MADDALONI (Caserta) – Con questo contributo introduciamo le testimonianze “fuori Maddaloni”, al fine di dare sempre maggiori informazioni, nuovi punti di vista e esperienze inedite nel rapporto con don Salvatore d’Angelo.
Per certi aspetti, con la testimonianza di oggi[1], quella di Antonio Ciontoli[2], si entra più nel vivo del ricordo di don Salvatore figura impegnate nella politica.

Foto dalla rete web, cartolina di Maddaloni.
Come di consueto, per chi si approccia solo ora a questo progetto di conoscenza cronistoria di Salvatore, e poi don Salvatore d’Angelo, si rimanda ai precedenti contributi (anticipazioni – vedi articolo), a puntate che sono: 1 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo a 15 anni dalla Nascita al Cielo… l’inizio (vedi articolo), 2 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … continua il viaggio della conoscenza del sacerdote (vedi articolo), 3 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … il Testamento del sacerdote (vedi articolo), 4 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Carlo Scalera (vedi articolo), 5 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Filippo Suppa (vedi articolo), 6- Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianze in Radio il 27 giugno (vedi articolo), 7 – Maddaloni, entusiasmante puntata di “Dietro l’Angolo” nel ricordo di don Salvatore d’Angelo … (vedi articolo), 8 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza del nipote Franco d’Angelo (vedi articolo), 9 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Donato Proto (vedi articolo), 10 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … precursore del Fundraising (vedi articolo), 11 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo …testimonianza di Antonio Pagliaro (vedi articolo), 12 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … parla Vincenzo Santangelo (vedi articolo), 13 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … il ricordo di Amedeo Marzaioli (vedi articolo), 14 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … un pensiero alle Sig.re Paparelli e Danese (vedi articolo), 15 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … nelle parole di Salvatore Renga (vedi articolo), 16 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … nel racconto di Luca Ugo Tramontano (vedi articolo), 17 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … nel racconto di Francesco Angioni jr (vedi articolo), 18 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … al via il ‘Meeting per l’amicizia fra i popoli’ 2015 (vedi articolo), 19 Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … con Mister Lombardi racconti, ricordi, vittorie e foto (vedi articolo) oltre naturalmente a una breve cronaca della Santa Messa in occasione dell’anniversario della Nascita al Cielo (vedi articolo).

Foto Gentilmente concessa da Antonio Ciontoli, prima foto di repertorio dello stesso, risalente all’ingresso in Politica.
Passiamo alla nostra conversazione con Antonio Ciontoli, il cui impegno culturale e per il benessere socio economico nonché la valorizzazione per la “storia” e la “cultura” di Caserta è di dominio pubblico da anni. Tra le ultime sue iniziative si ricorda l’iniziativa per il recupero delle spoglie di “Luigi Vanvitelli”.

Foto gentilmente concesse da Antonio Ciontoli, risalgono ai periodi in cui aveva rapporti con don Salvatore d’Angelo.
D: Quando ha conosciuto don Salvatore d’Angelo?
R: Da giovane nel mentre mi avvicinavo alla politica, era un mio desiderio conoscerlo.
Volevo capire, confrontarmi, poter carpire da lui il pensiero politico, alto ed altro, rispetto all’approccio laico. Erano gli anni successivi alla Tangentopoli, la politica stava già degradando, c’era bisogno di una nuova stagione che partisse però dalle fondamenta di un impegno civile che divenisse politico. Leggevo i classici della politica, ero affascinato dagli scritti dei padri costituenti della repubblica, ma ero curioso e desideroso di saperne di più.
Divoravo ogni cosa che mi potesse far leggere meglio e comprendere un mondo per me totalmente nuovo. Un mondo in cui l’impegno politico si trasmetteva per discendenza familiare. Avevo mille interrogativi, mille dubbi, infinite domande a cui i classici avevano contribuito a dare una forma ma non certo risposte concrete. Ciò che mi scuoteva allora e che ancora mi porta ad interrogarmi oggi era la domanda sul perché un cittadino, una persona perbene, nel momento della chiamata all’impegno pubblico e politico, quasi sempre considerato in modo negativo dall’opinione pubblica, dovrebbe, invece, sempre dire si.

Foto dalla rete, l’ingresso della Fondazione maddalonese agli inizi degli anni ’70.
D: Cosa sapeva di don Salvatore d’Angelo?
R: Sentivo parlare spesso di Don Salvatore D’Angelo, un prete che aveva fatto un lavoro straordinario con i giovani e che aveva fondato il Villaggio dei Ragazzi in quel di Maddaloni. Un uomo forte, in un territorio difficile dove la tenacia può derivare solo dalla conduzione di una mano e da una ispirazione superiore. In ogni contesto, prima o poi, mi ritornava il suo nome, a Caserta come a Roma, dove mi recai in occasione di assunzione al Ministero e dove rimasi per circa 9 anni.

