MADDALONI (Caserta) – Come già accennato per il passato, è in corso una attività di ricostruzione della memoria storica del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni a cura del prof. Antonio Pagliaro, con relativa attività di raccolta dei cimeli (Maddaloni, il Convitto “Giordano Bruno” apre la “Campagna della Raccolta dei cimeli e divise).
Lo studio dello storico Pagliaro, che ha posto nella Guida del Convitto canovaccio di riferimento (Maddaloni, edita on line la Guida di Antonio Pagliaro sul Convitto Nazionale Statale “Bruno”), ha già reso noto un bel po’ di contributi atti a ridare lustro allo storico edificio ed ai suoi ospiti (si veda ad esempio 1 – Maddaloni, la festa delle Forze Armate, IV Novembre, a Maddaloni nella cronaca di Pagliaro; 2 – Maddaloni, Antonio Pagliaro e la storia del Monumento ai Caduti nel Liceo Ginnasio Giordano Bruno; 3 – Maddaloni, il Convitto “Giordano Bruno” apre la “Campagna della Raccolta dei cimeli e divise; 4 –Maddaloni, al “Giordano Bruno” il responsabile della Croce Nera Austriaca con Rettore e ANMIG; 5 –Maddaloni, studio del ricovero antiaereo del Convitto Nazionale Giordano Bruno di Antonio Pagliaro; 6 – Maddaloni, Il “Giordano Bruno” nella guida del FAI mentre Pagliaro ne studia la Storia.; 7- Maddaloni, il “Giordano Bruno” ricorda il Rettore Giovanni Lagnese, 8 – Maddaloni, secondo anniversario della morte del Prof. Gianfranco De Simone, il ricordo di Pagliaro ed altri)..
L’argomento che si propone oggi, che porta la data dello scorso novembre, è incentrato sulle cartoline ed in particolare quelle connesse alle sorti del “Giordano Bruno”.
Chiediamo da subito al prof. Antonio Pagliaro: che cosa è che quale funzione ha la cartolina?
«La cartolina illustrata, a partire dai primi anni del 1900, divenne uno dei principali mezzi d’informazione ed una delle più precise testimonianze della trasformazione del paesaggio. Essa ha costituito, da subito, una documentazione storica del progressivo cambiamento di un paese o di una città in continua evoluzione, prova del mutamento paesaggistico, artistico, architettonico e culturale. La cartolina poteva essere emessa da enti o istituzioni pubbliche, oppure da privati, a scopo pubblicitario, e dietro pagamento di un prezzo più elevato, la si poteva personalizzare con disegni e fotografie. Sin dal 1872 le cartoline illustrate vennero utilizzate per promuovere le bellezze artistiche, monumentali e naturali di città ricche di tali presenze. Fu un’invenzione di successo, imitata in tutto il mondo, ma i paesi e i piccoli centri cittadini non beneficiarono subito di queste emissioni, dovettero attendere l’evoluzione e la diffusione della fotografia».
Quando parliamo di Maddaloni è possibile parlare anche di cartoline dedicate?
«Nei primi anni del novecento molte furono le cartoline di Maddaloni stampate e spedite, con l’ausilio di francobolli, in tutta Italia; in particolare, quelle che ritraevano il Panorama della città, del Castello De Sivo con le sue Torri medioevali e il Santuario di San Michele, la Chiesa del Corpus Domini, la Chiesa dell’Annunziata, la Piazza Mercato con il Castello Ducale, il Monumento Ossario dei Caduti del 2 ottobre 1860 e i Ponti della Valle, della Caserma della Scuola di Finanza, della Piazza Municipio, del Corso Umberto I, Corso I Ottobre, della Stazione ferroviaria, della Piazza Orologio, del nuovo stabile del Convitto Nazionale “Giordano Bruno” del 1906 con il panorama della città».














Nella ricca, dunque produzione di cartoline, talune richiamate, proposte e studiate anche dal prof. Pietro Vuolo nel tempo, vi sono quelle legate al Convitto e come sono giunte fino a noi?
«Molte di queste furono spedite dai maddalonesi anche all’estero ai loro parenti emigrati, dai giovani soldati di stanza nelle caserme della nostra città, dai professori e dagli studenti residenti nel Regio Convitto Nazionale “G. Bruno”. Le prime cartoline erano in stampe cromo-fototipia bianco-nero o virate nei colori seppia, verde e azzurro, fino alle più rare litografie a colori ricavate da bozzetti artistici. Gli esemplari più belli di quest’ultimo tipo furono fatti stampare dal R. Convitto Nazionale e dalla Scuola di Finanza di Maddaloni. Uno dei più bravi nella creazione di bozzetti artistici fu il sig. Vincenzo Castaldo, insegnante di disegno alle Belle Arti del Convitto e dell’Istituto Tecnico comunale con sezione Agricola e Commerciale, sita sempre nei locali del Convitto. Il docente maddalonese, nel 1912, fu autore della creazione della cartolina postale a colori del R. Convitto Nazionale “Giordano Bruno” la quale fu approvata nel Consiglio di Amministrazione del 7 agosto 1913».
Può darci qualche indicazione cronistoria in più su questo episodio?
«Il Rettore Presidente, cav. Pescatore, comunicò ai signori Consiglieri quanto segue:
“La cartolina illustrata del Convitto della quale i signori Consiglieri hanno avuto il campione, fu stampata in 4.000 esemplari e la stampa costò 135 lire circa restando ben inteso i cliché di proprietà del Convitto. Se ne fece una distribuzione gratuita a tutto il personale del Convitto, nonché agli insegnanti di belle arti. L’autore della cartolina prof. Castaldo ne ebbe un centinaio e fu l’unico suo compenso. Non fu dimenticato il Preside e neppure il sanitario. A tutti fu fatto preghiera di servirsi della nostra cartolina illustrata a preferenza di altra qualsiasi specialmente nel momento presente, dato lo scopo di reclame per la quale essa fu ideata. In totale le cartoline destinate alla distribuzione gratuita furono 1150. Le cartoline rimanenti in numero di 2850 sono in carico all’Economo che vendendole a cinque centesimi l’una, coprirà le spese di £ 142,50. Il Consiglio prende atto e approva”».

