MADDALONI (Caserta) – Venerdì 14 aprile 2017, ovvero nel giorno del Venerdì Santo, come ogni anno da qualche secolo si rinnova la Processione del “Cristo Morto e dell’Addolorata” detta anche del “Venerdì Santo”[1]. Da un po’ di anni a questa parte l’organizzazione della Processione è affidata a Gennaro Cassaro.

L’appuntamento del giorno 14 aprile 2017 è per le ore 15 nella chiesa di San Francesco d’Assisi di Maddaloni con l’inizio della Funzione della Croce a seguire, dalle ore 17, si inizierà a snodare il corteo verso l’esterno accompagnati nella marcia del corteo processionale con l’Inno alla Vergine suonato in chiesa dalla Banda Sinfonica della Città di Maddaloni diretta dal Maestro Luigi Pascarella[2].


La medesima Banda[3] seguirà il corteo per tutta la durata della processione fino al suo rientro previsto per dopo le ore 20.

Quello della Processione del venerdì Santo non è un momento folcloristico o di pia pratica laico devozionale, esso assume un significato intrinseco nel percorso che conduce alla Morte, stato temporaneo, e Resurrezione, stato perenne, di Cristo Salvatore del Mondo. Qui acquista un ruolo di primo ordine la figura della Madre Maria ed in quest’ottica, p Edoardo Scognamiglio, Ofm cnv., Rettore della chiesa di San Francesco e guida spirituale del corteo che partecipa alla “processione” si occupa della preparazione spirituale degli stessi.

Si offre di seguito una meditazione che parte dal passo «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26), la passione di Gesù e l’apatia del mondo, a cura dello stesso teologo prof. Fr Edoardo Scognamiglio:
“La passione di Gesù rivela l’amore di Dio per noi e ci mette in guardia da un grande pericolo: l’apatia. Credo che il male del nostro tempo sia l’indifferenza verso il dolore degli altri, l’incapacità di curare le ferite del prossimo. Sulla croce, prima di emettere l’ultimo respiro, Gesù consegna alla Madre il discepolo che più si sentiva amato, Giovanni. «Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”». È questo il tema che guiderà, per il prossimo Venerdì Santo, l’antica e commossa processione di Gesù morto e della sua Madre addolorata per le strade e i viottoli di Maddaloni. Cammineremo e pregheremo nella speranza di aprirci al dolore degli altri e di imparare, sull’esempio di Gesù e di Maria, a chinarci sulle sofferenze dei poveri e degli emarginati, di coloro che sono esclusi da ogni conforto. Anche san Francesco piangeva al solo pensiero che l’Amore – il Cristo crocifisso e risorto – non fosse amato abbastanza dai suoi discepoli.
Quanto più si ama tanto più ci si apre alla felicità e al dolore. Chi ama si rende, dunque, vulnerabile, si espone alle lesioni e ai disinganni. Noi sperimentiamo la vita e la morte nell’amore. È la dialettica del vivere umano: noi viviamo perché e in quanto amiamo, soffriamo e moriamo perché e in quanto amiamo. Un Dio che non soffre e non ama è un Dio povero perché non può né amare né soffrire! Se è vero che la morte è rivelazione di sé, di quello che siamo, la morte di Gesù rivela il suo essere amore, il suo essere figlio, prima ancora del suo essere per gli altri. Sulla croce, Cristo si rivela come l’Agnello di Dio e non come il Signore glorioso della parusìa. Il Cristo crocifisso non propone altro che l’avvento di Dio. Egli sembra dirci che chi può venirci in aiuto è soltanto il Dio sofferente.