Foto dalla rete, uno scorcio dell’inresso della Curia Vescovile in cui Ciontoli incontrava don Salvatore d’Angelo presso la sua sede ufficiale dell’Istituto Sostentamento Clero di cui era Presidente. Si noti suòòa destra dell’ingresso la taga marmorea dell’intitolazione del passaggio al sacerdote.
D: Prima di iniziare con le domande ci parli del suo rapporto con don Salvatore quando come e dove lo ha conosciuto e cosa ha rappresentato per lei questa conoscenza/amicizia?
R: Conobbi don Salvatore, per caso, sulle scale della Curia casertana in Via Redentore.
Un giorno recandomi in ambienti Fuci e passando successivamente a salutare don Mimì Vozza, segretario del Vescovo Nogaro, incontrai sul pianerottolo questo uomo che, per la sola dimensione fisica ed il portamento, incuteva timore reverenziale e rispetto. Sulla talare nera spiccava la sua inseparabile sciarpa di seta bianca con cui usava adornare il suo vestiario. Un vezzo, ma forse qualcosa di più. Quando la calzava, lunghissima e candida, era come quando metteva la stola ed i paramenti per dire messa, un momento centrale della sua vita pubblica che assumeva tratti di ufficiale sacralità.


All’inizio, tentennai, mi limitai ad un semplice saluto, poi fatti due scalini, preso il coraggio a due mani, esplosi, contrariamente alla mia indole riservata, con gran fiato ed un filo di voce. “ Don Salvatore la disturbo? Posso fermarmi un attimo?”. Ricevuto il suo assenso con un sorriso ed una mano tesa, in due parole gli espressi il desiderio di poterlo incontrare qualche volta, quando e dove avrebbe voluto. Lui, senza giri di parole, mi invitò a raggiungerlo una mattina presso il Villaggio dei Ragazzi dove avremmo potuto parlare a lungo liberi da interferenze. La sua disponibilità fu offerta anche per parlarne qui a Caserta, in Curia[3], ma a Maddaloni avremmo avuto più tempo. Ovvia la mia scelta, anche perché, l’incontro non programmato con Don Salvatore era un crocevia ed un susseguirsi di incontri di mani che si stringevano e di ragionamenti vari aperti, appuntati nella sua memoria e rinviati ad appuntamenti successivi. Quella rampa di scale, talvolta, assisteva alla sua discesa anche per più di un’ora, rimanendo testimone della centralità di quest’uomo per la diocesi casertana.

Foto dalla rete, uno scorcio dell’inresso della Curia Vescovile in cui Ciontoli incontrava don Salvatore d’Angelo presso la sua sede ufficiale dell’Istituto Sostentamento Clero di cui era Presidente. Si noti suòòa destra dell’ingresso la taga marmorea dell’intitolazione del passaggio al sacerdote. Ed ancora la statua dell’Angelo PortaPapa, benedetta da sua Santità Giovanni Paolo II il 23 maggio 1992 nella cappella del Seminario, opera di don Battista Marello. Dopo la mostra in cui fu benedetta, nella cappella del Seminario, la statua fu posta nel cortile interno del Seminario, che ospita la Curia e il Vescovo, per poi assumere l’attuale collocazione.
D: E, quindi cosa fece a seguito di tale disponibilità?
R: L’indomani, senza indugio, chiamai la segreteria del Villaggio dove rispose la fida nipote che mi segnò tra i suoi appuntamenti del fine settimana.
Quell’incontro per me era importantissimo, sicuramente un motivo di grande orgoglio e vanto.
Poter incontrare Don Salvatore, sapere di avere del tempo e che nessuno ci avrebbe disturbato, poter parlare di politica, di alta politica, assumeva per me il valore di quell’esame tosto, per il quale ti senti pronto e preparato, ma in cui il risultato è psicologicamente condizionato dalla fama e dal nome autorevole del professore.
Nella circostanza il rapporto sarebbe stato tra un volenteroso aspirante esordiente ed un riconosciuto vate di illustri politici nazionali e locali.
Ricordo ne parlai con mio padre che, estraneo al mondo della politica, ma orgoglioso genitore che seguiva con lo sguardo il proprio figlio erudirsi e cimentarsi con la vita, mi disse che quella era una cosa buona e giusta che stavo facendo, poiché noi non avevamo una tradizione politica alle spalle, che la politica era una cosa difficile e non per tutti e che don Salvatore avrebbe potuto quanto meno descrivermi i pericoli di un impegno che, a quel punto, era già dentro di me e, quindi, improcrastinabile.

