 nella sua chiesa parrocchiale di Sant’Antonio a Caserta a via Giannone alle ore 15,30. Gli stessi funerali furono presieduti da mons. Raffaele Nogaro Vescovo di Caserta e da uno schiera di sacerdoti diocesani e non solo.
[12] Da una consultazione veloce delle opere edita da Gero Grassi pertinenti Terlizzi come “Storia civile e democratica di Terlizzi dall’8 settembre 1943 al 2000” (http://www.gerograssi.it/cms2/images/stories /libri/storia_civile_e_democratica_di_terlizzi.pdf), “PER RICORDARE 347 Donne e Uomini di avantieri, di ieri e di oggi della nostra Terlizzi 1300 – 2013” (http://www.gerograssi.it/cms2/images//libro%20gero%20per%20ricordare.pdf) e “Il sacerdote e il calzolaio dai cafoni di Puglia ai reali di Piemonte ai tempi dell’Unità d’Italia” (http://www.gerograssi.it/cms2/Il_sacerdote_e_il_calzolaio.pdf ) è evidente la presenza e i ruoli in capo alla famiglia Vallarelli.
[13] La testimonianza che si riporta sotto, tra le altre, di Antonio Ciontoli, elaborata nel settembre 2017 in vista della volontà su richiamata di Sirio Vallarelli di dare forma a un ricordo strutturato del sacerdote, offre uno spaccato di questi anni e del figura del sacerdote.
Ecco la Testimonianza di Antonio Ciontoli: «Vivendo intensamente i rapporti e avendo profonda fiducia nell’altro in quanto portatore di vissuto, ho intessuto negli anni contatti che mi hanno dato molto e trasmesso tanto sul piano della conoscenza storica e delle radici della nostra città. Ho sempre immaginato che dal semplice caffè, alla chiacchierata all’angolo del marciapiede, allo scambio di opinione impegnato, nel confronto democratico e nella condivisione di ragionamenti e problematiche, potessero accendersi idee e nuove possibilità di soluzioni per la nostra terra. Momenti carichi di contenuti e valori umani autentici.
Tra i miei principali contatti, oggi divenuti dolci momenti di rielaborazione, su sollecitazione della famiglia che prova a ricostruire, attraverso le testimonianze, la traccia storica della sua straordinaria opera, ricordo, con particolare piacere, la figura di Don Mario Vallarelli che, oltre ad essere stato il parroco della Chiesa di Sant’Antonio, dedicata al Santo di Padova di cui porto il nome, è stato il crocevia di infinite relazioni umane e sociali nella nostra città e non solo.
Sul piano personale, ricordo da bambino l’attesa per i giorni di giugno, che contenevano la ricorrenza del mio onomastico ma anche i fasti della tradizionale festa di Sant’Antonio. Le luminarie in Via Giannone, la tredicina di Sant’Antonio a cui puntualmente partecipavo, accompagnato, ogni sera, da mia mamma o da mia nonna e le sue amiche, i bambini dell’Orfanatrofio, vestiti tutti di blu, che assistevano e servivano le messe, che si susseguivano, ininterrottamente, durante la giornata del 13 giugno, la pesca fatta nei locali retrostanti con giocattoli e doni di ogni specie, sono flash che si accendono e ricorrono nella mente di tutti i bambini che all’epoca vivevano intensamente quei giorni. Don Mario, una colonna, onnipresente, nella sua talare che negli anni si è bordata della fascia rossa e dell’abbottonatura di Monsignore .
Crescendo, negli anni più volte sono passato a trovare Don Mario.
A volte lo raggiungevo nel refettorio, spesso facevamo lunghe perimetrazioni del cortile retrostante la chiesa, in cui, di tanto in tanto, i nostri passi e le conversazioni collegate venivano interrotte da qualche pallonata dei ragazzi finita fuori traiettoria o dai frequentatori e dagli artigiani ed operai coinvolti per lavori o stati di necessità nella struttura. Magico, per me, era l’ambiente della tipografia che coincideva anche con quello del ciabattino, affidati entrambi al caro amico di famiglia Vincenzo Di Maio, residente alla Santella. Vincenzo era divenuto negli anni un valente tipografo ma anche un produttore di scarpe tra cui non dimenticherò mai i sandaletti stile inglese, quelli chiusi con fibietta di cuoio e con la punta su cui si ergevano due fori a forma di occhi che ne definivano la tipica forma e che, con i calzettoni bianchi, erano in dotazione di tutti i bambini ospiti della struttura. Infine, ricordo gli ultimi giorni, quando passavo nella sua spartana stanzetta, in cui lui allettato mi raccontava fatti ed aneddoti a partire dai periodi più difficili della sua vita, spesso coincidenti, con la sua gioventù ed i tempi della seconda guerra mondiale.
Tra i fatti di politica, i commenti relativi ad ogni ritaglio di giornale che tiravo fuori da cataste di libri ed appunti affastellati in ogni angolo della minuta stanza, tante le fotografie ed i documenti dell’istituto che apparentemente erano conservati senza alcuna misura di riferimento e che invece don Mario riusciva ad individuare con capacità certosina di chi sa e conosce esattamente il posto dove cercare.
Tra un colpo di tosse e l’altro, in un andirivieni di ragazzi dell’orfanotrofio, frammisto a parrocchiani e personaggi vari della Caserta politica, Don Mario mi raccontava dei rapporti avuti con la famiglia Michitto ed in seguito con Donna Vittoria moglie di Giovanni Leone, divenuto poi Presidente della Repubblica. I suoi viaggi a Roma, l’insediamento del presidente, le discussioni ed i contatti intessuti per dare un destino ai suoi ragazzi, una volta terminati gli studi ed avviatisi alla vita da adulti.
Tra Don Mario Vallarelli e Don Salvatore d’Angelo non c’era ambito o personalità della politica nazionale che non conoscesse Caserta ed i due operatori diocesani che, per strade diverse, perseguivano uguali obiettivi, cercavano, spesso riuscendoci, un futuro ed uno sbocco lavorativo per i ragazzi e le opere di carità avviate. A volte, sorge in me il rammarico, di non aver appuntato fatti e date delle narrazioni storiche ruotate intorno alla loro vita impegnata per la chiesa e nel sociale.
Spesso sentivo Don Mario, addirittura “spiccare qualche parola in inglese”, vantandosi della maccheronica pronuncia, con interlocutori conosciuti durante la guerra e che periodicamente gli inviavano anche una manciata di dollari, da oltre oceano, per il sostegno all’opera Sant’Antonio di Padova di Caserta.
La domenica gli arrivavano, sul tardi e per i suoi orfanelli, i prodotti di pasticceria invenduti o che venivano prodotti in più proprio per la finalità benefica.
Ogni giorno, sul tardi mattinata, Don Mario si recava nella pescheria di mia zia, presso alcune macellerie ed il mercato per il migliore “Scampolo possibile”.
“I guagliun ‘anna crescer e tenene fame, Tonì.”
Era questo il motivo per cui tutto il mondo del commercio casertano e non solo era in contatto con don Mario in questo infinito abbraccio di solidarietà e sostegno per i “guagliun che già venivano da realtà difficili”.
Spesso il suo respiro si faceva pesante ma, malgrado tutto, comunque lo trovavi seduto, giù nella sacrestia, in punta di seduta sul suo immenso seggiolone pontificale, in un ambiente molto umile e veramente essenziale che si arricchiva e profumava, ogni anno, dell’odore dei panini caldi, raccolti per donazioni e che ogni casertano, portava, come ancora porta, prezioso a casa per spezzarlo e condividerlo con la famiglia nel giorno di Sant’Antonio.
I nostri appuntamenti erano periodici, a volte li programmavamo al volo, quando lo incontravo nella Uno bianca con il fido e riccioluto Antonio, cresciuto nella struttura e dedito, per anni, alla persona di Don Mario.
“ Vediamoci per parlare un po’. Fatti sentì Tonì “.
In altri termini, un modo per creare un cenacolo di discussione improvvisato con i vari interlocutori che nel pomeriggio passavano a trovarlo e da cui uscivo sempre sereno, forte ed arricchito sul piano della conoscenza della mia città e della sua memoria storica.
Un pomeriggio, mi svelò anche il motivo per cui gli ero particolarmente gradito nella interlocuzione, oltre che nella simpatia. Una sensazione che io sentivo a pelle e leggevo nella caratteristica dei suoi occhi sorridenti ad ogni nostro incontro. Fu probabilmente anche questo percorso di vicinanza che mi portò, nella finale scudetto di Milano, a condividere con lui un pezzo prezioso, divenuto poi cimelio, della retina del canestro, tagliata appositamente e riposta, in parte consistente, nelle sue mani.
“ Attraverso te rivedo tua nonna Carmela” e da lì a raccontare una pagina della Caserta di guerra.
Una pagina che mi trasmetteva tristezza e rabbia ma da cui trasudava tanto amore e solidarietà tra i nostri cari predecessori. Sentimenti e valori, purtroppo, oggi dismessi a vantaggio di rapporti effimeri e virtuali.
In quel periodo, mia nonna, per una malattia che aveva colpito mio nonno, si trovò a gestire sette figli e l’impresa di famiglia, già originata da altra precedente generazione familiare. Nella nostra famiglia si commerciava carne e pesce, attraverso macellerie di tradizione familiare e pescherie subentrate per il tramite della famiglia acquisita di mio Zio Francesco. Era il periodo, in cui ogni bene alimentare era requisito, prima dai tedeschi e poi, finanche, dagli americani. Era il periodo del pane e dei generi di prima necessita distribuiti con la tessera. Un quantitativo minimo, assegnato una volta a settimana, per ogni componente il nucleo familiare. Don Mario con la sua famiglia risiedeva in un palazzetto della attuale Via Ferrante, allora via Sant’Elena, nota a tutti come la Santella, il balconcino un metro per due affacciava, come diceva lui “ int a venella i zufiella” (il cortile di Donna Sofia) che aveva una salumeria proprio lì all’angolo della stradina di ingresso al cortile (la attuale viella Solfanelli). Dal cortile arrivavano al suo spazio di affaccio, voci e scene di vita quotidiana. Di tanto in tanto, particolarmente apprezzato, era il profumo di bollitura delle interiori degli animali macellati che, in ogni caso, dovevano essere consegnate agli alleati tedeschi e poi americani. Quell’acqua di bollitura, intensa di ogni contenuto, tra cui grasso, escrementi e residui di pelle, per il tramite di mia nonna diveniva brodo che riempiva le gavette di tutti i residenti della strada. Don Mario, ragazzo e già seminarista, era il primo a rilevare il forte odore e dal terrazzino di casa effettuava più di una “calata di paniere”. In quella calda brodaglia, che oggi sarebbe letto come veleno da chiunque, venivano messi a spugnare pezzi di pane raffermo, addensate farine e rimasugli vari che diventano cibo succulento, intorno a cui veniva chiamata a raccolta l’intera famiglia.
Il buon don Mario, rievocando l’episodio, diceva sempre “Tonì la fame è una brutta bestia, i miei ragazzi non dovranno mai patirla. La guerra è un confronto ingiusto che va a totale discapito delle popolazioni che la subiscono”.
In altri termini, attraverso di me Don Mario era riconoscente a mia nonna per quei secchi di acqua calda e saporita che rendevano meno pesante la fame e la privazione a cui bambini ed adulti dell’epoca furono sottoposti da quel black out di civiltà.
“ Tua nonna, Tonì, adda sta a gloria du paravis”.
Con saggezza e furbizia femminile, correndo dei rischi, Donna Carmela, distribuiva quanto rimaneva dalla requisizione, tra cui minuscoli pezzetti di carne, a tutti i numerosissimi abitanti della strada.
Solo in quel cortile, tra residenti e quanti vi affacciavano, mio padre, mi diceva, c’erano oltre 90 bambini, molti con problematiche di salute dovute alla malnutrizione e alle malattie non ancora debellate dai vaccini, per molti di loro veniva addirittura recuperato e somministrato il sangue di mucca per combattere le gravissime forme di anemia.
Insomma, tempi difficili ma intensi, ricchi di solidarietà, di comunanza di valori e di affetti, nessuno teneva per se quello che aveva, poiché quella del vicolo, quella estesa nella strada, era un’unica famiglia da proteggere e non disperdere.
In definitiva, un clima ed una linea valoriale che ritroviamo poi in tutta l’opera di Don Mario Vallarelli, che orgoglioso delle sue origini, forte delle sue radici popolari, interprete del messaggio evangelico, dalla parrocchia di Via Giannone, ha acceso importanti spunti di solidarietà, attraverso la carità umana di tanti e la tenacia di un combattente, trapiantando, così, i suoi ragazzi ed i valori collegati alla importante opera pastorale, in tutte le parti del mondo.
Avrei avuto molti argomenti da raccontare ma tra tutti mi ha sempre colpito molto questo racconto intriso di umanità e descritto con gli occhi del disagio e della paura da Don Mario che, malgrado tutto e forse proprio per questo, alimentava e profondeva, in tutti, con la lungimiranza di un papà di centinaia di figli, la speranza per il divenire e la fiducia nel prossimo.
Indirettamente, questo suo racconto ha inciso molto sulla mia formazione di uomo, cattolico, impegnato in politica. Di tanto gli sarò sempre grato.
Grazie Don Mario J».
Ad integrazione della testimonianza, in relazione al richiamo a “Donna” Vittoria Leone, come più volte richiamato si ricorda l’impatto e l’amicizia tra don Mario e Giovanni Leone. In particolare, il nipote omonimo di don Mario ricorda come lo zio don Mario ebbe un ruolo di rilievo nel matrimonio del Presidente Leone perché la moglie fu conosciuta nel corso di un evento nella sua chiesa di Sant’Antonio e lui, considerata la rispettabilità delle famiglie, favorì in qualche modo il matrimonio. Don Mario oltre ad avere rapporti di amicizia con il politico Giovanni leone aveva consolidato tanta amicizie in quest’ambito tra cui quella con Giacinto Bosco, Giuseppe Santonastao, Enzo Scotti e ancora il napoletano Crescenzo Mazza e il beneventano Clemente Mastella. La conoscenza con il presidente Giulio Andreotti e i rapporti con lui li ebbe attraverso l’amico, che che se ne dica, don Salvatore d’Angelo fondatore del Villaggio dei Ragazzi. Circa il rapporto tra i due, ricorda sempre il nipote Mario, questo era ottimo. Spesso don Salvatore faceva visita anche all’Orfanotrofio a Caserta, le posizioni durante le assemblee di clero erano sempre collaborative e unite.
[14] Tra i commenti vi è uno di “Giuseppe Florino” di cui segue il testo: «Don Mario era mio parente…per la precisione cugino di terzo grado…aveva un carattere carismatico ma non era doc e sal come si suole dire e ho vissuto gli edifici di S Antonio per circa 20 anni, un luogo dove ho stretto amicizia giocando a pallone con molti ragazzi del collegio. Era un personaggio che attirava tutti anche a chi non stava simpatico, bastava una sua telefonata per smobilitare sindaco e autorità…e chi dimenticherà mai la sua frase sull’altare in periodo elettorale “…io non vi dico chi votare, vi dico solo votate democraticamente e cristianamente!”. A San Mario era l’unico a riuscire a far sedere ad un tavolo tutte le autorità e maestranze casertane dal sindaco al prefetto e anche il sottoscritto, benché piccolo, poi adolescente, poi ragazzo ha preso parte a tutte le feste».
[15] Mons. Saggese (1883-1966) è sepolto nel cimitero di Caserta ai portici comunali, è per intenderci alla quarta posizione entrando nel cimitero comunale e girando a destra. La salma è nel loculo unitamente alla sorella Carmela.
