MADDALONI (Caserta) – È oramai da un po’ di tempo, forse troppo, che non ospitiamo sulla testata, per quanto la sua persona sia spesso oggetto di citazione per i molteplici impegni e collaborazioni, per lo più connesse al Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni, il prof. Antonio Pagliaro con le sue interessantissime scoperte storiche o ricostruzioni biografiche di personaggi che sono legati al Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni di cui lo stesso Pagliaro, fermo restando gli studi condotti dallo storico prof. Pietro Vuolo, è indubbiamente il più esperto conoscitore.
Chi è il prof. Antonio Pagliaro abbiamo avuto modo di descriverlo (Maddaloni, il Prof. Antonio Pagliaro una eccellenza della Città e cultore della sua Identità), così come del resto abbiamo avuto occasione, per gli appassionati di storia locale ed in particolare della Città di Maddaloni, di riferire della sua recente Guida del Convitto maddalonese (Maddaloni, edita on line la Guida di Antonio Pagliaro sul Convitto Nazionale Statale “Bruno”), con la quale si ha la possibilità di approfondire un bel po’ di contributi atti a ridare lustro allo storico edificio ed ai suoi ospiti (si veda ad esempio 1 – Maddaloni, la festa delle Forze Armate, IV Novembre, a Maddaloni nella cronaca di Pagliaro; 2 – Maddaloni, Antonio Pagliaro e la storia del Monumento ai Caduti nel Liceo Ginnasio Giordano Bruno; 3 – Maddaloni, il Convitto “Giordano Bruno” apre la “Campagna della Raccolta dei cimeli e divise; 4 – Maddaloni, al “Giordano Bruno” il responsabile della Croce Nera Austriaca con Rettore e ANMIG; 5 –Maddaloni, studio del ricovero antiaereo del Convitto Nazionale Giordano Bruno di Antonio Pagliaro; 6 – Maddaloni, Il “Giordano Bruno” nella guida del FAI mentre Pagliaro ne studia la Storia.; 7- Maddaloni, il “Giordano Bruno” ricorda il Rettore Giovanni Lagnese, 8 – Maddaloni, secondo anniversario della morte del Prof. Gianfranco De Simone, il ricordo di Pagliaro, 9 –Maddaloni, “La Cartolina a colori del Convitto” nello studio di Antonio Pagliaro; 10Maddaloni, il Busto del Giordano Bruno ed il prof. Severino Castorani: ne parla Antonio Pagliaro; 11Maddaloni, il Preside e Rettore Cav. Pasquale Celli nello studio del prof. Antonio Pagliaroed altri). Tutti studi condotti dal prof. Antonio Pagliaro a cui da qualche anno è stata affidata il riordino e studio dell’archivio storico della antica istituzione scolastica interessata nonché attività di raccolta dei cimeli (Maddaloni, il Convitto “Giordano Bruno” apre la “Campagna della Raccolta dei cimeli e divise).
Ma veniamo all’intervista di oggi.

D: Chi è il protagonista della vicenda biografica, storica ed umana di cui vuol parlarci oggi?
R: «Il profilo che intendo ricordare oggi è quello dell’on. Prof. Alfonso Ruggiero, Preside del Liceo Ginnasio “P. Giannone” di Caserta ed ex allievo del Regio Convitto Nazionale “Giordano Bruno” di Maddaloni».
D: Chi era l’on. Ruggiero?
R: «Alfonso Ruggiero nacque a Caserta il 6 ottobre 1855, da giovanetto rimase orfano del padre Antonio, di professione negoziante e, privo di mezzi economici, fu aiutato dal comune di Caserta con sovvenzioni per studiare come convittore nel Regio Convitto Nazionale “G. Bruno” di Maddaloni».
D: Cosa sappiamo della permanenza a Maddaloni?