Foto dalla rete web, cartolina di Maddaloni.
D: Cosa accadde il giorno dell’incontro, ce ne faccia una breve cronaca?
R: Il giorno dell’appuntamento, come tutti i grandi appuntamenti della vita, arrivai una ventina di minuti prima, il custode mi fece sedere nella saletta antistante lo studio che era già aperto con Don Salvatore che faceva e riceveva telefonate. Ancora una volta il suo volto si aprì in un gran sorriso vedendomi.
Tra di noi faceva da spola la nipote che, con un andamento quasi danzante, si spostava tra la saletta, il telefono e lo zio. Lei lo ossequiava in tutto, spesso anticipandolo nei suoi sguardi di guida e direzionamento.
Il loro gran cruccio le continue telefonate che, per quanto importanti e talvolta attese, rompevano l’armonia e la sacralità di quel momento riservato agli appuntamenti con gli amici ospiti.
In quei pochi attimi ebbi conferma della sua fama. Don Salvatore, comandava eccome, sapeva farlo con determinazione ed autorevolezza, salvo a cambiare tono della voce quando pensava di essere stato duro.
E, sapeva anche esserlo, all’occorrenza!

Foto interna della Fondazione negli anni ’70.
Entrai nel suo studio di lì a poco, prima dell’orario previsto.
Lui era già lì con l’elenco delle telefonate fatte ed una marea di appunti su fogli raccolti in un blocchetto.
“Beh, che dobbiamo fare?” fu questa la domanda d’esordio di uomo concreto, pragmatico ed essenziale. Io ero lì, sapevo di non potermi più tirare indietro, Con coraggio ed altrettanta concretezza aprii a lui il mio cuore e la mia riflessione di giovane desideroso di spendere la mia indole altruistica in una dimensione superiore a cui volevo dare il contenuto e la forma dell’impegno politico. A lui rappresentai le mie argomentazioni, le mie ansie, le mie perplessità e le paure, temperate dallo sguardo amorevole di un genitore che aveva arricchito la riflessione di una serie di raccomandazioni tutte connesse alla necessità di fare attenzione a quel mondo, affascinante, ma complesso e difficile.
E lui “ e qual è il problema?” era la seconda domanda che mi poneva. In quel modo, aveva stemperato la mia tensione e le preoccupazioni collegate ma al tempo stesso aveva aperto la mia riflessione. Ero io, infatti, che continuavo a parlare chiedendogli del perché un cristiano deve scendere in politica, quale la spinta di coscienza utile a generare l’impegno, se quel mondo potesse essere pronto a recepire nuove istanze rispetto a presenze storiche e consolidate da tradizioni familiari. In altri termini, con lo sguardo profondo e penetrante, era entrato dentro di me, suscitando una reazione positiva, finalmente era venuto alla luce quel fiume carsico che da tempo scorreva dentro di me.

Foto esterna della Fondazione negli anni ’70.
D: Cosa accadde?
R: Lo inondai di quesiti rilevando nel suo sguardo di uomo e prete navigato una non indifferenza.
A quel punto lui cominciò a parlarmi della sua vita, delle difficoltà a mettere su la sua iniziativa necessaria ad offrire accoglienza e sbocchi di vita a tanti giovani figli del disagio e vittime delle difficoltà familiari. Mi parlò del suo girare per strade e mercati nel tentativo di reperire cibo per i suoi ragazzi. Mi parlò del suo travaglio di giovane prete che forte della formazione ricevuta e di alcuni incontri fatti in sede romana aveva capito che la politica era parte della vita e che ogni cristiano non poteva prescinderne. Che il progetto di Dio era infinito. Che il carisma di ciascuno è generato e rafforzato proprio dal numero di persone che si riesce ad aiutare ma anche da quelle che si identificano con il percorso umano intrapreso. Che la politica è fatta di impegno pubblico, ma è sempre la coscienza dell’individuo che detta le regole del gioco e condiziona la modalità di stare in campo.

