NAPOLI – Prima assoluta, giovedì 8 gennaio 2009 alle ore 21.00 (in replica fino a domenica 11) al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, per lo spettacolo Viva il Re, un’originale scrittura scenica a cura di Alessandra di Castri e Susanna Poole, per la regia di Giorgia Palombi e le musiche di Haendel, Grieg, Mozart, Shostakovitch.
L’allestimento di Viva il Re, messo in scena da Maniphesta Teatro e presentato da Itinerarte e Nuovo Teatro Nuovo, nasce dal desiderio di far vivere la poesia in scena. Non una poesia cantata, accompagnata dalla musica o celebrata attraverso una voce, ma una poesia realizzata con gli strumenti della scena: gli attori, innanzitutto, e la parola.
Gli attori con il loro movimento in palcoscenico, il loro stupore di personaggio, il loro candore di interpreti, rappresentano la forza di una gestazione reale, che è ‘giocata’ come una simulazione, mentre la recitazione è, a tratti, paradossale e semplice come la verità .
Le parole, straordinariamente ispirate da Ionesco, Beckett, Eliot, sono potentissime sulla carta, lette dai nostri occhi. Le stesse risuonano ‘miseramente’, quando si tenta di dare corso alla loro funzione di testo scenico, quando si cerca di porgerle attraverso un allestimento.
Ci sono sei personaggi in scena, il Re (Giuseppe Esposito), le Regine (Giorgia Palombi, Susanna Poole), la Serva (Matteo Latino), la Guardia (Gianluca D’Agostino), il Medico (Marco Mannucci), che si muovono su una scacchiera fatta di regole non conosciute. I ‘pezzi’ non hanno un potere prestabilito, anche se ognuno dei sei ha una precisa fisionomia. Il gioco viene ridisegnato continuamente dal trono di legno, che è il perno attorno al quale si distribuiscono le azioni di una corte allo sfascio.
“ Viva il Re – sottolinea la regista in una nota – è un’opera che non vuol essere allegoria, ma un’immagine poetica della condizione umana, la cui forza è nell’intuizione del rapporto tra fatalità e responsabilità e nell’inquietante scontro fra storia privata e storia di tutti.
La poesia del testo nasce dal continuo gioco tra la potenza ineluttabile della realtà e la fuga nell’immaginazione, tra la concretezza della materia e l’evanescenza dei sogniâ€.
Al centro della vicenda si ritrova un uomo medio, elevato ad una dignità regale che riuscirebbe difficile non collegare alla definizione di “re del creatoâ€. In questo atto unico il protagonista è un re conteso da due regine. C’è lui con la sua volontà di vivere e, al tempo stesso, la sua sostanziale perdita di motivi per vivere. Gli sono antagoniste due regine: una è espressione di spietata frigidezza logica, l’altra, invece, piena di amore creativo e di gioia un po’ troppo facile.
Le due donne, vere protagoniste della partita in gioco, riflettono aspetti opposti dell’essere umano, non facilmente riducibili a valori negativi o positivi: la razionalità e l’amore, l’immaginazione e il senso profondo della realtà presente. La vittoria toccherà a quella delle due che saprà farsi interprete della situazione reale dell’uomo, del suo egoismo, della caducità del suo potere.
Questo spettacolo affronta un passaggio, quello dalla vita alla morte. I sei personaggi si spartiscono la scena e compiono acrobazie di senso. Il senso delle parole utilizzate per raccontare ciò che accade sotto i loro occhi. Acrobazie di direzione e orientamento delle azioni, continue e simultanee, che contribuiscono allo svolgimento della Cerimonia di allontanamento dalla vita, che ha per protagonista il Re.
