Caserta, in ricordo del terzo anniversario della nascita al Cielo di mons. Benedetto Bernardo

 

CASERTA – Ricorre quest’oggi il terzo anniversario della nascita al Cielo di Mons. Benedetto Bernardo che nasce ( Caserta 6 dicembre 1921 – 14 aprile 2013) da Gennaro e Concetta Iadicicco[1], impegnato da giovane nell’Azione Cattolica, e poi nei movimenti cattolici universitari, si laureò in Medicina il 31 marzo del 1949 e nell’esplicare la sua missione di medico chirurgo fu il braccio forte dell’azione cattolica diocesana. Da qui la sequela allo stile di San Giuseppe Moscati, e la sua ordinazione sacerdotale del 23 agosto del 1958, celebrando la prima messa il 24 agosto da salesiano.

 

Va detto che don Benedetto fu in Seminario già da piccolo perché sentiva la vocazione, anche se poi lasciò continuando l’impegno nello studio a cui tenne sempre molto. Dopo aver lasciato il seminario comunque continuò l’ opera di discernimento e comprese poi la sua vera vocazione. Poi, quando riprese il percorso di studio per il sacerdozio si formò alla volta della Famiglia religiosa di don Giovanni Bosco, infatti, divenne salesiano, per poi rientrare nel clero diocesano.

L’esperienza terrena si don Benedetto[2] ha termine con la guida della comunità parrocchiale di San Sebastiano in Caserta, nella centrale via Mazzini.

Fu parroco della comunità parrocchiale di Mezzano, frazione di Caserta per un quindicennio. Era molto legato alla comunità dei fedeli e lasciò tale incarico perché  provato da un evento luttuoso[3]. Don Bendetto, nonostante il legame con la comunità d’origine chiese di andar via da quel luogo ed il Vescovo gli affidò la cura della comunità di Sant’Aniello Abate in Maddaloni da poco senza la guida del parroco e con essa anche la rettoria della Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, oggi Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini[4].

Del sacerdote mi è caro ricordare l’adozione a figlio maddalonese, nell’ambito del suo ministero sacerdotale, da parroco[5] dal 23 marzo 1969, insediandosi il 20 aprile del 1969 (vi rimase fino a giugno/luglio 1978) nella chiesa di Sant’Aniello. Essendo questa pericolante si ricorse all’uso della chiesa del SS. Corpo di Cristo, oggi Basilica Pontificia Inferiore del Corpus Domini, che era curata solo nei giorni di precetto. In questi anni si accentuarono e solennizzarono le ricorrenze di Sant’Aniello e Santa Lucia e vi fu l’avvento di una serie di attività pastorali. L’entusiasmo del giovane parroco e la pochezza delle opere spirituali da poter continuare, dovute alla anziana età del predecessore da poco venuto meno, fecero sì che la chiesa un tempo laicale potesse iniziare a svolgere la sua vera funzione. Presenziò spirituale anche al Gruppo giovanile de La Sorgente che aveva sede nella Chiesa della SS. Annunziata presso la comunità religiosa dei Padri Carmelitani Scalzi.

Molte sono state le visite illustri che si sono susseguite nel luogo religioso con la sua presenza ed attività.

Tra queste una delle più eminenti è quella di S. E. Giuseppe Kuo, Arcivescovo titolare di Salamina, già Arcivescovo di Taipeh, Vice Presidente della Conferenza Episcopale Cinese.

La presenza, dunque,  di don Benedetto a Maddaloni, ha segnalato la visita nella monumentale chiesa di illustri prelati, per lo più incentivate dall’Arcivescovo, e Vescovo di Caserta, mons. Vito Roberti[6] : Domenica 14 novembre 1971 visita e Concelebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Giuseppe Kuo, Arcivescovo titolare di Salamina,già Arcivescovo di Taipeh, Vice Presidente della Conferenza Episcopale Cinese. Il 29 settembre 1972 abbiamo la vista di Sue Eminenza Cardinal John Wright, in occasione della festa in onore di San Michele Arcangelo, che nel corso della Celebrazione Eucaristica fece un omelia – riflessione sugli Angeli, poi edita a cura del comitato festeggiamenti patronali. Domenica 30 maggio 1976 la comunità è allietata dalla presenza del Cardinale Francesco Carpino. Queste le più rilevanti.

