MADDALONI (Caserta) – Giusto cento anni fa nasceva Domenico Letizia! Beh potrebbe giustamente contestarmi il lettore che tante altre persone sono nate un secolo fa. Magari proprio qualche parente di chi legge. Però non di tutti è stato possibile ricostruirne le fasi salienti della vita, e questa cosa ci e mi dispiace. Sarebbe bello per me conoscere la storia di tutti i miei familiari e delle persone care. Forse questo momento di chiusura forzata a casa potrebbe spingerci a raccogliere foto e ricordi e mettere “nero su bianco” per noi stessi, per i nostri cari e le future generazioni.
Comunque il pretesto del racconto della vita di Domenico Letizia nasce per la storia che esso stesso ha avuto e per la fortuna di aver avuto un figlio, qual è Angelo Salvatore Letizia, che ha messo nero su bianco, raccolto materiali e documenti, testimonianze e aneddoti e tutto quanto funzionale a non perdere il suo ricordo. Ricordo di aver conosciuto Domenico Letizia ma non sapere della sua ricca storia. Inoltre, ricordi d’infanzia di mio nonno materno Michele Letizia mi fanno sapere che i due erano anche cugini (mio nonno era solito sottolineare la parentela per il tramite del fratello del nostro protagonista Domenico, ovvero don Salvatore Letizia). Di conseguenza, forte e sulla scorta di quanto Angelo Salvatore Letizia ha realizzato posso oggi raccontarvi la storia di Domenico Letizia.

Introduzione al ricordo
Eccoci dunque a conoscere la storia di “Domenico Letizia” ovvero la “storia e vita di nostro padre” così come Angelo Salvatore ha raccontata ai fratelli. Ed infatti questo Angelo Salvatore ha “massaggiato” virtualmente al padre così: “23 aprile1920 – 23 aprile2020 Papà, oggi avresti compiuto 100 anni. Ovunque tu sia Buon compleanno !!!”.
Il nostro amico e testimone Angelo Salvatore ci confida che la testimonianza che ci rilascia è l’evoluzione di un opuscoletto fatto anni addietro per ricordare il papà e l’aggiornamento di questi ricordi con tanto di contributi fotografici sarà oggetto di un piccolo fascicoletto da dare alla famiglia nel ricordo del centenario del papà Domenico.
Ci dice che a questo opuscoletto darà il nome “Domenico Letizia” e dice che preferisce così per centralizzare l’attenzione sulla persona nel rapporto personale che lo lega alla sua famiglia. Naturalmente la presenza dei contributi fotografici anche qui forniti sono la concreta testimonianza di quanto fatto o vissuto. Questo opuscolo, che sono convinto andrà a ruba anche oltre la cerchia familiare, ha un sottotitolo: “storia e vita di nostro padre”. Angelo Salvatore spiega così: “Nel sottotitolo ho usato l’aggettivo “nostro” non solo perché nel mettere assieme questi ricordi sono stato aiutato dalle mie sorelle, ma anche perché sono convinto che più di qualcuno, nel corso della propria vita lo abbia sentito come un padre. – continua – Mi viene da pensare ai tanti giovani con i quali ha avuto a che fare nel corso di 40 anni di vita militare. – aggiunge – Ai componenti la sua squadra quando, nel lontano luglio del ’43 a Gela, lo hanno affiancato, nella più cruenta e crudele battaglia del secondo conflitto mondiale, ai giovani di leva nei tanti reparti e caserme nelle quali ha prestato servizio ma anche a tutti quelli incontrati fuori dall’ambito lavorativo”. Ci sono altre considerazioni ancora che propone nel ricordo del padre in riferimento “ai tanti studenti ai quali non ha mai negato un passaggio in auto, anche a discapito mio, che quando lo vedevo arrivare da lontano, con la macchina stracolma di studenti, era solito dirmi: “prendi il bus, ne passa uno ogni mezz’ora, non potevo mica lasciare i ragazzi a piedi””. Ed infine, non per importanza anzi, parlare di Domenico Letizia significa rivolgersi “Agli occhi di noi familiari queste pagine assumono un particolare significato. Ad un lettore più estraneo non può sfuggire la passione al lavoro prestato ed al senso della vita fortemente radicato in papà, come pure il rispetto verso gli altri e l’attaccamento ai sani valori della vita”.
Innanzitutto Angelo Salvatore ci guida nel ricordo e ci dice di voler presentare la storia di suo padre tenendo conto di alcuni macro argomenti che sono: “le origini”, “la carriera militare”, “di nuovo alla vita”, “il rientro a Maddaloni”, “le sue passioni” e “nonno a 70 anni”.

Domenico, Mimì, Mimmo e Mimmino …
Partiamo dunque dalle origini. Ci dice racconta il figlio, anche per meglio contestualizzarlo a coloro i quali leggeranno questo racconto e lo hanno conosciuto e frequentato in vita, che all’anagrafe è “Domenico”, per i familiari e gli amici di Maddaloni è “Mimì”, mentre per la moglie e i colleghi in Friuli è “Mimmo”. Si aggiunga ancora una versione del suo nome, quella del Generale Santini, Capo di Stato Maggiore della Difesa, che affettuosamente lo chiamava “Mimmino”.
E qui si apre una parentesi, lo so talvolta diventano fastidiose perché si perde il filo del discorso. Si potrebbe mettere in nota? Si, ma non è giusto per l’importanza che ne riveste nei riguardi della storia di vita dei personaggi. Soluzione? Cambio colore al testo.
Quindi il lettore quando nota il cambio del colore sa che si tratta di un “parentesi”, “un approfondimento” che può tornare a leggere con calma dopo. Però, almeno, lo rilegge nel contesto più appropriato per contestualizzarlo. Lo so, sono prolisso …, ma che ci volete fare … se leggete i mie articoli cronistorici è perché probabilmente vi piace l’impronta che do alla conoscenza dei personaggi … per cui dove pazientare ….
Arriviamo alla prima “parentesi”/“approfondimento”. Angelo Salvatore ci dice che “L’amicizia con Vittorio Santini si consacra sul finire degli anni ’40. Il giovane Santini, sottotenente ai primi passi della carriera, viene inviato in Friuli, qui, come tutti i suoi colleghi, osserva quei reduci della Seconda Guerra, per lo più coetani, ma già carichi di mostrine e medaglie conquistate nel conflitto bellico, giovani da ammirare ed emulare e tra questi anche il sergente maggiore Letizia.
Ma qualcosa in più consolida la loro amicizia: entrambi hanno la fidanzata a Cervignano del Friuli e l’unico mezzo per raggiungerle è la Vespa di Mimmino”. E poi aggiunge ancora il figlio: “Sono io stesso testimone di questa amicizia. Nell’agosto dell’80 con tutta la famiglia sono in ferie, come di consuetudine, a Cervignano; reduci da una lunga passeggiata, io e papà, cerchiamo refrigerio in una bibita fresca al “Bar Nave” di via Roma. Al momento dell’ordinazione, di spalle, davanti al bancone, papà riconosce la sagoma del suo vecchio amico al culmine di una lunga e gratificante carriera militare. Papà si avvicina per un saluto ed esclama: Eccellenza, buongiorno, come sta!!! E Santini con tutta la calma possibile e la determinazione che lo contraddistingueva: Mimmino che fai? mi prendi in giro?. Non mi permetterei mai, eccellenza !!! Ed allora cosa è questo Eccellenza; ero uno sbarbatello quando tu eri già un modello da imitare, e poi, senza la tua Lambretta come avrei fatto con la mia amata?”.
Finita la “parentesi”/“approfondimento”.