Ci descriverebbe questa cartolina?
«La cartolina postale a colori del Regio Convitto Nazionale “Giordano Bruno” si presentava con motivi floreali di alloro e di olivo, a destra intrecciati allo stemma divenuto tradizionale del Comune di Maddaloni e, a sinistra, allo scudo crociato dei Savoia.

Sul retro, invece, sempre motivi floreali facevano da cornice a sei foto di varie misure di cui cinque rettangolari e una racchiusa in un tondo. Queste ritraevano gli alunni convittori nella palestra scoperta del Liceo Convitto, che erano in divisa ginnica e impegnati in esercizi di scherma, alle parallele, al tiro con il fucile, al tiro con la pistola, con la bicicletta e fucile in spalla e foto di gruppo di tutti i partecipanti al corso quadriennale di educazione fisica militare. Una copia viaggiata di questa magnifica cartolina sono riuscito a reperirla su “eBay annunci”, mercato online di Internet, timbrata in data 24 dicembre 1914 dall’ufficio postale di Napoli-Gaeta, inviata dal rettore Francesco De Giacomo (tale dal 1914 al 1919) che inviò auguri e saluti cordialissimi ad una famiglia residente o probabilmente in vacanza a Serre Rapolano, frazione di Rapolano Terme, in provincia di Siena. La cartolina giunse a destinazione, con il timbro dell’ufficio postale, in data 25 dicembre 1914, apposto sul francobollo della filatelia del Regno d’Italia da 5 centesimi, illustrato dall’effigie di re Vittorio Emanuele III».

Ci sono altre cartoline di cui ci vuole proporre un ricordo?
«Altra bellissima cartolina illustrata del Convitto fu stampata e fatta viaggiare negli anni venti (forse il 1922) nella quale si osservano gli attori principali in momenti di vita quotidiana e di curiosità nei riguardi del fotografo, che si accinge a comporre l’inquadratura migliore da consegnare alla storia. Tutto questo avviene sotto lo sguardo vigile della Maria SS. A Parete del 1906 (purtroppo, tre anni fa, la scritta fu coperta dalla imbiancatura della parete), posta nell’edicola in alto, e davanti all’ingresso del Regio Convitto Nazionale “Giordano Bruno”.

Simile scena, in un certo qual modo, si ripete osservando la cartolina del 1937, dove si nota lo stemma del Regno d’Italia, consistente nella croce sabauda, in alto, al centro del portale dell’Istituto, e il tipo di illuminazione più moderna rispetto ai lumi a petrolio della cartolina precedente.

Altrettanta bella era la cartolina illustrata (del 1941) che ritraeva il giardino del cortile d’ingresso (chiostro del Convitto), il quale era ricco di piante di ogni tipo che, per ordine del Rettore, venivano curate quotidianamente dal cameriere giardiniere dell’Istituto».
Cosa rappresentavano queste cartoline?
«Si può dire, quindi, che queste meravigliose cartoline illustrate aventi per soggetto il Regio Convitto Nazionale testimoniano l’attaccamento dei maddalonesi alla più antica scuola pubblica di Terra di Lavoro. Le stesse cartoline furono riproposte anche in una riuscitissima serie postale di quindici differenti esemplari stampati in bianco-nero e nella variante seppia».

Oggi si può ancora parlare della funzione comunicativa e della divulgazione della cartolina?
«Oggi, questo modo di esprimere Cordiali saluti da… o Baci e abbracci da…utilizzando una cartolina illustrata è quasi tramontato. Nelle città o paesi che non vivono prevalentemente di turismo è difficile trovare cartoline recenti, perché l’investimento per realizzarle non è più conveniente. Potrei citare un caso personale che si è verificato lo scorso anno. Una mia nipote, dovendo partecipare ad un famoso programma di cucina trasmesso da una TV nazionale, nel quale vigeva l’usanza che il concorrente poteva portare con sé una cartolina della sua città, si mise alla ricerca di una cartolina che rappresentasse i tesori della nostra città. Ebbene, la ragazza, recandosi nei tradizionali negozi di vendita, non trovò cartoline recenti, ma ristampe di anni addietro. Mia nipote, sapendo che ero in grado di crearne una con i programmi appositi, chiese il mio aiuto, e le risolsi il problema mettendo in evidenza i tesori della nostra città.
Per finire, si può affermare con certezza che pochi sono rimasti affezionati a questa vecchia usanza di spedire, ai loro cari, una cartolina postale per esternare i saluti. Infatti, a partire dalla fine del 1990, l’uso della carta per scambiarsi saluti o auguri è stato a poco a poco soppiantato da freddi sms ed e-mail, relegando lettere e cartoline a mezzi di comunicazione appartenenti ad un passato sempre più lontano e nostalgico».
Ringraziamo il prof. Antonio Pagliaro per il suo ricco ed interessante contributo.
