MADDALONI (Caserta) – Quest’oggi intendiamo dare il giusto merito e rilievo alla Guida del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni, edita lo scorso luglio 2015 a cura del prof. Antonio Pagliaro, che nella medesima Istituzione svolge il ruolo di Educatore oltre a curare il portale web ( www.cngb.it), svolgere la funzione strumentale di fotografo degli eventi nonché organizzare studiare e divulgare la memoria della Istituzione per il tramite della documentazione del suo stesso archivio storico.

La Guida (disponibile al link http://www.cngb.it/cngb/images/guidaconvitto.pdf ), oltre la Prefazione offre una visione d’insieme del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” e l’evoluzione derivante dal Convento dei Frati Minori e notizie sulla Leggenda di San Francesco a Maddaloni. Da qui si passa ad una visita virtuale del monumento scolastico. Si analizza e si conosce il Portale, il Chiostro con il Pozzo settecentesco e il Vaso del Cedrangolo miracoloso. Ma ancora si conosce la Lunetta di San Francesco con la rappresentazione della spoliazione. Proseguendo la passeggiata virtuale si va alla conoscenza del Monastero dei frati francescani, del Refettorio, della La Biblioteca del Convitto, della Cantina e del Rifugio antiaereo del Convitto. Per una conoscenza storica si passa alla lettura delle epigrafi: la Lapide di Luigi Settembrini, la Lapide di Francesco Fiorentino ed ancora il Busto di Giordano Bruno. Entusiasmante è la storia dello Scalone in pietra lavica del Vesuvio ed ancora del Salone Monumentale e della Grande Tela dei fratelli Funaro. Si passa anche alla descrizione della Tela del Saloncino, e via alla conoscenza della galleria dei “Quadri delle fotografie storiche” che conducono ad un altro luogo molto noto: la Sala Conferenze “Luigi Settembrini”. Interessanti sono i paragrafi dell’Archivio dei documenti storici del Convitto che dall’aprile del 2014, su concessione del Rettore e del Direttore, in modo volontario, è in fase di riordino e studio a cura del medesimo prof. Antonio Pagliaro. Altri paragrafi sono la presentazione del Monumento ai Caduti della Prima e Seconda guerra mondiale. Il tutto si conclude un interessante paragrafo che parla sia della raggiungibilità del Convitto Nazionale “Giordano Bruno” di Maddaloni che dei luoghi di interesse territoriali che si suggerisce visitare e conoscere più da vicino.

