Caserta, Maggioni: La Sun, l’Università di Caserta rimedio ai mali culturali della provincia

CAPUA (Caserta) – A che punto è l’Università di Caserta. Ne parliamo con il preside di Economia a Capua, professor Vincenzo Maggioni, che guida la facoltà dal 2003.

Da professore e quindi da “interno” cosa ne pensa dell’università di Caserta?

Penso sia stata una grande scommessa che, a distanza di 18 anni, può dirsi vinta. Oggi l’intero Ateneo ha raggiunto una dimensione ottimale, ha acquisito in tutti i campi scientifici una visibilità nazionale ed – in molti casi – internazionale, si sta dotando di un’organizzazione e di un sistema di servizi agli studenti sempre più efficiente.

Secondo Lei le sedi occupate dall’Università sono adeguate?

All’inizio quasi tutte le sedi sono state pessime. Oggi la maggioranza delle Facoltà opera in sedi prestigiose da un punto di vista architettonico (in particolare Economia, Architettura ed Ingegneria); anche le Facoltà che per ultime stanno arrivando al traguardo dell’ottimizzazione della propria “location” (Psicologia, Lettere e Studi Politici) hanno in corso i lavori per la definitiva soluzione del problema “sede”.

Quanto è stato fatto e quanto si potrebbe fare ancora per migliorare l’Università?

Da quanto detto, ci si rende conto che è stato fatto moltissimo. Lo sforzo fatto in termini di investimenti e di crescita di organico è stato ingente, soprattutto se riferito ad un periodo di crisi delle risorse pubbliche e del sistema economico regionale e nazionale. Ora ci attende la sfida dei servizi agli studenti e dell’internazionalizzazione; in entrambi i casi ci sono ora le condizioni per potere avviare progetti ambiziosi per il prossimo futuro.

E’ d’accordo sul fatto che bisognerebbe cambiare il nome dell’Università di Caserta, rendendola così meno dipendente da Napoli?

Il nome “Seconda Università di Napoli” è stato sicuramente di aiuto nella fase di start up del ns. Ateneo. Oggi stiamo arrivando ad una condizione di maturità per cambiare nome: probabilmente il tempo giusto arriverà al momento dall’apertura del nuovo Policlinico nella città di Caserta. Ma penso che dovremmo conservare nella nuova denominazione l’acronimo S.U.N. con il quale siamo oggi noti nel sistema accademico e scientifico nazionale.

Come giudica la faccenda “Policlinico”? Perché i lavori non vengono mai terminati?

La costruzione del nuovo Policlinico è la cartina al tornasole delle difficoltà del sistema politico regionale e del sistema produttivo casertano. L’incertezza nell’acquisizione iniziale di risorse certe per la copertura finanziaria del progetto, l’incapacità imprenditoriale di sostenere la realizzazione di un progetto che prevede l’attivazione di una spesa di centinaia di milioni di euro l’anno, una classe politica poco capace di sostenere e rispettare gli impegni assunti nel più importante progetto d’investimento che ha interessato la Terra di Lavoro nell’ultimo quarto di secolo sono alcune delle ragioni che spiegano la lentezza dei lavori.

Si è mai pensato di creare a Caserta un campus universitario sullo stile di Salerno e se sì, perché non è stato mai realizzato secondo lei?

In una Università distribuita su cinque poli geografici localizzati in due province diverse sarebbe stato molto difficile parlare di campus. Oggi, nei singoli comuni interessati dalla presenza di una o più facoltà dell’Ateneo, stiamo cercando di ragionare per creare una mentalità da “mini-campus”. Un progetto in tal senso potrebbe interessare a breve le tre Facoltà presenti a S. Maria Capua Vetere ed a Capua.

Ritiene che l’Università sia integrata con il resto della città?

Non conosco bene la situazione per tutte le Facoltà della SUN. Posso però affermare che, per quanto riguarda Economia, l’integrazione dell’Università con il Comune, le Associazioni culturali operanti sul territorio, la Diocesi e l’Esercito è per la città di Capua molto forte. Forse quello che ancora manca è una maggiore consapevolezza della cittadinanza che non sempre percepisce fino in fondo l’importanza della presenza sul proprio territorio di una sede universitaria.

Ritiene che l’Ateneo casertano sia indipendente da quello napoletano?

Sicuramente sì. Ci sono molte relazioni scientifiche con l’ateneo napoletano da cui proviene la prevalenza dei docenti; ma sotto l’aspetto gestionale ed accademico ritengo che tutti abbiamo raggiunto una piena autonomia.

Ritiene che la scelta, fatta all’epoca, di istituire un’università policentrica in città sia stata giusta?

E’ stata una scelta forse poco meditata sotto l’aspetto delle difficoltà organizzative cui si andava incontro, che sicuramente non ha tenuto conto neanche del gravoso problema dei trasporti pubblici deficitari da quasi tutti i punti di vista.

E oggi?

Oggi, però, tenuto conto soprattutto del degrado sociale di cui soffrono alcuni comuni della provincia, la presenza distribuita delle Facoltà sul territorio può essere vista come un presidio della legalità, una forza attrattiva per il miglioramento educativo e culturale dei tanti giovani residenti nella provincia, uno stimolo per la nascita di iniziative imprenditoriali e per lo sviluppo dei sistemi locali facente perno sull’economia della cultura.