R: «In quegli anni di permanenza e studio del piccolo Alfonso nell’Istituto maddalonese era in carica il rettore Nicola Stranieri, il quale, nella cerimonia di premiazione degli alunni meritevoli nell’anno scolastico 1863-64, elogiò la validità e la severità dei regi studi ginnasiali, richiamando alunni da ogni parte delle provincie meridionali, in antitesi a quelli gestiti dal clero.
Infatti, la riforma operata dal Settembrini qualche anno prima, con l’entrata in vigore del decreto 12 settembre 1861, con il quale “si avocavano al Governo, in nome del Re, la direzione, l’amministrazione ed il possesso del collegio”, iniziò a produrre i primi effetti. Come si sa, la famiglia dei padri Escolopifu licenziata e liquidata, furono assunti i nuovi professori, i qualisi fecero subito apprezzare per la loro elevata cultura laica e per il loro modo di fare lezione, al cospetto di giovani desiderosi di apprendere i segreti delle nuove discipline scolastiche. Qualche insegnante licenziato ingiustamente dai padri Escolopi, perché sospettati di tramare contro il re borbonico, fu richiamato in cattedra, così come il personale restante del Real Collegio di Sant’Antonio, che si era ben comportato».

D: Quindi qual’era l’ambiente in cui si trovò ad essere formato Ruggiero?
R: «Positivo dire. Il rilancio del Convitto nazionale maddalonese era in pieno svolgimento, nonostante i tantissimi problemi che affliggevano l’amministrazione, la quale, in primis, aveva il gravoso compito di far sistemare la struttura del vecchio collegio e affrontare enormi spese per organizzare una degna accoglienza e permanenza dei convittori. A mano a mano, anche i maddalonesi si resero conto che il convitto non era diventato, come dicevano le malelingue, in particolar modo religiose, una caserma dove i ragazzi venivano cresciuti ed istruiti solo per prepararli ad essere dei buoni soldati rispettosi della severissima disciplina militare. Al contrario, invece, la formazione riservata ai convittori era ben altra e ben più ampia e abbracciava tante nuove discipline.
D: Abbiamo quale dettaglio sul ciclo di studi in questione?
R: «Certamente, il nuovo ciclo di studi per gli alunni del Regio Liceo ginnasio con Convitto nazionale in Maddaloni si presentava in questo modo:“Il sistema d’istruzione abbraccia tre branche, cioè insegnamento elementare, ginnasiale, e liceale.Il primo (quattro anni) prepara al secondo, il secondo al terzo, mentre questo schiude la via alle università. Il corso elementare pei solo interni, cioè dimoranti in convitto, abbraccia lettura, scrittura, catechismo, Storia sacra, Aritmetica, Sistema metrico decimale, elementi di Geografia, nozioni di Storia naturale, grammatica italiana, composizione.
Il corso ginnasiale, comune agli interni e agli esterni, abbraccia grammatica italiana, grammatica latina, grammatica greca, grammatica francese, Matematica elementare, storia, Geografia fisica, Rettorica, Prosodia, Poetica, Principi di Archeologia, e Mitologia greca e latina.Quest’insegnamento, che si compie in cinque anni, è dato da sette professori.
Il corso liceale finalmente abbraccia la letteratura italiana, latina e greca, la geografia comparata, l’algebra, la trigonometria, la geometria analitica, la storia del medioevo, la storia della filosofia, la storia naturale, la fisica e la chimica. Questo corso, che si compie in tre anni, è dato da altri sette professori distinti dai primi.
Pei convittori poi oltre alle lezioni del ginnasio e del liceo comune, avranno luogo anche lezioni di belle arti, cioè calligrafia, disegno, danza, scherma, ginnastica, esercizi militari; e musica, quando i genitori lo domandino”[1]».
D: Sappiamo qualcosa del giovane Ruggiero di quegli anni?
