MADDALONI (Caserta) – La Famiglia Marzaioli sta al Ciclismo a Maddaloni come don Salvatore d’Angelo sta al Villaggio dei Ragazzi, ma lo Sport, il Ciclismo Sano sta a Maddaloni come i Marzaioli stanno a don Salvatore d’Angelo. Nei precedenti contributi abbiamo avuto modo di riferire dell’esperienza sportiva a cui don Salvatore affidava un ruolo di prim’ordine nell’educazione dei suoi fanciulli/ragazzi.
L’occasione del presente articolo è propizia per tornare a parlare di ciclismo e di don Salvatore d’Angelo. Possiamo farlo solo con un Marzaioli, con Amedeo Marzaioli, perché la sua famiglia, e lui in rappresentanza, sono i validi testimoni dell’impegno ciclistico di don Salvatore a Maddaloni[1]. Si ricorda in particolare la figura di Alberto Marzaioli[2] che ha consentito al mondo delle “due ruote” di far conoscere la Città di Maddaloni nel corso del secolo scorso.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: figurina del 1961 .
Come di consueto, per chi si approccia solo ora a questo progetto di conoscenza cronistoria di Salvatore, e poi don Salvatore d’Angelo, si rimanda ai precedenti contributi (anticipazioni – vedi articolo), a puntate che sono: 1 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo a 15 anni dalla Nascita al Cielo… l’inizio (vedi articolo), 2 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … continua il viaggio della conoscenza del sacerdote (vedi articolo), 3 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … il Testamento del sacerdote (vedi articolo), 4 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Carlo Scalera (vedi articolo), 5 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Filippo Suppa (vedi articolo), 6- Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianze in Radio il 27 giugno (vedi articolo), 7 – Maddaloni, entusiasmante puntata di “Dietro l’Angolo” nel ricordo di don Salvatore d’Angelo … (vedi articolo), 8 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza del nipote Franco d’Angelo (vedi articolo), 9 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Donato Proto (vedi articolo), 10 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … precursore del Fundraising (vedi articolo), 11 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo …testimonianza di Antonio Pagliaro (vedi articolo), 12 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … parla Vincenzo Santangelo (vedi articolo), oltre naturalmente a una breve cronaca della Santa Messa in occasione dell’anniversario della Nascita al Cielo (vedi articolo).

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: Alberto Marzaioli 21 giugno 2013 con polo a righe alla sua ultima uscita in bicicletta per partecipare alla pedalata notturna in memoria di Franco Imposimato, nel 30° anniversario della scomparsa.
D: Come ha conosciuto e che rapporti ha avuto con don Salvatore d’Angelo?
R:Don Salvatore era amico di mio padre come lo erano, allora, quasi tutti i cittadini di Maddaloni continuamente sollecitati a dare il proprio contributo per la crescita del “suo” Villaggio dei Ragazzi. Credo di averlo conosciuto, la prima volta, nel 1961 quando mio padre si recò da lui per chiedere di ospitare la squadra della S. Pellegrino che doveva partecipare al Giro della Campania e nella quale militava mio fratello Alberto. Avevo sedici anni, da poco avevo lasciato la scuola di avviamento professionale in via N. Bixio dove ora c’è il Museo Civico e lavoravo a tempo pieno nella tipografia La Veloce che da via Bixio si era trasferita in via Roma di fronte alle scuole elementari Settembrini. Ricordo l’entusiasmo per la presenza di Bartali a Maddaloni e la serata organizzata da Vincenzo Barletta nel Cinema Alambra in suo onore. In genere mio padre mi portava sempre con lui forse con la segreta speranza che mi appassionassi al ciclismo e i fatti poi dimostreranno che aveva visto giusto. Ero con lui quando incontrai Bartali per la prima volta in occasione della visita che fece alla sede del GS Ciclistico Acli in via Marconi angolo con Piazza Umberto dove ora vi è il negozio di abbigliamento Pascarella. Mio padre era un dirigente della società assieme a Michele Roberti, Salvatore D’Agati, Nunziante Barbarisi ed altri, che si avvalevano della preziosa consulenza tecnica del prof. Ciccio Angioni che curava le attività sportive del Villaggio, aveva già fondato assieme al prof. Caliendo la Polisportiva Libertas e dava una mano, nelle attività sportive, a chiunque ne avesse bisogno. Tra l’altro fu proprio il prof. Angioni, dall’alto della sua professionalità tecnica, che individuò e corresse un difetto nella pedalata di mio fratello Alberto. Nel 1964 entrai ufficialmente nel ciclismo come segretario del GS Pedale Maddalonese e per me il prof. Angioni era un punto di riferimento, spesso mi recavo nel Villaggio per confrontarmi. Lui mi chiamava affettuosamente “Rodoni” che allora era il presidente nazionale della Federazione Ciclistica credo perché mi vedeva già promettente organizzatore. Da qui fu naturale instaurare un rapporto con Don Salvatore tramite anche l’amico Gigino Renga anche lui appassionato di ciclismo.
Rapporto che si consolidava sempre di più per le tante manifestazioni allestite nel Villaggio, un rapporto da parte mia intriso di timore reverenziale che con il passare degli anni andava via via scemando. C’era, però, in Don Salvatore qualche riserva mentale nei miei confronti che non riuscivo a spiegarmi ma dopo molti anni, pochi giorni prima della sua morte, fu lui stesso a darmene la spiegazione.
D: Quando ha incontrato don Salvatore l’ultima volta o comunque prima della morte?
R:Questa domanda cade proprio a pennello perché l’ultima volta che ho incontrato Don Salvatore, o meglio, che lui ha preteso che lo incontrassi, fu esattamente il 10 maggio del 2000. Motivo, un brutto scherzo che mi aveva fatto, senza volerlo, un giornalista della redazione di Caserta de Il Mattino.






Archivio Personale. Estratto e riproduzione dall’opuscolo prodotto in occasione del Giro d’Italia del 2000 .