Famiglia d’origine
A questo punto si passa al dettaglio dei dati anagrafici di Domenico Letizia nato Maddaloni (CE) il 23 aprile 1920 e morto a San Giorgio del Sannio (BN) il 13 gennaio 1997 (ospite di una struttura per anziani in quanto colto da una grave forma di demenza senile e Parkinson). Domenico nasce da papà Angelo (Maddaloni1 febbraio 1882 – Maddaloni 18 ottobre 1965) e da Maria Menditto (Maddaloni28 maggio 1884 – Maddaloni 15 aprile 1955).
Domenico è il terzultimo di sette fratelli, Vincenzo (27 settembre 1909 – 4 maggio 1943) che con una scivolata da cavallo si procura danni ad un’anca che successivamente gli causa il decesso a soli 34 anni. Don Salvatore, sacerdote, nato a Maddaloni il 19 ottobre del 1911 e deceduto, all’età di 89 anni, il 4 febbraio del 2000. Su questo fratello ci sono un po’ di approfondimenti da fare, ed è noto alla comunità cittadina per la sua pluridecennale guida del Santuario e Parrocchia di Santa Maria di Montedecoro, nella omonima frazione maddalonese, dove era soprannominato “fegatiello” o “fgatiello”.
Vi era dunque Maria (3 marzo 1914 – 3 aprile 2001), poi Filomena (30 gennaio 1916 – 20 luglio 2015) a pochi mesi della soglia del centenario essendo quasi, ormai, tutto pronto per festeggiare i suoi 100 anni di vita. Seguono Domenico, quindi Grazia (27 agosto 1923 – 27 febbraio2002) ed, ultimogenito, Aniello, (21 settembre 1925 – 9 gennaio 1932) morto in tenerissima età. Tant’è che e lo stesso Domenico riferirà che ha presente il suo passaggio terreno solo attraverso qualche sbiadito ricordo e qualche testimonianza degli altri familiari.
Dall’infanzia agli studi
La caratterizzazione della famiglia d’origine coinvolgeva lui e tutti gli altri componenti di casa nell’impiego professionale dei genitori. Infatti, Domenico, fin da bambino, si divide tra scuola e lavoro nella osteria di famiglia, a Maddaloni, in via Brecciame gestita dai genitori, in special modo da mamma Maria. L’osteria/cantina era sita, ed il rudere è ancora visibile, nell’incrocio tra via Brecciame e via Pintime, un tempo la zona era detta Località Brecciame. Realizzando l’arterie di via Libertà solo dagli anni ’50, precedentemente questa strada era la strada principale che univa Maddaloni con Caserta e quindi a portata di mano per i viaggiatori in ingresso a Maddaloni.


Google Maps ci aiuta a contestualizzare il racconto e la descrizione dello stabile.
Una contestualizzazione propriamente maddalonese della funzione e delle caratteristiche delle osterie e cantine maddalonesi del secolo scorso, e ancor più di questo periodo, la offre lo studioso Francesco D’Orologio in due studi del 2007 editi in proprio, ovvero “Tempi Belli di una volta”e “Aspetti della vita amministrativa di Maddaloni , tratti dalle delibere comunali dal 1900 al 1950”.
Il corpo di fabbrica principale dell’osteria è quello a fronte strada su via Brecciame. Non sappiamo quale insegna specifica avesse avuto nel tempo però sappiamo che la sua collocazione in via Brecciame angolo via Pintime era detta “ncopp ‘u pusulone”. Al piano terreno dell’edificio, di proprietà del papà di Domenico, vi erano di 2 ampi locali e un cucinotto, mentre nel piano interrato vi era una fresca ed idonea cantina per il ricovero delle botti di vino ed altre masserizie. Infine, al piano superiore vi era l’abitazione della famiglia e lì dovrebbero essere nati i figli tutti, sicuramente Domenico.


Google Maps ci aiuta a contestualizzare il racconto e la descrizione dello stabile.
Questa stessa osteria/cantina ricorda di averla vista, non poteva essere altrimenti, anche Maria, futura moglie di Domenico, allorquando da piccola, aveva sei anni circa, a metà/fine anni ’30, per la prima volta giunse a Maddaloni per conoscere la città natale dei genitori.
La struttura alle spalle, sulla sinistra, dal lato di via Pintime è successiva alla gestione di mamma Maria è fu costruita da don Salvatore Letizia e per qualche breve periodo fu anche suo domicilio soprattutto nel periodo in cui era parroco a Falciano di Caserta e fino all’incarico di parroco a Montedecoro. Dopo il trasferimento a Montedecoro di don Salvatore l’edificio fu casa del padre, essendo-nel mentre-morta la madre. Questa è costituita da doppio locale al piano terreno e idem al primo piano.