Mons. Saggese è stato parroco della Cattedrale nel periodo della seconda guerra mondiale, periodo molto delicato, ed è ha seguito le vicende della popolazione colpita dal bombardamento oltre a provocare gravi danni alla medesima chiesa cattedrale di cui era parroco. Tra le altre cose lo stesso mons. Saggese nel 1948 promosse la celebrazione per il 50° anniversario della incoronazione dell’Addolorata evento che fu vissuto unitamente al Vescovo della Diocesi di Caserta mons. Mangino che intervenne con il dono stellario della Madonna.
Vista poi la celebrazione della Santa Messa di don Mario all’Altare della Addolorata e la sequela verso la stessa nel tempo, e ancora la presa si coscienza verso i bisognosi trasmessa da Saggese ne fece il suo scopo negli anni difficili della guerra e delle prime ricostruzioni, ne consegue che probabilmente fu forte l’influsso che mons. Saggese ebbe su don Mario.
[16] In effetti questa data è da verificare poiché nell’Annuario della Diocesi di Caserta a pagina 45 nell’elenco dei presbiteri per ordinazione lo troviamo ordinato il 29 giugno 1940 unitamente a mons. Salvatore Carrese; a pagina 48 nell’indice in ordine alfabetico dei sacerdoti diocesani risulta ordinato il 29 settembre 1940 e ancora il 29 settembre 1940 è indicata la sua data di ordinazione sacerdotale nel dettaglio della sua persona nell’elenco dei sacerdoti. In effetti, sembrerebbe, che un atto “documentale” circa la sua ordinazione, forse diaconale, avvenne a giugno in modo tale da evitare che fosse obbligati al servizio di leva. Secondo quanto riportato dal pronipote Sirio, per limiti di età don Mario era nelle condizioni di non poter essere ordinato sacerdote pur avendo completato il percorso ma al contempo per lo stesso motivo era tenuto agli obblighi di leva.
[17] In questa Diocesi mons. Alfonso Castaldo da Vescovo e Amministratore Apostolico è stato dal 27 marzo 1934 al 3 marzo 1966, fu anche in contemporanea Arcivescovo, poi anche eletto Cardinale, di Napoli dal 7 febbraio 1958 al 3 marzo 1966 e dunque Cardinale presbitero di San Callisto dal 18 dicembre 1958 al 3 marzo 1966.
[18] Ecco la Testimonianza di don Matteo Coppola che si ringrazia: «Di don Mario Vallarelli non si può non avere un buon ricordo.
Tante sarebbero le cose da riferire sulla sua persona e le sue attività. In primis ricordo con piacere l’impegno a sostenere le attività della giornata pro seminario con la stampa dei materiali presso la sua tipografia.
Don Mario Vallarelli e don Salvatore d’Angelo con il Villaggio dei Ragazzi sono stati punti di riferimento per diverse generazioni pur operando in contesti e con metodologie differenti, infatti, come ha ricordato l’on. Elio Rosati in occasione del 40° anniversario della Fondazione maddalonese, soleva dire mons. Mangino che mentre don Mario correva a piedi don Salvatore aveva già preso l’aereo.
Comunque don Salvatore è stato spesso all’orfanotrofio da don Mario.
Politicamente sono stati punti di riferimento nazionale per quanti militavano nella DC.
Del sacerdote di corso Giannone ricordo le feste in occasione dell’onomastico San Mario che vedeva la partecipazione di tutti quelli che contavano in Caserta e provincia e ancora un intervento alle soglie del 2000 in assemblea presbiterale allorquando si parlava della liberalizzazione con apertura domenicale degli esercizi commerciali. Don Mario, in modo lungimirante, comprese e manifestava disappunto per l’abbandono della partecipazione ai riti domenicale, e così è avvenuto».
In esito alla testimonianza di don Matteo Coppola mi viene da fare qualche considerazione integrativa.
La prima è legata alla promozione delle vocazioni. Infatti, è da sempre stato noto l’impegno a favore delle vocazioni di don Mario Vallarelli e attualmente la Chiesa di Caserta ha come sacerdote don Stefano Sgueglia che è stato un ex allievo dell’Istituto Maschile S. Antonio e in occasione della Santa Confermazione/Cresima, il 21 giugno 2002, ricevuta per mano del Vescovo mons. Raffaele Nogaro, don Mario Vallarelli gli fece da Padrino.
In relazione, poi, agli orfani e all’orfanotrofio, ricordo che l’organizzazione dell’O.N.O.G. (Opera Nazionale Orfani di Guerra), che era presieduta dall’avv. Renato Iaselli, quando nel 1948 nacque, chiamava a visita gli “orfani” per vedere il loro stato di salute e altre agevolazioni e ciò avveniva presso la sede. Ebbene la prima sede dell’O.N.O.G., presso cui si sono rivolti anche i fratelli di don Mario per via della partecipazione del padre Domenico al conflitto bellico e il relativo rientro da invalido, era presso l’orfanotrofio maschile di Sant’Antonio di Caserta, in corso Giannone, fondato e diretto da don Mario Vallarelli che oltre a ospitare l’O.N.O.G. dello stesso organismo era componente del comitato provinciale.
Infine, sempre come richiamo della testimonianza di don Matteo è nota l’amicizia tra il sacerdote e il Presidente della Repubblica Leone per il tramite della famiglia della moglie, Vittoria Michitto (figlia di un noto medico umanista di origina napoletane) con cui Giovanni Leone si sposò a Caserta il 15 luglio 1946.
[19] Questa era nata a Caserta in via San Giovanni Palazzo Paduano nel 1909.
[20] Copia di tale pubblicazione si conserva presso la Biblioteca della Società di Storia Patria di Terra di Lavoro e si ringrazia per la consultazione, di questa e di altre opere inerenti il presente ricordo, il prof. Giuseppe De Nitto.
[21] Ecco la testimonianza della prof.ssa Anna Giordano: « Un sacerdote, un padre, un amico. Questo era per me don Mario Vallarelli. Questo era per tutti noi casertani. Sono trascorsi molti anni dalla sua morte, ma don Mario non é morto, perché la storia di Caserta ancora si intreccia con la sua vita.
Per me il sacerdote buono e sorridente è sempre là, sulla soglia della chiesa o sul suo altare come quando raccoglieva le mie innocenti confidenze di adolescente e poi di giovanetta. Era un tutt’uno con il suo S. Antonio, la chiesa antica che all’indomani della seconda guerra mondiale aveva restaurato, facendone un magnifico tempio.
Io, dopo le scuole elementari frequentate presso l’Istituto delle Suore di S. Agostino con la mia maestra adorata Suor Olimpia Pompei, mi ero iscritta al Ginnasio “P. Giannone” di Caserta, due anni di corso ai quali seguivano i tre anni di Liceo classico. Amavo gli studi classici, animata da una forte curiositas ciceroniana, amavo la civiltà greca e romana, amavo il latino e il greco. Una passione che mi avrebbe portato alla laurea in Lettere ad indirizzo classico conseguita a pieni voti presso l’Università Federico II di Napoli. Nella mia scelta professionale c’era tutta l’humanitas di don Mario.
Il mio cammino di vita progrediva felicemente e per me adolescente aperta al futuro i ricordi della seconda guerra mondiale, che avevo appena attraversato tra stenti e pericoli di vario genere, compresa la deportazione, mi sembravano una favola nel caldo affetto della mia bella famiglia, mamma procidana, papà casertano, mio fratello Antonio e mia sorella Maria. Del resto la devozione a Sant’Antonio me l’aveva trasmessa proprio mia madre, nativa dell’isola di Procida, dove il culto al Santo é tuttora molto forte, tanto che aveva chiamato Antonio il suo unico figlio maschio.
Si può dire che, da quando sono nata, ho incontrato prima virtualmente poi realmente don Mario. Sempre. Durante gli anni scolastici ginnasiali e liceali presso il “P. Giannone” lo incontravo ogni mattina. Infatti l’Istituto, che si trovava nell’omonima strada, confinava con la Chiesa, con la quale era un tutt’uno, come lo era stata nel passato, quando l’intero complesso era il Convento dei Padri Gerolomini. Ogni mattina io, insieme ad alcune mie compagne, prima di varcare la soglia della scuola, entravo nella Chiesa per una preghiera ma soprattutto per raccomandarmi a Lui, perché mi assistesse, soprattutto quando era la giornata del compito in classe. I nostri proff. erano severi ed esigenti e non facevano sconti. Maestri di cultura e di educazione. Spesso don Mario ci vedeva, ci veniva incontro con il suo sorriso paterno e ci incoraggiava.
Noi avevamo alle spalle la recente esperienza della guerra, che da poco era terminata. Una strana guerra, nel corso della quale i Tedeschi di Hitler, prima nostri alleati, era diventati, con la resa dell’esercito italiano firmata proprio a Caserta, nostri nemici.
Caserta era stata bombardata dalla R.A.F., le cosiddette fortezze volanti dell’aviazione anglo-americana, ed era in pieno sconvolgimento. Morti, palazzi distrutti, famiglie falcidiate. La stessa chiesa di Sant’Antonio era stata stravolta, adibita a deposito militare. Tra le macerie della desolazione e della devastazione la parte più debole della popolazione era costituita dalle centinaia di orfani di guerra, figli di militari caduti sui fronti di terra, di mare e di cielo.
Fu allora che don Mario, che aveva da poco restaurato la “sua” chiesa di S. Antonio, divenne il padre di questo inerme esercito di orfanelli, come venivano chiamati. Nel 1945 a centinaia li accolse in alcuni ampi locali di pertinenza della Chiesa e ad essa adiacenti. Nasceva l’Orfanotrofio S. Antonio, luogo di accoglienza, di preghiera, di educazione e anche di giochi. Una grande famiglia. Ad animarla e ad illuminarla i sorrisi dei suoi “figli” .
Molti anni sono passati da quei giorni ormai lontani ma mai dimenticati. Anni che non hanno scalfito quel sorriso suadente, con il quale don Mario ti dava la sua benedizione e, benedicente, ti accompagnava nel tuo percorso di vita».
[22] L’impegno parrocchiale è stato teso anche alla salvaguardia e al recupero dei luoghi di culto di cui al territorio parrocchiale così come si ricorda l’intervento per l’Oratorio di Santa Maria delle Grazie, Domus Orationis di via Tanucci.
[23] Nel 1973 si tenne anche una importante cerimonia con la benedizione della sette campane della chiesa avvenuta per mano del Vescovo di Caserta, Arcivescovo mons. Vito Roberti. Illustre presenze si notarono in tale occasione come sua eccellenza il prefetto Gabriele Crisopulli e il questore Annunziata, nonché il sindaco Vincenzo Gallicola e l’assessore Michele De Simone. Tra gli invitati si individuano, grazie ai contributi fotografici il presidente dell’Ordine dei Medici Salvatore Ricciardi, il cerimoniere don Domenico Toscano e un giovane don Battista Marello.
La cerimonia della consacrazione delle 7 campane nella chiesa di Sant’Antonio si ebbe domenica 3 Giugno del 1973 alle ore 19. Le campane furono realizzate dalla ditta Scarselli di Signa (FI ) e la più grande fu dedicata a S. Antonio di Padova, ed infatti porta a rilievo l’epigrafe che ricorda come nell’anno 1973 sotto il pontificato di Papa Paolo VI, e l’Arcivescovo Mons. Vito Roberti di Caserta, sotto la presidenza della Repubblica di Giovanni Leone, e stante il Prefetto Crisopulli e il sindaco Vincenzo Gallicola di Caserta, il parroco mons. Mario Vallarelli “arricchì di 7 nuove campane la torre campanaria con le offerte dei fedeli e il suono invita alla preghiera verso Dio ed il prossimo”. Anche le altre ebbero la loro dedica come ad esempio la seconda è dedicata a Gesù Buon Pastore infatti l’epigrafe riporta “Io sono il Buon Pastore ed ho altre pecore che non sono di questo ovile e si farà un solo gregge ed un Solo Pastore” e cosi via.
[24] In effetti l’annualità è da verificarsi perché c’è una fonte che richiama come anno di elevazione a parrocchia il 1963. In effetti la tesi del 1972 dovrebbe essere più consolidata alla luce del fatto che nonostante vivesse nel suo territorio parrocchiale il pronipote Sirio, figlio di Mario, fu battezzato presso il Duomo nel 1972 e non già nella chiesa di Sant’Antonio evidentemente non ancora eretta a parrocchia.
[25] Si ringrazia mons. De Felice per aver concesso la sua gradita e preziosa testimonianza. Ecco la Testimonianza di mons. Pietro De Felice: « Mons. Mario Vallarelli, grande figura “carismatica” della Diocesi di Caserta, emblematica figura di elevato spessore, padre e guida di intere generazioni casertane, dalla profonda umanità e cultura, così lo ricordiamo a dodici anni dalla sua morte. Fondatore, nel dopo guerra, dell’Orfanotrofio Sant’Antonio, vanto della città di Caserta: ha tolto dalla strada migliaia di bambini orfani ed abbandonati, contribuendo così alla rinascita delle nostre terre delle quali egli si considerava, a pieno diritto, appartenente, perché nato a Pontecorvo, allora Provincia di Caserta, e perciò nostro conterraneo.
Prezioso collaboratore di diversi Vescovi Casertani, Mons. Natale Gabriele Moriondo, Mons. Pietro Gagnor, Mons. Vito Roberti, Mons. Francesco Cuccarese e Mons. Raffaele Nogaro. Primo Parroco della Parrocchia di Sant’Antonio al Corso Giannone e del nascente e popoloso “Parco Gabriella”: parroco zelante, amato e stimato da tutti. Ideatore e realizzatore del “Centro Sociale Sant’Antonio” da lui fortemente voluto per la formazione umana e religiosa dei nostri giovani.
Così ricordo un Sacerdote che con il suo porsi, umano e cordiale, è stato per me un punto costante di riferimento, di confronto e di emulazione».
[26] Dal Bollettino Ufficiale delle diocesi di Caserta e Alife, numero 8, del gennaio luglio 1969, si riporta0 a pagina 22 l’ “Elenco delle offerte pro Seminario da parte dei Comitati Festeggiamenti” per l’anno 1967 e al punto 2 si legge “Festa di S. Antonio di Padova, Parrocchia omonima in Caserta, L. 10.000”, a dimostrazione che la parrocchia non solo già era esistente ma operava anche come tale e sicuramente con tanto di parroco, e visto che il primo parroco è don Mario va da sé la sua presenza come tale.
[27] E così come a Maddaloni con don Salvatore d’Angelo nasce la “Casa del Fanciullo” poi “Villaggio dei Ragazzi” anche a Caserta l’esperienza di don Mario porta alla nascita dell’Orfanatrofio Sant’Antonio. Due realtà quasi parallele in due contesti di un territorio martoriato, due istituzioni che contribuiranno nei decenni a seguire a garantire un futuro a diverse generazioni di bambini.
[28] Ecco la Testimonianza social dell’on. Nicolò Antonio Cuscunà che si ringrazia: «Don Mario è stato sempre tra i sacerdoti liberi dalle influenze di ogni genere; la libertà del suo modo d’essere la dimostrò all’indomani della fine della seconda guerra mondiale ed alla ricostruzione del sistema democratico repubblicano, concretizzatosi con la disponibilità concessa all’allora MSI di avere un consigliere spirituale in quegli uomini che avevano intrapreso la strada del non rinnegare e non restaurare.
Il mio capogruppo dr. Nicola Campanile mi fece conoscere don Mario, il quale col sottoscritto ha avuto sempre, fino all’ultimo, un rapporto filiale.
Diventò il mio padre spirituale e non mi esentava mai di consigli e critiche.
In privato, ma talune volte anche in pubblico mi appellava: “il mio CAMERATA”.
Mi è stato sempre vicino e non ha avuto remore pubblicamente anche nella mia prima campagna elettorale del ‘94; mi sostenne moralmente e con consigli … sempre alla moderazione e dialogo con tutti.
Col sottoscritto sfondava una porta aperta, non sono mai stato estremista nè sono stato nostalgico di periodi storici trascorsi. Come il dr. Campanile mi definisco il MISSINO antifascista.
