Napoli, lo spettacolo Sinfonia Donna chiude la stagione tetrale del Teatro Elicantropo il 21 maggio

NAPOLI – Sarà lo spettacolo di teatro danza in tre movimenti “Sinfonia Donna”, l’ultimo appuntamento che chiuderà la stagione teatrale del Teatro Elicantropo di Napoli giovedì 21 maggio 2009 alle 21 (in replica fino a domenica 24).

Presentato da Vesuvioteatro in collaborazione con Itinerarte, l’allestimento vedrà protagonisti, in scena, Carla Amato, Daniela Mancini, Laura Ferraro, Ina Colizza, Maria Consiglia Nappo, Mariangela Maione. Marianna Vastolo, per la regia di Rosario Liguoro. Sinfonia Donna è il frutto d’interrogativi posti dal regista a sette donne, due attrici-mimo e cinque danzatrici. Le domande vertono su tre aspetti diversi della vita di donna: il silenzio nei suoi molteplici aspetti spirituali, la sensualità e il sogno.

I danzatori e gli attori sono stati invitati a rispondere, prima, con la parola, poi, con il proprio corpo e le proprie emozioni, effettuando un intenso viaggio verso se stessi.

Il pubblico che assiste allo spettacolo è ‘invitato’ a confrontarsi con gli attori e i danzatori a effettuare la stessa ricerca interiore. La parola in movimento, fulcro dell’intero allestimento, è stata resa possibile dalla commistione con le immagini del videoartista Enrico Greco, che ha collaborato attivamente alla messa in scena finale.

La tecnica utilizzata è quella del teatro-danza, in cui si crea un ottimo equilibrio tra il lavoro delle attrici-mimo e quello delle danzatrici, che collaborano, ormai, da tre anni, e lavorano su un repertorio che con Sinfonia Donna, chiude un ciclo di tre spettacoli sul mondo delle donne: una delicata ‘trilogia’ che ha esplorato, a fondo, l’universo femminile.

Infatti, prima di Sinfonia Donna, il primo allestimento, Immaginario su Cassandra, esplorava le vicissitudini dell’eroina Cassandra ed il sui ruolo all’interno dei fatti tragici legati alla guerra di Troia.

Xive, il secondo allestimento, compieva, invece, un excursus metastorico sul possibile ritorno del Matriarcato, come panacea del percorso auto-distruttivo dell’umanità.