Google Maps ci aiuta a contestualizzare il racconto e la descrizione dello stabile.
Entrambi gli edifici, sia quello dell’osteria sia quello di don Salvatore letizia sono stati abitati sino agli anni ‘90 da vari inquilini.
Il corpo verde interno al fabbricato costituisce il giardino di pertinenza del fabbricato realizzato da Domenico tra il 1964/65 ed era prediletto dal figlio Angelo Salvatore perché ci organizzava le feste la domenica nel periodo 1976/77 allorquando aveva 16/17 anni. In origine era tutto giardino.
Sempre partendo dalla facciata di via Brecciame, l’edificio alla sinistra del rudere dell’Osteria, più nuovo, fu realizzata negli anni ’60 da Domenico quando rientrò a Maddaloni anche se non vi abitò perché poco agevole rispetto alle opportunità del centro cittadino, oltre al fatto che via Brecciame al tempo non era ne asfaltata ne, tanto meno, servita dall’illuminazione pubblica. A questo si aggiunga che era troppo lontana dalle scuole che ebbero a frequentare Angelo Salvatore e Maria Grazia appena giunti a Maddaloni. Per questi motivi Domenico andò in fitto in un fabbricato in via Libertà.
Mentre mamma Maria (originaria della ferazione di Montedecoro di Maddaloni dove il figlio don Salvatore sarà parroco 37 anni) portava avanti l’osteria, papà Angelo si dedica a un altro impiego. Infatti papà Angelo è impegnato nella sua attività di commerciante. Esso, si occupa, in special modo, della commercializzazione della canapa, mestiere che lo tiene lontano, ovvero non operativo, dall’attività di famiglia, alla quale si dedica nei ritagli di tempo del suo lavoro primario di commerciante di canapa.
Per i più giovani, anche se le recenti divulgazioni sulla produzione della canapa, che sta via via riprendendo piede nel nostro territorio dovrebbero aver già fatto percepire l’importanza di questa cultura, va fatta qualche considerazione sulla produzione della canapa e la nostra area. Ebbene, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, l’Italia si colloca tra le maggiori nazioni al mondo, seconda solo alla Russia e ci sono dei territori del Paese dove è più incisiva di altri. Il territorio di “Terra di Lavoro” era secondo in Italia dietro alla provincia di Bologna per la produzione e lavorazione. Una provincia quella casertana che eredita dai Borbone una perfetta rete di canali e vasche, rappresentata dai “Regi Lagni”, ottimale per la macerazione della canapa; frutto della lungimiranza dei governanti il Regno Delle Due Sicilie.
Ciò però fino alla fine degli anni ‘50 era viva nella nostra area ad altissima vocazione agricola la presenza di migliaia di ettari di terreno per la coltivazione della canapa, sebbene non sia mai stata realizzata una vera e propria filiera.
Uno spaccato storico, con proiezione anche della situazione internazionale ma attenta alla “funzione” del nostro territorio è evidente nel libro di Sosio Capasso dal titolo “Canapicoltura e sviluppo dei comuni atellani” edito dall’ “Istituto di Studi Atellani” nel giugno 1994 e liberamente consultabile su internet.
La presenza di realtà come quella dell’Associazione “Canapa in terra di lavoro” sono un chiaro segnalo del rinnovato sviluppo di questa antica “attività” agricola del casertano.

In questo quadro Domenico frequenta la scuola elementare, con molta probabilità “Settembrini” di via Roma la scuola di Avviamento Agrario nel centro cittadino in luogo delle scuole medie. Non avrà tempo e modo di fare gli esami integrativi per l’accesso al ginnasio o comunque altre scuole superiori in quanto, come ci ricorda il nostro testimone guida Angelo Salvatore Letizia, in giovanissima età Domenico intraprende la carriera militare lasciando la casa natia.

Domenico seduto in prima fila 3° da sinistra
L’esperienza militare: dalla carriera alla Guerra
Dunque ci apprestiamo a conoscere la parte relativa alla Carriera Militare e alla Guerra.
Ebbene, Domenico, non ancora diciottenne, ricorda il figlio, entra alla disciolta Scuola Allievi Sottufficiali di Casagiove incorporata dal 1° settembre 1934 al 15° RGT Fanteria “Savona” che dal 1921 al 1939 ha sede proprio a Caserta.
Dopo un anno di scuola il 18 marzo 1939 assume il grado di sergente ed è ammesso alla paga giornaliera lorda di £ 8,40; il giorno successivo viene assegnato e trasferito al 33° RGT Fanteria “Livorno” – Comando Territoriale di Alessandria (4^ Compagnia di stanza a Cuneo).
Questo trasferimento sarà particolarmente rilevante nella vita di Domenico. Infatti, con il 33° RGT Fanteria “Livorno”, a partire dall’11 giugno 1940, è in territorio dichiarato in “stato di guerra” e fino al 25 giugno partecipa alle operazioni belliche svoltesi alla frontiera Alpino-Occidentale.

Domenico a Cuneo nel 1939
Ricorda Angelo Salvatore: “Spesso nei ricordi di papà riaffioravano operazioni di guerra svolte in terra francese”.

Domenico nel giugno del 1940 a S. Etienne in un momento di relax.
Intanto aumenta di grado, infatti, il 18 maggio 1941 assume il grado di sergente maggiore, sempre in forza al 33° RGT Fanteria “Livorno”.

Foto di Domenico con dedica ai familiari
Sul finire dell’anno successivo, racconta il figlio, nel mese di dicembre 1942, Domenico viene trasferito, con il reparto, in “Zona di Operazioni Belliche” a Caltanissetta ed il 10 luglio 1943 trasferito in “Zona di Combattimento” a Gela (Sicilia) per contrastare il più imponente sbarco degli alleati in terra italiana.
Ecco un approfondimento che ci offre Angelo Salvatore Letizia sullo sbarco in Sicilia: “Lo sbarco in Sicilia (nome in codice operazione Husky) fu attuato dagli Alleati sulle coste siciliane il 9 luglio 1943, durante la seconda guerra mondiale, con l’obiettivo di aprire un fronte nell’Europa continentale, invadere e sconfiggere l’Italia e, infine, concentrare in un secondo momento i propri sforzi contro la Germania nazista. Dopo la caduta di Pantelleria (operazione Corkscrew), fu la prima grande operazione delle truppe alleate sul suolo italiano durante la guerra e segnò l’inizio della campagna d’Italia.
Lo sbarco in Sicilia costituì una delle più grandi operazioni anfibie della seconda guerra mondiale, a cui presero parte due grandi unità alleate: la 7ª Armata statunitense al comando del generale George Smith Patton e l’8ª Armata britannica al comando del generale Bernard Law Montgomery, riunite nel 15º Gruppo d’armate sotto la responsabilità del generale britannico Harold Alexander. Le due armate sbarcarono nella zona sud-orientale della Sicilia con il compito di avanzare contemporaneamente all’interno dell’isola: la 7ª Armata di Patton sarebbe dovuta progredire verso Palermo e occupare la parte occidentale dell’isola, mentre l’8ª Armata di Montgomery avrebbe dovuto marciare lungo la parte centro-orientale della Sicilia verso Messina, compiendo in linea teorica un’azione a tenaglia che avrebbe dovuto imprigionare le forze dell’Asse, raggruppate nella 6ª Armata italianacomandata dal generale Alfredo Guzzoni.