Don Mario mi ha sempre voluto al suo fianco nelle belle manifestazioni per la Sua festività onomastica.
Quando tutti lo avevano dimenticato, non ho mai cessato di starlo ad ascoltare, visitare e chiedergli la benedizione delle chiavi degli autobus nuovi che da presidente dell’ACMS ero riuscito a comprare con una gara europea da 17 miliardi di lire. Credo, quella, fu l’ultima uscita pubblica di don Mario.
Nelle feste comandate spesso, Natale e Pasqua, era a capotavola di casa mia ed era amato e venerato anche dalla mia famiglia, prima tra tutte mia moglie Alberta.
Alla memoria continuo a rivolgermi, nei momenti tristi, a don Mario».
Anche sui social l’on. Nicolò Antonio Cuscunà ha avuto modo di portare la sua testimonianza su don Mario Vallarelli, e quello che segue è un commento a post su facebook indirizzato a un post di Sirio Vallarelli: « Arch. Sirio Vallarelli, sicuramente ricordare don Mario è fatto bene, merita per tante cose, per quanto ha fatto per TUTTI. Alla scomparsa sono stato a salutarlo in silenzio, credo d’avere incontrato solo Suo padre, alla celebrazione non sono venuto, non amo la confusione. Suo zio amava tutti , era Istituzionale, cioè amava e rispettava le ISTITUZIONI. Gli anni trascorsi all’opposizione in consiglio comunale mi hanno visto non fare sconti a nessuno, addirittura per strada molti non si accostavano né mi salutavano,…suo zio mi ABBRACCIAVA e mi diceva : ” il mio camerata”. Non era fascista , era un uomo di pace e di amore , rispettoso di tutti e garante della libertà per tutti. Alle elezioni politiche del ’94 non ebbe tentennamenti , e si schierò apertamente al mio fianco con consigli e parole d’amore . Mi ha aiutato anche nella scelta d’individuare la figura del sindaco e Falco gli è stato riconoscente , almeno credo….Un episodio narratomi dal compianto dr. Nicola Campanile resta indelebile nella mia memoria ed è significativo della personalità di don Mario Vallarelli : nel primo dopoguerra, il MSI appena fondato da Giorgio Almirante non riusciva a Caserta ad avere una sede , suo zio concesse la sede a titolo gratuito . Non era di nessun partito, era del partito di Cristo, era del partito dei suoi tanti figli che amava ed accoglieva a Sant’Antonio, era uomo d’amore……Queste cose le ho voluto ricordare perché possono far comprendere chi è STATO don Mario Vallarelli benefattore della gioventù . Altre belle cose le terrò per me perché sono familiari, di quando avevo l’onore di ospitarlo a casa mia dove abbiamo fatto famiglia in circostanze di fede . Il giorno dell’ultimo saluto alla mia cara mamma Rosa di Pietro al mio fianco c’era don Mario , la mia famiglia….Nicolò Antonio Cuscunà uno dei tanti figlioli di don Mario Vallarelli».
Rispetto alla campagna elettorale del ì94, si tenga presente che precedentemente l’on. Nicolò Antonio Cuscunà per 5 volte, a partire dal ’75, è sempre stato eletto consigliere di Caserta nel Gruppo del MSI –DN.
[29] Ecco la Testimonianza di Gianluca Pota (GoldWebTv) che si ringrazia: «“Ci sono tre tipologie di leader. Quelli che ti dicono cosa fare. Quelli che ti lasciano fare ciò che vuoi. E infine coloro che vengono da te e ti aiutano a scoprire cosa fare, tracciando il primo solco”. Tale concetto, di un professore americano, è perfetto per spiegare ciò che è stato e l’eredità che ci ha lasciato Don Mario Vallarelli. Ci ha indicato diverse strade, che molti di noi hanno deciso di percorrere. Tragitti che ci hanno portato a diventare, oggi: padri, madri, professionisti, dipendenti e imprenditori, tutti uniti da un comune denominatore: la legalità.
Ci ha aiutato a scoprire (e successivamente a mettere in pratica) dentro ognuno di noi, il significato dello “spirito di aggregazione”. Noi giovani casertani creammo un amalgama perfetta con i ragazzi che vivevano nell’Oratorio S. Antonio. L’educazione, la disciplina e la spensieratezza trasmesse alle centinaia di adolescenti, meno fortunati di noi, favorirono decisamente il loro processo di inserimento nella società. Dalla scuola elementare “De Amicis” e dalle frequentazioni tra la gioventù dell’Oratorio e la nostra nacquero delle amicizie importanti, che tuttora vengono coltivate. Un miracolo a tutti gli effetti considerando il pregiudizio che esisteva tra gli anni ‘80 e ‘90 e i fatti di cronaca che oggi apprendiamo dai media. Ma noi, sotto la guida del Nostro Parroco, diventammo una squadra: granitica e vincente!
Don Mario Vallarelli è anche colui che ha rivoluzionato il rapporto tra sacerdote e fedeli. Nella Caserta “pre-internet” c’era una certa “distanza” tra il prete e il cittadino comune che si rapportava al suo “padre spirituale” utilizzando una certa, forse troppa, formalità. Con il Nostro Sacerdote questa “barriera” venne rimossa e definitivamente. Ha incarnato per primo, nel nostro territorio, la figura del “prete confidente”, anzi, mi consentirete, del “prete-amico”. Con lui non avevi timore di raccontarti. Ti trasmetteva sicurezza e fiducia e poi, come te, era un uomo del popolo.
L’impresa del “Centro S. Antonio” è un’altra strada tracciata per tutta la nostra comunità. Decine di adolescenti, tra i quali il sottoscritto, hanno trascorso su quel campo da basket indimenticabili ore felici. Una location che permise a numerosi casertani di avere un’alternativa alla strada.
Dulcis in fundo la sua casertanità. Era innamorato delle nostre e sue origini, della nostra e sua città. “Caserta non si discute, si ama”. E’ una frase banale da pronunciare ma difficile da mettere in pratica. Don Mario ci riuscì ed ha costantemente cercato di tramandarci questo concetto. Negli anni ‘80 e ‘90 non era consuetudine vedere un religioso “soffrire” (sportivamente parlando) al palasport o allo stadio per Juvecaserta e Casertana. Questo suo comportamento fece discutere. “Ma come, un prete che fa il “tifo” la domenica al palazzetto?!”… Fu il commento di alcuni conservatori. Ma Don Mario non prestò mai il fianco a quelle critiche. Era, a ragione veduta, troppo impegnato a tracciare l’ennesimo solco per noi casertani: quello dell’amore incondizionato verso il proprio territorio. E con la sua presenza in quei luoghi convinse anche i non sportivi a diventare appassionati. Buon centenario Mio Padre Spirituale e Maestro di Vita per migliaia di casertani».
[30] Si ringraziano sia l’on. Cuscunà che l’amico Pota.
[31] Da una nota storica descrittiva della Scuola “Pietro Giannone”, circa questo riferimento apprendiamo, apprendiamo che dopo gli eventi bellici lo stabile venne reso agibile, fu riordinata la biblioteca dei professori e l’archivio e furono garantiti i turni di lezione per tutti i tipi di scuole in esso ubicate. In particolare, nell’anno 1945 una parte dell’ex convento fu concesso a don Mario Vallarelli affinché lo potesse adibire a orfanatrofio. La parte restante dell’edificio non concesso la sacerdote continuò ad ospitare sia la scuola media (dal 1949/50) che il Liceo ginnasio. Si veda per approfondimenti “Storia Giannone”, Testo della relazione tenuta dal Dirigente scolastico prof. Giorgio Iazeolla presso l’Università della terza età di Caserta (marzo 2007). Anche alcuni calendari dell’Istituzione Scolastica, disponibili on line come nel caso del seguente https://ita.calameo.com/read/000566111d092a151353e, riportano l’origine della destinazione dei locali.
[32] Lo studio è disponibile anche on line al link http://memoriecasertane.altervista.org/caduta-del-fascismo-due-anni-di-amministrazione-democratica/ .
[33] A seguire ha collaborato nel 1944 con Luigi D’Onofrio (Commissario Prefettizio), negli anni 1944-1946 con Luigi Giaquinto (Sindaco), negli anni 1946-1947 con Roberto Lodati (Sindaco), negli anni 1947-1948 con Vincenzo Cappiello (Sindaco), negli anni 1948-1951 con Sebastiano Giaquinto (Sindaco), negli anni 1951-1952 con Domenico Porfidia (Commissario Prefettizio), nel 1952 con Vincenzo Cappiello (Sindaco), nel 1952 con Domenico Fusco (f.f.Sindaco), negli anni 1952-1956 con Marco Antonio Fusco (Sindaco); negli anni 1956-1959 con Pasquale Salvatores (Sindaco), negli anni 1959-1960 con Livio de Marinis (Commissario Prefettizio), negli anni 1960-1964 con Roberto Lodati (Sindaco), negli anni 1964-1970 con Salvatore di Nardo (Sindaco), negli anni 1970-1975 con Vincenzo Gallicola (Sindaco), negli anni 1975-1978 con Casimiro De Franciscis (Sindaco), nell’anno 1978 con Gianpaolo Iaselli (Sindaco), negli anni 1978-1979 con Giovanni De Silva (Commissario Prefettizio), negli anni 1979-1983 con Gianpaolo Iaselli (Sindaco), nel 1983 con Gianfranco Vitocolonna (Commissario Prefettizio), negli anni 1983-1988 con Vincenzo Gallicola (Sindaco), negli anni 1988-1990 con Domenico Di Cresce (Sindaco), negli anni 1990-1993 con Giuseppe Gasparin ( Sindaco), nel 1993 con Guido Nardone (Commissario Prefettizio), dal 21 novembre 1993 al 30 novembre 1997 con Aldo Bulzoni (Sindaco), e nel doppio mandato dal 30 novembre 1997 al 26 maggio 2002e dal 26 maggio 2002 al 9 dicembre 2005 con Luigi Falco a cui non nascondeva le sue simpatie. Per tempo poco si può parlare della collaborazione con la successiva amministrazione che vede a capo Nicodemo Petteruti dal 11 giugno 2006 al 13 dicembre 2010.
[34] Queste informazioni di sviluppo dell’opera sono evidenti nel verbale del Consiglio Comunale di Caserta del 10 marzo 2009, con sindaco Nicodemo Petteruti, e l’intervento dell’Assessore Aniello Natale. Oltre quanto riportato, a seguire, si legge ancora nel detto verbale: “Con deliberazione di G.C. n.674 del 22 ottobre 2003, questa Amministrazione nel prendere atto delle verificate condizioni risolutive del contratto, decise di rientrare nel possesso giuridico e materiale del complesso immobiliare S. Antonio, al fine di destinare lo stesso ad attività di rilevo sociale, in particolare rivolte alle problematiche giovanili e comunque più conformi all’interesse pubblico, secondo le linee di indirizzo per l’accoglienza familiare e comunitaria dei minori in difficoltà personali e socio-familiari, stabilite dalla Regione Campania con deliberazione n. 6317 del 2002.
In sede di ispezione, effettuata in data 23 marzo 2004, dal personale della Sezione Istituti della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, risultava l’inidoneità della struttura allo svolgimento delle attività. Pertanto, veniva disposto, con decorrenza immediata, il collocamento degli 8 minori presenti in altra struttura. Tale disposizione rendeva inefficace e, quindi, decaduta la convenzione sottoscritta nel 1951, per il verificarsi delle condizioni di cui all’art.11, ovvero, l’esistenza dell’Orfanotrofio.
Nei rapporti epistolari successivi all’ispezione, intercorsi con la Curia vescovile ed il Rev. Sac. Vallarelli, l’Amministrazione comunque confermava la volontà di garantire la continuità dell’opera a favore dei minori svolta dal Rev. Sac. Vallarelli nel corso degli anni, affidando ad un gruppo di esperti e qualificati professionisti la problematica per la costituzione di una fondazione, la cui presidenza sarebbe stata affidata, vita natural durante, allo stesso Sacerdote.
Successivamente, le dimissioni dell’Amministrazione comunale hanno comportato un rallentamento delle operazioni relativi alla riacquisizione dell’immobile, definitivamente sospese a seguito del decesso del Rev. Sac. Don Mario Vallarelli, avvenuta il 6 maggio 2006.
Nel mesi di aprile 2006, l’Ufficio Patrimonio ha comunque provveduto ad eseguire un inventario dei beni immobili dell’intero complesso. Nel mese di settembre 2006, con l’insediamento del nuovo Sacerdote, Don Claudio Nutrito, sono stati ripresi i rapporti tra questa Amministrazione e la Parrocchia.
In data 9 novembre 2006, alla presenza dell’allora Assessore al Patrimonio Dr. Battarra, del Dirigente Sorbo, tecnici dell’Ufficio Patrimonio, Don Antonio Pasquariello, Vicario della Diocesi di Caserta e del Sac. Don Claudio Nutrito, si sarebbe dovuta tenere la reimmissione in possesso del Comune, dell’immobile di proprietà comunale facente parte dell’intero complesso; operazione non eseguita in quanto al primo piano dell’edificio, alcuni locali risultavano occupai dalla Società di Mutuo Soccorso “Cassa di mutualità- presiti e sovvenzioni di Caserta”, il cui Presidente il Prof. Civitillo, in detta sede esibiva un contratto di locazione di detti locali, sottoscritto in data 19.9.2002 , tra il Sac. Don Mario Vallarelli e lo stesso Civitillo – contratto registrato in Caserta al n.3767 in data 25 maggio 2006, della durata di 15 anni.
Per quanto attienilo stato di conservazione dell’intero immobile, per consentire un idoneo utilizzo del bene, in sede di sopralluogo effettuato dai tecnici dell’Ufficio Patrimonio, si è rilevata la necessità della esecuzione di lavori di ristrutturazione e riattazione degli interni e delle facciate e del rifacimento della intera copertura, causa di notevoli infiltrazioni di acqua piovana; il secondo piano dell’edificio è in completo stato di abbandono ed in pessime condizioni strutturali.
Si ricorda che sulla iniziale proprietà comunale: fabbricato e suolo, sono stati edificati altri manufatti che hanno comportato un aumento di volumetria, sia un incremento del valore originario del cespite.
Pertanto,effettuate le operazioni di reimmissione in possesso da parte dell’Amministrazione sull’utilizzo dell’immobile potrebbero essere avanzate le seguenti ipotesi:
a)Alienazione della proprietà Comunale- L’immobile di proprietà comunale, costituita da due piani fuori terra, potrebbe essere posto in vendita, tenuto conto della valutazione effettuata dall’ufficio Patrimonio, nel 2006, che ha attribuito un valore di Euro 2.480.000,00. La vendita dell’immobile non potrebbe però prescindere dall’attuale formazione dell’intero complesso, nel quale sono comprese altre opere realizzate, che hanno comportato un incremento del valore intrinseco della proprietà comunale.
b) Permuta della proprietà comunale – L’immobile potrebbe essere proposto in permuta per l’acquisizione di altrui proprietà. La permuta potrebbe eventualmente essere proposta proprio alla Diocesi, già proprietaria della restante parte del complesso, nonché della struttura adiacente denominata “Centro Sociale”. La valutazione della proprietà comunale orientativamente potrebbe risultare molto vicina a quello del Centro Sociale, pertanto una eventuale operazione di permuta comporterebbe per la Diocesi un accorpamento dell’intera opera, divenendo unica proprietaria dell’intero complesso Sant’Antonio. Per il Comune l’acquisizione del Centro Sociale significherebbe poter utilizzare l’immobile in forma diretta.
c) Terza ed ultima ipotesi: l’alienazione dell’intero complesso Sant’Antonio – L’intero complesso Sant’Antonio, potrebbe essere posto in vendita, una eventuale decisione in tal senso andrebbe concordata con la Diocesi, per stabilire i valori delle rispettive proprietà, nonché per le modalità da adottare per la relativa procedura di vendita.