R: «Si, sappiamo che per il giovane Ruggiero, il comune di Caserta dovette affrontare la spesa della retta, la quale, era di ducati ventisette e comprendeva il costo della pensione di ducati nove al mese, che dovevano essere con pagamento anticipato di un trimestre. Per quanto riguarda il corredo, invece, lo stesso ente dovettetener conto delle relative norme che lo regolavano e comprargli:“letto completo con materassi due, coperta imbottita una, cuscini due, cuscinieri sei, lenzuola sei, scanni con spalliera due, un comoncino di noce a tre cassetti con piccolo armadio superiore, camicie di lino sei, tovaglie sei, salviette sei, sotto-calzoni di tela tre, ecc., Uniforme completa di Guardia nazionale, Blouse di Guardia nazionale in lana verde numero due, con berretto idem, colla cifra in filo argento C, Pantaloni di lana in paia due, Corpetti di lana bianca numero due, Pantofole paia uno, Stivali paia numero due, un crocefisso”.
Inoltre, leggendo il Regolamento per le Scuole secondarie e per i Convitti nazionali, del 10 aprile 1861, possiamo capire come venivano istruiti gli alunni interni al tempo di Alfonso: “I convitti nazionali intendono all’educazione religiosa e civile dei giovani, non trascurando l’educazione fisica, perché riescano cittadini costumati e vigorosi. Intendono eziandio ad infondere un amore immenso alla Patria italiana, coordinato con tutti i doveri dell’uomo, e fortificato dalla pietà verso Dio e da un puro ed alto senso morale. A ciò debbono essere volti la disciplina, i precetti e gli esempi».
D: Sappiamo chi erano i compagni dell’on. Ruggiero e come era la consistenza della presenza di studenti in quegli anni?
R: «Certamente, va detto che questo periodo storico del Convitto nazionale coincise con l’ottima presenza di diversi alunni convittori che in seguito, una volta conseguito la licenza liceale, ebbero una carriera luminosa in ogni settore della vita sociale, in particolare, nella politica e nell’Istruzione. I convittori che si distinsero, poi, nella vita politica raggiungendo le più alte cariche del parlamento nazionale del Regno d’Italia, ricordiamo, oltre all’onorevole Alfonso Ruggiero di Caserta, il senatore maddalonese Pietro di Vico, nato il 6 giugno 1853, l’onorevole Enrico Morelli, di Santa Maria Capua Vetere, nato il 22 gennaio 1856, l’onorevole Michele Verzillo, nato a Minturno (Caserta), oggi provincia di Latina, il 23 dicembre 1856, di questo periodo, anche l’onorevole Vitale Tommaso, nato a Nola il 21 gennaio 1857.

Ed ancora va aggiunto che nell’ anno scolastico 1864/65 il numero dei convittori continuò a salire, tanto che il Rettore chiese al Superiore Ministero di istituire la sesta compagnia, perché non sapeva dove sistemare sette convittori in più, essendo le altre compagnie in numero esorbitante».
D: Abbiamo curiosità per questi anni da ricordare soprattutto in relazione all’on. Ruggiero?
R: «Si più di una. Una specifica su Ruggiero ed una sul cointesto, l’ambiente ed il momento storico della sua permanenza».
D: Iniziamo con quella specifica di Ruggiero?
R: «Certo, sappiamo che Alfonso Ruggiero era ancora piccolo quando, nella cerimonia di premiazione degli alunni meritevoli del 6 gennaio 1865, il preside rettore Nicola Stranieri concluse il suo discorso dicendo: “ … Questi giovani essendo sempre lieti e volenterosi nei loro quotidiani esercizi, amorevoli e docili alla voce dei propri doveri e spontanei nelle pure e schiette pratiche religiose, cacciano in gola la calunnia ai nemici delle nostre istituzioni, che gridano voler noi distruggere la religione, si, è vero, la loro religione, la religione del falso, del terrore, della schiavitù: non è la nostra, la nostra è la religione d’amore, di verità e di libertà, alla quale i giovani tuttodì vengono informando la loro vita… voi miei cari giovani… ricordatevi di essere figli d’Italia… ricordatevi che coltivando gli studi, amando le virtù, l’Italia spereràbene di voi. Voi sarete i magistrati, voi i legislatori, voi i valorosi e gli integerrimi cittadini di questa potente nazione…”[2].
