
FARINDOLA (Pescara) – Sono ancora molte le persone che mancano all’appello dopo la slavina di quasi due giorni fa a Farindola (Pescara). Secondo le prime testimonianze dei sopravvissuti tra personale e ospiti si cercano ancora 34 persone.
I cani dei Vigili del fuoco che perlustrano l’area da ieri mattina non hanno rilevato presenze. Certo è che le condizioni sono del tutto nuove per i soccorritori che si trovano davanti a due eventi calamitosi insieme. ”Ci sono tonnellate di neve, alberi sradicati e detriti che hanno sommerso l’area dove si trovava l’albergo. Materassi trascinati a valle per centinaia di metri”.
Il geologo Gian Gabriele Ori, dell’università di Chieti, parla di un’enorme “colata di detriti.
Un fenomeno raro, che ha acquisito forza e velocità notevoli sotto la pressione della neve, dalla debolezza del terreno. Il terremoto lo ha innescato, come una miccia”.
Gli uomini del Soccorso alpino e della Guardia di Finanza sono arrivati fino ai 1.200 metri di altitudine della Spa a quattro stelle con sci e le pelli di foca, i Vigili del fuoco, a piedi, hanno portato il gasolio necessario a far funzionare la turbina che doveva liberare la strada dalla neve.
Un’odissea durata un’interna notte per percorrere i circa 10 chilometri di strada sommersa da tre metri di neve che separano la struttura dal bivio di Rigopiano.
La Procura di Pescara intanto ha aperto un’indagine per omicidio colposo, da subito, infatti, si è parlato di ritardi nei soccorsi.
“Una roba da non credere, è stato scioccante, mai visto niente del genere. Temo ci siano poche speranze di ritrovarli in vita”. Così, visibilmente provato, Cristian Labanti, l’operatore del Soccorso Alpino emiliano che insieme ad Agostino Zini, Daniele Nasci e Alessandro Tedeschi era partito con gli sci dal versante aquilano del Gran Sasso. I quattro sono stati tra i primi ad arrivare. “Abbiamo compiuto piccoli sondaggi, ma ci siamo trovati di fronte un muro di neve e macerie”.
“Ero sceso per coordinare da Pescara le operazioni di soccorso per lo sgombero neve, poi la situazione alle 17 è precipitata. Per questo non ero lì”, ha raccontato a Barbara D’Urso in collegamento telefonico per Pomeriggio 5, Bruno Di Tommaso, direttore dell’hotel.
L’uomo è il nipote di Roberto Del Rosso, gestore del resort, anche lui tra i dispersi.
“L’avevo sentito alle 16 – ha detto Di Tommaso – attraverso messaggini, stavo aggiornando i ragazzi sulla situazione. Roberto era preoccupato per la tanta neve”. Al momento della valanga, ha raccontato Di Tommaso, all’interno c’erano 11 dipendenti dell’albergo e 24 ospiti. “Tutto lo staff era radunato al bar, mentre gli ospiti si trovavano nella hall perché stavano per andare via”, ha detto il direttore dell’albergo.
“I clienti e le persone presenti all’interno dell’albergo erano spaventate per le forti scosse di terremoto e non tanto per il maltempo e per la neve abbondante. Ovviamente una slavina era inimmaginabile”. Ha detto all’Ansa un amico di Del Rosso, con cui mercoledì pomeriggio, verso le 15, si è scambiato dei messaggi.
