Caserta, “LOTUS…in pillole!!!” dall’inizio dell’avventura a Innes Ireland 1959

 

LOTUS

CASERTA – La storia comincia nel 1952.Anthony Colin Bruce Chapman fonda la Lotus Engineering Company a Hornsey, grazie anche all’aiuto di un piccolo finanziamento da parte della futura moglie Hazel.Accentratore e di carattere molto controverso e difficile, sempre al limite della litgiosità (e spesso oltre), del team sarà anche direttore e Chef Designer .Innovativo, la sua vena creativa non conosceva alcun confine.Con le sue vetture porterà in F1, e nel mondo del motorismo sportivo in generale, molti sperimentali sviluppi, oltre che grandi rivoluzioni in termini tecnici.
Basti ricordare il telaio monoscocca (Lotus 25), il motore con funzione portante (Lotus 49), i radiatori laterali (Lotus 72), lo sfruttamento dell’effetto suolo (modelli 78 e 79).

 

Dopo la sua morte, il team svilupperà le sospensioni attive (Lotus 92).
Fu tra i primissimi costruttori a sperimentare l’utilizzo di materiale compositi e la prima scuderia a portare in pista una vettura con propulsore a turbina e a quattro ruote motrici (Lotus 56).
Con tale vettura – ribattezzata STP Special – Joe Leonard ed Art Pollard fecero grandi cose nell’ edizione 1968 della 500 Miglia di Indianapolis, prima del ritiro di entrambe le vetture per guasto meccanico.
L’Usac, l’automobile club statunitense che sanzionava la gara di Indy e le altre corse monoposto della categoria, deciderà poi di vietare la partecipazione di queste auto.

 

Il quieto vivere dei telai locali col motore Offenhauser non poteva essere disturbato da un innovatore come Chapman. La vettura fu però progettata da Maurice Philippe, un progettista che con Chapman andò molto d’accordo. Colin accanto a sé voleva solo tecnici in sintonia col suo modo di vedere le competizioni: una corsa continua verso quel traguardo che si chiama innovazione. Ma anche in Europa, spesso, la Fia dovette intervenire sui regolamenti per tenere a freno il getto continuo di idee del costruttore inglese, panico dei più conservatori telaisti della F1.

 

Per non parlare della Ferrari, che non a torto vedeva la Lotus come il fumo negli occhi.
Chapman fu spesso nell’occhio del mirino per questa sua volontà pertinace di ricerca prestazionale ad ogni costo, anche in barba alla sicurezza. Lo scozzese Jim Clark, suo pilota storico,

“… non è che ai circuiti sulle monoposto di Chapman ci salisse. Semplicemente, le indossava”,

come ebbe a dire una volta il responsabile sportivo dell’automobile club scozzese, Clive Durwell.
Ad esempio la Fia bandì la Lotus 88, con doppio telaio, uno per sostenere i carichi meccanici e l’altro per quelli aerodinamici.

 

Avere due macchine con un solo motore era decisamente troppo anche per chi sino a quel momento si era limitato a cambiare i regolamenti, spesso su pressione politica degli altri team.
La Lotus raggiunge nel 1953 e nel 1954 il successo nelle auto sportive con le Mk 6 e le Mk 8 (Mk sta per “mark”, cioè modello..). Nello stesso anno viene fondato il team che avrebbe portato il british green in Formula Uno, al momento in coabitazione con Cooper e Brm.

 

Un nuovo regolamento viene annunciato per la Formula 2 del 1957 e nelle gare in Gran Bretagna gli organizzatori decidono di adottare la nuova normativa già nelle corse del 1956.
La maggior parte delle auto sportive iscritte in quell’ anno erano Lotus 11, propulse dal Coventry Climax. I piloti del team di Chapman erano Cliff Allison e Reg Bricknell.
Colin Chapman stesso, quell’anno, parteciperà come pilota al suo unico Mondiale di Formula Uno, con la Vanwall, della quale era anche progettista (la Lotus svolgerà sempre anche redditizie attività per conto terzi).

 

La sua creazione riuscì a vincere una gara non valida per il Mondiale, a Silverstone. Il Chapman-pilota arriva quasi sempre ultimo. Meglio la matita e la gestione del gruppo. Nel 1958 appare la Lotus 12. Guidata da Allison vince nella classe F2 nel Silverstone International Trophy, battendo la Cooper di Stuart Lewis-Evans. La Lotus Cars (società di engineering separata da quella che gestisce le corse) crea l’embrione della prima Lotus Elise. Questa vettura ha vinto più volte l’ “Indice di Performance” alla 24 Ore di Le Mans. Nello stesso anno la Lotus debutta in Formula Uno con una vera vettura di quella categoria: la 12s.

 

A Monaco iscrive Graham Hill e Cliff Allison. Prima del termine della stagione la macchina viene sostituita dal modello 16s. Nel 1959 i propulsori Coventry Climax destinati alla Lotus vengono portati a 2,5 litri e Chapman – in questo caso conservatore – continua con la soluzione tenere il motore anteriore, con poco successo. Realizza infatti solo un quarto posto, con Innes Ireland, nel Gran Premio d’Olanda.