Generale Patton, comandante della 7ª Armata statunitense a sx;Generale Montgomery, comandante dell’8ª Armata britannica a dx.
Dal punto di vista strategico la campagna ebbe un esito deludente per gli Alleati, che non riuscirono a impedire la ritirata delle truppe italo-tedesche del generale Hans-Valentin Hube (che ai primi di agosto subentrò a Guzzoni). Da un punto di vista politico, invece, l’invasione della Sicilia ebbe decisiva influenza in Italia: favorì la destituzione di Benito Mussolini, la caduta del fascismo e il successivo armistizio di Cassibile, con cui le forze armate italiane cessarono le ostilità contro gli anglo-statunitensi”.

Dislocazione delle forze in campo

Dichiarazione del capitano Guido Bellisario comandante la 7^ Compagnia del 33° RGT Fanteria “Livorno”
Ebbene questa partecipazione in terra siciliana avrà degli svolti. Infatti, le operazioni di guerra svoltesi nel mediterraneo varranno a Domenico la croce al merito di guerra e l’ammissione alla carriera continuativa proprio per meriti di guerra con la seguente motivazione(dal foglio matricolare e caratteristico): «Sottufficiale comandante di squadra esploratori, sempre distintosi per spirito di abnegazione, di sacrificio e retto attaccamento al dovere; durante vari mesi di permanenza in zona di operazioni (Sicilia) confermava al momento della prova le sue belle qualità militari. Al mattino dell’11 – 7 – 1943 alla testa della sua squadra forniva al comandante preziose notizie sul nemico sbarcato il giorno prima nel porto di Gela. Accerchiato da preponderanti forze, si difendeva strenuamente, permettendo ad una parte di compagnia a ripiegare sulle posizioni di partenza. Cercava poi con altri animosi di rompere l’accerchiamento, ma sopraffatto, cadeva prigioniero ferito in più parti del corpo. Magnifica figura di soldato e di combattente.
Gela (Sicilia) 11-7-1943».

Purtroppo subirà anche un anno e mezzo di prigonia sotto gli Inglese (dal 11 luglio 1943 al 14 gennaio 1945), in questo periodo, infatti, l’11 luglio 1943 viene catturato dal nemico è trasferito al campo di prigionia in Africa “Prisoner of Warpost”.
È un po’ demoralizzato da come si evince da uno scritto inviato alla famiglia il il 13 gennaio 1944 (si riporta il testo ancora leggibile): «Genitori miei carissimi, sto bene grazie al signore e di nuovo una vita piuttosto discreta. Incomincio a divenire scettico perché sono sempre privo del vostro scritto e debbo dire, per lo meno, pensare …………. nulla ……….. di vero. Con chi pigliarmela? Credetemi questa attesa è ……… poiché la tristezza non mi lascia e sempre mi affligge. Cercherò di sforzarmi a sopportarlo e far si che il mio morale sia ……… un tantino. Letto riga …… baci sorelle e fratello e voi miei ……….».


Angelo Salvatore, mentre ci racconta letteralmente la storia del padre, in relazione a questo scritto sottolinea come in questo scritto spedito dal campo di prigionia il 13 gennaio 1944, Domenico lamenta l’assenza di corrispondenza da parte dei familiari, quasi come un abbandono dei suoi cari. Forse non è casuale questa data in quanto il 13 gennaio di 53 anni dopo Domenico nasce al cielo, lasciando nello sconforto, abbandonando i suoi cari alla vita terrena.
Si consideri che la lettera è scritta sette mese dopo l’inizio della prigionia e bisognerà aspettare ancora un anno prima della liberazione. Infatti, Domenico resta in Africa nel campo n° 212 fino al 14 gennaio 1945, quando è rimpatriato e ricoverato all’Ospedale Militare di Palermo.

Dopo uan decina di giorni, essendo in grado di viaggire, e probabilmente essendo anche richiesto il posto letto che occupava, viene mandato dai suoi cari. E così il 23 gennaio 1945 Domenico è inviato in licenza di convalescenza per 60 giorni. Accolto calorosamente da tutti, Domenico giunge a Maddaloni provato magro e deperito che i suoi familiari fanno fatica a riconoscerlo.
Oltre questa licenza ottiene ulteriori 30 giorni di convalescenza dalla Commissione Medica Ospedaliera di Maddaloni.
In questi tre mesi Domenico recuperò le forze, soprattutto grazie alle cure amorevoli di mamma Maria. Rimesso in sesto il giovane Domenico può riprendere la sua missione militare e infatti il 24 aprile 1945 viene dichiarato idoneo e assegnato al Campo di Raviscanina prima del successivo trasferimento al 4° BTG Militi Guardie 4^ Compagnia (Carinaro). Ciò quando a distanza di qualche giorno, a pochi chilometri, nella Reggia di Caserta, il 29 aprile 1945, venne firmata la resa incondizionata delle forze nazifasciste in Italia.
Dalla documentazione matricolare, ci dice ancora il figlio, sappiamo che Domenico dal 7 giugno 1946 fino al 1 maggio 1947 è collocato in congedo in attesa dell’ammissione alla carriera continuativa.
Terminata la prigionia, rimpatriato e ammesso alla carriera continuativa, Domenico è inviato in Friuli dove giunge il 9 giugno 1947 assegnato al 59° RGT Fanteria di stanza a Villa Vicentina (UD).

Volendo completare le info per questo periodo della vita di Domenico Letizia va detto che per le operazioni di guerra, il 4 aprile 1953, riceve il DISTINTIVO PERIODO BELLICO 1940-1943 con fregio ed applicazione sul nastrino di 1 stelletta d’argento. Ed ancora il 19 novembre 1956 il Generale Edmondo De Renzi, Comandante del V Corpo D’Armata gli conferisce LA CROCE D’ARGENTO per 16 anni di servizio militare.

Il Brevetto di Concessione della Croce per anzianità di servizio militare
Di nuovo alla vita
Giunto in terra friulana, giustamente ci racconta Angelo Salvatore, è l’ora per Domenico, come per tanti altri giovani, di ritornare alla vita normale, dimenticare gli orrori della guerra, riprendere a sorridere, a divertirsi, a progettare e costruire un futuro, a trovare l’amore. E riesce nel suo intendo iniziando a costruirsi una cerchia di amici e trova l’amore in Maria, una “mula furlana” con genitori, ironia della sorte, con origini maddalonesi trapiantati in Friuli all’indomani della Prima Guerra Mondiale.