In conclusione al momento sono in corso contatti con la Curia per addivenire ad una soluzione di reciproca convenienza e di utilizzo delle prospettive proprietà”. Tutta la vicenda nasce in seguito a interpello del consigliere Marco Cerreto, in ogni caso per approfondire le motivazioni delle richieste del consigliere si rimanda al verbale citato.
[35] Dall’analisi del Bollettino della Diocesi di Caserta, recentemente a cura dello studioso Antonio Casertano, è riemerso un’importante documento, lo “Stato della Diocesi di Caserta al 1 gennaio 1958.
Ebbene, come lo stesso Casertano ricorda, dallo stesso si apprende che nel 1958 in Diocesi di Caserta «vi erano […] gli “Orfanotrofi dipendenti dall’Autorità ecclesiastica”: uno a Caserta e l’altro a Maddaloni. Il primo, l’Orfanotrofio Maschile “S. Antonio”, sito in via Giannone (Caserta), di cui fu fondatore e direttore il Canonico don Mario Vallarelli, e che all’epoca contava ben 145 “ricoverati”. Il secondo invece, detto “Villaggio del Fanciullo” (successivamente: “Villaggio dei Ragazzi”), sito in Piazza Municipio (Maddaloni), di cui fu fondatore e direttore il sacerdote don Salvatore D’ Angelo, all’epoca contava 738 “ricoverati”».
[36] Don Mario, come altri suoi confratelli adoperati in “opere simili” non mancò di coinvolgere tutti, a iniziare dalla società civile nell’azione di sostegno della sua “missione” a favore della giovane popolazione casertana. E così, non ci sembra strano, sempre consultando la ricca sitografia giornalistica on line, trovare una nota del 24 novembre 2017 a cura di Attilio Nettuno su CasertaNews in cui si legge “Lutto a Caserta. È venuto a mancare Giuseppe Rossi noto in città per il suo lavoro alle Poste, in particolare presso la sede della succursale di Caserta 5 a Corso Giannone e precedentemente presso l’Ospedale Civile di Caserta. Originario di Casola di Caserta, alla fine degli anni ’50, insegnò presso il Collegio Sant’Antonio, istituto fondato e diretto dal canonico don Mario Vallarelli, diventando un suo stretto collaboratore e amico fraterno del nipote Mario e ricoprì gli incarichi di capo istitutore e direttore della colonia estiva ospitata nel casino “Vecchio” della Vaccheria.”.
[37] Qui si racconta della visita che i fanciulli, in occasione del 19 marzo 1953 (l’articolo titola “19 marzo: Festa dei Piccoli Artigiani”, pagg. 18-19), che rappresenta la festa patronale dei piccoli artigiani di padre Arturo, hanno visitato Caserta, ma non un luogo qualunque. Ad accompagnare i piccoli si indicano l’amato Padre Arturo, il caro don Paolo e le signorine Anselmi. Si riporta prima il saluto dei piccoli a Nola al loro amato Vescovo e poi dritti a Caserta. Infatti si legge: «Dopo gli auguri al Vescovo subito in pulman e via a Caserta. Panorama veramente incantevole quello della cascata e del palazzo reale. Tutti ne sono rimasti entusiasti e ammirati dal verde paesaggio che dall’alto si poteva mirare.
A poco più di mezzogiorno tutti gli artigiani si riunivano sotto una ombreggiante pineta per consumare con appetito veramente invidiabile una colazione preparata e distribuita con curata materna dalle buone suore. Nel pomeriggio, prima di prendere la via del ritorno si sono recati a visitare un orfanotrofio di Caserta dedicato al Santo di Padova e diretto da un Sacerdote tanto zelante quanto buono, Don Mario Vallarelli.
Dovevate vederli, amici caro, come i nostri artigiani parlavano fraternamente con i loro compagni. Sembrava che si conoscessero da parecchi anni, invece erano passati appena dieci minuti che si vedevano per la prima volta. Ecco la carità di Gesù “Amatevi gli uni gli altri”.
Hanno visitato i laboratori dei figli di Don Mario, i quali hanno voluto anche ringraziare i loro fratelli della visita e così con la loro banda musicale hanno fatto sentire delle belle marcette, a cui hanno fatto eco gli applausi dei giovani ascoltatori.
Sono usciti da quella visita più buoni, più caritatevoli, direi quasi con un sentimento di nostalgia».
[38] Il contatto è avvenuto per il tramite dell’amico Umberto Palmiero che si ringrazia.
[39] Ecco la Testimonianza del prof. Michele Falcone: « Avrebbe compiuto, se fosse ancora tra noi, 90 anni. don Mario Vallarelli, il “padre degli orfanelli”, così come, con sorriso pieno di bontà, lo presentò a me fanciullo, mia madre.
Non ho mai ricevuto rimprovero da don Mario, neppure quando mi avviò, con tenerezza quasi paterna, a ricevere la prima comunione, nonostante fosse stato per me difficile imparare a memoria le tante preghiere.
Alle mie mio tante curiosità infantili offriva risposte proprio con quella semplicità e umiltà che caratterizzavano la sua persona, e conferivano al suo sacerdozio una prestigiosa patina di quell’Amore che anima le inconfutabili verità dei Vangeli.
E la chiesa di Sant’Antonio diventava, giorno dopo giorno, per me ancora ragazzino, un punto d’incontro, specialmente quando sapevo che era gremita dai tanti “orfanelli” sui cui volti e nei loro occhi mi sforzavo di voler conoscere ciò che con le parole è inesprimibile quando non si ha o si è lontani dagli affetti materni e paterni.
E don Mario ha saputo e voluto dare a tanti bambini i suoi stessi pensieri, il suo stesso cuore, ha saputo e voluto trasferire la sua stessa vita in chi era triste in chi era sbarazzino, in chi era ancora troppo piccolo per conoscere le asperità della vita.
Non poche erano le volte che restava con il naso all’insù quando leggevo la scritta sul frontone della chiesa “divo Antonio dicatum” e mi risultava difficile la traduzione, poiché allora conoscevo solo le prime pagine di grammatica latina.
E alla mia curiosità, don Mario mi spiegava che “Sant’Antonio era un bambino buono, tanto buono che per ricordarlo per sempre fu deciso di costruire per lui questa chiesa, la sua casa”.
Poi, come spesso accadeva, don Mario mi invitava a raggiungere nel campo di calcio i ragazzi con alcuni dei quali avevo contratto una buona e profonda amicizia.
E, se al termine della partita, qualcuno di moro mi chiedeva se andavo a casa, spesso facevo finta di non sentire o di essere distratto e non ho mai detto loro che ero atteso dai miei genitori.
Volevo essere come loro, ascoltare i loro cuori, i loro pensieri …
Col tempo ho compreso che. Inavvertitamente, il mio comportamento era come quello di don Mario … ascoltare gli altri, soffrire con gli altri, gioire con gli altri … ero diventato un piccolo grande cittadino del mondo …
Grazie don Mario, perché da te imparai la prima lezione di vita, da te imparai il valore di una felicitò che appresi, poi, dallo studio del classico, “in minimis maximo”, da te imparai che non necessariamente bisogna adoperarsi per “fare il giro del mondo”, perché anche nel “giro del mondo” possono essere raccolte incalcolabili perle d’Amore, e tu, per me, sei stato una di queste».
[40] In L’Eco di Caserta, per approfondimento, a firma Michele Schioppa si veda “Maddaloni, il ragazzo di Pignatari festeggia cent’anni: festa grande per don Salvatore d’Angelo” del 25 gennaio 2020; “Maddaloni, don Salvatore d’Angelo 1920 – 2020 festeggia cent’anni, brevi cenni biografici” del 25 gennaio 2020; “Maddaloni, per don Salvatore la politica serve alla città e la famiglia alla crescita del Villaggio” del 25 gennaio 2020; “Maddaloni, don Salvatore sostenitore del dialogo interreligioso nel ricordo dell’unità dei cristiani” del 25 gennaio 2020; “Maddaloni, don Salvatore nel ricordo del centenario della US Maddalonese (1919-2019)”.
[41] In L’Eco di Caserta, per approfondimento, a firma Michele Schioppa si veda “Maddaloni, iniziativa di omaggio in ricordo di don Salvatore d’Angelo un’incisione” del 28 maggio 2020; “Maddaloni, “il prete, il campione eroe e l’idolo locale” mostra in onore di don Salvatore d’Angelo” del 30 maggio 2020; “Maddaloni, il sodalizio Barchetta e Tu Donna omaggiano don Salvatore d’Angelo oggi 30 maggio”del 30 maggio 2020; “Maddaloni, terzo omaggio di Mc Passione legno, don Salvatore e Andreotti nello scatto di Cicchella”del 3 giugno 2020
[42] Si vedano le iniziative collegate alla pagina social “don Salvatore d’Angelo” https://www.facebook.com/donsalvatoredangelo/.
[43] Michele Schioppa “Maddaloni, la Fondazione Villaggio dei Ragazzi “Don Salvatore d’Angelo” celebra il 70°” in L’Eco di Caserta del 9 dicembre 2017.
[44] Circa l’ingerenza di don Salvatore d’Angelo presso l’amministrazione comunale, durante un evento radiofonico in ricordo del sacerdote maddalonese, il sen. Vincenzo D’Anna, al tempo, appena nominato assessore al Bilancio provinciale, trentaduenne, era ben conoscitore dell’attenzione amministrativa e politica per l’opere di assistenza maddalonese di don Salvatore e casertana di don Mario Vallarelli, ma che ignorava la gestione dei pagamenti dispose che i pagamenti avvenissero in ordine cronologico e non già come usanza e quindi con l’anticipazione mensile consolidatasi negli anni. Dopo qualche giorno di tale disposizione, in tempo perché la notizia fosse formalizzata e giungesse a don Salvatore, il sacerdote maddalonese chiamò il neo assessore e suo “figlioccio”, politicamente parlando.
D’Anna ricorda che prendendo il telefono sentiva dall’altro capo solo una persona piangere e non riusciva a capire il motivo e chi fosse soprattutto. Uno dei suoi “semi tragici” pianti riferisce il senatore nel corso dell’intervista radiofonica del 27 giugno 2015 in cui riporta l’aneddoto, ricordando tra l’altro, come altri hanno riferito che don Salvatore “riusciva anche a piangere con un occhio solo”, tant’è vero che qualcuno riferisce che di mattina faceva anche le prove davanti lo specchio. Tornando all’aneddoto, la telefonata andò avanti … “Vincenzino come hai potuto …”, “ Don Salvatò siete voi ch’è successo?”, “devi venire immediatamente qua”. All’invito o ordine, che dir si voglia, il neo assessore rispose immantinente. Così D’Anna si recò subito al Villaggio ed entrando nel salone trovò in esposizione giornale d’ogni testata e lingua (“piglio della megalomania dell’uomo abituato a grandi cose”) dagli italiani ai francesi, dai teschi agli inglese, americani e finanche quello degli Emirati Arabi Uniti. Dopo pochi istanti arrivò don Salvatore che inginocchiandosi lo cingeva nella gambe e fu per il futuro senatore una fatica sollevarlo, senza dire il motivo di tutto ciò. Don Salvatore nel loro colloquio non chiese mai quanto volesse ma lo fece capire così rientrato “con la coda tra le gambe” in provincia il giovane assessore dovette confermare che il provvedimento dato era valido per tutti tranne che per il Villaggio di don Salvatore.
In questo periodo, per di più, una norma nazionale passava la competenza per l’assistenza ad orfani, bambini bisognosi e situazioni di disagio all’amministrazione comunale di fatto esautorando l’amministrazione provinciale di questo onere, anche nei confronti del Villaggio di don Salvatore. Eppure, l’intera amministrazione provinciale, tutti gli schieramenti politici, per anni ha continuato “contra legem” – assumendosi tutti una responsabilità grave davanti alla Corte dei Conti – a rinnovare questa convenzione e liquidare questa spettanza per il ruolo, e il peso, di don Salvatore ma soprattutto per la sua opera di cui beneficiavano non solo i 104 comuni della Provincia. E con don Salvatore e la sua opera a beneficiare di questo “intervento” politico era l’Orfanotrofio Maschile “Sant’Antonio” di don Mario Vallarelli di Caserta.
[45] Con la maggiore età gli orfani pur ancora assistiti uscivano fuori dalla competenza di opere territoriali come l’orfanotrofio Sant’Antonio di Caserta o il Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni.
[46] Don Mario di prodigò tanto nel tempo per ogni sorta di miglioria della chiesa. Tra le tante cose si ricorda il maestoso organo a canne commissionato e realizzato dalla ditta Bevilacqua di L’Aquila, la cui progettazione e realizzazione è della seconda metà degli anni ’70 e che per la cui realizzazione fu fatta una sottoscrizione con tanto di elencazione in albo dei benefattori ancora, almeno fino a qualche anno fa, visibile nei pressi dell’ingresso principale della chiesa di Sant’Antonio. Si ricorda che il concerto di inaugurazione e messa in opera del prestigioso organo si tenne il 20 dicembre 1978. Per una descrizione dell’opera si veda Fabio D’Amato, “Gli Organi a Cane nella Diocesi di Caserta” Anno 2006, Tesi per il Diploma del “Co.Per.Li.M.” Conferenza Episcolape Italiana, Ufficio Liturgico Nazionale, Cordo di perfezionamento Liturgico Musicale. Relatore di Fabio D’Amato (Organista della Corale Diocesana di Caserta) è il prof. Don Antonio Parisi. Lo studio è edito in “Chiesa in Cammino”, Bollettino Ufficiale degli Atti del vescovo e della Curia di Caserta, Anno II, Numero 10, Novembre Dicembre 2005, pagg. 108 e segg. Va detto che da una consultazione dello studio si rileva la mancanza di alcuni organi a canne della Diocesi come quello ad esempio della chiesa di San Francesco d’Assisi di Maddaloni, per ironia dello sorte detta anche di Sant’Antonio, come quella di don Mario Vallarelli.
[47] La stessa tipografia stampava oltre che le immaginette del Santo Patrono e della chiesa, i calendari e opere editoriali come raccolte poesie piuttosto che pubblicazioni commemorative, e anche qui non chiedeva soldi ma lasciava agli interessati prendersi cura con un obolo dei costi gestionali della tipografia (a mò di scuola professionale di avviamento per i suoi orfani).
[48] Così accadde che nel 1975 grosso modo la chiesa di Sant’Antonio si dota di un organo orchestrale con offerte dei fedeli, come si nota dalla dedica delle canne. Un dettaglio di tale organo è presente nello studio di Fabio D’Amato. Questi, oltre a essere l’organista della Corale Diocesana, pro tempo, nel 2006, ha condotto lo studio intitolato “Gli organi a Canne nella Diocesi di Caserta” come tesi per il diploma del “Co.Per.Li.M. (Corso per il Perfezionamento Liturgico Musicale – Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana) che è stato pubblicato nel Volume “Chiesa in cammino”, Bollettino Ufficiale degli Atti del Vescovo e della Curia di Caserta, Anno II, Numero 10 Novembre Dicembre 2005, e il dettaglio dell’organo di Sant’Antonio è nelle pagine 125-127.
[49] Per le foto d’epoca si ringrazia l’amico Umberto Palmiero che le ha fornite e per suo il contributo d’indagine alla costruzione della storia di vita di don Mario Vallarelli.
[50] La redazione di Caserta Focus, diretto da Francesco Marino, il 24 giugno 2018, subito dopo la divulgazione della volontà di dedicare una strada a don Mario Vallarelli ha pubblicato una nota di redazione dal titolo “LA PROPOSTA – Toponomastica, via Giovanni Maggiò non può più aspettare” in cui lamenta la necessità di ricordare anche la figura di Giovanni Maggiò. Ecco il testo della nota giornalistica: «CASERTA. Nella toponomastica c’è la storia di un Paese e di una città. L’idea di aver intitolato a don Mario Vallarelli una via è sicuramente segno di una grande attenzione rispetto alla memoria di una città che, troppo spesso, tende a dimenticare le sue radici per votarsi ad una modernità che, purtroppo, almeno sino ad oggi, è rimasta fine a se stessa.
