Caserta, Tomas Kubinek seduce il pubblico del Settembre al Borgo e ora tocca a Elio. Troppa satira

CASERTAVECCHIA(Caserta) – Non ha tradito le attese lo spettacolo di Tomas Kubinek che ieri sera ha aperto ufficialmente l’edizione 2009 del Settembre al Borgo.

Il poliedrico artista slovacco ha messo in scena una performance in cui ha saputo ottimamanete mixare piccoli monologhi a riuscitissime gag con il pubblico, il tutto condito da avvincenti numeri di magia.

Divertenti i siparietti con gli spettatori, coinvolti con maestria ed amabilmente sorpresi dalla sua favella; riuscite la satira su Berlusconi, amara quella sulla camorra.

Il Presidente del Consiglio è stato preso di mira quando si è scherzosamente provato a tradurre in inglese la parola conflitto d’interessi. Impossibilitati a farlo, allora l’artista ha mimato la sagoma del Primo ministro.

La camorra è stata presa di mira quando invece Kubinek ha mostrato alcune maglie recanti la sua immagine dicendo che erano in vendita e che il ricavato sarebeb servito ad Emergency. “In realta – ha poi aggiunto – una parte è per me ed il 30 per cento lo cedo alal camorra”. Non sono macati, poi, toni scherzosi sullo stesso Emergency.

Tomáš Kubínek definisce sé stesso “lunatico certificato e maestro dell’impossibile”, ieri sera assistendo al suo spettacolo abbiamo capito quanto queste parole siano ben riassuntive della sua personalità artistica. Come tutti i comici ha una infinita sensibilità, capace di far sorridere, ma anche di lasciarsi andare ad amare riflessioni, lo slovacco è un vero e proprio”poeta visivo”.

Stasera tocca ad Elio con “Figaro il barbiere”

Questa sera sarà rappresentato “Figaro il barbiere”, libero racconto di Roberto Fabbriciani con musiche ridotte da “Il barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini. Protagonista Elio (delle Storie Tese) nella parte di Figaro, con la partecipazione di Roberto Fabbriciani (flauto), Fabio Battistelli (clarinetto) e Marco Rapetti (pianoforte). Una produzione Just in Time srl – direzione Mauro Diazzi.

Nella storia del melodramma esiste il bizzarro caso di una professione (non particolarmente affascinante) che ha avuto l’onore di ben tre grandi Opere dove compare come protagonista assoluta. La professione è quella del barbiere, e le Opere ad essa dedicate sono i due famosi “Barbiere di Siviglia”, rispettivamente di Paisiello e Rossini, e “Le nozze di Figaro” di W. A. Mozart. II frequentatore dei Teatri operistici non di rado si trova a dover assistere alle peregrine evoluzioni di personaggi improbabilissimi, i cui nomi hanno reso la vita infelice a molti figli di famiglie melomani che li hanno voluti chiamare Assalonne, Aida, Sigfrido, Escamillo o, addirittura, Nabuccodonosor.

Figaro prosegue la grande tradizione degli Scapini e dei Leporelli, ma non si presta volentieri a far da spalla a protagonisti di più illustre casata: egli emerge vivacemente come un demiurgo, un astuto diplomatico, un consumato stratega che manipola uomini e cose al fine di assecondare i suoi desideri ed i suoi interessi.

Eccolo quindi mettere in scacco l’avarizia e la dabbenaggine, soccorrere l’amore contrastato, incoraggiare le buone cause, affrontare gli usurpatori dell’altrui buona fede, farsi paladino della giustizia spicciola, intrigare ai danni degli intriganti. Il tutto con le semplici ed innocue armi del pennello da barba, del rasoio e del pettine. E chi meglio di un barbiere, allora, potrà raccontare le gesta del suo illustre predecessore. II pazientissimo cliente siede sulla poltrona nichelata, ed assiste sgomento al periglioso mulinare dell’affilatissimo rasoio attorno alle sue indifese fattezze.

II barbiere s’infervora sempre di piu’ nel narrare l’ormai passata grandezza dei suoi colleghi d’altri tempi. Gli altri clienti in attesa, abituati da anni alle sparate del loro Figaro, intermezzano la farraginosa narrazione con le arie più note dell’Opera rossiniana, eseguendo gli arrangiamenti che si stamparono in Germania nel 1820.

Qualcuno forse si scandalizzerà ma da un barbiere, com’è ormai noto ai più, ci si può aspettare di tutto; anche di sentirlo cimentarsi in un mestiere non suo, interrompendo, ahimè, un delicatissimo “contropelo”.