Ma chi è Maria? Maria Magliocco (Cervignano del Friuli (UD) 19 maggio 1931- Maddaloni 26 marzo 2016 ) nasce da Salvatore (Maddaloni 1986 – Cervignano del Friuli 1934) e da Anna Di Nuzzo (Maddaloni 19 settembre 1895 – Cervignano del Friuli gennaio 1990) dalla cui unione oltre a Maria sono nati: Giovanni (Maddaloni il 30 agosto 1918 – Catanzaro 6 luglio 1987) impiegato all’ufficio anagrafe del Comune di Catanzaro, città dove aveva sposato una ragazza del luogo e messo su famiglia con4 figli; Giuseppe (Cervignano del Friuli 31 marzo 1933 – Cervignano del Friuli 22 agosto 1962) morto 29enne.

Quando Maria conosce Domenico ha poco più di 16 anni, lo vede per la prima volta quando Domenico entra nel negozio della famiglia Magliocco (negozio di intimo e accessori all’abbigliamento), magari a comprare dei guanti piuttosto che altri accessori per il proprio vestiario, dove Maria svolge le funzioni di commessa. La nonna Anna ha sempre un occhio di riguardo per i suoi clienti conterranei, specie per quelli, come Domenico, che vengono dal suo paese di nascita.
Con Maria inizia una vita sociale inserendosi magnificamente nel tessuto locale.
Entrando più nella sfera personale sappiamo che il ballo è la passione che li accomuna in modo particolare. I balli in cui si esibiscono sono Standard e Liscio (Valzer, Tango, Mazurca, Polka ecc.).





Addirittura sappiamo che partecipano a moltissime gare che si svolgono nei locali del Friuli e del vicino Veneto; ne vincono alcune, mentre in altre figurano tra i migliori partecipanti.
Qui è d’obbligo una doppia “parentesi”/“approfondimento”.
Prima: Domenico in questo periodo è visto con occhi particolari sia come giovane aitante che bravo ballerino anche da qualche altra persona … Infatti, ci dice il figlio che a Maria, ovvero alla mamma e compagna di vita di Domenico, l’amica intima Liliana Maiori non di rado, anzi spesso, le chiede di poter ballare con Mimmo, definendolo agile, elegante, signorile ed anche bello. Aggiungendo Angelo Salvatore: “E dire che Liliana fa coppia fissa con una giovanissima promessa del calcio locale: Tarcisio Burgnich di Ruda, paese a pochi km da Cervignano, che qualche anno dopo diverrà uno dei migliori difensori del calcio italiano. In forza alle migliori squadre di serie A (Inter, Napoli, Udinese, Juventus e Palermo) titolare nella Nazionale Italiana con la quale conquista il titolo di Campione d’Europa, nel ’68, e quello di Vice Campione del Mondo in Messico ’70”.

Tarcisio Burnich con la casacca dell’Inter Campione d’Italia
Seconda: Ballo ma non solo, Domenico è, potremmo dire, rappresentante di quella generazione espressione del territorio maddalonese, casertano, campano che reduce dai conflitti bellici è forte del desiderio non solo di una famiglia ma anche di un giaciglio, un luogo dove poter radunare questo “nucleo familiare” ed è dotato di quel giusto ingegno per poter cercare di realizzare da solo il proprio giaciglio, almeno ci prova. E naturalmente cerca di abbinare questa esigenza all’inventiva commerciale, forte degli insegnamenti dei genitori l’uno con l’osteria e l’altro con il commercio e lavorazione delle canapa.
E così Domenico divide il suo tempo libero con un’altra passione: l’edilizia.

L’immobile di via San Francesco d’Assisi, 15 a Cervignano del Friuli; in primo piano la Fiat 600 di Domenico.
Quindi che fa Domenico? Angelo Salvatore ci racconta che acquista appezzamenti di terreno che lottizza e successivamente rivende. Nel 1960 completa, tra l’altro, la costruzione di un edificio con quattro appartamenti di cui uno lo destina come abitazione del suo nucleo familiare.
Passione, quella per l’edilizia, che coltiva anche quando rientra nella sua Maddaloni dove costruisce altri quattro appartamenti; acquista qualche altro manufatto ed alcuni moggia di terreno, che inevitabilmente, rivende.
Dopo poco più di un anno grossomodo di fidanzamento Domenico e Maria decidono che è arrivato il momento di convolare a nozze e così il 10 ottobre del 1949 nella chiesa Madre di San Michele Arcangelo, in Cervignano del Friuli, si celebra il matrimonio.

Gli sposi e il gruppo di amici intervenuti fuori la chiesa dopo il matrimonio
Per i due sposi la possibilità sposarsi nella chiesa dedicata al protettore di Maddaloni (avendo di fatti entrambi origini maddalonesi) badando bene che per un maddalonese il culto e la religiosità a San Michele è sacra e sconfina ogni sorta di “adesione e frequentazione” ai precetti cristiani, prima ancora che cattolici, sarà stata vista come un “segno”.
C’è di più! La cerimonia, alla presenza di tanti amici e parenti è celebrata da un sacerdote che sul monte, detto “santo” già dai documenti dell’XI secolo, dedicato al Principe degli Angelo in Maddaloni, era di casa celebrandovi probabilmente non solo nel periodo delle feste comandate o di dedicazione al Santo Protettore. Ciò lo dimostra una seppur non ricca dignitosa raccolta fotografica storica. Il riferimento è a don Salvatore Letizia, che lo stesso monte con l’eremo-santuario, fin da piccolo lo vedeva da casa o a fuori l’osteria familiare.
Dunque per l’amore di Domenico, direttamente da Maddaloni, arrivano il fratello reverendo, don Salvatore appunto, e la sorella Maria. Sono presenti, per la parte della sposa Maria, la mamma Anna e il fratello minore Giuseppe.