Foto esterna della Fondazione negli anni ’90.
D: Cosa le resta di quel primo appuntamento?
R: Quella discussione che alla fine durò circa due ore, generò l’incontro tra due fiumi in piena.
Nel suo dire mille citazioni del Testo Sacro, ma altrettante di classici della politica e documenti della dottrina sociale della Chiesa, a cui di volta in volta mi rinviava per un utile discernimento delle ragioni all’impegno.
“Un animo cattolico non può rimanere fermo e limitarsi alla contemplazione della sofferenza umana … Ogni giorno bisogna muoversi, combattere, affermare le ragioni del bene su quelle del male”. Queste erano le sue frasi forti intorno a cui ruotava l’intero ragionamento.

Foto dalla rete recente con piazza della Pace e sullo sfondo la Fondazione.
Nel mentre parlava, aprendo il cassetto della scrivania, mi allungò una cassetta video che, ancor oggi, in epoca digitale, conservo come una reliquia.
“Solo Dio mi può fermare” questo era il titolo di un film che riprendeva la storia della sua vita, in cui era riflessa la sua speciale indole a non arrendersi mai e la vocazione ad essere sempre in campo a difesa dei più poveri e dei bisognosi.

Foto dalla rete web, cartolina di Maddaloni.
Mi resi conto subito, ma ancor di più nei giorni successivi, che Don Salvatore non aveva sciolto i miei dubbi, non avendomi fornito alcuna risposta diretta ai miei interrogativi, ma mi aveva inondato di ragioni utili per consentire ulteriori approfondimenti, favorire la riflessione, stimolarmi nella scelta e nella decisione positiva, ma soprattutto per non tirarmi indietro.

Foto dalla rete web, cartolina di Maddaloni.
D: Dopo quell’appuntamento cosa avvenne?
R: Da quel giorno diventammo amici. Sono stato più volte al villaggio, parlavamo di politica ma anche di questioni pratiche di vita. Aveva un aneddoto per tutto. Come ogni persona forte e saggia, lui più che risposte offriva spunti di riflessione che ti portavano poi automaticamente alle soluzioni auspicate. Una grande palestra umana, per me.
Un giorno mi promise, a decisione assunta e ad impegno politico intrapreso, di portarmi con lui a Sant’Andrea in Lucina che per me non diceva nulla, salvo ad appurare, non essendo ancora l’epoca delle ricerche online, che era la sede prestigiosissima dove lui stesso faceva, se non sbaglio il mercoledì, segreteria politica presso lo segreteria di Giulio Andreotti.
Veniva l’autista da Roma a prenderlo. A me raccomandò di arrivare una mezzora prima, poiché a Roma doveva essere puntuale ed aveva da fare e fin dalle 14,00 ci sarebbero state decine di persone ad attenderlo.

Foto dalla rete web, cartolina di Maddaloni.
D: Come andò l’appuntamento a Roma?
R: Quando fummo a Roma la sala d’attesa era già piena: professori universitari, uomini di cultura, ambasciatori erano lì in attesa di questo prete che dal piccolo mondo della sua Maddaloni era diventato punto di riferimento, sintesi politica ed uomo impegnato in attività culturali per conto della DC.
Ambasciatori, Generali e Capi di Stato Maggiore colloquiavano con lui di tutto…
Era una missione la sua che lo portava a sommare alle mille problematiche della quotidianità dei suoi ragazzi le infinite criticità nazionali che questi uomini di stato conferivano nelle sue mani per una cosciente disamina.
Quel pomeriggio riempii la mia borsa di un quantitativo di libri e pubblicazioni che raccolsi lì sugli scaffali ed ad altri ne portai, come pezzi rari, sotto al braccio allontanandomi e lasciando Don Salvatore impegnato almeno fino a notte fonda, in una sala gremita e piena di fumo.
D: C’è qualche aneddoto curioso dei vostri incontro?
R: Si, in uno dei nostri incontri, mi raccontò della legge più veloce d’Italia, mostrandomi orgoglioso la Gazzetta Ufficiale. Si trattava del decreto convertito in legge in pochissimi giorni per la definizione del valore legale della Fondazione “Villaggio dei ragazzi”, a cui, se non ricordo male, veniva destinato uno stanziamento iniziale di un miliardo di lire.
Era una emozione parlare con lui perché la discussione era interrotta da continue telefonate dei grandi uomini di stato a cui lui approcciava con una battuta iniziale ed un monito cristiano finale.

Foto dalla rete web, cartolina di Maddaloni.
D: Che cosa è stato per lei don Salvatore d’Angelo?
R: Don Salvatore è stato per me un riferimento ed un grande sprone, soprattutto per la modalità con cui mi descrisse i motivi e le ragioni del perché un cattolico deve sentire forte l’impegno per la civitas e la polis.
Ricordo, infatti, questo omone, burbero per molti, ma garbato ed accorto in ogni incontro che abbiamo avuto, avere un grande senso dello Stato e lo sguardo lungo della cd prima repubblica. Checché se ne dicesse, perché è chiaro che non tutti esprimevano opinioni concordi sul ruolo di prete, don Salvatore è stato un fine e potente politico.
Il motivo di tutto ciò? Il suo personale tornaconto?
La Sua Chiesa, il bene comune ed in primis dei Suoi ragazzi.