Via don Mario Vallarelli deve diventare un simbolo di quella voglia, invece, di far rivivere la storia attraverso il ricordo e la memoria di uomini che in maniera più o meno significativa hanno determinato e condizionato la storia di questa città da un punto di vista politico, sociale e anche sportivo.
L’istituto di storia patria della città di Caserta, a tal riguardo, potrebbe essere un valido supporto per l’amministrazione comunale del capoluogo nel fornire suggerimenti utili, nel raccontare storie su cui si fonda la storia di questo territorio, ma che, a causa di una sciatteria culturale sono state dimenticate o, in qualche caso, non adeguatamente diffuse. Un atto in continuità con don via don Mario Vallarelli potrebbe essere via Giovanni Maggiò, dal momento che, probabilmente al cavaliere si deve il merito di aver fatto conoscere Caserta fuori dai confini nostrani con la grande Juvecaserta dei casertani.
Si tratterebbe di un riconoscimento minimo per un personaggio che ha fatto la storia di un territorio e di uno sport dal quale ha ricevuto tanto, ma al quale ha dato tutto.
Dopo la cittadinanza onoraria ad Oscar Smith prima stella assoluta del basket di Terra di Lavoro, il dedicare una strada al presidentissimo riconcilierebbe Caserta ad un sport che, negli ultimi anni, ha regalato tante amarezze ad una piazza tra le più competenti e calorose d’Italia. Ora la parola spetta in primo luogo alla giunta.
Assessore Dora Esposito lei che, in famiglia, ha vissuto quelle giornate di gloria per la città di Caserta, s’intesti questa battaglia e faccia in modo che la memoria di un uomo che ha fatto tanto per questa città possa essere rinverdita attraverso un gesto semplice, ma di grande significato».
[51] Un contributo in tal senso lo si veda in “Dinastia Gentile – L’uomo dell’ultimo tiro” a cura di Sante Roperto per goWare edizioni, Firenze 2016.
[52] Nella rubrica “Raccontando Basket” di Romano Piccolo nel Settimanale “Il Caffè”. n. 34 Anno XV del 5 ottobre 2012, si legge: « C’ERA ERA UNA UNA VOLTA VOLTA – Quando, il 21 maggio 1991, il tricolore si stampò sulle maglie della Juvecaserta nella storica partita di Milano, a ridosso della panchina bianconera c’era un personaggio che suscitò molta curiosità negli italiani incollati ai televisori. Era un prete, rara avis nel nostro mondo a spicchi, che, tutti ricorderete, si chiamava Don Mario Vallarelli. Qualche sera fa la tv ricordò i Mutilatini che Don Gnocchi raccoglieva e accoglieva a Milano nell’immediato dopoguerra, e nella mia mente passarono le figure di altri due grandi sacerdoti che avevano fatto tantissimo per i bambini quando l’Italia raccoglieva i cocci e si leccava le ferite: don Salvatore D’Angelo a Maddaloni col suo Villaggio dei Ragazzi e don Mario Vallarelli a Caserta con il suo Orfanatrofio sant’Antonio. Eravamo nel dopoguerra e alle spalle della chiesa di Via Giannone il prete raccolse gli orfani che avevano perduto tutto, genitori compresi, e diede loro la possibilità di vivere, di studiare o imparare un mestiere. Don Mario tra mille difficoltà, ma sempre aiutato dalla comunità, costruì una meravigliosa cosa e da casertano verace divenne Padre Spirituale di tutti, ma soprattutto dello sport casertano. Quella presenza al Forum, tanto evidenziata anche da Gianni De Cleva e Franco Lauro della tv di stato, era solo il momento più alto della sua dedizione alla Casertana calcio e alla Juvecaserta. Nella mitica Palestra Giannone – e parlo dei primi anni 50, quando il campo era spostato di fronte all’entrata – ricordo che giocavamo con il tifo degli Orfanelli che Don Mario faceva salire dal giardino fin sul muro di cinta. In piedi, apparivano uno alla volta e noi ci sentivamo come protetti. Anche la Casertana riservava un congruo numero di biglietti per gli Orfanelli di Sant’Antonio e il loro tifo era troppo bello . Insomma, il connubio Don Mario-sport casertano fu eterno e senza pause e quando i telecronisti si meravigliavano che la Juve avesse un Padre Spirituale, mi facevano sorridere. Fu Gianfranco Maggiò a volerlo al suo fianco al Forum e portò pure bene. Era davvero un personaggio, ma la sua passione per il basket non si fermò alla Juve, bensì, con l’aiuto di due grandi appassionati e competenti casertani, Emilio e Giovanni Di Vivo, e di altri ex atleti, fu creata una vera società che giocò in C con un vivaio di notevoli talenti… tutto nel nome di don Mario».
[53] Ecco la Testimonianza del prof. Marco Lugni che si ringrazia: « Ricordo la figura di don Mario Vallarelli non solo per il suo operato ecclesiale, ma per la sua grande passione per lo sport e in modo particolare per la pallacanestro, infatti era il padre spirituale della Juvecaserta nonché appassionato competente e grandissimo tifoso. Naturalmente mi piace ricordarlo nel giorno dell’apoteosi bianconera targata Phonola culminata con la conquista dello scudetto al Forum di Assago Milano contro le scarpette rosse della Philips. Quel giorno ero ai microfoni di Radio Luna con Romano Piccolo per la diretta della decisiva quinta gara e don Mario era in prima fila a fianco dell’allora sindaco Giuseppe Gasparin e di numerosi supporters giunti dalla città della reggia con ogni mezzo. Mi ricordo che don Mario più il tempo passava e più si avvicinava alla panchina bianconera e mentre a pochi secondi dalla fine sul punteggio finale di 97 a 88 mentre intervistavo Sergio Donadoni già neo campione d’Italia Don Mario era lì accanto a noi esultante di gioia come ogni tifoso e come dimenticare l’abbraccio con Enzo Esposito che nonostante l’infortunio nel secondo tempo seguì il finale di gara a bordo campo. Indimenticabile il ritorno a Caserta in aereo con lui, con la squadra il coach Franco Marcelletti e tanti altri casertani emozionatissimi mentre l’aeromobile atterrava a Capodichino di intravedere i fuochi d’artificio che nella città della Reggia accolsero i campioni d’Italia. Ecco ho voluto ricordare così Don Mario era il 21 maggio del 1991 data indimenticabile per lo sport casertano».
[54] Anche la partecipazione degli orfani allo stadio alle partite di calcio era uno modo per sfatare come anche lo stadio Pinto, luogo di gioco e di spensieratezza, nel periodo bellico fu occupato per ben altre attività, per poi tornare al suo scopo.
[55] Ecco la Testimonianza del dott. Carlo Giannoni che si ringrazia: « Don Mario Vallarelli è stata una figura di elevatissimo spessore per il nostro Capoluogo, di cui è sempre stato appassionato difensore in tutte le sedi. E proprio questo suo intimo ed intrinseco connubio con la città di Caserta in cui venne ordinato sacerdote nel 1940 ed in cui ha operato negli anni difficili della guerra prima e della ricostruzione dopo, ha trovato la sua logica esplicitazione anche nel mondo dello sport casertano. Se la sua presenza era assidua allo stadio Pinto ed al palasport di viale Medaglie d’oro, prima, ed al Palamaggiò, dopo, don Mario – come tutti lo chiamavamo a Caserta – nella sua vivida intelligenza e nel suo incessante amore per i bambini, soprattutto quelli disagiati, aveva capito fin dai primi anni post bellici che lo sport non è certamente soltanto uno spettacolo cui assistere, ma è un fattore di grande rilevanza sociale e non solo per i benefici effetti salutari derivanti dalla pratica sportiva. Don Mario aveva perfettamente compreso che lo sport permette di costruire relazioni, insegnare a rispettare le regole, ad individuare punti di riferimento nel gruppo. E tanto vale non solo negli sport di squadra, ma anche a livello individuale e pure nella pratica del tifo, in cui si cerca di condividere con altri la passione per la pratica sportiva. Ma ancor di più don Mario sapeva bene che lo sport insegna al rispetto degli altri, siano essi compagni di squadra o avversari, e rappresenta un grandissimo vettore di integrazione sociale, senza dimenticare altri valori quali il sacrificio, la lealtà, la sana competizione. Tali intime convinzioni l’avevano portato a favorire la pratica sportiva tra i tanti giovani e giovanissimi che ospitava nell’Orfanatrofio San Antonio, da lui fondato e diretto dal periodo bellico e rimasto funzionante per lustri garantendo assistenza materiale e spirituale a tanti sfortunati bambini, che in quei locali e con la guida di don Mario hanno potuto non solo trovare una casa, ma anche una formazione scolastica e lavorativa nei laboratori artigiani che hanno operato per anni nello stesso Istituto. Ma c’era anche un altro legame tra il sacerdote e lo sport ed anche questo connubio nasceva dall’incommensurabile amore che Don Mario ha sempre nutrito per Caserta ed il suo territorio, per quella che lui, nativo di Pontecorvo, aveva scelto come la città in cui praticare il suo apostolato e la sua benefica azione a favore dei più umili, dei disagiati, soprattutto di quanti avevano sofferto oltre ogni dire le conseguenze di una guerra spaventosa, causa di tanti, troppi lutti. Per don Mario ogni occasione era quella giusta per valorizzare Caserta, promuovere il suo patrimonio culturale, l’idea di un territorio inteso come strumento di conoscenza e di condivisione di tempo libero, di interessi, di approfondimento; una città concepita come bene comune da tutelare e preservare. come simbolo delle origini. E Caserta era l’argomento preferito nelle tante conversazioni con politici, amici, benefattori che quotidianamente condividevano il pranzo con lui nella sede dell’Orfanatrofio. Ed in quei discorsi era sempre presente anche lo sport, la necessità di supportare gli sforzi di quanti tentavano di portare ai massimi livelli possibili sia il calcio locale che il basket. Questa condivisione delle problematiche della città e dello sport locale si univa alla presenza costante sugli spalti del “Pinto” e nella tribuna del “Palamaggiò” e degli altri impianti che, nel corso degli anni, hanno ospitato le gare della Casertana e della Juvecaserta. Era una consolidata tradizione vedere sugli spalti dello Stadio “Pinto” Don Mario e gli orfani ospiti dell’opera da lui realizzata in corso Giannone. Un modo anche per offrire a tanti, sfortunati giovani l’occasione per trascorrere un pomeriggio domenicale diverso assistendo alle gare calcistiche della squadra della città che lui aveva scelto come sua sede. Il legame di don Mario con il calcio non si è mai affievolito, anche se negli ultimi lustri era diventata preponderante la sua passione per il basket e la Juvecaserta. Certamente, su tale passione aveva influito lo stretto legame con il cavaliere del lavoro Gianni Maggiò, uno dei tanti benefattori dell’istituto fondato da don Mario, ma anche una persona con cui condivideva una visione di sviluppo della città di Caserta e del territorio provinciale che, purtroppo, la comunità locale non sempre ha saputo cogliere. E questo amore condiviso per il territorio casertano insieme alle difficoltà incontrate nel tentativo di attuarlo praticamente costituì il senso dell’orazione tenuta in occasione dei funerali del compianto cav. Maggiò celebrati proprio nella Chiesa di San Antonio ed officiati dallo stesso don Mario, visibilmente coinvolto sul piano emotivo. Certamente la vicinanza a Gianni Maggiò aveva accentuato la passione cestistica, che però aveva origini molto più antiche se consideriamo che, in effetti, la Juvecaserta ed il basket casertano sono nati, in pratica, nella palestra del Liceo Giannone, contiguo all’edificio dell’Orfanatrofio. Anzi, in origine, l’ala adibita a sede dell’orfanatrofio costituiva un tutt’uno con i locali della scuola Giannone. Era, perciò, naturale per don Mario e per gli ospiti del suo orfanatrofio, frequentare il campo di basket, anche se, in realtà, la diretta partecipazione del sacerdote alla vita cestistica della Juvecaserta trovò la sua continuità soprattutto con l’avvento della famiglia Maggiò alla guida del club bianconero. E la vicinanza di don Mario non era limitata solo ed esclusivamente alla presenza domenica sulle tribune prima del palasport di viale Medaglie d’oro e, poi, del Palamaggiò; una presenza diventata costante e tale da essere unanimemente riconosciuta. E così nessuno, arbitri compresi, ebbe niente da ridire quando al Forum di Milano, durante la gara che assegnò lo scudetto alla Juvecaserta – l’unico vinto da una società a sud di Roma nell’intera storia del movimento cestistico italiano – nessuno, dicevamo, contestò la presenza di don Mario vicino alla panchina della squadra bianconera a condividere lo stress e la gioia, della storica vittoria casertana. Una presenza, accanto alla panchina, che i regolamenti del basket vietano. Nessuno, però, ebbe l’ardire di avvicinarsi a don Mario: il suo carisma, unito alla stima che era riuscito a crearsi nel mondo del basket anche con arbitri e dirigenti delle formazioni avversarie della Juvecaserta, era tale che nessuno l’avrebbe mai invitato a spostarsi da lì. Ma, come detto, la vicinanza di don Mario alla Juvecaserta non è mai stata limitata alla sola presenza domenicale, ma anche alla condivisione di momenti importanti della vita dei giocatori bianconeri. Una presenza costante, ma discreta, sempre proiettata alla diffusione del messaggio evangelico. E non è stato certamente un caso che sia stato Don Mario ad impartire negli anni ottanta il sacramento del Battesimo a Georgui Glouchkov, il gigante bulgaro della Juvecaserta, che è stato il primo cestista europeo ingaggiato dalla Nba statunitense. Ed è stato sempre don Mario a cresimare lo stesso Glouchkov ed unirlo in matrimonio con la casertana Lucia Cipolletta, battezzandone, poi, le figliolette Andrea e Nicole. Particolarmente stretto è stato il rapporto di don Mario con Oscar Schmidt, l’asso brasiliano giunto a Caserta nei primi anni ottanta e protagonista assoluto della storia e dei primi, grandi successi della Juvecaserta. Il loro legame si è estrinsecato fuori e dentro il campo di gioco e don Mario fu quanto mai felice di poter battezzare nella sua Chiesa di san Antonio Felipe Victorino Schmidt, il primogenito di Oscar e di sua moglie Cristina. Il legame di don Mario con il mondo del basket è stato tanto stretto che lo ha spinto anche a realizzare, nell’opera parrocchiale annessa alla struttura dell’Orfanatrofio, un campo per il gioco del basket, rendendosi anche promotore, alla fine degli anni ottanta, del trasferimento di una società cestistica che perseguisse l’obiettivo di impegnare il tempo libero dei ragazzi della parrocchia. Ovviamente, la denominazione non poteva essere diversa da “San Antonio basket” con l’organizzazione affidata ad amici dell’Istituto coordinati da Gianni Di Vivo e con il sostegno economico di Emma Capomazza Miscuzzi allora contitolare di una concessionaria auto casertana. La squadra di don Mario, accanto all’attività rivolta ai giovanissimi della parrocchia ed ai piccolissimi inquadrati nel centro minibasket, fece rilevare anche buoni risultati non solo a livello giovanile con la conquista di alcuni titoli provinciali e regionali, ma anche a livello senior con la partecipazione a vari campionati di serie C in veste di protagonisti tanto da meritarsi anche un invito di iscrizione alla serie B2 , prima di chiudere l’attività in coincidenza con la diminuzione delle risorse economiche, ma soprattutto essendo venuta meno la spinta di un don Mario, ormai avanti negli anni. Una testimonianza puntuale, assidua oltre che perfettamente rispondente a quel concetto di apostolato e di sport, sintetizzato da Papa Benedetto XVI nel 2014: nell’espressione “Uno sport che voglia avere un senso pieno per chi lo pratica deve essere sempre a servizio della persona. La posta in gioco allora non è solo il rispetto delle regole, ma la visione dell’uomo, dell’uomo che fa sport e che, al tempo stesso, ha bisogno di educazione, di spiritualità e di valori trascendenti”».
