L’AQUILA – Il precedente del 6 aprile 2009 è rimasto vivo ed indelebile sulla pelle dei cittadini abruzzesi tra i quali nelle ultime ore si è scatenato il panico e la paura dopo la nota diramata dalla Commissione Grandi Rischi che riportiamo integramente.
Terremoto centro Italia: si riunisce la Commissione Grandi Rischi-Settore Rischio Sismico
20 gennaio 2017
La Commissione Grandi Rischi, d’intesa con il Capo Dipartimento della Protezione Civile, si è riunita il giorno 20/1/2017 a seguito della ripresa della sismicità che ha colpito l’Appennino Centrale a partire da Agosto 2016. Le risultanze della riunione sono contenute nel Verbale consegnato al Dipartimento, di cui si riporta qui una sintesi.
Lo scopo della riunione era la valutazione dei possibili scenari evolutivi della sismicità in corso, alla luce delle informazioni attualmente disponibili.
La sequenza sismica che ha colpito l’Appennino Centrale su una lunghezza complessiva di oltre 70 km, ha avuto sino ad ora quattro momenti principali di rilascio sismico: il 24 agosto, con l’evento di M6 di Amatrice; il 26 ottobre, con due eventi principali di M5.4 e M5.9 che hanno esteso la sismicità verso nord; il 30 ottobre, con l’evento di M6.5 che ha ribattuto la zona a cavallo degli eventi precedenti; il 18 gennaio, con 4 eventi di magnitudo M5.0-5.5, su una lunghezza di circa 10 km nella parte meridionale della sequenza, nell’area di Montereale, che si ricongiungono alla sismicità aquilana del 2009.
Si tratta di una singola sequenza sismica. L’area era già stata colpita da sequenze simili e da grandi terremoti in passato, in particolare dall’evento del 1639, e non era stata interessata dagli eventi recenti di Colfiorito (1997) e dell’Aquila (2009). Questa sequenza può essere considerata come tipica dell’attività sismica appenninica, e come tale aspettata sulla base della storia sismica e del contesto sismo-tettonico regionale.
Un aspetto della sismicità di questa regione è la possibilità che le sequenze possano avere una ripresa e propagarsi alle aree limitrofe, come già avvenuto ad esempio per la sequenza del 1703 (con una durata di oltre un anno e due eventi di magnitudo tra 6.5 e 7 a distanza di un mese), del 1639 (almeno due eventi comparabili a distanza di una settimana), di Colfiorito (1997, M6.0, con una sequenza di sei eventi di magnitudo oltre 5.2 su una durata di sei mesi) e ora nella zona di Amatrice, con tre eventi di Mw5.9-6.5 negli ultimi cinque mesi.
La Commissione conferma l’impianto interpretativo già formulato a seguito degli eventi del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre. Ad oggi non ci sono evidenze che la sequenza sismica sia in esaurimento. La Commissione identifica tre aree contigue alla faglia principale responsabile della sismicità in corso, che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni e hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo (M6-7). Questi segmenti – localizzati rispettivamente sul proseguimento verso Nord e verso Sud della faglia del Monte Vettore-Gorzano e sul sistema di faglie che collega le aree già colpite dagli eventi di L’Aquila del 2009 e di Colfiorito del 1997 – rappresentano aree sorgente di possibili futuri terremoti.
I recenti eventi hanno prodotto importanti episodi di fagliazione superficiale che ripropongono il problema della sicurezza delle infrastrutture critiche quali le grandi dighe.
La Commissione esprime la sua vicinanza alla popolazione colpita dalla sequenza e si complimenta con il DPC per l’efficacia con cui sta affrontando l’emergenza.
La Commissione Grandi Rischi è la stessa che venne accusata di aver “rassicurato” la popolazione nel tragico terremoto dell’Aquila avvenuto il 6 aprile 2009 dove persero la vita 309 persone. La vicenda si concluse con la condanna in Cassazione di uno solo dei sei componenti della CGR ma è rimasta impressa in maniera indelebile nella vita e nella storia dell’intera regione Abruzzo.