Don Benedetto presso la Basilica Maddalonese crea un registro di cronaca della Vita della Parrocchia e della Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, lavoro (da lui iniziato) in parte proseguito dal successore mons. Cesare Scarpa, offrendoci un dettaglio di tutto quanto accaduto e realizzato(vedasi: Michele Schioppa, Aniello ed Antonio Barchetta e la Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini, Maddaloni 2003).

Si legge dei restauri con importi,date e nomi (vedasi: Michele Schioppa, La Città di Maddaloni attraverso la Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini dal secolo XVI al XXI, attesa di stampa), ed ancora resoconti sulle iniziative comprese quelle indirettamente sostenute come ad esempio quelle del Gruppo Archeologico Calatino, poi dedicato a Franco Imposimato, la cui nascita e sviluppo dei primi anni deve molto alla disponibilità ed all’abnegazione di don Benedetto.

 

Un aspetto di curiosità è devozione è poi legato al culto nella chiesa monumentale maddalonese a San Giuseppe Moscati, voluto e incentivato da don Benedetto, dedicando la cappella dell’Ecce Homo a San Giuseppe Moscati il 12 giugno 1976[7].

Un quadro della sua figura la offre Luca Tramontano che nel ricordare don Benedetto ci dice che“negli anni ’70,quando non si sapeva cosa fosse un consiglio pastorale,si riuniva puntualmente con noi collaboratori per decidere su catechesi, solidarietà, liturgia e iniziative parrocchiali. Sempre in quell’epoca è stato il precursore dei campi scuola. Le mattine di giugno – luglio-settembre, ci organizzavamo, nella Congrega adiacente il Corpus Domini, con i ragazzi delle elementari e li aiutavamo a fare i compiti per le vacanze e a giocare. All’interno della stessa Congrega c’erano tanti giochi di società e si svolgevano tante attività ludico-sportive. I chierichetti venivano premiati con visioni di film e pizze al Grottino (adiacente già di proprietà Rossi). Numerose le gite e i ritiri spirituali che si organizzavano. Era un grande teologo e un ottimo trascinatore, un bravo liturgista, infatti, le funzioni venivano curate e animate nei minimi particolari”.

Don Benedetto al di là della rilevanza da dare alle forme tradizionali era per una più autentica esperienza spirituale.

Il riferimento è particolarmente legato alla festa di San Michele, patrono, che ha sede proprio nella chiesa retta da don Benedetto. Qui i festeggiamenti si sono fatti in grande stile anche se non è dispiaciuto poi trovare il tempo di un rapporto più intimo e spirituale con il fatto a fronte della esteriorità.

Ebbene, nel 1972, i festeggiamenti patronali saranno allietati dalla presenza di Sua Eminenza il Cardinale John Wright[8] che sarà a Maddaloni per celebrare solennemente la festa di San Michele Arcangelo il 29 settembre 1972[9].

Ebbene l’anno successivo, 1973, causa un epidemia colerica, la già stringata programmazione dei festeggiamenti, da come si vede dalle annotazioni fatte di proprio pugno sul programma della festa nell’archivio della chiesa oggi Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini, da don Benedetto Bernardo, responsabile dei festeggiamenti patronali, ebbe ulteriori modificazioni in corso d’opera.

Ma la cosa più importante da sottolineare non è tanto lo sfarzo organizzativo venuto meno quanto l’annotazione di don Bernardo: “A causa dell’infez. Colerica sono stati proibiti i festeggiamenti esterni. Deo gratias”[10].

L’ultima uscita formale di don Benedetto[11] sarà il 21 marzo 2010[12] allorquando celebrerà il Battesimo di Benedetto Solla il figlio di Giuseppe Solla suo figlioccio spirituale che lo stesso ama definire come un “padre.