In attesa della tappa del Giro d’Italia avevo organizzato una serie di manifestazioni ciclistiche presentate appunto con il titolo “Aspettando il Giro d’Italia”. Erano una mostra su “un secolo di ciclismo a Maddaloni, eventi, fatti e personaggi”, proprio nel cortile del Villaggio dei Ragazzi; il trofeo Mammà Marzaioli in ricordo di mia madre sul circuito di Piazza della Pace, il 12° Giro Cicloturistico del Basso Casertano in memoria di Gaetano Vinciguerra un nostro tesserato ucciso da un pirata della strada nel 1992, infine il 7° Memorial Domenico Marzaioli in onore di mio padre su un circuito cittadino da ripetere 22 volte. Ebbene, come era mio solito fare, mandai un comunicato stampa a tutte le redazioni giornalistiche e televisive relativo a queste manifestazioni. Il comunicato, su carta intestata del Centro Giovanile di Ciclismo, recava alla fine la mia firma in quanto presidente della società. Ebbene questo giornalista, evidentemente senza documentarsi, attribuì a me la presidenza anche del comitato di tappa del Giro d’Italia che, invece, era di Don Salvatore. Ovviamente Don Salvatore si arrabbiò moltissimo, giustamente. Mi mandò a chiamare e mi chiese di fare una precisazione a mezzo stampa. In un primo momento mi opposi perché l’errore non era stato mio, poi ci ripensai e scrissi una lettera a Il Mattino chiedendo la rettifica per “dare a Cesare quel che è di Cesare” così concludevo. Una copia di questa lettera la feci recapitare a Don Salvatore assieme al depliant che avevo fatto stampare per le manifestazioni “Aspettando il Giro d’Italia”. In questo depliant avevo dedicato la pagina di apertura al ricordo di Gino Bartali che era scomparso qualche giorno prima, il 5 maggio, e un’altra pagina a Don Salvatore dal titolo “Il nostro saluto a Don Salvatore” con una foto che lo ritraeva assieme a Gino Bartali. Con questa pagina dedicavamo “a Lui l’insieme delle manifestazioni da noi organizzate e chiedevamo a Lui, che tra l’altro ha appena tagliato, con una intensissima volata, il traguardo degli 80 anni, di continuare a correre”.
Stavo a casa per l’ora di pranzo quando squillò il telefono. Pronto, sono Don Salvatore. Mi devi fare la cortesia, devi venire subito da me perché ti devo chiedere scusa, vieni subito non voglio sentire ragioni. Ma Don Salvatore, lasciate stare, non è il caso, ne riparliamo domani. No. Ho detto che devi venire subito. Andai e appena entrato nel suo ufficio vissi una esperienza di grande emozione. Si inginocchiò davanti a me e si mise a piangere. Don Salvatore che fate, alzatevi, riuscii a dire imbarazzatissimo. Poi l’incontro continuò più o meno così: ti ringrazio per la bella pagina che mi hai dedicato, ti chiedo umilmente scusa, ora ho capito chi è Amedeo Marzaioli, qui da me qualcuno veniva spesso a mettere in cattiva luce la tua persona. Ti chiedo ancora scusa. Anzi, dopo che il Giro d’Italia se ne sarà andato, vieni da me perché tu un giorno mi chiedesti un favore per tua figlia e non te lo feci. Vedrò di sistemare tua figlia. Purtroppo non feci in tempo. Quel ”saluto a Don Salvatore” aveva fatto scoppiare la pace tra di noi, tutto mi apparve più chiaro riguardo la riserva mentale che Don Salvatore aveva nei miei confronti.
D: Se dovesse indicare qualche pregio e/o difetto di don Salvatore quale ne indicherebbe?
R: La sua visione delle cose era sempre più avanti degli altri, aveva una marcia in più. Era un piacere collaborare con Lui. Dava l’impressione che le sue idee erano sempre le migliori ma sotto sotto riconosceva i meriti e le capacità degli altri, anzi faceva molta attenzione, e lo sollecitava, al giudizio dei suoi più stretti collaboratori. Dopo tanti anni di collaborazione avevo imparato: quando la Luna gli girava storta era meglio lasciar perdere, se invece era in giornata si ti faceva sentire importante ed era capace di darti anche la luna nel pozzo. Per tre volte gli ho chiesto dei favori. Per una volta non mi ha accontentato per il motivo che ho accennato prima, per due volte mi ha invece accontentato: nel 1973 quando fece la carte false per inserire nell’elenco per la colonia estiva di Torre Pedrera un bambino esterno che non aveva possibilità, questo bambino era Carlo Barletta, oggi funzionario del Comune di Caserta, figlio di Raffaele Barletta “mastu Rafele ‘o scarparo” il ciabattino di via Tiglio S. Biagio, e, quando Moreno Mealli, fratello di Franco Mealli l’organizzatore della Tirreno/Adriatico, si rivolse a me per chiedere a Don Salvatore l’avvicinamento di un suo nipote militare. In mia presenza alzò il telefono e risolse il problema.
D: Ha qualche aneddoto su don Salvatore e la sua funzione sacerdotale o i rapporti con il Clero?
R: Nessuno aneddoto. D’altronde il mio rapporto con Lui riguardava esclusivamente fatti o progetti che riguardavano il ciclismo. Meglio di me altre testimonianze, specie quella di Donato Proto, hanno chiarito correttamente ed esaurientemente questi aspetti. Una sola volta ho collaborato con Lui per fatti non sportivi. Era il 1976, pretese da me di far parte del comitato festeggiamenti patronali dei quali Lui era presidente. In quell’anno riuscì a portare sul palco in Piazza Matteotti il Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna una vera novità per la festa di an Michele. Fu un successo clamoroso. Ricordo che la storica maestra del coro, Mariele Ventre, dopo l’esibizione dei suoi bambini uscì dal Villaggio per guardarsi la festa e si intrattenne con noi del comitato.

Foto gentilmente concessa dal dott. Giuseppe Diodati.
D: Ha qualche aneddoto o considerazione sull’esperienza politica e amministrativa di don Salvatore d’Angelo?