Foto della rete, ma di Giuseppe Diodati, edita nell’agosto 2015, con panorama di Maddaloni.
D: Che cosa ha caratterizzato don Salvatore?
R: A differenza di quanto a volte accade, in una funzione in cui si è dapprima uomini, Don Salvatore è stato un grande uomo di Chiesa anche perché il frutto del suo operato, costituito anche da donazioni e da un infinito patrimonio, è stato lasciato alla nostra curia diocesana il che ha derubricato quel suo attivismo ad un impegno nobile, vero e puro, nell’interesse esclusivo della Chiesa Casertana.
Ricordo che questo merito veniva riconosciuto a Don Salvatore anche dal Vescovo Nogaro.
Uomo riverito e, pertanto, poco amato, Don Salvatore è stato apprezzato forse più a Roma che a Caserta poiché considerato, prima di tutto e di ogni cosa, un Sacerdote.

Testata “Villaggio dei Ragazzi”, estratto dall’edizione del Dicembre 1993. Mons. Raffaele Nogaro, don Valentino Picazio e don Salvatore d’Angelo.
D: Se dovesse inquadrare don Salvatore nella sua Vita che ci direbbe?
R: don Salvatore è stato nella sua vita un grande, riferimento di tanti politici e personalità, è stato anche una persona che nella sua semplicità, non avendo mai assunto ruoli di vertice nella diocesi, è stata capace di rivoltare il mondo intorno a se, facendo viaggiare, con forza ed autorevolezza, il nome di Caserta, di Maddaloni e di tutta Terra di Lavoro.
Una figura che oggi, purtroppo, ci manca … soprattutto se riferita a quei giovani ai quali si chiede un avvicinamento alla politica, ma che non troveranno più interlocuzioni capaci di spiegare loro che la politica non è una cosa inutile, una mera esibizione o la ostentazione di vuoto ed interessato status ma la necessaria rappresentazione di una buona testimonianza e di pratiche amministrative gestite con laborioso impegno e nell’orizzonte del bene comune.

Foto gentilmente concesse da Antonio Ciontoli.Ciontoli con il Filosofo Massimo Cacciari il 3 giugno 1999.
D: Qualche curiosità da raccontarci?
R: Più che curiosità la definirei un modo di “porsi” nella cura della persona e nel rispetto dell’abito che indossava. Ricordo con simpatia che quando indossava la sciarpa bianca, molto lunga, quella che lo caratterizzava sulla sua veste talare, questo gesto era fatto con un fare molto rituale, quasi, anche se non regge il paragone, con la sacralità che si rivede nell’indossare la stola.
Un tocco di eleganza e di leggerezza posto a corredo di un abito umile in cui si sommava un ruolo di grande valore. La sua profezia e la praticità di vita lo hanno reso un perno della storia politica e sociale del nostro territorio.
Come di consueto è doveroso chiarire che siamo coscienti del fatto che la figura di don Salvatore d’Angelo sia ancora in gran parte, se non addirittura tutta, da scoprire, ecco, del resto, perché abbiamo deciso di portare avanti questa esperienza, indagine, studio, progetto conoscitivo/biografico su e del sacerdote maddalonese. Non ci si aspetta di essere esaustivi e di non cadere, involontariamente in qualche errore storico/testimoniale.
La nostra è un indagine che nasce dalle testimonianze dirette ed è supportata, dove è possibile anche da documentazione. Sarà dato modo a chi vorrà, in esito alla programmazione degli articoli di replicare, integrare, chiarire etc. elementi emersi nel corso della fase di presentazione delle testimonianze sotto forma di articoli. Ci si augura che il libero e “gratuito” lavoro d’indagine venga accolto per quello che è e non si tenti di strumentalizzare i contenuti dei “tributi” storici di cui alle testimonianze per “accuse” o “denunce” “gratuite”. Non è questo il nostro intento, anzi, se questo studio di indagine può essere utile a far conoscere l’opera prediletta di don Salvatore d’Angelo e favorirne lo sviluppo certamente ne saremo contenti e onorati di aver potuto un “piccolo contributo” a far conoscere la storia e l’importanza di una istituzione che si avvicina ai settant’anni di vita.
Legata al presente progetto è nata una Pagina Social, disponibile al link https://www.facebook.com/donsalvatoredangelo e #ricordodidonsalvatore, oltre ad account di posta elettronica ricordodidonsalvatore@gmail.com dove poter ciascuno fornire testimonianza, testuale e fotografica se opportuna, etc., e comunque si raccomanda la necessità di riportare i propri dati e i propri recapiti per opportuno contatto.
[1] La testimonianza è del giorno 11 agosto 2015.
[2] Antonio Ciontoli, nasce a Caserta il 25 luglio 1961. Ciontoli Laureato in Economia e Commercio, funzionario del Ministero dell’Economia e Finanze (abilitato alla professione di Dottore Commercialista e Mediazione Civile e Commerciale), già in posizione di comando presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione di Caserta (dal 1993 al 1999) ed ancor prima incaricato presso l’Amministrazione dello Stato, è dal 1999 Direttore Amministrativo Contabile della Ragioneria Territoriale dello Stato di Caserta.