Ad integrazione della testimonianza ed in relazione a Felipe Victorino Schmidt si aggiunga che in effetti di recente in un articolo dal titolo «Oscar: “Che emozione tornare a Caserta”», su Megabasket ed on line disponibile al link https://www.megabasket.it/2016/11/16/it/serie-a/oscar-che-emozione-tornare-a-caserta/, l’atleta racconta: «Sono tanti i momenti belli della mia vita – sottolinea – quelli di Caserta sono stati indimenticabili, non solo come cestista, ma anche come uomo e come padre». Il suo primogenito Felipe è stato battezzato dall’indimenticabile don Mario Vallarelli, che era la guida spirituale della Juvecaserta. Ed è stato proprio Felipe dalle sue pagine di Facebook a dare la notizia che i suoi genitori sarebbero tornati a dicembre in Italia. «Io sarei rimasto avivere sempre a Caserta – ha sempre detto e ripetuto Oscar – fra quella gente meravigliosa che mi ha amato e che ho amato e continuo a farlo perché il tempo non cancella né sentimenti né emozioni. Che partite abbiamo disputato! Come quella contro la squadra di Sabonis, quelle che ci hanno portato alla promozione in A1, ma anche quelle perse, come la finale di Atene che mi brucia ancora».
[56] Ecco la Testimonianza del dott. Gianfranco Maggiò che si ringrazia: « Don Mario Vallarelli è stato un grande amico di mio Padre ed amico mio . Mi legano alla sua memoria ricordi di commozione e di tenerezza . Al funerale di mio Padre , emotivamente partecipe quanto noi della famiglia . Al battesimo di Giorgio Glouckov , di cui sono stato padrino , allorquando dovette salire tre scalini del sagrato della Chiesa di S. Antonio per poterlo ungere con l’olio santo . Ed il 21 maggio del 91 : verso la fine della partita , nella confusione che si era creata , io non fui in grado di raggiungere il parquet . Lui , invece , era lì con la squadra e certamente è stato meglio così».
[57] Ecco la Testimonianza di Giovanni Di Vivo che si ringrazia: «Sono passati già dodici anni da quando, il 6 maggio 2006, don Mario Vallarelli ci ha lasciati. Il ricordo della prima volta che ebbi l’onore di conoscerlo è però sempre vivissimo in me. Ho incontrato mons. Mario Vallarelli, nel lontano 1989, nel Seminario Vescovile di Caserta, dove mi trovavo in occasione dell’evento conclusivo delle attività sportive (basket) dell’oratorio Sant’Augusto, fondato nel 1985 dal sac. don Valentino Picazio, Rettore del Seminario e da Mons. Pietro Farina divenuto poi Vescovo di Caserta. A chiusura delle attività era consuetudine che fosse presente il Vescovo reggente che, in quell’occasione, nel ringraziare tutti coloro che si erano profusi per la buona riuscita delle attività oratoriali, comunicò che, suo malgrado, le attività non sarebbero continuate nella successiva stagione, dal momento che l’Oratorio era destinato esclusivamente ad attività di studio e riflessione per i giovani seminaristi.
A questa notizia, nel ringraziare il Vescovo per l’ospitalità sino ad allora offertaci, precisai che, a mio parere, in una città nella quale c’era penuria di luoghi di aggregazione per i giovani, il Seminario poteva e doveva essere messo a disposizione anche per lo sport, attività educativa per eccellenza, che permette di raggiungere la maturità con leggerezza e piacere in quanto attività rigenerante, ludica e formativa.
A tali mie parole Mons. Vallarelli mi si avvicinò e disse: “ti invito a venire presso il Centro Sociale S. Antonio dive ci sono le pietre ma mancano le anime”.
Capii subito che don Mario aveva, in tal modo, manifestato la propria disponibilità ad accogliere, presso il Centro Sociale S. Antonio, le attività sportive oratoriali.
La proposta di don Mario si rivelò una vera e propria manna dal cielo perché permise di continuare le attività sportive legate al gioco del basket e, con l’intervento propositivo di don Valentino Picazio e mons. Farina, consenti la costituzione della Polisportiva S. Antonio affiliata alla FIP (Federazione Italiana Pallaccanestro).
La Polisportiva, sotto la direzione di don Mario Vallarelli, padre spirituale dello sport casertano, divenne vivaio per il Basket del capoluogo, raggiungendo prestigiosi traguardi anche a livello nazionale».
[58] Per un approfondimento su don Mario Vallarelli e il basket si rimanda anche alla pubblicazione di Romano Piccolo, “Caserta capitale europea del basket”, Edizioni L’Aperia, Caserta 2011. La stessa casa editrice pubblica anche il Settimanale “Il Caffè” e per lo stesso si rimanda per approfondimento all’edizioni:
n. 33 (719) Anno XVI 27 settembre 2013 ( qui si ricorda come la Juvecaserta nasca nel 1951 e …. «Così cominciò il cammino della Juvecaserta che fu ospitata nell’unico impianto, quello della Palestra Giannone, con gli orfanelli di Don Mario Vallarelli spettatori fissi insieme a un centinaio di casertani più curiosi che tifosi»); n. 13 Anno XVII del 4 aprile 2014; n. 26 Anno XIX del 1° luglio 2016; n. 37 Anno XIX del 28 ottobre 2016.
[59] Questi nella sua rubrica “Racconti da Caserta (dal dopoguerra ad oggi) sul Settimanale “Il Caffè” (n. 28 Anno XIX del 15 luglio 2016, pag. 4) ricorda “Don Mario”: « A Caserta, come in tutte le città italiane, il dopoguerra vide una fioritura di sacerdoti che bene o male erano costretti a scendere in campo per confortare soprattutto gente che usciva dagli incubi di bombardamenti, di sirene, di passaggi in città di carri armati, di saccheggi dei tedeschi che scappavano, e tante di queste cose orribili. Spesso la parola del clero era di grande conforto per chi aveva perduto parenti, case e tanto altro. Qualcuno di loro, come Don Ferdinando Villani, diede origine alle Girl scout, le Guide con le Coccinelle, mentre ai Salesiani trovarono casa gli Esploratori, con Lupetti e Rover. Ma altri si interessarono agli orfani, che erano proprio tanti e i più sbandati della città. Dopo le tragedie provocate dalla infame guerra, erano molti i piccoli orfani rimasti senza niente in assoluto. Senza genitori, senza casa e senza una lira. Come al nord Don Gnocchi si prendeva cura dei mutilatini, così a Maddaloni Don Salvatore D’Angelo raccolse intorno a sé, togliendoli alla strada, decine di orfani, e cominciò a dar principio al progetto de “Il Villaggio dei Ragazzi” nel pieno centro di Maddaloni. Suo nume tutelare fu Giulio Andreotti, che faceva del Villaggio un punto d’onore per sé e per la Democrazia Cristiana. Addirittura si ricorda che Maddaloni fu tappa di un arrivo del Giro d’Italia, con tutti i girini ospitati nel Villaggio. La potente mano di Belzebù Andretti arrivava dovunque… Anche Caserta ebbe il suo grandissimo sacerdote che, in qualità di parroco di Sant’Antonio, in Via Giannone raccolse tanti orfanelli e li fece crescere alle spalle della chiesa, inventando dal niente un’officina, in modo da insegnare un mestiere agli orfani, una falegnameria guidata dal mitico Tonino Ronzo, figlio d’arte, e poi comode camerate e refettori, e finanche una banda musicale. Anche Don Mario fu supportato dai politici della città, la più democristiana di sempre in Italia, e mai la politica fu tanto benedetta. L’Orfanatrofio Sant’Antonio era un fiore all’occhiello di Caserta e Don Mario fu amato dall’intera città. Alle opere meritorie Don Mario affiancò la sua casertanità, nel senso più stretto della parola, e divenne il Padre Spirituale di tutti i club sportivi della città, primi fra tutti ovviamente Casertana Calcio e Juvecaserta. Gianfranco Maggiò lo volle vicino a lui a Milano nel giorno dello scudetto, e non ci furono a Caserta avvenimenti sportivi di rilievo senza la sua presenza. Ancora, la sua passione per il basket era tale che, con l’aiuto dei fedelissimi Emilio e Giovanni Di Vivo, dietro la chiesa di S. Antonio, Don Mario costruì un campo di basket dove crescere i giovani casertani, e organizzò le cose talmente bene da fondare un altro polo cestistico della città, costruendo una squadra che giunse a un passo dalla serie B. Ma ancora prima, nei primi anni 50, quando il campo era quello della mitica Palestra Giannone e si trovava proprio di fronte all’entrata, tutti i primi tifosi della Juvecaserta ricordano che noi atleti bianconeri giocavamo anche con il tifo degli orfanelli, che Don Mario faceva salire dal giardino fin sul muro di cinta. In piedi, apparivano uno alla volta e noi ci sentivamo sostenuti da quei meravigliosi angioletti di Sant’Antonio e il loro tifo era troppo bello… ».
[60] Nel corso delle mie indagini conoscitive alla scoperta della figura di don Mario e delle sue opere ho scovato, nell’ottica della città che sostiene le sue opere, anche chi, in occasioni di fatti luttuosi, chiede di potermi esprimere il proprio cordoglio sostenendo la causa dell’Orfanotrofio di Sant’Antonio di Caserta. Il riferimento specifico è alla morte di Raffaele Cappiello, già Procuratore Generale della Corte dei Conti morto nel marzo 2004.
[61] Testimonianza dell’avv. Maurizio Gallicola: Dell’avvocato Gallicola è stato già offerto un primo contributo in occasione del precedente articolo riprendendo un pezzo dal titolo “Codacons: «Ricordiamo Don Vallarelli»” del 20 agosto del 2011 apparso sulle colonne del quotidiano “Corriere del Mezzogiorno”[61]. Segue la nuova testimonianza:
« Accolgo con piacere l’invito rivoltomi nel ricordare don Mario Vallarelli in occasione del primo centenario della nascita. Chi mi conosce sa che sono abbastanza schietto e per questo, da casertano, rivolgo un ringraziamento a Michele Schioppa perché da non casertano, maddalonese d’origine e residente nel varesotto da un po’ di tempo da come ho avuto modo di apprendere, è stato ed è l’unico che si preoccupa del ricordo e valorizzazione della figura di don Mario Vallarelli. Lui, da qualche settimana a questa parte, sta mettendo al centro dell’informazione il ricordo di don Mario recuperando un ventennio di occultamento del ruolo e funzione del sacerdote, sia negli ultimi anno di vita che post morte. Una dimenticanza della città al sacerdote protagonista della città, perché partecipe alla valorizzazione della casertanità e di Caserta, risultato di un ventennio e più di guida non casertana, della non casertanità, della città e della sua chiesa, a livello diocesano ancora ancora qualcuno lo ricorda e gli dedica messa in suffragio come nel caso di don Valentino Picazio all’eremo di San Vitaliano. Ecco qui il senso del mio ringraziamento, se Caserta non ricorda più i suoi, affidandosi tra l’altro alla guida della città e provincia a chi non è casertano e per la casertanità, c’è bisogno che da fuori qualcuno venga a ricordarci le radici e le personalità pilastro della nostra società casertana.
Mi piacere ricordare come qualche anno fa, mi impegnai, attraverso il G.A.P. (“Associazione Genitori, Professori,ed ex Alunni Scuola Media Statale Pietro Giannonedi Caserta”, di cui sono fondatore e presidente) diedi vita al premio “bontà” intitolato a “don Mario Vallarelli” che quest’anno è giunto alla sua decida edizione, destinato a quel bambino/bambina che si distingue a supporto e sostegno di uno o più compagni. La scelta del bambino da premiare è fatta stesso dai compagni. Ebbene, mio malgrado che va registrato come unico evento/momento in memoria del sacerdote don Mario Vallarelli.
Don Mario nel tempo ha avuto la forza e la determinazione già negli anni del primo dopo guerra di creare una struttura funzionale al territorio e ai suoi bisogni e nel tempo e riuscito a formare e occupare migliaia di casertani, salvo poi essere “lasciato solo” gli ultimi anni di vita allorquando si è iniziato a pensare pi utile destinare i locali che hanno visto la formazione di diverse generazioni a un centro commerciale, progetto mai decollato del tutto. Chissà, con il senno di poi, forse se questa ipotesi si fosse concretizzata con una intitolazione a lui, magari, oggi si parlerebbe di più della sua persona e gesta. Ma è solo una ipotesi, un pensiero ad alta voce.
Don Mario ha rappresentato ed è la casertanità, se non altro perché la sua residenza era, con frequenza quotidiana, per lo più serale, metà dei politici e delle persone in vista del territorio cittadino ed ancora provinciale. Discorso a parte per il giorno del suo onomastico, il 19 gennaio di ogni anno la festa di San Mario a Caserta significava passarla da don Mario con personalità, politici, senatore Santonastaso in primis, imprenditori, personalità della Chiesa, della Cultura, delle Arti, delle Scienze e chi più ne ha più ne metta. Ricordo le mie partecipazioni anche in qualità di consigliere provinciale della DC. Si può dire che era più vissuta, in Città, la festa di San Mario da don Mario Vallarelli che quella di San Sebastiano a largo Sant’Agostino con i rappresentanti della città in occasione della festa del Santo Patrono. Discorso a parte per l’altra Santa Patrona Sant’Anna in quanto vista la residenza da piccolo di don Mario ne “La Santella” e il rapporto della strada con la Madre della Madonna questa aveva sempre un ruolo di primo piano.
Ricordi da piccolo vedono don Mario, al tempo in cui mio padre Vincenzo fu sindaco a Caserta, essere consultato anche con una certa frequenza, che sfiorava la quotidianità, perché era fortemente considerato il suo parere e contributo d’idee. Parlo in anni in cui si progettava per una Città migliore, per la crescita e per il futuro. Abbandonato questo scopo principale, e messa da parte la “luce” irradiata da don Mario le conseguenze sono state … sono sotto gli occhi di tutti i risultati della guida dell’ultimo ventennio della città della Reggia. Non c’è più quella città capace di investire nel futuro, capace di protestare …
Protestare in modo pacifico ma determinato allo stesso tempo come accadde sul finire degli anni ’80 allorquando si doveva destinare l’Università a Caserta o a Benevento; don Mario per settimane e mesi non perdeva occasione nel corso della sua omelia domenicale di insistere sulla necessità e opportunità per la Città di Caserta di avere un Ateneo proprio. Ebbene, la scelta cadde su Benevento e don Mario si fece promotore e organizzatore di una Marcia nella città per svegliare gli animi e portare avanti il progetto di una Università casertana; forse se oggi esiste l’Università a Caserta, al di là dell’impegno degli anni ’90 che ha visto altri illustri sostenitori del progetto, il merito è anche di don Mario e di quanti con lui hanno cercato in tanti decenni di investire nella Città di Caserta.
Il rapporto tra la mia famiglia è don Mario si è andato sancendo nella celebrazione di ogni ricorrenza e sacramento ed è stato un sodalizio sincero consolida dosi anche nei momenti importanti per la città e a tal proposito mi è vivo il ricordo di una foto che vede i miei genitori e il presidente della Repubblica Italiana Leone in visita a Caserta ove compare con loro proprio don Mario a suggellare la sua presenza e ruolo nella Caserta dei tempi d’oro, nella Caserta che fino agli anni ’90 era fiore all’occhiello del Mezzogiorno e viveva di un certo reddito tale per il quale era possibile fare donazioni a don Mario e alle suo opere, in primis quella dell’Orfanotrofio, che diversamente non sarebbe potuto portare avanti la sua missione. Diversamente da altre realtà del territorio, si veda a esempio il Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni che con don Salvatore d’Angelo riusciva a veicolare, anche con le sue qualità politiche e relazionali ad alti livelli, somme dal pubblico e privato e da Roma, don Mario è riuscito nella sua opera grazie alla sua identificazione con la casertanità. E, la Caserta doc fino agli anni ’90 sosteneva, anche economicamente, la casertanità perché il suo impegno era riconosciuto e riconducibile all’identità di Caserta. Del resto uno dei pregi di don Mario era proprio quello di gestire una grande opera, con spese colossali, grazie alle sue capacità e al lavoro quotidiano.