Don Benedetto era una persona buona al punto tale che per questa sua bontà ebbe dei problemi di salute dovuti ad un pomeriggio nel quale, mentre era a casa (nell’ultimo periodo abitava in una camera del Semnario Vescovile di Caserta alla cui biblioteca ha donato i propri libri), lo bussarono chiedendo di aprire perché piovendo avevano bisogno del suo ombrello (ci riferiamo ad estranei anche all’appello al citofono) ed una volta aperto lo affrontarono e malmenarono razziando di tutto in casa. Di Lui ancora tanto andrebbe detto dalla missione nel Bogotà alla sua attivià di esorcista, ma per questo ci aggiorniamo alla promossima volta.


[1] Dopo il matrimonio ebbero quattro figli a distanza di due anni l’uno dall’altro e nell’ordine: Assunta, Rosalia , Benedetto ed Umberto. All’età di 4/5 anni di Benedetto, per Umberto 2/3 anni, morì la mamma ed il papà si risposò con una persona, la matrigna, che sostituì l’effetto della mamma naturale e da tutti fu voluta bene e fu accudita fino alla morte da don Benedetto.

[2] Per approfondimenti su Eco di Caserta a firma dello scrivente vedasi: Caserta, ricordo di don Benedetto Bernardo a poco più di due anni dal ritorno alla Casa del Padre del 14 febbraio 2015 e Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … nel racconto di Luca Ugo Tramontano del 8 agosto 2015.

[3] Il fatto riguarda un giorno in cui, con i bambini prossimi alla prima comunione il parroco era lungo la strada, forse nei pressi della chiesa parrocchiale, e l’avvento di un camion con autista probabilmente brillo fece si che la vettura si portasse a velocità sostenuta verso il gruppo di ragazzi. Nonostante l’attenzione di questi fanciulli, uno di circa 7 anni, fu colpito. Si trattava del nipote diretto, il figlio della sorella Assunta (coniugata Ianniello) che avrebbe fatto la prima comunione da lì a qualche giorno il 15 agosto, giorno della Madonna Assunta, Assunta come il nome della sorella che perse il bimbo che in ospedale agonizzò nascendo al cielo proprio in quel 15 agosto mentre in chiesa gli altri compagni di catechismo ricevevano per la prima volta Gesù nell’Eucarestia. Questa cosa turbò tantissimo don Benedetto che avrebbe preferito essere lui al posto del piccolo ed innocente nipote.

[4] Nella chiesa di Sant’Aniello la situazione era abbastanza strutturalmente disastrosa, si ricorda l’assenza di finestra e altri problemi di efficienza strutturale anche per i ritiri liturgici, ad iniziare dai colombi che volavano, con quello che ne poteva conseguire, nella chiesa. Visto che era di servizio della chiesa parrocchiale anche la rettoria del SS Corpo di Cristo don Benedetto decise di riattivare quella per le funzioni e la vita catechetica così da rendere più accogliente la presenza del popolo di Dio. Anche qui vi erano da fare dei lavori, e la cronaca parrocchiale – cioè il registro che redigeva – in parte li ricorda, e per poterli fare era frequente il ricorso a don Salvatore d’Angelo il quale ben volentieri, stimando molto la figura e la cultura del medico poi don Benedetto Bernardo, anticipava le somme per le opere di restauro e sistemazione. Probabilmente incide anche la forte fede di don Salvatore d’Angelo per don Bosco, protettore dei ragazzi del Villaggio di Maddaloni, e l’origine religiosa salesiana di don Benedetto. Don Benedetto si ricorda che don Benedetto per sistemare la chiesa destinava anche il suo stipendio di sacerdote alle stesse spese.

[5] Il 24 luglio 1977, dopo 21 giorni dalla nascita mi battezzava nella chiesa del SS. Corpo di Cristo /Corpus Domini alla presenza dei miei genitori e del mio padrino, nonno materno, Michele Letizia.

