Summer School Ucsi/ I media islamici non raccontano la verità, parola di Hayder il “babilonese”

CASAL DI PRINCIPE (Caserta)– Come funziona il mondo dei media arabi? Come vengono tagliate le notizie? L’informazione ha lo stesso peso nella Penisola arabica e in Occidente o le stesse tv, come Al jazeera, hanno linee editoriali e obiettivi diversi a seconda del continente? Le tv satellitari del Golfo Persico sono state megafono del terrorismo islamico? Di questo e tanto altro si è parlato alla Summer School dell’Ucsi a Casal di Principe con il “babilonese” Haiyder Majeed, regista, produttore, documentarista ed esperto di comunicazione, che ha tenuto una lectio magistralis sul ruolo dei media islamici nel nostro tempo.

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Come percepiva l’Occidente, prima di conoscerlo e prima che diventasse la sua seconda casa?

Sono cresciuto con i libri in arabo della letteratura europea, grazie all’opera di un grande movimento di traduttori orientali. Il rapporto con l’Occidente, in ogni caso, nonostante le crisi coloniali, non è mai stato interrotto. Per gli iracheni, ad esempio, laurearsi a Londra era un vanto, era il riscatto che consentiva, in un certo senso, di vincere il rispetto del colonizzatore. Ciò che ha condizionato i rapporti sono state le guerre economiche. Checché se ne dica nessuna guerra, infatti, è ideologica.

Lei ha collaborato per anni con molte televisioni arabe, tra cui la celebre Al Jazeera. Qual è il ruolo del giornalista nel mondo arabo?

In realtà è improprio parlare di giornalista televisivo, così come è inteso nel mondo occidentale. Si tratta, piuttosto, di annunciatori, di persone di bell’aspetto e buone proprietà linguistiche, ma che sono ancora lontane dai grandi nomi occidentali. La stessa Al Jazeera, poi, in Occidente si comporta come una vera e propria all news, facendo a gara per assumere i migliori giornalisti americani. C’è quindi una forte discrasia nei media tra Occidente e mondo arabo. Comunque le tv satellitairi del Golfo hanno amplificato il terrorismo islamico.

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Si può parlare di emancipazione femminile?

Al Jazeera ha dato spazio alle donne, questo è vero. Ma, come ho detto, le divulgatrici arabe sono ben lontane dall’essere delle vere e proprie giornaliste. Per diventarlo bisogna studiare, non basta la bella presenza. È necessario essere capaci di comunicare.

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Che cosa pensa della stampa italiana?

Una stampa indipendente, per essere tale, non deve ricevere finanziamenti da nessuno. Tuttavia quello che ho notato in Italia è la disparità con la quale vengono trattati alcuni argomenti. Vengono, ad esempio fornite numerose notizie sbagliate. Si sentono parole come califfo, salafita, jihadista che, se ascoltate da chi non ha nozioni circa il mondo arabo, proiettano il lettore o l’ascoltatore nella confusione più totale. La stessa parola califfo indica un titolo che non esiste più. Storicamente non abbiamo mai avuto né monarchie né califfati, sono stati gli inglesi a crearli. Al massimo abbiamo avuto dei principi, ma non re. La suddivisone del mondo arabo è stata fatta da inglesi e francesi e continua a rappresentare uno dei problemi più vivi. Quella che un tempo era la provincia di Baghdad ora è nota come Iraq, ma nel passato non esisteva uno stato iracheno. Sono invenzioni storiche.

Che differenza c’è, sul piano dell’informazione, tra mondo orientale e mondo occidentale?

Le differenze sono molteplici, anche se le comunicazioni hanno un linguaggio in comune. Ognuno parla la propria lingua, ma viene adoperato lo stesso linguaggio televisivo. A cambiare sono il tipo di messaggio trasmesso e la linea editoriale. E l’essenziale è capire proprio questo: quale sia il fulcro della comunicazione, sia a livello visivo, sia a livello verbale.

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Luigi Ferraiuolo Direttore Summer School e Haiyder Majeed

Chi aiuta o ha aiutato l’Isis nell’editing dei video di propaganda del terrorismo islamico?

Sicuramente molti dei video realizzati dall’Isis, come per gli altri media, sono frutto di professionisti occidentali che hanno realizzato lavori di grande qualità dal punto di vista tecnico. E’ naturale, poi, che molti arabi possano essere diventati bravi nel settore. Ma di certo c’è stato un grande dispendio di energie nel settore comunicativo e dei media in genere.

Che peso ha la censura?

Il problema della censura continua ad essere forte. Essa serve essenzialmente a chi governa per dettare la linea editoriale da seguire e per far rispettare le proprie opinioni al di sopra di quelle della massa. Ma la censura non riguarda solo il mondo dell’informazione. Ai tempi di Saddam, ad esempio, tutta la posta, sia privata che pubblica, veniva letta prima di arrivare a destinazione. Io stesso, per poter inviare delle lettere ai miei genitori, dovevo affidarle a un amico in una città araba, che poi l’avrebbe mandata in Iraq. Nelle tv dove lavoravo, invece, toccava la famiglia reale, o i fatti religiosi più importanti. In ogni caso la censura esiste tutt’oggi. Forse ad essere cambiata è la modalità. Oggi sono controllati anche i social. Ma del resto l’occhio del grande fratello – al giorno d’oggi identificabile con Facebook – è sempre vigile, tanto in Oriente quanto in Occidente.