Foto gentilmente concesse da Antonio Ciontoli. Ciontoli con il Presidente on. Romano Prodi al Cinema San Marco di Caserta il giorno 11 marzo 1996.
Dal 1993 ad oggi è consigliere comunale ininterrottamente nella Città di Caserta. Della stessa è stato dal 22 luglio 2006 al 30 dicembre 2010 Assessore con delega alle “Politiche del traffico, dei trasporti e dei parcheggi pubblici e privati. Manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade e illuminazione pubblica. Qualità della vita e tempi della Città. Rapporti con la Polizia Municipale – Reggia, beni monumentali e culturali”. Diverse sono state le commissioni ordinarie e straordinarie della stessa amministrazione comunale ha cui ha preso parte, oltre ad essere dal 29 maggio 1995 al novembre 1997 Ufficiale di Stato Civile per il Comune di Caserta presso la frazione San Benedetto Abate e novembre 2008 è stato delegato del Sindaco di Caserta nella qualità di Assessore alla Sicurezza a partecipare c/o l’Anci ai lavori del tavolo tecnico su sicurezza urbana e polizia locale ed ancora nel dicembre 2008 in qualità di delegato del Sindaco di Caserta, nella qualità di Assessore alla Sicurezza, a partecipare – c/o l’Anci ai lavori del tavolo tecnico – congiunto della componente politica e tecnica – insediatosi per valutare indirizzi e proposte in materia di utilizzo delle risorse per la sicurezza urbana e riforma della polizia locale.
Ha iniziato la sua esperienza politica nel dopo tangentopoli. E’ stato promotore in provincia di Caserta del Movimento per l’Ulivo ideato dal Presidente Romano Prodi, il suo impegno è tarato da sempre sui problemi della città di cui conosce fatti e aneddoti. La sua passione è la città, l’orizzonte, l’altro in ogni suo bisogno ed espressione. Casertano della Santella spende quotidianamente parte del suo tempo nella individuazione di soluzioni utili alla risoluzione dei mali endemici che da sempre affliggono Terra di Lavoro. Affronta la vita con entusiasmo ed ottimismo lavorando intorno agli infiniti meandri della Speranza a cui ogni cattolico guarda con priorità.