Il Cristo che muore per noi non è soltanto il nostro compagno di viaggio, ma il Figlio di Dio che muore in croce. Il suo essere per gli altri ha radici nel suo essere Figlio. La divinità di Dio si svela nel paradosso della croce. Dio ha tanto amato il mondo da sacrificare il suo figlio unigenito (cf. Gv 3,16). Il Crocifisso si è reso fratello delle persone abbandonate, disprezzate, emarginate, oppresse. La croce, allora, è il segno della solidarietà di Dio con gli ultimi. Il dolore di Cristo è il dolore di Dio e porta anche i dolori del mondo. La croce di Gesù ci dice che Dio si rivela nel suo contrario: non a partire dalla gloria, ma dal dolore del Figlio, dalla kenosis. Il dolore di Gesù in croce ci dice che la sua forza non sta nell’amore amicale per il simile e il bello, bensì nell’amore che si dona per l’altro (agape). Il dolore di Gesù ci dice che è esistito soltanto un cristiano: il Figlio di Dio sulla croce. La nostra fede prende inizio dalla croce del Figlio, dalla nuda realtà di quel legno.
La nostra fede prende incomincia proprio colà dove gli atei ritengono che essa sia giunta alla fine. La croce di Gesù bandisce ogni immagine di giustizia umana e ogni nostra raffigurazione di Dio. La fede nella croce è il segno della contraddizione di Dio. Ogni fede che pretenda di essere cristiana dovrà fare i conti con il grido di Gesù lanciato dalla croce. Anche Maria si è interrogata sulle parole del Figlio: Perché mi hai abbandonato? Maria apprende, un po’ alla volta, che la morte di Gesù è una delle auto-affermazione di Dio. Al centro della nostra fede vi è la risurrezione del Crocifisso che qualifica la sua morte come morte avvenuta per noi, e la croce del Risorto che rivela e rende accessibile ai morenti la sua risurrezione dai morti. L’incarnazione del Figlio di Dio si orienta alla croce e si completa con la risurrezione.

La nostra fede deve riflettere con serietà sul fatto che Dio stesso, nel Figlio, entra realmente nella sfera della sofferenza, pur essendo e rimanendo Dio. La morte di Gesù non può essere compresa come morte di Dio, ma soltanto come morte in Dio. Nell’avvenimento della croce diventano manifeste le relazioni che stringono Gesù, il Figlio, al Padre. Dalla croce comprendiamo anche l’azione dello Spirito su Gesù. Il dolore di Gesù ci dice, allora, che Dio può patire e morire per amore nostro. Il dolore di Gesù sulla croce ci rivela che il nostro è un Dio crocifisso. Il grido di Gesù rivela che Dio non è incapace di soffrire per amore, per suo stesso dono. Se Dio fosse incapace di soffrire, sarebbe anche incapace di amare.
Chi è capace di amare è anche capace di soffrire per amore, per il dono di sé. La natura umana di Gesù, nella sua persona divina, diventa esistenza concreta del Crocifisso. Cristo, il Figlio di Dio, patì e morì e le qualità umane del soffrire e del morire vanno predicate dell’intera persona di Gesù Cristo che è il Verbo. Cristo e il Verbo coincidono non soltanto nella rivelazione, ma anche nell’essere. Colui che il mondo non poteva contenere giace nel grembo di Maria. La persona di Cristo è determinata dalla persona del Verbo.

Maria riconosce il suo figlio Gesù come colui che è consegnato dal Padre alla morte. Gesù soffre l’agonia dell’abbandono e Maria partecipa di questo dolore. Consegnando il Figlio si consegna anche il Padre. Il Padre che l’abbandona e lo consegna soffre la morte del Figlio nel dolore senza fine dell’amore. Il Figlio soffre l’agonia, il Padre soffre la morte del Figlio. Il dolore del Padre è della stessa intensità della sofferenza sperimentata dal Figlio morente. La mancanza del Padre, che il Figlio prova, risponde alla mancanza del Figlio che il Padre sente.
Sulla croce, il Padre e il Figlio sono separati nel modo più profondo nell’abbandono e, nel medesimo tempo, uniti nel modo più intimo nella consegna. Lo Spirito è questo spazio-relazione – abbandono nella comunione – che lega Padre e Figlio. La forma del Crocifisso è la Trinità. Dio è amore incondizionato perché assume su di sé il dolore del mondo nel dolore del Figlio. Maria, guardando al figlio suo crocifisso, comprende che Dio non vive solo nell’aldilà, ma è anche nell’aldiquà. Non è soltanto Dio, ma anche uomo. Maria comprende che la morte del Figlio è rivelazione del Padre. Ella comprende anche che la persona che non sa amare non è neanche capace di soffrire. Chi non ama è insensibile al dolore altrui, alle sofferenze del mondo.
Il Cristo crocifisso sembra dirci pure che la forza del male è nella violenza e che la sua debolezza sta nell’ingiustizia. Invece, la forza del bene è nella pace e la sua debolezza o potere è l’amore di sé come dono”.