R: Don Salvatore era un politico nato. D’altronde se non lo fosse stato non riesco ad immaginare quale sarebbe stato il percorso del suo Villaggio. Ricordo le campagne elettorali dell’epoca con i comizi finali del venerdì sera fatti da Lui e dall’On. Rosati. Si attendeva che finisse quello del Partito Comunista in Piazza Umberto e poi iniziava quello della Democrazia Cristiana in Piazza Matteotti. Era un piacere ascoltare Don Salvatore e Rosati che rintuzzavano punto per punto quello che avevano appena detto i comunisti.
D: E’ mai stato nella Direzione o nel Salone perché convocato da don Salvatore? Ne ricorda il motivo? Ce ne parla?
R:Nella Direzione e nel Salone io ero di casa perché di ciclismo nel Villaggio ne abbiamo realizzato parecchio. Qualche volta bastava che mi affacciassi sull’uscio della Direzione per entrare senza aver fissato l’appuntamento. Credo che nonostante le sue riserve nei miei confronti, come ho accennato prima, apprezzasse la mia passione e il mio impegno dirigenziale nell’interesse di Maddaloni. Una volta fui convocato nel suo ufficio. Era l’inizio di aprile del 1988, la Gazzetta dello Sport aveva già presentato il Giro d’Italia, in programma c’era, per il 28 maggio, la tappa Vieste/S.Maria C.V. che io avevo realizzato, d’accordo con Castellano, con l’allora assessore allo sport sammaritano Nicola Di Muro, un tipo pratico e concreto, alla don Salvatore insomma. Mi mandò a chiamare tramite Vincenzo Mandato. “Senti Amedeo, mi ha chiamato Castellano da Milano e mi ha chiesto di far passare i corridori per il centro di Maddaloni. Tu che ne dici, sei d’accordo?”, mi disse don Salvatore. Tentennai un po’, qualcosa non mi quadrava. Ma poi, senza saper ne leggere ne scrivere, ebbi pronta la risposta: “Sentite don Salvatore, intanto come maddalonese e come presidente provinciale della federazione ciclistica, sono orgoglioso che il Giro passi per il centro cittadino, però, valutiamo bene, quando i corridori passeranno per Maddaloni mancheranno 15 km. all’arrivo e quindi potrebbe esserci una situazione di corsa di piena bagarre. Perciò il passaggio sulle strade cittadine dovrà essere il più regolare e tranquillo possibile. E’ necessario fare una serie di interventi alle strade e all’arredo urbano per evitare ogni possibile incidente”. “Va bene”, mi rispose, “fammi l’elenco dei lavori e poi ci aggiorneremo”. Salutai e appena uscito dal Villaggio entrai direttamente nel Comando dei Vigili Urbani che, allora, stava sotto l’androne del Comune. Pregai il comandante Arcangelo Correra di farmi fare una telefonata a Castellano a Milano. “Senti Carmine – gli domandai – ma è vero che hai telefonato a don Salvatore e gli hai chiesto di passare per il Centro di Maddaloni?” Un po’ infastidito questa fu la sua risposta: “Senti Amedeo, ma questo Don Salvatore è proprio un…” (non scrivo la parola). “E’ stato Lui che mi ha telefonato e io gli ho detto: don Salvatore mandate a chiamare Amedeo Marzaioli, se lui dice di sì il passaggio lo facciamo”. Io di rimando: “allora Carmine stammi a sentire, tra qualche giorno ti arriverà un mio elenco dei lavori che si dovranno fare sulle strade cittadine, una copia a te e una a don Salvatore”. Infatti, assieme a mio fratello Alberto facemmo un accurato sopralluogo sulle strade interessate e quindi stilai il programma dei lavori tra i quali chiedevo, tra l’altro, anche la rimozione dello spartitraffico con palo semaforico che allora esisteva in Piazza Ferraro imbocco Corso I° Ottobre. Comunque questi lavori avrebbero comportato un impegno economico rilevante. Morale, il Giro non passò per il centro città bensì su via Caudina e via Libertà. Don Salvatore riconobbe che non valeva la pena spendere tanti soldi per un semplice passaggio che poteva mettere in discussione l’immagine del Giro innanzitutto e quella di Maddaloni poi.
Purtroppo quella tappa, ironia della sorte, suscitò accese polemiche per la caduta di Massi sotto l’Arco di Adriano.



Archivio Personale. riproduzione del depliant realizzato e distribuito dalla Fondazione Villaggio dei Ragazzi in occasione del Giro d’Italia del 2000.
D: La Famiglia Marzaioli è legata a don Salvatore e al Villaggio dei Ragazzi? Se si questo legame nasce e si sviluppa sulle “due Ruote”? Perché e in che modo?
R: Lo è. Noi Marzaioli siamo cresciuti praticamente nel Villaggio dei Ragazzi. Appena si esce dal passo carraio, che allora non c’era, a dx c’è il cortile dove siamo nati. A ret ‘o paraglione. Un cortile pieno di gente, un vero teatro all’ aperto. Il nostro appartamento, si fa per dire, erano tre bassi, che poi diventarono quattro, sparsi qua e là con vista sul cortile.
In quel cortile oltre una cinquantina di persone, una sola fontana per l’acqua e un solo bagno che chiamarlo bagno è una grossa forzatura. Un buco su un muretto in fondo a uno stretto corridoio senza luce. Accanto, una stalla con un asinello, appresso la nostra cucina che di notte, come i restanti bassi, si trasformava in camera da letto. C’era la fame nera. Erano i primi anni del dopoguerra, Don Salvatore d’Angelo da qualche anno aveva aperto la sua Casa del Fanciullo, che poi diventerà Villaggio dei Ragazzi.
Nostra madre ci mandava a fare la spesa alla salumeria di Cicella di fronte alla Chiesa di S. Pietro, a comprare, pensate, 25 grammi di caffè, 100 grammi di olio, 100 grammi di zucchero, un chilo di pane. Non pagavamo, Rosetta la salumiera segnava tutto su un quaderno, si pagava a fine mese, quando era possibile.
Eravamo in 11, sulla tavola un piatto unico per tutti. A nessuno di noi era consentito di dire “no questo non lo voglio, voglio un’altra cosa” perché l’altra cosa non c’era. Quando ci mettevamo a tavola dovevi essere lesto, non dovevi tentennare, rischiavi di rimanere senza.
