Caserta, nonostante “C’è un sole che si Muore” la Cultura casertana ieri era a La Feltrinelli

 

CASERTA – Ebbene si, nonostante l’afa estiva, nonostante “C’è un sole che si Muore”, ieri pomeriggio 28 giugno 2016 una importante rappresentanza della Classe intellettuale casertana e tanti lettori e semplici cittadini, si sono portati alle 18 alla libreria La Feltrinelli di Corso Trieste per assistere alla presentazione del libro cult dell’estate 2016: “C’è un sole che si Muore” (come già anticipato ai nostri lettori Caserta, “C’è un sole che si muore” si presenta a La Feltrinelli il 28 giugno alle 18).

Non vi è un refuso, è proprio “C’è un sole che si Muore” il titolo del nuovo testo antologico di racconti della tipologia giallo e nero che sta appassionando e continuerà ad appassionare i lettori casertani, napoletani ma più ancora campani e si spera quelli di tutta Italia.

“C’è un sole che si Muore” propone “Racconti gialli e neri da Napoli e dintorni” ed è a curato di Diana Lama e Paolo Calabrò, edito nella collana “gli antidoti” delle edizioni “il prato” in questo anno 2016.

Alla serata, hanno occupato le poltrone dei relatori Paolo Calabrò (che ha fatto anche da moderatore), Francesco Costa e Piera Carlomagno.

L’evento, patrocinato di “NapoliNoir”, ha avuto lo scopo, così come richiamato nel corso della serata di definire, presentare diffondere il genere noir napoletano o meglio ancora campano, che spesso coincidono o comunque l’uno risulta essere il prolungamento dell’altro.

Quelli, e sono tanti, che hanno avuto modo di leggere l’opera (confesso che sono a buon punto e non riesco a staccarmi dal libro, ma in un giorno mi è obiettivamente difficile completarne la lettura) ritengono e testimoniano che ci troviamo davanti al best seller che animerà d’interesse e lascerà con il fiato sospeso, di pagina in pagina, i lettori casertani e campani. E considerata la propensione dei casertani, così come dei napoletani, a scegliere anche se per poco località anche oltre regione è facile pensare che questa antologia avrà presto eco oltre regione, e si spera anche all’estero.

L’opera, come già in parte anticipato, ha tenuto a precisare Calabrò vuole presentare quella napoletanità che va oltre la città e che quindi la  si trova in provincia o ancora nel salernitano piuttosto che nel casertano e cosi via, che da vita allo stile noir, giallo o nero, della Campania Felix.

Interessante a tal fine è il racconto di Paolo Calabrò ambientato nel casertano e quello di Piera Carlomagno nel salernitano, qui facendo emergere la Salerno nero ovvero il nero salernitano.

L’antologia esprime nel lettore dei nuovi spunti, nuovi interessi per lo più protesi a vedere Napoli allargandola la visuale alla Campania, infatti nella Città è possibile riscontrare tratti comuni del territorio e viceversa.

Piera Carlomagno nel corso del suo intervento ha richiamato la sua partecipazione, unitamente a quella di Francesco Costa, presente tra i relatori, alla partecipazioni in giro per l’Italia ai tanti festival e qui si è evidenziata l’appartenenza stilistica del territorio che con questa antologia caratterizza il territorio napoletano  ma anche quello salernitano, casertano e quindi campano. La stessa ha riferito che il suo principale luogo di ispirazione è quello del territorio napoletano anche se questa volta su richiesta di Calabrò si è occupata di quello salernitano il cui centro storico ricorda molto Napoli città in cui la stessa ha vissuto e studiato.

La scrittrice ha dato qualche indiscrezione sul suo racconto, sull’ambientazione di degrado che vede anche palazzi restaurati con professionisti che convivono con la povera gente … location e vittima, protagonista e co protagonista inizialmente inconsapevole sono stati alcuni degli elementi accennati hai tanti accorsi per la presentazione ma… sul più bello si è fermata perché è una prerogativa del lettore scoprire l’evoluzione del racconto. Del resto, ha proseguito, nel prendere la parola Calabrò, è già difficile di perse parlare di un racconto senza svelarlo, se poi il racconto è pure noir la difficoltà aumenta.

Ha dunque continuato proprio Calabrò riferendo del suo desiderio di parlare di Caserta, del noir casertano, dei luoghi casertani. Ma anche qui non proseguiamo pur sottolineando come è possibile fare noir a Caserta promuovendone le eccellenze territoriali ed i prodotti “In vino veritas”!

Terzo intervento è stato poi quello di Francesco Costa che ha ambientato il suo racconto nella zona di Pozzuoli.

In verità, ha condiviso anche un aneddoto che ha riguardato lui, Calabrò ed un altro giovane autore, proprio sul nascere della collaborazione con l’antologia. E qui ha sottolineato come una serie di coincidenze talvolta degli scrittori si vanno ad intrecciare con le vicende dei propri scritti e dei protagonisti degli stessi.

Circa la location è interessante sottolineare come una area antica, una necropoli, oggi possa essere da spunto e location di ….

Costa, in chiusura, ha anche sottolineato l’importanza dell’opera che strutturata a racconti può consentire la lettura dall’inizio alla fine di ogni storia in un solo pomeriggio, o mattinata, magari stando al sole, anche se “C’è un sole che si Muore”.

Prima del dibattito con gli intervenuti Calabrò ha voluto ringraziare gli altri autori ed in particolare Diana Lama che con lui ha consentito l’edizione antologica, ed ha sottolineato come la disponibilità, la professionalità e la cortesia dei tanti autori ha reso possibile realizzare il coordinamento dell’antologia senza particolari sforzi.

Ha aggiunto poi che questa antologia rispetto alle altre ha un taglio originale perché tratta di cose diverse e nuove, come …. Quali? Basta comprare il libro e scoprirle!

Qualche assaggio sarebbe gradito? Va bene, è possibile allora consultare un incipit di tutti gli undici racconti e la copertina completa è disponibile al link

http://www.paolocalabro.info/2016/05/diana-lama-e-paolo-calabro-cura-di-ce.html.

Buona lettura e buona estate a tutti.