MIGNANO MONTELUNGO (Caserta) – Il superlatitante Giuseppe Setola e’ stato arrestato dai carabinieri a Mignano Montelungo, nel Casertano.
Solo 2 giorni fa il boss del clan dei Casalesi era riuscito a sfuggire alla cattura dileguandosi attraverso le fogne. Ma oramai le forze dell’ ordine erano sulle sue traccie ed era solo questione di tempo arrivarne all’ arresto. Oggi ci sono riuscite.
‘E’ un gran momento per lo Stato – ha commentato il capo della Dda di Napoli Franco Roberti – Eravamo certi che era in una situazione di grande difficolta’ la sua cattura l’avevamo promessa a tutti i cittadini. Abbiamo mantenuto la promessa’.
All’arrivo dei carabinieri, il boss ha tentato la fuga sui tetti, ma è stato fermato dai militari. Setola si era rifugiato in una casa attigua a “Villa Flora”, una clinica privata della zona. L’esponente di spicco dei Casalesi era armato e aveva un polso fratturato. Insieme a lui c’erano quattro persone che sono state fermate. Sul posto è intervenuto anche il pm della Dda, Antonello Ardituro titolare delle inchieste sulle attività del clan.
Duecentomila euro e armi
Il boss Giuseppe Setola, catturato oggi dai carabinieri in un’abitazione di Mignano Montelungo, aveva con sé molti soldi, secondo quanto si è appreso circa 200mila euro divise in banconote di vario taglio. Nell’abitazione c’erano anche due pistole e un fucile a pompa. Setola aveva, inoltre, anche una busta di medicinali. Braccato, dormiva con le armi sotto il cuscino. Un polso fratturato. Il boss aveva un polso fratturato in seguito alla rocambolesca fuga di due giorni fa, attraverso i condotti fognari, dal suo covo di Trentola Ducenta, in provincia di Caserta.
Arrestate altre quattro persone
Sono state arrestate anche quattro persone che si trovavano con Setola nell’abitazione di Mignano
Montelungo. Sono Paolo Gargiulo, di Aversa, 23 anni, cugino di Nicola Gargiulo, detto “Capitone”, del clan Bidognetti; un italo-americano, John Peram Loran, di Pozzuoli; Riccardo Iovine, di San Cipriano d’Aversa, cugino di primo grado di Antonio Iovine, «’O ninno», numero uno dei Casalesi; Luciana Comparelli, 45 anni, di Mignano, proprietaria dell’appartamento dove Setola si era rifugiato.
La Comparelli è un’infermiera che lavora presso la clinica Villa Flora dove il boss sarebbe stato curato: la clinica sarebbe comunque estranea a qualunque coinvolgimento nelle attività di Setola. Sarebbe stato invece Iovine a trovare un appoggio logistico a Setola e ai suoi complici in fuga: l’uomo lavora come analista in un ospedale casertano.
Psicopatico e “cieco”
Trentotto anni compiuti lo scorso 5 novembre, solo dieci mesi fa il «killer psicopatico», come l’hanno definito gli investigatori, inseparabile dal suo kalashnikov, era al 41 bis nel carcere di Cuneo. Ne è uscito grazie ad una perizia oculistica che gli diagnosticava una «gravissima patologia retinica»: secondo chi l’ha redatta era praticamente cieco.
E ora la procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per scoprire le complicità e le collusioni che gli hanno consentito di avere una perizia palesemente falsa. Quelle carte, arrivate alla procura di Santa Maria Capua Vetere, hanno fatto sì che Setola venisse trasferito in una clinica riabilitativa a Pavia, agli arresti domiciliari. Fin troppo facile per il boss scappare e tornare in Campania a dettar legge.
Il referente di Cicciotto
Setola era stato nel 2000 il referente di Francesco Bidognetti, “Cicciotto ‘e mezzanotte”, il boss recluso al 41 bis che dal carcere ha dato una sorta di via libera alla strategia stragista messa in atto da Setola. E aveva una rete di fiancheggiatori affidabili senza i quali sarebbe stato impossibile muoversi sul territorio con così tanta disinvoltura e arroganza.
Ora a modo mio
“Ora si fa a modo mio”. Quel che fece Setola quando riprese in mano il clan è stato Oreste Spagnuolo (uno dei suoi fedelissimi arrestato lo scorso 30 settembre e poi pentitosi) a raccontarlo ai magistrati.
«Posso dire che Setola evase quando ritenne che la gestione del clan non lo convinceva, così prese il comando e dichiarò la sua intenzione di fare “a modo suo”», ha messo a verbale Spagnuolo, aggiungendo subito dopo: «Capimmo subito cosa intendeva». E ancora: «Preso il comando, Setola creò un gruppo ristretto ed assunse un atteggiamento estremamente autoritario decidendo di incutere il terrore sul territorio, di uccidere i familiari dei pentiti e di terrorizzare gli imprenditori.
A volto scoperto
Non dava alcuna spiegazione delle sue scelte perchè nessuno poteva avere alcun ruolo nelle sue decisioni. E non vi era alcuna possibilità di discutere, tutte le persone facenti parte del gruppo aderirono necessariamente alla sua volontà ». E quando c’era da ammazzare, non si preoccupava certo di farsi vedere. «Agiva a volto scoperto – ha raccontato ancora Spagnuolo – non si è mai preoccupato di un eventuale riconoscimento».
Isolato dai “padrini”
La strategia stragista che lo ha portato in pochi mesi a diventare uomo di punta dei Casalesi e ad essere tra i 30 uomini più ricercati d’Italia, gli ha fatto però anche terra bruciata attorno. Perchè lo Stato non poteva non rispondere con un’azione massiccia di fronte ad una violenza così cieca e perchè l’altra parte dei Casalesi, quella che fa capo ai super latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine e che da sempre – come sottolineano gli investigatori – «privilegia metodi meno appariscenti per tutelare i propri interessi economici», non vedeva certo di buon occhio «l’esasperata attenzione» sull’area grazie alle gesta di Setola.
Da solo
Così ad uno ad uno i suoi uomini sono caduti e il boss è rimasto solo. «Non può andare da nessuna parte, è soltanto questione di tempo ma lo prenderemo. È finito, ha le ore contate» diceva solo due giorni fa uno degli investigatori che da mesi gli davano la caccia. È andata proprio così. Maroni e Alfano: colpo straordinario.
Il ministro Alfano
Per il ministro della Giustizia Angelino Alfano si tratta «di uno straordinario successo per tutti, forze dell’ordine, magistratura e cittadini. L’operazione libera il territorio campano da un pericoloso camorrista e assesta all’organizzazione criminale un durissimo colpo».e correlate setola caserta camorra omicidi cronaca
Maroni: “Colpo durissimo alla camorra”
“Con l’arresto di Giuseppe Setola, lo Stato ha inferto un colpo durissimo alla camorra”. Il commento a caldo del ministro dell’Interno, Roberto Maroni – “Desidero ringraziare di cuore la magistratura e tutte le forze dell’ordine – ha scritto Maroni in una nota – che hanno lavorato per il conseguimento di questo importantissimo risultato”.
Minniti: “Ora lo Stato è più forte”
“L’arresto di Giuseppe Setola è un colpo straordinario, è la risposta che gli italiani si aspettavano dopo la strage di Castelvolturno – queste le parole di Marco Minniti, Ministro dell’Interno del governo ombra del Pd – All’Arma dei Carabinieri e alla magistratura che ha coordinato le indagini va il nostro ringraziamento convinti come siamo che da oggi la credibilità dello Stato contro la camorra è sicuramente più forte”.