Personalmente sono due gli episodi che mi piace ricordare vissuti con don Mario. Il primo fu il viaggio a Milano per lo scudetto della nostra squadra di Pallaccanestro e ricordo vivamente come nel viaggio di ritorno piangeva come un bambino per la felicità dell’impresa raggiunta. Don Mario si è sempre adoperato per la Juvecaserta e per la Casertana.
Il secondo, credo siamo nel 1994, allorquando da assessore provinciale di Caserta, con tutta la squadra della DC, a fronte di deficit di bilancio al fine di evitare che i problemi di bilancio comportassero ben altre conseguenze, fummo costretti a tagliare delle voci di assistenza alle opere e attività del territorio. Ricordo che fino all’anno prima all’Orfanotrofio di Sant’Antonio e attività di don Mario erano assegnati all’incirca 400 milioni di lire mentre ad esempio alla Fondazione Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni di don Salvatore d’Angelo un miliardo di lire. Ebbene, come DC, considerata l’importanza di queste opere e la difficile responsabilità e scelta di cui ci faceva carico, informammo gli interessati. Don Mario con il sorriso capì la situazione, don Salvatore scatenò l’impossibile … Sta di fatto anche ancora per quell’anno concedemmo ad entrambi, credo, la metà della cifra in bilancio e dall’anno successivo nulla più.
Questo era don Mario, una figura che rappresenta la casertanità da riscoprire».
Ad integrazione della testimonianza ricordo che con il titolo “Codacons: «Ricordiamo Don Vallarelli»” il 20 agosto del 2011 appare sul Corriere del Mezzogiorno un articolo monito della Codacons che ne rispolvera la memoria per la dedicazione di una strada: « La città e i nuovi toponimi, un dibattito aperto. Dice Maurizio Gallicola, presidente dell’ associazione consumatori Codacons: «Buona l’ iniziativa anticipata dal sindaco Del Gaudio per la intitolazione di strade a personaggi casertani scomparsi che si sono distinti in attività politico-amministrative, nell’ associazionismo e in altri settori. E concordo sui due primi nomi, i senatori Giuseppe Santonastaso della Dc e Carmine De Santis del Ccd. Ma, per favore, non dimentichiamo Don Mario Vallarelli, il fondatore dell’ Orfanotrofio Sant’ Antonio, istituzione che nell’ immediato dopoguerra fu fonte di sostentamento per tanti bambini, supporto di famiglie disagiate e, in seguito, scuola di avviamento al lavoro. Il nome del sacerdote scomparso nel 2006, carissimo a tante generazioni di casertani, non è stato associato nemmeno al centro sportivo e sociale annesso alla chiesa di cui fu per decenni parroco. Credo che la sua opera e la sua paciosa figura vadano ricordate anche con una tabella stradale». Maurizio Gallicola, già consigliere provinciale, è figlio dell’ avvocato Vincenzo che fu sindaco e al quale è intitolata la strada che si diparte da via Caduti sul Lavoro. Nomi da suggerire all’ amministrazione? La domanda è per Michele De Simone, presidente provinciale del Coni e anche ex amministratore comunale, che dice: «Penso a due figure di consiglieri comunali e di attivissimi uomini di sport: Giulio Giordano, in consiglio con il gruppo dell’ Msi, professore di Educazione Fisica al “Giannone”, cronometrista della Fidal. Poi Guido Ascione, in consiglio col Pli, cronometrista con Giordano alle Olimpiadi di Roma e, in seguito, presidente dell’ Unione Industriali e della Camera di Commercio. Ma per restare in ambito sportivo, come non ricordare anche il professore Rodolfo Iodice, fondatore del gruppo schermistico che ancora oggi annovera campioni nazionali di varie categorie? Infine, Gianni Maggiò, l’ uomo che col basket ha portato il none di Caserta nel mondo?». Al Comune c’ è da tempo una proposta del Coni per la intitolazione di strade agli ex presidenti Donato Messore, Egidio Amato, Michele Accinni sotto la cui gestione Caserta ha espresso campioni di fama nazionale. La lista è lunga, il lavoro è tutto per la giunta comunale e per la commissione toponomastica».
[62] L’amico Arturo Cerreto mi riferisce che ha uno splendido ricordo di don Mario, “uomo mite e dall’animo nobile”, ricordando ancora che quando l’Orfanotrofio cessò di esistere, concesse alcune stanze alla sottosezione U.n.i.t.a.l.s.i. di Caserta per svolgervi le proprie attività. E qui il sodalizio è rimasto fino a dopo la sua morte. Furono organizzati anche alcuni convegni nel centro sportivo annesso, all’epoca diretto dalla dott.ssa Carmela Ievoli.
[63] Dalla rassegna stampa, anche on line, che si può fare circa le opere di sostegno al sociale di don Mario si riscontra la sua partecipazione a sostegno di queste e alla messa a disposizione dei suoi spazi e attrezzature, e a tal proposito a titolo esemplificativo si ricorda questa disponibilità nel tempo al C.I.F..
[64] Michele De Simone, “Settembre al Borgo 40 anni di storia di un festival”, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2010, pagg. 55-57: «TONI SERVILLO E LA NORMA ALLAVACCHERIA La dodicesima edizione, dal 25 agosto al 7 settembre 1982, è caratterizzata – nella conferma del festival a due piazze (Casertavecchia e San Leucio), che vede in prima linea anche l’allora assessore comunale al turismo e spettacolo Nicola Tronco – da un evento «storico»:l’esecuzione di un’originale edizione della Norma,ovviamente tratta dall’opera di Vincenzo Bellini,realizzata a cura del Teatro Studio di Caserta su progetto e regia di Toni Servillo. Nella inedita cornice della Vaccheria,tra musiche ad altissimo volume grazie alla fonia di Bernardo Papa,colonne di luce a illuminare la vallata con le fotoelettriche fornite dal Genio Militare, sulla terrazza-belvedere antistante l’antico casino di caccia borbonico e lo stesso fabbricato utilizzato come fondale e quinta dello spettacolo,i ragazzi del Teatro Studio realizzano una performance indimenticabile per suggestione,tensione emotiva, sorpresa. Scorrendo i nomi degli interpreti e dei tecnici si può affermare che quei giovani sono poi diventati l’intellighenzia artistica casertana:con Toni Servillo,tra gli altri c’erano Roberto De Francesco,Mario Tronco,Claudio Vecchio,Matteo De Simone, Eugenio Tescione, Antonio De Crescenzo, Beniamino Servino, Alessandro Leggiadro, Riccardo Ragazzino. E le foto di scena erano già di un emergente Fabio Donato. Una serata da incanto in un luogo magico,su cui aleggiava la presenza di don Mario Vallarelli, parroco di Sant’Antonio a Caserta,ma anche patron dell’antica tenuta borbonica della Vaccheria, dove d’estate ospitava i ragazzi dell’orfanotrofio e dove aveva realizzato,in una specie di fattoria vecchio stile, un allevamento specializzato,quello del tipico maialino nero della razza casertana. La stalla o,meglio,il porcile, si trovava proprio nel terreno posto al di sotto del balcone che circondava quella specie di terrazzo-aia prospiciente il casino di caccia,dove si svolgeva parte dell’azione della Norma di Toni Servillo. E,tra sapidi effluvi e qualche grugnito dei «pelatielli»,a un certo punto Casta diva con il suo incanto riempie la valle di sonorità che,poi,salgono verso la montagna e,in alto,verso il cielo,l’eterno. Una sensazione,per chi era presente quella sera,di esaltante e commovente suggestione».
[65] Tra le altre cose, questa guida, è disponibile on line al link https://issuu.com/ecodiaversa/docs/reggia-di-caserta-ebook .
[66] In effetti qui diventa interessante il confronto con l’altra tipografia dell’opera assistenziale dei minori della Diocesi di Caserta, quella di don Salvatore d’Angelo ovvero la Tipografia della Fondazione Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni dal cui laboratorio sono uscite pubblicazioni per la stessa Fondazione (giornale interno o ancora il Corriere dalla Campania, opuscoletti di presentazione delle attività, di eventi specifichi o ricorrenze come quello del 40esimo della fondazione dell’opera), per la locale Pro Loco (come le guide, le rassegne tipo quella western e altri momenti di promozione locale), per il locale Gruppo Archeologico Calatino (guide, piccole pubblicazioni come quelle della chiesa di San Luca), per altri personaggi (si veda il ricordo a Franco Imposimato con tutti i suoi disegni dopo la morte), sodalizi cittadini, istituzioni (molto sono gli opuscoletti per conto del comune ed in particolare per la Biblioteca comunale come ristampe, pubblicazione di relazioni etc) ed eventi come quelli della presenza del Giro d’Italia, ed altre pubblicazioni monografiche e raccolte. Non si dimentichi poi la presenza e disponibilità della medesima tipografia nei confronti della Diocesi di Caserta, e qui non si può che ricorda gli atti del gennaio 1989, allorquando dal giorno 28 al giorno 31, il Vescovo di Caserta, Mons. Cuccarese, indisse e tenne il Convegno Ecclesiale in Diocesi.
Dalla stessa catalogazione di Andrisani per la tipografia del “Villaggio dei Ragazzi” di Maddaloni si hanno le seguenti citazioni con riferimento delle opere edite nel catalogo: «TdL 689; X 20; XXIII 69, 70, 145, 172, 236, 556; XXVII 2; XXIX 6, XXX 1, LI 27, 35, 36, 38, 48, 84, 127; LII 180».
[67] La tipografia per qualche tempo ha edito anche il Bollettino Diocesano della Diocesi di Caserta numero 4 del gennaio aprile 1967, con la dicitura “Tipografia Orfanotrofio Maschile S. ANTONIO – Caserta”. Con il 1968 il bollettino, che intanto è diventato delle diocesi di Caserta e Alife, il n. 6 gennaio maggio 1968 è ancora edito da don Mario.Un anno dopo, con il citato n. 8 del 1969 del bollettino, a stampare lo stesso è la Tipografia Ernesto Farina di Caserta. Non avendo tutti i bollettini al momento a disposizione non è possibile offrire a riguardo ulteriori considerazioni.
[68] Sul social facebook, in commento al post del centenario condiviso sul suo profilo personale dalla pagina di don Mario a cura si Sirio Vallarelli, Rosa D’Errico ricorda che suo zio, Fausto Bianchi, alto funzionario del Vaticano, era amico e frequentante del sacerdote in occasione delle sue visite a Caserta.
[69] All’evento sono presenti gli orfani degli istituti maddalonesi “Giordano Bruno” e “Villaggio dei Ragazzi”, degli istituti casertani dell’Orfanotrofio “Sant’Antonio” e dell’Istituto “San Giuseppe”, spostandoci verso San Nicola La strada intervenne il “Santa Maria delle Grazie”, il “Papale” di Santa Maria Capua Vetere, i “Beniamini di San Francesco” di Aversa e quelli dell’“Izzo” di Calvi Risorta.
[70] Si vedano gli “Acta Apostolicae Sedis” (“Atti della Sede apostolica”) Stampato in Vaticano nel 1986 n. 78. Sempre il 14 novembre 1985 diventano Prelati d’Onore di Sua Santità anche mons. Domenico Toscano e Mons. Pietro Farina mentre, diventa Cappellano di Sua Santità, sempre il 14 novembre 1985 il sacerdote don Antonio Pasquariello. Tutti della Diocesi di Caserta.
[71] Si vedano gli “Acta Apostolicae Sedis” (“Atti della Sede apostolica”) Stampato in Vaticano nel 1960 n. 52. Camerieri segreti soprannumerari di Sua Santità il giorno 8 luglio 1960 per la Diocesi di Caserta furono nominati Mons. Carrese Salvatore, Mons. Coppola Francesco, Mons. De Sario Cataldo, Mons. Padula Oreste, Mons. Rossetti Elpidio, Mons. Vallarelli Mario, e Mons. Villani Ferdinando-
[72] Si vedano gli “Acta Apostolicae Sedis” (“Atti della Sede apostolica”) Stampato in Vaticano nel 1966 n. 58. In questa raccolta di atti si legge che con Biglietti della Segreteria di Stato il Santo Padre Paolo VI, felicemente regnante, si è degnato di nominare: Camerieri segreti soprannumerari di Sua Santità il giorno 11 gennaio 1966 Mons. Busacca Pasquale, Mons. Carrese Salvatore, Mons. Ciangiola Eligio, Mons. De Sario Cataldo, Mons. Merola Raffaele, Monsig. Padula Oreste, Mons. Ristoro Giuliano, Monsig. Rossetti Elpidio, Mons. Saggese Raffaele, Mons. Suppa Nicola, Mons. Vallarelli Mario e Mons. Villano Ferdinando, tutti della Diocesi di Caserta.
[73] Camerieri segreti soprannumerari di Sua Santità è una nomina onorifica ed è legata al pontefice che la ha concessa, che dopo il 1968, con il “motu proprio” Pontificalis Domus del 28 marzo 1968, di papa Paolo VI, assunse la denominazione di cappellano di sua Santità con cui si acquista anche il titolo di monsignore.
[74] Un particolare legame don Mario lo aveva anche con la rappresentanza femminile del Rotary, infatti, l’ International Inner Wheel casertana era solita fare doni agli orfanelli in occasione del natale. Si ricorda che l’International Inner Wheel è un’associazione femminile strettamente legata al Rotary di cui condivide ideali, finalità e obiettivi. Nel corso della mia ricerca di fonti sulla figura di don Mario e delle sue opere mi sono nuovamente imbattuto nella lettura del Settimanale Il Caffè di Caserta, del 10 gennaio 2003 (Anno VI Numero 2 – 228) dove ha subito attirato la mia attenzione un articolo di Carlo Roberto Sciascia dal titolo “Per i ragazzi del Sant’Antonio una serata da ricordare – Grazie all’Inner Wheel e Rosso Pomodoro”. Ecco qualche stralcio dell’articolo: «Come ogni anno, l’Inner Wheel ha tenuto la tradizionale consegna dei doni natalizi a tutti i ragazzi ospiti dell’Istituto Sant’Antonio di Caserta di don Mario Vallarelli; la manifestazione si è tenuta nello stesso complesso presso il Centro Sociale, ove è situata la sede del club. All’insegna dell’esultanza generale dei ragazzi è avvenuta la consegna dei pacchi natalizi da parte della Presidente Myriam Sciascia Lombardi, delle past President Dina De Iorio, Mariolina Merola ed Elly Zambrano, e delle socie Maria Busacca, Chiara Ghidelli e Laura Castagna.
Al termine, secondo rituale oramai consueto, i convenuti si sono recati in una pizzeria per una serata festosa e giovane, piena di divertimento e allegria; quest’anno a scelta è ricaduta sulla pizzeria “Rosso Pomodoro” di via Maielli […]. Quando, al termine della cena, le socie presenti dell’Inner Wheel si sono presentate ai proprietari per saldare il conto di quella riuscita serata hanno avuto la gradita sorpresa di sentirsi dire che per il Santo Natale la pizzeria Rosso Pomodoro voleva avere il piacere di offrire la cena a tutti quei bravi ragazzi dell’Istituto Sant’Antonio».
