Eldo, il commento: Betti paga i malumori interni alla squadra e le contestazioni

CASERTA – Quando le cose vanno male, c’è sempre qualcuno che deve pagare, e dopo la tempesta della contestazione-scontro di un paio di settimane fa, in molti chiedevano la testa di qualcuno.

I più contestati erano Frates e Betti, su cui i tifosi si erano divisi, con eloquenti striscioni esposti nella partita contro la Benetton. Ma, una volta calmate le acque, e dopo l’improvviso divorzio da Jenkins, deciso unilateralmente da Caputo, sembrava che le cose potessero tornare entro i canoni di una serenità ambientale e di gestione.

La discreta prova di Pesaro sembrava confermare che la burrasca fosse alle spalle, e invece oggi arriva un altro fulmine a ciel sereno, con l’annuncio del divorzio della Juve Caserta da Pier Francesco Betti, il manager romano che nel suo periodo casertano ha sempre diviso i tifosi tra favorevoli e contrari. Difficile capire i motivi di questa scelta, così come non è facile tracciare un bilancio della gestione Betti in questo anno e mezzo passato a Pezza delle Noci.

Probabilmente la decisione improvvisa di Caputo riguardo a Jenkins può esser vista come una delegittimazione del ruolo del GM romano, e magari i rapporti tra il presidente e Betti possono essersi incrinati in quel momento. Più complesso tracciare un bilancio della gestione tecnica di Betti, accusato spesso di aver speso tanti soldi per avere risultati non sempre all’altezza. Ma siccome alla fine contano i risultati, c’è da dire che la promozione in serie A (l’ennesima di Betti) è certamente una vittoria della sua linea. Ma anche lo scorso anno il progetto ad un certo punto sembrava naufragare, così come fino a 20 giorni fa sembrava tutto andare a rotoli nonostante una classifica non disastrosa; forse perciò, avremmo potuto dare un giudizio più completo alla fine di questa stagione.

La nostra personale opinione è che Betti, che pure di errori ne ha fatti, non fosse certo il male maggiore nell’agitato panorama del basket targato Juve Caserta. Lo scorso anno sono arrivati fior di giocatori, anche se forse era sbagliato l’assemblaggio della squadra. Ma gente come Childress, Frosini, Larranaga, Diaz, Brkic, lo stesso Gatto, ce li invidiava (ce li invidia) mezza Italia.

Certo, ci sono stati i flop di Johnson, Grappasonni, e quest’anno Martin, Butler e Jenkins, ma in molti casi in discussione non è il talento dei singoli, quanto la difficile collocazione all’interno della squadra. E poi, si dà per scontato che quelli bravi siano a Caserta per una sorta di diritto divino, e quindi si punta il dito su Butler e Foster, ma si dimentica troppo presto che gli acquisti di Michelori e Di Bella (due giocatori da maglia azzurra) sono tutt’altro che semplici per una neo promossa, in un mercato dove i prezzi degli italiani sono spesso proibitivi. E non dimentichiamo che la rinuncia a Ghiacci e Childress è stata voluta da Frates, non da Betti. Insomma, crediamo (opinione del tutto personale) che Betti vada via da Caserta con qualche rammarico, ma anche tanti meriti e soddisfazioni, per una promozione sofferta e tanto attesa, e perciò ancora più emozionante.

Dal punto di vista pratico, non sappiamo cosa cambierà a questo punto della stagione, ma ci sentiamo di dire che Betti abbia più meriti che colpe, e quindi lo ringraziamo per aver contribuito a portarci in serie A.Forse, ma è solo un’ipotesi, Betti paga anche rapporti non sempre idilliaci con la città, i tifosi, e magari ultimamente anche con l’entourage societario, per il suo carattere orgoglioso che gli ha fatto pesare tanto i momenti di contestazione dello scorso anno (subito dopo la promozione disse “…e pensare che a Gennaio eravamo diventati tutti dei rincog…”) e questo forse è sintomo di una ferita nei rapporti mai completamente chiusa.

Adesso si va avanti, con la sensazione che Caputo stia prendendo delle iniziative in prima persona, dopo anni in cui ha demandato ad altri la gestione tecnica senza mai interferire direttamente. Non sappiamo se questo sia un bene o un male; a Caputo si addebita spesso l’accusa di indecisione, ma siamo sicuri che avere presidenti stile Zamparini o Cellino possa rappresentare un bene?Ovviamente non si può parlare in maniera più approfondita se non si conoscono dinamiche interne alla società, sia di tipo squisitamente tecnico ed economico, sia sotto l’aspetto caratteriale e dei rapporti.Di certo, dopo Jenkins e Betti, quelli che rimangono hanno sempre meno alibi per far male, e forse sotto questo aspetto le scelte di Caputo possono avere un effetto benefico sulla squadra.

Ma sarà il tempo a dirlo.