Per comprendere lo spirito dell’opera, i motivi ispiratori e quanto la stessa si prefigge, si riporta l’interessante premessa della Guida a cura del medesimo autore, prof. Antonio Pagliaro.
«Sono già trascorsi quindici mesi da quando ho deciso di conoscere “seriamente” la storia della mia scuola: il Convitto Nazionale Statale “G. Bruno” di Maddaloni. Questa esigenza nasce dal fatto che mi piace guardarmi intorno e capire meglio il luogo in cui mi trovo o che abitualmente frequento; in pratica, per stare in armonia, devo “conoscere” la sua storia, le persone che lo hanno frequentato e, quando questo desiderio diventa realtà, mi sento appagato e, nello stesso tempo, provo forti emozioni. Nel caso in questione, trattandosi di un ex Convento (soppresso nel 1807) e, attualmente, di una scuola con una storia più che bisecolare, al solo pensiero che questi luoghi, che io ho il piacere di frequentare, siano stati vissuti da persone che hanno trasmesso la cultura religiosa e spirituale o scolastica, a generazioni e generazioni di ragazzi che, a loro volta, hanno fatto lo stesso, nei medesimi luoghi o in altri posti importanti nel mondo, mi affascina e mi rende un “privilegiato”. Devo premettere che sono molto felice e orgoglioso di prestare, come dipendente statale, servizio nella scuola in generale, farlo come Istitutore dei Convitti Nazionali è ancora più interessante, coinvolgente e formativo, sotto ogni punto di vista. Come si sa, i Convitti in Italia, sin dalla loro istituzione, sono stati collocati in strutture molto grandi, antiche e di gran pregio architettonico, in particolare, monasteri, palazzi del potere e così via. Il nostro Convitto non è da meno, infatti, esso era un grande Cenobio di Frati Minori ed era chiamato Convento di San Francesco d’Assisi, in onore al Santo Patrono d’Italia. Il Monastero ha funzionato come tale fin dalle suo origini (la leggenda narra che sia stato fondato proprio da San Francesco nel 1220) e, attraverso la lettura dei preziosi documenti antichi, gli studiosi lo hanno catalogato come funzionante già agli inizi del 1500 e ciò è confermato anche da come si presenta la sua struttura architettonica. Il complesso francescano comprende anche la chiesa di San Francesco, oggi di Sant’Antonio e, nel settecento, i Frati Minori Conventuali, con la loro opera sul territorio, lo arricchirono, lo fecero diventare un vero e proprio feudo, perché molte erano le proprietà che aveva in dote, molte delle quali ricevute per donazioni o lasciti testamentari dai fedeli, come fondi, case, terreni, porzioni di colline e monti sparsi in tutta la regione. La loro oculata gestione fruttava delle buone rendite che venivano reinvestite per rendere il convento più funzionale, maestoso e ricco di bellezze. Ancora oggi, fortunatamente, a parte la lunetta di Andreas de Antonio del 1599, possiamo ammirare le grandiose opere d’arte commissionate nel secondo e terzo decennio del 1700, come il portale, il chiostro, il grande refettorio, lo scalone di pietra lavica e, della seconda metà del secolo, come gli affreschi sul pianerottolo dello scalone, la Grande Tela dei Fratelli Funaro, le figure dei papi e cardinali dell’ordine francescano raffigurate sulle porte delle celle nel salone, la Tela del saloncino e, per finire, il Grande Salone che era considerato il simbolo del potere economico sociale e politico dell’ordine francescano. Ed è per questa ragione che, ogni giorno, per adempiere ai miei doveri di Istitutore, entrando in questo luogo, così importante, bello, maestoso, grande, ricco, antico, mi sembra di entrare in un luogo incantato, dove il tempo sembra essersi fermato, dove regna sovrana l’atmosfera soave della pace, della preghiera, della spiritualità, dove l’individuo si sente grande per il privilegio di poter assistere e godere del benessere che la realtà del luogo trasmette e penetra nell’anima e, nello stesso tempo, si sente piccolo e nullo in confronto all’ammirazione, alla riverenza della Grande Tela dipinta, lassù, verso il cielo, magistralmente, dai fratelli Giuseppe e Giovanni Funaro, ispirati dalla loro vocazione artistica e guidati dalle mani sicure dell’Immacolata Concezione, di San Francesco e di Sant’Antonio. Da qualche anno a questa parte, la nostra scuola-museo, già Monumento nazionale, è meta di numerosi visitatori provenienti da ogni parte d’Italia. La conoscenza della stessa che non è riuscita con la radio e con la televisione, con l’evoluzione della comunicazione, la velocità di cambiamento del mondo dei mass media e con lo sviluppo di Internet, attraverso il world wide web, sia come scuola, sia come museo, è conosciuta, potenzialmente, in tutto il mondo. Il portale della scuola, i giornali on line, i social network, hanno facilitato molto la comunicazione e la condivisione di informazioni e di immagini che caratterizzano il suo patrimonio artistico, architettonico, storico e culturale, in particolare la Grande Tela del 1756, che è considerata la più grande d’Italia, e, forse, la più grande del mondo. Mai, noi operatori della scuola maddalonese, avremmo immaginato, un giorno, la presenza, nel nostro Salone storico, del famoso critico d’arte, professore Vittorio Sgarbi, per vedere ed esprimere un parere critico alla sontuosa opera settecentesca dei fratelli Funaro, tutto ciò è avvenuto grazie ai mezzi di comunicazioni citati prima. Come pure la scelta del F.A.I. (Fondo Ambiente Italiano), nel 2014, di inserire il nostro Istituto nella breve lista dei siti storici più importanti da visitare nella nostra Regione, forse è scaturita proprio da questa visibilità mediatica quotidiana, per meriti di persone che dedicano il loro tempo a scrivere delle numerose attività programmate e svolte dalla scuola o dell’ex complesso francescano, come contenitore principe per presentazioni di libri, incontri con attori, scrittori, cantautori, giudici, parlamentari, organizzazione di convegni o addirittura location da film, perché considerato la culla della cultura maddalonese. Tornando al F.A.I., lo scorso anno più di 1500 persone sono venute, anche da fuori regione, per conoscere il nostro Istituto, sono rimasti tutti soddisfatti della visita e della scoperta delle meraviglie che esso possiede, molti non sapevano di questi tesori, anche diversi cittadini anziani di Maddaloni, che hanno visitato per la prima volta la scuola, non sapevano di queste ricchezze, sono rimasti stupiti. Molti chiedevano di una brochure, di libri, di materiale di pubblicità che noi, con rammarico, non abbiamo potuto donare, li abbiamo rimandati al sito della scuola dove sono presenti notizie e immagini a sufficienza. Quindi, di fronte a queste richieste non soddisfatte, ho pensato di colmare questa mancanza con la progettazione e la creazione, nel mio piccolo, di una Guida, non ufficiale, delle opere artistiche, dell’architettura e della storia del Convitto e del già Convento di San Francesco d’Assisi, cercando di dare al futuro visitatore le notizie più importanti in riferimento ad ogni opera presente nel nostro maestoso sito. Per finire, ringrazio molto chi, come il professore Pietro Vuolo, autore di “Maddaloni nella storia di Terra di Lavoro”, l’architetto Giovanna Sarnella Palmese e padre Edoardo Scognamiglio (Ordine dei Frati Minori Conventuali), autori di “Architettura e Religione del Convento di San Francesco d’Assisi” oggi Convitto Nazionale “G. Bruno”, il dott. Antonio Tedesco per la “Guida di Maddaloni”, il cronistorico Michele Schioppa, il rettore del Convitto Nazionale, prof. Michele Vigliotti, il D.S.G.A. Antonio D’Angelo e tanti altri hanno detto, scritto, fatto e continuano a fare molto, attraverso la loro opera quotidiana, per portare sempre più in alto l’illustre nome del Convitto Nazionale Statale “G. Bruno” di Maddaloni».

Di Antonio Pagliaro e dei suoi studi, ricorderanno i lettori, abbiamo avuto già modo di scrivere nel passato e probabilmente non mancheremo di farlo nel futuro (si veda ad esempio 1 – Maddaloni, la festa delle Forze Armate, IV Novembre, a Maddaloni nella cronaca di Pagliaro; 2 – Maddaloni, Antonio Pagliaro e la storia del Monumento ai Caduti nel Liceo Ginnasio Giordano Bruno; 3 – Maddaloni, il Convitto “Giordano Bruno” apre la “Campagna della Raccolta dei cimeli e divise; 4 – Maddaloni, al “Giordano Bruno” il responsabile della Croce Nera Austriaca con Rettore e ANMIG; 5 –Maddaloni, studio del ricovero antiaereo del Convitto Nazionale Giordano Bruno di Antonio Pagliaro; 6 – Maddaloni, Il “Giordano Bruno” nella guida del FAI mentre Pagliaro ne studia la Storia.; 7- Maddaloni, il “Giordano Bruno” ricorda il Rettore Giovanni Lagnese ed altri).