Foto dell’invito elaborato dalla Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo” in occasione della intitolazione del 28 giugno 2013.
[3] A Caserta, all’ingresso di quella stessa Curia, vi è un passaggio pedonale, una sorta di grande marciapiede che ha solcato molte volte lo stesso son Salvatore d’Angelo. Ebbene quel “passaggio”, così come (almeno sulla carta) il marciapiede che fiancheggia la Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo” dal lato che si affaccia su Piazza della Pace a Maddaloni, è stato intitolato a don Salvatore. È stato fervente desiderio di mons. Pietro Farina fare questo omaggio al suo “padre” e “guida”, come ricorda Franco Tontoli (Corriere del Mezzogiorno del 25 settembre 2013 – fonte ) ricordando l’avvenuta nascita al Cielo del Vescovo di Caserta Farina: “…Il 28 giugno scorso l’ultima uscita pubblica del vescovo, presente alla realizzazione di un suo desiderio, concretizzato dal Comune del capoluogo con la intitolazione a don Salvatore D’Angelo, fondatore del ‘‘Villaggio dei Ragazzi”, del passaggio di via Redentore che lambisce il palazzo della Curia vescovile. Allo scoprimento della lapide toponomastica assistette sulla sedia a rotelle, circondato dal calore dei parrocchiani della Cattedrale, dai ragazzi di quel Villaggio che lo aveva ospitato da bambino….”. L’evento della intitolazione avvenne il 28 giugno 2013, mentre qualche giorno prima il 24 dello stesso mese fu diffuso ed è attualmente ancora disponibile su diversi portali di informazione il seguente comunicato stampa emesso dalla Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo”: “E’ prevista per venerdì 28 giugno 2013, a partire dalle ore 19, ci sarà la Cerimonia di intitolazione di un’area di pubblica circolazione stradale della città di Caserta a don Salvatore d’Angelo, fondatore del Villaggio dei Ragazzi, gestito dopo la sua dipartita, avvenuta nel maggio 2010, dalla Congregazione dei Padri Legionari di Cristo. Una zona, dunque, che ha ottenuto il via libera da parte del Sindaco di Caserta Pio Del Gaudio e del Consiglio Comunale, presieduto da Gianfausto Iarrobino. I responsabili del Comitato promotore di questa iniziativa sono: don Antonio Pasquariello, Vicario Generale della Curia Vescovile di Caserta, Padre Miguel Cavallè, Presidente della Fondazione Villaggio dei Ragazzi ed erede di don Salvatore d’Angelo, dott. Pietro Matrisciano, commercialista e Direttore delle Relazioni Esterne della Fondazione Villaggio dei Ragazzi, l’ing. Fulvio Campagnuolo, Presidente della Consulta della Conurbazione Casertana, l’avv. Alberto Zaza d’Aulisio, presidente Società di Storia Patria di Terra di Lavoro e Biagio Ancarola. La motivazione è da ricercare nella valenza socio-educativa della Fondazione Villaggio dei Ragazzi e nella memoria di un sacerdote da cui le future generazione possano trarre insegnamento e riferimento. In merito, il primo cittadino del capoluogo di provincia, Pio Del Gaudio, ha dichiarato: “La nostra Amministrazione, nel solco di una comunanza di affetti che da sempre ha caratterizzato la stima nutrita dai casertani per don Salvatore D’Angelo, ha inteso adottare un atto di toponomastica per affermare in città, a futuro ricordo di quanti attraverseranno da oggi in poi il centro storico, la memoria di chi ha dedicato la sua vita ad una importante e imperitura offerta di formazione educativa, culturale e religiosa che ha travalicato, nel suo significato e nella sua efficacia, i confini dei nostri territori”. Impegnato nel preparare gli ultimi dettagli del prestigioso evento, padre Miguel Cavallè traccia un bilancio di un’iniziativa che lascia un solco importante. “La disponibilità mostrata dal Sindaco di Caserta e dall’intero Consiglio Comunale ad intestare un tratto di zona pubblica casertana al fondatore del Villaggio dei Ragazzi, don Salvatore d’Angelo, mi inorgoglisce e dimostra palesemente come questa città sia effettivamente legata a don Salvatore e all’intera Istituzione maddalonese. Mi piace ricordare – aggiunge il Presidente della Fondazione – che ad oggi il Villaggio dei Ragazzi conta su ben 13 scuole (si va dalla Suola dell’Infanzia all’Università), su una popolazione studentesca di circa 1.500 allievi, dei quali circa 1.000 frequentano le sei scuole superiori (Liceo Scientifico, Liceo Linguistico, Liceo Musicale, Istituto Tecnico Industriale, Istituto Tecnico Aeronautico, Istituto Professionale Alberghiero), e su circa 310 dipendenti. Don Salvatore – conclude padre Miguel, da tredici anni alla guida del Villaggio – è stato un grande sacerdote, un uomo immenso ed un educatore eccezionale, che ha saputo dare conforto, istruzione e formazione a migliaia di giovani che nel corso degli anni sono transitati nell’Opera da lui fondata”. Grande anche la vicinanza della Regione Campania. “Con l’intitolazione di un’area di circolazione stradale al fondatore del Villaggio dei Ragazzi – afferma l’on. Stefano Caldoro, Presidente della Giunta Regionale – si rende merito a quello che è stato il lavoro costante e assiduo di don Salvatore verso i sofferenti, i più deboli ed indifesi. Una tradizione che continua il suo percorso sul territorio. Quando ci si impegna per favorire l’integrazione sociale, per sostenere i giovani e per indirizzarne il cammino, spesso in contesti difficili, si è legati al proprio territorio e si sostiene il tessuto sociale. E’ un dovere ricordare, e far ricordare, sempre chi si è impegnato in questa direzione. Il valore della memoria – prosegue il Governatore campano – è imprescindibile, gli esempi del passato aiutano a vivere con maggiore coscienza il presente ed a costruire un futuro migliore, di progresso e sviluppo”. Sulla stessa linea anche il Presidente della Provincia di Caserta.
“Credo – ha sottolineato l’on. Domenico Zinzi, antico amico di don Salvatore – sia doveroso intitolare a don Salvatore D’Angelo una strada nella città Capoluogo. La sua straordinaria opera, svolta soprattutto a favore dei giovani, non si è limitata solo alla città di Maddaloni, dove ha dato vita a quella straordinaria realtà che è il Villaggio dei Ragazzi, ma all’intera provincia di Caserta. Don Salvatore – prosegue Padre Francisco Elizalde, Direttore Generale dell’Ente Morale – è un punto di riferimento imprescindibile e il suo progetto continua ad essere di una disarmante attualità, in quanto pone al centro dell’attenzione i giovani, che rappresentano la nostra missione ed il nostro pensiero quotidiano”. Significativa, invece, è la dichiarazione dell’ing. Rosa De Lucia, nuovo Sindaco di Maddaloni: “Don Salvatore d’Angelo ha rappresentato un vivido e fulgido esempio di sublime altruismo. La sua opera più importante, il Villaggio dei Ragazzi, però non è terminata con la sua dipartita. L’impronta, il lavoro e la dedizione dopo don Salvatore è proseguita allo stesso modo con i Legionari di Cristo che hanno seguito il cammino tracciato da lui. Molto presto, e ammetto anche con un po’ di ritardo, anche Maddaloni consegnerà il suo tributo di riconoscenza a don Salvatore d’Angelo con l’intitolazione alla sua persona di una piazza”. Momenti salienti dell’evento saranno: la visita a Maddaloni del Museo delle Cere “don Salvatore d’Angelo” (alle 17), la Santa Messa prevista nel Duomo di Caserta: la celebrazione sarà officiata da Mons. Antonio Pasquariello, Vicario Generale della Curia Vescovile di Caserta e da Padre Miguel Cavallè (alle 19), la commemorazione a Caserta di don Salvatore d’Angelo e il saluto delle Autorità (intorno alle 19.45), l’esibizione esclusiva in via Redentore della Banda Musicale “Villaggio dei Ragazzi” (alle 20.30), lo scoprimento e la benedizione della targa toponomastica a Caserta (zona Duomo/via Redentore alle ore 21.00) da parte di S.E.R. Mons.Pietro Farina, Vescovo di Caserta. Significativa è anche la presenza della ‘Nuova Associazione Ex Allievi’ don Salvatore d’Angelo guidata dal vicepresidente Michele Zimbardi”. All’evento è dedicata una galleria fotografica sulla Pagina del Social Facebook della Fondazione maddalonese al link https://www.facebook.com/media/set/?set=a.543147679078140.1073741836.235871886472389
Eccone un estratto per facilitare la visione al lettore, sperando di fare cosa gradita:

La didascalia della foto recita: Il mondo dello sport presente con il Presidente del Coni Caserta, Michele De Simone e l’on. Cosimo Sibilia, Presidente Regionale del Coni.

La didascalia della foto recita: Il Direttore del Villaggio con il Commissario di Polizia, dott. Renata Catalano.

La didascalia della foto recita: La statua di cera di don Salvatore esposta nel Museo



La didascalia della foto recita: Il sindaco di Caserta, Pio del Gaudio, con l’ing. Fulvio Campagnolo del Comitato Promotore dell’evento.



La didascalia recita: L’assessore Provinciale, ing. Gianni Mancino, il Presidente della Giunta Regionale della Campania, dott. Paolo Romano, il sindaco di Caserta, dott. Pio del Gaudio.









La didascalia recita: Il vicepresidente della Nuova Associzione ‘Ex Allievi’ del Villaggio dei Ragazzi, Michele Zimbardi.



La didascalia recita: Il Garante per l’Infanzia, avv. Cesare Romano.

La didascalia recita: Il Presidente del Villaggio dei Ragazzi, padre Miguel Cavallè.

la didascalia recita: La Banda Musicale del Villaggio.





La didascalia recita: Mons. Pietro Farina con il Prefetto di Caserta, S.E. Carmela Pagano.

La didascalia recita: La Targa che dal 28 giugno capeggia in via Redentore a Caserta.



La didascalia recita: L’on. Paolo Romano con padre Miguel Cavallè

La didascalia recita: Il saluto del vescovo di Caserta Pietro Farina ai ragazzi della Banda Musicale del Villaggio.

La didascalia recita: Foto di gruppo per una parte dei tantissimi ex allievi della Fondazione che hanno partecipato alla serata.