[6] Si segnala che il 30 settembre del 1970 il Vescovo di Caserta, mons. Vito Roberti, lo nominerà responsabile di una commissione di sacerdoti, che avrà sede presso la Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, al fine di redigere i confini parrocchiali della Forania di Maddaloni. Per maggiori info vedasi Michele Schioppa, Caserta, ricordo di don Benedetto Bernardo a poco più di due anni dal ritorno alla Casa del Padre  in L’Eco di Caserta del 14 febbraio 2015.

[7] Da qui la scelta di dedicare una cappella, quella dell’Ecce Homo al Beato, poi Santo, Giuseppe Moscati, che non è casuale, infatti don Benedetto Bernardo ha fatto suo il metodo di vita del medico. Dal registro parrocchiale,precedentemente citato e redatto da don Benedetto Bernando dal 1969 al 1978, si legge che la dedicazione della cappella avvenne sabato 12 giugno 1976 alla presenze di mons. Vito Roberti. In questa occasione la santa messa fu celebrata dall’assistente ecclesiastico dell’Associazione Medici Cattolici Italiani di Caserta (AMCI), tenente cappellano Padre Benedetto Curaro, e il prof. Salvatore Ricciardi, presidente AMCI di Caserta, tenne un discorso molto apprezzato e veramente sentito e documentato sulla figura dell’allora neo Beato Giuseppe Moscati, cosa riportata da testimonianze fotografiche e dalla stampa locale.

[8]Va sottolineato che il Cardinale John Wright era amico dell’Arcivescovo Vescovo mons. Vito Roberti da qui la sua visita in modo ufficiale in quella occasione, ed altre meno comunque in Diocesi di Caserta.

[9]Addirittura la Celebrazione nella Chiesa del SS Corpo di Cristo dedicata a San Michele sostituì quella dell’obbedienza a Casertavecchia, presso il Duomo di San Michele che è anche patrono della Diocesi di Caserta. Va detto poi, anche se non si evince dal programma opportunamente redatto che il Cardinale Wright, accompagnato dall’Ordinario Diocesano e dal Clero,  nel suo itinerario maddalonese è andato anche all’Eremo di San Michele sul monte maddalonese dell’apparizione.

Nel corso della messa il Cardinale John Wright fece una omelia “riflessione sugli Angeli” che sarà poi edita a cura del comitato festeggiamenti. Tra le altre cose, la pubblicazione riporta una foto di gruppo con il comitato fatta alla base del quadro mariano nella Sagrestia destra, quella grande, della chiesa e si nota anche l’altare un tempo esistente poi distrutto sul finire degli anni ’70.

[10] I Canti della Corale erano diretti dal Maestro Antonio Barchetta che fu uno dei suoi più stretti collaboratori. Va detto, ancora, che negli anni a seguire, sempre per intervento di don Bernardo furono fatte le artistiche vetrate tra cui quella dedicata a San Michele. Nel 1973 c’è stata l’infezione colerica e quindi  i festeggiamenti (ovvero quelli di natura civile tanto richiamati in questi giorni) non si fecero.  Per info vedasi Michele Schioppa, Maddaloni, dalle grandi visite alle epidemie coleriche, la festa di San Michele negli anni ’70 in L’Eco di Caserta del 27 agosto 2015.

[11] In quella occasione ebbe a commuoversi per l’amore e l’affetto che tutta la famiglia gli rappresentò.

[12] Ogni anno in questa data da Giuseppe Solla si faceva accompagnare a Cassino per la ricorrenza di San Benedetto patrono d’Europa e qui senza chiedere nulla puntualmente veniva invitato a celebrare la messa con le illustre figure porporate che si presentavano. Molto riverito, per l’età ed il modo umile di agire, era da coloro i quali, anche figure politicamente rilevanti, si approcciavano all’area della cerimonia e della celebrazione eucaristica. Altre uscite, con lo stesso figlioccio ed amico, erano quelle in campagna ed in luoghi verdi ove amava soffermarsi anche in meditazione.