Ma posso assicurare che su quella tavola è vero che c’era poco, ma quella tavola era piena di allegria e di gioia di vivere e ci saziavamo del solo piacere di stare tutti assieme. Poi nel 1953 mio padre decise che uno di noi doveva correre in bicicletta. Per dare seguito alla sua passione interrotta dalla guerra. Era anche lui corridore, prima della guerra al campo Cappuccini c’era la pista di ciclismo smantellata, poi, per esigenze belliche e su quella pista mio padre aveva gareggiato anche con Alfredo Binda.
La scelta cadde su Alberto perché aveva l’età giusta. Comprò un ITOM usato e ogni domenica mio padre alla guida e Alberto dietro con la bicicletta sulle spalle.
Alla prima gara Alberto arrivò sesto per la paura di non perdersi per strada. Si correva a Trecase dove Alberto era tesserato. Gara di 120 km. il giro del Vesuvio. Alla partenza mio padre raccomandò ad Alberto “non ti fermare per strada se no, non so dove venirti a prendere”.
Alberto correva su una bicicletta costruita da mio padre, sotto le pedalate di Alberto spesso il telaio si spezzava e mio padre glielo aggiustava inserendo all’interno dei tubi un manicotto. A furia di mettere manicotti il telaio di Alberto erano due, uno dentro l’altro.
Allora era un ciclismo pioneristico, pulito, una sola grande famiglia, amicizie vere durate nel tempo e che durano ancora oggi.
Quando arrivavano sulle gare mio padre, che aveva un tesaraggi sempre con sé per centrare le ruote, registrava non solo le ruote del figlio ma anche quelle dei suoi avversari, per cui quando vinceva Alberto festeggiavano anche gli avversari.
Alla bottega di mio padre di via Bixio e poi di via Altomari sono passati centinaia e centinaia di ciclisti, venivano da tutta la Campania per farsi aggiustare la bicicletta. Nessuno di loro ha mai pagato una lira.
Ma veniamo al rapporto con don Salvatore.
Nostro padre era grande amico di don Salvatore, assieme avevano fondato la sezione della Democrazia Cristiana e nelle prime elezioni amministrative dopo la guerra mio padre fu eletto consigliere comunale assieme a un giovane universitario con la passione per la politica, Elio Rosati. Proprio grazie a questa amicizia il ciclismo ha trovato nel Villaggio dei Ragazzi il terreno fertile per alimentare una tradizione ciclistica che dal dopoguerra in poi ha visto protagonista la nostra famiglia.
Che cosa è stato fatto di ciclismo nel Villaggio dei Ragazzi ? Sarebbe più facile dire che cosa non è stato fatto.
Io e Angelo Letizia abbiamo dedicato una serata a trovare le tracce di tutto quello che è stato realizzato nel Villaggio dei Ragazzi, naturale conseguenza dell’ entusiasmo per le vicende ciclistiche di mio fratello Alberto che faceva muovere da Maddaloni migliaia di tifosi al suo seguito. Ciclismo di qualità a getto continuo grazie a Don Salvatore che hanno consentito a Maddaloni di entrare nella storia del ciclismo mondiale.
Ad esempio, nel 1961, su richiesta di mio padre, il Villaggio dei Ragazzi ospita l’intera squadra San Pellegrino guidata da Gino Bartali che deve partecipare al Giro della Campania. Nelle sue fila anche mio fratello Alberto.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: Squadra S. Pellegrino del 1961.
In quella occasione Vincenzo Barletta, il titolare del Cinema Alambra, organizzò una serata in onore di Gino Bartali con tutti i filmati delle sue vittorie.
Al rientro nel Villaggio Gino Bartali domandò a don Salvatore “perché non organizziamo una tappa del Giro d’Italia? Don Salvatore mise le mani in tasca e gli rispose: “ma io non ho una lira, ma non ti preoccupare prima o poi la faremo”. Passeranno ben 24 anni prima della Capua/Maddaloni a cronometro del 1985.
Nel 1978, 79 e 80 tre arrivi e tre partenze del Giro della Campania Internazionale a tappe per dilettanti. I corridori dormivano tutti nel Villaggio dei Ragazzi, proprio dove ora c’è la Sala Chollet che allora era un grande camerone. In quel periodo Don Salvatore ospitò nel suo Villaggio dei Ragazzi anche una riunione della Commissione Nazionale dei Giudici di Gara presieduta dall’amico Aldo Spadoni.
Nel 1980 è partito dal Villaggio dei Ragazzi, sempre grazie alla disponibilità di don Salvatore, il circuito degli Assi di Caserta, vinto da Francesco Moser, con oltre 50 mila spettatori . Sempre nel 1980 viene fondata la sezione ciclismo della Polisportiva Fondazione Villaggio dei Ragazzi, con una squadra di giovanissimi tutti provenienti dal Centro Giovanile di Ciclismo.
Ed ancora, grazie a Carmine Castellano, tre arrivi di tappe del Giro d’Italia di cui due cronometro decisive per la classifica finale, la Capua/Maddaloni del 1985, Telese/Maddaloni del 1995, poi la Terracina/Maddaloni del 2000 nel Giro del Giubileo. Tutte e tre queste tappe stanno nella storia del Giro.
Inoltre cinque volte Maddaloni è stata sede di partenza di tappe del Giro d’Italia, quasi sempre su richiesta diretta di Castellano perché il Villaggio era riconosciuta sede ideale per l’allestimento del Quartiertappa, capace cioè di fornire molteplici servizi compresi non prettamente di natura tecnica.
Per tre volte anche la Tirreno/Adriatico è venuta a Maddaloni. Due tappe sono partite proprio dal cortile del Villaggio, nel 2004 l’imperiosa volata di Petacchi su Cipollini sul rettilineo di via Napoli per la tappa Latina/Maddaloni.