Un fotogramma del banchetto nunziale: il buffet all’associazione “Pietro Zorutti”
Naturalmente ci sarà anche il ricevimento, infatti, dopo il rito religioso si è passati tutti a festeggiare presso i locali della “Associazione Pietro Zorutti” di Cervignano. L’associazione dotata di ampie sale offre, con professionalità, quello che oggi chiameremo un ricco servizio di catering, ed è fornita di una nutrita orchestra che allieterà fino a tarda sera la giornata di festa (1).
Considerando la passione per il ballo e la musica dei partecipanti, con particolare riguardo per la “giocosità” di don Salvatore, si sarà trattato sicuramente di una festa indimenticabile.
Domenico e Maria, con la figlia Maria Grazia e il figlio Angelo Salvatore, resteranno a Cervignano fino al primo aprile 1963 circa, da qui il trasferimento a Maddaloni a via Libertà.

Foto del battesimo di Maria Grazia
Infatti la primogenita sarà Maria Grazia.
Dopo poco più di un anno dal matrimonio nasce a Cervignano del Friuli la primogenita Maria Grazia il 12 febbraio 1951. Ebbene, Maria Grazia vive in Friuli fino all’età di 12 anni, dove a Cervignano frequenta le scuole elementari e i primi mesi del primo anno delle medie. Nel frattempo avviene il trasferimento a Maddaloni della famiglia Letizia. Infatti, Maria Grazia completa le scuole medie presso la Scuola “E. De Nicola” e successivamente frequenta il Liceo Classico “Giordano Bruno” di Maddaloni. A seguire si iscrive e si laurea alla Facoltà di Scienze Biologiche presso l’Università “Federico II” di Napoli. Nel mentre va registrato che convola a nozze con Nicola Pietropaolo nel luglio del 1976.
A pochi giorni dal conseguimento della laurea si inserisce nel mondo della scuola, per uscirne a giugno del 2011 con la meritata pensione, dopo aver insegnato, matematica e scienze, per ben 35anni.
Per la sfera delle curiosità va detto che in Friuli, Maria Grazia, pratica danza classica per alcuni anni; a Maddaloni si indirizza alla pratica di varie discipline sportive: atletica, scherma e soprattutto basket, che pratica ad ottimi livelli.
Ed il secondogenito Angelo Salvatore, di cui ho dato una più ampia descrizione del profilo in nella raccolta “Chi è?” vol. VI del giugno 2017, edita dalla Dea Sport Onlus di Bellona; ed ancora sempre nell’Eco di Caserta con l’articolo “Maddaloni, Angelo Salvatore Letizia direttore di corsa del Giro della Campania in Rosa 2017” il 28 aprile 2017 .

Papà Domenico con il piccolo Angelo Salvatore nel giorno della sua I Comunione nella chiesa di San Francesco d’Assisi di Maddaloni (detta anche di Sant’Antonio).
Dunque dicevamo che Il 12 aprile 1960 a Palmanova (UD) arriva in casa Letizia un maschietto a cui viene dato il nome di Angelo Salvatore, in onore dei due nonni e dello zio prete.
Angelo, come semplicemente viene chiamato in famiglia, lascia il Friuli in tenerissima età; mancano, infatti, 11 giorni al compimento dei 3 anni quando giunge a Maddaloni. Qui frequenta le scuole elementari, le medie inferiori e consegue il diploma di Geometra a Caserta nel luglio del 1979 presso ITG Buonarroti di via Ceccano.
Ultima nata in terra campana sarà Alessandra.

Domenico con un pacco sorpresa per la piccola Alessandra.
Infatti, il 18 gennaio 1966 a Caserta, presso la “Clinica Sant’Anna”, viene alla luce Alessandra. Sandrocchia, come, affettuosamente, la chiama papà Domenico che arricchisce e completa il nucleo familiare. Frequenta a Maddaloni le scuole elementari alla scuola “Settembrini” di via Roma, le medie inferiori alla IV Scuola Media di via Napoli, oggi I.C. Aldo “Moro”, per poi conseguire il diploma al Liceo Linguistico del Villaggio dei Ragazzi in via Roma presso la già sede dell’Istituto Magistrale parificato “don Carlo Gnocchi”, poi divenuto Statale e ancora oggi esistente come Liceo in via Cupa. Alessandra come il fratello Angelo Salvatore non completa gli studi universitari.
Alessandra convola a nozze il 18 giugno 1994 con Luigi Carrano ragioniere e presidente di un consorzio di autotrasportatori. Dalla loro unione nascono, come già detto le gemelle Adriana e Ludovica. Il nucleo familiare vive a Maddaloni.
Il rientro a Maddaloni
Come poco sopra accennato il legame con Maddaloni, più di Domenico in verità, è forte da qui bisogna ritornarvi. E infatti Domenico con resiste al richiamo della terra natia e il 10 aprile 1963, a seguito domanda, ottiene il trasferimento al “231° RGT Fanteria Avellino” in Napoli. Lettera alla mano subito si parte alla volta della città delle due torri.
Intanto, giustamente sottolinea Angelo Salvatore in questa lunga conversazione racconto della vita del padre, le ferite e le infezioni contratte durante il periodo di prigionia in Africa (penfico ed eczema) e problemi bronchiali lo inducono, nel periodo gennaio-dicembre del 1964, a lunghi ricoveri in ospedale e convalescenze a casa.
Si riprende ma non del tutto, infatti, il 29 dicembre 1964 riprende servizio in Napoli ma i problemi fisici non sono risolti, lo accompagneranno per il resto della sua vita.
L’anno successivo è trasferito al Distretto Militare di Caserta dove presterà servizio sino al raggiungimento della pensione avvenuta nel 1977.

Attestato di stima dal Comando Militare per il raggiungimento della pensione
Al Distretto di Caserta, da principio, è responsabile dell’ufficio segreteria del Comando; successivamente responsabile, contemporaneamente, dell’ufficio vettovagliamento, cucina e mensa.
Dopo il suo pensionamento i tre uffici vengono occupati da tre sottufficiali e da un ufficiale coordinatore.


Domenico in posa con il comandante del Distretto di Caserta Col. Luigi Russo.
Questo periodo è vissuto intensamente. Ci dice Angelo Salvatore Letizia, condividendo i ricordi dei familiari che non compare un “Natale od una Pasqua” il cui pranzo fosse iniziato ad un orario decente. Ebbene, il maresciallo Letizia era in caserma con “i suoi ragazzi”. Sosteneva che, proprio perché giornate di festa, la truppa non doveva sentire particolarmente la lontananza dei propri familiari; il pranzo, per quanto si potesse, doveva essere speciale e la vicinanza del “loro” maresciallo era indispensabile.
C’era sempre tempo per un brindisi da fare, a casa, con i propri familiari.

