Mi fai stare bene // Quello che gli uomini non dicono

 

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Mi fai stare bene.

38 starebene 15.04.2015

 

Chi di noi non ha mai vissuto la particolare sensazione del «sentirsi bene»? Non parlo strettamente di una condizione di salute, ma di quel particolare modo di sentirsi unici, speciali, completi. Come se non vi fosse nulla da aggiungere a quell’istante in cui ci sentiamo davvero noi, senza aver bisogno d’altro. È una magia, una connessione sincera e profonda con il mondo che si ripete forse troppe poche volte. Può essere il frutto di un particolare gioco di sentimenti, di una congiunzione astrale irripetibile, di una compagnia straordinaria o tante altre situazioni che, però, da sole non bastano a raggiungere quello star bene. Perché non tutto può giungerci dall’esterno: serviamo noi, a cuore aperto, onestamente fragili nelle mani di chi, in quel momento, non sogna altro che amarci, volerci bene.

Ci sono tante cose che ci fanno bene, ma ben poche che ci fanno stare bene. Tutto si spende in termini di tempo. Riusciamo a farci stare bene se ci dedichiamo del tempo. E riusciamo a far star bene qualcuno se gli dedichiamo del tempo. Un tempo giusto, un tempo nostro, che ha le dimensioni e l’intensità della parte di cuore che vogliamo donare. Talvolta basta il tempo di un abbraccio: stretto, forte, semplice, istantaneo… ma che sa far star bene più di ogni altra cosa al mondo. «Mi fai stare bene». Io non saprei dire quante volte l’ho detto. Davvero. E so che sono state poche, forse pochissime le volte in cui me lo sono sentito dire. Comunque di più, e di questo ne sono sicuro, delle volte in cui l’ho detto io. Ogni volta mi chiedo cosa sia il «bene», quello che finisce in questa fase ma che, in effetti, nelle relazioni diventa il collante di ogni legame. È complicato capire il bene, a partire dalle situazioni più semplici. «Come stai?» «Bene»… e punto. Quante volte ci si limita a questo scambio di battute, magari in una telefonata con qualcuno che non sentiamo da una vita

Formalità, a volte il bene diventa davvero quello. Una condizione di garanzia che, chi amiamo, ci mostra per farci stare tranquilli. «Non faccio mancare niente… quindi sta bene». Domanda e risposta in totale autarchia: un po’ poco, davvero, per stare tranquilli… eppure ce lo facciamo bastare. Tante e tante volte. Sicuramente non c’è una univoca definizione di bene, diventa davvero complicato scendere a compromessi dialettici, eppure tutto il nostro agire verso i nostri affetti è votato al bene. Tutto quello che facciamo – e che riceviamo – è mosso dal quel voler far star bene che, però, non raggiunge sempre a pieno lo scopo dell’iniziativa. Il mio voler bene è, in fondo, un agire tutto personale nei confronti di un altro che potrebbe, però, non recepire tutto il bene che gli voglio. Ci vorrebbe più semplicità e più sincerità. Ecco. Semplicità nei gesti – così da evitare fraintendimenti e incomprensioni – e sincerità, anzitutto verso sé stessi, per capire davvero quale sia il bene di chi amiamo.

L’approccio a cuore aperto potrebbe non bastare. Che cosa, davvero, fa star bene. Io direi, in una considerazione tutta personale, innanzitutto l’esserci. Essere presenti per quello che siamo, sicuramente imperfetti, ma senza pretese di strafare. Ti voglio bene e, quindi ci sono, sono per te, mi prendo cura di te e del tuo mondo. Una presenza viva ma non soffocante, che lascia il tempo per l’intimità, per il bisogno dell’altro, così come quello per sé stessi. Tempo e cuore, distanza e vicinanza, attesa e sorpresa. Un tempo non esclusivo, che sa tenere occupati senza occupare. Un tempo per l’altro e per noi.

Far star bene una persona vuol dire ritagliarle un angolo di pace, un istante di libertà in cui sentirsi sé stessi senza la paura di essere giudicati. Lo star bene è pace ma senza, necessariamente, negare il confronto. Quello costruttivo, che fa crescere, che regala idee, che aiuta a costruire una visione migliore di noi stessi, di chi ci sta accanto, di tutto ciò che abbiamo intorno. Lo star bene riduce l’entropia dell’universo e ci consegna un amore ed un rispetto per quello che abbiamo davvero incommensurabile.

Ho sempre riflettuto molto prima di dire «mi fai stare bene». Forse troppo di più rispetto a dopo averlo ascoltato. Ci ho sempre visto il peso di una responsabilità. Se non è facile dire «mi fai stare bene» è ancor meno facile riuscire a far star bene chi desideriamo che lo sia. Talvolta basta un «buongiorno» lasciato su WhatsApp o un bigliettino o un gesto semplice. Sincero. C’è chi costruisce castelli meravigliosi intorno al proprio amore ma finisce, rovinosamente, per imprigionarvi chi vorrebbe libero di amarlo. Chi insiste, insiste, insiste, si preoccupa fin troppo per quello che prova e attende risposte.

Prima di far star bene, ho sempre pensato di dovermi preoccupare di star bene. L’amore è un meraviglioso ed irripetibile incontro di libertà e il bene non può che essere la più grande espressione di questo. Senza prigioni per gli altri… ma nemmeno per noi. Quanti si sprecano – più che spendersi – per il proprio amore senza curarsi dei propri desideri e dei propri bisogni? Quanti amano una libertà ma sono prigionieri di sé stessi? Io credo che, per far star bene davvero dobbiamo esser noi liberi di farci del bene. C’è chi cerca strade sempre nuove e sempre sorprendenti per prendersi cura di chi ha accanto ma io credo che tutto sia molto più semplice di quello che si possa pensare. Se vuoi far più bella la vita di chi ami, comincia col rendere meravigliosa la tua.