Circa l’origine della Processione va detto che la tradizione vuole la Processione del Venerdì Santo si perda nell’origine almeno nella prima metà dell’ottocento (si veda https://www.facebook.com/notes/michele-schioppa/processione-del-cristo-morto-e-delladdolorata-detta-anche-del-venerdì-santo-in-m/10200201242385659 ) e si leghi ai due momenti di musica devozionale della “Desolata” e delle “Tre Ore di Agonia”, la prima nella medesima chiesa sede di partenza e rientro della Processione, la chiesa di San Francesco d’Assisi detta anche di Sant’Antonio, e le seconde nella Chiesa del SS. Corpo di Cristo, oggi Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini. (negli ultimi anni queste tradizioni sono state recuperate per intervento del Maestro Antonio Barchetta e lo scorso 6 aprile 2017 si è celebrata la “Desolata” nella chiesa di San Francesco d’Assisi di Maddaloni come da tradizione il giovedì precedente la Settimana Santa).

La struttura della processione vede il corteo religioso aperto dai bambini vestiti con camici rossi e neri raffiguranti dei piccoli Cristo e Addolorata, seguiti da più di 300 comparse femminili che camminano a piedi nudi e vestite a lutto, così come vuole un’antica tradizione risalente al ’700; le donne recano tra le mani un simbolo che richiama il dolore di Maria, l’Addolarata, per la morte di suo figlio Gesù; segue una croce grande e il sacro lino della Sindone; poi giunge la banda musicale con un coro maestoso e potente – un tempo di circa 100 persone che negli anni arriva a toccare il doppio o il triplo del numero – che intona un canto e dei lamenti funebri . segue l’Ecce Homo, il Cristo dolente trafitto e crocifisso; poi ancora il Corpo del Cristo morto deposto dalla Croce e in ultimo l’immagine dolorosa di Maria.

Un bagno di folla chiude la processione con una fila interminabile che conta più di migliaia di persone, talvolta anche con la presenza delle Congreche del Soccorso e di Montedecoro. Il percorso ideale della processione nel tempo è stato quello che la vede uscire dalla chiesa di San Francesco d’Assisi, proseguendo per via Concezione, via Bixio, piazza Umberto I°, via Marconi, via Troiani, via Pignatari, via Roma, via Amendola, Corso I° Ottobre, piazza Ferrara, via San Francesco d’Assisi, via Trivio San Giovanni, via Ponte Carolino, via Cupa, via Fabio Massimo, via San Giovanni, via Bixio, via Concezione.