Al Villaggio dei Ragazzi, grazie alla ospitalità e al sostegno di don Salvatore d’Angelo, si svolgevano le feste sociali del Velo Club Maddaloni con ospiti d’onore Bugno, Moser, Chioccioli, Fondriest, Figueras, Alfredo Martini.
Bartali e Franco Mealli, grandi amici di don Salvatore, erano di casa al Villaggio dei Ragazzi, lo è ancora Carmine Castellano.
Nel 2006, fortemente voluta da Michele Farina assessore provinciale allo sport e sindaco di Maddaloni, memore della collaborazione con don Salvatore e la sua Opera, parte dal Villaggio dei Ragazzi la 2^ tappa del Giro d’Italia Under 26 organizzato proprio da Carmine Castellano che l’anno prima aveva lasciato la direzione del Giro d’Italia professionisti.
Nel 2010 il Villaggio di Ragazzi dedica una Gran Fondo alla memoria di Don Salvatore d’Angelo.
Nel 2011 per il Giro d’Italia del 150° anniversario dell’Unità d’Italia parte da Maddaloni la tappa che arriva a Montevergine. Si passa nel Villaggio dei Ragazzi per un omaggio a Don Salvatore e per tutto quello che ha fatto per il ciclismo.
Poi ancora Don Salvatore e il suo impegno ci ha consentito di fare mostre sul ciclismo e sul Giro d’Italia nel suo Villaggio dei Ragazzi, così come troppo lungo è l’elenco delle gare per le categorie minori che si sono svolte nel Villaggio dei Ragazzi.
Ecco perché, grazie a don Salvatore, il Villaggio dei Ragazzi potrebbe anche chiamarsi “Villaggio del Ciclismo”.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: .
D:Come nascono e si sviluppano le vicende storico sportive di Alberto Marzaioli?
R: La storia ciclistica di Alberto Marzaioli è anch’essa legata alle vicende dei primi anni di vita della fondazione Villaggio dei Ragazzi voluta e creata da Salvatore d’Angelo per recuperare e riportare alla vita i tanti orfani vittime della seconda guerra mondiale.
Agli inizi degli anni ‘50 il giovane Alberto era l’incaricato di papà Domenico a portare al Villaggio le biciclette riparate nella bottega di via Bixio che, allora, erano il parco macchine della fondazione. “Alberto questa è la bicicletta e questo è il conto, ti raccomando non tornare senza soldi” Invece Alberto ritornava sempre senza soldi e senza bicicletta.” Dici a don Mimì che passo io da lui” gli diceva Don Salvatore. Con tutti i problemi che aveva mio padre sapeva che non sarebbe passato.
In seguito però quando Alberto divenne più che una promessa del ciclismo italiano il buon Don Salvatore restituì con gli interessi i debiti che aveva con don Mimì.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: .
D: ha qualche ruolo don Salvatore in questo sviluppo?
R: Certo, è proprio in questo periodo – siamo alla fine degli anni ’50 – che entra in scena Don Salvatore. Spesso, infatti, mio padre non aveva i soldi per le trasferte di Alberto e lo mandava da Don Salvatore il quale – ben conoscendo la situazione familiare di mio padre(una bottega di bici, la moglie e 9 figli da sfamare ) – finanziava di tasca propria l’attività di Alberto.
Grazie anche a Don Salvatore Alberto ottenne ottimi risultati: fu campione campano su strada nel 1958 e nel 1960, campione campano nella velocità su pista nel ’59, primo nel circuito di Tuoro, primo al Giro della Sila a tappe, terzo nel giro della provincia di Salerno a tappe, vice campione italiano dilettanti nel ’58 a Messina, componente della squadra azzurra dilettanti su strada per i mondiali di Zandwoort nel ’59 e per le Olimpiadi di Roma del 1960.
Nel 1960 durante la finale a tappe San Pellegrino, vinta da Balmamion, Alberto, che era quarto nella classifica generale, fu convocato da Gino Bartali che gli fece firmare il contratto per il passaggio al professionismo. Scene di entusiasmo quando la notizia giunse a Maddaloni. In quella squadra avrebbe dovuto gareggiare anche Fausto Coppi

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: Marzaioli in maglia Ignis anno 1965 .
D: Come si riconsoliderà il rapporto di Alberto con don Salvatore e il suo Villaggio dei Ragazzi?
R: Siamo nel 1965, Alberto dal grande patron dell’Ignis Guido Borghi aveva ricevuto non solo il posto in squadra ma anche il posto di lavoro nello stabilimento di Napoli. Proprio in quell’anno Alberto abbandona l’attività dopo un 3° posto nel Gran Premio di Ceprano dedicandosi poi all’attività dirigenziale promuovendo la nascita di nuove società ciclistiche come il Pedale Maddalonese, il GS Crocco, il GS Antonio Papa e poi il Centro Giovanile di Ciclismo la società ciclistica di famiglia dove tutti sono saliti in bici, comprese le donne. Avvia al ciclismo centinaia di giovani e meno giovani che confluiranno poi in altre società quali la Ciclistica Maddalonese, la Pol. Montedecoro, Il GS Della Valle, la Polisportiva Villaggio dei Ragazzi, il Velo Club Maddaloni. E quindi si riconsolida il rapporto con don Salvatore.
D: A Maddaloni don Salvatore fa in modo di fare arrivare il Giro d’Italia, per la prima volta nel 1985. Ruolo e relazione tra Alberto e don Salvatore?
