
CASERTA – Con un post su Facebook, il Consigliere comunale Antonio Ciontoli spiega perché è uscito dalll’aula consiliare del comune al momento di votare il bilancio che probabilmente porterà palazzo Castropignano fuori dal dissesto.
“Per il mio modo di fare politica, dispiace diventare notizia, al tempo stesso, nell’interesse esclusivo di Caserta, se questo ci aiuta a riflettere, ben venga. Ieri, ho provato, con onestà intellettuale e senza pregiudizi, con pacatezza, ad argomentare sul disagio della nostra città e sul vuoto di una direzione politica sempre più confusa ed intersecata con l’amministrazione e la gestione dell’ente piuttosto che nell’azione di coordinamento dei gruppi consiliari, della dinamica di programma e del governo di un dibattito, soffocato nel palazzo e, per questo, giudicato distante dal contatto con la opinione pubblica.
Questa occasione di governo della città, doveva e poteva aprire una pagina di nuova storia amministrativa ed invece, ha spento, fin qui, ogni tensione emozionale, frenando entusiasmi e innescando meccanismi per una anonima archiviazione. Al pessimismo della ragione, ho anteposto l’interesse superiore di Caserta, per questo ho anche augurato al Sindaco Marino di poter sempre e comunque invertire la rotta, ne sarei ben lieto.
Lo storico deficit di bilancio, la difficoltà di funzionamento di una macchina amministrativa obsoleta, offrivano l’occasione per un diverso protagonismo della città, per un coinvolgendo degli innumerevoli ingegni e le infinite passioni casertane, degli ordini professionali, costruendo un rapporto con la Scuola dell’Amministrazione, con il MEF, con il Ministero della Funzione Pubblica e dell’Interno, con l’obiettivo di tirare Caserta, al più presto, fuori dal caos contabile e per il ripristino di un governo in bonis.
Proprio la discussione in atto, il via vai dei bilanci tra tribunali amministrativi, ministeri e magistrature contabili, espongono, invece, la città, oggi, al giudizio di disordine e pressappochismo storico. Un tempo i partiti raccoglievano istanze e le trasformavano in partecipazione e proposte, oggi l’autoreferenzialismo, il cortocircuito dei valori, il vulnus della democrazia, consentono a pochi di poter pensare di decidere per tutti, dimenticando che, il cambiamento non è frutto di poteri taumaturgici di qualcuno ma di consapevolezze globali e diversi approcci complessivi.
L’occasione di questa finestra sul Pd, mi consente anche di evidenziare che la riapertura della sede per il tesseramento, dopo un anno di chiusura, nell’assenza di un dibattito ufficiale (e nelle poche occasioni, fatto sempre in via successiva alle questioni), con la presenza spot di un commissario provinciale milanese, che, da estraneo, non ha facilitato la sintesi, amplificando lo scontro, fa del partito, che ha raccolto la storia di due importanti culture del fine novecento, una organizzazione datata e avulsa dalla realtà. Un luogo in cui alla sublimazione del valore dei rapporti umani, autentica ricchezza di un tempo, si sostituisce oggi sempre più spesso il dileggio e finanche l’offesa personale.
Un luogo da riaprire, rianimandolo, facendolo rivivere, con nuovo spirito, diverso metodo e fuori dalle stantie e preordinate liturgie, funzionali alle sole ambizioni dei singoli. Ambizioni, peraltro, senza anima, ne’ profezia, prive di un valore storico, se qualcuno ancora pensa che, il successo personale o di un gruppo, possa modificare quella qualità della vita di tutti, in cui si riassorbe, peraltro, il concetto di bene comune che era la mission e l’orizzonte alto, entro cui si reggeva il senso di ogni impegno politico.
Un messaggio, forse, nostalgico e romantico, sicuramente, problematico, quanto attuale, se lo si considera alla luce dei resoconti sul dibattito in itinere e sulle prospettive di spazi percentuali minimi ed in progressivo calo di audience. Il vero Pd è tra la gente, tra le culture e le sensibilità politiche vive ma restie al coinvolgimento in spazi asfittici, conflittuali e, per questo, ritenuti preclusivi di futuro.
Quando un uomo sceglie secondo scienza e coscienza, in modo libero e consapevole delle conseguenze a cui andrà incontro, nessuno può mettere in discussione il suo operato”.
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