CASERTA – Ieri, 20 giugno, nella giornata mondiale del rifugiato, dalle 17 in corso Trieste ci sono stati stands informativi e musica contro il razzismo. L’iniziativa aderisce alla campagna Io non Respingo in risposta ai respingimenti verso la Libia di persone in fuga da guerre e persecuzioni.
Ha salutato i giovani presenti agli stands anche il vescovo di Caserta Raffaele Nogaro.
La comunità ecclesiale di Caserta ha distribuito simbolicamente i permessi di soggiorno di soggiorno in noime di Dio contro la logica razzista del pacchetto sicurezza.
Nell’ambito della Campagna Nazionale IO NON RESPINGO, promossa da Fortress Europe – l’osservatorio delle vittime sull’immigrazione-, e dagli autori di Come un uomo sulla terra http://fortresseurope.blogspot.com il Centro Sociale ex canapificio di Caserta, il Movimento dei Migranti e dei Rifugiati di Caserta, con gli studenti, la Caritas, i Missionari Comboniani di Castel Volturno, Padre Alex Zanotelli, i Padri Sacramentini, gli Scout, l’associazione Jerry Masso, il collettivo antirazzista napoletano No Border, hanno organizzato un presidio informativo in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale del Rifugiato.
In questa giornata si vuole ricordare la straordinaria forza d’animo con cui i rifugiati di tutto il mondo affrontano la loro drammatica condizione e ricordare a tutti/e ciò che spinge questi uomini e donne a fuggire dai loro paesi: guerre, povertà , persecuzioni, carestie, fame, lo sfruttamento causato da multinazionali ai danni di intere popolazioni come avviene per l’estrazione del petrolio in Nigeria o per l’estrazione selvaggia del coltan in Congo (minerale insanguinato contenuto nei cellulari, computer, video/giochi) causa di milioni di profughi.
Ecco perché lo slogan di quest’anno real people, real needs-Rifugiati non solo numeri per dire che i rifugiati sono persone come noi, gente con necessità concrete e progetti di vita.
Non solo numeri da utilizzare per statistiche e ricerche, ma individui e famiglie in fuga, persone desiderose di ricominciare la propria vita con dignità e mettendo a disposizione degli altri le proprie competenze e la propria cultura. La campagna vuole costituire una risposta alla scandalosa accoglienza che lo stato italiano ha riservato al dittatore Ghaddafi e agli accordi italo-libici che hanno permesso alle unità della Marina Militare italiana, tra il 06 e l’11 maggio il respingimento forzato in Libia di 471 persone.
La Libia – dice Stephen rifugiato del nord del Ghana- non è in grado di offrire protezione a chi scappa da violenze e persecuzioni Mostra una ferita che ha sul polpaccio sinistro Durante il mio viaggio attraverso il deserto sono stato venduto dalla polizia libica e ho dovuto lavorare come uno schiavo venivo continuamente frustrato.
George rifugiato Liberiano aggiunge che nel carcere per immigrati a Sabha in Libia gli hanno legato i piedi, lo hanno messo a testa in giù e lo hanno frustrato e violentato. Poi ho lavorato come SLAVE (schiavo) per la polizia libica. Per tre anni ho fatto il carrozziere senza avere stipendio, mi davano solo del pane.
Ibrahim rifugiato del Togo dice che è ora di dire la verità sulla Libia: è un paese dove le donne straniere subiscono violenze anche se incinte, dove si viene arrestati e derubati di tutti i documenti, ove si pratica l’aparthaid contro i neri che vengono ridotti in schiavitù per essere sfruttati sul lavoro. Un paese dove non puoi denunciare le violenze subite, dove non esistono tribunali, dove nessun giornalista può essere libero di raccontare ciò che accade a tanti immigrati che vivono in Libia. Mai in Libia si potranno proteggere i rifugiati come ha detto il Governo italiano!
L’alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha dichiarato che tra le persone respinte in Libia vi erano cittadini somali ed eritrei in cerca di protezione internazionale, da altre testimonianze è emersa la presenza di donne e minori, sicuramente c’erano persone da soccorrere e bisognose di cure mediche. E’ utile ricordare che, nel 2008, circa il 75% dei 35.000 migranti giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e a più del 50% è stata riconosciuta una forma di protezione.
La Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, la convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, la Convenzione ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti umani e degradanti, il Testo Unico sull’immigrazione italiano vietano le espulsioni e i respingimenti verso luoghi in cui le persone corrano il rischio di essere vittime di tortura, di persecuzioni, di gravi violazioni dei diritti umani e conflitti armati.
Questi obblighi sono inderogabili ma il Governo italiano ha deciso di giocarsi la campagna elettorale sulla pelle di questi uomini e donne, cavalcando l’insicurezza sociale e scaricando tutte le paure legate alla difficoltà della crisi sui migranti e i rifugiati.