Per contestualizzare va detto che il Regio Liceo Ginnasiale e Convitto, il 14 maggio 1865, per volere del re Vittorio Emanuele II, fu dedicato al nome del monaco domenicano Giordano Bruno, filosofo nolano, processato di eresia e morto sul rogo a Roma, in Campo dei Fiori, il giovedì mattina del 17 febbraio 1600. Con questa intitolazione, la cultura ufficiale del re sabaudo dimostrava di essere libera da qualsiasi condizionamento e di non temere le considerazioni della Roma papale là dove si era anche trasferito il deposto re Francesco II di Borbone con tutta la sua corte».

D: Ci riferisce dell’altra curiosità del periodo?
R: «Certamente. Va riferito che nell’agosto del 1866 furono segnalati molti casi di colera[3] in varie città. Il morbo manifestò la sua disgraziata influenza in particolare a Napoli, a Genova ed a Torino. Anche Maddaloni patì questo morbo e ne rimase sconvolta e il “Convitto Liceo ginnasiale “G. Bruno”, per questo motivo, si trasferì temporaneamente a S. Maria a Vico, vicino paesino di campagna immune e salubre”[4].
Con la direzione del preside-rettore cav. Gabriele Santilli, l’ambiente dell’istituto cambiò in meglio e i convittori poterono godere di un miglior vitto e migliore qualità di permanenza. A dimostrazione di ciò ci viene incontro il seguente verbale,al quale, ho preso solo i punti elencati:
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L’Anno 1867 il giorno 25 novembre in Maddaloni Per invito del Sig. Preside si è riunito il Consiglio; presenti i Sigg. Avv. Gabriele Merrone, Vincenzo Iorio e Cav. Gabriele Santilli Presidente. 1°. Il Signor Preside Rettore ha parlato sul nuovo appalto da farsi per la vittitazione del Convitto, ed ha fatto vedere come le porzioni che si danno oggi ai Convittori in generale siano scarse specialmente nel pane, perché se sono sufficienti pei giovanetti della 4^, 5^ e 6^ Compagnia, non possono certo bastare per la 1^, 2^ e 3^. Così parimenti fa riflettere come pei superiori sia scarsa la porzione stessa che si dà ai Convittori, e perciò sull’esempio degl’altri Convitti propone al Consiglio di fare in proposito alcune modificazioni. Il Consiglio aderisce. 5°. Si è approvata la spesa della innovazione dei lumi per le camere da studio a petrolio, vista l’insufficienza degli antichi. Dopo ciò si è sciolto il Consiglio essendo già l’Un’ora e mezza pomeridiana. (Firme) G. Santilli, V. Iorio, G. Merrone, Bernardi Economo
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Qui finisce il verbale».
D: Abbiamo informazioni su come si trovasse Ruggiero nella scuola maddalonese?
R: «Il giovane Alfonso, dopo essersi integrato bene nel convitto, proseguì il suo naturale percorso di studi e riuscì a conseguire la licenza ginnasiale (quinta classe), superando le prove di: composizione italiana, versione dal latino in italiano e dall’italiano in latino, versione dal greco, quesiti di aritmetica e di geometria e i quesiti di storia greca, romana, ed italiana elementare.