R: Si proprio nel 1985 Alberto è responsabile tecnico del comitato locale della cronometro Capua/Maddaloni e sarà sempre un riferimento importante quando spesso il “grande ciclismo” approda a Maddaloni, tanto spesso che il Villaggio dei Ragazzi, grazie alla disponibilità di don Salvatore, potrebbe benissimo chiamarsi “ Villaggio del Ciclismo”. Però, per amore della verità, è necessaria fare una doverosa precisazione. Se Maddaloni sta nella storia del ciclismo e se il Giro d’Italia spesso viene a Maddaloni e continua a venire anche dopo la morte di Don Salvatore, una importante fetta di merito và riconosciuta alle varie Amministrazioni Comunali che si sono avvicendate perché il Comune di Maddaloni ha sempre garantito la copertura economica delle tappe e il rispetto degli impegni organizzativi e, soprattutto, tecnici . In pratica Don Salvatore era la mente, io il braccio, con l’incarico di andare al Comune e chiedere i soldi necessari al sindaco di turno.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli:14 febbraio 2015 Amedeo Marzaioli ed il tavolo degli ospiti in occasione dell’incontro “In ricordo di Alberto Marzaioli” tenutosi nel Villaggio dei Ragazzi nel 1° anniversario della scomparsa. Al tavolo, da sin. a dx, Angelo Damiano medaglia d’oro Olimpiadi di Tokio ’64, Carmine Castellano direttore del Giro d’Italia, Gianfranco Coppola giornalista RAI, Rosa De Lucia sindaco di Maddaloni, Italo Zilioli maglia gialla al Tour dei France e 5 vittorie al Giro D’Italia e tre volte 2° in classifica generale, Gian Paolo Porreca giornalista e scrittore, editorialista de Il Mattino e Tuttobiciweb.
D: Il Mondo del Ciclismo ha continuato a ricordare Maddaloni e don Salvatore con il suo Villaggio dei Ragazzi?
R: Si,senza ombra di dubbio. Anche perché Maddaloni occupa un posto di assoluto prestigio nella storia della corsa rosa: tre volte è stata sede di arrivo con due cronometro, nel 1985 e 1995, decisive per la classifica finale; cinque volte è stata sede di partenza; quattro volte sede di traguardo volante Intergiro, per tre volte si sono disputati traguardi volanti alla memoria di Domenico Marzaioli, per altre tre volte invece i traguardi volanti sono stati dedicati alla memoria di Don Salvatore d’Angelo che con il suo Villaggio dei Ragazzi – una città nella città – ha dato lustro e immagine al Giro d’Italia e alla Città. Inoltre Maddaloni – grazie al cordiale rapporto instauratosi prima con il mitico “patron” del Giro Vincenzo Torriani e poi con i successori Avv. Carmine Castellano ed ora Mauro Vegni – può vantarsi di essere stata inserita nel percorso del Giro del Giubileo del 2000 con la tappa Terracina/Maddaloni e poi nel Giro del 150° anniversario dell’Unità d’Italia del 2011 con la tappa Maddaloni/Montevergine.
Nel primo Giro d’Italia dopo la morte di don Salvatore d’Angelo, eravamo nel 2001, l’avv. Carmine Castellano scrisse una toccante lettera indirizzata al Direttore della Fondazione “Villaggio dei Ragazzi don Salvatore d’Angelo”, Padre Joseph Mendez Moor, nel frattempo sostituito da Padre Alfonso Lopez, nella quale si annunciava che il Giro d’Italia del 2001 avrebbe reso omaggio a Don Salvatore d’Angelo, il Fondatore e Direttore del Villaggio dei Ragazzi, scomparso il 30 maggio dell’anno precedente.
L’omaggio fu reso nel corso della quinta tappa, Avellino/ Nettuno di 226 Km., in programma giovedì 24 maggio 2001.
I corridori una volta giunti a Maddaloni in via Caudina, avrebbero svoltato a destra all’incrocio della ferrovia per proseguire lungo il Corso I° Ottobre e quindi Piazza Matteotti dove, all’altezza dell’ingresso principale della Fondazione di don Salvatore d’Angelo, sarebbe stato sistemato un importante traguardo “Intergiro” che avrebbe assegnato secondi di abbuono per la classifica generale. In quella stessa piazza dove, scriveva l’avv. Castellano, “avvenne purtroppo il mio ultimo incontro con Don Salvatore, incontro che si concluse con una mia promessa di non dimenticare il Villaggio e di tornare con il Giro”. La lettera continuava “Purtroppo impegni già presi da lungo tempo non mi hanno consentito di programmare quest’anno una tappa a Maddaloni. Sarà un passaggio veloce senza soste, ma avremo occasione di rendere omaggio alla memoria di Don Salvatore”. Ed effettivamente così poi fu.
D: Quindi il Mondo delle Due Ruote Nazionale ha ricordato don Salvatore così, e quello regionale o provinciale?
R: Lo ha fatto in tanti modi ed uno è stato proprio in quel 2001. Infatti, dopo i campioni del Giro d’Italia anche il ciclismo regionale rese omaggio alla memoria di Don Salvatore d’Angelo.
L’evento si tenne sabato 2 giugno 2001 con circa 130 giovanissimi da 7 a 12 anni provenienti da tutta la Campania (sì, proprio i bambini che erano stati la sua vita) che si cimentarono in una manifestazione tipo pista sul circuito di Piazza della Pace.
In quella occasione furono ricordati anche alcuni grandi amici di Don Salvatore.
Accanto al Trofeo “Memorial Don Salvatore d’Angelo” che premiò la società prima classificata altri sei trofei per ricordare il prof. Francesco Angioni animatore delle attività sportive del Villaggio dei Ragazzi; Domenico Marzaioli che avvicinò Don Salvatore al ciclismo quando nel 1961 gli chiese di ospitare la squadra della San Pellegrino nella quale militava il figlio Alberto;Vincenzo Milano il dirigente regionale che portò nel Villaggio dei Ragazzi tre tappe di altrettanto edizioni del Giro della Campania internazionale per dilettanti; il mitico Gino Bartali; Vincenzo Torriani il “patron” del Giro d’Italia e Franco Mealli l’inventore della Tirreno/Adriatico organizzata poi dalla Gazzetta dello Sport.
D: Cosa rappresenta per Maddaloni don Salvatore?