Si badi, il sottufficiale Domenico Letizia era “padre” fino nel midollo, e come tale sentiva l’affetto paterno per i giovani militare. Affetto che moltiplicava per la sua famiglia, cercando di far quadrare le 24 ore quotidiane. Infatti, sottolinea Angelo Salvatore, “non tragga, però, in inganno tutto ciò perché Domenico ama trascorrere ogni momento del suo tempo libero con la propria famiglia”. Del resto, dice ancora il figlio “Schivo alla frequentazione dei circoli cittadini frequenta qualche locale di ristorazione della regione solo con moglie e figli”. E ancora “Benché poco presente fisicamente per via del suo lavoro, che vive più come una missione che come fonte di reddito, non è mai assente nella conduzione della famiglia. Come nella maggior parte delle famiglie di quegli anni l’educazione dei figli ricade di più sulla moglie ma a Domenico non sfugge nulla di ciò che fanno i suoi ragazzi. Presenzia a qualche balletto di Maria Grazia che, in Friuli, pratica danza classica. Non assiste, invece, a nessuna partita di basket, sport che Maria Grazia pratica giocando persino nel campionato nazionale di serie B con la casacca della gloriosa Libertas Maddaloni. In prima fila, invece, alla laurea della sua primogenita.
Imperioso nell’accompagnare entrambe le figlie all’altare.

Domenico accompagna all’altare la primogenita Maria Grazia

Il 18 giugno 1994 Alessandra convola a nozze con Luigi Carrano. Domenico posa con sua moglie Maria affianco ad Alessandra
Avverso a tarpare le ali ai sogni dei propri figli è prodigo, come ogni buon padre di famiglia, di consigli; senza mai soffocarli li segue in ogni cosa che fanno”.
Il figlio, ci racconta dei siparietti familiari che testimoniano la genuinità dei protagonisti. Il tutto per evidenziare come Domenico fosse un esemplare marito e ottimo padre. Ciò, racconta il figlio, lo si evince anche dalla espressione che la suocera Anna era solita citare:“Mio genero tutto stronzo è, ma per la moglie ed i figli si farebbe ammazzare”. Il rapporto tra Domenico e la suocera, se inizialmente è stato alquanto rigido, con il tempo è divenuto di una conflittualità comica, a volte tragicomica; ricorrenti erano i duetti dal sapore teatrale. Ad esempio: “Se foste stata l’unica donna al mondo non vi avrei di certo sposata!” la scherniva Domenico, ed Anna ribadiva: “Io non ti avrei fatto passare nemmeno la mano per sopra !!”. Oppure quando rientrando dalla caserma, rivolgendosi a moglie e suocera, Domenico era solito esclamare: “Ancora non è pronto da mangiare, cosa avete fatto da stamattina?” ed Anna, senza un attimo si esitazione. “Ce la siamo grattata !!!”.

Domenico e la suocera Anna a passeggio per le stradi di Grado (GO)
Le gag tra Domenico e la suocera Anna si verificano quando nel periodo invernale Anna raggiunge figlia e nipoti a Maddaloni oppure quando la famiglia Letizia va in vacanza a Cervignano.

Così come riportato nel paragrafo della carriera e della guerra il resoconto dei riconoscimenti è d’uopo, anche qui di seguito, riepilogare le gratificazioni del periodo militare campano. Infatti, nel corso degli anni di servizio prestati presso il Distretto Militare di Caserta, il 21 febbraio 1967, riceve la “Decorazione al Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare”. Ed ancora con il grado di Maresciallo Maggiore conseguito già nel 1963, il 1° luglio 1970 riceve la qualifica di “AIUTANTE” e le congratulazioni del Comando di Divisione. Inoltre, “l’Accademia Internazionale di San marco di Belle Arti Lettere e Scienze San Marco” il 4 agosto 1971 gli conferisce il titolo di “Accademico Corrispondente”.

La proposta al Consiglio Accademico è sollecitata dal dott. Salvatore Scarpato membro del Direttivo dell’Accademia, ci racconta ancora il figlio.
Il dott. Scarpato quale A.U.C. effettua il servizio di leva presso il Distretto Militare di Caserta. Nel suo continuo contatto con il Letizia ne apprezza i meriti militari e la sensibilità nei confronti delle arti letterarie e scientifiche.

E, a completare un’altra importante onorificenza: il 2 giugno 1975 Festa della Repubblica, mentre presenzia, come di consuetudine, alla cerimonia che si svolge al Monumento ai Caduti della Città di Caserta area Macrico, il Presidente on. Giovanni Leone gli conferisce l’onorificenza di “Cavaliere della Repubblica”.
Dalla Campania al Friuli un legame nel tempo
Il Friuli resta comunque nel cuore di Domenico e Cervignano sarà il luogo dove trascorrere le vacanze estive, occasione anche per rivedere Anna, mamma di Maria e nonna adorata.

La suocera, Anna, nella sua attività di commercio ambulante
La vicina Grado sarà la spiaggia preferita da Domenico anche se dal 1965 al 1972 la famiglia Letizia trascorre le vacanze a Scauri-Minturno.
Il litorale laziale è vicino a Maddaloni e Domenico ne approfitta per dedicare alcune giornate delle sue ferie per un rientro al Distretto Militare di Caserta, dove presta servizio.

Domenico in un momento di relax in spiaggia
Le sue Passioni
Passiamo ora a parlare delle Passioni di Domenico. Ricordiamo innanzitutto che ha il fisico asciutto, non ha mai superato i 64 Kg. quasi da far invidia. Infatti, il figlio racconta che bastava che aprisse l’anta dell’armadio e Smoking o Tait li indossava perfettamente anche se acquistati 20 anni prima.
Potremmo dire fisico da atleta, racconta il figlio, vantava di essere stato, intorno ai 15/16 anni, una ottima mezz’ala ma non abbiamo alcun riscontro. Sappiamo, invece, essere stato un ottimo cavallerizzo. In gioventù imprudente e indisciplinato, lo testimoniavano le tante multe che gli notificava a casa direttamente il comandante Pasquale Gentile delle Guardie Municipali di Maddaloni. Dice ancora Angelo Salvatore che lo stesso Comandante Gentile, ironia della sorte, successivamente, diverrà il suocero della sorella Filomena che sposa Antonio Gentile capostazione delle FFSS, da tanti ricordato in servizio, per molti anni, presso la stazione ferroviaria di Maddaloni Inferiore.

Domenico fu un discreto giocatore di biliardo, amava, quando era in spiaggia, effettuare lunghe partite a bocce.

