Caserta, Setola è accusato del tentato omicidio di Orabona e ferimento di una innocente a Trentola

TRENTOLA DUCENTA (Caserta) – Le indagini tecnico – investigative condotte dai carabinieri della sezione operativa del Reparto Territoriale di Aversa (Caserta) e della stazione di Parete (Caserta), in stretta sinergia, hanno fatto luce su un tentato omicidio commesso proprio a Trentola Ducenta, il 12 dicembre scorso, da pregiudicati guidati da Peppe Setola.

La sera del 12 dicembre 2008, verso le 22 circa, a Trentola Ducenta (Caserta), in via Caravaggio 18, e immediatamente dopo, in via Alfieri, a brevissimo intervallo temporale e spaziale l’uno dall’altro, un commando composto da numerose persone, eseguiva una violenta azione di fuoco.

Nella circostanza venivano esplosi venivano esplosi oltre 100 proiettili, nei confronti dell’abitazione di un pregiudicato, Salvatore Orabona ed dell’abitazione di Giuseppina Molitierno che venne colpita dai proiettili e riportò gravi ferite. La malcapitata risultò essere totalmente estranea al gruppo di fuoco, fu presa di mira solo perché era la sua abitazione era vicina a quella dell’Orabona.

Le immediate indagini svolte sugli episodi delittuosi, compiuti con un fucile kalashnikov e tre pistole, hanno permesso di individuare, con le dichiarazioni dirette e indirette del pregiudicato, la circostanza di tempo e luogo, la dinamica dei fatti, la matrice camorristica e i colpevoli ai quali venivano imputati i reati. Si trattava di Giuseppe Setola, Giuseppe Barbato, Paolo Gargiulo, Angelo Rucco e Raffaele Granata.

Gli esami balistici – comparativi, eseguiti sui proiettili rinvenuti sul posto, hanno confermato che tutte le armi erano già state usate per altri delitti o azioni di fuoco, amputabili al gruppo stagista diretto da Setola e che confermava l’idea che il boss, partecipava personalmente ai tentati delitti.

Per gli spostamenti il commando si serviva di una Lancia Ypsilon intestata al Barbato e che veniva monitorata regolarmente dalla polizia aversana, che seguiva in diretta i commenti e le affermazioni degli esecutori materiali dei tentati omicidi. Il 16 dicembre, dopo la spedizione punitiva in via Caravaggio, i pm della DDA di Napoli, il dott. Sirignano e Milita, emettevano decreto di fermo nei confronti del gruppo di fuoco, il quale veniva prontamente eseguito nei confronti di tre dei malfattori, Barbato, Rucco e Granata, nella nottata.

Scampati Setola e Gargiulo. Durante un servizio di osservazione che si è protratto per giorni, da una macchina osservata in zona, si risaliva a John Loran Perham. Dai successivi accertamenti, si è potuto appurare che il Perham stava svolgendo un ruolo determinante alle dirette dipendenze del Setola. In effetti, l’uomo ne curava la latitanza dopo il raid armato di Trentola Ducenta. Era l’uomo ideale per il compito che svolgeva e ne aveva i requisiti necessari in quanto, non era del posto, non era conosciuto né dalla popolazione né dalla polizia locale.

A questo punto i sospetti delle forze dell’ordine si sono rafforzati, seguendo gli spostamenti dell’uomo per alcuni giorni, con le varie auto in suo possesso, le forze dell’ordine sono arrivate al covo in via Cottolengo a Trentola Ducenta (Caserta).

L’inseguimento diventava sempre più complesso, l’uomo usava tutta una serie di accorgimenti per evitare di essere seguito, cosa che insospettiva sempre di più gli investigatori, che si convincevano sempre più che l’uomo cercava di evitare l’individuazione del covo di Setola.

Per conseguenza alle verifiche, il giorno 12 gennaio scorso, i carabinieri hanno potuto fare irruzione nel rifugio di Setola. Nonostante tutti gli accorgimenti adottati dalle forze dell’ordine, il Stola era sfuggito alla cattura perché protetto da telecamere a circuito chiuso, porte e finestre blindate. Il Setola era sfuggito alla cattura e sul luogo era stata rinvenuta solo la moglie del Setola, Stefania Martinelli, 30 anni, che è stata arrestata per detenzione d’arma da fuoco e possesso di denaro con tante, proveniente da attività illecita.

Gli uomini che erano con il boss, erano fuggiti dalle fogne, da un cunicolo ricavato dal pavimento della camera da letto e che aveva loro permesso di fuggire. Una volta fuori, gli uomini armi in pugno, hanno rapinato un’auto che è stata ritrovata successivamente, a Giugliano in Campania, nella zona Lago Patria, presso il ristorante Blue Moon, in via Madonna del Pantano. Il 17 gennaio, il reparto Territoriale dei carabinieri di Aversa e Parete, hanno provveduto ad eseguire

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, su richiesta della DDA di Napoli, i dott. Sivignano e Milita, relativa ai suddetti tentati omicidi di Trentola Ducenta e frutto di intensissima attività investigativa, notificandola al Setola, al Barbato, al Rucco e al Granato, che risultano essere indagati per tentato omicidio plurimo, porto e detenzione di armi da guerra e comuni, aggravato dal metodo mafioso.