R: Ritengo, tra le altre cose – e questa è una mia personale visione – che il miracolo di Maddaloni è che la stessa Città si mantiene sui pensionati della Face Standard, che è arrivata a Maddaloni grazie a Don Salvatore d’Angelo. Se a questi pensionati aggiungiamo le oltre 250 persone che oggi hanno un lavoro grazie al Villaggio dei Ragazzi, ai pensionati dello stesso Villaggio dei Ragazzi, ai pensionati delle poste come me, delle forze dell’ordine e di altre aziende del casertano fatti assumere tramite l’interessamento del suo caro amico Elio Rosati, potremmo dire che l’intera economia di Maddaloni si mantiene grazie a Don Salvatore. E questo a mio parere è il grande miracolo di don Salvatore. Al di là di tutti gli altri miracoli che ha fatto dando lavoro, dignità e futuro a tante migliaia di giovani sparsi ora nel mondo. Dispiace constatare, purtroppo, che l’opera e la dedizione di un Uomo della Chiesa sia stata mortificata, saccheggiata e violentata da altri uomini della Chiesa che, con la scusa di esportare il modello educativo vincente di Don Salvatore, hanno distrutto un patrimonio, sotto tutti gli aspetti, di inestimabile valore.
D: Don Salvatore organizzatore, la macchina organizzativa nella mani del sacerdote cosa le fa pensare?
R: Per Don Salvatore organizzatore non esistevano problemi o ostacoli allorquando bisognava far fare bella figura alla Città di Maddaloni.
D’altronde lo stesso Villaggio dei Ragazzi è l’esempio lampante delle sue doti organizzative che hanno meravigliato altri organizzatori di professione come, ad esempio, Vincenzo Torriani.
Il quale quando venne al Villaggio per la prima volta, era il 29 maggio del 1985, il giorno della cronometro, rimase senza parola per quello che vedeva. Ancora più grande fu la sua meraviglia quando in quella occasione chiese a Don Salvatore se era possibile lavare un suo pantalone che si era macchiato. Dopo un’ora il pantalone era lavato e stirato oppure quando un giornalista portoghese si presentò direttamente a Maddaloni per la cronometro e quindi privo di alloggio e Don Salvatore, su richiesta di Torriani, lo fece dormire nel Villaggio.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: Giro d’Italia 1985 – Ciclisti escono dal Villaggio .
Riporto due aneddoti che lasciano trapelare la grandezza della persona e la sua capacità organizzativa..
Il primo aneddoto riguarda il Giro d’Italia del 1985. Il programma prevedeva che i corridori dovessero arrivare in piazza della Vittoria e poi da qui andare in piazza Matteotti ed entrare nel Villaggio dei Ragazzi.
All’epoca il palazzo delle Signorine Annette (detto anche Padiglione Farina) – quello che ospita al pian terreno alcuni uffici comunali e la sede della Pro Loco di Maddaloni, cioè il palazzo alla sinistra dell’ingresso del Villaggio dei Ragazzi – era in ristrutturazione.


Foto della Rete Web che riprendono due momenti del Giro dItalia del 1985.
Questo poneva un problema di immagine perché televisivamente si faceva una brutta figura. A questo punto si pensò di rivestirlo nascondendo le impalcature con dei drappi rossi. Ricordo che uno di noi del comitato di tappa, Francesco Della Valle, ebbe l’incarico di contattare una ditta specializzata di Napoli per intervenire in tal senso. Questa ditta venne e presentò un preventivo di dieci milioni di lire. Della Valle cercò di guadagnare tempo per valutare soluzioni più economiche, essendo fuori portata la spesa preventivata.








Fotogrammi tratti dal video sul ciclismo e il Villaggio dei Ragazzi.
Don Salvatore nella prima riunione utile chiese a Della Valle se aveva provveduto a chiamare la ditta, a far fare sopralluogo e preventivo. Della Valle raccontò come si erano svolti i fatti e manifestò la sua preoccupazione sulla somma esosa. Don Salvatore, cosciente della somma esosa ma preoccupato dal fatto che il problema andava comunque risolto, lo invitò a confermare e dare mandato per l’esecuzione del lavoro nei tempi previsti. Poi vedremo questi dieci milioni chi li dovrà dare, questa fu la dichiarazione di Don Salvatore che tranquillizzò tutto il comitato organizzatore. Televisivamente lo scenario cambiò completamente e nessuno sospettò cosa si celasse dietro quei drappi.










Archivio Personale. Estratto e riproduzione dall’opuscolorealizzato in occasione del Giro d’Italia del 1985.
Secondo episodio, ancora il Giro d’Italia, siamo nel 1995, tappa a cronometro Telese Maddaloni.
Tre giorni prima che i corridori arrivassero a Maddaloni mi chiama Carmine Castellano, direttore del Giro, il quale mi dice di aver ricevuto una telefonata dalla Prefettura di Caserta nella quale si diceva che all’arrivo a Maddaloni bisognava evitare gli assembramenti e soprattutto lasciare Maddaloni nel più breve tempo possibile. Naturalmente chiamava me per cercare di capire cosa mai stesse accadendo e se era il caso di preoccuparsi. Spiegai che i ragazzi del Villaggio erano in quarantena per una epidemia in atto e quindi si poneva il problema di eventualmente non far entrare il Giro d’Italia nel Villaggio dei Ragazzi. Assicurai che don Salvatore si era preso la responsabilità della regolarità della programmazione così come definita e che aveva rassicurato il Prefetto circa la realizzazione di un cordone sanitario in modo tale da evitare qualsivoglia contatto tra i corridori e i ragazzi del Villaggio. Don Salvatore si assunse una responsabilità nei confronti del prefetto oltre che del Giro d’Italia al fine di consentire a Maddaloni di non perdere una vetrina televisiva così importante E ci fu una forte rassicurazione da parte di don Salvatore in quanto il Prefetto non voleva dare il Nulla Osta e insisteva per cambiare il programma. I corridori a Maddaloni entrarono regolarmente nel Villaggio dei Ragazzi per rinfrancarsi, senza avere il benché minimo contatto con i ragazzi della Fondazione. Il pericolo che il Giro d’Italia potesse saltare la tappa maddalonese passo sotto tono. Grazie a Don Salvatore la tappa si svolse regolarmente con il plauso e l’ammirazione di quei pochi della carovana, il direttore Castellano e i suoi più fidati collaboratori, che sapevano dell’emergenza.




Archivio Personale. Estratto e riproduzione dall’opuscolocirca gli eventi ciclistici promossi dall’Associazione Diogene nel 2004.
