CASERTA – Nella zona di Caserta sud sta per nascere un altro grosso parco divertimenti presso il Centro Commerciale Campania. Molti sono i pro e i contro, ma quello pubblicato sul suo profilo da Antonio CIONTOLI, è un ragionamento che non fa una piega. Al suo post, si sovrappongono molti commenti, e tanto per citarne uno, pubblichiamo quello di Nando ASTARITA che scrive: “Una voce disperata ma orgogliosa. Una voce forte che però chiede agli altri di unirsi perché da soli, per quanto ragionevoli e giuste siano le intenzioni, non si ottiene nulla. Ma uno stato di torpore avvince una realtà ormai prona ad ogni decisione.
A questo, aggiungiamo noi solo una frase: chi a voce in capitolo si faccia sentire prima che sia tardi.
Da ultimissimi accertamenti fatti negli enti interessati, e questo lo scriviamo per tranquillizzare il Ciontoli, ci risulta che il Comune di Marcianise ha bocciato il progetto della società “Agli Antichi Splendori” per la costruzione di un grosso parco divertimenti nell’area Interporto Sud Europa nei pressi del Centro Commerciale Campania, questo, quanto comunicato dal Commissario straordinario del Comune, almeno per adesso, visto che il dirigente tecnico della provincia, ing. Gennaro Spasiano ha bocciato il progetto. Ma cosa succederà con i politici una volta andato via il Commissario straordinario? Con loro la vita dei cittadini è un rebus.
Ecco cosa ha postato il Ciontoli sul suo profilo:
“Tutti parlano, con preoccupazione, dei pregiudizi, derivanti dall’apertura di un nuovo Outlet in prossimità della cinta della grande distribuzione, posta ai margini di Caserta Sud, ma nessuno opera per impedirlo.
Anzi, dicono ci sia interesse commerciale, imprenditoriale e lavorativo… Dicono, una manna dal cielo! Una forma di ampliamento di una realtà unica ed eccezionale con cui è utile e necessario rapportarsi…
A mio parere, questo lavoro che coinvolge, occupandoli, circa 2.000 giovani, prevalentemente casertani, è precario per il numero di ore assegnate, per la remunerazione offerta e per gli impossibili turni in cui si sviluppa e, soprattutto, perchè non lascia prospettive. Quanto all’interesse imprenditoriale non posso non pensare al Polo della Qualità e alle altre numerose cattedrali nel deserto, costruite per attrarre investimenti e divenute simbolo del degrado storico che ci avvolge. Dal punto di vista commerciale, si rafforzano, invece, le holding e si dissolve la rete del commercio di vicinato, quel tessuto minimo ma essenziale per la sussistenza economica di quella Terra di Lavoro che oggi soffre e muore per assenza di lavoro ma anche di possibili strategie e progettualità alternative.
Tutto ciò accade in evidente difetto di governo del territorio.
Per chi decide l’investimento è come se la città capoluogo non esistesse, così come i comuni della grande conurbazione fossero già estinti, commercialmente parlando.
Paradossalmente, questa considerazione fatta su analisi e valutazione dei principali parametri economici del territorio, genera sicuri nemici e forse nessun amico, poiché, parliamoci chiaro il business, in questa terra tira, anche se porta benessere solo per alcuni e soccombenza, anche psicologica, per tutti gli altri.
Finisce che si discute di orizzonti più o meno baciati dal sole anche per ore, specie sui social, ma dei deserti storici ed esistenziali creati dentro e fuori la città, neanche l’ombra di un rigo o di una parola. Uno stato di torpore avvince una realtà ormai prona ad ogni decisione diversa dall’ordinato ed equilibrato sviluppo del territorio. Sembra quasi che ogni energia sia già stata consumata sull’altare di una scontata evidenza da tutti ritenuta utile ed ormai ineluttabile, nel vincolo di congiunzione astrale con questa terra. Una contraddizione di termini e di fatti, un ossimoro direbbe qualcuno a cui nessuno si ribella, perché qui dalle nostre parti continua l’affermazione della logica del pesce grande che mangia il piccolo e che non bisogna mai inimicarsi perché, quasi sempre, muove le leve del (presunto) potere. Di questo passo, purtroppo, le città ed i centri storici sono condannati a tornare ad essere luogo di degrado e lande desolate in cui la vita affascia le poche ore delle belle giornate di sole e festive, il tempo di un aperitivo, salvo poi a continuare nei luoghi chiusi in cui il coinvolgimento è totale e compulsivo.
Urge, allora, portare al tavolo di governo cittadino e regionale questi grandi colossi – fossi in De Luca mi spenderei in tale direzione – affinché essi, che drenano economia a vantaggio di sedi fiscali estere, si assumano l’onere di tenere vivi i centri urbani.
Fossi nel dott. Mauro Felicori (che coinvolgo solo per una conoscenza della problematica) proverei a comprendere, nella qualità di neo direttore della Reggia di Caserta sul come sia stato possibile che il nome del principale monumento del Sud Italia, Patrimonio della Umanità, sia stato lasciato utilizzare per definire un marchio d’impresa e generare confusione su appuntamenti dati al parco ma vissuti poi alla periferia di Marcianise e viceversa.
La Reggia è quella progettata dal Vanvitelli e voluta per felicissima intuizione dai Borbone, non certo la si può confondere con la denominazione di un indistinto, moderno agglomerato in cui si celebrano forme di commercio palliative.
Le associazioni di tutela degli interessi dei commercianti si facciano allora carico di aprire una discussione che, oltre ad avere la natura di una tardiva vertenza, sia anche l’ultima occasione per organizzare una più compatta resistenza del commercio di vicinato, un tempo baluardo e rete connettiva della economia locale, oggi, purtroppo, sempre più economia residuale.
Viviamo una fase di degenerazione di un sistema commerciale inadeguato al modello di sviluppo e al reale bisogno di queste Terre. La crisi ci richiama allora alla economia reale, unica capace di rispondere in modo efficace alle sfide della modernità ponendosi in relazione con il territorio ed ai suoi bisogni materiali ed immateriali.
Chi può operi ed in fretta per far riflettere e modificare, chi governa agisca per la tutela del territorio, chi impegnato nella resistenza storica passi dalla azione di sterile ed ingenua difesa dell’interesse esclusivo ad un ultimo vigoroso e strategico colpo di reni per la tutela di una specie ormai, dai più, considerata in estinzione.
La nostra vivibilità, già provata da criminali e scellerate scelte incontrollate del passato, è ancor di più oggi esposta se non privata di ogni sicurezza, per cui può capitare a chiunque di rimanere imbottigliato sull’ autostrada del sole che nei giorni di saldi genera anche fino a 15 km di code ed in cui, in quanto anonima appendice della Salerno-Reggio Calabria, si può anche, non tranquillamente, morire!”