Sappiamo, inoltre, che in base all’art. 36 del già citato Regolamento per le Scuole secondarie classiche e per i Convitti nazionali, dopo gli esami di promozione e di licenza, il 17 marzo 1870, nel gran salone del convitto, con grande solennità, fu celebrata la festa letteraria in commemorazione del sommo dottore Tommaso d’ Aquino. Il discorso di apertura fu pronunciato dal professore di filosofia Giovanni Caroli e il preside rettore Gabriele Santilli fece il punto sulla situazione del Convitto Nazionale “Giordano Bruno”, dichiarando con grande orgoglio che gli alunni erano saliti a 135. Dopo le recite e i saggi di scherma, con fioretto e sciabola, di ginnastica alle macchine (attrezzi), dei validi studenti, si diede inizio alla premiazione degli alunni meritevoli dell’anno scolastico 1868-69. Tra i premiati, si distinsero gli alunni maddalonesi, Pietro Vico, Michele Arricale, Pasquale Lettieri, Tommaso Iorio, Luigi Prota, Giulio Iorio, con menzione onorevole in calligrafia e disegno e lode a tutti per il ballo».
D: Abbiamo riscontri di registri di frequenza o di organici da cui è dipesa la formazione dell’on. Ruggiero?
R: «Nel corso dello studio condotto ho avuto diversi riscontri, curiosità, in tal senso orientate.
Ad esempio dal Registro di Ammissione e promozione del Liceo, nell’anno scolastico 1872/73, risulta che Alfonso Ruggiero frequentava la seconda liceale con ottimi voti in quasi tutte le materie sin dal mese di novembre e gli stessi furono migliorati, mese dopo mese, fino alla fine dell’anno. La promozione alla terza classe avvenne con tutti 9 e 10 e un magnifico 10 e 10 in Italiano, maturando così un punteggio complessivo di 113/120.

Ed ancora dall’Annuario della Istruzione Pubblica del Regno d’Italia, 1873/74, risulta che il Regio Liceo ginnasiale “Giordano Bruno” presentava il seguente organico: Prof. Gabriele Santilli, Preside; Direttore spirituale, Quintavalle Simone; I Professori in pianta stabileerano: Lucignano Ignazio di Letteratura greca e latina; Gianguitto Francesco di Letteratura italiana; De Carli Carlo, reggente di Storia e geografia; Caroli Giovanni Maria di Filosofia; Fornari Cesare di Fisica e chimica; Contini Nicola reggente di Matematica; Dagna dott. Massimo della classe Quinta ginnasiale; Barbati can. Filippo reggente della Quarta ginnasiale; Pini Giuseppe, della Terza ginnasiale; Migliozzi Luigi della Seconda ginnasiale; Labriola Francesco Saverio della Prima ginnasiale; Padova Luigi di Lingua francese. Invece, l’organico del Convitto nazionale era così composto: Santilli Gabriele, Rettore; Quintavalle Simone, Direttore spirituale; Soldani Francesco, Censore di disciplina; Bernardi conte ing. Francesco, Economo.

Proseguendo dal Registro di Ammissione, medie mensuali e promozioni dell’anno scolastico 1873/74, del Regio Liceo maddalonese, si evince che il giovane Alfonso Ruggiero raggiunse, con ottimi voti,tutti 8, 9 e 10, anche la desiderata licenza liceale superando agevolmente le prove di:composizione italiana, versione dai classici greci e latini, quesiti sulla filosofia razionale e morale, quesito di storia generale, quesiti di fisica, di storia naturale, e di chimica elementare, alcuni quesiti di algebra e di trigonometria».
D: Abbiamo informazioni sul prosieguo del percorso formativo dell’on. Ruggiero?
R: «Si, sappiamo che presso l’Università di Napoli, giovanissimo, conseguì la Laurea in Lettere e Filosofia e, in seguito, anche quella in Giurisprudenza. Dotato di grande intelligenza fu apprezzato alunno di Francesco De Sanctis[5] che, tra tutti i suoi ragazzi, stravedeva per lui, al quale, rimase legato da una devozione sincera».
D: Dopo la laurea sappiamo a cosa si dedicò?
R: «Dal 1878 insegnò come docente nel Liceo Ginnasio“Pietro Giannone” di Caserta, prima di lettere al ginnasio e successivamente di filosofia al liceo.