Come di consueto è doveroso chiarire che siamo coscienti del fatto che la figura di don Salvatore d’Angelo sia ancora in gran parte, se non addirittura tutta, da scoprire, ecco, del resto, perché abbiamo deciso di portare avanti questa esperienza, indagine, studio, progetto conoscitivo/biografico su e del sacerdote maddalonese. Non ci si aspetta di essere esaustivi e di non cadere, involontariamente in qualche errore storico/testimoniale. La nostra è un indagine che nasce dalle testimonianze dirette ed è supportata, dove è possibile anche da documentazione. Sarà dato modo a chi vorrà, in esito alla programmazione degli articoli di replicare, integrare, chiarire etc. elementi emersi nel corso della fase di presentazione delle testimonianze sotto forma di articoli. Ci si augura che il libero e “gratuito” lavoro d’indagine venga accolto per quello che è e non si tenti di strumentalizzare i contenuti dei “tributi” storici di cui alle testimonianze per “accuse” o “denunce” “gratuite”. Non è questo il nostro intento, anzi, se questo studio di indagine può essere utile a far conoscere l’opera prediletta di don Salvatore d’Angelo e favorirne lo sviluppo certamente ne saremo contenti e onorati di aver potuto un “piccolo contributo” a far conoscere la storia e l’importanza di una istituzione che si avvicina ai settant’anni di vita.
Legata al presente progetto è nata una Pagina Social, disponibile al link https://www.facebook.com/donsalvatoredangelo e #ricordodidonsalvatore, oltre ad account di posta elettronica ricordodidonsalvatore@gmail.com dove poter ciascuno fornire testimonianza, testuale e fotografica se opportuna, etc., e comunque si raccomanda la necessità di riportare i propri dati e i propri recapiti per opportuno contatto.

[1] Il contributo intervista nonché i contributi fotografici sono il risultato di testimonianze del 21 maggio 2015, 22 maggio 2015, 1 giugno 2015, 27 giugno 2015 .
[2] Si riportano, per completezza, i dati biografici (vedi articolo) dell’illustre concittadino e ciclista Alberto Marzaioli (Maddaloni, 19 settembre 1938 – Caserta, 13 febbraio 2014), va ricordato che lo stesso dal 1961 al 1965, partecipò a tre edizioni del Giro d’Italia dal 1962 al 1964, ed ottenne inoltre un ottavo posto finale al Tour de Suisse 1963, nel quale chiuse al secondo posto la quinta tappa con arrivo a Les Diablerets. Dello stesso si scrisse, alla sua dipartita, “Se n’è andato, Alberto, ex-aequo con Luigi Mele forse, di quel trio, il terzo fu Mario Acconcia, che portò Caserta, ed il suo amore sconfinato per il ciclismo, primi anni ’60, al palcoscenico del professionismo. In cinque anni di carriera, prima con la San Pellegrino di Gino Bartali, poi con la Cite ed infine con la Ignis, Marzaioli ottenne svariati piazzamenti d’ onore, come il terzo posto nella tappa di Fano del Giro ’62, dietro Tonucci e Bruni, ed un analogo risultato nella prova del Trofeo Cougnet ’63, a Ceprano. Ma di lui, di quell’ atleta asciutto e potente, orgoglio della dinasta maddalonese dei Marzaioli, dal padre Domenico al fratello Amedeo, va ricordato altresì il primato, ancora in tandem con Mele, dell’ essere stato il primo casertano a correre, e portare a termine, la «Sanremo», nel ’64. Ed ancor più, per essere stato l’ unico dei ciclisti casertani, ed il primo in assoluto dei campani, a partire, a ad arrivare al traguardo, in una Parigi-Roubaix, la tremenda corsa del pavè: nel 1961”.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: Giro d’Italia 1962 10^ tappa Chieti/Fano volata finale 1° Tonucci, 2° Bruni, 3° Marzaioli.
Pochi mesi or sono, in occasione del primo anniversario della morte, nel comunicato diffuso a memoria si leggeva che “Rino Negri, lo storico giornalista della Gazzetta dello Sport, lo descriveva “un marcantonio di 80 chili”. Aveva pedalato per migliaia e migliaia di chilometri sulle strade del mondo, aveva scalato le salite mitiche del Giro d’Italia, del Giro della Svizzera e della Catalogna, aveva concluso gare infernali come la “classica del Nord” la Parigi/Roubaix e poi la Parigi/Bruxelles, Milano/Sanremo, Parigi/Nizza, 4 Giorni di Dunkerque. Piaceva molto a Gino Bartali, buon passista – scalatore con ottime doti di recupero adatte per le corse a tappe. Divenne uno dei gregari più bravi del ciclismo italiano anni ’60, i tecnici di allora lo definirono il ciclista più interessante, stilisticamente e tatticamente, che il sud aveva espresso dagli inizi del ‘900. Questo era Alberto Marzaioli il ciclista maddalonese, scomparso appunto un anno fa, per cinque anni, dal 1961 al 1965, nell’elite del ciclismo mondiale dopo aver ottenuto da dilettante vittorie in ogni angolo della Campania e d’Italia tali da meritarsi la convocazione nella squadra azzurra per i mondiali di Zandwoort in Olanda del 1959 e per le Olimpiadi di Roma del 1960. Memorabili i duelli con il recalese Mario Acconcia, nemico in gara e amico fuori corsa, che gli contrastava il primato della popolarità. Su ogni gara botte da orbi tra le opposte fazioni di tifosi, si arrivò al punto che la Federazione Ciclistica minacciò la loro sospensione dall’attività”. Si ricorda la presenza di un interessante video a ricordo di Alberto Marzaioli (vedi fonte e Link Video) in cui si sottolinea anche l’importanza della collaborazione di don Salvatore e del Villaggio dei Ragazzi.

Foto della Rete Web che ci presentano piazza Matteotti, la Casa (Sedile Comunale) integro ai tempi del Giro d’Italia. Nelle foto che seguono lo stato attuale dei fabbricati richiamati.


Foto gentilmente concesse dal dott. Giuseppe Diodati.