Domenico intento a giocare in spiaggia
Di fatto era un ottimo sportivo da poltrona capace di svegliarsi nel cuore della notte per assistere ad un incontro di boxe o di tennis.
E di pomeriggio, compatibilmente con gli impegni di lavoro, non perdeva una tappa del Giro d’Italia o altre classiche del panorama ciclistico. In questo Angelo Salvatore Letizia in parte lo imita perché diventa un illustre dirigente e instancabile organizzatore e direttore di eventi ciclistici di portata sia regionale che nazionale.


Il 19 settembre 1989 il mitico Gino Bartali con la moglie Adriana, accompagnati dall’amico Amedeo Marzaioli, visita la sede della ELCO di Angelo Letizia e Francesco Milani. Domenico è il primo ad accorrere per una foto con l’idolo della sua gioventù.
Apprezzava, inoltre, il bel gioco che qualche squadra di calcio proponeva. Sportivo, non tifoso, simpatizzava per il Napoli.
Nel mondo dei motori, in gioventù, preferisce le due ruote, soprattutto “Vespa”. Infatti, per anni Domenico viaggia sulle due ruote di una Vespa Faro Basso cambio a bacchetta del 1949.

Domenico in sella alla Vespa del 1949
Sempre in tema di motori nel 1959 passa alle quattro ruote e acquista la “mitica 600”. L’utilitaria della FIAT lo accompagnerà per lungo corso, ne acquista, addirittura, una seconda nel 1968.
La “botta di vita”, dice il figlio, la raggiunge nel 1971 quando acquista una “Fulvia berlina 1300”, ultima Lancia prima che lo storico marchio diventi di proprietà FIAT.
Lancista da sempre “La fulvia”, oramai ammiraglia di casa Letizia, la utilizza per le gite domenicali o per qualche evento importante; benché sempre brillante, guida l’autovettura con parsimonia e senza alcuna ostentazione; del resto tutto ciò è nel DNA del suo carattere.
In tutta franchezza Domenico è stata propria una persona da invidiare, non so chi oggi sia tanto intraprendente e poliedrico … forse uno lo conosco: il figlio Angelo Salvatore Letizia.
Nonno a 70 Anni
Fin dall’inizio del nostro racconto abbiamo sottolineato come per Domenico sia importante una famiglia e la sua famiglia. Non c’è famiglia se non ci sono nipoti e questi che lui aspetta. Possiao dire senza ombra di dubbi che Domenico ha già compiuto, oramai, i settanta anni quando diventa nonno per la prima volta. Il 6 dicembre 1990 nasce Federica, primogenita di Angelo Salvatore e Cecilia.

Domenico, che spesso confidava alla moglie: “Maria noi moriamo e non vediamo un nipote” è felice come una Pasqua, anche se non lo da a vedere.
Va detto che si immedesima profondamente nel nuovo ruolo; non cala sera se non mette in moto l’auto e con Maria non raggiunge la vicina località di Parco Cerasole, all’ingresso di Caserta, per una occhiata a Federica. Non sfugge occasione per acquistare un vestitino o un giocattolo per la nipotina.

Il 17 giugno del 1993 per Domenico si raddoppia il ruolo di nonno, Cecilia da alla luce Annalisa, paffutella e dolcissima.
Ancora una femminuccia in casa Letizia. I primissimi tempi nonno Mimmo conserva ancora una buona condizione fisica, poi il male avanza e saranno Angelo e Cecilia a portare le nipoti dal nonno.
A seguire, nel 1996 anche Alessandra lo rende nonno, addirittura due volte nonno in un sol colpo, il 20 marzo nascono “le gemelline” Adriana e Ludovica.


Nonno Domenico gioca con Ludovica, a fianco tiene in braccio Adriana
Purtroppo, per Domenico, il ruolo di nonno volge al termine. Riesce a godersi Federica per 7 anni; Annalisa per quattro e le gemelline solo per un anno e, per giunta, in quei pochi momenti di lucidità e benessere che sono sempre più rari.
Omaggio alla Crema Nivea
L’ultimo capito di questa storia di chiama “Omaggio alla Crema Nivea”, così mi ha chiesto Angelo Salvatore e io “Obbedir Tacendo”, in quanto “Ubi maior minor cessat” così faccio.

Dunque ci dice il figlio: “Da bambino facevo fatica ad accettare che papà, il mio grande papà, colui che aveva combattuto contro i marines americani, i rangers del generale Patton potesse usare la crema Nivea dopo la barba.
Gli eroi di celluloide, quelli che ci affascinavano quando guardavamo i film, usavano i dopobarba dai profumi acri e forti; i cowboy utilizzavano, addirittura, l’alcol puro e si schiaffeggiavano la faccia.
Il mio eroe no.
Lui usava la NIVEA;
la crema che le femminucce usavano per proteggersi la pelle dal vento, le mani dalle screpolature, per lisciarsi il viso.
Ma, forse, la mia è solo invidia. Nivea ha accarezzato il volto di papà, tutti i giorni, da prima che io nascessi al suo ultimo giorno.
E si !! la mia è proprio invidia, io il viso di papà non lo ho accarezzato quotidianamente!”.

Domenico e Maria così come nei cuori della famiglia
Con questo ultimo paragrafetto finisce la storia di Domenico, Mimì, Mimmo e Mimmino Letizia a voi presentata ma interamente raccontami dal figlio Angelo Salvatore, a voi presentata con qualche libertà e considerazione personale. Grato alla famiglia tutta per aver dato un contributo determinante alle immagini a corredo dell’articolo.
Ringrazio il lettore per avermi dedicato qualche momento del suo tempo, e Angelo Salvatore Letizia qualche ora/giorno del suo. È sempre bello approfondire la storia dei nostri protagonisti. Da qui, se c’è qualcuno che è interessato a condividere il proprio ricordo, riportare la propria testimonianza su Domenico può farlo contattandomi alla mail studioanniversario@gmail.com, account di posta che uso per la raccolta di info sulle biografie che studio specificando nell’oggetto che si tratta di un contributo su Domenico Letizia. Sono gradite foto, testimonianze, articoli giornalistici, locandine o comunque tutto quanto possa essere funzionale ad arricchire e meglio definire il ricordo di Domenico in occasione di altre pubblicazioni o ricordi.
Ringrazio ancora il lettore che ha avuto la pazienza di dedicarmi un po’ del suo tempo nella lettura di questo studio ed allo stesso chiedo scusa se qualche imperfezione è sfuggita alla rilettura delle bozze.
Dislocazione delle forze in campo