Con il tempo, poi, nel 1896 fu eletto Presidente della Deputazione provinciale, incarico che coprì fino al 1897 e nuovamente dal 1900 al 1901. La sua attività fu esemplare: amministratore scrupoloso e intelligente, si mostrò sollecito alle varie esigenze della provincia a lui profondamente cara. Le sue proposte raccoglievano sempre il consenso della maggioranza ed egli riscuoteva la fiducia piena degli uomini più illustri di Terra di Lavoro, come S.E. De Renzis, il senatore Visocchi, l’on. De Simone e principalmente quella di Nicola Ventriglia che fu «il più sapientee rigido custode del patrimonio materiale e morale della nostra provincia»[6]».
D: Nel mondo della Scuola ebbe incarichi?
R: «Certo, il 30 luglio 1906, per volere unanime del Collegio dei professori e del Consiglio comunale fu eletto preside del Liceo “Giannone” al posto del prof. Filippo Barbati di Maddaloni, sacerdote colto e stimato, venuto a mancare e che lui aveva avuto come suo professore al Liceo ginnasio e Convitto nazionale di Maddaloni.
E da preside, Alfonso Ruggiero divenne Deputato al Regno d’Italia nella XXIII Legislatura, la quale, durò dal 24 marzo 1909 al 29 settembre 1913. Egli dedicò alla città di Caserta tutte le sue energie anche come amministratore provinciale e come presidente della Deputazione provinciale di Terra di Lavoro al parlamento.
“Durante la sua Presidenza, dopo circa cinquant’anni dalla fondazione, il 27 settembre 1914, il “Giannone”, fu dichiarato Regio. Ricordiamo ancora che fu il Ruggiero a volere nell’Aula Magna del Liceo un busto in bronzo di Francesco De Sanctis, suo maestro, e un grande ritratto di Giosuè Carducci (che ora si trova nella Presidenza del Liceo) che egli ammirava grandemente per gli ideali che incarnava”[7].

Fu anche direttore dell’Istituto Artistico di Aversa per due anni, non accettò leindennità e il rimborso-spese pagategli dal Consiglio provinciale, ma destinò il denaro a borse di studio ai ragazzi più meritevoli delle due scuole che gestiva».
D: Che possiamo dire del professore/deputato, in che modo svolse i suoi incarichi?
R: «Alfonso Ruggiero, per risolvere i problemi della società moderna, studiava molto per avere una visione più chiara anche quando era insegnante e deputato provinciale.
I suoi alunni lo veneravano e, nonostante non fossero più studenti, gli chiedevano sempre consigli e aiuto da ogni parte del mondo in cui vivevano e prestavano la loro professione. Anche negli ultimi giorni della sua vita, ha sempre continuato a fare lezione ai suoi discenti, anche dal letto, per non sottrarsi al suo dovere di insegnante e anche per cercare di dimenticare la sua gravosa malattia.
“Alfonso Ruggiero, che in una delle sue opere: “Tristi e dolci cose” aveva scritto: “Io penso che niente esiste di certo al mondo, tranne la nostra coscienza”, si spense nella sua casa di vicolo Della Ratta, il 14 marzo del 1917. Fu sepolto in una cappella gentilizia in Sparanise.La città di Caserta premiò il suo illustre figlio, che aveva sempre operato nella scuola e nella vita pubblica con tenace volontà e determinazione, intitolandogli la piazza nel centro storico di Caserta e la Scuola media in Via Acquaviva, oltre che la Biblioteca comunale”[8]».
D: Il “Giordano Bruno” di Maddaloni ha avuto l’occasione di ricordarlo?
