Cantautori e religione … una linea che li congiunge? Ne parla il prof. Michele Vigliotti

 

Negli anni ’60 – ’70 la produzione dei cantautori italiani, allora all’inizio della carriera, conobbero un ostracismo quasi totale da parte della Rai, ma anche l’opinione pubblica e la Chiesa Cattolica misero al bando quel gruppo di libertari e politicizzati che cantavano i “cani perduti e senza collare”, i bassifondi delle grandi città, i drogati, i suicidi, le osterie di fuori porta, le ragazze di vita.

Eppure la domenica mattina RADIO VATICANA trasmetteva molte di quelle canzoni; io e mio fratello ci alzavamo ad orari improbabili per degli studenti pur di ascoltare “PREGHIERA IN GENNAIO” , o “LEGGENDA DI NATALE”, o “LA LOCOMOTIVA”: è lì, per la prima volta con grande emozione ascoltammo “DIO E’ MORTO”.

Negli stessi anni molti, giovani religiosi alla vigilia della loro consacrazione riflettevano anche loro sui valori e i messaggi di quelle canzoni di giovani artisti spesso poveri e squattrinati, senza il baccano pubblicitario che accompagnava i grandi cantanti di quegli anni, ma privi di valori, di profetica volontà di denuncia accompagnata spesso solo dalle corde di una chitarra.

Portò un po’ di scompiglio nei sussiegosi accademici delle facoltà teologiche, quella tesi che alcuni religiosi, vollero compilare sui cantautori italiani e stranieri che usavano le canzoni per protestare contro schemi sociali e politici sorpassati e spesso disumani: la guerra come mezzo per comporre le controversie internazionali, la repressione del protagonismo giovanile, il rifiuto perbenistico di accettare ciò che il movimento di contestazione partito dai campus universitari americani stava portando.

Joan Baez e Bob Dylan in America, De Andrè e Guccini in Italia erano portatori di un mondo dove la ricerca della pace contro la guerra, l’attenzione agli ultimi senza voce, le confuse aspirazioni ad un mondo più umano e più giusto erano presenti in modo importante. Ma De Andrè e Guccini facevano anche di più.

 

Con accenti poetici avvicinavano i misteri della religione, l’essenza del Dio – persona, la speranza che la Buona Novella trionfasse. Si proclamavano agnostici o atei, i due cantautori, ma cantavano di Gesù (vestito di sabbia e di bianco/alcuni lo dissero santo/per altri ebbe meno virtù/si faceva chiamare Gesù/di Maria dicono fosse il figlio/sulla croce sbiancò come un giglio).

E Cantavano di Maria, la dolcissima figura protagonista dell’LP “LA BUONA NOVELLA”, sempre di De Andrè: umanissima creatura che grida sotto la croce “Non fossi stato figlio di Dio/t’avrei ancora per figlio mio”!

E come non ricordare la cristiana attenzione e predilezione per gli umili di de Andrè “siamo gli scalcagnati genovesi vecchi e bevitori di Città Vecchia”, o per i suicidi di “Preghiera in Gennaio”, dove si proclamava una tesi che allora discutevano anche i teologi più accreditati “Dio di misericordia/il tuo bel paradiso/lo hai fatto certamente per chi non ha sorriso/per quelli che han vissuto/con la coscienza pura/l’inferno esiste solo/per chi ne ha paura.”

E come dimenticare il “Michè” suicida cui la Chiesa non riserverà un posto nel camposanto “domani alle tre/nella fossa comune cadrà/senza un prete e la messa/perché d’un suicida non han pietà/ma qualcuno una croce col nome e la data/su lui pianterà.”

Anche Guccini si fa portavoce di una speranza cristiana “…..questa mia generazione è preparata/ad un mondo nuovo e ad una speranza appena nata/ad un futuro senza armi…..perchè se Dio muore è per tre giorni, e poi risorge”. Ed ancora lui parla di “quei cani perduti senza collare” di cui il mondo non si avvede, ma che l’eredità di Cristo e la sua morte ha riscattato.

Il Vecchio e il Bambino che camminano su una terra dopo la catastrofe nucleare, il Pensionato che parla al giovane professore di “di quando lui e Bologna erano più giovani di adesso” e un giorno diremo “ma se stava così bene/avrài il marmo con l’angelo che spezza le catene/ed a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena/soltanto un’impressione che ricorderemo appena.”

E non si può trascurare la canzone del bambino nel vento Allora non molti, nemmeno nella Chiesa, parlavano volentieri di Auschwitz e dell’olocausto. E Guccini si chiedeva “…quando l’uomo potrà imparare/a vivere senza ammazzare”. E il tragico fumo del camino dei persecutori è immobile sulla storia dell’umanità.

Nel frattempo c’erano tanti preti che in quegli anni, spesso derisi, umiliati, cacciati, esaltavano la povertà e la pienezza evangelica.

E come de Andrè, Guccini, e poi Dalla e Vecchioni Stefano Rosso e Claudio Lolli, essi erano fratelli spirituali dei vari Dom Franzoni, Don Mazzi dell’Isolotto, Don Gerardo Lutte, Padre Balducci, don Lorenzo Milani, padre Davide Turoldo ed Helder Camara.

E, per chiudere il cerchio, perché non ricordare che Bob Dylan ha ricevuto il Nobel per la letteratura e che i testi di De Andrè e Guccini si trovano in tutte le antologie scolastiche?

 

prof. Michele Vigliotti