Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Pasquale Iorio dlela Cgil Campania.
CASERTA – In questi giorni Giuseppe Messina ha riproposto con forza all’attenzione dell’opinione pubblica uno degli scandali più evidenti, alla luce del sole e sotto gli occhi di tutti noi: le cave, la devastazione ambientale delle cave sui Monti Tifatini. Continua un’opera di escavazione e distruzione ecologica, che ha già prodotto una situazione di dissesto idro-geologico per molti versi irreversibile.
Egli ha rivolto una domanda che continua a rimanere senza risposta: in primo luogo alla redazione del più importante giornale del Mezzogiorno (di proprietà della famiglia Caltagirone, azionisti di maggioranza anche della Cementir) ed all’università “che nulla dice sull’incompatibilità tra il costruendo Policlinico e la persistenza di industrie insalubri in un territorio distrutto dalle cave, dai cementifici e dall’illegalità …†(sono parole di Messina).
Un incredibile silenzio, accompagnato da disattenzione (o per meglio dire connivenza), caratterizza le istituzioni locali fino a quelle culturali ed educative, che rimangono inerti e “distratte†(per dirla con Antonio Pascale) di fronte a questo immane scempio.
Tra l’altro, come hanno messo bene in evidenza alcune indagini (come quella del giudice Donato Ceglie), è proprio dalle attività estrattive e dalla lavorazione del calcestruzzo che prende corpo uno dei filoni più redditizi dell’economia criminale e camorrista.
Ricordo che alcuni anni fa il Vescovo Nogaro denunciò con forza lo scandalo delle cave. Purtroppo rimase isolato ed inascoltato (anche dalla stampa locale). Invece è arrivato il momento di ribellarsi e di indignarsi per lanciare un appello in primo luogo alle massime autorità istituzionali (dal Presidente della Provincia fino ai sindaci di Caserta e Maddaloni): cosa aspettano ad intervenire prima che avvenga qualche altro disastro per poi gridare alla fatalità naturale!
E i vari intellettuali casertani, alcuni di fama nazionale (come i fratelli Servillo, gli scrittori Antonio Pascale e Francesco Piccolo), tante altre persone di cultura come l’architetto Raffaele Cutillo, il preside Nicola Melone, la professoressa Iolanda Capriglione, l’ing. Alfredo Messore, i professionisti dell’Osservatorio Caserta), sempre pronte ad intervenire su tante questioni: perché tacciono su un tema di vitale importanza per tutti; perché non scendono in campo per fermare questo scempio così devastante per l’ecosistema in cui viviamo e per la salute dei cittadini?
Lo stesso richiamo vale anche per le associazioni di promozione sociale e del terzo settore (laiche e cattoliche), per tutte le forze politiche, per le organizzazioni imprenditoriali e sindacali. Come sindacalista mi permetto di osservare che a nessuno può essere consentito di barattare un bene primario come l’ambiente in cui viviamo, con la giusta difesa del diritto al lavoro ed al salario.
Al riguardo, come è avvenuto in tante altre realtà , si possono progettare interventi per riutilizzare le cave destinandole ad altre attività di tipo sociale e produttivo, con la salvaguardia dei lavoratori addetti e la creazione di nuova occupazione. Su questo l’università (a partire dalla Facoltà di Scienze Ambientali e dal Polo Scientifico di Via Vivaldi) può dare un contributo decisivo per rilanciare un dibattito ed un confronto su nuove idee di sviluppo del nostro territorio.