R: «Nel verbale della seduta del 30 marzo 1917 trascritto nel Registro delle Deliberazioni del Consiglio d’Amministrazione, dal 12 gennaio 1917 al 7 ottobre 1919 e conservato nell’Archivio dei Documenti Storici del Convitto Nazionale Statale “G. Bruno” di Maddaloni, si legge:“Il rettore De Giacomo informa che il 14 marzo scorso è deceduto il Preside del Liceo Giannone di Caserta, il professore Alfonso Ruggiero, ex alunno del nostro Liceo Convitto, il quale dedicò la sua nobile vita alla scuola. Il Consiglio, su proposta del Rettore, delibera di mandare gli alunni del Convitto, accompagnati dagli Istitutori, a Caserta, a rappresentare il nostro Istituto e per assistere ai funerali dello stimatissimo Preside, professore Alfonso Ruggiero”.

Successivamente, la moglie, signora Giulia Mesolella, ringraziò il convitto, con una toccante lettera, la quale iniziava così: “Particolarmente caro è riuscito al mio cuore straziato dal dolore l’omaggio affettuoso reso da codesto Convitto, da lei si degnamente preveduto, al mio Amatissimo consorte.
Durante la sua non lunga vita, quando i disinganni e le delusioni gliela rendevano amara, Egli spesso si rifugiava nel ricordo degli anni passati costà, nel ricordo dei suoi Maestri che tanto lo amarono e lo apprezzarono”. Il rettore Francesco De Giacomo, a sua volta, rispose e ringraziò la signora Maria per le belle parole scritte a favore del convitto».
D. Abbiamo commemorazioni anche del Liceo “Pietro Giannone” di Caserta?
R: «Si, nel gran salone del Liceo – Ginnasio “P. Giannone”, il 28 marzo 1920, terzo anniversario della sua morte, fu commemorata solennemente la sua figura dal preside successore, prof. Gennaro Di Niscia, umanista e storico letterario, e fu scoperta una lapide sulla parete sinistra dell’Aula Magna, con ritratto di bronzo a bassorilievo, il cui testo fu composto dal prof. Antonio Sogliano dell’Università di Napoli. “Fu bene egli il tipo campano nella sua forma più elevata: mente limpida, come il bel cielo della Campania, cuore generoso, come il fertile terreno campano; la sua parola fluiva abbondante e tranquilla come l’onda del Volturno, il suo dire corretto e serrato, dalle linee ricorrenti, come la mole Vanvitelliana, i suoi scatti violenti quanto fugaci, come le raffiche del vento casertano. E non era immune da quell’adrogantia, che Cicerone rimproverava ai Campani e che nel Ruggiero era però Quaestio meritis e si poteva dir meglio un’adrogans de se persuasio”[9]».
D: Il ricordo e la promozione della sua memoria e figura si ferma qui?
R: «No, almeno per ciò che riguarda il “Giordano Bruno” abbiamo da citare altri due eventi.
Il primo è legato alla seconda cerimonia celebrativa per il 150° anno della fondazione del Real Collegio di Terra di Lavoro, a cui dette l’avvio nel 1956, il presidente della Camera dei Deputati, on. prof. Giovanni Leone, che si concluse il 1° dicembre 1957, e qui in concorde spirito di collaborazione tra il preside del Liceo Ginnasio “G. Bruno”, prof. Gaspare Caliendo, ed il rettore del Convitto Nazionale, dott. Giuseppe Tassitani, si ebbe lo scoprimento di due lapidi erette nell’atrio interno dell’Istituto in onore dei più grandi Maestri e Allievi, e di una lapide in memoria del capitano Mario Sena, medaglia d’oro.
