
SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta) – Il Consorzio Campano Teatro e Musica, sabato 21, alle ore 21, al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere, presenta lo spettacolo “La Cantata dei Pastori” di Peppe Barra e Paolo Memoli, con Peppe Barra, libero adattamento dall’opera di Andrea Perrucci. Musiche di Roberto De Simone. Scene di Lele Luzzati, costumi di Annalisa Giacci, produzione di Modus Art. Regia di Peppe Barra.
Non c’e’ Natale senza La Cantata dei Pastori e da quarant’anni a questa parte non c’e’ Cantata senza Peppe Barra. La Cantata dei Pastori ha un titolo lunghissimo e barocco, ma e’ universalmente nota con l’abbreviazione d’uso. Fu scritta alla fine del Seicento (1698) da Andrea Perrucci e da allora, da piu’ di tre secoli, e’ continuamente rappresentata, rimaneggiata, riscritta. Ultimo e piu’ illustre di tutti e’ Peppe Barra, che aveva gia’ interpretato l’opera a fianco della madre Concetta, nel ruolo di un irresistibile Sarchiapone, dopo essere stato l’Angelo nella versione di Roberto De Simone alla fine degli anni Settanta.
La Cantata dei Pastori e’ la storia delle traversie di Giuseppe e Maria per giungere al censimento di Betlemme. Nel difficile viaggio vengono accompagnati da due figure popolari napoletane, Razzullo, scrivano napoletano assoldato per il censimento, e Sarchiapone, barbiere pazzo e omicida, maschera ispirata quasi direttamente dalla tradizione popolare dei Pulcinella e antesignano di Felice Sciosciammocca.
Sarchiapone e’ la dimostrazione delle varie sovrapposizioni e aggiunte delle tradizioni delle Cantate. Il personaggio di Sarchiapone non esisteva infatti nella versione originale di Perrucci, fu introdotto per rendere meno paludata la rappresentazione, per adattarla al gusto del pubblico e via, via, si e’ andato ritagliando un ruolo sempre piu’ importante. Anche nella tradizione iconografica del presepe i personaggi hanno un nome e un ruolo sia perche’ Andrea Perrucci lo ha scritto e sia perche’ tre secoli di rappresentazioni lo hanno trascritto e rappresentato. Il presepe popolare napoletano e’ direttamente influenzato dalla Cantata dei pastori che mescola il suo narrare con quello dei vangeli apocrifi e con altre tradizioni popolari del sud, a meta’ strada tra il cristiano, il pagano, il magico.
Molti sono gli ostacoli che Giuseppe e Maria dovranno superare prima di trovare rifugio nella grotta della Nativita’ . Ed e’ naturalmente conseguente il lieto fine, la salvazione dell’umanita’ dal peccato e il ritorno di Belfagor, sconfitto, nel suo mondo infero di fiamme e zolfo. Fino all’anno prossimo, quando anche lui, vecchio diavolaccio impunito, potra’ tornare a raccontarci la storia infinita della lotta millenaria tra Bene e Male. Insomma, un grande archetipo.
Si tratta del maggiore successo degli ultimi decenni della tradizione natalizia partenopea che dalla metà degli anni ‘70 del secolo scorso conquista le platee teatrali di tutto il mondo e di ogni età. Una “macchina” fantastica e fiabesca che attinge al sapere centenario di una cultura della scena tra le più popolari e radicate dell’Occidente quale è quella delle sacre rappresentazioni della tradizione partenopea. Nel libero adattamento di Peppe Barra e Paolo Memoli dall’opera di Andrea Perrucci del 1698, “La Cantata dei Pastori” è il racconto del viaggio di Giuseppe e Maria da Nazareth a Betlemme accompagnati dalla coppia di “napoletani, Razzullo e Sarchiapone. Sono loro i protagonisti dell’intera vicenda, testimoni del cammino dei due poveri viandanti ostacolato dalle potenze del male che vogliono impedire la nascita di Gesù, ma che verranno sconfitte dall’Arcangelo Gabriele. In scena un irresistibile Peppe Barra nel ruolo di Razzullo, lo scrivano napoletano dalla fame atavica inviato in Palestina per il censimento della popolazione, accompagnato da Teresa Del Vecchio nei panni di Sarchiapone, ex barbiere squinternato fuggito da Napoli, omicida per pura distrazione. Questa produzione storica di successo del teatro della musica a Napoli si è aggiudicata nel 2004 il prestigioso premio Eti – gli Olimpici del Teatro come migliore commedia musicale.
Le musiche di Roberto De Simone, eseguite dal vivo, accolgono e accompagnano i due protagonisti e il piccolo esercito di saltimbanchi, acrobati, funamboli, diavoli e santi che popolano il racconto, il cui sipario calerà sulla salvifica scena della Natività. Una storia del passato che l’affamato Razzullo e il distratto omicida Sarchiapone affrontano qui con gli espedienti e l’esperienza dei nostri giorni, forse a volerci ricordare che, ieri come oggi, per gli sventurati e i deboli, la giostra della vita gira è sempre la stessa e gira nello stesso verso.