Volendo offrire un quadro più storico va detto che il Venerdì Santo, quello che precede la Pasqua, celebrato dai cristiani come anniversario della crocifissione di Cristo, fin dalle origini della Chiesa, è giornata di penitenza, digiuno e preghiera ed è il giorno stabilito a far rivivere la Crocifissione di Gesù.
Guardando complessivamente al ciclo festivo casertano possiamo dire che nel pomeriggio del Venerdì Santo, con la processione del Calvario, per le strade cittadine si vive un momento partecipato dall’intera comunità dei fedeli, che, commossa, intona canti e lamenti per la morte del Figlio di Maria.
In Terra di Lavoro oltre alle comunità citate, per il passato andava aggiunta anche la città di Caserta.
Forti richiami della nostra tradizioni sono ricollegabili alla processione che si svolge in Acerra.
Datare la nascita del rito del Venerdì Santo a Maddaloni, alla luce della documentazione esistente, non è del tutto facile. In effetti, ci sono diversi elementi poco chiari.
Una serie di elementi ci portano a pensare che la processione del venerdì santo abbia avuto inizio, nella seconda metà dell’ottocento.
Comunque, anche se la documentazione d’archivio, al momento, non ha chiarito i dubbi legittimi circa la nascita della processione, un documento del 1895 ci presenta un episodio che confermerebbe il fatto: il primo aprile del 1895 quarantacinque tra fedeli e collaboratori nell’organizzazione della processione del venerdì santo, scrivono a l’ordinario diocesano, mons. Gennaro Cosenza, al fine di ottenere un intervento perché la processione del Cristo Morto e dell’Addolorata si faccia e si continui a fare con partenza ed organizzazione della chiesa di San Francesco d’Assisi (nel volgo detta anche di Sant’Antonio). La causa di quell’allarme, che scomodò un consistente numero di persone, fu un diverbio tra uno degli organizzatori, ed il padre spirituale della chiesa di San Francesco d’Assisi.
Dopo aver accennato sinteticamente dell’origine del rito, è d’uopo spostare l’attenzione sull’organizzazione. Nel corso del secolo scorso un posto di rilievo nell’organizzazione della processione lo ha avuto la Congregazione dell’Immacolata Concezione, che – fino al momento della cessazione, avvenuta agli inizi degli anni ’90, a quanto sembra, per volontà diocesana – collaborava attivamente con gli assistenti della chiesa e del monastero francescano ove si conserva l’occorrente per la processione. Fino allo stesso periodo il punto di riferimento per coloro i quali erano interessati a prendere parte alla funzione è stata, per circa quarant’anni, una certa sig.ra Mosca, ora a risposo per l’età. Dal 2002, e per un decennio, a curare l’organizzazione della Processione è il Cav. Antonio Esposito, sottufficiale in pensione, attivo collaboratore della comunità francescana locale. Oggi, come su indicato è Gennaro Cassaro.
Fino a qualche anno fa l’organizzazione della processione iniziava il giorno dell’Immacolata Concezione (l’8 dicembre) e si protraeva sino al Venerdì Santo. Da qualche anno la seconda settimana di gennaio.
Va detto che la funzione del Cristo Morto e dell’Addolorata che si rinnova annualmente a Maddaloni, è unica nel genere per diversi aspetti. Niente manifesti o grandi campagne di informazioni, così come accade in altri contesti, eppure maddalonesi e non si riversano nelle strade, creando lunghe code come avviene solo a settembre in occasione della processione per le strade cittadine dell’effige di San Michele Arcangelo, patrono della città.
Elemento da tenere in considerazione è la presenza della figura femminile. Infatti, altre processione dello stesso genere sono caratterizzate dalla figura maschile, rinnovando così una scia tradizionale religiosa di origine cristiano-biblica. A Maddaloni, invece donne e bambini, ma soprattutto Donne caratterizzano, scalze e velate, il momento della Passione. Passione che vuole essere non rappresentazione di dolore ma annuncio di Resurrezione: la Donna portatrice di fecondità, annuncia la Nascita di una nuova Vita. Molto interessante è la strofa-ritornello che il coro intona nel corso della processione.
Il titolo è:
O dolorosa Vergine.
La strofa-ritornello:
O dolorosa Vergine accetta il pianto mio
Ai tuoi dolori uniscilo e lo presenti a Dio
che non saprà respingerlo solo per tua mercè.
Gli spasmi tuoi purissimi son spasmi del mio cuore.
O Vergin dolentissima è mio il tuo dolore
Finché mi restan lacrime le verserò per te.
La riuscita del rito della Processione del Venerdì Santo a Maddaloni in quest’ultimo ventennio ha visto una forte “rinascita” della chiesa San Francesco d’Assisi con le sue attività, per opera ed impegno del rettore della chiesa il prof. Padre Edoardo Scognamiglio che è stato capace di risvegliare la comunità locale con il coinvolgimento della società civile e delle istituzioni. La sua opera ha posto tutta Maddaloni al centro di una crescita culturale di tipo nazionale.
Va ulteriormente chiarito che nel giorno del Venerdì Santo è tradizione dell’ottocento (vi è la documentazione d’archivio a supporto), e probabilmente anche dei secoli passati, che nel periodo di quaresima e probabilmente lo stesso venerdì santo si svolgesse la via crucis per le strade del monte san Michele, fino all’eremo Santuario. Ciò fino al secondo conflitto bellico mondiale. A seguire si perse questa tradizione che fu recuperata sul finire degli anni ’50 inizio anni ’60 da don Salvatore Izzo (di cui a novembre 2016 sono ricorsi i 40 anni della morte, si veda per approfondimento https://www.facebook.com/donSalvatoreIzzo/ ) il quale, animando i giovani universitari maddalonesi riprese questa antica pratica però nel giorno del mercoledì santo, così da non contrapporsi a quella consolidata del venerdì santo per le strade cittadine, cioè il corte di cui al presente articolo. La partecipazione a questa via crucis del mercoledì santo fu tale con il tempo che divenne di tutta la comunità e per qualche occasione, piuttosto che per le strade del monte, è stata realizzata con un percorso cittadino.
Tornando all’edizione della Processione del Cristo Morto e dell’Addolorata, detta anche del “Venerdì Santo” va detto che anche per il 2017, per la sua consistenza e lunghezza, si consideri la presenza dei sacerdoti, parroci, secolari e religiosi di Maddaloni e con relativi gruppi parrocchiali e delle comunità religiose, oltre al servizio d’ordine della comunità francescana maddalonese vedrà il coinvolgimento della Polizia Municipale, della Protezione Civile, dalla Croce Rossa Italia comitato di Maddaloni, dai Volontari dell’U.N.A.C. delegazione di Maddaloni in collaborazione con le delegazioni del medesimo sodalizio di Valle di Maddaloni e Caserta, ed ancora e dai Volontari dell’Associazione Interforze “Giordano Bruno” di Maddaloni.
Dunque appuntamento per le ore 15 con la Funzione della Croce e quindi per le ore 17 per l’avvio della Processione del Cristo Morto e dell’Addolorata detta del Venerdì Santo a Maddaloni presso la chiesa di San Francesco d’Assisi.