Le lapidi ancora oggi sono al loro posto (il vecchio edificio scolastico del Liceo Ginnasio “G. Bruno” è funzionante ad uso Biblioteca comunale) e quella degli Allievi iniziacon queste importanti parole:
EDUCATI IN QUESTA SCUOLA ONORARONO LA PATRIA PER OPERE D’INGEGNO E CULTO DI CIVICHE VIRTU’. Nella lista, tra gli altri, sul bianco marmo di Carrara, è inciso anche: ALFONSO RUGGIERO DEPUTATO AL PARLAMENTO. L’epigrafe conclude: L’ISTITUTO LI ADDITA AI SUOI ALLIEVI MONITO DI ESEMPIO DI AMORE PER LO STUDIO E PER LA PATRIA. MADDALONI I.XII. 1957


Altro episodio da ricordare è nell’anno successivo. Infatti, nella ricorrenza del quarantennio della sua morte, il consigliere provinciale, prof. Gaspare Caliendo, commemorando l’illustre estinto, nella seduta del Consiglio del febbraio del 1958, tra l’altro disse: “La sua scomparsa lasciò larga eredità di affetti fra quanti, allievi, maestri, cittadini di ogni corrente, ebbero con lui rapporti di vita… Maestro e capo del Liceo Ginnasio Giannone di Caserta, fece del magistero educativo un’alta missione di formazione spirituale dei giovani, in questi trasfondendo il meglio delle sue operose virtù civili e culturali”[10]».

Quello offerto dal prof. Antonio Pagliaro è un contributo molto interessante per la ricostruzione del profilo biografico del prof. ed onorevole Alfonso Ruggiero, a cui il Comune di Caserta ha intitolato la biblioteca Comunale sorta nel 1946, considerato, a giusta ragione, personaggio illustre di Terra di Lavoro nell’ambito della Pedagogia e dell’Istruzione[11].
Si ringrazia il prof. Antonio Pagliaro per averci concesso questa interessantissima pagina di Storia e per il contributo fotografico annesso.
[1]Suggerisce il prof. Pagliaro che la citazione è tratta dal secondo manifesto-programma affisso dal preside rettore Francesco Brizio, il 25 novembre 1861.
[2] Si veda per confronto, suggerisce il prof. Pagliaro: Pietro Vuolo: Nel Bicentenario del Collegio di Terra di Lavoro, oggi Convitto Liceo Giordano Bruno di Maddaloni – Momenti di vita e di pensiero nella Memoria Storica e nelle testimonianze a Maddaloni e nel Giordano Bruno – Capitolo II pagg.51-52. Editoria “La Fiorente” s.r.l. – Maddaloni, Giugno 2012.
[3]Cholera morbus, malattia infettiva acuta causata da un vibrione il quale fu scoperto nel 1883 e isolato nel 1884. La causa del colera fu attribuita all’acqua contaminata come principale mezzo di infezione.
[4]Verbale del Consiglio di Amministrazione del Collegio di Maddaloni “G. Bruno”, 16 settembre 1866.
[5]Francesco Saverio De Sanctis (Morra Irpina, 28 marzo 1817 – Napoli, 29 dicembre 1883) è stato uno scrittore, critico letterario, politico, Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia (17/03/1861 – 03/03/1862) e filosofo italiano.
[6]Achille Lauri, Dizionario dei cittadini notevoli di Terra di Lavoro antichi e moderni. Sora, D’Amico, 1915, pag 145.
[7] Storia del Liceo Classico “P. Giannone” di Caserta: Relazione del Dirigente scolastico Prof. Giorgio Iazeolla presso l’Università della terza età di Caserta (marzo 2007).
[8] Ivi.
[9]Giulia Ruggiero, Alfonso Ruggiero: compianto. Caserta, Marino, 1921. Ricordo del Comm. Prof. Antonio Sogliano, Ordinario della R. Università di Napoli, pag 187.
[10] Discorso del consigliere prof. Gaspare Caliendo, in “La Provincia di Terra di Lavoro”, 1961, pag. 54.
[11] Si veda Alessandra Cecere, I personaggi Illustri di Terra di Lavoro nell’ambito della pedagogia e dell’Istruzione: Enrico Laracca Ronghi, Salvatore Pizzi, Alfonso Ruggiero e Federico Quercia, Rivista di Terra di Lavoro a cura dell’Archivio di Stato di Caserta, Anno I, numero 3, ottobre 2006, pagg. 116-122.