[75] Gli studenti del Liceo Classico Giannone, in particolare i ragazzi della VB. qualche hanno fatto hanno prodotto un video, disponibile in rete ed in particolare nel gruppo facebook “Caserta Retrò” intitolato “La Firma della resa 29 aprile 1945” in cui viene riportata anche l’esperienza, l’attività e qualche foto di don Mario e i suoi orfanelli. Coordinatori e referenti di progetto furono le prof.sse Patrizia Vastano e Patrizia Attanasio con la collaborazione della prof.ssa Maria Sagliocco.
[76] E anche in questa occasione il ricordo, anche del parroco pro tempore don Claudio Nutrito, è andato a don Mario che dal dopoguerra prima e dal 1972, essendo Vescovo di Caserta, l’arcivescovo mons. Vito Roberti, parrocchia con tanto zelo da parte di don Mario nei confronti del santo e della divulgazione della sua carità cristiana. Edè proprio in una lunga intervista (Quotidiano Il Mattino edizione di Caserta pag.32 “Girocittà Caserta” del 30 maggio 2019) al Vescovo di Caserta mons. Giovanni D’Alise e poi al parroco don Claudio Nutrito, che oltre a ricordare che il dono della reliquia è fata da padre Roberto Brandinelli (ministro provinciale dei frati minori conventuali della basilica di Padova) ed ancora a raccontare il tragitto dell’accoglienza e della permanenza, elenca le sorti della chiesa e lo stato di degrado a cui fece fronte don Mario per renderla degna delle celebrazioni liturgiche prima e poi tempio bello, arredato e pontificale poi.
[77] Sul loro portate compare l’articolo intitolato “Addio ad un grande cattolico” (link) dove si legge: «Addio ad un grande cattolico. Addio Don Mario, grande figura della chiesa cristiana a Caserta, emblematica figura di elevato spessore cattolico, padre e guida di intere generazioni casertane . Caserta sarà meno protetta, per l’assenza di questo grande religioso,la nostra chiesa casertana è oramai circondata da tanti emuli di Vitaliano Della Seta, dalla curia vescovile fino alle parrocchie di S: Nicola La Strada, che hanno dissoluto l’ humus sedimentato da sacerdoti come Don Mario Vallarelli, che stanno creando un senso di vuoto e di mancanza di riferimento. Ricorderemo sempre con affetto filiale questo rappresentante di Dio,ti rimpiangeremo all’infinito, paragonandoti a questi chierici cattocomunisti, eredi di don Paolo Bassi amico e stretto collaboratore dei massoni che scacciarono Sua Santità Pio IX da Roma. Proteggici dall’alto da queste basse figure che indossano indegnamente l’abito talare e’ che depauperano le radici cristiane e l’identità cattolica , nel nome della più becera delle globalizzazioni, chiedi al Signore Nostro Dio di riportarli sulla retta via. Addio a Don Mario Vallarelli, prete e Padre dei Casertani. Fiore Marro Movimento Neoborbonico».
[78] Si ringrazia don Romolo Gentile per aver creato il contatto con la famiglia Alois e consentito questa testimonianza e per altri contributi fotografici offerti a questo studio in memoria di don Mario Vallarelli.
[79] Tra le sue tante partecipazioni e attività, don Mario, tra il 1947 e il 1948 partecipa, come testimoniano fotografie dell’evento nel gruppo facebook “Caserta Nostra” [che con Francesco Benenato contribuisce alla salvaguardia e promozione del patrimonio fotografico e documentale casertano; altro gruppo in tal senso orientato è “Caserta Antica” che con Antonio Genovese offre lo stesse contributo oltre a fornire materiale per questo articolo] alla posa della prima pietra delle case popolari di via Patturelli, essendo sindaco Sebastiano Giaquinto , e alla presenza del Vescovo di Caserta mons. Bartolomeo Mangino.
[80] Don Mario Vallarelli è un sacerdote che vissuto la sua Chiesa di Caserta così come ricordano anche alcune pubblicazioni tra cui quella che lo lega a mons. Salvatore Carrese di cui fu compagno di studi: G. Aragonsa – A. Carrese – A. Carrese “Oltre il suo tempo”, Edizione La Saletta dell’Uva, 2016; o ancora L. Bernardo “Nel nome del Padre”, Pro loco San Nicola la Strada, dicembre 2009 a proposito della presa di possesso della parrocchia di Maria SS. della Pietà alla Rotonda di San Nicola la Strada, da parte di don Giuseppe Bartolucci, il 26 febbraio del 1967 alla presenza del Vescovo mons. Vito Roberti e altre autorità. In quella occasione don Giuseppe fu accompagnato a San Nicola la strada dal vescovo della sua diocesi di Urbania, mons. Anacleto Cazzaniga, mentre ad accoglierlo vi era il suo nuovo Vescovo, mons. Vito Roberti, con il sindaco Pinotto Landolfi.
[81] Nel corso dei suoi tanti anni di ministero sacerdotale e benefico don Mario è stato collaborato da tanti sacerdoti e tra questi vorrei ricordare padre Angelico dell’Immacolata (Andrea Marchetti), religioso passionista, noto missionario ed apprezzato sacerdote della Provincia passionista dell’Addolorata (Lazio Sud e Campania).
[82] Un contributo fotografico della serata lo ha pubblicato Gianluca Pota su GoldWebTv, poco dopo la santa messa delle 19 dello stesso 23 giugno 2018 con nota di redazione della stessa testata giornalistica avente per titolo “CASERTA. TUTTE LE FOTO. Chiesa S. Antonio gremita per il centenario di Don Mario Vallarelli”.
[83] Si ricorda ancora che per il suo impegno nell’ottobre del 2016 è stato insignito di un importante riconoscimento dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Antonio ventre, tra l’altro, ha attraversato la vita politica casertana da amministratore, da deputato e senatore della Repubblica.
Ecco il testo della motivazione con la quale il 21 ottobre 2016, all’interno dell’Auditorium del Ministero della Sanità, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla presenza del Ministro della Salute On.le Beatrice Lorenzin, ha conferito al Senatore Avv. Antonio Ventre la Medaglia d’Argento “Al Merito della Sanità Pubblica”: “Assoluto protagonista negli ultimi 50 anni nel campo della sanità pubblica in provincia di Caserta e non solo, si è distinto nello svolgimento della sua attività di gestione delle strutture sanitarie per capacità amministrativa e professionalità.
Grazie al suo impegno molte strutture hanno raggiunto livelli di massima efficienza”.
Ad accompagnare Antonio/Tamì Ventre sono stati il fratello On. Riccardo. Il Sen. Ventre ha ottenuto il prestigioso riconoscimento al termine dell’istruttoria congiunta compiuta dagli Uffici del Quirinale e del dicastero sugli incarichi ed sui ruoli rivestiti, sui risultati conseguiti, sugli atti e sulle iniziative da lui promosse nel corso della sua brillante ed intensa attività manageriale e dirigenziale svolta nel campo della sanità pubblica e per la sua crescita in termini di servizi e livelli assistenziali da assicurare all’utenza.
Un percorso lungo diversi anni che ha avuto come testimonial d’eccezione, nell’ambito del riconoscimento dell’onoreficenza repubblicana, l’ex Ministro alla Sanità, Maria Pia Garavaglia, e l’imprenditore casertano Nicola Arnone.
Lunga la carriera di Antonio/Tamì Ventre: Segretario Generale dell’Ospedale Civile di Caserta e dell’Ospedale dei Pellegrini di Napoli; é stato anche Direttore Generale dell’ASL Caserta 1, tanto da realizzare l’Unità di terapia intensiva coronarica dell’Ospedale di Piedimonte Matese; è stato Assessore provinciale alla Sanità, Senatore per due legislature e Deputato per altre due, nonché componente delle Commissioni parlamentari Sanità e d’inchiesta sulla P2.
[84] A tal proposito vale la pena ricordare che con sotto la sua guida l’Ospedale di Caserta, in pochi anni, raggiunse livelli tali di assistenza che lo collocarono ai primi posti nello scenario nazionale.
[85] Testimonianza di don Antonio Iazzetta: «Monsignor Mario VALLARELLI Pontecorvo 23 giugno 1918 – Caserta 06 maggio 2006 Primo Parroco di Sant’Antonio in Caserta Prelato Onorario di Sua Santità
Ricordare e rivivere la vita e le opere sacerdotali dell’eccellentissimo Monsignor Mario Vallarelli, fulgido esempio di sacerdote della Chiesa di Caserta per ingegno ed integrità di vita, nel primo centenario della Sua nascita (1918- 2018), è per me, giovane presbitero, un compito arduo e complesso.
Non solo la Chiesa casertana, ma tutta la società civile di Caserta e provincia, hanno nutrito e nutrono nei suoi confronti infiniti debiti di riconoscenza.
Nella qualità di primo Parroco della monumentale Chiesa di Sant’Antonio in Caserta, di Rettore dell’Orfanotrofio di Sant’Antonio, di animatore spirituale di varie associazioni Culturali, di Cappellano della Scuola Allievi della Polizia di Stato, Mons. Vallarelli, con semplicità e modestia, e con immensa umanità, ha profuso, a larghe mani, la benevolenza di Dio.
Egli non ha mai fatto sfoggio delle Sue notorie capacità culturali e comunicative camminando tra la gente operando il bene, senza esibizionismo, senza vanagloria, con la piena consapevolezza evangelica che il vero bene si realizza nel silenzio.
Molte persone e molte famiglie sono state beneficate dalla Sua amabile generosità e molti giovani hanno trovato in lui un Padre che li ha educati, istruiti ed avviati ad esercitare un mestiere.
Oggi li trovi ovunque e sono uomini temprati al senso del dovere e dell’onestà: tutti lo ricordano con dolce nostalgia e soprattutto con affetto filiale.
Aperto e disponibile, don Mario, ha sempre dimostrato una grande capacità di ascolto e, con saggezza e prudenza, suggeriva opportuni consigli, ai semplici e ai dotti, agli uomini di potere e agli operai, ai genitori e ai figli, agli anziani ed ai giovani.
Finchè il Signore non l’ha chiamato a sé, è rimasto sulla breccia e, pur con difficoltà deambulatorie, si faceva accompagnare nell’oratorio e in sacrestia per essere il Prete tra la gente, per dare conforto, per sostenere i deboli, per infondere pace nei cuori avviliti dalle frustrazioni della vita.
Mons. Vallarelli, molto ha ricevuto dalla Provvidenza dei ricchi e molto ha dato. Per sé non si è riservato mai nulla ed ha condotto un’esistenza modesta e francescana. L’unica stanza, a Sua disposizione, era insieme studio e camera da letto. Il Suo tavolo di lavoro, sempre stracolmo di carte, lasciava intendere una grossa mole di responsabilità amministrativa e di fitta comunicazione cartacea.
A prima vista, si rimaneva perplessi, ma don Mario, in quell’apparente disordine, riusciva a districarsi con abile maestria, ricordava sempre tutto, e sapeva sempre raggiungere tutti con magnanima liberalità. Dal Suo volto, sempre sorridente, traspariva l’espressione della Misericordia: riusciva a immedesimarsi nelle debolezze altrui e sapeva compatire senza mai ergersi a giudice di nessuno.
Questo aspetto della Sua figura sacerdotale mi ha sempre lasciato il segno e, al di là delle numerose attività create nell’oratorio per avviare all’esercizio di un mestiere i Suoi ragazzi, quali l’uso della tipografia, della falegnameria, per cui mi piace ricordare la Sua testimonianza di fede e di amore che ha lasciato in me – giovane presbitero che ebbe la fortuna di collaborare con Lui pastoralmente per circa dieci anni – e in quanti lo hanno conosciuto, anche solo di sfuggita.
Durante gli anni del Suo apostolato, non mancarono i riconoscimenti: l’8 luglio 1960 Cameriere Segreto Soprannumerario di S. Santità; creato Prelato Onorario il 13 novembre 1985 dal Papa San Giovanni Paolo II; il 27 dicembre 1960 gli fu conferita l’onorificenza a Cavaliere della Repubblica dal Presidente Giovanni Gronchi; nel marzo 1990 ricevette la Commenda di Grazia con Placca del S. M. O. Costantiniano di San Giorgio. Ma onorificenze e riconoscimenti non lo gratificarono mai tanto quanto il sorriso di un fanciullo dei tanti ai quali Egli, da decenni dedicò le Sue cure paterne.
Nella ricorrenza del cinquantesimo della Sua Ordinazione sacerdotale, Egli donò alla Comunità casertana un “Centro Sociale” intitolato a S. Antonio, ispirato a criteri di avanguardia per strutture e realizzazioni, raggiunte in anni di duro lavoro, di sacrifici, di trepidazioni e di speranze, sempre sorretto, tuttavia, dalla grazia dello Spirito Santo e confortato da stima ed affetto dei casertani.
Don Mario è stato il Sacerdote che nessuno potrà mai dimenticare. Tutti nutriamo tanti Suoi ricordi, esempi, testimonianze e sarebbe davvero bello se riuscissimo a coltivare e manifestare anche noi un po’ della Sua bontà.
In chiusura di questa mia breve ma sentita ed accorata testimonianza, mi piace riportare quanto, letteralmente, ebbe a dire l’On.le Giovanni Leone, Presidente della Camera dei Deputati nei confronti di Monsignor Mario Vallarelli nel 1950 in occasione del primo decennio della Sua Ordinazione Sacerdotale:
“Bisogna ricollegarsi ai precetti dei primi Santi del Cristianesimo che dicevano come l’amore per il prossimo debba essere il primo requisito, come ci si debba preoccupare di offrire a chi non possiede. Da questa concezione cristiana non può esimersi colui che professa la fede cristiana. Bisogna chiedere alla nostra coscienza di superare il nostro attaccamento alle cose, bisogna chiederle di operare per il bene altrui, di cooperarsi per lenire sofferenze, per alleviare dolori, per soccorrere miserie.
Se, come dicevo, intorno ad ogni Chiesa, intorno ad ogni casa potessimo raccogliere un orfano, questo esempio come fornirebbe argomento a rinvigorire il concetto della carità cristiana, questo esempio come condorrebbe a propagandare l’affetto per i diseredati!
Il fondatore del nostro orfanotrofio seppe applicare questo profondo concetto della carità cristiana, seppe individuare le basi vere delle opere di carità cristiana, seppe vincere tutte le difficoltà e tutte le avversità e seppe creare intorno a sé simpatie e consensi. E l’avere egli saputo adempiere ai veri precetti della carità cristiana, l’avere saputo applicare questi concetti della carità cristiana col profondo quotidiano sacrificio personale è il più grande motivo di orgoglio per la provincia di Caserta.
La provincia di Caserta potrà affermare nei secoli che c’è stato un prete, un modesto e fervente servo di Dio, che ha voluto operare, soccorrere gli orfani, che ha saputo cominciare sia pure in una modesta stanza la sua opera di bene per ospitarvi i primi orfani, che non ha esitato ad affrontare difficoltà ed avversità, che ha saputo sottoporsi ad ogni sforzo, che si è fatto accattone presso le truppe alleate per raccogliere rifiuti e per sostenere i suoi orfanelli.
La provincia di Caserta potrà andare orgogliosa di questo prete, che, come ricorderò alla fine di questo mio discorso, ha preso il palo di ferro e la picozza per poter dar modo al suo orfanotrofio di gettare le prime basi.
La provincia di Caserta potrà essere orgogliosa di questo risultato e di poter constatare che in questo prete l’anima cristiana è stata risvegliata nel profondo delle sue radici, perché l’anima cristiana ha sentito che bisogna obbedire al comandamento di Cristo anche con l’azione, anche con sacrificio, anche col dare il proprio contributo personale.
Si illude chi crede che il solo modo di amare Dio sia quello della preghiera, che il solo modo di tenere fede al precetto della carità cristiana sia quello di limitarsi all’adempimento dei doveri puramente religiosi. Bisogna che il fervore, bisogna che l’amore per Gesù si concretizzino in opere di bene, in manifestazioni di attività benefica, perché si realizzi compiutamente il messaggio di Cristo”».