[1] Sull’argomento abbiamo avuto modo per il passato di parlare della storia, dell’organizzazione e dei regolamenti della medesima: Maddaloni, venerdì santo è di scena la storica “Processione del Cristo Morto e dell’Addolorata” , Maddaloni, partecipazione alla Processione del Venerdì Santo: Indicazioni per chi vuole partecipare, Maddaloni, Processione del Venerdì Santo, posti (figuranti e no) disponibili e indicazioni operative, Maddaloni, Processione del Cristo Morto e dell’Addolorata (Venerdì Santo): tempo di preparazione, Maddaloni, settimana ricca di appuntamenti per i maddalonesi dal 19 al 26 marzo 2016 e Maddaloni, una città in processione per il Cristo Morto e l’Addolorata, Venerdì Santo.
[2]In relazione a tale Inno ci riferisce il Maestro Luigi Pascarella che probabilmente l’autore dovrebbe essere il maestro Barbato, ovvero il primo direttore ufficiale della Banda del Comune di Maddaloni. In effetti però di certo il testo, spartito ed autore sono ignoti anche se la tradizione passa da fedele in fedele, da musicante di banda a musicante di banda di generazione in generazione di musicanti e da qui se ne conserva la memoria e se ne è fatta nel tempo trascrizione di testo e musica. Sempre in relazione all’Inno della Vergine, suonato anche nel corso del lunghissimo corteo, ci riferisce sempre il Maestro Pascarella che dall’esame stilistico del motivo, della musica è evidente che lo stesso Inno è stato scritto da un maestro per Banda e seconda la tradizione la sua composizione nasce in modo funzionale alla medesima Processione che si svolge il Venerdì Santo a Maddaloni.
[3]La Banda Sinfonica della Città di Maddaloni sarà presente con circa 50 elementi la cui numerosità è pari alla sola banda degli anni ’50 del secolo scorso. Come già per l’anno 2016, l’occasione della processione sarà tale da consentire ai giovani allievi della Scuola di Musica diretta dal medesimo Maestro Pascarella e collaterale alla Banda di esibirsi in questo tipo di manifestazioni. La Scuola di Musica della Banda si ricorda è sita presso il Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” e le iscrizioni per aderirvi sono aperte e per informazioni è sufficiente rivolgersi alla portineria del Convitto o al medesimo prof. Maestro Luigi Pascarella.