Le reazioni non sono mancate, a darne il via c’è l’attuale Senatrice PD, Stefania Pezzopane, che in un comunicato afferma: “In questo clima di estrema precarietà e di alta tensione, il comunicato della Commissione Grande Rischi, che annuncia con poche righe, future scosse di magnitudo tra 6 e 7, ha gettato la gente nel panico e molti amministratori nel più completo abbandono. Domani presento un’interrogazione al Presidente del Consiglio, affinché venga chiarito il senso di questa comunicazione e quali provvedimenti verranno assunti di conseguenza”.
“Viviamo momenti drammatici in Abruzzo – prosegue Pezzopane -. Molte frazioni dell’aquilano e di altre province abruzzesi sono ancora isolate, senza luce e riscaldamento. Tra emergenza neve e un numero impressionante di scosse in atto, sono ore di angoscia e di paura.
In questo clima di estrema precarietà e di alta tensione, il comunicato della Commissione Grande Rischi, che annuncia con poche righe, future scosse di magnitudo tra 6 e 7, ha gettato la gente nel panico e molti amministratori nel più completo abbandono. Domani presento un’interrogazione al Presidente del Consiglio, affinché venga chiarito il senso di questa comunicazione e quali provvedimenti verranno assunti di conseguenza”.
“Di fronte ad un simile comunicato, che annuncia disastri, ma non dà soluzioni – commenta poi con rabbia la senatrice – cosa dovrebbero fare i sindaci delle comunità che si trovano lungo la dorsale della faglia interessata? Ieri ho avuto un vertice con gli amministratori dell’Alto Aterno, che si sentono impotenti di fronte ad una situazione di panico indotto dal comunicato della Grande Rischi, ma immagino che lo stesso sentimento sia comune a molti altri sindaci. Che fare? Ci sono centinaia di persone con case inagibili e distrutte, intrappolate dalle neve. I sindaci stanno cercando di gestire l’emergenza. Ma adesso si trovano di fronte ad una nuova situazione, prevenire il rischio annunciato e gestire la paura della popolazione. Con quali mezzi?”.
“Mi chiedo e chiedo al governo- prosegue la senatrice- quali strumenti abbiamo per intervenire di fronte a questa inedita situazione?
Credo sia opportuno che le Prefetture facciano subito un summit con Protezione civile e sindaci? La Protezione Civile è in grado di inviare sul territorio altri tecnici, che verifichino la stabilità di case, scuole e uffici?
Le strutture che hanno resistito ad una scossa 6.3 possono reggere a eventi di magnitudo più intensa? I sindaci devono evacuare le popolazioni delle zone a rischio? Ma poi quali sono con esattezza le zone a rischio?
Siamo passati da una situazione paradossale del 2009, quando siamo stati rassicurati e ci è stato detto più volte che i terremoti non si possono prevedere, ad una situazione ancora più assurda. La Commissione Grandi Rischi si mette al riparo da altre polemiche, ora li annuncia i terremoti, addirittura ne prevede l’intensità, getta panico e confusione, in una situazione già di estrema sofferenza.
Nel frattempo non molliamo, siamo al lavoro.
La nostra gente ha bisogno di sicurezza e di misure concrete. Facciamo subito le verifiche di agibilità e partiamo con Casa Italia per mettere subito in sicurezza le zone ad alto rischio sismico interessate da possibili terremoti.”
Anche il Sindaco del Capoluogo interviene:
“La nota della Protezione civile con il verbale della commissione Grandi rischi mi sembra sia uguale a quella dei mesi precedenti, non aggiunge e non toglie nulla. La percezione è diversa perché viene dopo una serie di terremoti ripetuti. Chiaro che tutti abbiamo paura, ma sull’Aquila si sono investiti 4 miliardi di euro per rendere le case sicure”.
“A questo punto, comunque, ritengo che il sistema della Protezione civile nazionale e quello regionale debbano farci sapere quello che è giusto fare – prosegue – Invocare rischi senza dare soluzioni è troppo facile”.
Quanto alla risposta del sistema comunale di Protezione civile, che vede nel sindaco il primo responsabile, Cialente rimarca che “abbiamo rivisitato le scuole e i nostri edifici, che sono agibili, abbiamo una città che è più sicura. L’effetto paura c’è – ammette – anche chi ha demolito e ricostruito è terrorizzato: ma i cittadini possono e devono stare tranquilli perché progettisti, impresa e direttore dei lavori sono di loro fiducia”.
Cialente ritiene “giustissima, lungimirante ed etica la posizione che l’amministrazione comunale dell’Aquila, insieme a scienziati e tecnici, sta portando avanti per mettere in sicurezza il Paese, a cominciare dal fascicolo del fabbricato. Una risposta l’ha già data dal governo Renzi con la legge di stabilità”.
Il primo cittadino affronta l’ipotesi di una “fuga” dall’Aquila: “Se avvenisse non so in quale parte d’Italia i cittadini potrebbero stare più al sicuro. Se si legge bene il comunicato, che non è molto chiaro, parla di pericolo anche a Nord e Sud dei segmenti interessati”.
“La paura è un sentimento ancestrale, soprattutto la notte, ma rispetto ad altri territori italiani chiamati in causa, di qui a un’epoca X che nessuno può sapere in cui potrebbe esserci un evento, penso di poter dire che siamo tra le città che, con un intervento da oltre 4 miliardi, hanno fatto di più nel campo del miglioramento e l’adeguamento sismico”.
Interviene anche il noto sismologo Christian Del Pinto:
“Nell’Aquilano ci sono faglie in grado di generare un terremoto di magnitudo 7, però parliamo del massimo, raggiungibile neanche da tutte, e generalmente una faglia non rilascia mai completamente la sua energia: possiamo aspettarci altri eventi e alcuni potrebbero essere di una certa importanza, ma da qui a parlare di magnitudo 7 ci andrei con i piedi di piombo”.
Per Del Pinto “possibilità concreta che ci siano altri eventi c’è, la zona non andrà certo in equilibrio dall’oggi al domani. Ci saranno altri terremoti – spiega – potrebbero arrivare anche a magnitudo 6,5 verosimilmente, ma prima di arrivare a 7 ce ne passa, tra le ipotesi c’è un abisso”.
“La probabilità che un evento si verifichi non significa che poi davvero si verifichi. La Cgr ha detto che c’è il rischio, non che il sisma accadrà, e questo è stato già detto anche in passato – rimarca ancora – Non abbassiamo la guardia, ma non ci mettiamo nella condizione di dire che un evento ci seppellirà, questo non lo ha detto la commissione e nessun altro”.
Del Pinto ipotizza che “possa essere stata più un’interpretazione giornalistica errata. Bisogna fare informazione ma senza fare allarmismo: non si può dire non succederà nulla, ma ora mi pare che la Grandi rischi si stia sbilanciando in senso opposto”.
Anche perché larghe parti della nota sono riprese da precedenti comunicati del dipartimento di agosto e ottobre 2016, “ma la percezione della pericolosità è diventata differente da agosto e ottobre a oggi”. Per la Prefettura non viene affermato nulla di nuovo a quanto già saputo e considerato.
“Il comunicato stampa della Protezione civile con la sintesi del verbale della commissione Grandi rischi ha aggiunto un elemento di valutazione, ma non ha detto nulla che non si sapesse già e azioni per il contenimento del rischio sismico e l’alleviamento della sofferenza delle popolazioni erano già in essere prima dell’uscita della nota come misure precauzionali”.
“Per i cittadini, eventuali esigenze legate alla preoccupazione per il terremoto vanno riferite alle strutture di riferimento che sono la Protezione civile comunale e quella regionale – precisano le stesse Fonti – che comunque fanno parte del Centro di coordinamento soccorsi attivo 24 ore su 24 in prefettura”.
Quanto al prefetto, Giuseppe Linardi, “come già in questi giorni è in contatto con le autorità ai massimi livelli”.
